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Il pericolo nella nostra falsa percezione

In questi tempi, quando guardiamo il mondo, vediamo un’unica forza: l’egoismo. Pensiamo che tutto funzioni solo secondo gli sforzi di tutti per elevarsi in cima al mucchio, per essere il cacciatore e non il cacciato, il predatore e non la preda. Noi, l’umanità, abbiamo raggiunto la cima della piramide, e dallo zenit, stiamo cercando di trovare cosa possiamo prendere di più.  Per ottenere questo, impariamo, diventiamo più sofisticati, sviluppiamo tecnologie, scienza, strutture sociali, e ogni cosa che abbiamo sviluppato per avere successo in questo mondo.

Ma ora che abbiamo ottenuto tutto ciò,  sentiamo che manca comunque qualcosa.  Ci rendiamo conto che siamo andati oltre.  Abbiamo portato l’egoismo all’estremo e abbiamo distrutto il nostro pianeta.  Anziché sostenerci, la nostra casa sta crollando su di noi, rilasciando piogge torrenziali, che provocano alluvioni su paesi interi, incendi che bruciano foreste titaniche e lanciano cenere ai livelli più elevati dell’atmosfera. I terreni ghiacciati della Siberia, una volta considerati senza vita, si stanno sciogliendo, scaricando virus e batteri per i quali il nostri sistemi immunitari non hanno anticorpi.

E il regno animale, che credevamo di aver sottomesso, ci sta infestando con virus e altre malattie che arrestano la nostra intera attività globale.

Con il periodo di massimo splendore alle spalle e la minaccia della vendetta della natura davanti, sembra che abbiamo una sola scelta: smettere di cercare di dominare la natura e iniziare a collaborare con essa. E’ arrivata l’ora di renderci conto che la natura non è gestita solamente dall’egoismo, ma piuttosto da due forze, l’egoismo e l’altruismo, che si equilibrano e generano l’armonia dinamica che permette la creazione della vita e l’evoluzione.  E’ il momento di capire che non c’è odio in natura, ma solo accettazione e inclusione di tutti nell’intero più grande, che, a sua volta, sostiene tutta la vita.

Se sviluppiamo un approccio rispettoso, di accettazione verso tutta la natura, compreso tutte le persone, scopriremo che è così che la natura opera veramente e saremo anche noi in grado di operare così. Attualmente il nostro stesso egoismo ci nasconde la verità, dato che se vedessimo la realtà così com’è, accetteremmo di rinunciare all’egoismo e nessun egoista vuole essere abbandonato.

Eppure se continuiamo con la tendenza egoista, l’estate orribile che stiamo vivendo in tutto il mondo sarà l’estate migliore da qua in avanti.  Non dobbiamo continuare per questa strada; abbiamo un’altra opzione: possiamo sotterrare l’ascia di guerra e fare pace con la natura e tra di noi, e renderci conto che non dobbiamo lottare per conquistare una buona vita; dobbiamo soltanto lavorare insieme.

L’unicità dello sviluppo umano

 

Fisicamente gli esseri umani sono molto simili ad altre specie di scimmie. In effetti, siamo molto meno capaci di altre specie, siamo molto più deboli, ci muoviamo più lentamente, siamo più soggetti alle malattie e non sappiamo arrampicarci sugli alberi. Allora com’è che siamo diventati “i signori della Terra?” La risposta non sta nelle nostre abilità ma nell’unico desiderio che solo gli umani hanno: il desiderio di andare oltre questo mondo, il desiderio di spiritualità!

Il desiderio spirituale ci fa porre delle domande che sviluppano il nostro cervello, e ciò ci rende più intelligenti di tutte le altre specie che non mettono in discussione le loro condizioni o circostanze.
Ma non ci chiediamo solo come rendere la vita più comoda o facile; ci chiediamo anche, e questo è il più importante, a cosa serve la vita. Tutto ciò che abbiamo sviluppato, dall’arte alla tecnologia, all’industria, alla scienza, alla religione e alla filosofia, tutto ciò che ci rende umani appartiene alla ricerca dello scopo della vita. Questa ricerca ci ha sviluppato al punto che siamo diventati i signori della Terra.

Eppure, mentre la ricerca dello scopo della vita ci ha sviluppato ben oltre qualsiasi altro animale, ci ha anche lasciato intensamente frustrati. L’inspiegabile follia che il mondo sembra attraversare in questi giorni, sta accadendo a causa di questo desiderio di trovare una risposta alla domanda tormentante sul significato della vita. Nella nostra frenetica ricerca, che spesso è una pulsione inconscia, corriamo impazziti in ogni direzione e distruggiamo tutto sul nostro cammino.

Tuttavia, gradualmente, ci renderemo conto che possiamo trovare il nostro scopo non dentro di noi, ma tra di noi. Lo scopo della vita è quello di elevarci a un livello in cui comprendiamo come funziona tutto e perché, vale a dire che capiamo il pensiero dietro la creazione stessa. Per ottenere ciò non dobbiamo studiare ogni parte nello specifico, ma come tutte le parti lavorano insieme per creare la realtà. In altre parole, se comprendiamo le connessioni tra di noi, comprenderemo la realtà e noi stessi. Solo allora la follia umana si placherà.

Per comprendere le nostre interconnessioni abbiamo bisogno di ricostruire il sistema che la natura ha creato. Ecco perché abbiamo l’un l’altro. Se creiamo tra di noi lo stesso tipo di connessioni che esistono nel resto della realtà, capiremo il resto della realtà. Quando conosceremo la realtà comprenderemo che è basata sull’equilibrio e l’armonia. Ogni parte prende solo quello di cui ha bisogno, mentre il resto delle sue azioni aiuta a mantenere il sistema. Nella società umana ciò può essere fatto solo se le persone sviluppano l’amore reciproco. In tal caso, prenderanno per sé solo ciò di cui hanno bisogno, ma, cosa più importante, lavoreranno con tutto il cuore per il bene della società.

Proprio come i membri di una famiglia sono premurosi gli uni verso gli altri e si aiutano a vicenda perché si amano, tutta l’umanità può sviluppare consapevolmente tali connessioni e quindi comprendere tutta l’esistenza, poiché tutte le parti della realtà sono istintivamente premurose e si aiutano a sostenersi a vicenda. Poiché ciò che arriva istintivamente a tutte le creazioni, arriva a noi faticosamente e dopo molte riflessioni, non saremo esseri automatizzati che corrono d’ istinto, ma esseri umani consapevoli, coscienti del loro scopo nella vita e di come possono raggiungerlo.

Didascalia foto:Un gruppo di persone prega insieme sulla spiaggia vicino al sito del Champlain Towers South Condo a Surfside venerdì 25 giugno 2021. Foto di Pedro Portal/Miami Herald/TNS/ABACAPRESS

Le dieci piaghe del Covid


Ultimamente è divenuto chiaro che eravamo all’inizio della quarta ondata di Covid-19 in Israele. Abbiamo pensato di aver battuto il virus, così come la maggior parte del mondo, ma ancora una volta ci stiamo chiudendo dal momento che il numero di nuovi casi sale velocemente. Sebbene circa il sessanta percento della popolazione di Israele sia vaccinata, stiamo ancora perdendo contro il virus e questa volta sta colpendo i bambini, per i quali il rischio di gravi effetti collaterali come la miocardite (infiammazione del tessuto muscolare del cuore) è molto più alto di quanto lo sia per gli adulti.

Come ho avvertito innumerevoli volte in precedenza, noi non ci ammaliamo per il coronavirus, ma siamo malati di arroganza e presunzione. Presunzione ed egoismo sono ricette sicure per il disastro, e ne diamo prova ogni volta che vediamo che i casi di Covid diminuiscono. E c’è di più, il Covid non è un problema locale o nazionale, è il problema del mondo intero, e a meno che  il mondo intero non sia incluso nella soluzione non ce ne libereremo. Il Covid-19 ci insegnerà che siamo insieme in questo, nel bene e nel male, dipendenti gli uni dagli altri. Se non penseremo alla salute gli uni degli altri, noi non staremo bene.

In un certo senso sono contento che il Covid sia qui perché ci insegna la responsabilità mutua. Allo stesso tempo sono ugualmente triste per la nostra ostinazione e riluttanza nell’imparare, poiché ci sta costando vite, milioni di vite. Io stesso ho perduto amici, studenti e membri delle loro famiglie a causa del virus. Nessuno è escluso da questo virus, il che è precisamente il motivo per cui è così efficace nell’insegnarci la responsabilità reciproca.

Proprio come le dieci piaghe d’Egitto inaugurarono una nuova era nella storia del popolo d’Israele, quando essi promisero di unirsi “come un uomo in un cuore”, il Covid-19 sta introducendo il mondo nello stesso identico stato. Le sue piaghe cresceranno in termini via via meno quantitativi, e sempre più qualitativi, cioè conducendoci direttamente verso la comprensione che senza l’impegno a prenderci cura gli uni degli altri non sopravviveremo.

Nel deserto dopo che fuggirono dall’Egitto, gli Israeliti non accettarono volentieri l’impegno all’unione. Anch’essi ebbero a che fare con  il loro ego. Il Talmud scrive (Avoda Zarah 2b) che “Il Signore aveva imposto la montagna sopra Israele come una tomba e aveva detto loro: ‘Se accettate la Legge [della responsabilità reciproca], molto bene, altrimenti, là sarà la vostra tomba.’” Oggi sembra come se il Covid stia assumendo il ruolo di Dio nello spingerci a prendere lo stesso impegno. Spero che non ci ostineremo oltre dal momento che le piaghe che già conosciamo diverranno solo più aspre.

Didascalia foto:
Un giovane riceve una vaccinazione contro il COVID-19 ad Ashkelon, Israele, 6 giugno 2021. 
REUTERS/Amir Cohen

Vivere con il Covid

Per me, le recenti informazioni degli esperti che si stanno rendendo conto che il Covid-19  non sta scomparendo, è una buona notizia.  Fin dall’inizio, ho detto  che se anche ci fosse un vaccino o una medicina in grado di curare il Covid, il virus sarebbe mutato o un altro virus sarebbe apparso per rendere inutili i nostri sforzi.  Come ho detto probabilmente centinaia di volte dall’inizio della pandemia, cercare di vincere la natura con la tecnologia, non funzionerà.  Siamo prodotti della natura, e quindi cercare di essere più furbi del nostro produttore è, a dir poco, imprudente.

Personalmente, sono contento che sia questa la strada per la quale la natura ci sta conducendo.  Non sono per nulla contento che la gente stia soffrendo, ma non è la natura a causare la loro sofferenza, ma la testardaggine dell’umanità, che insiste nell’andare dove la natura non va. Quando sbatti la testa contro il muro della realtà, avrai inevitabilmente un forte mal di testa.  Nel caso dell’umanità, il mal di testa si manifesta in milioni di decessi inutili, e innumerevoli persone che soffrono di sintomi duraturi dovuti alla nostra ostinatezza. 

Piaccia o no, il Covid ci sta dicendo di rallentare. La corsa tecnologica che abbiamo intrapreso ha quasi devastato l’umanità, dobbiamo calmarci e tenerla sotto controllo.  La gente deve smettere di lottare e iniziare a parlare di ciò che realmente conta: le nostre relazioni. 

Dato che non possiamo comunicare tra di noi in maniera positiva nella sfera fisica, la natura ci ha spostati alla sfera virtuale. Se impariamo a comunicare positivamente in questa sfera, vedremo che il Covid mollerà la sua presa, permettendoci di comunicare tra di noi anche a  livello fisico. 

La natura usa il Covid per insegnarci che il nostro sistema immunitario reale non si trova nei nostri corpi ma nei nostri cuori, nelle nostre relazioni tra di noi, e nel modo in cui  ci sentiamo nei confronti degli altri.  Dato che siamo tutti connessi, l’ostilità di una persona filtra a tutte le altre e le nostre emozioni negative si diffondono come un virus e ci fanno ammalare. Le emozioni positive percolano e si diffondono, nello stesso modo, ma sono disperatamente rare, portando dunque allo stato pietoso dell’umanità.

I vaccini aiutano nel tenere la pandemia sotto controllo, ma fino a quando evitiamo di fare i cambiamenti necessari nelle nostre relazioni, il virus continuerà a ritornare sotto varie forme e intensità finché non ci renderemo conto che abbiamo bisogno di un cambiamento più radicale di un vaccino. Il Covid non è una forma di influenza. Il modo per sconfiggerlo non è fisico, ma emotivo.  Solo quando capiremo questo, saremo in grado di guarire, dopo aver curato le nostre relazioni maligne. Allora, non dovremo più continuare a convivere con il Covid.

UFO o Segnali dalla Forza Superiore?

Alla fine degli anni ‘70,  quando prestavo servizio alla base dell’Aeronautica Militare Israeliana, delle luci lampeggianti erano sospese sopra di noi come fossero lanterne illuminate. Uno potrebbe dire che sono matto, ma non le vidi solo io, molte centinaia e persino migliaia di persone si ricordano di averle viste per diversi giorni e notti. Ricordo come ne parlavamo tra di noi con stupore: Cosa potrebbe essere? Cosa c’è sopra di noi? Che cosa risplende su di noi in quel modo? E nonostante prestassimo servizio presso l’aeronautica militare non abbiamo mai ricevuto una spiegazione per quel fenomeno.

Il Pentagono recentemente ha rilasciato un rapporto dettagliato con documenti di 144 avvistamenti di oggetti volanti non identificati visti negli Stati Uniti durante gli ultimi 17 anni in prossimità di aree militari. In America  e nel mondo la gente è stata in attesa di questo rapporto per mesi, sperando di ricevere una risposta ufficiale: C’è una spiegazione per gli UFO?

Alla fine il Pentagono non riporta alcun successo nella spiegazione dei fenomeni e nemmeno alcuna conferma che qualcosa abbia avuto origine al di fuori della terra. In breve, rimane un mistero.

Nonostante io non abbia letto il rapporto, mi è chiaro che ci sono anche molti fenomeni in natura che noi non capiamo del tutto. Questi oggetti volanti non identificati o UFO sono chiamati in questo modo solo perché la loro origine ed essenza non è riconosciuta da noi. Se vogliamo riconoscere e capire questi o altri eventi misteriosi, dobbiamo imparare come percepiamo la realtà in generale, come il mondo è rappresentato nei nostri occhi.

“Nei nostri occhi “ è di fatto nella nostra mente. La realtà viene afferrata dai nostri cinque sensi, nella nostra immaginazione o esiste fuori di noi indipendentemente dai nostri strumenti percettivi? In generale, ognuno immagina la realtà in modo differente. Non c’è modo di sapere che ciò che una persona percepisce e ciò che un’altra percepisce sono la stessa cosa.

Da una prospettiva più ampia, percepiremmo molte più forme intorno a noi rispetto a quelle osservate con gli occhi ordinari della nostra percezione sensoriale. Persino mentre leggi queste righe accadono molti fenomeni che noi non siamo in grado di percepire. La questione non è se questi fenomeni esistono o no, ma cosa vogliamo ricavare dalla loro conoscenza?

L’umanità è sempre attratta da situazioni che sembrano fuori luogo con la natura, ma siamo attratti da queste in un modo infantile, poco serio e tendiamo a produrre misticismo fantastico intorno a loro. Pertanto, l’umanità non trae alcun beneficio dall’ impegnarsi in questo tipo di attività. Le persone si riferiscono semplicemente al fenomeno come alieni che atterrano da un pianeta lontano, da un’altra civiltà, e non si preoccupano mai di informarsi ulteriormente e di chiedere cosa c’è dietro questi eventi. La società è affascinata dall’immagine di creature aliene di Hollywood con grandi teste ovali e occhi inclinati che arrivano di notte per rapire gli esseri umani. Questa non è altro che un’invenzione creativa degli esseri umani.

La saggezza della Kabbalah parla di forze spirituali che non sono rivestite di materia. Queste forze discendono a noi dalla loro sorgente, dal Potere Supremo, operano in tutto l’universo, al di sopra del tempo, del movimento e dello spazio e possono essere chiamate con il nome di “angeli.” Anche qui, è importante non metterli in relazione con i dipinti fittizi delle leggende di creature alate. Piuttosto si tratta di forze astratte e transitorie di enorme potenza, simili alla forza magnetica, ai campi di radiazione elettrici o a una sorta di campo gravitazionale. Le forze stesse non possono essere viste o sentite, ma sono conosciute solo dalla loro azione. Noi sentiamo la loro manifestazione, ma mai le forze stesse.

Per cogliere la realtà più ampia, comprendere il mistero della vita e scoprire le forze che ci circondano, dobbiamo sforzarci di cominciare a cogliere il quadro generale, il sistema che comprende tutti noi.

Se cambiassimo la nostra percezione della realtà – invece di assorbire la realtà volendo ricevere piacere solo per noi stessi, cosa che blocca e limita i nostri strumenti di assorbimento, agiremmo in un modo inverso, dall’interno del desiderio di dare, in un atteggiamento di dare agli altri, così come funziona la forza superiore della natura.

Da questo punto opposto di percezione, ci renderemmo conto che tutte le piccole rivelazioni e osservazioni sensazionali provengono dalla Forza Superiore che attira la nostra attenzione su qualcosa che non è esattamente all’interno della natura ordinaria. Scopriremmo che questo è per cominciare a porre domande più sostanziali sulla vita e scoprire la vera risposta, la forza che ha dato alla luce, sostiene e sviluppa il mondo.

 

Didascalia foto:

La luna sopra il Centennial Park mentre un aereo passa nell’area il 15 giugno 2021, a Tinley Park. (Armando L. Sanchez/Chicago Tribune/TNS/ABACAPRESS.COM)

Le relazioni umane nell’era delle chiusure


 

In un intervento in uno dei miei  post recenti dissi che da una parte, il Covid-19 è venuto per farci rimanere a casa e disconnettere l’uno dall’altro. D’ altra parte dico che è venuto per insegnarci come essere vicino alla natura. Ma dal momento che la natura umana è quella di connettersi con gli altri, dato che noi siamo esseri sociali, c’è una apparente contraddizione in quanto non ci si può connettere se si è bloccati in casa.

In una di poesia ebraica intitolata “Go My Beloved”, un verso recita: “La fine del lavoro è nel pensiero preliminare”. Significa che quando fate qualcosa, dovete pensare al risultato finale che volete ottenere prima di iniziare a lavorare per raggiungerlo. In caso contrario, potete esser certi di andare nella direzione sbagliata.

Lo stesso vale per il Covid e per come l’umanità dovrebbe affrontarlo. È molto vero che gli esseri umani sono esseri sociali. Inoltre, l’intero scopo dell’umanità è quello di connettersi in un modo che dia beneficio sia agli individui che alla società umana. Ma per raggiungere questo obiettivo, abbiamo bisogno di sapere come connetterci in un modo che produca questi benefici. Se ci connettiamo in modo errato, danneggiamo noi stessi, la società umana e il nostro intero pianeta.

Attualmente non vi è dubbio sul fatto che ci connettiamo in modo scorretto. Una rapida scansione delle relazioni umane in tutto il mondo rivela un quadro spaventoso di inimicizia, abusi, uccisioni dilaganti e omicidi tra paesi e all’interno di paesi, sfruttamento finanziario,  corsa agli armamenti militari, ambizione di ottenere armi nucleari, tensioni sociali legate alla razza, depressione, oppressione, aggressione e ogni forma immaginabile di malizia. La società umana è piena di disumanità.

Fino ad ora la natura ci ha lasciato “risolvere le cose a modo nostro”, per così dire, ma durante gli ultimi decenni è risultato chiaro che non abbiamo la volontà o non siamo in grado di cambiare e nei nostri sforzi di distruggerci l’un l’altro distruggeremo il nostro pianeta natale. Quindi, cosa fanno i genitori quanto i loro figli non smettono di litigare e non riescono a risolvere le cose da soli? Li mandano nelle loro stanze separate. Chiaramente i genitori non vorrebbero altro che vedere i loro amati bambini andare d’accordo e diventare migliori amici. Ma se tutti i loro sforzi per fare pace tra i loro figli falliscono, devono interrompere le liti separando del tutto i bambini.  In seguito, quando il litigio è cessato, genitori e figli possono esaminare con calma i loro rapporti e iniziare a connettersi più positivamente. Tuttavia, anche quando è loro permesso di connettersi, i bambini devono sempre ricordare che possono essere rimandati nelle loro stanze se si comportano male nuovamente.

La natura agisce con noi come quei genitori. Non si accontenta più di “punirci” localmente, attraverso disastri naturali o altre crisi locali. Ci ha mandato un colpo globale che ha bloccato le operazioni ostili dell’umanità verso gli altri e verso la natura. Proprio come quei genitori amorevoli dell’esempio, l’idea non è quella di disconnetterci l’uno dall’altro del tutto. Al contrario, l’idea è quella di permetterci di imparare a connetterci positivamente, un passo alla volta.

Non appena cominceremo a volerci connettere positivamente, la natura risponderà positivamente. Non funziona come una persona, ma più come una macchina che risponde a determinati stimoli. Tutto ciò che funziona in modo simile suscita la risposta positiva della natura, e tutto ciò che opera in contrasto con essa suscita una risposta negativa.

Dato che la natura funziona come un sistema armonico e equilibrato, come ho scritto in un post precedente, se costruiamo una società umana equilibrata ed armonica, la natura non imporrà alcuna limitazione o restrizione su di noi. Ma se ci ostiniamo a fare i bulli l’un l’altro, beh, la natura è un bullo più grande di ognuno di noi. Spero per tutti noi che impareremo la lezione della natura prima che essa  dimostri la sua forza.

 

Didascalia della foto:

Una famiglia posa per una foto durante il 45° spettacolo annuale dei fuochi d’artificio di Macy’s del 4 luglio a Gantry State Plaza a Long Island City. La celebrazione di quest’anno è stata programmata per essere più grande e più lunga di 25 minuti rispetto agli anni precedenti, a testimonianza del miglioramento della città rispetto al COVID-19.  A causa della pandemia di coronavirus, lo spettacolo pirotecnico dell’anno scorso è stato distribuito su quattro notti e in più quartieri nel tentativo di limitare i raduni e rallentare la diffusione. (Foto di Ron Adar)

Lavoro a casa: da obbligatorio a piacevole

Anche se molti uffici hanno riaperto e la maggior parte delle aziende tecnologicamente avanzate hanno richiamato i loro dipendenti, in tanti preferiscono o chiedono di continuare a lavorare da casa. Molti di loro sono disposti a ridurre i loro salari o altri benefici in cambio della comodità di rimanere a casa, trascorrere meno tempo sulla strada e avere un po’ di sollievo  dallo stress di un lavoro a tempo pieno.  In generale, sembra che le persone abbiano perso gran parte della spinta che avrebbero  dovuto raggiungere. Invece, sembrano contente di mantenersi  conducendo uno stile di vita comodo e facile.

È interessante vedere come la cultura di una eccessiva dipendenza lavorativa, iniziata verso la fine della Grande Depressione e che l’Occidente aveva coltivato così strenuamente per quasi un secolo, possa evaporare così rapidamente. Pensavamo che i giovani fossero ambiziosi e motivati, ma a quanto pare quella mentalità è sparita, “eliminata” dal virus.

Oggi, la gente sembra accontentarsi semplicemente di vivere. Infatti, perché no? Fin dall’inizio del consumismo le persone non erano così preoccupate dall’ottenimento di risultati, volevano sostenere se stesse e le loro famiglie e se ci riuscivano erano felici. Cosa c’era che non andava?  Le persone che hanno carriere di successo sono più felici delle altre? Non sono affatto sicuro che lo siano.

Ciò che rende felici le persone è lo sviluppo interiore: quando realizzano il loro potenziale personale e sentono che le loro vite hanno un significato e uno scopo. Se possiamo assicurare la nostra esistenza fisica, allora la nostra felicità dipende dalla realizzazione del nostro potenziale interiore e soprattutto oggi ci rendiamo conto che il potenziale è legato ai nostri legami sociali. Quando le persone sviluppano connessioni sociali positive, quando si aiutano a crescere e si sostengono a vicenda, si sentono felici, soddisfatte e sicure, sono contente di contribuire alla società con le loro capacità e abilità e gli altri membri della società fanno felicemente lo stesso. Insieme, massimizzano il loro potenziale personale, elevano la società a nuove altezze, consentono agli altri di beneficiare dei loro risultati e rendono più facile anche a loro di realizzare il proprio potenziale.

E la cosa più importante è che ottengono ciò senza la fatica di un lavoro esigente e competitivo che li esaurisce al punto da non avere energia per socializzare. Il tempo in cui i lavori e le carriere hanno costretto la gente a diventare sola e triste sta giungendo al termine. Ora che siamo stati spinti a lavorare di meno, a viaggiare di meno e a pensare di più, siamo pronti a capire che dono sia prendersi cura degli altri piuttosto che preoccuparsi solo di noi stessi.

Il compito dell’umanità

 

Ci sono innumerevoli compiti che l’umanità deve affrontare: dobbiamo contrastare la nostra influenza negativa sul clima, assicurarci che tutti abbiano acqua potabile, il minimo necessario per la sanità, e alimenti di base.  Dobbiamo anche prenderci cura dei milioni, se non miliardi, di persone oppresse in tutto il mondo, della crescente disuguaglianza tra chi ha e chi non ha, della depressione di così tante persone che sembrano avere tutto ma che non trovano soddisfazione nella vita, e così via.  Come possiamo occuparci di tutti questi problemi?  La risposta breve è: “Noi non possiamo!”. Quella (leggermente) più lunga è: “Noi non possiamo perché stiamo gestendo i problemi separatamente anziché  cercare la loro radice comune. Se troviamo questa radice possiamo risolvere tutti i problemi velocemente”.

Finora non ho visto nessuno cercare seriamente la causa principale di tutto ciò che sta accadendo. Può davvero essere che tutti i  nostri problemi, sociali, emotivi, ambientali, politici, non abbiano nulla in comune?  Ovvero, l’unica cosa evidente che hanno  in comune è l’uomo, ma come fa l’uomo a causare tutti questi problemi? Sono aspetti diversi di noi che causano i  diversi problemi o derivano da un unico difetto di base?

Da quello che ho imparato dalla scienza e dalla Kabbalah, ogni cosa è connessa.  La Cibernetica, il settore della scienza che ho studiato, insegna come capire i sistemi.  Si riferisce a tutto come un sistema le cui parti sono interrelate e interdipendenti. La saggezza della Kabbalah dice esattamente la stessa cosa. La conclusione naturale dovrebbe quindi essere che il problema riguarda il sistema in cui viviamo, il sistema che ci connette tutti.

In altre parole, se aggiustiamo le connessioni tra le parti del sistema, il sistema funzionerà bene, otterremo l’equilibrio, o l’omeostasi, per usare un linguaggio più scientifico, e le nostre vite scorreranno senza intoppi. La causa principale dei nostri problemi, quindi, non è in ogni parte individualmente, ma nelle connessioni tra di loro.

Attualmente  queste connessioni sono negative. Ciò significa che le parti cercano di disconnettersi dal sistema o di controllarlo. Se prendiamo come esempio il nostro cervello, sarebbe come se un neurone nel nostro cervello cercasse di disconnettersi da tutti gli altri o, in alternativa, dominarli. Un cervello del genere sarebbe funzionale?

L’umanità è come il cervello del mondo in cui viviamo.  Eppure, siamo disfunzionali quanto il cervello nell’esempio che ho dato: è per questo che il nostro pianeta  e le nostre vite hanno un aspetto così triste.  Se vogliamo cambiare il mondo in cui viviamo, cambiare la società e cambiare il nostro futuro da quello tetro che attualmente ci aspetta a uno glorioso che potremmo avere, dobbiamo aggiustare le nostre connessioni.  E dato che sono le nostre connessioni che dobbiamo aggiustare, possiamo farlo soltanto insieme, attraverso una decisione reciproca di cambiare.  Maggiore è il numero di persone che capisce la gravità del problema delle nostre connessioni negative, e più vorremmo tutti cambiare.  E più vogliamo cambiare le nostre connessioni, più facile sarà ottenerlo.

Quindi, ci sono due fasi nel processo di guarigione: 1. Consapevolezza, 2. Guarigione.  Attualmente, non ci sono abbastanza persone consapevoli della singola causa dei nostri molteplici problemi.  È per questo che il nostro compito principale in questo momento è di diffondere la voce che trasformando le connessioni negative in connessioni positive, cambieremo il mondo e la nostra vita. Una volta che abbastanza persone lo capiranno, inizierà la seconda fase, e sarà molto più semplice e veloce, della prima.

[Didascalia foto: Un manifestante con una bandiera colombiana  passa davanti a una barricata fatta di pneumatici in fiamme, mentre la gente si scontra con la polizia antisommossa colombiana (ESMAD) sulla strada che collega Cartago, Valle del Cauca con la città di Pereira, Risaralda, Colombia, 11 giugno 2021 Foto di Sebastian Osorio/Long Visual Press/ABACAPRESS.COM]

 

La chiave dell’efficienza nelle nostre vite

La vita moderna è caratterizzata da una corsa continua per essere più efficienti, un costante alzare l’asticella per avere più successo?  Ma la massima efficienza non è sempre una garanzia di realizzazione. Per questo, ci serve una gestione degli obiettivi e una chiara direzione dalla prospettiva più elevata nella vita.

Come per una gara, anche prima di iniziare è importante scegliere una direzione per noi stessi e sviluppare un piano per attuarla. Altrimenti, arriveremo sicuramente alla fine della nostra vita senza renderci conto del dono che la natura ha dato solo a noi, a ciascuno di noi,  il nostro potenziale unico. Pertanto, sforzarsi di essere qualcun altro e fare ciò che fanno tutti è la ricetta sicura per essere mediocri e rimanere tali.

Solo perché corro veloce, non significa che raggiungerò velocemente un traguardo degno. La gente di solito insegue obiettivi che non si è fissata da sola. “Non deciderai per me”, ci dicono i bambini piccoli per dimostrare la loro indipendenza, ma nella nostra vita da adulti corriamo costantemente dove ci è stato detto di correre.

Corriamo veloci, quasi senza sosta, cercando costantemente di essere più efficienti, più precisi.  Ma siamo diventati schiavi in questo intento senza una spiegazione razionale di ciò che vogliamo ottenere?

Chiunque  voglia  rompere questo circolo vizioso deve prima di tutto evitare di seguire ciò che fa la maggioranza senza chiedersi perché lo si fa. La vita non è una macchina con valori e mete attivati automaticamente.

Per cosa vale la pena vivere?  Che cosa voglio fare con la vita? Se non si chiariscono queste due importanti domande sull’essenza della nostra esistenza, ogni sforzo sarà inutile e privo di significato.  “La fine dell’azione è già contenuta nel pensiero iniziale” dissero i nostri saggi per sottolineare che prima di tutto è indispensabile capire perché la natura ci ha creati, per poter realizzare ciò che vogliamo ottenere nella vita.

Quindi, il primo passo per essere efficiente è chiedermi per cosa vivo. Dopo aver trovato la risposta per me stesso  e aver definito una meta meritevole, la seconda fase deve essere scoprire come raggiungerla, che mezzi mi servono per ottenerla. Il terzo passo è circondarmi di persone interessate a raggiungere lo stesso obiettivo in modo che possano fornirmi un ambiente di supporto.

È importante interiorizzare che senza un ambiente favorevole, la persona non può avanzare. Siamo esseri sociali, e quindi dobbiamo assorbire le forze dal nostro ambiente, proprio come il seme che si trova nel terreno e necessita di un substrato di umidità, minerali e fertilizzanti per poter crescere e fiorire.  Potrò ricevere dei buoni esempi da un ambiente favorevole dove l’invidia ci spingerà ad avanzare, dandoci allo stesso tempo la forza necessaria per andare avanti e superare gli ostacoli di percorso, per realizzare la nostra potenzialità.

Una perdita di tempo, nel senso più ampio della parola, è fluire con la vita e seguire le nostre tendenze naturali. Quindi, in qualsiasi momento in cui mi sento distratto, devo ritornare all’ambiente e ricordarmi che devo essere in contatto più stretto con esso, in modo che l’ambiente possa indirizzarmi correttamente nella direzione della meta elevata che ho scelto.

A tal proposito, questo è anche un ottimo consiglio per i genitori.  Anziché cercare di obbligare i bambini a svilupparsi nella direzione che vogliamo noi, provocando in loro rifiuto, è meglio immergerli in un ambiente di bambini che si sviluppano nella stessa direzione e che pensiamo sia adeguato. I vostri figli riceveranno dagli altri  l’impulso di avanzare verso lo stesso scopo.

È l’importanza degli obiettivi che ci siamo prefissati che ci farà raggiungere quegli obiettivi. È quindi imperativo elevare ogni giorno l’importanza della grande meta alla quale aspiriamo, per ricordarci a vicenda del perché essa sia importante per noi e cosa ci darà nella vita.

Da un punto di vista evolutivo, il livello di efficacia di qualcuno appartenente alla razza umana è misurato dal grado della sua partecipazione al cambiamento delle relazioni umane da relazioni egoistiche, che minacciano di distruggere il mondo, a relazioni altruistiche, che costruiranno una relazione integrale tra tutti.

Una persona è considerata efficiente e vantaggiosa per il sistema nella misura in cui promuove buone connessioni tra le persone e complementarità e reciprocità all’interno della società. Ognuno di noi sentirà la realizzazione totale di ciò che la natura ci ha donato singolarmente nella stessa misura, un dono unico per ogni persona al mondo.

 

 

 

La privacy è sopravvalutata?

Una nuova proposta di legge in Israele vuole introdurre telecamere di riconoscimento facciale negli spazi pubblici. L’ obiettivo dell’iniziativa è aiutare la polizia a ridurre i livelli di crimine e violenza. Dall’altra parte le organizzazioni per i diritti umani affermano che queste telecamere rappresentano una grave violazione del diritto individuale alla privacy, in quanto effettivamente permetterebbero alle forze dell’ordine di rintracciarci ovunque.

Quando mi hanno parlato per la prima volta di questa idea, il mio primo istinto è stato di pensare:  “E allora?”. E, in effetti, che cosa potrà scoprire lo stato su di me, che sono umano? Ammetto che non lo trovo spaventoso dato che credo che sia così che ci dobbiamo relazionare con le persone per cominciare: come completi egoisti.

“L’inclinazione del cuore di un uomo è malvagia fin dalla sua giovinezza” (Gen. 8:21) non è un adagio biblico, è la verità: è ciò che siamo realmente, quindi cosa può scoprire la polizia, se non che siamo ciò che siamo?

Infatti, non è che abbiamo paura che i nostri segreti vengano conosciuti; è che non ci fidiamo delle persone che li conosceranno. Diverse volte nella mia vita, mi sono trovato sdraiato, completamente nudo, mentre dieci o più medici si trovavano intorno a me, mi guardavano e discutevano su cosa fare con me.  Non mi vergognavo davanti a loro: sapevo che avevano a cuore il mio benessere. Il problema è che non crediamo che governo abbia a cuore il nostro bene, pertanto non vogliamo che sia al corrente di informazioni su di noi. E poiché siamo malvagi fin dalla giovinezza, abbiamo un buon motivo per tenere le nostre azioni nascoste all’opinione pubblica.

Quindi, come si risolve il problema delle forze dell’ordine che vogliono prevenire la criminalità, e perciò necessitano di mezzi di sorveglianza migliori, ma per rintracciare i criminali, installano strumenti che permettono di rintracciare anche la gente comune?

Per risolverlo dobbiamo cambiare sia i governi che i cittadini.  In altre parole, i governi devono lavorare per i cittadini e i cittadini devono sviluppare una natura che non sia intrinsecamente negativa e dannosa per gli altri.

Dal momento che sono i cittadini a eleggere i governi che li rappresentano, ciò significa che il governo è un loro riflesso. In altre parole, il fatto che al governo non interessi il nostro benessere è perché a noi non interessa il bene degli altri.  Non c’è da sorprendersi, eleggiamo rappresentanti che sono fatti a nostra immagine: il male fino dalla loro giovinezza.

Il mondo intorno a noi si sta frammentando, le società stanno crollando sia nel mondo libero che nelle dittature, una piaga comune è fuori controllo ma siamo restii a collaborare per sconfiggerla, la natura si scatena in ogni parte del mondo e rischia di annegarci, bruciarci, scioglierci, e devastare le economie fino a quando non moriremo di fame, eppure non attribuiamo nemmeno una minima parte della colpa a noi stessi.

Forse, se veramente metteremo le telecamere in piena vista e in ogni luogo, in modo da poter vedere il nostro comportamento così com’è, vedremo chi siamo veramente. Può essere allora che  ci renderemo conto di non avere scelta se non cambiare: dobbiamo diventare persone migliori, più gentili tra di noi, più rispettose e meno esigenti. Allora magari sceglieremo dei leader che abbiano il nostro interesse a cuore, anziché il proprio potere e ricchezza. Allora, di sicuro, non avremmo nulla da nascondere.