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Il mondo spirituale a confronto col mondo materiale

Domanda: Lo studio della Kabbalah richiede molti anni. Perché le persone crollano e se ne vanno?

Risposta: Molti dei miei ex studenti che ci hanno lasciato, nutrono ancora amarezza, persino odio nei miei confronti e un atteggiamento negativo nei confronti della nostra organizzazione, perché vedono quanto sia difficile praticare la Kabbalah.

Ed è vero. Una persona sente che è impegnativo per se stessa; quindi, come al solito, cerca una scusa nel suo istinto di autoconservazione.

E giustificare se stessi significa umiliarmi e screditarmi. Vai online e guarda cosa scrivono. Perché? Viene dall’istinto di autoconservazione. Una persona deve affermare se stessa e questo significa distruggere l’altro.

Ma a me non interessa cosa c’è scritto lì. A volte sento dai miei studenti che qualcuno ha scritto questo e quest’altro. Ebbene, così hanno scritto… Naturalmente, questo interferisce con la divulgazione. Tuttavia, non mi disturba personalmente. Continuo a fare il mio lavoro e chi vuole venire viene.

La persona ha un chiaro istinto: sminuire qualcun altro per esaltare se stessa. Se non può elevarsi, allora presume di innalzarsi rispetto agli altri abbassando qualcuno.

Io non mi misuro rispetto agli altri. Dobbiamo confrontarci con il Bore! Pertanto, nella Kabbalah, più esaltati ci sono, meglio è!

Nel nostro mondo vuoi solo essere il più ricco e che gli altri siano poveri, così da essere il più forte e gli altri i più deboli. Nella spiritualità questo è impossibile! Solo insieme a persone che la pensano allo stesso modo puoi ottenere qualcosa! E più persone ci sono con te, più sali in alto poiché tutto si costruisce su una combinazione, un’ unità e una garanzia reciproca, un vaso comune.

Nel nostro mondo, al contrario, tutto si basa sulla sottomissione e sul disprezzo per gli altri. Pertanto, puoi vedere immediatamente dove si trovano le persone. A volte sento cosa dice questa o quella persona e subito capisco dove si trova.

Non voglio nemmeno controllarla utilizzando i parametri delle mie qualità e dei miei poteri in uno stato spirituale. È sufficiente ascoltare: Se una persona risponde bene, sale verso la correzione, mentre se reagisce male, scende nell’egoismo.

Domanda: Cosa intendi quando dici che metti alla prova una persona attraverso i parametri delle tue qualità spirituali?

Risposta: È impossibile spiegarlo agli altri. Che senso ha? Non servirebbe comunque a nulla.

Le qualità di ogni persona sono in un Kli comune, in un vaso comune, in un’anima comune. Ma perché dovrei sentirlo lì se è proprio nel fondo? È come se nel nostro mondo andassi nei bassifondi in cui vive, nella sporcizia in cui esiste, nell’ambiente in cui si trova. Hai bisogno di immergerti in tutto questo?  Per cosa? Non voglio nemmeno pensare a queste persone, tanto meno contattarle. Non ne vale la pena. Contattarli ti sporca. Ecco perché i Kabbalisti non lo fanno.

 

 

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Da “Ho ricevuto una chiamata” di KabTV. La differenza tra Kabbalah, scienza e New Age” 28/01/12

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Il piacere del passato, del presente e del futuro

L’uomo riceve piacere da tre Kelim chiamati “futuro”, “presente” e “passato” (Rabash, Note 200, “Ricevere piacere da tre Kelim”).

Il piacere viene dal passato, dal presente e dal futuro. Tutto dipende da come io lo percepisco.

Il contenuto più significativo viene dal futuro, perché non si è ancora rivestito in nessuna forma. Lo immagino come qualcosa di straordinario, che al momento è impossibile  ricevere nei miei Kelim e godere, ma in futuro, sì.

Perciò, anche se il passato, il presente e il futuro dipendono l’uno dall’altro, il futuro può brillare per me per molto tempo, mentre il presente, che ora sento, svanirà gradualmente. Per quanto riguarda il passato, in genere ho bisogno di uno stato d’animo e di un legame preciso con esso.

Quindi, il piacere più grande viene dal futuro. Lo si può dilatare quanto si vuole, finché non arriva e si trasforma in passato.

 

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 7/10/24, Scritti di Rabash “Ricevere piacere da tre Kelim”.

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È possibile raggiungere l’essenza del Creatore?

Domanda: Siamo una creazione, ma in ognuno di noi c’è un punto nel cuore, una particella della natura del Creatore.
È possibile raggiungere l’essenza del Creatore, la natura del Creatore, e in un certo senso diventare il Creatore?

Risposta: Non si può avere il desiderio di raggiungere l’essenza del Creatore. Si può solo avere il desiderio di essere simili a Lui. Non possiamo saltare al di sopra della nostra natura.

Alcuni gradi ci sono stati rivelati come gradi di conseguimento più elevati rispetto alle semplici qualità della dazione. Ma non siamo ancora arrivati a questo punto.

Dobbiamo pensare a come diventare simili al Creatore. È grazie a questa somiglianza che potremo comprenderLo.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 23/2/20, “Preparazione per il Congresso”

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La legge del sistema integrale

Con questa responsabilità collettiva, che dobbiamo raggiungere e accettare, ogni membro della nazione fu liberato da tutte le preoccupazioni per le necessità del proprio corpo e poté osservare la Mitzvah, “Ama il tuo amico come te stesso” nella misura più completa e dare tutto ciò che aveva a qualsiasi persona bisognosa poiché non si preoccupava più dell’esistenza del proprio corpo, perché sapeva per certo di essere circondato da seicentomila [un numero cabalistico] amanti fedeli pronti a provvedere a lui (Baal HaSulam, “L’Arvut (Garanzia reciproca)”.

Nello stato di garanzia reciproca siamo come cellule di un organismo sano che lavorano interamente per il corpo comune. Nessuno lavora per se stesso. Questa è la legge dell’interconnessione integrale delle parti.

Ogni sistema analogico integrale è progettato in modo che ciascuno dei suoi elementi lavori esclusivamente per mantenere l’intero sistema in ordine e faccia tutto ciò che rientra nelle sue capacità. Di conseguenza, il sistema è in assoluta interconnessione, garanzia reciproca e in uno stato assolutamente stabile. Non importa cosa accada, ogni elemento si prende cura di mantenere l’intero sistema e assicura che rimanga in costante equilibrio.

Questo equilibrio è dinamico, ma non viene mai interrotto perché ogni elemento include i sentimenti di tutti gli altri e si preoccupa solo della loro esistenza collettiva. Nessuno pensa a se stesso, quindi l’intero sistema funziona correttamente. Tutta la natura è organizzata e opera secondo questo principio, tranne noi umani.
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Dalla lezione di Kabbalah del 18/02/20, “L’Arvut [Garanzia reciproca]”

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Diretti alla verità

Domanda: Che cos’è la verità?

Risposta: C’è solo una verità: il Bore. Tutto il resto è falso, naturalmente in modo relativo, in base a ciò che è più vicino al Creatore o più lontano da Lui. Ma in linea di principio, tutto è falso.

Domanda: Ma noi riceviamo comunque dal Bore. Non lo percepiamo direttamente, ma lo riveliamo in qualche forma di rivestimento. Che cos’è la verità se non è rivestita dal desiderio di ricevere?

Risposta: La misura in cui il Creatore è rivestito in ciò che percepiamo è il criterio con cui dobbiamo valutare queste cose. La verità si rivela nella somiglianza del Kli con la luce che lo riempie. Se c’è una piccola differenza tra loro, il Kli ci apparirà spiritualmente più potente. E viceversa.

Domanda: Un cabalista è in grado di discernere la differenza? Per esempio, sente la falsità nei Kelim materiali e poi ri passa a sentire la verità nei Kelim spirituali? Come si può fare il passaggio?

Risposta: Iniziate a dirigervi verso la verità attraverso le possibilità spirituali, non quelle materiali. Sforzatevi di vedere nella manifestazione delle persone la loro essenza umana superiore, quanto possano elevarsi al di sopra del mondo materiale e valutare azioni, oggetti e forze il più lontano possibile dall’egoismo.

Dovete passare alla sensazione della verità, cioè sintonizzarvi solo sulla verità, pregare per essa e recepire solo la verità.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 6/26/24, Scritti di Rabash “Che cos’è la verità?”

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L’importanza di Colui che dà

Domanda: La base del mondo spirituale è l’importanza che gli attribuiamo. Le fonti dicono che esiste solo un grammo di luce e un grammo di desiderio, e tutto il resto è determinato da come lo trattiamo, dall’importanza che diamo a questo o quel fenomeno. Come avviene questo?

Risposta: Siamo abituati al fatto che nel nostro mondo desideri e riempimenti hanno una sorta di proporzionalità metrica: metri, metri cubi, parsecs, distanze, tonnellate, ecc.

Nel mondo spirituale non esistono dimensioni terrene. Tutto si misura solo in base alle sensazioni, al rapporto tra l’uno e l’altro. Perciò, se mi preoccupo di un grammo di qualche materiale, che per me può avere più valore dell’intero universo e di tutta la vita, poiché, diciamo, questo grammo è la nascita di una nuova vita, allora lo tratto come qualcosa che riempie l’intero universo. Per me è più di qualsiasi altra cosa. È così che si misura la grandezza spirituale di un oggetto.

In altre parole, un oggetto spirituale non ha dimensioni geometriche né metriche ed è determinato solo dalla grandezza del mio atteggiamento, della mia attenzione e dalla grandezza dell’oggetto ai miei occhi. Si tratta di misure puramente soggettive.

Domanda: In linea di principio, una persona che raggiunge la spiritualità, un kabbalista, non gode di ciò che il Bore gli dà, ma di quanto il Bore sia importante ai suoi occhi?

Risposta: Egli non sente ciò che il Bore gli dà. Sente solo nella misura della grandezza di ciò che il Bore gli dà.

Domanda: Prendiamo un esempio dal nostro mondo. Diciamo che anche una tazza di caffè proviene da questa singola forza. Posso semplicemente prendere un caffè. Ma se una persona importante lo preparasse per me, sarei naturalmente riempito non solo dal caffè, ma anche dall’importanza di questa persona,da quanto sia grande ai miei occhi e agli occhi dell’intera società. È così che funziona?

Risposta: Sì.

Commento: Ma comunque ci deve essere un qualche tipo di materiale…

Risposta: Deve esserci materiale nel nostro mondo. È per questo che iniziamo con il mondo materiale, che viene creato in modo che noi possiamo muoverci da esso ad altre categorie più astratte.

Domanda: Quindi devo trattare tutti i piaceri di questo mondo nel modo seguente: mi sono stati dati dal Bore, e a me manca solo l’importanza di colui che me li dà?

Risposta: Sì, ma quando comincio a sviluppare l’importanza di colui dal quale ricevo, ed è in me più dell’importanza dell’oggetto ricevuto, allora passo ad altre dimensioni.

Cioè, l’oggetto in sé non ha più importanza ai miei occhi. Ciò che conta è l’importanza di colui che me lo ha dato. E poi passo dalle sensazioni del nostro mondo materiale alle dimensioni e alle sensazioni del mondo superiore: Ho ricevuto questo dal Bore.

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Da “Stati spirituali. Il significato dello spirituale” 5/21/19

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Capiremo che la morte non esiste

Colui che impara a percorrere il sentiero spirituale deve diventare come un calice vuoto affinché il vino della musica e dell’armonia possa essere versato nel suo cuore (Hazrat Inayat Khan).

La mia risposta: Sì, lo esprime bene. È vero. Se il cuore di una persona, cioè il suo principale contenitore egoistico, è vuoto e può essere riempito con l’armonia del mondo, allora è buono.

Domanda: È necessario svuotare il cuore?

Risposta: Sì.

Domanda: Ma in questo momento è pieno. Di cosa è pieno e come lo si può svuotare?

Risposta: Se lo è, è pieno di desideri egoistici. Possiamo svuotarlo solo se accettiamo tutti i nostri desideri come vuoti e incapaci di appagarci e di condurci sulla retta via.

Domanda: Posso farlo psicologicamente o si tratta piuttosto di educazione?

Risposta: È molto più complesso. Ma alla fine le persone ci arriveranno perché non c’è altro modo.

Domanda: Quindi si tratta di una volontà dall’alto in un modo o nell’altro?

Risposta: Sì, il Bore ci stringe in modo che gradualmente capiamo chi siamo, in che mondo esistiamo e come possiamo dirigerci verso lo stato corretto.

Domanda: Il Bore ha un concetto di tempo: “Li presserò ancora un po’”?

Risposta: Assolutamente no.

Domanda: Ma che dire del fatto che siamo stati pressati così a lungo, abbiamo attraversato così tanti anni, abbiamo sofferto così tanto?

Risposta: Se non sentissimo di dover morire, saremmo diversi. Il fatto di morire ci spinge in vari pensieri, in un vicolo cieco, e così via. Ma, in linea di principio, stiamo andando verso la comprensione del fatto che la morte non esiste.

Domanda: E poi cosa accadrà?

Risposta: Allora cominceremo a relazionarci con noi stessi, con il mondo e con il Bore in modo diverso. Tutto sarà diverso.

Domanda: Come?

Risposta: Non so se posso esprimerlo. Sarà tutto libero e semplice.

Commento: Che così sia.

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Da “Notizie con il dottor Michael Laitman” di KabTV del 13/5/24

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Un attributo speciale dei libri kabbalistici

Tutto ciò che si raggiunge nel mondo superiore è la linea di mezzo.

Due linee discendono dall’alto dal Bore: la luce e il desiderio. La loro corretta combinazione forma la linea di mezzo, che percepiamo come comprensione del Bore, come raggiungimento di un’unica radice.

In altre parole, esiste un’unica radice, da cui discendono a noi due linee: da un lato il desiderio, dall’altro la luce, la qualità della dazione.

Dobbiamo unirli correttamente in noi stessi, come fa il Creatore. Egli è uno, da Lui discendono questi due desideri. Anche noi dobbiamo essere uno; dobbiamo combinare correttamente questi due desideri dentro di noi, come fa Lui.

Cosa significa “come”? Significa risalire attraverso questi due desideri sempre più in alto, fino al Suo stesso livello. Questo è tutto.

Pertanto, tutti i libri kabbalistici, cosiddetti “libri sacri” sono scritti nella qualità della dazione, nella linea di mezzo. Ma in questa linea di mezzo c’è una leggera inclinazione verso la sinistra o verso la destra.

Domanda: Il Libro dello Zohar è scritto nella linea di mezzo?

Risposta: Sì, ti guida e ti aiuta a creare una linea da queste due componenti. Ma ci sono ancora libri che sono scritti con un’inclinazione in un’altra direzione. Per esempio, i Salmi sono scritti con un’inclinazione verso la destra, l’Ecclesiaste con un’inclinazione verso la sinistra, e così via.

Domanda: Diciamo che leggo il Libro dello Zohar o il Commentario Sulam al Libro dello Zohar e non li capisco. Qual è il loro vantaggio?

Risposta: Vi viene dato il Libro dello Zohar, già preparato ed elaborato per voi. Lo ascoltate tradotto in russo. Credo che questo sia normale.

La sola cosa che dovete fare è continuare ad ascoltarlo con pazienza, per ore! E penso che direte ancora che ha qualche effetto su di voi.

Commento: Funziona davvero!
La mia risposta: Questo è l’attributo speciale di questo Libro. Gradualmente comincerete a sentirlo, a capirlo e a contattarlo.

E il Commentario Sulam aggiunge una linea di mezzo adatta specificamente alle nostre anime, che non si trova nel Libro dello Zohar stesso. Ci adatta ad esso.
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Da KabTV “I Got a Call. Pure Zohar” 7/3/10

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Non abbiamo altra via d’uscita

Questo significa che ognuno in Israele si sarebbe impegnato nel prendersi cura e nel lavorare per ognuno dei membri della nazione, per soddisfare tutte le loro necessità, non meno della misura impressa in lui per prendersi cura delle proprie necessità. (Baal HaSulam, “Arvut [Garanzia reciproca]”).

Dobbiamo sempre confrontare la cura per noi stessi con la cura per gli altri: quanto differisce l’impegno per se stessi dall’impegno per gli altri, qual è la differenza tra loro, e possiamo in qualche modo equiparare il desiderio di prenderci cura degli altri con la cura per noi stessi. Questo è un compito specifico e per nulla complicato. Definirlo è molto semplice, ma realizzarlo è quasi impossibile.

La garanzia reciproca (Arvut), descritta da Baal HaSulam è come una fantasia. Comprendiamo che è praticamente irraggiungibile ed è oltre le capacità umane. Non riesco a pensare agli altri, nemmeno a quelli che mi sono vicini, nel modo in cui lo faccio per me stesso. È impossibile. Il compito che ci è stato assegnato, infatti, non è realizzabile. Allora, di cosa stiamo discutendo qui?

Dopo che l’intera nazione, all’unanimità, accettò e disse: “Faremo e ascolteremo”, ogni membro di Israele divenne garante affinché non venisse a mancare nulla a nessuno tra i membri della nazione. Solo allora sono diventati degni di ricevere la Torah, e non prima.

È sufficiente comprendere che non abbiamo altra via d’uscita. E non abbiamo bisogno di un’altra via d’uscita perché, in realtà, questo è l’obiettivo più alto che possa esserci nel nostro umile e insignificante mondo. Pertanto, se accettiamo di vivere nella garanzia reciproca, inizieremo ad attirare su di noi speciali forze superiori che ci porteranno a questo stato.

Tuttavia, nessuno dice che dobbiamo diventare altruisti e gentili, amare tutti e connetterci con tutti. Questo non è serio. Si dice che dobbiamo realizzare la nostra natura attuale e lo stato che dobbiamo raggiungere, verso il quale la natura ci spinge.

Guarda cosa sta succedendo nel mondo. La natura ci spinge verso la completa unificazione. Forse non lo capiamo, ma in linea di principio questo è ciò che ci aspetta. Se vogliamo vivere sulla nostra piccola Terra, dobbiamo diventare un tutt’uno. Altrimenti non possiamo sopravvivere.

Comprendendo questo, diventeremo adatti a ricevere la Torah e a ricevere la luce superiore che cambierà la nostra natura e ci guiderà verso l’unificazione collettiva.

Il mondo sperimenta ogni giorno sempre più divisione, frammentazione e distanziamento e, di conseguenza, sempre più confusione su dove esso esiste, sul perché e sul come. L’umanità sente l’egoismo che sembra giocare con essa dall’interno, e agisce di conseguenza.
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Dalla lezione di Kabbalah del 18/02/20, “L’Arvut [Garanzia reciproca]”

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Raggiungere l’Anima Comune

Esiste di fatto una sola anima nel mondo…La stessa anima esiste in tutti i figli di Israele ed è completa in ognuno di essi, come in Adam HaRishon, poiché ciò che è spirituale è indivisibile e non può essere tagliato, il che è piuttosto una caratteristica delle cose fisiche.

Tuttavia, dire che ci sono 600.000 anime e scintille di anime appare come se l’anima fosse divisa dalla forza del corpo di ogni persona.  (Baal HaSulam, Articolo “600.000 Anime”).

Ogni persona ha un’anima e questa stessa anima è presente in ognuno. Non possiamo davvero immaginare questo. È come la teoria della relatività: non tutti riescono ad afferrare ciò che essa descrive e il mondo spirituale è ancora più difficile da comprendere.

Ci sono diversi principi che accettiamo per fede perché i Kabbalisti ne parlano in base alla loro esperienza. Finché non attraversiamo il Machsom, la barriera che separa la nostra percezione di questo mondo dalla percezione del mondo spirituale, non possiamo comprenderli appieno.

Nel mondo spirituale esiste solo un’anima che è in ognuno di noi e in tutti noi insieme. Se l’anima è in ogni persona, ciò non vuol dire che sia una piccola parte dell’anima collettiva e se è in tutti, che sia un’unica anima collettiva. No, è la stessa anima.

Tutto dipende da quanto una persona rivela quest’anima. In altre parole, la misura in cui acquisisce la qualità della dazione, della connessione e dell’amore determina quanto percepisce l’anima collettiva, se in quantità maggiore o minore. Ma essenzialmente, l’anima è sempre una e risplende costantemente su di lui.

Nella nostra percezione della realtà, non possiamo immaginare che l’anima collettiva, essendo una per tutti, possa risiedere nella percezione di ciascuno o essere sentita come una parte.

Il nostro egoismo ci impedisce di vederla pienamente. Per questo motivo nel corpo fisico [cioè nella percezione egoistica] sono stati fatti due discernimenti:

Nel primo discernimento si sente la propria anima come un organo unico e non si comprende che questa è l’intero Israele. [Questa è l’unica cosa creata dal Creatore.]

Nel secondo discernimento, la vera luce dell’anima di Israele non risplende su di lui in tutta la sua potenza illuminante, ma solo parzialmente, nella misura in cui si è purificato ritornando al collettivo.

Il segno della correzione completa del corpo è quando si sente che la propria anima esiste in tutto Israele, in ognuno di essi, per cui uno non sente se stesso come un individuo, perché l’uno dipende dall’altro.

In quel momento, egli è completo, senza difetti e l’anima risplende davvero su di lui nella sua massima potenza, come appariva in Adam HaRishon… . [Cioè, com’era nello stato in cui fu creato dal Creatore.]

 

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 20/02/20, “La Decina”

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