Rabash: l’ultimo grande kabbalista

Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman 13/09/18

Era una fredda e piovosa notte del 1979, non riuscivo a dormire, i pensieri mi turbavano. All’improvviso mi ritrovai al volante, guidavo senza una direzione. Un grande cartello interruppe i miei pensieri: “Bnei Brak”, mi diressi là. Le strade erano deserte. All’angolo di Via Chazon Ish mi avvicinai ad un passante. Domandai: “Dove studi?”. Lui mi guardò e rispose: “Guida fino alla fine della strada dove vedrai un frutteto, è dalla parte opposta”.

Così ho incontrato per la prima volta il mio insegnante, Rav Baruch Shalom Ashlag (Rabash), figlio maggiore e successore di Baal HaSulam, ovvero il più grande kabbalista del ventesimo secolo. Da quel momento la mia vita non è stata più la stessa.

Nei successivi dodici anni sono stato suo assistente personale e discepolo, ho imparato da lui tutto ciò che so sulla saggezza della Kabbalah. Ogni giorno saliva al secondo piano e scriveva. In questo modo sono nati i suoi articoli più profondi, quelli che hanno spianato la strada per coloro che attualmente cercano il sentiero spirituale più adatto per se stessi. Nessuno prima di lui aveva scritto in un modo tanto semplice e pratico. Come un padre che guida i suoi figli lungo il sentiero, porta i suoi lettori per mano e li guida fino a che scoprono il vero significato della vita.

“E una volta che ho acquistato il suddetto abito”, scrisse ai suoi studenti alla fine della sua Lettera n.8, “dentro di me iniziano prontamente a brillare delle scintille d’amore”.
“Il cuore inizia a desiderare ardentemente di unirsi agli amici e a me sembra che i miei occhi vedano gli amici, le mie orecchie sentano la loro voce, la mia bocca parli a loro, le mani li abbraccino, i piedi ballino in cerchio, nell’amore e nella gioia di stare insieme a loro…” (Rabash)

Dopo la sua scomparsa nel 1991, le persone che provavano nel cuore un desiderio ardente di rivelare il loro scopo cominciarono ad unirsi. Pian piano nacque il Bnei Baruch Kabbalah Education & Research Institute, dal nome del kabbalista Baruch Ashlag. Ogni mattina, studiamo gli scritti dei grandi kabbalisti, come Lo Studio delle Dieci Sefirot, Il Libro dello Zohar con il commentario Sulam e gli scritti di Baal HaSulam e del Rabash. Lavoriamo per condividere il metodo con chiunque sia interessato, così come ha fatto il mio maestro trasmettendomi la saggezza di suo padre.

Da poco è ricorso il 27° anniversario della scomparsa del mio insegnante, il Rabash, il più grande della generazione. Io spero che avremo successo nel seguire fedelmente la sua strada.

Per maggiori informazioni sulla vita del mio maestro  Rabash >>

New Life n.1003 – La Torah non scritta – 2° Parte

New Life n.1003 – La Torah non scritta – 2° Parte

Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

Senza la guida di un insegnante che sia kabbalista, è impossibile capire il segreto celato nella Torah, nella Mishnah o ne Il Libro dello Zohar.

Dalla distruzione del Tempio c’è stata una controversia sul concetto di “Lishma”, a proposito della questione se la Torah richieda la correzione dell’ego per essere in grado di amare. La Torah secondo “Lishma”, significa che compio azioni per il bene degli altri, “Lo Lishma” (non nel Suo nome) significa che agisco per me stesso, con l’intento di ricevere una ricompensa, del rispetto e così via. La maggior parte del popolo ha perso la connessione con la Torah Lishma e i kabbalisti che insegnavano questo sono stati oppressi e perseguitati. Il linguaggio dei rami, che i kabbalisti insegnano, è fondato sulla connessione che esiste tra la forza superiore e la diramazione fisica che viene attivata nel nostro mondo.

Coloro che sostengono che non sia necessario rispettare la Torah Lishma, la correzione dell’ego e l’amore, trattano con l’esteriorità della Torah; mentre i kabbalisti la studiano attraverso il linguaggio dei rami e rivelano le sue radici spirituali superiori.
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Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.1003 –– La Torah non scritta – 2° Parte”, 24/04/2018

 

 

Il mio mondo è una “collezione” di desideri

Domanda: I kabbalisti chiamano tutto desideri. Persino gli scienziati faticano molto a capire che cosa lei intenda quando spiega che anche un tavolo è un desiderio e che tutto quello che vediamo intorno a noi sono desideri.

Risposta: Certamente, qualsiasi oggetto è un certo tipo di desiderio, ovvero una collezione di atomi che “si materializza” nella connessione esistente fra loro; ma in quale forma esiste questo tavolo? Nella forma di un desiderio. Viene percepito tutto solo nei miei desideri e nulla esiste eccetto questo.

Domanda: Che significa “in me”? Io vedo il tavolo al di fuori di me.

Risposta: Ti sembra di vederlo al di fuori di te. Di fatto, lo senti dentro di te. Anche le stelle e gli altri corpi enormi tu li senti dentro di te e non al di fuori di te.
Proprio perché ci sono desideri inanimati, vegetali, animali ed umani in te, li senti dentro di te in diverse combinazioni e li chiami “il mio mondo”. Al di fuori di te non c’è nient’altro che le forze che ti influenzano e provocano queste immagini in te. Tutto quello che senti adesso intorno a te è dentro di te.
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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa 13/05/2018

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Guardare il mondo con occhi nuovi
Lo scopo della creazione e lo sviluppo dei desideri
Porto tutto il mondo dentro di me

New Life n.1002 – La Torah non scritta – 1° Parte

New Life n.1002 – La Torah non scritta – 1° Parte

Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

La saggezza della Kabbalah è stata trasmessa a voce da insegnante a studente per 5.778 anni secondo la dedizione e l’apertura di cuore dello studente. La Torah non scritta ci spiega come operare le correzioni di cui parla la Torah scritta. Per esempio, nella Torah di Mosè, possiamo leggere come raggiungere l’obiettivo della creazione, che è l’adesione al Creatore in accordo a “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Levitico 19:18). La realizzazione della Torah di Mosè, tuttavia, richiede un’ulteriore guida perché, nella sua generazione, egli non avrebbe potuto scrivere in maniera diversa. È necessario aggiungere esercizi e dare consigli verbali per consentire allo studente di connettersi alle persone come lui, desiderose di scoprire il Creatore. Il kabbalista insegna ai suoi studenti come cambiare le loro priorità e reindirizzare le loro prospettive verso il mondo superiore. Gli studenti si devono adeguare alla rivelazione del Creatore, la caratteristica di amore e dazione. Il mondo superiore che si dischiude è un mondo al contrario; è dazione totale e amore al di là del tempo, del movimento e dello spazio.
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Dalla trasmissione di  KabTV  “New Life n.1002 – La Torah non scritta” parte 1,  24/4/18

Medium: “Perché non ci importa di un migliaio di vittime in Indonesia?”

Il portale di informazione online, Medium, ha pubblicato il mio nuovo articolo “ Perché non ci importa di un migliaio di vittime in Indonesia?

A pochi giorni dal terremoto di magnitudo 7.5 della scala Richter che ha colpito l’isola di Sulawesi in Indonesia, e dopo che un enorme tsunami ha distrutto gran parte di essa, le dimensioni del disastro stanno diventando chiare. Finora, circa 1.300 persone hanno perso la vita, così lontano da noi, a causa di questo disastro e il numero delle vittime potrebbe arrivare a svariate migliaia.

Sembra che più è alto il bilancio delle vittime più è grande l’indifferenza nel mondo. Tanto per rinfrescarci la memoria, nel 2004 il terremoto che ha colpito l’Indonesia, e i successivi tsunami, hanno causato 230.000 vittime. Il mondo intero si è mobilitato per fornire aiuto, ma la calamità attuale non sta suscitando molta comprensione nel mondo al di là dei soliti titoli sui giornali. L’uragano Florence che due settimane fa ha colpito la costa del Sud Carolina e ha provocato un totale di sei vittime, ha ricevuto costante attenzione mediatica a livello internazionale.

Lungo le strade distrutte in Indonesia campeggiano cartelli che dicono “abbiamo bisogno di cibo” e “abbiamo bisogno di aiuto”. Le squadre di soccorso internazionale si trovano in difficoltà ad operare senza adeguato equipaggiamento e decine di migliaia di feriti necessitano di cure. Centinaia di migliaia di abitanti hanno perso la casa e, in alcune zone, centinaia di persone sono ancora intrappolate in strutture crollate. Le loro voci sono diventate silenziose e i soccorsi potrebbero non raggiungerle mai.

Il mondo, che solo un mese fa seguiva con apprensione lo snervante salvataggio di un gruppo di ragazzini in una grotta nel nord della Tailandia, preferisce ora occuparsi dei discorsi di Trump e Percy.

Sarebbe un errore pensare che l’influenza dell’Indonesia in qualche luogo del sud est asiatico sia remota. Viviamo in un mondo globale e integrato, i vari disastri che ci hanno afflitto negli ultimi decenni mostrano l’interdipendenza che caratterizza il sistema globale in cui viviamo.

Apparentemente le nazioni si associano con organizzazioni internazionali il cui obiettivo dichiarato è l’interesse comune, ma in pratica portano avanti solo i loro interessi privati. La OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), la Nato, l’Organizzazione della Conferenza Islamica (G8), l’OCSE, l’ONU, la UE e persino Internet sono solo alcuni esempi delle reti che abbiamo creato, eppure, servono tutte più che altro per fare scena.

Ci manca la consapevolezza che stiamo navigando tutti insieme in mari burrascosi, ma sulla stessa barca, che la tempesta sta arrivando e potrebbe farci annegare tutti insieme. La competizione predatoria tra noi, guidata dall’egoismo incontrollato che caratterizza la razza umana, ci impedisce di sentire che siamo un’unica grande famiglia.

La natura, tuttavia, non riconosce i confini internazionali, non distingue tra ricco e povero e non trascura nessuno. La natura ci mostra quanto siamo vulnerabili. In definitiva il sistema di governo della natura ci costringerà a riconoscere la nostra interdipendenza e a raggiungere l’equilibrio nella società umana.
Sia che lo impariamo nel modo più duro o più semplice, vedremo che siamo tutti uno e che non c’è differenza tra indonesiani e americani, tra europei e africani, tra paesi sviluppati e paesi del terzo mondo. Viviamo insieme su un solo pianeta e agli occhi della natura siamo tutti uguali. Nessuno è più importante di un altro.

Piuttosto che ignorare questa realtà finché non ci sbattiamo la faccia, possiamo elevarci consapevolmente ad un livello più alto di connessione umana attraverso l’educazione e la pratica. Quando cominceremo a farlo, la nostra preoccupazione per tutta l’umanità crescerà e si svilupperà, e allora troveremo naturalmente il modo di costruire una vita sicura, bella e piacevole per tutte le persone del pianeta.

“E la terra di Israele sarà estesa a tutto il mondo”

Domanda: Chi sono “gli ebrei”, in termini kabbalistici?

Risposta: Sono persone che vogliono unirsi, che desiderano ardentemente raggiungere l’amore nelle loro relazioni e, attraverso tale amore, raggiungere l’amore per il Creatore. Tali persone sono chiamate “ebrei” (Yehudim) dalla parola “Yihud” (unione).

Un altro significato della parola “ebreo” deriva dalla parola “Avar” (transizione), ovvero colui che ha varcato il confine del nostro mondo ed è entrato nel mondo superiore.

Domanda: I membri del nostro grande gruppo mondiale hanno un immenso desiderio di passare dalla legge dell’amore per se stessi alla legge dell’amore per il prossimo. Possiamo chiamarli tutti ebrei (Yehudim)?

Risposta: In base a quanto appena detto, sicuramente sì. Dopotutto, inizialmente, gli ebrei erano gli antichi babilonesi delle 70 nazioni che abitavano la Babilonia e che decisero di elevarsi al di sopra del loro egoismo e diventare un gruppo, un tutt’uno.

Domanda: Significa che quando il mondo intero inizierà a muoversi in questa direzione, gli esseri umani saranno chiamati tutti Yehudim?

Risposta: Sì, come è scritto: “E la terra di Israele sarà estesa a tutto il mondo”.

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Dalla trasmissione di KabTV “L’ultima generazione”, 15/03/2018

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New Life n.1040 – L’uguaglianza nelle relazioni

 

New Life n.1040 – L’uguaglianza nelle relazioni

Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Tal Mandelbaum ben Moshe

Riepilogo

L’equilibrio può essere raggiunto solo se c’è l’amore, perché una persona che ne ama un’altra si preoccupa per lei. In una società egualitaria le persone cercheranno ogni mezzo per donare benessere agli altri, poiché agiranno in base alla propria natura corretta, in base alla correzione dell’ego. L’ego si sente depredato e pretende uguaglianza di risorse e di diritti. Nel futuro, tutti cercheranno di dare il più possibile agli altri, invece che trattenere tutto per se stessi. Per arrivare ad una simile società è necessaria una nuova educazione. Tutti inizieranno a sentirsi come organi di un solo corpo, e immediatamente aiuteranno tutte le altre parti o persone che si trovano in uno stato di bisogno. Questa più profonda conoscenza dell’amore supporterà la nostra vita e le nostre relazioni. Giudicheremo tutti come la madre fa con i suoi figli, ognuno è diverso dagli altri ma tutti saranno amati nella stessa maniera.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.1040 – L’uguaglianza nelle relazioni”, 24/07/2018

Dal Times of Israel: “Quindici aspetti di Rosh Hashanah che non avevate considerato”

Il Times of Israel ha pubblicato il mio nuovo articolo “Quindici aspetti di Rosh Hashanah che non avevate considerato

Abbiamo da poco celebrato Rosh HaShanah, l’inizio dell’anno ebraico, e siamo già all’anno 5.778. In che cosa ci potremmo veramente rinnovare quest’anno e come possiamo cambiare la nostra percezione della realtà in modo che l’anno prossimo sia significativamente migliore? Ecco quindici approfondimenti che cambieranno il vostro punto di vista.

1. Il mondo si trova ad un punto di svolta

Nel ventunesimo secolo abbiamo ottenuto tutto. Eppure non possiamo scrollarci di dosso i problemi e i disturbi che ci affliggono sia come individui che come società. L’instabilità politica, la divisione sociale, il terrorismo e le minacce alla sicurezza, la destabilizzazione del clima, l’immigrazione di massa, e altro ancora, sono solo alcuni dei sintomi che indicano l’intreccio globale che il mondo si trova ad affrontare.

Per migliaia di anni abbiamo cercato di “aggiustare” il mondo intorno a noi in infiniti modi. Ma i fatti ci dimostrano che non abbiamo decifrato la formula di una vita pacifica e felice. Il lato positivo è che le persone stanno cominciando a mettere in discussione il paradigma attuale per cercare un nuovo approccio alla vita.

2. Il mondo è lo specchio del nostro mondo interiore

L’Ari, il kabbalista che ha descritto in dettaglio l’intera struttura della realtà spirituale, l’ha riassunta così: “L’uomo è un piccolo mondo, il mondo è un grande uomo”. In altre parole, il mondo intero è un riflesso del mondo interiore dell’uomo, poiché riflette le conseguenze delle sue qualità interiori. Se impareremo a percepire correttamente la realtà, troveremo la connessione tra ciò che accade nel mondo e ciò che avviene dentro di noi. Così, cambiando l’uomo, riusciremo a cambiare il mondo.

3. Gli esseri umani sono spinti dal desiderio

Il desiderio di ricevere piacere è la forza che guida lo sviluppo dell’umanità. Questo desiderio cresce sia in quantità che in qualità. La scala dello sviluppo del desiderio umano inizia con i desideri fisici di base per cibo, sesso, famiglia e casa; continua con i desideri per denaro, onore, potere e conoscenza, e culmina con il desiderio per una realizzazione spirituale. Ad ogni passo della scala, il desiderio plasma la nostra percezione della realtà.

4. Il desiderio egoistico forma la percezione umana

A un certo punto dello sviluppo del desiderio umano, le persone vogliono divertirsi a spese degli altri. La Kabbalah chiama questa fase naturale dello sviluppo: “egoismo”. Il crescente desiderio egoistico dell’uomo plasma la sua percezione della realtà. Di conseguenza, l’uomo vede il mondo esterno in una crisi crescente, un mondo in cui ogni uomo si comporta da lupo nei confronti degli altri.

5. L’ego umano in un vicolo cieco

Il desiderio egoistico vede numerose possibilità di trarre piacere dal mondo. È alla costante ricerca di maggiore piacere. Ma di volta in volta, l’uomo diventa disilluso, in quanto il desiderio incontra l’insoddisfazione che causa delusione e frustrazione. Col tempo, nell’umanità si accumula l’amara esperienza e ogni generazione si scoraggia più velocemente di quella precedente. Questa è la motivazione principale del forte aumento dell’uso di droghe e il fenomeno della depressione che, nel ventunesimo secolo, sta diventando la principale causa di disabilità.

6. Cambiare il mondo per cambiare l’uomo

Istintivamente, vogliamo correggere il mondo che ci circonda, perché è lì che appaiono i nostri problemi. Ma questa è un’illusione. La fonte dei nostri problemi è il crescente ego nel nostro mondo interiore. Proprio come il cruscotto di un veicolo mostra i dati del conducente, quali la velocità, il carburante, e così via, il mondo mostra all’uomo i vari dati per informarlo sulle sue qualità interiori. Pertanto, se correggessimo il nostro egoismo, il nostro atteggiamento negativo verso gli altri, cioè il nostro “cruscotto”, ci presenterebbe un mondo perfetto, una replica del nostro mondo interiore.

7. I cambiamenti dell’uomo nella relazione con gli altri

L’atteggiamento dell’uomo verso la realtà cambia quando tratta gli altri come tratta se stesso. Trattare positivamente i propri simili favorisce un atteggiamento positivo anche verso gli altri livelli della natura: inanimato, vegetale e animato. Ecco perché i saggi della Kabbalah hanno coniato la famosa massima “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Non si tratta di buone maniere o di moralità, ma piuttosto di un mezzo per cambiare radicalmente la nostra percezione della realtà. Nello sforzo di percepire tutte le parti della realtà che ci circonda come un tutt’uno, evochiamo la forza naturale che costruisce una nuova percezione dentro di noi. In altre parole, una persona che migliora se stessa migliora direttamente il mondo che la circonda.

8. Ogni crisi calibra la nostra percezione

Lo scopo alla base di tutti i problemi che ci affliggono, sia come individui che come società, è fare attenzione alla correzione del nostro ego, che miglioreremo il nostro atteggiamento verso l’altro. Finché continueremo a trascurare questo aspetto, la realtà ci spingerà sempre più a calibrare la nostra percezione della realtà.

9. Il percorso positivo verso il cambiamento della percezione

Un modo piacevole, efficiente e veloce per cambiare la nostra percezione della realtà è il processo educativo di sensibilizzazione. In questo processo, si impara a vedere e a sentire il mondo come una replica delle proprie qualità interiori. Passo dopo passo si può migliorare la propria percezione della realtà in modo consapevole e indipendente, e non attraverso le crisi.

10. Il mondo virtuale ci prepara ad una nuova percezione della realtà

La trasformazione del mondo in un piccolo villaggio globale ci aiuta a capire che siamo tutti collegati e interdipendenti. Ciò che accade ad un individuo colpisce il mondo intero. Accanto alla crescente interdipendenza, le reti e le tecnologie virtuali si stanno sviluppando in modo esponenziale. Ci liberano dalle catene del mondo fisico e ci abituano all’idea che l’umanità è un’essenza interiore dentro di noi. Ad esempio, quando le persone comunicano virtualmente, formano un carattere interiore della persona o del gruppo con cui comunicano.

11. Un piccolo cambiamento del desiderio, un enorme cambiamento nel mondo

Può sembrare che cambiare la nostra percezione della realtà richieda un esame intellettuale o una profonda autoanalisi, ma non è così. Dato che il desiderio è ciò che forma la nostra percezione, tutto ciò che serve è un vero e proprio spostamento del desiderio, cioè, un cambiamento emotivo sincero. Ciò significa che le semplici azioni che aumentano la nostra sensibilità verso l’unione tra le persone, possono focalizzare la nostra percezione e quindi proiettare un’immagine più luminosa del mondo.

12. Connettere i pezzi della realtà porta alla rivelazione del Creatore

Il lavoro costante con “Ama il prossimo tuo come te stesso”, cioè lo sforzo di cogliere tutte le parti della realtà come un tutt’uno, ci rivela la singola forza che opera la realtà. La forza che è il fondamento della realtà, che unisce insieme l’inanimato, il vegetale, l’animato e l’umano ad un sistema armonioso. È così che gradualmente cominciamo a sentire come la stessa forza opera tutto nella realtà.

13. Il mondo è dentro di noi: la prossima rivoluzione che ci attende dopo Einstein

L’umanità sta affrontando un cambiamento enorme e profondo nell’approccio alla vita e all’intera realtà. Proprio come l’umanità credeva che il sole ruotasse intorno alla terra e Copernico dimostrò il contrario, e così come Einstein ridefinì la realtà come un quadro relativo che dipende dall’osservatore, la prossima fase dello sviluppo ci mostrerà che la realtà è una proiezione del sé interiore dell’uomo.

14. Pionieri nel cambiare il concetto di realtà

Le persone che hanno raggiunto una nuova percezione della realtà si chiamano “kabbalisti”. Il primo gruppo di kabbalisti che ha condotto una vita sociale basata su una percezione completa della realtà è diventato, nel corso degli anni, “il popolo d’Israele”. Da allora, il ruolo del popolo ebraico è stato quello di servire da esempio per l’umanità, un esempio per una società che vive in una percezione unificata della realtà. Questo è il vero insegnamento nelle mani del popolo di Israele, e questo è ciò che spiega il sentimento di astio che il mondo prova nei confronti del popolo ebraico, per il fatto che non sta portando avanti il suo compito.

15. Rosh HaShanah è un’opportunità per il cambiamento

Rosh HaShanah significa l’inizio di un cambiamento nell’uomo, di un cambiamento nella sua percezione della realtà. Pertanto, questa festività rappresenta la perfetta opportunità di decidere che quest’anno cambieremo la nostra mente e il nostro cuore per percepire una nuova realtà.

Felice Rosh HaShanah!

Tutti facciamo parte di un sistema comune

Domanda: Se le altre persone, in base alle loro esigenze e ai loro interessi, si comportano come animali, perché dovrei provare ad avvicinarmi a loro? E come può essere possibile che qualcosa che mi entusiasma tanto, a loro non interessi affatto?

Risposta: Tutte le altre persone sono uguali a te. Sono tutti elementi necessari di un sistema comune. Ognuno svolge alla perfezione il suo ruolo. Lavorando su te stesso, devi avvicinarti a tutti, cercando di trasmettere loro le informazioni più elevate e dando loro l’opportunità di connettersi a questo.

Nella misura in cui ci connettiamo insieme in base al principio “Ama il prossimo tuo come te stesso”, noi eleviamo il nostro mondo al livello successivo.

Non penso che ci siano persone, organizzazioni, religioni o metodi nel mondo che si opporrebbero alla chiamata di amare il prossimo. Dopotutto, giorno dopo giorno, comprendiamo sempre più che il mondo è integrale, interconnesso e che dobbiamo lavorare su di noi.

Se continuiamo a essere così frammentati e distanti, porteremo il mondo alla rovina. Inoltre, se proviamo a connetterci l’uno con l’altro in un organismo vivente, le sue cellule inizieranno a funzionare correttamente come in un singolo sistema; quindi, in questo organismo sano, sentiremo la vita superiore e noi stessi esistenti nel campo spirituale.
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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa 22/04/2018

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Cosa significa “Ama il tuo prossimo”?

 

Consigli dalla Kabbalah

Domanda: Quale elemento adduce informazione spirituale al kabbalista, come avviene con i Quanti in fisica?

Risposta: L’unità elementare nella spiritualità è chiamata Reshimo  (reminiscenza) o gene informativo spirituale sensoriale. Esso ci indica il livello di egoismo con il quale ci stiamo confrontando: 0, 1, 2, 3, 4.

Domanda: Come mai un kabbalista può vedere il potenziale dell’anima di uno studente nonché il suo sviluppo spirituale, ma non prevedere a quale velocità terrestre riuscirà a realizzarlo?

Risposta: L’insegnante vede il potenziale di ogni studente, l’ampiezza della sua anima, ma non può sapere come realizzerà la propria spiritualità perché ciò fa parte del suo libero arbitrio.

Domanda: La relazione tra causa ed effetto è in grado di spiegare le conseguenze di quanto accade nella vita di una persona?

Risposta: No. Possiamo fare tante azioni buone e comunque attraversare la sofferenza. Non vi è relazione tra loro.

Domanda: Come si può imparare a “vedersi dentro”?

Risposta: Osserva i tuoi amici e assapora i tuoi sentimenti guardandoli. Questo è ciò che si chiama “osservarsi”.

Domanda: È scritto: “Chi risparmia la sua verga odia il suo figliuolo” (Proverbi 13:24). Come riprendete i vostri studenti? In che maniera avviene?

Risposta: Io non riprendo nessuno; loro riprendono me. E quando avviene, loro riprendono se stessi. Io provo a dare tutto ciò che posso, e allo stesso modo loro prendono ciò che possono.

Domanda: Come fa uno studente a capire che sta progredendo? Esiste qualche indicatore?

Risposta: Esiste solo la valutazione dell’insegnante e degli amici, quanto più egli comprende le loro necessità.

Domanda: Cosa è bene o male all’interno delle relazioni spirituali? Oppure questi concetti non esistono?

Risposta: Il bene è quando lavori per gli altri. Quando lavori per te stesso a causa di un impulso, questo è il male.

Domanda: La saggezza della Kabbalah può accrescere la creatività?

Risposta: La saggezza della Kabbalah è essa stessa creatività. Se una persona ne è affascinata, allora come risultato le ricerche corporee possono sicuramente essere danneggiate.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa 01/04/2018

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