Entro il 2030

Commento: Alcuni progetti dicono che entro il 2030 le persone non possederanno nulla e affitteranno tutto ciò che vogliono: beni, servizi, abitazioni, macchine, quasi tutto. Molto sarà fornito in abbonamento.

Sembra strano. Abbiamo sempre voluto un giardino, un orto, una casa da passare ai nostri figli, in modo che qualcosa fosse mio, permanente. E all’improvviso prevedono che tutto questo sparirà lentamente. L’umanità vivrà così.

Risposta: Affinché ciò avvenga entro il 2030, è necessario che accadano molte cose in anticipo. C’è molta realizzazione nella proprietà privata, nel lavoro, nella connessione tra le persone, in tutto questo. In relazione alla famiglia, ai figli, al paese. Tutte queste connessioni naturali di persone tra di loro: la comunità, il paese, la città, tutto quello che c’è!

Non immaginiamo nemmeno che tutto questo viva ancora in noi. Diamo via tutto e lo trasferiamo da noi stessi a beneficio della società, così facendo mi trasferisco per il beneficio della società.

Commento: E vivrei solo in leasing, affitterei tutto.

Risposta: Non si tratta di affittare. Il fatto è che allo stesso tempo mi muovo, do il mio futuro nelle mani di qualcun altro. Devono essere estranei? O dovrebbero essere come un bambino tra le braccia di sua madre? Questa è una differenza enorme!

Non posso credere che sarà entro il 2030.

Domanda: Ma pensi di aver davvero bisogno di tagliarti fuori in qualche modo dall’egoismo?

Risposta: Il fatto che devi tagliarti fuori è certo. Anche il fatto che le persone vorranno tagliarlo da se stesse attraverso la sofferenza o tramite la luce superiore è sicuramente certo.

Quando? Prima o poi accadrà. La tendenza c’è, è pianificata, esiste fino dalla creazione del mondo e non può essere modificata in alcun modo. E’ questa tendenza che guida il mondo intero in una certa direzione.

Commento: Il che significa, che rinuncio alla mia proprietà personale che ho acquisito e la trasferisco nelle mani gentili e calorose dei miei amici, il paese che si prende cura di me, e vivo in affitto, e affitto tutto. Nessuno mi tradisce, e così via.

Risposta: Lo sarà, assolutamente! Ci avviciniamo a questo ogni giorno, ma non a questo ritmo.

Ma se c’è  già chi lo dice…lo ha sempre detto…le  primissime società erano comuniste.

 

 

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Dalla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” 7/22/21

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La Paura ci arriva per un motivo

Commento: Tanya Mararu ti scrive: “come possiamo superare la paura che domani non ci saranno più soldi, non ci sarà da mangiare? Allo stesso tempo, tutti sono vivi e sani. Sono in maternità e lavora solo mio marito. E ho paura”.

La mia risposta: è una sensazione naturale, e io la comprendo.

Come superare la paura? Connettiti di più con le persone che pensano al futuro.  Tranquillamente, in modo distaccato, cercano di essere connesse tra di loro e cercano una connessione con la forza superiore che determina ogni cosa nel presente e nel futuro.

Domanda: perché la paura viene quando le cose vanno bene?

Risposta: è tutto determinato, ed è tutto molto positivo.  Senza la paura, l’uomo sarebbe un animale selvaggio.

La paura limita il nostro ego. La paura è una sensazione positiva che ci protegge, altrimenti impazziremmo.  Dobbiamo imparare a usarla correttamente.  E allora non avremo paura di essa, ma la benediremo.

Domanda: quale scopo ha la paura?

Risposta: lo scopo della paura è di indirizzarci correttamente verso il vero cammino di sviluppo, di trovare la forza più elevata di dazione, amore e connessione nelle relazioni tra di noi.  E allora non avremo più paura di nulla.

Domanda: e ti riferisci alle persone comuni?

Risposta: Oggi, è già adatta per le persone comuni.  Vediamo che il mondo intero ha paura.  E solo una persona che non comprende dove si trova può affermare con spavalderia di non avere paura di nulla.  Questo non deriva dal fatto di avere una mente elevata.  Ed è per questo che dobbiamo benedire la paura, perché ci dirige correttamente verso la meta corretta.

Domanda: Ovvero verso gli altri?

Risposta: Sì. Dobbiamo capire che la paura arriva per un motivo. E’ un bene molto prezioso.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” 8/12/21

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L’aumento dei prezzi non serve

Ultimamente, i giornali avvertono dell’aumento dei prezzi. Il prezzo di molte materie prime ha già iniziato a salire e gli esperti avvertono che questo è solo l’inizio. “Unilever avverte di altri aumenti di prezzo mentre l’inflazione peggiora”, scrive Reuters. “Mentre l’inflazione persiste, tutto diventa più costoso”, fa eco il New York Times. “La Fed inizierà a rallentare gli aiuti economici mentre aumentano le preoccupazioni per l’inflazione”, avverte il Los Angeles Times.

Tutti sono diventati profeti di sventura, ma nessuno si chiede perché ci dovrebbe essere l’inflazione in primo luogo. I commentatori di tutte le testate spiegano che la carenza di chip per computer, gli ingorghi nelle catene di approvvigionamento, l’aumento dei prezzi del petrolio e un picco nella domanda dei consumatori dopo la fine delle chiusure, stanno tutti contribuendo all’aumento dei prezzi.

Penso che non dovremmo essere così creduloni; dietro tutte queste “crisi” ci sono persone pronte a fare miliardi su miliardi a nostre spese. Non ci faranno morire di fame, la gente affamata non crea reddito per i magnati. Per continuare a riempire i loro conti in banca, i magnati ci daranno briciole qua e là per farci andare avanti. Non ci negheranno il cibo o l’elettricità, o altri beni di prima necessità, perché questo manderebbe la gente in strada, il che è un male per gli affari. Quello che faranno è tirare il filo sottile fino a farlo quasi spezzare e spremere da noi il più possibile senza passare alle rivolte e al caos.

Potremmo pensare che se qualcun altro fosse al potere, le cose andrebbero meglio. Potremmo eleggere un nuovo presidente, costringere il governo a “regolare” i ricchi o a tassarli, ma è tutto inutile. Per arrivare in cima, devi essere come le persone in cima, anzi peggio, o loro ti schiacceranno. Di conseguenza, chiunque arrivi in cima è già disposto a perpetuare il sistema.

Inoltre, noi persone siamo state intorpidite per così tanti anni che non possiamo più immaginare una vita diversa da quella che abbiamo. Ci hanno fatto credere che la vita è una lotta per la sopravvivenza. Allo stesso tempo, i capi conducono una vita completamente diversa dalla nostra, una vita che non possiamo nemmeno immaginare. Nel loro universo parallelo, che governa il nostro, il denaro non compra gadget o vacanze, ma potere, controllo e molto più denaro.

Ma c’è una cosa che il denaro non può comprare, e non è l’amore. Il denaro non può comprare il significato! Quando cominceremo a riflettere sul significato della vita frenetica, sulla logica della follia che chiamiamo “civiltà”, e sul significato della vita stessa, trascenderemo tutti i confini fisici. Per ora, la disuguaglianza e l’ingiustizia che si stanno diffondendo nella società stanno solo aggravando la nostra miseria, ma alla fine ci costringeranno a chiederci a cosa serve tutto questo. Quando questo accadrà, cominceremo a imparare perché siamo qui e come possiamo elevarci al di sopra dei gusci fisici che ospitano le nostre anime tormentate.

Non inizieremo questo processo di rieducazione di noi stessi finché non sentiremo che abbiamo sofferto abbastanza. Perciò spero che decideremo di porre fine a questo insensato gioco dell’ego e cominceremo ad elevarci al di sopra delle lotte di potere il più presto possibile.

Una volta intrapreso il nuovo viaggio, scopriremo che ci siamo illusi per tutto il tempo pensando di poter essere superiori agli altri. Scopriremo che siamo tutti collegati, quindi ogni volta che feriamo qualcuno, feriamo anche noi stessi, in modi che non si  possono notare. E’ per questo che nella modalità di lavoro precedente non potevamo mai essere felici.  Ci renderemo conto che possiamo essere felici solo quando tutti sono felici, proprio come nessuna parte del corpo può stare bene se il resto del corpo non sta bene.

Il nostro nemico più grande è l’ignoranza. Il nostro oblio della  interconnessione tra di noi ci fa agire nei modi egoistici che pratichiamo, quindi il nostro primo e più importante compito è quello di capire che il dolore ovunque è dolore in ogni luogo.

Solo se capiremo questo, agiremo in modo premuroso, e scopriremo improvvisamente che non c’è bisogno di alcun aumento dei prezzi, non c’è carenza di nulla, ma bensì abbondanza di tutto ciò di cui potremmo aver bisogno per darci una vita buona, sicura e felice.

Didascalia della foto:
Prodotti alimentari preparati in un negozio di alimentari a Toronto, Ontario, Canada, il 20 ottobre 2021. Il tasso di inflazione del Canada ha raggiunto il 4,1% in agosto, il più alto dal 2003 e di conseguenza gli esperti stanno prevedendo un grande aumento dei conti della spesa in tutto il Canada. (Foto di Creative Touch Imaging Ltd./NurPhoto)

Il silenzio è d’oro

Ho passato infinite ore a conversare con il mio maestro, Rav Baruch Shalom Ashlag (RABASH).  Per la maggior parte del tempo, parlavamo quando eravamo da  soli durante le nostre camminate mattutine o durante i nostri frequenti viaggi di due giorni a Tiberiade. Una volta gli chiesi cosa facesse prima che arrivassi io, dato che quando l’ho conosciuto aveva già settantatré anni.  Mi rispose: “ero solo”.  Quando gli chiesi se non avesse sentito il bisogno di parlare con qualcuno, mi rispose semplicemente: “No”.

Ora, trent’anni dopo la sua scomparsa, capisco cosa intendesse.  Mi siedo, da solo, nella mia camera e non sento alcun bisogno di uscire o parlare con qualcuno.  Potrei sedermi lì per cent’anni senza alcun problema.  Ogni tanto faccio una camminata, ma,  da quando sono iniziate le chiusure, sono da solo la maggior parte del tempo e sono perfettamente felice.  Se non fosse per i miei studenti o la necessità di diffondere la saggezza della Kabbalah al mondo, non pronuncerei una parola.  

In questo, sono simile a molti Kabbalisti che mi precedettero. Anch’essi non trascorrevano le loro giornate in conversazioni inutili. Studiavano insieme e leggevano dalle fonti autentiche della Kabbalah. E così facevamo anche Rabash e io.  Anche quando eravamo soli, come a Tiberiade, ci sedevamo uno di fronte all’altro, con Il Libro dello Zohar o Lo Studio delle Dieci Sefirot aperto sul tavolo davanti a noi, una tazza di caffè turco vicino, e leggevamo, leggevamo, leggevamo.

Ogni tanto RABASH si fermava per spiegare, oppure ero io a fare una domanda sul testo, ma per la maggior parte del tempo, leggevamo e ci connettevamo tra noi, elevandoci a una sensazione condivisa e spirituale. Non c’era bisogno di altro, niente di niente.

Quando si verificava un evento importante, come una guerra o le elezioni in Israele o altri eventi che agitavano l’opinione pubblica israeliana, scambiavamo qualche parola al riguardo, ma non a lungo e certamente senza parlarne a vanvera. Non ci allontanavamo un attimo dal pensare allo scopo della vita, ogni secondo era importante.

È scritto nella Mishnah che Shimon, il figlio di Rabban Gamaliel, era solito dire: “Per tutti i miei giorni sono cresciuto tra i saggi e non ho trovato nulla di meglio per una persona che il silenzio. Lo studio non è il più importante, ma le azioni;  chi parla troppo porta il peccato” (Avot, 1:16).

I Kabbalisti sono silenziosi perché ascoltano i loro cuori. Ascoltano il nostro cuore comune, il cuore del sistema umano detto Adam HaRishom, di cui facciamo tutti parte.  

Nasciamo rinchiusi nella  bolla del nostro ego, non riusciamo ad ascoltare il nostro cuore comune. Ascoltiamo soltanto noi stessi.

Quello che ho imparato da RABASH è ascoltare nel profondo, oltre l’ego, il cuore comune. Nel profondo della nostra anima, c’è un desiderio di liberarsi dai confini dell’ego e sentire il cuore comune. Quando ci connetteremo con esso, saremo veramente in grado di sentire ciò che è fuori di noi. Saremo in grado di conversare con l’anima di tutta l’umanità, con tutta la natura e attraverso di loro con il Creatore.

Come scegliere un maestro

Uno studente mi ha chiesto come ho capito che volevo stare con il mio maestro, RABASH, e diventare suo discepolo. C’è una risposta molto chiara a questa domanda, che i saggi del Talmud hanno articolato migliaia di anni fa: “Non si impara se non nel luogo dove il proprio cuore desidera” (Avoda Zarah 19a). Oppure, in tre parole: Segui il tuo cuore.

Ho passato molti anni a cercare l’insegnante che rispondesse alle mie domande più profonde: Da dove viene la vita? A cosa serve la vita? Qual è il significato della vita?

Ho studiato bio-cibernetica perché pensavo che avrei trovato la risposta in quella scienza specifica. Sapevo che non l’avrei trovata nella fisica o in qualsiasi altra scienza, così ho scelto la bio-cibernetica perché spiega come funzionano i sistemi organici, come sono costruiti gli organismi. Speravo di poter imparare attraverso la scienza il programma della vita, l’essenza della vita.

Ero disilluso. Ne sono uscito con alcune formule sul funzionamento dei sistemi e zero risposte sulla composizione della vita e soprattutto su dove sta puntando. Tutti i miei anni di apprendimento scientifico mi hanno insegnato che ogni organismo si sostiene e si sforza di assicurare la sua esistenza e questo è tutto. Non c’era nulla sul perché gli organismi dovrebbero sostenersi da soli. Tutto ciò che non poteva essere misurato non c’era; era irrilevante per la scienza, ma questa è esattamente l’essenza della vita ed era quello che volevo sapere.

Perciò, una volta laureato, ho lavorato per qualche tempo come scienziato, ma stavo già guardando altrove. Mi sono dilettato in varie filosofie, anche se niente di mistico o esoterico, ma più vicino alla scienza, seguendo la mia natura che insiste su prove solide.

Chiaramente, quando ho trovato la saggezza della Kabbalah, sono stato felicissimo. Finalmente avevo trovato un insegnamento che spiegava tutto in modo chiaro, metodico e razionale! Avevo trovato una saggezza in cui la fede non significava credere ciecamente nelle parole di un’altra persona in carne ed ossa, ma la forza di dazione che si deve acquisire per sapere cos’è.

La Kabbalah mi ha insegnato che se non avessi conseguito ciò che era scritto nei libri, non avrei capito nulla e non avrei avuto altro che parole vuote.

Mi piaceva il fatto che non ci sono compromessi; o lo afferri fino in fondo o non ne afferri nulla e te ne vai a mani vuote come sei arrivato.

Per me, questa era la chiave: la verità in essa. Ho trovato ciò che stavo cercando. Sono arrivato pronto, sapendo quello che volevo trovare e solo quando ho visto che stavo ottenendo quello che volevo, ho deciso di restare.

Questo è il principio chiave nella ricerca di un insegnante: Sapere cosa vuoi. Se sai quello che vuoi, lo riconoscerai quando lo vedi, e allora saprai che sei nel posto giusto per te. Questo è vero per la Kabbalah come è vero per qualsiasi altra cosa che possiamo volere.

Nel corso del tempo, i desideri possono cambiare e ciò che sembra giusto oggi può non sembrare giusto domani. Questo non significa che hai fatto la scelta sbagliata; significa che sei cambiato, e questo è un buon segno, un segno di vita e di crescita.

Il punto importante è che devi stare all’erta, esaminare sempre cos’è che vuoi e cercarlo senza sosta. Ricordate: “Non si impara se non dal luogo dove il proprio cuore desidera”.

Per saperne di più sulle mie esperienze con il mio insegnante, leggete la mia ultima pubblicazione: Always with Me.

Le persone sono un libro aperto. Come leggerlo?

A Copenaghen, la capitale della Danimarca, c’è un’originale biblioteca che sta prendendo piede in tutto il mondo e si chiama “Biblioteca Vivente”. Qui la gente non viene  a prendere dei libri in prestito, ma  a chiedere a degli esseri umani di condividere la storia delle loro vite. 

Chiunque può entrare e scegliere una persona la cui visione del mondo o stile di vita sia intrigante, come per esempio un rifugiato un malato di AIDS, un monaco tibetano o un soldato affetto da PTSD (disturbo da stress post-traumatico), un transgender, un drogato e semplicemente avere una conversazione con uno di loro per una trentina di minuti. 

In un giardino curato nel cuore della città, gli intervistati vi racconteranno apertamente e con calma le storie della loro vita  e “il lettore “ può liberamente fare delle domande e intrattenere  un dialogo. La premessa è incontrare dal vivo gente generalmente perseguitata  e confrontarsi con essa senza pregiudizi o tabù.

Ipoteticamente, se potessimo  ascoltare tutte le storie di tutte le persone nel mondo, qualunque cosa o chiunque esse siano, scopriremo una cosa in comune: sono tutte storie di sconvolgimenti e sono il risultato dell’impatto del loro ambiente su di loro, dell’educazione che hanno ricevuto da bambini e della società che li ha plasmati nel corso degli anni.

In un mondo diviso e polarizzato, sembra che un’iniziativa di una biblioteca umana per la costruzione della tolleranza possa aiutare le persone, sia il narratore che l’ascoltatore, ma può solo confondere entrambi. Il narratore parla dal punto di osservazione di lui o di lei, imprigionato nella propria narrazione, in quanto nessuna storia di vita privata porta alla lettura della nostra grande e comune storia, quella che finisce in una felice umanità.

La nostra storia comune inizia con il piano della creazione, un piano preesistente e costantemente in esecuzione che dirige tutto in tutto il sistema della natura e dell’umanità. A partire dal big bang, dalla diffusione di un numero infinito di particelle nei gradi inanimato, vegetativo, animato e umano, la creazione continua a collegare tutte le sue parti, a raccogliere e raggruppare tutti i suoi dettagli e a portare l’unità tra tutte le creature e la sensazione della meravigliosa potenza armoniosa della creazione. Questa è tutta la storia.

La trama è complicata dalla crescente natura egoistica in ogni individuo, un altro fattore che deriva dalla naturale evoluzione della creazione, che rafforza il nostro senso di individualità, ci separa gli uni dagli altri e ci fa sentire superiori rispetto agli altri. Dunque, la storia comune viene trascurata.

Di conseguenza, gli oratori della Biblioteca Vivente bollano la storia della loro vita come un “bestseller” e ciò amplifica e riflette orgogliosamente le loro esperienze di vita come se fossero veri atti di eroismo. Invece di vedere come la nostra innata natura umana egoistica, l’istinto malvagio che opera in ognuno di noi fin dalla tenera età  per la distruzione dell’altro, ci abbia condotto come società umana ad opprimere gli altri.

Naturalmente, il narratore  attenuerà  il problema, lo colorerà in una certa tonalità, fornirà agli altri un consiglio che probabilmente non seguiranno e l’esempio personale potrà confondere l’ascoltatore.

Invece di essere colpiti dal dilagante egoismo che governa la società e ci impedisce di raggiungere il fine della creazione e di riconoscere che abbiamo deviato dallo scopo della vita, non facciamo altro che lodare gli stili di vita che abbiamo creato e perpetuarli con belle parole e definirli come l’essenza della vita.

Non c’è alcuna prevenzione o divieto per  una conversazione umana cordiale, né è possibile annullare l’identità  di nessuno ma la cosa più importante è trovare ed evidenziare in queste storie personali lo stesso punto nascosto che sorge nella ricerca della storia intera, una storia di riconnessione, una storia delle relazioni amichevoli e solidali dell’umanità. Questo libro è da aprire per tutti. 

[Immagine dall’archivio della Human Library Organization]

Bruciare libri senza educazione accende l’odio

In Ontario, Canada, le scuole hanno recentemente bruciato quasi 5.000 libri considerati offensivi per gli indigeni. A New York City, la statua di Thomas Jefferson che è stata realizzata nel 1833 e che si trova nella sala del Consiglio Comunale dal 1915, è in attesa di essere rimossa. L’anno scorso, quasi 100 monumenti confederati sono stati rimossi. Bruciare, distruggere o cancellare il passato non è il modo giusto per riparare i torti.  Se non si riconosce il passato e non si educa la gente su cos’è giusto e cos’è sbagliato, non impareremo mai. Continueremo a comportarci in maniera tirannica tra di noi e, mentre i tiranni cambieranno,  la gente continuerà a soffrire. 

Solo l’educazione ci cambia; la violenza opprime e basta. Se crediamo che le persone siano uguali, dovremmo educarci a questo pensiero. Dovremmo farlo con l’esempio, mostrando come tutti contribuiscono alla società, come la diversità aumenta la forza di resistenza di una nazione e come l’unione al di sopra delle differenze culturali ed etniche rende solida la nostra nazione.  Da quando gli atti di odio hanno portato qualche beneficio a qualcuno? Da quando hanno aumentato l’amore?

Per poter costruire nuovi valori sociali, dobbiamo sapere come allontanarci da quelli  vecchi. Prendiamo per esempio la schiavitù. Fu abolita per liberare gli Afroamericani, nati in schiavitù o portati in America per questo scopo. Tuttavia, invece di liberare gli schiavi, ha reso schiavi quasi tutti: neri, bianchi, asiatici e latinoamericani. Forse non lo chiamiamo schiavitù e forse è imbarazzante ammetterlo, ma la verità è che nessuno di noi è libero. Siamo stati tutti ugualmente ridotti in schiavitù, lo chiamiamo libero mercato o capitalismo. In ogni modo, anche il comunismo non è migliore. Ne so qualcosa, vengo da lì.

Se vogliamo che la gente sia libera e uguale, dobbiamo insegnare un’unica cosa: come amarsi. Non c’è schiavitù o disuguaglianza in una famiglia amorevole. Allo stesso modo, se le persone si prendessero cura le une delle altre, non parleremmo di disuguaglianza o di gruppi svantaggiati. 

La famiglia è un grande esempio di costruire meglio, a questo proposito. Se c’è una disputa tra fratelli e la famiglia vuole riportare la pace tra di loro, denigrerà o umilierà uno per placare l’altro? Certo che no! Aumentare l’amore fino al punto in cui è più grande della rabbia è l’unico modo per farli tornare in pace.

Quindi, se una nazione vuole unire i suoi membri e renderli uguali, l’unico modo per ottenere questo risultato è aumentare l’unità, l’amore e la responsabilità reciproca tra tutte le parti della nazione. Se ci concentriamo su questi tre elementi non dovremo preoccuparci della disuguaglianza o del pregiudizio. 

Didascalia della foto:
Una statua dell’ex presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson fotografata nelle sale del consiglio nella City Hall, dopo la votazione per farla rimuovere nel distretto di Manhattan di New York City, New York, Stati Uniti, 19 ottobre 2021. REUTERS/Carlo Allegri

Di chi ci possiamo fidare se nessuno è affidabile?

Una delle mie battute preferite da Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain è quando Tom viene definito “un eroe splendente… il cocco dei vecchi, l’invidia dei giovani”, e c’erano “alcuni che credevano che sarebbe diventato presidente, se fosse sfuggito all’impiccagione”. Con queste poche parole, Twain cattura l’essenza della leadership nel nostro mondo. Coloro che arrivano in alto sono i più feroci, determinati e spietati. Oggi, quest’ultima qualità è diventata così intensa che non possiamo più credere ai nostri leader e certamente non ci attendiamo che abbiano in mente il nostro massimo interesse.

Non sto accusando alcun leader in particolare e neppure tutti i leader in generale.  È semplicemente che in un mondo egoista, dove le persone fanno a gara per rovesciarsi l’una con l’altra per arrivare in cima, chi si trova in cima è chiaramente colui che ha calpestato e abbattuto più persone di chiunque altro. Sintetizzando, per arrivare in cima in un mondo egoistico bisogna essere l’egoista più grande. 

Quindi come facciamo a sapere di chi fidarci? Non lo sappiamo e non possiamo saperlo. Tutto quello che sappiamo è che siamo al buio.

In una cultura di egoismo sfrenato, qualsiasi teoria complottista sembra ragionevole, mentre la verità è introvabile.  Quando ogni persona che dice o scrive qualcosa cerca di promuovere un secondo fine, non c’è alcun modo di sapere chi ha ragione, cosa sta succedendo realmente o se, di fatto, sta succedendo davvero qualcosa. L’unico modo per ottenere un po’ di chiarezza sulle notizie e sulla buona volontà dei nostri leader è dire “Basta!” al nostro sistema attuale e costruire qualcosa di completamente indipendente.  Il principio guida di un sistema tale dovrebbe essere “solo informazioni”, nessun commento. Commentare significa che l’informazione è già stata distorta. Informazione significa dire solo ciò che accade, il più possibile, senza dire il perché, senza attribuire colpe e meriti.

Allo stesso tempo, dobbiamo iniziare un processo globale di auto-apprendimento. Dobbiamo sapere non solo cosa sta succedendo, ma anche perché noi alteriamo e distorciamo tutto. In altre parole, dobbiamo conoscere la natura umana e come essa presenta intenzionalmente le cose secondo la propria visione soggettiva, che si adatta al suo interesse. Per “pulirci” dalla distorsione dobbiamo imparare come innalzare il nostro interesse personale e sviluppare un atteggiamento ugualmente favorevole verso gli altri.  Questa è l’unica garanzia che la nostra interpretazione delle cose sia equilibrata e corretta.

Una volta acquisito un tale atteggiamento, scopriremo che le cose malvagie che vediamo nel nostro mondo riflettono la nostra malvagità interiore. Il nostro rancore verso gli altri crea un mondo dove governa il rancore e quindi il mondo è  pieno di malvagità e crudeltà.  Quindi, l’unica cosa che ci serve per creare un governo positivo, e in generale eliminare il rancore dal mondo, è generare una buona volontà dentro di noi. Quando nutriamo buona volontà verso gli altri, riempiamo il mondo di buona volontà.  Di conseguenza, il mondo si riempirà di gentilezza e compassione. 

Cambiando noi stessi, creeremo un mondo opposto a quello che abbiamo creato attraverso i nostri desideri di dominare, controllare e spesso annientare le altre persone.

Covid: il Terminator di Carriere

Non sono passati neanche due anni dall’inizio del Covid, ed è già chiaro che il virus sta rivoluzionando la civiltà. Le cose che davamo per scontate fino a poco tempo fa, come il lavoro, la scuola e l’intrattenimento, sono diventate discutibili su diversi livelli. Il virus non agisce soltanto sulla nostra salute, ma anche sulla nostra vita: sta cambiando il modo in cui ci percepiamo, come esseri viventi e come membri della società.

Fino a quando non ci è piombato addosso il virus, abbiamo etichettato le persone, in gran parte, dalle loro carriere o lavori, e dai loro stili di vita. Avere una carriera, una volta, era simbolo di successo.  C’era un tono romantico nella parola,  immagini di frequenti viaggi di “lavoro”, carte di credito aziendali, un appartamento in un grattacielo con una guardia nell’atrio e uno status sociale da far invidia agli altri.

In qualche modo, il Covid ha attenuato il fascino. Non è che la gente rifiuti completamente l’idea di una carriera, ma non è così invidiabile come lo era due anni fa e la sua attrazione sta semplicemente diminuendo. Vogliamo ancora il denaro, lo vorremo sempre, ma siamo disposti a pagare molto meno per ottenerlo. Non siamo disposti a sacrificare così tanto della nostra vita sociale, degli altri interessi, della nostra tranquillità e del  tempo in famiglia per il nostro stato sociale. In parte è perché non lo troviamo più così allettante e in parte è perché gli altri non trovano più invidiabili i nostri “titoli” di carriera.  Vedono le nostre lunghe ore in ufficio, i nostri voli frequenti e provano pena per noi, perché lavoriamo così tanto anziché goderci la vita. 

Ma la pandemia è andata più in profondità che cambiare la nostra percezione del lavoro. A poco a poco, ha risvegliato in noi le “grandi” domande, quelle che abbiamo soppresso per anni sotto la pressione della sopravvivenza in un mondo iper capitalistico: le domande sul senso della vita.

Proprio come il riscaldamento climatico scongela il permafrost emettendo gas che cambiano la composizione della nostra atmosfera, il virus sta sciogliendo il ghiaccio nei nostri cuori, aprendoli a sensazioni da tanto tempo congelate, che cambiano l’atmosfera della nostra società.  Stiamo imparando a pensare di più socialmente e meno individualmente.  

La paura del contagio ci ha fatto riconoscere che siamo dipendenti dagli altri per la nostra salute. Ora, con la crisi delle catene di approvvigionamento dovuta al coronavirus, ci fa capire che siamo dipendenti l’uno dall’altro per il nostro cibo, per il prezzo che paghiamo per le cose, per la nostra capacità di comprare i regali per le feste, per il nostro intrattenimento, la nostra vita sociale e per le nostre scuole ed educazione.

Forse non ce ne rendiamo conto, ma il virus ci insegna a rivalutare i nostri valori: chi consideriamo grande e ammirevole e chi disprezziamo. Ci insegna a giudicare le persone non secondo il loro guadagno, ma secondo il loro contributo alla società. Abbiamo iniziato applaudendo gli operatori sanitari e medici, poi siamo passati a riconoscere che i lavoratori dei supermercati sono indispensabili,  ora ci rendiamo conto che queste persone invisibili sono quelle che ci permettono di vivere e preoccuparci di noi stessi.

Grazie al virus, stiamo finalmente imparando che ogni persona è unica, dato che ogni persona porta un contributo speciale alla società che nessun’altro può portare.  Nella nostra unicità, siamo tutti pari. Quando il processo di accettazione dell’unicità di ogni persona sarà concluso, scopriremo che l’odio nei nostri cuori sarà svanito.

Vedremo quanto tutti siano preziosi e saremo grati dell’esistenza di ogni essere umano sul pianeta.  Quando questo avverrà saremo grati al Covid, che ha portato fine alle nostre carriere e ha generato unione e pace.  

Diventa la realtà

La vita scorre dall’interno verso l’esterno. Seguendo questo pensiero diventerete voi stessi la verità (saggezza popolare)

Questo è corretto. E’ necessario per percepire te stesso e il mondo che ti circonda nella maniera corretta, in modo da raggiungere un contatto tale con esso, in unisono, che ciò che è giusto e bello nella vita diventi il tuo ideale.

Domanda: Questo è ciò che definiamo vederlo dall’interno?

Risposta:

 

[287127]

Dalla trasmissione di KabTV  “News with Dr. Michael Laitman” 8/5/21

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