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“Mia moglie è entusiasta di te, ma io no”

Lettera di uno spettatore:

Mia moglie è entusiasta dei tuoi programmi e continua a propormeli. Li guardo, soprattutto per rispetto. In parte mi piacciono, ma a volte dici cose che non so come prendere. Ad esempio, hai detto che ognuno è responsabile del mondo intero. Perché dici così? È chiaramente impossibile. Ma quello che mi stupisce è che mia moglie sia felicissima.

La mia risposta: Il fatto è che quando tutti si sentiranno responsabili del mondo intero, vedremo davvero un mondo nuovo.

Domanda: Da questa lettera si evince che lui non capisce come ciò sia possibile, mentre la moglie ne è felicissima. Quindi ognuno di noi ha alcuni punti che accetta o non accetta.

Lui immagina il mondo intero come otto miliardi di persone. Quindi, quando dici “il mondo intero”, pensa che tu stia dicendo che siamo responsabili di tutti questi otto miliardi di persone, di ciò che sta accadendo in Somalia, dell’Africa affamata e così via. Siamo responsabili di questo?

Risposta: Sì.

Commento: Questa frase richiede qualche ulteriore spiegazione.

La mia risposta: Il fatto è che se ogni persona improvvisamente, diciamo, tramite un comando magico, volesse vedere tutti gli altri come suoi amici, il mondo cambierebbe. Indubbiamente! Ma poiché non ci crediamo perché ci sembra troppo irrealistico, continuiamo così come siamo.

Domanda: Ma siamo persone vere. Questo marito è una persona assolutamente reale. Lui vorrebbe sistemare le cose a casa, con i suoi amici, e tu dici: sistema le cose con il mondo intero, sii responsabile di questo.

Questo pensiero, questa azione può avvenire solo “tramite un comando magico”, giusto? Quindi, ci stai rimandando di nuovo al Creatore?

Risposta: Al Creatore.

Domanda: Costantemente?

Risposta: Sì.

Domanda: Quindi, arriva una persona con questo dolore dentro. Molte persone scrivono di provare questa empatia. Quale preghiera dovrebbe fare una persona al Creatore? Dovrebbe chiedere di cambiare tutto o cosa?

Risposta: Che il Creatore cambi almeno questa persona.

Domanda: Questa persona?

Risposta: Sì, affinché possa sentire il dolore del mondo intero e, in base a questo, relazionarsi con il mondo in modo diverso.

Domanda: È possibile non cadere a pezzi e sentire questo dolore? Non esplodere, non morire per questo?

Risposta: È possibile.

Domanda: Abbiamo parlato del fatto che i Kabbalisti aspiravano a questo, il loro obiettivo era sentire il mondo, il dolore del mondo.

Se una persona sente tutto il dolore del mondo, quali devono essere le sue azioni, puoi dirlo?

Risposta: Chiedere al Creatore di rendere il mondo migliore. Questo è tutto, niente di più. Colui che ha reso il mondo cattivo deve renderlo buono.

 

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 4/1/24

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Devi amare prima te stesso?

Domanda: Io non mi piaccio, ma tu dici: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Forse è necessario amare prima se stessi? Ma come?

Risposta: Comincia ad amare gli altri e poi vedrai quanto ami te stesso. Solo allora una persona comincia a capire che in realtà è un terribile egoista!

Domanda: Di solito questa frase viene tradotta così: “Prima amo me stesso e poi mi occuperò degli altri”. Ma tu la dici in modo diverso. Sforzati di andare verso gli altri, ama gli altri e poi vedrai quanto ami te stesso.
Quindi una persona deve forzatamente fare questo sforzo e iniziare a cercare di amare le persone. Allora apparirà un po’ di amarezza in lui? Cosa apparirà in lui?

Risposta: Vedrà che è diviso in una parte esterna e una interna, e che in realtà ama solo se stesso e solo per questo è pronto a esistere.
E poi, se capirà che deve ricostruire se stesso, avrà già bisogno di una qualche metodologia di correzione.

Domanda: E sono queste le persone che ci trovano?

Risposta: Sì
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Da  KabTV “News with Dr. Michael Laitman” 4/1/24

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Cosa fare quando i fratelli si odiano?

Da uno spettatore:

Perché i fratelli possono odiarsi così tanto? Vedo che la stessa cosa accade con le nazioni fraterne. È lo stesso con Israele e gli arabi. Siete fratelli, avete lo stesso padre: Abramo. E vi odiate l’un l’altro così tanto! Ho due figli, sono già adulti e non sono riuscito a riconciliarli. So che si uccideranno a vicenda quando si incontreranno. Perché Dio fa questo?

Risposta: Questa è una conseguenza della nostra natura, la natura egoistica del nostro mondo e di noi stessi. In ogni atomo, in ogni molecola, in ogni insieme di particelle viventi, tutto è costruito sull’idea di sopprimere gli altri e di essere al di sopra di loro. Questa è la natura: egoismo assoluto.

Domanda: Il nostro mondo è così?

Risposta: Sì.

Domanda: Bene, certo, questo è il mio atteggiamento verso gli altri, siano essi vicini o lontani. Ma perché con i fratelli?

Risposta: I fratelli sono anche peggio perché dentro di loro l’odio reciproco è costantemente in fermento poiché ciascuno crede inconsciamente che l’altro gli abbia portato via i genitori e viva a loro spese. Questa sensazione li fa combattere costantemente.

Domanda: Ma sono comunque fratelli, con gli stessi genitori. Come questa cosa può essere cambiata? Esistono metodi, percorsi o pratiche?

Risposta: No, non ce ne sono perché questo risale alla profondità del tempo, alla nascita del nostro mondo. E così continuerà fino a che noi decideremo di cambiare questo mondo dentro di noi!

Domanda: Ora ti stai avvicinando alla domanda che è stata posta alla fine: “Perché Dio ha fatto questo?”

Risposta: In modo che noi potessimo cambiare noi stessi.

Domanda: Vuol dire che finché ciascuno di questi fratelli non lavora su se stesso, tutto è destinato a fallire?

Risposta: Sì.

Commento: Tu lo dici spesso e Baal HaSulam, il grande Kabbalista, scrisse che il futuro dell’umanità è di diventare un’unica famiglia. Noi parliamo di fratellanza. Ma intendiamo una cosa diversa, intendiamo vicinanza.

La mia risposta: Quando il Bore lo desidera, noi lo faremo. Ma quando dobbiamo agire, allora vediamo quanto la natura sia contro di noi.

Domanda: Allora, non possiamo farlo con le nostre mani?

Risposta: No, non possiamo.

Domanda: Quindi cosa dobbiamo fare affinché il Bore faccia questo?

Risposta: SupplicaLo di cambiare la nostra natura.

Domanda: Devo sentirmi male a causa dell’ odio che provo per mio fratello?

Risposta: Sì.

Domanda: Ma ci sentiamo male quando odiamo nostro fratello, giusto? O no?

Risposta: No.

Domanda: È Lui che fa sì che io mi senta male per questo odio?

Risposta: Sì.

Domanda: Stai affidando ogni cosa a Lui? Lasci che sia Lui a occuparsene?

Risposta: Chi altrimenti?

Commento: Se tutto dipende da Lui, ci sentiamo scoraggiati. Non possiamo fare nulla. Lasciamo che sia Lui a occuparsi di tutto e basta.

La mia risposta: Tu puoi chiedere.

Domanda: In linea di principio abbiamo un solo lavoro, quello di chiedere?

Risposta: Chiedere al Bore.

 

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 4/1/24

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Il veleno è nella tua testa

Domanda: In un’antica parabola cinese una donna sposata che non sopportava i rimproveri della suocera decise di liberarsi di quest’ultima. Si recò da un mercante di erbe che era un conoscente di suo padre. Gli spiegò tutto e disse: “Voglio che tu mi venda del veleno”.

L’erborista rispose: “Va bene, ti aiuterò. Ma prima di tutto, non puoi avvelenare subito tua suocera perché la gente intuirebbe cosa è successo. Pertanto, ti darò delle erbe che la uccideranno gradualmente.

In secondo luogo, per evitare qualsiasi sospetto, devi domare la tua rabbia, imparare a rispettarla, amarla, ascoltarla ed avere pazienza. Così nessuno sospetterà di te quando morirà”.

La ragazza accettò, prese le erbe e cominciò ad aggiungerle al cibo della suocera. Imparò anche a controllarsi, ad ascoltare la suocera e a rispettarla. E così, sei mesi dopo erano già vicine

come madre e figlia. Poi la ragazza corse dall’erborista e implorò: “Per l’amor di Dio, salva mia suocera dal veleno che le ho dato! Io la amo!”. L’erborista rispose: “Non preoccuparti, ti ho dato solo delle spezie. Il veleno era solo nella tua testa e te ne sei liberata da sola”.

Voglio chiederti: ci uccidiamo a vicenda con le parole, continuamente. E chi è più furbo uccide gradualmente, non subito. Per non diventare il nemico, agisce attraverso gli altri, mette in giro voci sugli altri e così via. È nella nostra natura voler abbattere l’altro.

Perché non mi ferisce il fatto di umiliare tranquillamente un altro, di toglierlo di mezzo, di uccidere?

Risposta: Credo che l’altro non mi lasci vivere, che sia un mio nemico che mi vede ostacolare il suo cammino, e deve distruggermi.

Domanda: Perché ci è stata data questa natura, per vivere così?

Risposta: Tutto questo è per la stessa ragione: per correggere il nostro egoismo. Per convincerci che “ama il prossimo tuo come te stesso” è la legge principale del mondo.

Commento: In questo caso, a un certo punto deve farmi sentire in colpa il fatto di essere così.

Risposta: Sì, certo.

Domanda: Ora vedo tutte queste guerre, tutti questi omicidi direttamente, non direttamente, e così via. A che punto arriva la sensazione di: “Cosa sto facendo? È tutto dentro di me. Come posso uscirne?”.

Risposta: Nel momento dell’illuminazione.

Domanda: Quando avviene questo? Si può accelerare o fare qualcosa? Capisco che questo è il momento principale della vita, davvero. Che tutto è in me, che tutto è a causa mia, che io sono l’assassino. Può questo arrivare a una persona del tutto?

Risposta: Quando un uomo si convince di essere pieno di male, allora la sua vera natura si rivela in lui, non può più tollerarla e si rivolge al Creatore.

Domanda: Questo accade inaspettatamente per un uomo? O in un certo senso egli lo vuole già?

Risposta: No, questa illuminazione di solito arriva con una spinta molto seria.

Domanda: Quindi c’è qualcosa che precede, c’è una specie di spinta, dopo tutto?

Risposta: Sì.

Domanda: Quando questo viene rivelato a un uomo, la preghiera al Creatore diventa naturale? Ossia, la comprensione che tutto dipende solo da Lui?

Risposta: Sì, allora l’uomo si rivolge al Creatore, giudica se stesso, e, correggendosi, corregge il mondo che lo circonda.

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV del 15/4/24

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Gli scoiattoli e il senso della vita

Domanda: Due scoiattoli erano seduti sotto il caldo sole di settembre e uno chiese all’altro: “Dimmi, qual è il senso della vita?”.
Il secondo scoiattolo pensò e disse: “Ti ricordi l’anno scorso? C’era la siccità, la foresta bruciava, non c’era niente da mangiare, le volpi affamate ci cercavano e noi avevamo fame. Abbiamo dovuto correre per sopravvivere. Non stavamo cercando questo significato. Si scopre che allora ce n’era uno. Ora che siamo al sicuro, le volpi e le persone non ci danno fastidio, c’è cibo in abbondanza, la vita va bene, ma stiamo cercando questo significato. Significa forse che l’abbiamo perso?”.

La logica dello scoiattolo è ferrea. Perché non cerchiamo il senso della vita quando ci sentiamo bene?

Risposta: Perché? Non ci sono desideri; c’è abbastanza di tutto. Pertanto, non cerchiamo alcun significato nella vita. La vita è lì. È appagata? Sì. Ci dà ogni tipo di piacere? Sì.

Domanda: In questo modo la vita ha un senso?

Risposta: No, non ha un senso, ma non c’è sofferenza.

Domanda: Questo significa che il Creatore deve fare qualche trucco per farci cercare il senso della vita?

Risposta: Certamente.

Domanda: È necessario?

Risposta: Sì, come può essere altrimenti? Che dire di un bambino? Se non lo si costringe, non crescerà.

Domanda: Quindi devo sempre spingere. La tua conclusione è che una persona deve sperimentare la sofferenza.

Risposta: Sì, ma la gente non comprende. Pensano: “Eliminiamo la sofferenza dal mondo e il mondo sarà buono. Perché il Creatore non l’ha creato così?”. Perché altrimenti l’umanità non progredisce.

Domanda: Quando c’è il sole, usciamo, ci sentiamo bene, ci sorridiamo a vicenda e viviamo, viviamo, viviamo. Stai dicendo che in questo caso il mondo ristagna?

Risposta: Sì, vediamo il mondo intero, come giace lì, la gente muore, tutto va bene e marcisce.

Domanda: Questo se non c’è sofferenza?

Risposta: Sì.

Domanda: La gente non lo capirà mai. Una persona non vuole soffrire, non è vero?

Risposta: Sì, ma in linea di principio dobbiamo elevare il nostro livello mentale e le nostre esigenze e guardarci dall’esterno.

Domanda: In un modo o nell’altro, la sofferenza porta a qualcosa?

Risposta: La sofferenza porta alla consapevolezza della sua causa. Quando soffriamo, vogliamo sapere perché e come superarla.

Domanda: Qual è la causa principale della sofferenza? Deve portare a qualcosa un giorno.

Risposta: Gradualmente, la sofferenza porta l’umanità alla consapevolezza che l’uomo è l’intera causa della sofferenza.

Commento: Inizio con il fatto che il mio vicino, o i miei vicini, o il paese vicino…

Risposta: Abbiamo già affrontato questo argomento molto, molto tempo fa. Se volessimo davvero conoscere la causa della sofferenza, capiremmo subito che è nel nostro egoismo.

Domanda: È in noi? È la cosa principale che ci spinge?

Risposta: Sì.

Domanda: Nel momento in cui capisco che l’intera causa della sofferenza è in noi, nel nostro egoismo, cosa succede? La sofferenza cessa? Non c’è più bisogno di allontanarci?

Risposta: Certamente.

Commento: Se diciamo che il Creatore spinge l’umanità attraverso la sofferenza, allora si calma quando capiamo che l’intero problema è in noi.

Risposta: Non si calma. Il Creatore non ha bisogno di cambiare se stesso. Se noi cambiamo, la sofferenza scompare.

Domanda: Il problema è tutto in me. Finalmente l’ho capito. E poi? Quali sono i miei prossimi passi?

Risposta: Se mi sforzo di eliminare la sofferenza, ne cerco la causa. Se il mio odio per tutto ciò che mi circonda è la causa della mia sofferenza, cambio il mio atteggiamento verso tutto.

Domanda: Devo sempre sintonizzare il mio odio?

Risposta: Sì, gradualmente, cambiandolo, comincio a sentire che questo mi porta a una buona vita. Questo è tutto. Non appena mi elevo al di sopra di questo odio o lo sostituisco con l’amore e un atteggiamento caloroso, la sofferenza cessa.

Domanda: Come si chiama questa vita? Questa non è più la vita terrena, perché la nostra vita è diversa.

Risposta: Non importa. Chiamiamola terrena.

Domanda: È così che l’uomo e l’umanità iniziano a vivere?

Risposta: Sì.

Domanda: È possibile? Tui ci credi? Sembra logico.

Risposta: Non ci credo. Ma se vogliamo, possiamo renderci conto di come possiamo costringere il Creatore a cambiarci in modo da fare questo.

Commento: Cioè, sentiremmo che l’intera ragione…

Risposta: L’intera ragione è l’odio.

Domanda: E dovremmo chiedere a Lui?

Risposta: Sì, dobbiamo chiederglielo. Questo è tutto.

Commento: Questa è una psicologia diversa, la psicologia del “posso cambiare”. Tu dici che non posso cambiare.

La mia risposta: Non posso cambiare in nessun modo. L’unica cosa che posso fare è chiedere al Creatore di cambiarmi. E allora il sole splenderà.

Domanda: Non sentiamo né vediamo il Creatore. Pronunciamo la parola “Creatore” e, nonostante questo, il mio appello a ciò che non vedo e non conosco o capisco è efficace?

Risposta: Sì.
Domanda: Quindi tu sei a favore di una persona che non capisce nulla e si rivolge comunque al Creatore? Dici che funziona.

Risposta: Sì, funziona. Vediamo bambini piccoli e neonati che piangono. Non è chiaro per quale motivo piangano, ma è un segno dei loro sentimenti negativi.

Domanda: Piangono: “Fammi stare bene!”. Una persona deve fare lo stesso?

Risposta: Sì.

Domanda: Ma in linea di principio il suo grido dovrebbe essere, come dici tu: “Trasforma il mio odio, rendimi amorevole”?

Risposta: Ma questo è già cosciente, e ci sono altri stati.

Domanda: Questo è uno stato elevato. È a questo che dobbiamo arrivare, esattamente?

Risposta: Sì.
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Da “Notizie con il dott. Michael Laitman” di KabTV 3/4/24

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Vivi e gioisci!

Se avessi un figlio, gli direi che il mondo presenta un giocoso cambiamento di scene e in esso non bisogna cercare né un piano saggio né uno scopo elevato.
Se lui imparerà ad accettare i colpi del destino, ad amare la variabilità della vita e a non resistervi con tutta la forza della sua anima, allora diventerà la persona che Dio ha voluto che fosse (Milán Füst)

Domanda: Che intenzioni aveva Dio per noi?

Risposta: Non possiamo dirlo immediatamente. Arriverà solo come risultato di un grande lavoro su noi stessi. Allora arriveremo a una posizione in cui saremo soddisfatti dell’atteggiamento di Dio nei nostri confronti.

Domanda: Sarà importante per noi?

Risposta: Sì.

Domanda: Sei d’accordo con l’affermazione che “Nella vita non vale la pena cercare né un piano saggio né uno scopo elevato”?

Risposta: È perché una persona comune non può comunque farlo.

Domanda: Non può trovarli?

Risposta: Sì, è meglio se non cerca né il significato né lo scopo.

Domanda: E allora, come vivrà?

Risposta: Vivrà solo per vivere. Allora capirà ancora prima il significato di un tale atteggiamento del Creatore nei suoi confronti.

Domanda: Quindi, in questo modo semplice, solo vivendo, arriverà comunque a capire?

Risposta: Ci arriverà più velocemente.

Domanda: Più velocemente che se filosofeggiasse, vivesse, cercasse un significato e così via?

Risposta: Sì, senza dubbio.

Domanda: Come impariamo ad accettare tutti i colpi del destino? Qui si dice: “Accetta tutti i colpi del destino. Questo è un giocoso cambio di scene”, e così via. Come impariamo? Oggi il destino cambia bruscamente.

Risposta: Devi percepire tutto questo con una certa eccitazione, come un gioco. Come, ad esempio, quando l’avversario fa una mossa sulla scacchiera o sbatte una nuova carta sul tavolo e tu hai la visione della tua prossima mossa. Allora dovresti essere felice di essere in connessione con una tale persona. Vuoi rivelare il Creatore in connessione con lui.

Domanda: Ogni passo che faccio in risposta, è un’avventura? La mia avventura, quella interiore? E tutti i miei pensieri sono: “Come? Che cosa?”

Risposta: Sì.

Domanda: Poi hai detto la frase: “Ti trovi in ​​connessione con il Creatore”. Questo pensiero, anche se non ce l’ho, è esattamente ciò che conduce a un tale viaggio attraverso la vita?

Risposta: Sì, questo è ciò che vuoi raggiungere.

Domanda: È questa la destinazione finale del mio viaggio?

Risposta: Sì.

Domanda: Dicono che sia infinito.

Risposta: Sì, è infinito.

Domanda: Quindi cosa significa?

Risposta: Niente. Vivi e gioisci del tuo infinito.

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 28/12/23

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Libro numero uno

Domanda: Hai scritto il tuo libro Raggiungere i mondi superiori 30 anni fa, se non di più.
Questo libro viene pubblicato anche in formato audio. Ciò significa che sarà ancora più accessibile. Questo è il formato più accessibile oggi: la gente non legge. Preferiscono ascoltare in metropolitana o in auto.
Questo libro è diventato il libro numero uno per molti. Grazie a questo libro, molte persone si sono avvicinate alla Kabbalah e hanno riflettuto sul significato della vita.
Dimmi cosa hai messo in questo libro. Qual è il segreto?

Risposta: Mi sembra di aver semplicemente cercato di esprimere le mie impressioni sul mio incontro con la Kabbalah. Forse è perché questo libro è così diretto che le persone lo apprezzano così tanto.

Commento: Hai anche detto di averlo scritto in sole due settimane.

La mia risposta: Esatto.

Domanda: In che modo una persona ultima un libro in un periodo di tempo così breve?

Risposta: Quando è sotto pressione dall’interno, allora la persona riversa tutto sulla carta.

Domanda: Ti sentivi obbligato a riversare tutto su carta?

Risposta: Sì, altrimenti mi sarebbe pesato. È come partorire.

Domanda: Questo libro suona come un bambino?

Risposta: Sì.

Domanda: La versione audio di questo libro sta uscendo ora. La gente la ascolterà. In che modo l’ascolto è diverso dalla lettura? Cosa funziona di più o di meno in questo caso?

Risposta: La lettura è ancora più intima e l’ascolto non può sostituire la lettura.

Commento: Negli ultimi tempi l’umanità ascolta sempre di più gli audiolibri. Ma tu continui a incoraggiare la lettura alla vecchia maniera.

La mia risposta: Sono per la lettura. È una cosa molto intima. Non sostituirei l’una con l’altra.

Commento: Ma si può combinare in qualche modo. Ascoltare mentre si guida, quando non c’è la possibilità di leggere. E poi tornare a casa e leggere.

La mia risposta: Se ascolto qualcosa di simile internamente, non posso guidare un’auto e ascoltare. Ci sono dentro con tutti i miei sensi.

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Da Kab TV’s News con il Dott. Michael Laitman *3/25/24

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Quante strade si trovano davanti a noi?

Domanda: Un cavaliere si trovò davanti a un bivio, vide tre segni minacciosi e tornò a casa per imparare a leggere. La prima domanda che sorge è: quante strade abbiamo effettivamente davanti a noi? Su ognuna c’è scritto qualcosa. Potresti dirmi cosa c’è scritto sopra che non riusciamo a capire? Noi, che abbiamo finito la scuola, siamo ricercatori, dottori in scienze, non capiamo cosa c’è scritto. Dobbiamo tornare indietro e in qualche modo imparare a leggere. Cosa c’è scritto lì?

Risposta: Dice: “Non cercare la felicità, ma scoprila dentro di te”.

Domanda: E comunque non riusciamo a leggerlo. Che cosa mi impedisce di essere d’accordo e di seguire questa strada? O addirittura di leggerlo?

Risposta: Perché in realtà non esiste una strada. Non c’è nessuna strada. È solo una pietra che ti ferma. E ora devi imparare come raggiungere quella libertà interiore nel punto in cui ti trovi. In linea di principio, non è necessario andare da nessuna parte. Stando davanti a questa pietra ora, devi trovare la verità. Cioè, un individuo deve entrare dentro se stesso. E poi tutto si risolverà per lui.

Domanda: Cosa troverò dentro di me?

Risposta: Troverai te stesso: chi sono, cosa sono, per cosa, perché e cosa voglio trovare. Troverai tutto questo solo dentro di te.

Domanda: Diciamo che la natura di una persona è in gran parte nota. È il desiderio di ricevere: l’egoismo. Cosa troverò lì oltre a questo?

Risposta: Tutto inizia con l’egoismo.

Domanda: Quindi il punto di partenza sarà in qualche modo lì. Capirò che questa è la mia natura, è così?
Risposta: Sì, e come posso controllarla questa mia natura.

Commento: Sento che non mi porta a una grande felicità.

La mia risposta: Non mi porta alla felicità. Mi ha portato su questa strada e io devo continuare a percorrerla. Dove? Che cosa? Non si sa nulla e non c’è un punto. E io cercherò per tutti i miserabili anni che mi restano finché non ritornerò alla stessa pietra, allo stesso bivio, solo più stanco, con i capelli grigi, come Don Chisciotte su un cavallo morto. E questo è tutto.

Domanda: E questo è tutto? Ed è la mia natura che ha fatto girare tutto questo per me?

Risposta: Sì.

Domanda: È meglio che questa considerazione avvenga prima piuttosto che dopo?

Risposta: Certo!

Domanda: È questa la strada che devo indagare?

Risposta: Sì.

Domanda: È il destino di ogni persona arrivare alla “pietra” e trovarsi davanti ad essa in questo modo?

Risposta: Tutti hanno questa opportunità. Ma fino a che punto uno sia disposto ad accontentarsi di questo e a fermarsi a questo, non lo so.

Domanda: Quindi, pensi che molti di coloro che si sono avviati su quelle strade e percorrono quelle strade, stiano sbagliando?

Risposta: Sì.

Commento: Il nostro ego ci guida, e ci chiede di correre lungo le strade? Ma noi dovremmo fermarci, non correre da nessuna parte.

La mia risposta: Dovremmo fermarci, pensare e tornare indietro.

Domanda: E tornare a casa?

Risposta: Sì.

Domanda: Qui dice: “Torna a casa, impara a leggere”. Impara a leggere. Cosa significa imparare a leggere?

Risposta: Imparare a leggere significa decifrare correttamente le domande che sorgono nel tuo cuore. In realtà queste sono le domande. E leggere, direi che è come quello che ti dice il tuo cuore. Impara ad ascoltarlo, a parlargli e a sentirti appagato con ciò che il tuo cuore ti suggerisce.

Domanda: Il cuore, che cosa è?

Risposta: Il cuore è il mio “io”.

Domanda: Non è la mente?

Risposta: No, il cuore sono “io”. E voglio sentirmi, conoscermi, scoprirmi come se parlassi a me stesso stando di fronte a me stesso. Questo significa parlare con il tuo cuore.

Domanda: Quindi devo davvero stare di fronte a me stesso? E per tutto questo tempo sto fuggendo da questo mio “io”?

Risposta: Sì, stiamo scappando da noi stessi. Io sto sempre davanti a me stesso e sto fuggendo da questo.

Commento: Ci deve essere lì qualcosa che non vogliamo conoscere.

La mia risposta: Non voglio parlarne.

Domanda: È questo che significa “imparare a leggere”? Imparare a leggere significa parlare direttamente con me stesso?

Risposta: Sì.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 15/01/24

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Costruire la felicità

Domanda: Esiste una festività chiamata Giornata Internazionale della Felicità. Probabilmente l’idea è che non c’è molta felicità e forse si può festeggiare in qualche modo in un giorno. È un dato di fatto che le persone siano sempre meno felici. Come pensi si possa diventare felici?

Risposta: Non credo che sia possibile.
Si può solo costruire o creare la felicità. C’è felicità relativa quando cedo il passo al mio compagno di vita e lui a me, quando pensiamo l’uno all’altro affinché l’altro sia felice; si tratta di piccole cose. E proprio così, lentamente ci abituiamo ad augurare agli altri la felicità ogni minuto, ogni mezz’ora, ogni ora.
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Cos’è l’unicità ebraica?

Domanda: Cosa ci rende unici?

Risposta: La nostra unicità sta nel fatto che mostriamo all’umanità la strada giusta da percorrere, e se non la mostriamo, l’umanità semplicemente perirà nelle lotte civili, nelle guerre, in qualsiasi cosa.
Ora la natura ci spinge a prepararci per la pace, l’amicizia e la comprensione reciproca, affinché rinunciamo a molti dei nostri obiettivi, compresi quelli completamente inutili, ed esistiamo solo per l’amore del prossimo.
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Da “Notizie con il Dottor Michael Laitman” di KabTV del 2/12

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