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Che cosa dobbiamo fare?

Domanda: Abbiamo sempre sentito dire che dobbiamo unirci e cercare il Creatore, ma noi non percepiamo questo lavoro come pratica. Che cosa dobbiamo fare realmente?

Risposta: Se le azioni esterne sono benefiche per i processi interni, allora dobbiamo realizzarle. Il beneficio potrebbe arrivare in futuro. Per esempio, supponiamo di eseguire una azione fisica per un anno intero in modo che le mie azioni risulteranno il raggiungimento di un livello più interiore, o in altre parole, quindi, mi avvicinerò maggiormente alla qualità del Creatore, la dazione. Mi rendo conto di quanto lontano io sia da esso e quindi il mio desiderio faciliterà la correzione della mia intenzione da “per me stesso” a “dazione”.

In altre parole, la “fine dell’azione” deve essere presente nel “pensiero iniziale”. Entrambi mi dicono cosa fare e li metto ” al di sopra della ragione”, ovvero attuo in me stesso la stessa cosa. In ogni caso l’esecuzione delle azioni appartiene alla persona.

Tuttavia, se l’azione non viene fatta con l’intenzione “per il bene dell’unità del gruppo”, allora non importa quanto sia importante l’intenzione, non porterà alcun beneficio. il lavoro di una persona è proprio il lavoro sull’intenzione.

E’ impossibile girarci intorno perché la natura del mondo sta nel desiderio di godere e il desiderio di dare piacere, l’intenzione che è prossima ad essi, la loro unità e l’integrazione reciproca. Non c’è nulla oltre il desiderio e l’intenzione!

Il desiderio di ricevere del più basso penetra nel desiderio di dare dell’Essere Superiore come MAN (motivo per la correzione), e il desiderio di dare dell’Essere Superiore scende nel desiderio di ricevere ell’inferiore e la riempie come MAD ( la Luce della correzione). Poi i due vengono sottoposti all’unificazione reciproca: Bina in Malchut e Malchut in Bina, il Creatore nella creazione e la realizzazione nel Creatore, fino a che non raggiungano la parità totale. Questo è l’intero atto!

Dove accade questo? Si svolge solo nel pensiero, nel desiderio, nello sforzo interiore! Naturalmente, questa è la cosa più difficile. Alcuni di noi ritengono che sia facile lavorare mentalmente, mentre altri trovano sia difficile. Tuttavia, il lavoro spirituale è altrettanto difficile per tutti, se sei uno scienziato o un falegname, perché essa viene eseguita nell’anima, non nella mente.

Eseguiamo alcune azioni esterne che ci uniscono con la giusta intenzione. Perché stiamo facendo questo? Perché lo facciamo insieme, invece che da soli? Perché vogliamo ampliare la cerchia dei partecipanti? Questo ci ravviva e ci porta l’ispirazione.

Senza l’intenzione per i nostri sforzi, siamo una “raccolta di stolti” perché anche il lavoro più importante è privo di significato se manca la volontà!
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 1/11/10, Scritti di Rabash)

L’accesso alla preghiera

Per poter accedere al nuovo livello io ho bisogno di acquisire un nuovo desiderio, la pesantezza del cuore. Dopo potrò esaminarlo attentamente e fare un appello con una preghiera completa, realizzando che non posso rimanere in questo egoismo, e che quello che in realtà mi manca è la qualità di dazione. Io non dico al Creatore che mi sto sentendo male ne li chiedo di migliorare le cose per me. La mia preghiera può soltanto dire questo: “é un bene che Tu mi abbia dato questo male in modo che io possa desiderare la dazione ed innalzarmi per amare gli altri”.

Non chiedo che il male mi venga tolto perché è l’unica base sulla quale io possa costruire qualcosa, altrimenti io rimarrei come una bestia. Invece, io devo esaminare questo male, questa sensazione di vuoto, per poter riconoscerlo come un aiuto contro il mio egoismo, costringendomi a collegarmi agli altri.

Io ringrazio per questo “male” e spero che rimanga perché altrimenti potrei cadere nuovamente nel mio egoismo. Ma sopra il male io voglio costruire una attitudine di dazione verso tutti quanti. Perciò, io vedo il male come un aiutante che mi libera dai miei desideri egoisti dato che il sentimento di spiacevolezza mi permette di scollegarmi da loro.

Se una persona si brucia, non vorrà più toccare l’oggetto che ha provocato la bruciatura. In modo similare, io inizio a non volere questi desideri, e su di essi io costruisco un’attitudine di dazione. Questo richiede un nuovo inizio, Rosh HaShana (il nuovo anno) uno stato dove io non desidero più i riempimenti del passato perché li sento come male.

Per il contrario, al di sopra io adesso voglio costruire un’attitudine di dazione verso gli altri. Questa trasformazione, la transizione da una all’altra, viene chiamata l’Inizio del nuovo anno.

E allora, dopo aver verificato che sono incapace di farlo da me, io arrivo a Yom Kippur, avendo soltanto il desiderio ma sentendo la mancanza della forza. È cosi che arrivo alla preghiera, e questo è chiamato Il giorno di espiazione. In questo stato non giudico il Creatore, ma piuttosto me stesso per la mia mancanza di forza di dazione, ed è li che risiede il mio peccato.

Questo è quello che io grido quando in Yom Kippur io faccio ammenda di tutti miei peccati: “Il vero significato del Giorno di espiazione è la rivelazione del Kli che è pronto per la correzione. È una svolta a Rosh HaShana quando io decido di rifiutare il vecchio desiderio ed avvicinarmi e decidere di lottare per la dazione. E adesso, per la prima volta, mi volto verso il Creatore con una genuina richiesta ed acquisisco contatto con Lui.

Questa richiesta arriva finalmente a Lui perché io non chiedo riempimento, ma soltanto la forza di correzione. E cosi io arrivo alla porta della preghiera.

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L’Intenzione nel Congresso

Domanda: Quale intenzione mi aiuterà ad arrivare alla “preghiera dei molti” nel prossimo congresso?

Risposta: Il nostro congresso è dedicato alla rivelazione della connessione dell’amore tra di noi, come si dice: “Israele sono amici tra loro”. Isra-El significa “diretto al Creatore”. Qualsiasi persona al mondo viene riconosciuta come “Israel” quando ha l’intenzione di rivelare il Creatore.

È evidente che “la preghiera di Israele” è sempre “la preghiera dei molti” e l’intenzione, è di raggiungere la garanzia mutua, come è scritto: “Faremo ed ascolteremo”. In altre parole, stabiliremo una connessione tra di noi e scopriremo il Creatore al suo interno; arriveremo all’adesione ed all’uguaglianza degli attributi con la forza della dazione.

Come tutto il nostro lavoro, il prossimo congresso è stato ideato per spiegare alla gente il lavoro che ha bisogno di fare. L’esilio è finito. Siamo ritornati alla Terra di Israele ed abbiamo bisogno di arrivare al livello di Israele, diretto al Creatore.

Per questo, la natura ci pressa costantemente affinché scopriamo la connessione tra di noi, per dopo spiegare lo scopo della creazione alle nazioni del mondo. Questo è ciò che significa “essere la luce per le nazioni”, cioè aiutare tutta l’umanità a rivelare la connessione universale e raggiungere il livello spirituale.

La saggezza della Kabbalah ci dice che il tempo dell’esistenza del nostro mondo è di 6000 anni, cominciando dalla prima correzione fino alla fine della stessa. Oggi è l’anno 5771, e dobbiamo completare tutta la correzione nel tempo che resta fino all’anno 6000.
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(Dalla Kabbalah per principianti: La preghiera dei molti, dell’11 Ottobre 2010).

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Il giorno di espiazione è un giorno di gioia

Yom Kippur, il giorno di espiazione è uno stato nel quale il Kli (desiderio) che noi dobbiamo correggere è rivelato. Rabash scrive in molti articoli che una persona arriva al giorno di espiazione d’accordo al proprio stato interiore, che può essere rivelato senza nessun collegamento alla data della festività per quanto riguarda il calendario.

Ognuno di noi attraversa questo stato del nostro sviluppo, includendo le ascese chiamate Rosh HaShana (l’anno nuovo), Yom Kippur (giorno dell’espiazione) ed altri. Yom Kippur è uno stato molto elevato. Una grande Luce deve influenzarci in modo di rivelare questo livello in noi ed è richiesta una intera serie di azioni. Una persona deve esercitare un grande sforzo nel gruppo, nella nostra unificazione, dove la rottura ha avuto luogo. Il posto della rottura ci viene donato per far si che noi possiamo correggerlo. Allora capiremo quello che viene chiamato correzione, cosa sia la struttura di questo posto, e come la Forza Superiore lo abbia creato e continui a supportarlo. Come risultato, noi scopriamo il Creatore.

In modo di compiere questo, noi esercitiamo uno sforzo d’accordo con la principale regola della Torà “Ama il tuo prossimo come a te stesso”. Come i Kabbalisti ci avvertono, noi lo attualizziamo inizialmente in uno o diversi piccoli gruppi piuttosto che in tutta l’umanità, dato che sarebbe impossibile. Cercando di applicare questa regola nell’unificazione tra di noi d’accordo al metodo dei Kabbalisti, noi andiamo dall’amore per gli essere creati all’amore del Creatore e scopriamo fino a che punto non siamo nella qualità di amore e dazione.

Non stiamo parlando sulla vita in questo mondo e di quanto ci possiamo sentire bene o male. Non consideriamo bene e male d’accordo a questo, ne arriviamo al giorno di espiazione in questa maniera. Soltanto stando in un gruppo, aspirando al collegamento tra di noi, e al risveglio della Luce che Riforma io mi rendo conto di quanti io sia logorato dall’ odio e dal rifiuto verso i miei amici, che stanno cercando di unirsi con lo scopo di rivelare il Creatore all’interno del gruppo.

Io rivelo la forza della separazione, della rottura all’interno di me, e solamente con riguardo a questa forza posso rivelare di avere rivelato il male. Allora, con questo male, io posso venire dal Creatore e chiedere a Lui la correzione. Il giorno di espiazione diventa un giorno di gioia perché posso rivelare il disturbo dell’egoismo, nella mia natura che deve essere corretta. Io rivelo la condizione “io ho creato l’egoismo” e adesso posso chiedere al Creatore la Torà, che è la forza per correggerlo. È scritto “io ho creato l’egoismo ed io ho creato la Torà per la sua correzione perché la Luce in essa ci porta alla Fonte (al Creatore).

Prima dobbiamo lavorare con molto impegno sull’unificazione tra di noi, e dopo la Luce Superiore splende su di noi dal livello di ELUL (che sta per “io sono del mio Amato ed il mi Amato è mio”. Poi arriviamo a Rosh HaShana, lo stato in cui desideriamo un nuovo inizio, nuovi cambiamenti nel percorso, unità tra di noi, la nascita di un nuovo sistema o di un nuovo essere umano (Adamo) in noi. E solamente dopo avere attraversato tutto questo noi arriviamo a uno stato dove noi verifichiamo le nostre dieci qualità. Nel decimo giorno dopo l’anno nuovo, che ha segnato l’inizio di un nuovo percorso, noi arriviamo al giorno di espiazione.

A questo punto, da una parte siamo veramente in uno stato di completa disperazione e mancanza di forza, e dall’altra noi sperimentiamo grande gioia perché possiamo finalmente urlare al Creatore chiedendogli di aiutarci con la certezza che Lui ci aiuterà. Abbiamo questa certezza perché abbiamo già controllato noi stessi e raggiunto la realizzazione del fatto che dimoriamo nel male, incapaci di farci niente. Ma adesso, in virtù del collegamento tra di noi, abbiamo la certezza che il Creatore ci aiuterà e sta aspettando questo momento.

Baal HaSulam scrive “Non esiste un momento più bello nella vita di una persona di quando scopre quanto sia assolutamente impotente e perde fiducia della propria forza dato che ha esercitato tutti gli sforzi che è stato capace di fare, senza arrivare a niente. Questo è cosi perché precisamente in questo momento, durante questo stato, lui è pronto per una completa e chiara preghiera al Creatore!” Questo momento è chiamato il giorno di espiazione. Da questo momento in poi, una persona può essere sicura di ricevere la Luce della Correzione.

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Lo Zohar è il vincolo con la forza superiore

L’unica opportunità per essere in collegamento con la Forza Superiore che ci corregge è leggere Lo Zohar. Naturalmente anche gli altri libri ci aiutano in questo ma Lo Zohar ha la forza più potente per collegarci.

Se riuscissimo a mantenerci nella giusta intenzione per un periodo di tempo più lungo, potremmo leggere Lo Zohar più frequentemente. È un dato di fatto che siamo ancora incapaci di mantenere la giusta intenzione per più di 45 minuti. Tuttavia, durante questi 45 minuti dobbiamo concentrarci esattamente in ciò che desideriamo da lui ed in come immaginiamo il nostro stato futuro descritto dallo Zohar. Questo è molto importante.

Nel nostro mondo i bambini prendono esempio dagli adulti, desiderando diventare come loro in tutto quello che vedono. Niente è più importante per loro. Non hanno comprensione o qualcos’altro e semplicemente ripetono gli esempi che gli adulti gli dimostrano.

In maniera similare noi dovremmo desiderare sentire la realtà della quale ci parla Lo Zohar ed immaginare che tutto è il collegamento tra di noi. Lo Zohar descrive costantemente il collegamento tra di noi: Zeir Anpin, Malchut, le tre linee, limitazioni ed altro ancora. Noi riveliamo tutto questo tra di noi dato che i nostri desideri condivisi sono l’unico “posto” dove la rivelazione possa accadere. Per cui, non abbiamo bisogno di altro oltre un forte desiderio condiviso perché la Luce venga e riveli il collegamento tra di noi. Tutti i fenomeni di cui leggiamo nello Zohar vanno trovati li.

L’azione in se è abbastanza facile ma non facile da compiere. Ci vuole del tempo per arrivare al punto in cui io mi siedo davanti al libro, immagino che stia parlando del collegamento tra di noi, e al suo interno io trovo queste parole ed azioni. Tutto è nel collegamento tra di noi; è li dove il Creatore è rivelato.

È abbastanza difficile combinare tutto questo, ma quando lo ottieni, il desiderio di rivelare il collegamento tra tutti noi diventa l’unico vincolo con la Forza Superiore. E non hai un altro mezzo oltre il santo Libro dello Zohar il quale descrive tutti gli stati che rivelerai.

Ed allora, come un bambino che lotta per essere come un adulto, tu desideri rivelazione ed aspiri a questo con tutte le tue forze.

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La sorgente di ogni forza

Domanda: In che misura devo sentire la mia dipendenza dagli amici? Il mio benessere dipende anche da loro?

Risposta: Se non ti senti bene, puoi rivolgerti agli amici e chiedere loro forza. Non ritieni che la luce abbia il controllo tutti gli atomi e le molecole? E che la salute provenga da essa come un bene?

Pensi davvero che la natura materiale viva con leggi proprie e che solo l’anima sia influenzata dalla forza della Luce? Questo intero “sogno”, che è il quadro del nostro mondo, compresi tutti i corpi e qualsiasi altra cosa, è una proiezione della Luce. Quindi perché non dovrei chiedere tutto quello di cui ho bisogno?

Hai bisogno di condizioni che permettono di essere interamente dedicato alla dazione. Queste condizioni sono tutto ciò che si dovrebbe chiedere. Il gruppo deve aiutare anche a fare questo: se capiamo che siamo assolutamente dipendenti dalla luce, poi sarà più facile per ogni persona rivolgersi alla Luce con una domanda.

Questo è vero per ogni esigenza. Per esempio, ho messo la mano in tasca sperando che mi prenderò un milione di dollari. Non ha funzionato? Questo significa che ho un problema con una mancanza di fede. Non c’è nulla che io non possa pretendere dal Creatore per il bene della dazione. Se si è certi che si voglia dare, allora chiedi. Questo è il modo di correggere il Kelim. Chiedi, ma non per te stesso.

Domanda: Dovrei chiedere al Creatore o il gruppo?

Risposta: Quando mi giro verso il gruppo, mi rivolgo al Creatore che è nascosto al suo interno. Il gruppo per se stesso non ha alcuna forza. Ma quando scavo nel profondo, nella forza di unità tra amici che hanno già rivelato il granello del desiderio spirituale, il Creatore è presente in quel grano e la Sua forza non è limitata in alcun modo.

Non c’è limite alla Luce. E ‘presente e senza limiti anche in un gruppo piccolo e debole. Io sono ciò che determina quello che ne deriva.

Quindi, devo sempre chiedere al Creatore attraverso il gruppo. Egli è la fonte di tutte le forze. La mia richiesta deve avvenire solo in base al principio che “Israele (me), la Torah (il gruppo), e il Creatore (la Luce), sono uno”.

Durante lo studio puoi chiedere qualsiasi cosa ti manca (compresa la salute e il successo) per consentire al tuo pensiero di essere in dazione. Questo perché tutto appartiene a un unico desiderio, ma lo si correggete in modi diversi. Tuttavia, in realtà, stiamo parlando sempre della stessa mancanza di Luce all’interno del vaso.
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Preparazione per il giusto atteggiamento

Tutto il nostro lavoro è finalizzato alla preparazione. Il nostro compito non è quello di cancellare l’egoismo che si rivela in noi, ma di tenerlo sempre pronto a percepire l’anima che viene rivelata in noi dalla Luce Superiore, il Creatore. Dobbiamo immediatamente discernere nella luce, come amaro, ma i segni gioiosa del nostro sviluppo.

Le nostre anime (desiderio e Luce) hanno subito una discesa graduale, e ora dobbiamo rivelare gli stessi gradi o gli stessi stati dal basso verso l’alto. Abbiamo esperienza di loro e tutti i loro dettagli poiché, altrimenti, ci sarebbe un difetto nel Kli generale, e nella correzione finale.

Non siamo in grado di cambiare il destino che scende dall’alto verso il basso. Tuttavia, possiamo prepararci per vedere e percepire in modo diverso. Le sensazioni sgradevoli nel egoismo, il desiderio di godere, sono causati dal fatto che mi identifico con il mio ego.

Se, tuttavia, salgo sopra e mi preparo a vedere solo i cambiamenti buoni in tutto ciò che proviene dal Creatore, allora gli stessi stati di rivelazione spiacevoli, egoisti, saranno percepiti come buoni, positivi e utili. E sarò grato per loro.

Quando comincio a percepire l’atteggiamento del Creatore per me in modo diverso, tutte le mie trasgressioni intenzionali e non, diventano le mie opportunità per cambiare e diventare corretto, e di fatto queste trasgressioni diventano i miei meriti. Pertanto, tutto dipende da me e dalla mia preparazione.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 10/7/10, “I Giusti si sentono bene e Giusti si sentono male”).

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Il Gruppo è la Mia Ombra

Il gruppo è la mia copia, la mia ombra, così come io sono l’ombra del Creatore Io ricevo dai miei amici molto di più di quello che do loro. Non dipende da loro o dal loro comportamento, ma solo dalla mia attitudine verso di essi. Questo ambiente è anche il Creatore. E’ l’opportunità che Lui mi ha dato per lavorare con Lui, avendo creato per me un’illusione di qualcosa che esiste al di fuori di me, mentre, in realtà, solo il Creatore esiste al di fuori di me.

Questo è il perchè dobbiamo sempre risvegliare l’ambiente fino a raggiungere lo stato in cui l’ambiente mi influenza, così che io desideri unirmi con esso e attraverso esso unirmi al Creatore. Io non posso raggiungere il Creatore senza l’ambiente, perchè proprio l’ambiente è un mezzo esterno attraverso il quale posso vedere l’immagine del Creatore.

Se non ho il desiderio di unirmi al gruppo, allora non sto mirando allo scopo , al Creatore. Dopotutto chi è il mio vicino? La forza della rottura che è avvenuta nella spiritualità mi ha diviso in due parti, me e il mio vicino. Per quale ragione? E’ perché io possa discernere le mie mancanze al fine di unirmi al Creatore.

Più presto porterò questo ambiente vicino a me, anche se mi appare estraneo, più sarò vicino al Creatore. Sono stato deliberatamente dotato con una duplice percezione così che io possa vedere una parte di me estranea e da odiare.

Questo è il perchè “ama il tuo vicino come te stesso” è la regola principale della Torah. Questa è l’unica cosa che la Luce corregge, non esiste niente altro per la correzione. Se non chiedi per questa correzione, allora tutti i tuoi sforzi saranno invano. Tutto il resto è un inutile grido in una regione selvaggia.

Il mondo è stato creato nella benedizione

Lo Zohar, Capitolo “VaYigash (Allora Giuda si avvicinò)”, Articolo 2: Tuttavia, tutto fu creato nella Torah, e tutto fu perfetto nella Torah. E siccome la Torah comincia con Bet, il mondo fu creato in Bet. È così perché prima che il Creatore creasse il mondo, la Nukvà, tutte le lettere vennero dinanzi a Lui ed entrarono una alla volta in ordine contrario, nell’ordine di Tav-Shin-Reish-Kof e non nell’ordine di Aleph-Bet-Gimel-Dalet.

Articolo 3: La lettera Tav venne dinanzi a Lui e disse, “Tu desideri creare il mondo con me”. Il Creatore replicò, “No, poiché molti giusti sono destinati a morire in te … Ecco perché il mondo non sarà creato in te”.

Articolo 4: Le tre lettere, Shin-Kof-Reish, si avvicinarono ciascuna per conto proprio. Il Creatore disse loro, “Voi siete inadatte affinché il mondo venga creato in voi, perché voi siete lettere usate per leggere Sheker [falsità], ed una bugia è indegna di elevarsi davanti a Me”.

Ciò può essere comparato a come noi chiediamo al Creatore di aiutarci ad unire il desiderio (Kli). Le lettere sono la formazione di Malchut. Essenzialmente, è questa che noi stiamo cercando di costruire dai nostri punti nel cuore.

Da qui, se noi arriviamo al Creatore con il nostro desiderio (sebbene adesso non lo capiamo), piangendo come bambini che non sanno esattamente cosa chiedere, funziona come se ci stessimo appellando al Creatore in tutti i tipi di forme e lettere. Non abbiamo ancora niente in cambio fino a che scopriamo il desiderio corretto o la lettera corretta.

Articolo 5: Le lettere Peh e Tzadik si avvicinarono, e così fecero tutte quelle fino a che esse raggiunsero la lettera Chaf.Keter [Keter è scritto con la Chaf in Ebraico], quelle superiori e quelle inferiori furono scosse, finché tutto venne ad esistere nella lettera Bet, che è il segno per Beracha [benedizione], ed in essa il mondo fu perfetto e creato. Quando la Chaf discese da

Dobbiamo acquisire un desiderio, uno stato nel quale solo la benedizione dall’Alto può dare vita al nostro vaso spirituale. Solo se uniamo la forza della dazione e diventiamo uno con il Creatore (e non attraverso qualsiasi nostro altro sforzo) possiamo acquisire il Kli spirituale.

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La preghiera del cuore


Lo Zohar, capitolo Shemot, punto 368: quando il Rabbi Elazar stava seduto a digiunare, stava pregando e diceva “È rivelato ed è saputo di Te, Signore mio Dio, e Dio dei miei padri, che ho sacrificato il mio grasso ed il mio sangue per Te e li ho serviti con il calore e la debolezza del mio corpo …”

C’è una grande differenza tra leggere queste parole dal libro delle preghiere, a che, dentro di me, succeda qualcosa ed esploda in un’aspirazione verso il Creatore, esprimendosi in parole.

Queste sensazioni si sono create dentro di me e diventano parole e frasi. Può anche essere che non conosca questo linguaggio … Non so come avviene, ma il risultato dei miei sforzi fa si che eguagli i miei desideri alla Luce e li unisca ad essa.

La Luce e i desideri producono questa reazione nell’anima: viene percepita nel mio cervello; questo trasmette l’indicazione agli organi delle articolazioni ed io le pronuncio, ma non so dove sono nate queste parole in me!

Tale deve essere la vera preghiera, quando tutto proviene dall’interno, dall’unione delle luci con i Kelim, dalle stesse basi profonde della creazione. Si crea gradualmente, il riempimento del desiderio con la Luce – tutta TaNTA (il Kli completo: Taamim, Nekudot, Taguin, Otiot) – fino a che essa arriva all’espressione, grazie all’apparato dell’articolazione.

È chiaro che Rabbi Elazar pronunciava questa preghiera non secondo il libro delle preghiere, ma trovandosi in questo stato di connessione con il Creatore.

Prima della distruzione del Secondo Tempio, il popolo di Israele era in connessione con il Creatore, cioè, nelle qualità di dazione ed amore. La sua preghiera era la sensazione nel suo cuore (nel suo desiderio). E’ scritto in questa maniera: “Cos’è una preghiera? È il lavoro nel cuore”;
però i Saggi della Grande Assemblea (Anshei Kneset HaGdola), sapendo che presto si sarebbe avvicinata una caduta nell’egoismo – l’occultamento del Creatore in ognuno – crearono per noi il libro delle preghiere. Questo libro narra degli stati che deve passare l’uomo.

Lo chiamarono Sidur che ci mostra l’ordine degli stati spirituali che dobbiamo passare nel nostro cuore, cioè, nel nostro desiderio;

ma siccome non lo possiamo fare durante il nostro esilio, a causa dell’assenza della connessione con la Luce (con il Creatore) perché la Forza Superiore è occulta, dobbiamo leggere meccanicamente le parole del libro delle preghiere. In qualche modo, proviamo ad immaginare cosa possano significare queste parole nella spiritualità …

Solo la Luce, durante gli studi della Kabbalah, provocherà in noi sensazioni, pensieri, sentimenti, parole e frasi della nostra preghiera, come risultato del lavoro del nostro cuore e non dell’apparato delle articolazioni.