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Tutto deriva dal conseguimento

Domanda: Cosa significa che la scienza della Kabbalah è rivestita dei nomi del Creatore?

Risposta: Significa che tutto ciò che si studia nella Kabbalah è solo qualcosa di esteriore, mentre il conseguimento è uno strato più profondo. Alla fine, tutto ciò che i Kabbalisti scrivono deriva da quello che hanno  conseguito, da ciò che rivelano nella luce riflessa.

Domanda: Poiché tutta la saggezza della Torah è rivelata nella luce riflessa, possiamo dire che la luce riflessa è la linea sinistra?

Risposta: No, non necessariamente.

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Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21/11/25, Baal HaSulam, “Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot”

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Vedere il Mondo Spirituale

Percepiamo questo mondo attraverso la nostra mente e i nostri sentimenti; questi sono i due strumenti che abbiamo. Con il loro aiuto, iniziamo gradualmente a comprendere il mondo in cui ci troviamo e impariamo a usarlo a nostro vantaggio.

Tutto ciò è meraviglioso, ma il fatto è che esiste un altro mondo, un mondo vasto e superiore che non percepiamo. Viviamo il numero di anni che ci è stato assegnato in questo mondo, preoccupati per la nostra famiglia e il nostro lavoro e siamo ignari che esiste accanto a noi un mondo eterno e perfetto.

Vediamo che le persone vivono e muoiono, ma si scopre che questo non è tutto; esiste un’altra vita, ed è possibile rivelarla, raggiungerne la comprensione, la consapevolezza e la percezione. E per questo, dobbiamo svilupparci.

Nasciamo con organi di percezione ereditati dai nostri genitori, attraverso i quali possiamo percepire questo mondo e stabilirci in esso. Ma è possibile sviluppare ulteriori organi di percezione attraverso i quali percepiremo il mondo superiore e inizieremo a vivere lì. Come è detto: “Vedrai il tuo mondo durante la tua vita”.

Ci sono persone che nascono già con il desiderio di rivelare il mondo superiore, mentre per altri questo desiderio arriva più tardi nella vita. Alcuni si sentono infelici per tutta la vita, come se mancasse loro qualcosa. Non capiscono perché vivono e cosa fare di questa vita, ma non sanno dove cercare il mondo superiore.

E così noi vogliamo raggiungere il mondo superiore e c’è una metodologia chiamata scienza della Kabbalah che ci permette di farlo. Ma questo è un percorso molto difficile che richiede grandi sforzi, perseveranza e duro lavoro da parte di una persona. Il problema è che non si entra nel mondo spirituale con la forza; devi predisporti in modo corretto per entrarvi. Devo modellarmi in una forma speciale che si adatti al mondo spirituale.

Questa corrispondenza di una persona con il mondo superiore è il punto centrale del metodo della Kabbalah. In altre parole, la questione è come spiegare a una persona e darle la forza e le istruzioni per adattarsi al mondo superiore, per trovare il suo posto nel sistema spirituale generale, per sentire il Creatore, per avvicinarsi a Lui e per iniziare a servirLo. La scienza della Kabbalah insegna tutto questo.

In questo mondo, una persona usa le qualità che le sono state date dalla nascita: la mente, i sentimenti e la percezione tridimensionale. Ma se fossimo nati in un altro mondo, chiaramente avremmo qualità diverse.

Si racconta che i nativi americani che non riuscirono a vedere le navi di Colombo avvicinarsi alla riva perché erano troppo grandi e sconosciute, gli indigeni erano abituati alle piccole imbarcazioni che usavano. Fu solo dal modo in cui le onde si infrangevano intorno agli scafi che si resero conto che c’era qualcosa nell’acqua e scoprirono le navi.

Non so se sia realmente accaduto o meno, ma potrebbe essere stato così. Esistiamo in un certo mondo e ci formiamo in base ad esso. Se incontrassi all’improvviso una persona vissuta diverse migliaia di anni fa, non sarei in grado di capirla, perché le nostre menti sono diverse e i nostri approcci alla vita sono diversi.

E il mondo spirituale è completamente diverso dal nostro mondo. È scritto a riguardo: “Ho visto un mondo opposto”. E se lì tutto è opposto, come posso immaginarlo e mettermi in comunicazione con esso?

La Kabbalah risponde: lavorando con la fede al di sopra della ragione, che ci aiuta ad acquisire una nuova visione, nuovi organi sensoriali per vedere ciò che altri non possono vedere. Proprio come i nativi americani non videro le grandi navi di Colombo perché erano abituati solo a piccole imbarcazioni. Siamo nello stesso mondo, ma io vedo e loro no.

Questo è il tipo di visione spirituale che dobbiamo raggiungere. Sebbene al momento non vediamo il mondo spirituale, gradualmente correggeremo i nostri organi sensoriali e lo vedremo. Per espandere i nostri sensi alla percezione del mondo spirituale, dobbiamo lavorare con la fede al di sopra della ragione, cioè al di sopra della nostra mente. Ora percepisco tutto nella mia mente, ma aprendola, vedrò il mondo in modo diverso; non in modo  tridimensionale, ma in altre dimensioni.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 7/9/2020, “Lavorare con la fede al di sopra della ragione”

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Tutto si raggiunge nella luce della dazione

Domanda: Perché il cambiamento interiore di una persona nel suo approccio alla realtà, dal ricevere al dare, le conferisce la capacità di raggiungere il presente, il passato e il futuro senza limiti?

Risposta: La luce, la qualità della dazione, rivelata all’interno di una persona include tutto perché è l’unica forza in tutta la natura; è la natura stessa.
La luce governa noi, gli esseri creati, perché nient’altro è stato creato oltre a noi. La sua rivelazione sempre crescente dentro di noi rivela tutto ciò che va oltre il tempo, lo spazio e il movimento.

Pertanto, rivelando la qualità della dazione, una persona arriva a conoscere tutte le Sue azioni (del Creatore) dall’inizio alla fine. “Non c’è Creatore senza un essere creato che Lo riveli”.

La qualità della dazione che agisce sull’essere creato è il Creatore. Quando questa qualità, che mi ha creato, inizia a governare dentro di me, significa che sto rivelando il Creatore. Il dominio del desiderio di dare, l’intenzione di dare, la qualità della dazione dentro di me, è chiamata la rivelazione del Creatore a me.

Questa rivelazione avviene nella misura in cui io stesso divento colui che dà. Ma allora, come posso dire che sto rivelando il Creatore? Chi è questo “io” che ancora Lo rivela? Ne consegue che dentro di me permangono qualità che non hanno ancora rivelato il Creatore..

Ma più tardi, quando rivelerò tutto completamente, non ci sarà più divisione tra “Io” e “Lui”. Esisterà solo la qualità della dazione che regnerà senza limiti dentro di me, e nient’altro.
Alla fine, sostituiamo la forza che ci motiva. Noi stessi vogliamo sostituirla in modo che, invece di pensare costantemente a ricevere, io pensi solo a come dare.

In verità, sono semplicemente abituato a lavorare per ricevere, ma non c’è nulla di buono in questo. È un’abitudine dalla quale non riesco a liberarmi.
Baal HaSulam dice che il passaggio al desiderio di dare è solo una difficoltà psicologica. Perché nel desiderio di dare ci sono possibilità molto maggiori di godere e di svilupparsi. Ma siamo abituati ad agire per ricevere e quindi continuiamo ad agire così.

Pertanto, contro la nostra natura consuetudianria, dobbiamo costringere una forza esterna, la luce circostante, ad agire in modo che sostituisca il programma che ci governa. Questo si chiama: “I miei figli mi hanno sconfitto”.

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Dalla lezione quotidiana di  Kabbalah 2/11/09, Scritti di Baal HaSulam, “The Essence of the Wisdom of Kabbalah”

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Il mondo intero dentro il desiderio

Cos’è un “luogo”? Il desiderio di ricevere nell’essere emanato è il “luogo” per tutta l’abbondanza e la luce in esso contenute (Baal HaSulam, Studio delle Dieci Sefirot, Vol. 1, Parte 1 “Tabella delle Domande sul Significato delle Parole”).

Non esiste altro che desiderio, senza confini. Lo rappresentiamo nei diagrammi come un cerchio, un quadrato, un triangolo, che si propaga dall’alto, dal Creatore, o dal basso, dalla creazione. Ma questa è solo una convenzione che adottiamo per illustrare quella parte del desiderio che è adatta alla correzione, per ricevere la luce.

Nel desiderio originale non ci sono confini. Non finisce da nessuna parte. Tutta la creazione è desiderio; senza desiderio non esiste il concetto di “luogo”. Il luogo è creato dal desiderio.

Pertanto, la questione riguarda solo la correzione del luogo e, secondo la misura della correzione, questo luogo è diviso in cerchi (Igulim), linee rette (Kav Yosher) o altre forme. Ma il desiderio in sé è illimitato, come Malchut del mondo dell’infinito.

Pertanto, nel lavoro spirituale è di straordinaria importanza rapportarsi costantemente alla creazione come al luogo del desiderio, cioè sforzarsi di vedere ogni cosa dalla giusta angolazione e dalla prospettiva della correzione.

Se vedo che tutto è solo “luogo”, cioè desiderio, allora a tutti i livelli della realtà, inanimato, vegetale, animato, umano, guarderò solo al desiderio. E questi desideri sono miei, ma il mio ego li dipinge come esterni, non appartenenti a me. Il lavoro sull’ego consiste proprio nel raccogliere, nel riunire questi desideri a me stesso.

In questo modo raccolgo da queste parti (desideri) il ​​”luogo” per la rivelazione del Creatore e dell’intera realtà superiore. Essa si rivela dentro di me, al di fuori di me non c’è nulla. Ogni percezione della realtà dipende interamente da questo concetto: luogo.

Qual è il luogo di questo mondo? Una scintilla che è scaturita dal mondo superiore verso il basso, con proprietà inferiori, più carenti, e ha creato il luogo di questo mondo. Cioè, ha generato un desiderio all’interno del quale esiste il nostro mondo.

Cosa determina i confini di questo mondo? Solo il desiderio! È molto difficile da spiegare in relazione al nostro spazio tridimensionale e ai confini dell’universo. C’è un “luogo” in cui si trova l’universo e quello che lo riempie, il contenuto di tale luogo. Ma tutto questo riguarda solo il desiderio. Bisogna staccarsi completamente dalla percezione “geometrica” ​​del mondo, allora diventa molto più facile non confondersi e percepire nell’essenza ciò che ci appare davanti.

L’unica cosa di cui abbiamo bisogno è correggere il nostro desiderio. Tutta la realtà è dentro di noi, nelle nostre sensazioni, al di fuori di noi non esiste altro “luogo”. Il luogo è il nostro desiderio!

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Dalla Lezone quotiiana di Kabbalah del 26/6/11, “Lo studio delle dieci Sefirot“

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“Se Mi Lasci per un Giorno”

Siamo completamente in balìa della natura e guidati in tutte le nostre azioni, sia nel corpo che nell’anima. Eppure i kabbalisti affermano che abbiamo il libero arbitrio; altrimenti non ci sarebbe alcun senso nella creazione dell’intero universo, se la forza superiore avesse già predeterminato tutto ciò che accade in esso.

Tuttavia, il libero arbitrio esiste al di sopra della nostra vita attuale, esclusivamente là dove desideriamo elevarci al di sopra della nostra natura egoistica, in una dimensione superiore, nella qualità della dazione.

Solo in questa ascesa, di grado in grado, possiamo scegliere se elevarci sotto i colpi della natura — se non desideriamo usare il nostro libero arbitrio e non compiamo alcuno sforzo personale, oppure avanzare di nostra volontà nella stessa direzione, cioè considerare quell’ascesa come il nostro obiettivo desiderato. Quando cerchiamo le forze che possono aiutarci a compiere questa ascesa, lì troviamo la nostra libertà di scelta.

I kabbalisti spiegano che la libertà di scelta esiste unicamente nella costruzione del giusto ambiente. In ogni caso io avanzo sotto l’influenza dell’ambiente; solo che, di solito, non sono io a sceglierlo consapevolmente.

Ma posso scegliere il mio ambiente in modo cosciente e, così facendo, accelerare il mio progresso e cambiare la natura della mia ascesa. Invece di essere sballottato dai colpi del destino come un animale ferito, posso elevarmi seguendo un percorso meraviglioso, guidato dal mio desiderio, pieno di sentimenti, comprensione e forza interiore,come si addice a un essere umano.

Se esamino il fine, desidero avvicinarmi ad esso e comprendo che, per accelerare il mio sviluppo, devo attrarre più luce di quella che mi giunge naturalmente, allora faccio uso del mezzo che mi è stato dato, chiamato Torah: la Luce Superiore che mi attira e mi riporta alla Fonte.

Riguardo a questo lavoro, è scritto che se lo abbandoniamo anche solo per un giorno, senza renderci conto della nostra libertà di scelta, il nostro sviluppo si ferma per due giorni e ci viene impedito di avanzare autonomamente. Le forze superiori della natura cominciano ad agire su di noi.

Non basta semplicemente perdere l’ impegno che non abbiamo investito; questo non ci insegnerebbe nulla. Perciò dobbiamo ricevere una punizione leggermente superiore alla nostra mancanza, affinché, quando si presenterà un ostacolo più grande, staremo attenti a non inciampare di nuovo. Così recita la legge spirituale:“Se Mi lasci per un giorno, Io ti lascerò per due.”

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[Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 9 luglio 2010, Scritti di Baal HaSulam – “Se Mi Lasci un Giorno, Io ti Lascerò  Due”]

 

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Dal Mondo delle Ombre al Mondo della Luce

Il nostro mondo intero è fatto di immagini di ricezione, perché nel nostro desiderio di godere, nella nostra materia oscura, non c’è nulla. Quando una piccola luce lo illumina e questo desiderio ne è leggermente colpito, allora vari fluidi, onde e correnti mutevoli sorgono all’interno di questo desiderio.

Questi costruiscono dentro di noi, nei nostri sentimenti e nella nostra mente, la sensazione di questo mondo. Dopotutto, il nostro mondo non è la vera realtà, ma ciò che immaginiamo nei nostri sentimenti e nella nostra mente per effetto della luce che illumina fiocamente il desiderio interiore in una forma così piccola, debole e irreale, poichè non c’è alcuna connessione tra desiderio e luce.

Quando ci uniamo e si forma un desiderio che ha il potere dell’unità di tutte le sue parti, allora la luce si manifesta all’interno del desiderio dato che esso unisce al di sopra della separazione che esiste tra le sue parti. Di conseguenza, la luce si rivela al suo interno, e poi all’interno del desiderio, nel cuore e nella mente, si rivelano le vere forme della luce, della dazione.

Considerato che nel nostro mondo, false forme di dazione si manifestano dentro ai nostri desideri e pensieri, come ombre scure che dipingono immagini su un muro. Pertanto, dobbiamo sforzarci di raggiungere una vera immagine della realtà.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 7/11/11, “Lo Zohar”

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Elementi del mondo spirituale

Domanda: Che cos’è questo stato della creazione in cui sono presenti tre componenti: Igulim (cerchi), Kav (linea) e Tzinor (tubo)?

Risposta: Si tratta di elementi che esistono nel mondo spirituale per coordinare le azioni delle Sefirot o dei Partzufim.

Domanda: Qual è nato prima, Igulim o Kav?

Risposta: Gli Igulim sono nati prima e, dopo la restrizione che subisce la creazione, appare Kav, che è una linea che collega gli elementi della creazione.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 20/09/2025, Lo studio delle dieci Sefirot

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Un cerchio e una linea nella spiritualità

Domanda: Quando sento le parole “cerchio”, “linea” o “Sefira“, nella mia mente compaiono immagini di questo mondo. Come dovrei immaginare e percepire correttamente cosa siano un cerchio o una linea?

Risposta: Questi sono modi diversi in cui la luce si diffonde. Un cerchio è la diffusione della luce senza alcuna limitazione, mentre una linea (Kav ) avviene con limitazioni.

Domanda: Possiamo raggiungere qualcosa di diverso dal Kav, ad esempio l’Igul (cerchio)?

Risposta: No, noi possiamo raggiungere solo la linea (Kav), ma al suo interno raggiungiamo tutto ciò che è necessario. Il Creatore si rivela proprio in questo modo.

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Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21/09/2025, “Lo studio delle Dieci Sefirot

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La luce delle buone azioni

Questo perché è una legge naturale per qualsiasi essere che tutto ciò che è al di fuori del proprio corpo sia considerato irreale e vuoto.

E qualsiasi movimento che una persona compie per amare un altro viene eseguito con una luce riflessa e una ricompensa che alla fine tornerà a lui e gli servirà a proprio vantaggio. Pertanto, un atto del genere non può essere considerato “amore per gli altri” perché viene giudicato in base al suo fine. È come un affitto che viene ripagato solo alla fine.

Tuttavia, l’atto di affittare non è considerato amore per un altro.

Ma compiere qualsiasi movimento solo come risultato dell’amore per gli altri, senza alcuna scintilla di luce riflessa o speranza di alcun tipo di ricompensa in cambio, è completamente impossibile per natura
(Baal HaSulam, Matan Torah [Il dono della Torah]).

Ciò significa che non si dovrebbe cercare di compiere presunte “buone azioni” gli uni verso gli altri. Se lo facciamo senza attirare la luce che ritorna alla fonte, è sempre lo stesso egoismo e non ci avvicina alla correzione.

Prima di tutto, dobbiamo preoccuparci di attirare la luce e solo allora, proprio con il suo aiuto e il suo potere, agire. Se agisco senza la luce, allora sono guidato dal mio egoismo e non faccio altro che intrappolarmi ulteriormente, deviando dal percorso rettilineo che conduce alla correzione.

Domanda: Se voglio fare qualcosa a beneficio di un altro, che differenza c’è se c’è luce o meno?

Risposta: Se agisci semplicemente da solo, è il risultato del tuo egoismo. Anche se dall’esterno tale azione può sembrare molto buona e gentile (potresti aiutare tutti e distribuire regali), devi comunque impegnarti e investire energia. Ciò significa che devi ricevere una ricompensa, altrimenti non sarai in grado di fare nulla.

In base alla legge di conservazione dell’energia, devi reintegrare ciò che hai speso. Questo reintegro di energia è chiamato ricompensa che ricevi per aver fatto del bene agli altri.

Ad esempio, hai distribuito caramelle e in cambio hai ricevuto onore. L’onore è più prezioso per te delle caramelle, motivo per cui fai buone azioni e ricevi un bel bonus per cui vale la pena lavorare. Questo è il calcolo fatto all’interno del proprio desiderio di godere.

Ma se compiamo una buona azione attraverso il potere della Torah, la luce, allora non pensiamo affatto a noi stessi, ma solo a quanto essa contribuisca alla correzione del mondo, poiché questo è il desiderio del Bore. Pertanto facciamo tutto il possibile per correggere il mondo.

Allora ci sarà permesso di vedere il beneficio delle nostre azioni, cioè il piacere che esse hanno portato al Bore. Ti sarà permesso di vederlo a condizione che tu non ne tragga alcun godimento egoistico, ma piuttosto che copra questa conoscenza con uno schermo e mantenga l’intenzione per il bene della dazione.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 25/12/15, Scritti di Baal HaSulam, “Matan Torah” [Il dono della Torah]

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La possibilità di acquisire la qualità della dazione

Domanda: Si dice che prima si ottiene la qualità della dazione e solo allora si ricevono bontà e delizie. Ma cosa possiamo dare se non abbiamo ancora ricevuto nulla?

Risposta: Non importa cosa possiamo o non possiamo dare. Stiamo parlando della possibilità di acquisire la qualità della dazione.
Poi, in base alle forze che attiro e che desidero combinare affinché solo esse esistano in me, mi avvicino alle qualità della dazione, fino a quando queste mi influenzano al punto da essere completamente in sintonia con esse. In questo modo, inizierò ad agire nella qualità della dazione.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah 9/8/25, “Subjugating the Heart”

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