Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Come si può risvegliare la preghiera del cuore?

Domanda: Come possiamo far sì che le parole di una preghiera risveglino una preghiera dal cuore, preferibilmente dal cuore comune?

Risposta: Questa è davvero una domanda reale. Sembrerebbe che ognuno di noi abbia una sorta di Hisaron (mancanza). Ma cosa manca affinché le nostre sensazioni individuali di esilio in quella disconnessione dal Creatore, possano fondersi in un unico desiderio comune? Non è affatto semplice.

Quali sono i desideri che il gruppo non può soddisfare? Sono desideri che si uniscono ai desideri di altri gruppi e, insieme, rivelano una richiesta più completa e perfetta, a cui il Creatore risponderà sicuramente.

Oltre a questo, non posso spiegare a parole, perché è qualcosa che si sente solo nel cuore. Il problema è che quando parliamo, le parole stesse tendono a cancellare il sentimento che si cela dietro di esse. Il fondamento scompare e le parole diventano morte.

Potresti averle preparate in anticipo, magari anche averci pensato profondamente, ma nel momento in cui le pronunci, improvvisamente senti che non c’è nulla. Sono vuote, completamente vuote. E non c’è nulla in esse che possa davvero scuotere il Creatore.

[347047]

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’11/08/2025, “Prima la domanda e poi chiedi”

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:
Elevare l’importanza della preghiera
La preghiera del cuore
Da cosa inizia la preghiera?

La correzione è avvicinarsi gli uni agli altri

È scritto che “La Torah, il Creatore e Israele sono uno” (Baal HaSulam, Shamati 78); tutte queste tre componenti devono essere unite. Baal HaSulam spiega che Israele è ogni persona che desidera tornare alla sua radice come unità, nell’uguaglianza di forma, cioè nell’amore reciproco con il Creatore.

La Torah rappresenta le fasi che si attraversano nel prepararsi alla necessità di essere uniti in un gruppo, in un desiderio comune, in una richiesta. Poi arriva la luce, che si manifesta in un vaso totalmente saldato.

Ma per quanto riguarda un vaso rotto che desidera divenire integro, questa luce è chiamata luce circostante che ritorna alla fonte. Essa corregge i desideri il più possibile, al livello in cui si trovano gli amici, cioè al livello della nostra connessione. Quindi la loro azione è chiamata l’adempimento dei 613 precetti, la correzione dei desideri.

Essi eseguono queste correzioni ogni volta che si presenta loro l’occasione, quando la luce li risveglia allo stato successivo. La luce giunge dall’infinito al loro livello e li porta ogni volta un po’ più in alto. Se agiscono in questo modo, col tempo raggiungono lo stato finale, lo scopo della creazione.

Ma qui non c’è altro che l’adempimento della legge di amare il prossimo come se stessi. A ogni stadio, quando chiediamo la luce che riforma, la luce che ritorna alla fonte, essa giunge (cioè si risveglia dentro di noi), ci corregge e ci unisce. Questa è chiamata la Torah: le sue 613 luci che correggono 613 desideri egoistici convertendoli tutti in dazione.

In seguito, la rivelazione del Creatore si riveste in loro; è la luce generale che è rivelata nella luce di Hassadim, nella luce della dazione.

Cioè, tutto il nostro lavoro consiste da un lato, nell’annullamento di noi stessi, dall’altro, nella nostra crescita, per poter influenzare gli altri, e nella connessione tra di noi, realizzata dalla luce che ritorna alla fonte.

È già tra di noi; dobbiamo solo rivelarla! Dopotutto, non percepiamo la forza della correzione, ma solo noi stessi quando diventiamo un po’ più corretti.

Diventare più corretti significa avvicinarsi interiormente gli uni agli altri e connetterci, internamente, non esternamente! Grazie a questa vicinanza interiore, iniziamo a percepire il significato della connessione, la forza della dazione.

Conoscendo la forza della dazione, raggiungiamo il Creatore e iniziamo a comprendere lo scopo della creazione, il suo programma, la sua ragione e l’intero processo che attraversiamo nel rivelare le azioni del Creatore. Nel rivelare le azioni del Creatore verso le creature risiede il piacere che possiamo darGli, affinché tutte le creature Lo riconoscano come datore e portatore di bene.

Per coloro che vogliono progredire e considerano questo l’obiettivo principale, nulla funzionerà se non immaginare uno stato corretto e cercare sempre di avvicinarsi ad esso.

[50135]

Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 20/07/2011, Scritti di Rabash “Secondo quanto spiegato riguardo a ‘Ama il tuo amico come te stesso'”

 

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:
Tutta la correzione avviene nell’unione
Il cammino verso la correzione finale
Analisi e Correzione

Tutto viene dall’Alto

Domanda: Il sacrificio di sé è simile alla dazione  per amore della dazione?

Risposta: No. La questione è che sia il sacrificio di sé che la dazione arrivano alla persona dall’Alto e in quegli stati essa sente una connessione con il Creatore. Questo riflette un atteggiamento molto serio verso il Creatore, verso se stessi e verso la connessione tra noi.

Ogni volta tocchiamo un po’ di questo stato — e continueremo a farlo. In ogni brano che leggiamo, c’è qualcosa di questo stato al suo interno.

[345886]

Dalla 3ª parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29/06/2025, “Vincere la guerra”

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:
È Incredibile!
La caratteristica della dazione: la Forza che ravviva tutto
Diventa come il Creatore

Cosa ci spinge a esigere la perfezione?

Domanda: Se tutto viene dal Creatore, come può una persona prendere decisioni da sola? Che cosa significa?

Risposta: La sensazione costante di imperfezione viene dal Creatore. Ossia,  non forze di perfezione che presumibilmente devono aiutare la persona, ma al contrario forze sempre maggiori che le mostrano quanto sia imperfetta. E questo la spinge a esigere la perfezione.

[345955]

Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbala del 7/3/2025, “Devozione “

Materiale correlato:
Il significato più alto dell’esistenza
“Egli è la roccia; perfetta è l’opera Sua”
Cos’è la Verità Assoluta?

Il film della nostra vita

La saggezza della kabbalah differisce dalla semplice fede cieca popolare in quanto parla del lavoro durante le discese, gli allontanamenti e i rigetti da parte del Creatore attraverso ogni tipo di evento nella nostra vita.

Potremmo essere pronti a dire “non esiste nulla tranne Lui”. Dopo tutto,sembra corretto e buono  affermare che c’è una sola forza che crea tutto e governa tutto. Ma ce ne  dimentichiamo nel momento in cui sentiamo un rigetto da parte di questa forza o quando giungono  diversi problemi che sembrano ingiusti.

Inoltre, emerge che tutto questo è stato pianificato per ciascuno di noi dal Creatore fin dal principio della creazione, poiché tutto è già stato predeterminato fino alla fine della correzione. Questo significa che la nostra intera vita è un film, al quale dobbiamo aggiungere “620 volte di più”, attraverso i nostri sforzi specialmente durante gli allontanamenti.

Il lavoro più importante avviene durante la  discesa. Il Creatore rende il cammino più arduo inviandoci disturbi , problemi e occultamenti e ponendo ostacoli di fronte a noi. Ma noi sappiamo come superare tutto questo e non accade attraverso l’eroico superamento di tutti gli ostacoli.

Il vero superamento consiste nell’attribuire tutti gli ostacoli e la pesantezza del cuore al Creatore, senza chiedere che vengano rimossi. Gli ostacoli sono in realtà i livelli attraverso i quali dobbiamo ascendere.

Ogni volta che il desiderio di ricevere piacere aumenta ,insorge un problema come invito del Creatore ad alzarsi e affermare la Sua unicità ad un livello più alto. Ecco perchè viviamo passando da problema a problema, da delusione a delusione,da paura a timore. Ma è proprio in questo che possiamo vedere la grazia del Creatore perché Lui non ci abbandona, ma ci spinge in avanti.

Questo è ciò che accade con l’intera nazione di Israele come collettività e con ogni singolo individuo che sta avanzando verso il suo stadio di correzione finale. È proprio durante le discese che abbiamo l’opportunità di chiedere aiuto al Creatore. È evidente che le discese sono quegli stati in cui il Creatore invita una persona ad avvicinarsi, proprio attraverso il superamento della confusione e dei disturbi che intendono separarci da Lui.

Se, nonostante tutti gli ostacoli, dichiariamo che gli stessi provengono dal Creatore in modo da spingerci a chiedere il Suo aiuto per elevarci al di sopra di essi verso una maggiore adesione, allora gli ostacoli diventano un mezzo di connessione, la colla stessa con cui aderiamo al  Creatore.

Si scopre che gli ostacoli, in realtà, erano utili per arrivare a una richiesta, in risposta alla quale l’uomo riceve dal Creatore la forza della  dazione, della fede sopra la ragione, al di sopra dei disturbi. Ed è così che avanza.

Pertanto, il nostro lavoro consiste nel gioire dei disturbi come opportunità per chiedere al Creatore di avvicinarci a Lui.

[251497]

Dalla lezione quotidiana di kabbalah 24/8/2019 “ Non esiste nessuno tranne Lui”

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:
Qual è il nostro ruolo nella creazione?
Cos’è il pensiero corretto?
Cosa spinge qualcuno a diventare improvvisamente meno ambizioso o a perdere interesse per tutto ciò che prima lo appassionava?

Nel Campo delle Intenzioni

Il campo in cui ci troviamo è un campo di sentimenti, di bene e male, di piaceri e sofferenze, di informazioni e di ogni sorta di relazioni. Al suo interno, si può scoprire che è un campo di intenzione, del nostro rapporto con il Creatore, dalla completa opposizione alla piena equivalenza. Non c’è nient’altro.

Nella misura in cui la tua intenzione assomiglia alla Sua, nella stessa misura ti renderai conto che stai già agendo. In realtà, non ci sono azioni, piuttosto vedi che l’intenzione è ciò che viene realizzato.

Anche nel nostro mondo non esistono azioni reali! Sembra solo che dobbiamo fare qualcosa perché c’è il divario tra intenzione e azione, tra ciò che desideriamo e ciò che è reale.

La più sottile rivelazione che si riceve attraversando il Machsom è che il mondo intero esiste in un certo campo, e ognuno esegue i comandi di questo campo secondo il proprio posto, ognuno secondo il proprio potenziale, la propria anima, in relazione a questo campo. Cambia il tuo posto nel campo e di conseguenza, compirai qualcosa di diverso.

Non ti è mai capitato, a volte, all’improvviso, di dimenticare tutto ciò che hai visto, sentito, ricordato, come se il tuo “computer” fosse stato ripulito e vi fosse rimasta una tabula rasa? Qualche ora o qualche momento dopo, si inserisce qualcosa e ci si “accende” di nuovo, come una marionetta.

Come può succedere questo a una persona? Dopotutto, prima di iniziare a studiare la Kabbalah, non eravamo così! Ricordavamo tutto, avevamo il controllo, sapevamo come muoverci.

Ma una volta iniziato a studiare la Kabbalah, improvvisamente ci sentiamo svuotati e poi riempiti di qualcos’altro. Sorgono in te stati su cui non hai alcun controllo; senti che non sono “te”. Un “disco” viene inserito o rimosso in te, e non sai da dove provenga. Questo accade perché stai cambiando e ti stai muovendo attraverso questo campo da un punto all’altro.

Da solo, sei un Kli (vaso). Cosa significa? Ovunque ti trovi, è di lì che sei riempito. Cambi, ti muovi, e da lì proviene tutta la tua pienezza. Improvvisamente, ti senti svuotato. “Cos’è successo? Dove sono? Dove sono i miei sentimenti, il mio mondo interiore?” Non rimane nulla! A malapena ti riconosci.

Improvvisamente, scopri di essere in uno stato diverso, con un riempimento diverso. Poiché sei un vaso, ciò che ti riempie dipende da dove ti trovi nel campo di luce. Allora capirai che è l’intenzione che ti muove attraverso questo campo e in base a essa sei riempito.

[344448]

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 14/05/2025, Scritti di Baal HaSulam “L’Arvut (Garanzia reciproca)”

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:

La forza del bene e la forza del male, Parte 1
La forza del bene e la forza del male, Parte 2
Che cos’è il Machsom?

L’importanza del nostro atteggiamento verso la realtà

Domanda: Vediamo quanto sia difficile per noi mantenere l’intenzione corretta. Quindi cosa possiamo dire riguardo al mondo intero?

Risposta: È vero. Ma, come studiamo nella saggezza della Kabbalah, non esiste nulla se non l’intenzione. Tutta la questione sta nel comprendere la sua importanza.

Hai due possibilità, conquistare l’importanza del tuo atteggiamento nei confronti della realtà e del Creatore attraverso la tua libera scelta, oppure Lui infonderà questa importanza in te attraverso la sofferenza. Scegli l’una o l’altra via, ma in ogni caso dovrai percorrerla in base al valore che dai all’importanza. L’importanza è ciò che devi raggiungere. O ti verrà data attraverso i colpi, o attraverso l’attenzione. Tutto qui. Ora decidi!

Oggi, quando dici al popolo d’Israele che potrebbe abbattersi su di loro un’altra catastrofe, persino più terribile, ti senti rispondere: “Dio non voglia! Di cosa stai parlando?! Come osi?!”
Ma io desidero solo che venga compresa appieno l’importanza, la gravità della situazione; perciò parlo del disastro potenziale prima che arrivi.

“No! Assolutamente no!” dicono, mentre affondano la testa nella sabbia.
[344809]

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah, 13/05/2025 – Scritti di Baal HaSulam, “L’Arvut (La garanzia reciproca)”

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:

Intenzione: il mio atteggiamento verso il Creatore
L’intenzione degli stati spirituali
Qual è la cosa più importante nella vita?

La via per il successo: Realizzare la condizione di garanzia reciproca

Domanda: Sappiamo che in ogni impresa ci deve essere un responsabile. Senza di lui non si fa nulla. Allora perché, nel lavoro interiore, tutti sono responsabili?

Risposta: Vediamo che in qualsiasi lavoro, se vogliamo avere successo, ad esempio nella costruzione di una Sukkah, ci dividiamo in squadre.

Ogni squadra è responsabile della propria parte – elettricità, raffreddamento, riscaldamento, cucina e così via – e così abbiamo successo. Ognuno si preoccupa del successo generale, ma lavora sulla propria parte. Tuttavia, ognuno pensa all’obiettivo comune.

Ora vi chiederete: nel nostro gruppo, tutti devono pensare all’Arvut o possiamo formare un team dedicato a questo? I teams sono necessari per svolgere compiti che richiedono un’ esecuzione pratica. Ma ogni persona deve avere l’intenzione di avere successo, e questo successo è definito come la realizzazione della condizione di Arvut. Ognuno deve sentire di essere uscito dalla propria volontà di ricevere.

Questo si chiama esodo dall’Egitto ed è la condizione per ricevere la Torah. Dopo di che, arriva la forza superiore e dona la capacità di lavorare con i vasi di ricezione.

Il desiderio di raggiungere l’Arvut deve essere presente in ognuno, altrimenti non ha alcun senso stare nel gruppo. Ognuno può compiere azioni diverse a seconda del carattere della propria anima e delle proprie capacità, a seconda di ciò che è in grado di fare nel gruppo, sia fisicamente,  che mentalmente o teoricamente, ma l’intenzione deve essere condivisa da tutti.

Non si possono dividere le responsabilità dicendo: “Tu ti occupi dell’intenzione del gruppo e noi compiremo l’azione”. Baal HaSulam afferma che l’Arvut deve applicarsi a tutti. Ognuno pone il mondo intero sulla scala dei meriti. Ognuno! Non si può scaricare questo peso sugli altri perché ognuno ha il proprio vaso (Kli) che deve correggere attraverso l’Arvut.

Dal mio Kli, devo fornire la mia parte di Arvut a tutti. Lui deve fornirla dal suo Kli, un altro dal suo e così via. E se manca qualcuno, allora, poiché siamo tutti connessi, mi mancherà ciò con cui avrebbe dovuto contribuire. Penserò: sì, il gruppo è buono e ricevo sempre aiuto, ma manca ancora qualcosa.

Ma non devo preoccuparmi se sarò riempito con l’Arvut o meno. Non lo so questo. Quello che succede è che una persona raggiunge uno stato in cui si libera dal desiderio di ricevere e inizia a lavorare nella dazione. Questo si chiama attraversare il Machsom.

[344075]

Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 13/05/2025, Scritti di Baal HaSulam L’Arvut (Garanzia reciproca)

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:
Garanzia reciproca—Prendersi cura degli altri
Garanzia reciproca: la decisione spetta a noi
Responsabilità Reciproca: il fondamento della Società

Sulle orme del nostro patriarca Abramo

Domanda: Se all’interno del gruppo c’è accordo nell’adempiere alla garanzia reciproca, è sufficiente questo per darmi la fiducia necessaria a uscire dall’egoismo?

Risposta: Bisogna imparare da Abramo come adempiere alla garanzia reciproca. Non a caso è chiamato Av (padre) Le Am (del popolo), il padre del popolo, del gruppo. È un esempio per tutti. Non importa se le condizioni a quei tempi fossero diverse o meno.

Fu il primo a metterla in pratica, attirando sempre più persone a sé, spiegando loro sempre più in profondità l’essenza della legge della garanzia reciproca, quale tipo di relazioni dobbiamo instaurare affinché il Bore si riveli dentro di noi, perché possiamo percepire la realtà spirituale, il tipo di esistenza in cui ci troviamo realmente, e così via.

Chiunque può farlo seguendo il cammino del nostro patriarca Abramo. Non c’è nulla di nuovo in questo.

Ovviamente, se esiste già un gruppo che, in una forma o nell’altra, è d’accordo nell’attuare la garanzia reciproca in base al proprio livello di sviluppo, o ne fa il suo standard più elevato—un obiettivo che ritiene di poter raggiungere attraverso la correzione individuale e il supporto reciproco tra i membri—questo rappresenta un autentico progresso autonomo. In tal caso, il gruppo influenza ogni individuo, e ogni individuo influenza il gruppo.

Non c’è bisogno di calcoli complessi, ma solo di assimilare questa legge e comprendere che senza connessione reciproca non saremo simili alla luce.

[344024]

Tratto dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 12/05/2025, Scritti di Baal HaSulam: “L’Arvut (Garanzia reciproca)”

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:

La capacità di gestire il bene e il male
Tutti Dipendono l’Uno dall’Altro
Il meglio – Per gli amici

Il popolo d’Israele deve adempiere alla legge della garanzia reciproca

Impegnandoci nella garanzia reciproca,  prima di tutto adempiamo  a questa legge all’interno del popolo d’Israele, e solo in seguito il mondo intero si unirà a noi.

In definitiva, tutti, senza eccezioni, sono obbligati a rispettare questa legge. Baal HaSulam scrive che anche negli stati più avanzati, chiamati “l’ultima generazione”, ci sono ancora persone che non sono in grado di comprendere l’esatta interpretazione della legge “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Eppure, vi aderiscono anche senza la consapevolezza della necessità dell’Arvut.

Ma in ogni caso, poiché nell’anima collettiva di Adam HaRishon esistono molti tipi di anime che differiscono per carattere, profondità, raggiungimento, comprensione e partecipazione, allora, naturalmente per ognuno, il compimento dell’Arvut e la relativa partecipazione, sono diversi in base alla loro capacità, al raggiungimento e alla profondità del desiderio che li governa o che hanno già acquisito.

Tuttavia è Israele – chi aspira al Creatore – chi deve essere il primo a raggiungere questa realizzazione.

Poi, come scrive Baal HaSulam, si deve organizzare una piccola comunità in cui vengono stabilite tutte le leggi, come in un’unica nazione. In seguito, sempre più gruppi devono unirsi a loro, finché questa legge non diventa un modello per tutto il mondo.

Ma, come scrive Baal HaSulam, essi si uniscono gradualmente in base alla comprensione della responsabilità posta su ciascuno di coloro che fanno  parte del gruppo il cui statuto è l’Arvut.

 

[343977]

Dalla Lezione Quotidiana di Kabbalah 5/11/2025, Scritti di Baal HaSulam L’Arvut (Garanzia reciproca)

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:
Che cos’è il Terzo Tempio? Dove sarà costruito?
A chi appartiene la Terra di Israele?
Dobbiamo imparare a unirci