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Devi amare prima te stesso?

Domanda: Io non mi piaccio, ma tu dici: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Forse è necessario amare prima se stessi? Ma come?

Risposta: Comincia ad amare gli altri e poi vedrai quanto ami te stesso. Solo allora una persona comincia a capire che in realtà è un terribile egoista!

Domanda: Di solito questa frase viene tradotta così: “Prima amo me stesso e poi mi occuperò degli altri”. Ma tu la dici in modo diverso. Sforzati di andare verso gli altri, ama gli altri e poi vedrai quanto ami te stesso.
Quindi una persona deve forzatamente fare questo sforzo e iniziare a cercare di amare le persone. Allora apparirà un po’ di amarezza in lui? Cosa apparirà in lui?

Risposta: Vedrà che è diviso in una parte esterna e una interna, e che in realtà ama solo se stesso e solo per questo è pronto a esistere.
E poi, se capirà che deve ricostruire se stesso, avrà già bisogno di una qualche metodologia di correzione.

Domanda: E sono queste le persone che ci trovano?

Risposta: Sì
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Da  KabTV “News with Dr. Michael Laitman” 4/1/24

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Cosa fare quando i fratelli si odiano?

Da uno spettatore:

Perché i fratelli possono odiarsi così tanto? Vedo che la stessa cosa accade con le nazioni fraterne. È lo stesso con Israele e gli arabi. Siete fratelli, avete lo stesso padre: Abramo. E vi odiate l’un l’altro così tanto! Ho due figli, sono già adulti e non sono riuscito a riconciliarli. So che si uccideranno a vicenda quando si incontreranno. Perché Dio fa questo?

Risposta: Questa è una conseguenza della nostra natura, la natura egoistica del nostro mondo e di noi stessi. In ogni atomo, in ogni molecola, in ogni insieme di particelle viventi, tutto è costruito sull’idea di sopprimere gli altri e di essere al di sopra di loro. Questa è la natura: egoismo assoluto.

Domanda: Il nostro mondo è così?

Risposta: Sì.

Domanda: Bene, certo, questo è il mio atteggiamento verso gli altri, siano essi vicini o lontani. Ma perché con i fratelli?

Risposta: I fratelli sono anche peggio perché dentro di loro l’odio reciproco è costantemente in fermento poiché ciascuno crede inconsciamente che l’altro gli abbia portato via i genitori e viva a loro spese. Questa sensazione li fa combattere costantemente.

Domanda: Ma sono comunque fratelli, con gli stessi genitori. Come questa cosa può essere cambiata? Esistono metodi, percorsi o pratiche?

Risposta: No, non ce ne sono perché questo risale alla profondità del tempo, alla nascita del nostro mondo. E così continuerà fino a che noi decideremo di cambiare questo mondo dentro di noi!

Domanda: Ora ti stai avvicinando alla domanda che è stata posta alla fine: “Perché Dio ha fatto questo?”

Risposta: In modo che noi potessimo cambiare noi stessi.

Domanda: Vuol dire che finché ciascuno di questi fratelli non lavora su se stesso, tutto è destinato a fallire?

Risposta: Sì.

Commento: Tu lo dici spesso e Baal HaSulam, il grande Kabbalista, scrisse che il futuro dell’umanità è di diventare un’unica famiglia. Noi parliamo di fratellanza. Ma intendiamo una cosa diversa, intendiamo vicinanza.

La mia risposta: Quando il Bore lo desidera, noi lo faremo. Ma quando dobbiamo agire, allora vediamo quanto la natura sia contro di noi.

Domanda: Allora, non possiamo farlo con le nostre mani?

Risposta: No, non possiamo.

Domanda: Quindi cosa dobbiamo fare affinché il Bore faccia questo?

Risposta: SupplicaLo di cambiare la nostra natura.

Domanda: Devo sentirmi male a causa dell’ odio che provo per mio fratello?

Risposta: Sì.

Domanda: Ma ci sentiamo male quando odiamo nostro fratello, giusto? O no?

Risposta: No.

Domanda: È Lui che fa sì che io mi senta male per questo odio?

Risposta: Sì.

Domanda: Stai affidando ogni cosa a Lui? Lasci che sia Lui a occuparsene?

Risposta: Chi altrimenti?

Commento: Se tutto dipende da Lui, ci sentiamo scoraggiati. Non possiamo fare nulla. Lasciamo che sia Lui a occuparsi di tutto e basta.

La mia risposta: Tu puoi chiedere.

Domanda: In linea di principio abbiamo un solo lavoro, quello di chiedere?

Risposta: Chiedere al Bore.

 

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 4/1/24

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Il veleno è nella tua testa

Domanda: In un’antica parabola cinese una donna sposata che non sopportava i rimproveri della suocera decise di liberarsi di quest’ultima. Si recò da un mercante di erbe che era un conoscente di suo padre. Gli spiegò tutto e disse: “Voglio che tu mi venda del veleno”.

L’erborista rispose: “Va bene, ti aiuterò. Ma prima di tutto, non puoi avvelenare subito tua suocera perché la gente intuirebbe cosa è successo. Pertanto, ti darò delle erbe che la uccideranno gradualmente.

In secondo luogo, per evitare qualsiasi sospetto, devi domare la tua rabbia, imparare a rispettarla, amarla, ascoltarla ed avere pazienza. Così nessuno sospetterà di te quando morirà”.

La ragazza accettò, prese le erbe e cominciò ad aggiungerle al cibo della suocera. Imparò anche a controllarsi, ad ascoltare la suocera e a rispettarla. E così, sei mesi dopo erano già vicine

come madre e figlia. Poi la ragazza corse dall’erborista e implorò: “Per l’amor di Dio, salva mia suocera dal veleno che le ho dato! Io la amo!”. L’erborista rispose: “Non preoccuparti, ti ho dato solo delle spezie. Il veleno era solo nella tua testa e te ne sei liberata da sola”.

Voglio chiederti: ci uccidiamo a vicenda con le parole, continuamente. E chi è più furbo uccide gradualmente, non subito. Per non diventare il nemico, agisce attraverso gli altri, mette in giro voci sugli altri e così via. È nella nostra natura voler abbattere l’altro.

Perché non mi ferisce il fatto di umiliare tranquillamente un altro, di toglierlo di mezzo, di uccidere?

Risposta: Credo che l’altro non mi lasci vivere, che sia un mio nemico che mi vede ostacolare il suo cammino, e deve distruggermi.

Domanda: Perché ci è stata data questa natura, per vivere così?

Risposta: Tutto questo è per la stessa ragione: per correggere il nostro egoismo. Per convincerci che “ama il prossimo tuo come te stesso” è la legge principale del mondo.

Commento: In questo caso, a un certo punto deve farmi sentire in colpa il fatto di essere così.

Risposta: Sì, certo.

Domanda: Ora vedo tutte queste guerre, tutti questi omicidi direttamente, non direttamente, e così via. A che punto arriva la sensazione di: “Cosa sto facendo? È tutto dentro di me. Come posso uscirne?”.

Risposta: Nel momento dell’illuminazione.

Domanda: Quando avviene questo? Si può accelerare o fare qualcosa? Capisco che questo è il momento principale della vita, davvero. Che tutto è in me, che tutto è a causa mia, che io sono l’assassino. Può questo arrivare a una persona del tutto?

Risposta: Quando un uomo si convince di essere pieno di male, allora la sua vera natura si rivela in lui, non può più tollerarla e si rivolge al Creatore.

Domanda: Questo accade inaspettatamente per un uomo? O in un certo senso egli lo vuole già?

Risposta: No, questa illuminazione di solito arriva con una spinta molto seria.

Domanda: Quindi c’è qualcosa che precede, c’è una specie di spinta, dopo tutto?

Risposta: Sì.

Domanda: Quando questo viene rivelato a un uomo, la preghiera al Creatore diventa naturale? Ossia, la comprensione che tutto dipende solo da Lui?

Risposta: Sì, allora l’uomo si rivolge al Creatore, giudica se stesso, e, correggendosi, corregge il mondo che lo circonda.

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV del 15/4/24

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Gli scoiattoli e il senso della vita

Domanda: Due scoiattoli erano seduti sotto il caldo sole di settembre e uno chiese all’altro: “Dimmi, qual è il senso della vita?”.
Il secondo scoiattolo pensò e disse: “Ti ricordi l’anno scorso? C’era la siccità, la foresta bruciava, non c’era niente da mangiare, le volpi affamate ci cercavano e noi avevamo fame. Abbiamo dovuto correre per sopravvivere. Non stavamo cercando questo significato. Si scopre che allora ce n’era uno. Ora che siamo al sicuro, le volpi e le persone non ci danno fastidio, c’è cibo in abbondanza, la vita va bene, ma stiamo cercando questo significato. Significa forse che l’abbiamo perso?”.

La logica dello scoiattolo è ferrea. Perché non cerchiamo il senso della vita quando ci sentiamo bene?

Risposta: Perché? Non ci sono desideri; c’è abbastanza di tutto. Pertanto, non cerchiamo alcun significato nella vita. La vita è lì. È appagata? Sì. Ci dà ogni tipo di piacere? Sì.

Domanda: In questo modo la vita ha un senso?

Risposta: No, non ha un senso, ma non c’è sofferenza.

Domanda: Questo significa che il Creatore deve fare qualche trucco per farci cercare il senso della vita?

Risposta: Certamente.

Domanda: È necessario?

Risposta: Sì, come può essere altrimenti? Che dire di un bambino? Se non lo si costringe, non crescerà.

Domanda: Quindi devo sempre spingere. La tua conclusione è che una persona deve sperimentare la sofferenza.

Risposta: Sì, ma la gente non comprende. Pensano: “Eliminiamo la sofferenza dal mondo e il mondo sarà buono. Perché il Creatore non l’ha creato così?”. Perché altrimenti l’umanità non progredisce.

Domanda: Quando c’è il sole, usciamo, ci sentiamo bene, ci sorridiamo a vicenda e viviamo, viviamo, viviamo. Stai dicendo che in questo caso il mondo ristagna?

Risposta: Sì, vediamo il mondo intero, come giace lì, la gente muore, tutto va bene e marcisce.

Domanda: Questo se non c’è sofferenza?

Risposta: Sì.

Domanda: La gente non lo capirà mai. Una persona non vuole soffrire, non è vero?

Risposta: Sì, ma in linea di principio dobbiamo elevare il nostro livello mentale e le nostre esigenze e guardarci dall’esterno.

Domanda: In un modo o nell’altro, la sofferenza porta a qualcosa?

Risposta: La sofferenza porta alla consapevolezza della sua causa. Quando soffriamo, vogliamo sapere perché e come superarla.

Domanda: Qual è la causa principale della sofferenza? Deve portare a qualcosa un giorno.

Risposta: Gradualmente, la sofferenza porta l’umanità alla consapevolezza che l’uomo è l’intera causa della sofferenza.

Commento: Inizio con il fatto che il mio vicino, o i miei vicini, o il paese vicino…

Risposta: Abbiamo già affrontato questo argomento molto, molto tempo fa. Se volessimo davvero conoscere la causa della sofferenza, capiremmo subito che è nel nostro egoismo.

Domanda: È in noi? È la cosa principale che ci spinge?

Risposta: Sì.

Domanda: Nel momento in cui capisco che l’intera causa della sofferenza è in noi, nel nostro egoismo, cosa succede? La sofferenza cessa? Non c’è più bisogno di allontanarci?

Risposta: Certamente.

Commento: Se diciamo che il Creatore spinge l’umanità attraverso la sofferenza, allora si calma quando capiamo che l’intero problema è in noi.

Risposta: Non si calma. Il Creatore non ha bisogno di cambiare se stesso. Se noi cambiamo, la sofferenza scompare.

Domanda: Il problema è tutto in me. Finalmente l’ho capito. E poi? Quali sono i miei prossimi passi?

Risposta: Se mi sforzo di eliminare la sofferenza, ne cerco la causa. Se il mio odio per tutto ciò che mi circonda è la causa della mia sofferenza, cambio il mio atteggiamento verso tutto.

Domanda: Devo sempre sintonizzare il mio odio?

Risposta: Sì, gradualmente, cambiandolo, comincio a sentire che questo mi porta a una buona vita. Questo è tutto. Non appena mi elevo al di sopra di questo odio o lo sostituisco con l’amore e un atteggiamento caloroso, la sofferenza cessa.

Domanda: Come si chiama questa vita? Questa non è più la vita terrena, perché la nostra vita è diversa.

Risposta: Non importa. Chiamiamola terrena.

Domanda: È così che l’uomo e l’umanità iniziano a vivere?

Risposta: Sì.

Domanda: È possibile? Tui ci credi? Sembra logico.

Risposta: Non ci credo. Ma se vogliamo, possiamo renderci conto di come possiamo costringere il Creatore a cambiarci in modo da fare questo.

Commento: Cioè, sentiremmo che l’intera ragione…

Risposta: L’intera ragione è l’odio.

Domanda: E dovremmo chiedere a Lui?

Risposta: Sì, dobbiamo chiederglielo. Questo è tutto.

Commento: Questa è una psicologia diversa, la psicologia del “posso cambiare”. Tu dici che non posso cambiare.

La mia risposta: Non posso cambiare in nessun modo. L’unica cosa che posso fare è chiedere al Creatore di cambiarmi. E allora il sole splenderà.

Domanda: Non sentiamo né vediamo il Creatore. Pronunciamo la parola “Creatore” e, nonostante questo, il mio appello a ciò che non vedo e non conosco o capisco è efficace?

Risposta: Sì.
Domanda: Quindi tu sei a favore di una persona che non capisce nulla e si rivolge comunque al Creatore? Dici che funziona.

Risposta: Sì, funziona. Vediamo bambini piccoli e neonati che piangono. Non è chiaro per quale motivo piangano, ma è un segno dei loro sentimenti negativi.

Domanda: Piangono: “Fammi stare bene!”. Una persona deve fare lo stesso?

Risposta: Sì.

Domanda: Ma in linea di principio il suo grido dovrebbe essere, come dici tu: “Trasforma il mio odio, rendimi amorevole”?

Risposta: Ma questo è già cosciente, e ci sono altri stati.

Domanda: Questo è uno stato elevato. È a questo che dobbiamo arrivare, esattamente?

Risposta: Sì.
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Da “Notizie con il dott. Michael Laitman” di KabTV 3/4/24

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Vivi e gioisci!

Se avessi un figlio, gli direi che il mondo presenta un giocoso cambiamento di scene e in esso non bisogna cercare né un piano saggio né uno scopo elevato.
Se lui imparerà ad accettare i colpi del destino, ad amare la variabilità della vita e a non resistervi con tutta la forza della sua anima, allora diventerà la persona che Dio ha voluto che fosse (Milán Füst)

Domanda: Che intenzioni aveva Dio per noi?

Risposta: Non possiamo dirlo immediatamente. Arriverà solo come risultato di un grande lavoro su noi stessi. Allora arriveremo a una posizione in cui saremo soddisfatti dell’atteggiamento di Dio nei nostri confronti.

Domanda: Sarà importante per noi?

Risposta: Sì.

Domanda: Sei d’accordo con l’affermazione che “Nella vita non vale la pena cercare né un piano saggio né uno scopo elevato”?

Risposta: È perché una persona comune non può comunque farlo.

Domanda: Non può trovarli?

Risposta: Sì, è meglio se non cerca né il significato né lo scopo.

Domanda: E allora, come vivrà?

Risposta: Vivrà solo per vivere. Allora capirà ancora prima il significato di un tale atteggiamento del Creatore nei suoi confronti.

Domanda: Quindi, in questo modo semplice, solo vivendo, arriverà comunque a capire?

Risposta: Ci arriverà più velocemente.

Domanda: Più velocemente che se filosofeggiasse, vivesse, cercasse un significato e così via?

Risposta: Sì, senza dubbio.

Domanda: Come impariamo ad accettare tutti i colpi del destino? Qui si dice: “Accetta tutti i colpi del destino. Questo è un giocoso cambio di scene”, e così via. Come impariamo? Oggi il destino cambia bruscamente.

Risposta: Devi percepire tutto questo con una certa eccitazione, come un gioco. Come, ad esempio, quando l’avversario fa una mossa sulla scacchiera o sbatte una nuova carta sul tavolo e tu hai la visione della tua prossima mossa. Allora dovresti essere felice di essere in connessione con una tale persona. Vuoi rivelare il Creatore in connessione con lui.

Domanda: Ogni passo che faccio in risposta, è un’avventura? La mia avventura, quella interiore? E tutti i miei pensieri sono: “Come? Che cosa?”

Risposta: Sì.

Domanda: Poi hai detto la frase: “Ti trovi in ​​connessione con il Creatore”. Questo pensiero, anche se non ce l’ho, è esattamente ciò che conduce a un tale viaggio attraverso la vita?

Risposta: Sì, questo è ciò che vuoi raggiungere.

Domanda: È questa la destinazione finale del mio viaggio?

Risposta: Sì.

Domanda: Dicono che sia infinito.

Risposta: Sì, è infinito.

Domanda: Quindi cosa significa?

Risposta: Niente. Vivi e gioisci del tuo infinito.

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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 28/12/23

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Libro numero uno

Domanda: Hai scritto il tuo libro Raggiungere i mondi superiori 30 anni fa, se non di più.
Questo libro viene pubblicato anche in formato audio. Ciò significa che sarà ancora più accessibile. Questo è il formato più accessibile oggi: la gente non legge. Preferiscono ascoltare in metropolitana o in auto.
Questo libro è diventato il libro numero uno per molti. Grazie a questo libro, molte persone si sono avvicinate alla Kabbalah e hanno riflettuto sul significato della vita.
Dimmi cosa hai messo in questo libro. Qual è il segreto?

Risposta: Mi sembra di aver semplicemente cercato di esprimere le mie impressioni sul mio incontro con la Kabbalah. Forse è perché questo libro è così diretto che le persone lo apprezzano così tanto.

Commento: Hai anche detto di averlo scritto in sole due settimane.

La mia risposta: Esatto.

Domanda: In che modo una persona ultima un libro in un periodo di tempo così breve?

Risposta: Quando è sotto pressione dall’interno, allora la persona riversa tutto sulla carta.

Domanda: Ti sentivi obbligato a riversare tutto su carta?

Risposta: Sì, altrimenti mi sarebbe pesato. È come partorire.

Domanda: Questo libro suona come un bambino?

Risposta: Sì.

Domanda: La versione audio di questo libro sta uscendo ora. La gente la ascolterà. In che modo l’ascolto è diverso dalla lettura? Cosa funziona di più o di meno in questo caso?

Risposta: La lettura è ancora più intima e l’ascolto non può sostituire la lettura.

Commento: Negli ultimi tempi l’umanità ascolta sempre di più gli audiolibri. Ma tu continui a incoraggiare la lettura alla vecchia maniera.

La mia risposta: Sono per la lettura. È una cosa molto intima. Non sostituirei l’una con l’altra.

Commento: Ma si può combinare in qualche modo. Ascoltare mentre si guida, quando non c’è la possibilità di leggere. E poi tornare a casa e leggere.

La mia risposta: Se ascolto qualcosa di simile internamente, non posso guidare un’auto e ascoltare. Ci sono dentro con tutti i miei sensi.

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Da Kab TV’s News con il Dott. Michael Laitman *3/25/24

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Quante strade si trovano davanti a noi?

Domanda: Un cavaliere si trovò davanti a un bivio, vide tre segni minacciosi e tornò a casa per imparare a leggere. La prima domanda che sorge è: quante strade abbiamo effettivamente davanti a noi? Su ognuna c’è scritto qualcosa. Potresti dirmi cosa c’è scritto sopra che non riusciamo a capire? Noi, che abbiamo finito la scuola, siamo ricercatori, dottori in scienze, non capiamo cosa c’è scritto. Dobbiamo tornare indietro e in qualche modo imparare a leggere. Cosa c’è scritto lì?

Risposta: Dice: “Non cercare la felicità, ma scoprila dentro di te”.

Domanda: E comunque non riusciamo a leggerlo. Che cosa mi impedisce di essere d’accordo e di seguire questa strada? O addirittura di leggerlo?

Risposta: Perché in realtà non esiste una strada. Non c’è nessuna strada. È solo una pietra che ti ferma. E ora devi imparare come raggiungere quella libertà interiore nel punto in cui ti trovi. In linea di principio, non è necessario andare da nessuna parte. Stando davanti a questa pietra ora, devi trovare la verità. Cioè, un individuo deve entrare dentro se stesso. E poi tutto si risolverà per lui.

Domanda: Cosa troverò dentro di me?

Risposta: Troverai te stesso: chi sono, cosa sono, per cosa, perché e cosa voglio trovare. Troverai tutto questo solo dentro di te.

Domanda: Diciamo che la natura di una persona è in gran parte nota. È il desiderio di ricevere: l’egoismo. Cosa troverò lì oltre a questo?

Risposta: Tutto inizia con l’egoismo.

Domanda: Quindi il punto di partenza sarà in qualche modo lì. Capirò che questa è la mia natura, è così?
Risposta: Sì, e come posso controllarla questa mia natura.

Commento: Sento che non mi porta a una grande felicità.

La mia risposta: Non mi porta alla felicità. Mi ha portato su questa strada e io devo continuare a percorrerla. Dove? Che cosa? Non si sa nulla e non c’è un punto. E io cercherò per tutti i miserabili anni che mi restano finché non ritornerò alla stessa pietra, allo stesso bivio, solo più stanco, con i capelli grigi, come Don Chisciotte su un cavallo morto. E questo è tutto.

Domanda: E questo è tutto? Ed è la mia natura che ha fatto girare tutto questo per me?

Risposta: Sì.

Domanda: È meglio che questa considerazione avvenga prima piuttosto che dopo?

Risposta: Certo!

Domanda: È questa la strada che devo indagare?

Risposta: Sì.

Domanda: È il destino di ogni persona arrivare alla “pietra” e trovarsi davanti ad essa in questo modo?

Risposta: Tutti hanno questa opportunità. Ma fino a che punto uno sia disposto ad accontentarsi di questo e a fermarsi a questo, non lo so.

Domanda: Quindi, pensi che molti di coloro che si sono avviati su quelle strade e percorrono quelle strade, stiano sbagliando?

Risposta: Sì.

Commento: Il nostro ego ci guida, e ci chiede di correre lungo le strade? Ma noi dovremmo fermarci, non correre da nessuna parte.

La mia risposta: Dovremmo fermarci, pensare e tornare indietro.

Domanda: E tornare a casa?

Risposta: Sì.

Domanda: Qui dice: “Torna a casa, impara a leggere”. Impara a leggere. Cosa significa imparare a leggere?

Risposta: Imparare a leggere significa decifrare correttamente le domande che sorgono nel tuo cuore. In realtà queste sono le domande. E leggere, direi che è come quello che ti dice il tuo cuore. Impara ad ascoltarlo, a parlargli e a sentirti appagato con ciò che il tuo cuore ti suggerisce.

Domanda: Il cuore, che cosa è?

Risposta: Il cuore è il mio “io”.

Domanda: Non è la mente?

Risposta: No, il cuore sono “io”. E voglio sentirmi, conoscermi, scoprirmi come se parlassi a me stesso stando di fronte a me stesso. Questo significa parlare con il tuo cuore.

Domanda: Quindi devo davvero stare di fronte a me stesso? E per tutto questo tempo sto fuggendo da questo mio “io”?

Risposta: Sì, stiamo scappando da noi stessi. Io sto sempre davanti a me stesso e sto fuggendo da questo.

Commento: Ci deve essere lì qualcosa che non vogliamo conoscere.

La mia risposta: Non voglio parlarne.

Domanda: È questo che significa “imparare a leggere”? Imparare a leggere significa parlare direttamente con me stesso?

Risposta: Sì.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 15/01/24

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Costruire la felicità

Domanda: Esiste una festività chiamata Giornata Internazionale della Felicità. Probabilmente l’idea è che non c’è molta felicità e forse si può festeggiare in qualche modo in un giorno. È un dato di fatto che le persone siano sempre meno felici. Come pensi si possa diventare felici?

Risposta: Non credo che sia possibile.
Si può solo costruire o creare la felicità. C’è felicità relativa quando cedo il passo al mio compagno di vita e lui a me, quando pensiamo l’uno all’altro affinché l’altro sia felice; si tratta di piccole cose. E proprio così, lentamente ci abituiamo ad augurare agli altri la felicità ogni minuto, ogni mezz’ora, ogni ora.
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Cos’è l’unicità ebraica?

Domanda: Cosa ci rende unici?

Risposta: La nostra unicità sta nel fatto che mostriamo all’umanità la strada giusta da percorrere, e se non la mostriamo, l’umanità semplicemente perirà nelle lotte civili, nelle guerre, in qualsiasi cosa.
Ora la natura ci spinge a prepararci per la pace, l’amicizia e la comprensione reciproca, affinché rinunciamo a molti dei nostri obiettivi, compresi quelli completamente inutili, ed esistiamo solo per l’amore del prossimo.
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Da “Notizie con il Dottor Michael Laitman” di KabTV del 2/12

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La Via del Coraggio passa attraverso la Timidezza

Domanda: La Timidezza voleva nascondersi da se stessa. Ma dove? L’Astuzia gli consigliò: “Perché non ti stabilisci con il Coraggio, con lui non è così spaventoso”. La Timidezza andò dal coraggio, ma ebbe paura di bussare alla porta, quindi si sdraiò sull’uscio. Da allora, la strada per il coraggio passa attraverso la timidezza.
È vero?

Risposta: Sì, perché con una natura egoistica è impossibile raggiungere il coraggio senza la paura. Come affrontano tutto questo le persone coraggiose? È perché superano la timidezza.

Domanda: Quindi più una persona è timida e più supera la timidezza, più è coraggiosa? Quindi fondamentalmente siamo timidi?

Risposta: Sì, perché dentro di noi abbiamo l’egoismo. Questo ci impedisce di agire in modo sconsiderato contro noi stessi; dove c’è la possibilità di farci del male, non lo permette.

Domanda: Quindi c’è sempre un rischio?

Risposta: Sì.

Domanda: Ed è il nostro egoismo a causare tutto ciò? Perché allora la timidezza è così disprezzata?

Risposta: La timidezza è disprezzata, ma è importante capire che è un sentimento umano e molto forte. Ci protegge, tra l’altro, da molti problemi che potremmo causare a noi stessi e agli altri.

Domanda: Quindi una persona che ammette di essere timida non è disprezzata da te?

Risposta: No, non è disprezzata. Devi solo sapere come bilanciare questa forza e prenderti cura di te in ogni situazione tenendo conto di quanto è necessario.

Domanda: Esiste il coraggio senza la paura?

Risposta: No, solo se si tratta di uno stato patologico.

Domanda: Quindi la consideri una patologia quando c’è una totale incoscienza?

Risposta: Certo. Guarda gli animali, come si comportano. Non attaccano incautamente nessuno. Controllano, fanno dei cerchi e così via. E solo allora, se necessario, si buttano in avanti.

Commento: Sì, è vero. Solo nei cani rabbiosi, a quanto pare, questo è disabilitato.

La mia risposta: Sì.

Commento: Quindi è effettivamente una patologia se una persona è puramente spericolata, coraggiosa, come si suol dire.

La mia risposta: Questo non è coraggio.

Domanda: Come dovrebbero essere allevati i bambini? Quando diciamo a un bambino: “Non essere timido, sii coraggioso”.

Risposta: Pondera tutto.

Domanda: Con chi stai parlando in questo momento?

Risposta: Al bambino. Soppesa tutto ciò che è a favore e contro. E solo se sei convinto che non ci sia altra via, attacca.

Commento: Ora ti stai rivolgendo al bambino come a un adulto, come a qualcuno dotato di saggezza.

La mia risposta: Cosa puoi fare? Anche con gli adulti è così.

Domanda: Ma dovrebbe essere questo l’atteggiamento nei confronti di un bambino? Quindi valuta, pondera tutto, a favore e contro? E solo dopo questo…?

Risposta: Sì.

Domanda: È questa la cosiddetta educazione?

Risposta: Certo.

Domanda: Un bambino può farlo?

Risposta: Possono farlo. Dato che questa cautela, timidezza, può aiutarli.

Domanda: Di che età del bambino stai parlando?

Risposta: Un bambino piccolo. Dai tre anni.

Domanda: Puoi dire “ponderare” a un bambino di tre anni? Sederti davanti a loro e dire “pondera”? Si può trattare un bambino come un adulto già da una così giovane età?

Risposta: Sì.

Domanda: Se un genitore si comporta così, cosa dici riguardo al genitore?

Risposta: Che il genitore insegna al proprio figlio un approccio equilibrato col mondo.
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Da “Notizie con il Dr. Michael Laitman” di KabTV 22/01/24

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