Pubblicato nella '' Categoria

Il segreto dell’ informazione utile

Domanda: Si dice che chi controlla le informazioni controlla tutto. Ma negli ultimi anni, con l’avvento delle nuove tecnologie, l’informazione non solo è diventata abbondante, ma è diventata eccessivamente abbondante! Gestirla è diventato incredibilmente difficile. Gli psicologi sostengono che oggi le persone soffrono di stress da informazione.
Che cos’è l’informazione? Perché la desideriamo così tanto? E perché, pur comprendendo che si tratta di “spazzatura”, abbiamo paura di perderla?

Risposta: Ci nutriamo di questa “spazzatura”, di questi “rifiuti”. Per noi, perdere questi “rifiuti” significa perdere il nostro nutrimento. E l’umanità ne è terrorizzata.

Non è in grado di assorbire informazioni corrette, veritiere e naturali, informazioni che parlano di rilevanza, necessità o verità. L’informazione prospera con le notizie gialle e grigie, mettendo in onda i “panni sporchi”. È questo che la sostiene.

È così che la società moderna ha cresciuto l’umanità. E possiamo vederne le conseguenze. Naturalmente, se si rimuovessero tutti questi contenuti falsi e si lasciasse solo la verità, le persone si lamenterebbero. Cosa consumerebbero allora?

Domanda: Perché l’umanità è così attratta dalle informazioni? Cosa cerca nelle informazioni?

Risposta: L’uomo moderno non può vivere senza. È l’ambiente in cui esiste. Toglierle sarebbe come separarlo dalla casa, dalla famiglia, dal lavoro o da qualsiasi altra cosa. Ma separarlo dall’informazione sarebbe ancora più devastante, perché essa lo riempie dall’interno.
Senza un flusso di informazioni, una persona moderna perderebbe semplicemente la testa.

Domanda: Che cos’è l’informazione “corretta”?

Risposta: L’informazione corretta è quella che rivela il mio ruolo in questo mondo nella misura in cui posso portare un’influenza positiva in esso e, a sua volta, ricevere un’influenza positiva dal mondo.

Domanda: Tu dici che un’informazione corretta, veritiera e genuina sarebbe del tutto sgradevole, indesiderabile?

Risposta: La gente non vuole sentire la verità! La verità è dolorosa. La verità è sgradevole. Vogliono sentire ciò che li soddisfa: un po’ di pettegolezzi, un po’ di sesso, un po’ di paura, un po’ di gioia, il tutto in dosi misurate, attentamente controllate da specialisti.

Domanda: Cosa significa informazione per un kabbalista?

Risposta: Per un kabbalista l’informazione ha un significato completamente diverso. i kabbalisti non sono interessati a ciò che la gente discute via cavo o con altri metodi di comunicazione. A loro interessa la connessione con la forza superiore, da cui hanno origine tutte le azioni, le condizioni e gli eventi del nostro mondo. Quando una persona ha questa connessione, non ha bisogno di nient’altro. Essa gli permette di essere ovunque e in ogni cosa contemporaneamente, in entrambi i mondi.

Domanda: Supponiamo che ti venga dato il controllo di tutti i media. Come presenteresti le informazioni, di che tipo?

Risposta: Lascerei tutto com’è ora e gradualmente, in piccole dosi controllate, introdurrei la “medicina”: informazioni più corrette. Informazioni che favoriscono cambiamenti positivi nella persona, sviluppano il senso della verità, l’autocontrollo e così via. In questo modo, le persone inizieranno ad adattarsi correttamente all’ambiente circostante, a comprendere la loro natura, la natura del mondo che le circonda e il loro scopo finale.

Noi, Kabbalisti, stiamo aspettando che l’umanità raggiunga la rivelazione del male – la rivelazione che esiste nel male, nella menzogna, che si nutre di surrogati. Nella misura in cui ci rendiamo conto che tutto questo è spazzatura, letteralmente veleno, saremo gradualmente in grado di sostituire le informazioni false con informazioni corrette che ci nutriranno.

Perché ho bisogno di informazioni? Per sviluppare la mia comprensione del mondo e trasformarmi in linea con un nuovo mondo. Queste informazioni devono essere corrette, veritiere e, soprattutto, scrupolosamente premurose.
[238127]

Da “News con il Dr. Michael Laitman” di KabTV del 29/11/18

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:

Passare in un’altra dimensione
La cura per il mondo è nell’educazione integrale
La Kabbalah: il dono della connessione con la forza superiore

Quali sono le migliori soluzioni per lo stress e l’esaurimento sul posto di lavoro?

Una soluzione allo stress e all’esaurimento sul posto di lavoro è la compassione. Cioè, se ti senti stressato, in difficoltà o esausto, aiuta qualcun altro. Mostra compassione, e ti sentirai meglio. L’atto di mostrare compassione non solo non incontra resistenza, ma guarisce te prima di tutto.

Ma come possiamo trattare gli altri con compassione se ci sentiamo stressati e esauriti? Per trattare gli altri con compassione, dobbiamo prima sviluppare la compassione verso noi stessi. Senza la compassione per noi stessi, non c’è motivazione per agire con gentilezza verso gli altri. Abbiamo bisogno di una base e di un motivo per sviluppare un atteggiamento positivo verso gli altri, che inizia con la comprensione del fatto che la compassione è essenziale per il nostro benessere.

La compassione diventa quindi una forma di autoconservazione. Quando siamo stressati, il nostro corpo attiva la risposta “combatti o fuggi”, che mette a dura prova i nostri sistemi. Quando invece mostriamo compassione, il nostro corpo si rilassa e opera in modo completamente diverso, con calma ed equilibrio.

Oltre alla compassione, l’empatia è importante per alleviare lo stress e l’esaurimento. L’empatia, in questo caso, significa entrare in contatto con gli altri e comprendere la loro situazione.

Ma ancora una volta, come possiamo sviluppare un atteggiamento empatico nei confronti degli altri quando siamo in lotta all’interno dei nostri confini? Il problema è che non abbiamo mai imparato a dare in modo soddisfacente quando stavamo crescendo. Non abbiamo quindi mai imparato a sviluppare la compassione e l’empatia, qualità che implicano l’estensione da noi stessi verso gli altri. Abbiamo imparato a lavorare in modo tecnico per ottenere un lavoro, per guadagnare denaro e per completare con competenza i compiti e prendere ciò di cui abbiamo bisogno. Così facendo, abbiamo sviluppato una disconnessione tra il lavoro che svolgiamo e il nostro desiderio interiore di realizzazione, trasformando il lavoro in una fonte di esaurimento piuttosto che di soddisfazione.

Per contrastare questo fenomeno, dobbiamo imparare un nuovo approccio: lavorare con la mentalità che dare può essere appagante. Se sentiamo di dare attraverso il nostro lavoro e allo stesso tempo di riempire noi stessi, sperimenteremo gioia e soddisfazione durante la giornata. Tuttavia, sviluppare questa mentalità richiede un cambiamento della nostra natura. Indipendentemente dal lavoro o dal ruolo, dobbiamo imparare a trovare appagamento nel dare.

Dare, nella sua forma più pura, significa lavorare per il bene degli altri con la stessa dedizione con cui lavoriamo per noi stessi e per i nostri cari. Ad esempio, quando lavoriamo per i nostri figli, non ci sentiamo esauriti perché il nostro dare è guidato dall’amore. La grande sfida che dobbiamo affrontare nella nostra vita è quella di estendere agli estranei questo sentimento di dedizione amorevole. Per farlo è necessaria un’educazione che arricchisca la connessione, cioè un apprendimento che ci aiuti a capire che viviamo in un sistema interconnesso e interdipendente, una rete integrale, in cui soddisfacendo gli altri, ci sentiamo soddisfatti a nostra volta.

Quando sveliamo la nostra interconnessione e interdipendenza in modo positivo, iniziamo a sentire un nuovo desiderio di dare, amare e connetterci positivamente con gli altri. Allora la distinzione tra dare e ricevere scompare e si dissolve anche la differenza tra estranei e persone care. Ci rendiamo conto che siamo tutti parte di un insieme unificato e che nel dare sperimentiamo la massima soddisfazione.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman trasmessa il giorno 1 gennaio 2019.

Scritto/edito da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Una leva per capovolgersi

Posso desiderare egoisticamente di amare gli altri e prendermi cura di loro in modo egoistico? Sì, posso.

Se vedo che una persona che si prende cura degli altri riceve rispetto, attenzione e onore da loro, provo invidia. Ed è un sentimento molto forte, perché sminuisce il mio stato attuale e mi dice: “Tu non vali nulla. Guarda come lui è rispettato, amato e apprezzato; quanta attenzione gli dedicano. E tu?”
E allora, nonostante tutto, sono pronto a fare uno sforzo al fine di sviluppare anche io la qualità della dazione. Se una persona è rispettata per questo, allora sono pronto a dare.

Nel nostro mondo siamo disposti a lavorare per ottenere attenzione e riconoscimento, perché ci elevano e gratificano il nostro ego. Qui appare una certa leva, anch’essa egoistica, ma è una leva con la quale posso capovolgere me stesso.
È proprio così che possiamo progredire.
[338835]

Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 5/9/19, Preparazione per il congresso in Moldova “Rivolgersi al Creatore”

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:
Come smettere di nutrire il lupo malvagio in noi
Il segreto dell’unione
La correzione alla fine dei giorni

Perché c’è tanta paura nel mondo tra gli esseri umani?

In effetti, oggi il mondo è attanagliato da un’epidemia di paura. Le persone stanno perdendo la fiducia reciproca e sempre meno si impegnano per raggiungere obiettivi comuni. A differenza del passato, quando l’avidità e l’ambizione ci spingevano a raggiungere gli obiettivi, oggi la paura è diventata una delle caratteristiche predominanti. Molti hanno l’impressione che ci stiamo dirigendo verso un vicolo cieco, ma io vedo questo sviluppo sotto una luce positiva. Non è affatto un vicolo cieco. Quando ci si avvicina a quello che sembra un vicolo cieco, improvvisamente si scopre che al suo interno c’è una porta che conduce al mondo successivo.

In passato, le persone potevano trovare conforto nella fede. Credevano in vari dei o poteri superiori e questa fede dava loro un senso di sicurezza e un modo per affrontare le proprie paure e ansie. Oggi, però, questo tipo di fede sta scomparendo. Sempre più persone hanno perso il legame con qualcosa di più elevato e quindi si ritrovano ad affrontare da sole le proprie paure e incertezze. Non riescono a collegare la loro sofferenza o le loro emozioni inquietanti al governo di una forza superiore, e questo li fa sentire sopraffatti. La paura consuma così un numero sempre maggiore di persone, paralizzando i loro pensieri e le loro azioni. È come se volessero chiudere gli occhi, rifugiarsi sotto una coperta come un bambino spaventato e fingere che il mondo esterno non esista.

La via d’uscita da questo stato è l’educazione, non il tipo di soluzioni meccaniche o di distrazioni artificiali che offrono i tecnici di oggi, ma un’educazione che arricchisca la connessione e che ci riveli il sistema della natura e il suo scopo: come funziona, perché esiste, dove siamo in squilibrio con esso e come possiamo raggiungere l’equilibrio con esso, portandoci così a un’esistenza armoniosa e pacifica. Questa educazione dovrebbe rivelarci che la paura e le crisi che affrontiamo non sono punizioni, ma opportunità. Sono destinate a risvegliare domande più profonde sul significato della vita e a guidarci verso la scoperta della realtà superiore che governa tutto.

Imparando a connetterci con gli altri, superando le paure personali e coltivando il sostegno reciproco, l’incoraggiamento e l’amore in tutta la società, possiamo trasformare quello che sembra un vicolo cieco in un nuovo inizio. La paura non è l’ultima parola, ma è una porta verso la crescita e un livello superiore di esistenza. Attraverso questo processo, possiamo scoprire la nostra vera libertà e un senso di sicurezza duraturo.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Padri in affitto

Commento: In Giappone si è presentato il caso di una bambina cresciuta in una famiglia monoparentale. Dopo aver iniziato la scuola, si è chiusa in se stessa. Si è scoperto che era vittima di bullismo perché i compagni di classe la prendevano in giro in quanto non aveva un padre.

La madre era profondamente preoccupata. Gli insegnanti non erano di nessun aiuto e allora si è rivolta ad un’agenzia che fornisce servizi tipo “affitta un eroe”. La madre scelse un candidato: un uomo gentile, ottimista e premuroso. In quanto attore, l’uomo assunse in pieno il ruolo di padre della bambina e l’ha portato avanti per 10 anni.

Durante i fine settimana andavano al cinema, al parco, a fare passeggiate, parlavano insieme e l’uomo partecipava anche agli incontri tra genitori e insegnanti. Nel corso del tempo, diventava sempre più chiaro che la ragazza, prima timida e chiusa, sbocciava e diveniva più sicura di sé.

Così emerse una nuova tendenza: i “padri in affitto” , falsi padri che, assumendo tale ruolo, forniscono sia ai bambini che agli adulti un senso di sicurezza e un ambiente di sostegno.
La mia risposta: Comprendiamo quanto questo sia importante per un bambino. Allo stesso tempo, può anche essere profondamente significativo per la donna, la madre di quel bambino.

È interessante notare che queste relazioni a volte possono essere più profonde e più strette dei legami familiari naturali. Quando qualcosa è “tuo”, spesso può portare all’autocompiacimento e alla negligenza. Chi presta davvero attenzione all’altro? Torni a casa, ti togli le scarpe, ti siedi al tavolo o sulla tua sedia preferita e la vita continua.

Ma qui, la distanza emotiva favorisce una vicinanza speciale, che non è solo monitorata, ma attivamente nutrita e rafforzata. Questa dinamica può essere molto più significativa delle relazioni in un tipico matrimonio.

Di conseguenza, tra loro può svilupparsi un rapporto molto interessante, non intimo, ma di sostegno puramente interiore, proprio per il fatto che non sono marito e moglie, ma semplicemente “collaboratori” per creare un rapporto familiare speciale.

Commento:Il finto padre ha detto alla ragazza di amarla, anche se dentro di sé capiva che si trattava di un conflitto, che in realtà non era così. Ma ciò che le ha detto emotivamente, essendo coinvolto in questo stato, ha aiutato non solo la loro relazione, ma anche lo sviluppo della bambina.

La mia risposta: Abbiamo il diritto di trattare così un bambino? Di mentirgli?

Commento: Sì, perché le conseguenze possono variare. Ha detto: “Sono passati dieci anni e capisco cosa potrebbe accadere se la verità venisse a galla. L’80% di me crede che la ragazza sarà grata per tutte le cure e le attenzioni che le ho prestato. Il 20% di me teme che si sentirà devastata, persa e distrutta”.

La mia risposta: Deve restare con lei finché non si sposa e viene “sostituito” da suo marito. Deve sostenerla finché non avrà un altro uomo nella sua vita perché, al momento, sta ricoprendo i ruoli di padre, uomo e marito: tutto. Non può semplicemente lasciarla.

Commento: Esiste un’altra tendenza secondo cui gli uomini anziani vengono assunti come tutori. Sono invitati ad accompagnare i giovani perché possano trasmettere esperienza e saggezza.

La mia risposta: Sono d’accordo. È qualcosa di cui la nostra società ha bisogno perché nessuno durante l’infanzia riceve una guida adeguata dai propri genitori. Questa è una metodologia, una filosofia di accettazione della vita e il corretto adattamento ad essa. I bambini moderni non hanno questa possibilità. Non hanno alcuna fonte né dalla televisione, né dai computer, né dalla scuola, né da nessun altro.

Domanda: Quali istituzioni dovrebbero aiutare una persona a diventare un individuo a tutto tondo?

Risposta: Hanno bisogno di un programma educativo chiaro e coerente condotto da insegnanti, mentori ed educatori capaci.
Quando la famiglia, la società, il gruppo dei coetanei e i media lavorano tutti in armonia, solo allora una persona può essere educata correttamente.

Domanda: Quali valori dovrebbero infondere?

Risposta: Il giusto comportamento all’interno del “branco umano”. Idealmente, questo dovrebbe essere insegnato a livello istintivo.

Domanda: Quali regole dovrebbero esistere in un “branco umano”?

Risposta: Homo homini lupus est, “l’uomo è un lupo per l’uomo”, solo il contrario.

Insegnare alle persone a vivere come un branco in cui tutti si sostengono a vicenda e comprendono l’importanza di ogni individuo. Ciascuna persona porta con sé una responsabilità sociale o familiare che la rende significativa. I lupi, ad esempio, vivono eccezionalmente bene all’interno dei loro branchi.

Domanda: Potremmo concludere dicendo: “Sii lupo per essere un umano”?

Risposta: Sì, essere un lupo è fantastico; sapresti come comportarti in branco. È una dinamica meravigliosa in cui c’è una chiara gerarchia, i genitori al vertice, i figli al livello inferiore, i nipoti al livello più basso e così via. Ma tutti si prendono cura gli uni degli altri, dal basso verso l’alto.

[238692]

Da KabTV “Notizie con il Dr. Michael Laitman” 22/12/18

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:

La società futura: le basi del comportamento umano
Il fattore principale dell’educazione
I vantaggi dell’educazione integrale

Perché non ti fidi di qualcuno?

La fiducia è presente quando mettiamo in atto il sistema di connessione tra di noi, che esiste e si rivela a noi. Nella misura in cui scopriamo questo sistema, siamo in connessione reciproca con gli altri. Questo è uno stato in cui possiamo fidarci di qualcuno.

Se non proviamo fiducia nei confronti di qualcuno, è una sensazione che deriva dal non aver raggiunto le condizioni per cui la fiducia può esistere. Pertanto, sarebbe saggio fare in modo che tutti sentano un legame reciproco, un’unica dipendenza come un’unica rete, e quindi, inevitabilmente, ci tratteremo l’un l’altro in modi positivi, premurosi, solidali e incoraggianti che costituiranno la base per far sbocciare la fiducia.

Dobbiamo acquisire sempre più consapevolezza della nostra interdipendenza e interconnessione. Quanto più sentiamo di dipendere l’uno dall’altro, tanto più sentiremo che tutto ciò che facciamo  agli altri si riversa su di noi. È un concetto che sarebbe saggio imparare e insegnare di più, cercando una miriade di spiegazioni ed esempi per aprire gli occhi alle persone sull’immensa portata della nostra interconnessione e interdipendenza.

Basato sulla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il kabbalista Dr. Michael Laitman trasmessa il 28 maggio 2023.

Scritto/redatto dagli studenti del kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Quali sono i tre elementi più importanti della fiducia?

La fiducia è la consapevolezza e la sensazione di un legame interiore tra le persone.

La sua manifestazione in ogni momento e in ogni stato è ciò che contraddistingue la fiducia. Altrimenti, essa non esiste.

La fiducia è una forza immensa che si colloca alla base di ogni stato o società. Essa lega tutti i membri in un unico sistema, in cui non hanno bisogno di nulla se non della sensazione di far parte di una sola rete, con dipendenza reciproca.

Pertanto, gli elementi più importanti della fiducia consistono proprio in quella sensazione di dipendenza reciproca che si forma dalla percezione e dalla consapevolezza di un legame umano interiore profondamente sentito. È qui che nasce il concetto di “fiducia”.

Basato sulla trasmissione di KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 28 maggio 2023.

Scritto/redatto da studenti del kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Kabbalah e religione, concetti opposti

La Kabbalah e la religione sono concetti completamente opposti. La Kabbalah insegna che bisogna cambiare se stessi, mentre la religione suggerisce che l’esecuzione di azioni esterne è sufficiente per ottenere tutto ciò che è necessario nella vita e per raggiungere il paradiso e ogni tipo di benedizione nell’aldilà.

Secondo la Kabbalah, il paradiso e l’inferno sono stati che una persona sperimenta nel nostro mondo mentre si trova nel corpo.
Tuttavia, ha la possibilità di elevarsi al di sopra del corpo, in modo che questo non la controlli più. In questo caso percepirà la realtà al di là del corpo e non avrà bisogno di morire per sperimentarla.

Se non si raggiunge uno stato al di sopra del corpo, la morte porta solo a uno stato spirituale minimo, che non può nemmeno essere definito spirituale. È solo uno stato di distacco dall’egoismo, ma non il possesso di una qualità spirituale.

L’attenzione si concentra sull’anima di una persona che desidera correggerla. Nel nostro mondo non c’è nulla di più elevato di questo e se una persona si sforza di ottenere ciò, non è possibile vietarglielo.

Questo è il problema tra i kabbalisti e i religiosi che pongono una barriera: “Seguite le regole fino a questo punto, ma non impegnatevi nello sviluppo dell’anima”.

[337921]

Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 9/2/19, “Domande e risposte”

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:

La differenza fra Kabbalah e religione
La Saggezza della Kabbalah non è una religione
Il ruolo delle religioni nel processo di correzione

Quando ci si può fidare completamente di qualcuno?

La fiducia completa può nascere quando ci rendiamo conto che viviamo tutti in un unico sistema integrale, interconnesso e interdipendente.

Abbiamo raggiunto una fase della nostra evoluzione in cui il mondo è integrale, e in un sistema integrale il particolare e il generale sono uguali. Pertanto, la fiducia completa in una persona, anche tra una coppia che desidera costruire la propria relazione su un certo livello di fiducia, richiede innanzitutto la comprensione che siamo membri di una società umana più ampia, e che questa società esercita un’influenza integrale sulle nostre relazioni reciproche.

Per questo motivo stiamo vivendo un’era di disgregazione generale delle relazioni a tutti i livelli.

Il punto di svolta da questa direzione distruttiva a una positiva e costruttiva avverrà con la comprensione della nostra natura egoistica come causa di ogni carenza nelle relazioni, e insieme a tale comprensione, un sentimento profondamente radicato che si tratta di una qualità negativa che lavora a nostro discapito, e che dobbiamo correggere verso il suo opposto altruistico.

La svolta da questa direzione distruttiva a una positiva e costruttiva avverrà con la presa di coscienza della nostra natura egoistica come causa di ogni carenza relazionale e, insieme a questa presa di coscienza, con la sensazione profondamente radicata che si tratta di una qualità negativa che opera a nostro danno e che dobbiamo correggere nel suo opposto altruistico.

Il raggiungimento della consapevolezza che la nostra natura egoistica è dannosa per noi dipende dalla diffusione capillare di materiale educativo che ci insegni come la natura funziona come un insieme interconnesso e interdipendente, come la natura umana lavora in opposizione a questa natura e la necessità di uno spostamento della coscienza umana da egoistica ad altruistica, affinché l’umanità possa entrare in equilibrio con la natura più ampia. Altrimenti, continueremo a dirigerci in una direzione negativa e distruttiva, accumulando sempre più rotture di relazioni e una miriade di altre forme di sofferenza, fino a quando non ci renderemo conto della necessità di compiere questo fatidico cambiamento.

Basato su “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il kabbalista Dr. Michael Laitman il 28 maggio 2023.

Scritto/redatto da studenti del kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Depressione sorridente

Commento: È stato individuato un nuovo tipo di depressione chiamata: “depressione sorridente”. Si tratta di mostrare un’apparenza felice e di nascondere i sintomi depressivi. Questo sta diventando un fenomeno sempre più diffuso.

Le persone sono impegnate nella vita, hanno una professione, dei figli, una famiglia, degli hobby, e allo stesso tempo sono in costante depressione. All’esterno sorridono e mostrano un’apparenza felice, ma all’interno hanno una grande instabilità.

La mia risposta: Mi sembra che questo fenomeno riguardi gran parte dell’umanità di oggi: le masse.

Viviamo in un mondo in cui il nostro egoismo è in continuo sviluppo e ciò che ci andava bene e ci soddisfaceva 1.000 anni fa, ha smesso di soddisfarci 500 anni fa. E oggi non ci soddisfa affatto.

All’inizio del XX secolo, quando una persona aveva qualcosa da mangiare, qualcosa da indossare e un posto dove dormire, la persona media era felice, ma oggi questo non è un indicatore del fatto che la persona sia in uno stato di benessere. Questo accade perché il nostro egoismo cresce e pretende un appagamento molto più grande, anche quello che la persona stessa non conosce.

Mi sento male e sono vuoto! Ho mangiato? Credo di aver mangiato. Ho dormito? Ho dormito. Ho un posto dove dormire? Sì. Ho qualcosa da mangiare? Sì. Qualcosa da indossare? Ho anche quello. Ho un lavoro e tutto il resto. Cosa mi manca? Io stesso non lo so.

Domanda: E cosa manca a una persona?

Risposta: La sensazione del riempimento, la sensazione della felicità. Ecco cosa manca. Potrei avere tutto, ma mi sento vuoto.

“Cosa ti manca? Dimmi cos’è. Lo scriverò e prometto di fornirtelo.”

“Non puoi darmelo. Devo riempirmi di qualcosa. C’è un vuoto dentro di me che non posso riempire in alcun modo, né bevendo, né mangiando, né altro. Puoi farmi il solletico, e io non riderò. Non ho questo riempimento!”

Domanda: Come può un individuo trovarlo?

Risposta: Non c’è modo. C’è una sensazione di mancanza dentro di lui, una sensazione di vuoto interiore che non può essere colmata da nulla nel nostro mondo.

Puoi portarlo, come un bambino, su una giostra, a fare passeggiate, in viaggio, mostrargli qualche film, qualsiasi cosa, lui rimarrà lo stesso. Guarderà qualcosa, lo distrarrà un po’, ma continuerà a sentire che questa è solo una via di fuga dal vuoto. Cioè, c’è il vuoto, e lui si innalza per un po’ al di sopra di esso, ma non lo abbandona.

Domanda: Il famoso psichiatra e neurologo austriaco Viktor Frankl scrisse che la pietra angolare di una buona salute mentale è uno scopo nella vita. È necessario trovare il significato della vita?

Risposta: Ai giorni nostri, sì. In passato, il significato della vita era semplicemente quello di sopravvivere.

Un tempo vivevo in Lituania. Le persone che vivevano lì prima del regime sovietico mi raccontavano come fosse organizzata la vita.

La mattina andavi a lavorare da qualche parte. Il lavoro, di solito, non era fisso, perché era un paese piccolo. Se eri fortunato, trovavi un lavoro, ti pagavano per la giornata, tornavi a casa, mangiavi qualcosa per te, per la tua famiglia, e così via. E così vivevano le persone comuni che non erano ricche. Questo è il modo in cui vivevano. Cioè, se una persona guadagnava qualche soldo in quella giornata e aveva qualcosa per nutrire se stesso e la sua famiglia, era felice.

Sono passati 50 anni. Un tale stile di vita può essere considerato di successo oggi per un individuo, che la mattina non sa dove guadagnerà i soldi e la sera non sa come sfamerà se stesso e la propria famiglia? No, una persona ha bisogno di molte cose.

Il suo egoismo è diventato molto più grande e profondo. Ha bisogno di sapere quanto guadagnerà, quando riceverà il suo stipendio, cosa comprerà con esso, dove andrà in vacanza per divertirsi, dove studieranno i suoi figli, quale sarà la sua pensione, e in generale,
davvero tutto!

Domanda: Quindi ora deve prendersi cura di questo da solo?

Risposta: I suoi bisogni sono cresciuti così tanto, e lui non può farci nulla; è il suo egoismo interiore che si è sviluppato così tanto, non che sia viziato al punto da non riuscire a essere felice oggi ricevendo una minima parte del riempimento necessario.

Non sa nemmeno che tipo di riempimento desidera, anche se ha tutto. Del resto, questa depressione colpisce praticamente tutte le classi della società.

Domanda: Qual è la via d’uscita da questo labirinto della vita?

Risposta: Non lo so. Ma ricordo che ero così nella mia generazione, ed era difficile per me. Per tutta la mia infanzia e giovinezza, sono stato in uno stato semi-depressivo finché non ho trovato la mia occupazione seria: la Kabbalah.

Non sapevo come riempirmi e perché esistevo. Tutto sembrava in qualche modo inverosimile, dovevo sopportare questo peso della vita a tutti i costi. Perché?! A che scopo?! Questa è la cosa più terribile! Cioè, quando ti alzi la mattina e ti chiedi: “Perché mi sono alzato? Perché mi sono svegliato?”
E questi stati sono costanti nelle persone che sono spiritualmente elevate o che devono essere elevate spiritualmente, anche in un Kabbalista, perché in loro compaiono nuove richieste, che riconoscono, e che li spingono a salire i gradini spirituali per raggiungere una realtà superiore.

Ma quando questo vuoto, che richiede di essere riempito, si rivela in te e tu ancora non sai che tipo di riempimento desideri, allora sei in uno stato che, in generale, è definito come depressione, anche se non è depressione.

Per i kabbalisti, questa non è depressione; loro amano questi stati perché sanno in anticipo che li riempiranno, che in questo vuoto raggiungeranno la sensazione del mondo superiore.

Siamo in una nuova generazione, in cui le persone moderne manifestano questo vuoto, queste richieste e questi enormi desideri. Ma nel nostro mondo non possiamo trovare alcun riempimento per loro. Devono ricevere questo riempimento dal livello successivo.

Domanda: Non stiamo parlando di depressione clinica, che è una malattia mentale. Qual è la ricetta per la felicità o una via d’uscita da questa “depressione sorridente”, o semplicemente dal cattivo umore?

Risposta: Un fuoco scaccia l’altro. Non c’è altra via. Dobbiamo necessariamente trovare un riempimento per questa richiesta interiore di vuoto. E questo riempimento si trova nel significato della vita.

Le persone, in linea di principio, si pongono questa domanda. Ma anche se non se la pongono, questa domanda esiste in loro. È una domanda che li tormenta, e hanno paura di farla. Una persona ha paura di ammettere a se stessa di non sapere per cosa vive, e proprio questo è ciò che non le dà l’energia per vivere.

Domanda: Perché ha paura?

Risposta: Perché non c’è una risposta. E trovarsi di fronte al vuoto.

Commento: Fa paura.

La mia risposta: Non è che fa paura; praticamente mi distrugge come essere razionale che esiste razionalmente e sa perché esiste. Se dico a me stesso che non so perché esisto, allora sono, in linea di principio, niente. E questo mi fa sentire ancora peggio. Per questo motivo mi sdraierò e non mi alzerò.

Domanda: Allora qual è il significato della vita per una persona?

Risposta: Il significato della vita è rivelare la nostra radice spirituale in cui esistiamo eternamente e immergerci nel nostro mondo terreno temporaneamente per poi elevarci ancora più in alto grazie ad essa. Cioè, bisogna vedere tutto questo sistema e parteciparvi.

Allora una persona inizia a lavorare su se stessa spiritualmente. Rivela il mondo superiore, il sistema di controllo, il sistema dell’universo, e vede cosa deve fare per sentire se stessa realizzare un grande piano ogni minuto!

Domanda: Cosa guadagna una persona rivelando questo mondo?

Risposta: Rivela, vede con tutti i suoi sensi, con tutte le sue fibre, assorbe l’intero universo, si sente direttamente parte di esso, e interagisce con esso. Influisce sul mondo, e il mondo influisce su di lui.
E poi inizia il suo grande gioco, come un bambino con i suoi giocattoli. Lo affascina. Certo, non è facile e non succede subito, ma, in linea di massima, se comincia a capire che questo è destinato a lui, è già un grande sviluppo.

La cosa più importante è sentirsi davanti alla porta, avvicinarsi ad essa, e poi si aprirà.
[247988]

Da KabTV “News with Dr. Michael Laitman” 6/12/19

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:

Come si scopre il proprio vero sé?
Gli animali ci aiuteranno a diventare umani
La verità, l’amore e la connessione tra loro