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Il lavoro dei saggi

Domanda: Qual è il ruolo di un saggio in relazione alle creature del nostro mondo?

Risposta: Per saggio intendiamo una persona che raggiunge il livello del Creatore nella sua realizzazione.

Il saggio è tenuto a insegnare alle creature, ad aiutarle a elevarsi e a unirsi tra loro. Questa è la sua missione.

Domanda: Quindi possiamo usare il lavoro che il saggio ha fatto prima di noi?

Risposta: Certo, è questo che studiamo. Tutte le nostre lezioni sono dedicate esclusivamente a questo.

Domanda: Come faccio a verificare se credo o meno nei saggi? E se mi fido di me stesso?

Risposta: Se leggi le fonti primarie e sei completamente d’accordo con ciò che vi è scritto, significa che credi non a te stesso, ma a colui che le ha scritte.

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Dal Congresso internazionale di Kabbalah  “Unite In Lishma” – 20/2/25, Lezione 2

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Tutti Dipendono l’Uno dall’Altro

Baal HaSulam scrive nell’articolo La Garanzia Reciproca che tutti coloro che aspirano al Creatore costituiscono un’unica nazione in cui ognuno è responsabile l’uno dell’altro, il che si chiama garanzia reciproca (Arvut).

La Torah (la luce della correzione) fu data a questa nazione solo dopo che a ogni individuo fu chiesto se era disposto ad accettare il precetto di amare il prossimo come se stesso, come è scritto: “Ama il tuo prossimo come te stesso”, ossia a prendersi cura degli altri non meno di quanto la nostra natura ci costringa a prenderci cura di noi stessi.

Questa è la condizione necessaria per attrarre la luce della correzione. Solo quando riveliamo un autentico desiderio di unirci in questo modo, la luce arriverà e correggerà il nostro vaso spirituale.
La garanzia reciproca si realizza quando formiamo già un unico corpo, un unico organismo, in cui tutti dipendono l’uno dall’altro, dopo essere andati al di sopra dei propri desideri personali. A tal fine, ciascuno deve possedere uno schermo anti-egoistico ed essere sul grado spirituale della dazione (Hafetz Hesed), considerando la propria vita materiale solo come una base necessaria per l’ascesa spirituale.

Ogni individuo riempie gli altri e comprende che deve essere connesso a loro, poiché tutta la sua vita è dedicata a questo scopo, proprio come le cellule di un corpo. Ogni cellula e ogni organo del corpo vive per adempiere alla propria funzione a beneficio dell’intero organismo.

Il significato della sua vita è amore e dazione. Quando sentiamo una tale connessione tra di noi, questo si chiama vita spirituale. Se desideriamo connetterci in questo modo, riceveremo la forza per realizzarlo!
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 18/05/2010, Scritti di Baal HaSulam – La Garanzia Reciproca

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Intermediari per tutto il mondo

Domanda: Si dice che il popolo di Israele sia obbligato a preparare se stesso e tutti i popoli del mondo alla spiritualità attraverso lo studio della Torah e dei comandamenti.
Sento che siamo intermediari tra il mondo intero e il Bore. Come possiamo migliorare il nostro lavoro?

Risposta: Ogni giorno dobbiamo trarre forza, una direzione più precisa e un obiettivo più chiaro dal materiale che leggiamo, per non commettere errori e sentire costantemente che stiamo correggendo il nostro progresso da ieri a domani.

Domanda: Noi preghiamo continuamente, ma lo fa anche il mondo intero. Come si collegano queste preghiere? Oppure ci riuniamo e poi tutto il mondo si unirà a noi?

Risposta: No, le preghiere si integrano l’una con l’altra ed elevano lo stato d’animo. Solo la nostra unità aiuta tutte le nazioni del mondo. Noi, come intermediari, portiamo la MAD (Mei Dhurin) alle nazioni del mondo.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah 1/24/25, Scritti di Baal HaSulam “L’Arvut [Garanzia reciproca]”

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Una leva per capovolgersi

Posso desiderare egoisticamente di amare gli altri e prendermi cura di loro in modo egoistico? Sì, posso.

Se vedo che una persona che si prende cura degli altri riceve rispetto, attenzione e onore da loro, provo invidia. Ed è un sentimento molto forte, perché sminuisce il mio stato attuale e mi dice: “Tu non vali nulla. Guarda come lui è rispettato, amato e apprezzato; quanta attenzione gli dedicano. E tu?”
E allora, nonostante tutto, sono pronto a fare uno sforzo al fine di sviluppare anche io la qualità della dazione. Se una persona è rispettata per questo, allora sono pronto a dare.

Nel nostro mondo siamo disposti a lavorare per ottenere attenzione e riconoscimento, perché ci elevano e gratificano il nostro ego. Qui appare una certa leva, anch’essa egoistica, ma è una leva con la quale posso capovolgere me stesso.
È proprio così che possiamo progredire.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 5/9/19, Preparazione per il congresso in Moldova “Rivolgersi al Creatore”

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Kabbalah e religione, concetti opposti

La Kabbalah e la religione sono concetti completamente opposti. La Kabbalah insegna che bisogna cambiare se stessi, mentre la religione suggerisce che l’esecuzione di azioni esterne è sufficiente per ottenere tutto ciò che è necessario nella vita e per raggiungere il paradiso e ogni tipo di benedizione nell’aldilà.

Secondo la Kabbalah, il paradiso e l’inferno sono stati che una persona sperimenta nel nostro mondo mentre si trova nel corpo.
Tuttavia, ha la possibilità di elevarsi al di sopra del corpo, in modo che questo non la controlli più. In questo caso percepirà la realtà al di là del corpo e non avrà bisogno di morire per sperimentarla.

Se non si raggiunge uno stato al di sopra del corpo, la morte porta solo a uno stato spirituale minimo, che non può nemmeno essere definito spirituale. È solo uno stato di distacco dall’egoismo, ma non il possesso di una qualità spirituale.

L’attenzione si concentra sull’anima di una persona che desidera correggerla. Nel nostro mondo non c’è nulla di più elevato di questo e se una persona si sforza di ottenere ciò, non è possibile vietarglielo.

Questo è il problema tra i kabbalisti e i religiosi che pongono una barriera: “Seguite le regole fino a questo punto, ma non impegnatevi nello sviluppo dell’anima”.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 9/2/19, “Domande e risposte”

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Domanda: Cos’è la dazione?

Risposta: La dazione è la sequenza di azioni in cui per prima cosa annulli completamente i tuoi desideri e le tue opinioni, ti immergi nei desideri di un’altra persona e poi applichi tutte le tue capacità per riempire o soddisfare i suoi desideri.

Ad esempio, supponiamo che tu voglia acquistare un nuovo iPhone, ma che tua madre non capisca perché vuoi spendere così tanti soldi per un altro “giocattolo”. Inizi allora a spiegarle quanto sia fantastico questo telefono, elencandone tutte le funzionalità: Internet, video e foto.

In sostanza, stai cercando di farla entrare in contatto con i tuoi desideri, di farle provare ciò che tu provi e di portarla ad ammirare questo nuovo “giocattolo”.

Tu vuoi che lei condivida così tanto il tuo desiderio per questo nuovo telefono, che ne sia “illuminata” e che desideri regalarlo al suo amato figlio. Questo si chiama “amore per il prossimo”. Allo stesso modo, devo sentire il desiderio dell’amico e sentirmi obbligato a soddisfarlo con tutte le mie capacità, anche prima di soddisfare i miei desideri. È come se i miei desideri personali non esistessero più dentro di me!

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 24/04/11, Scritti di Baal HaSulam “Introduzione al libro Panim Meirot uMasbirot”

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Il Cuore è la Radice del Desiderio Egoistico

Una preghiera è un lavoro nel cuore (Rabash, articolo 24, “Tre volte nel lavoro”).

Questo perché il cuore di una persona è la radice del suo desiderio egoistico. Il cuore qui non si riferisce all’organo fisico del corpo, che è semplicemente una pompa.

È proprio il desiderio situato nel cuore che deve essere trasformato in una forma diversa, il cui scopo è dare piuttosto che ricevere. Ciò significa che la direzione delle mie azioni, dei miei desideri e dei miei pensieri deve passare dall’attenzione verso l’interno a quella verso l’esterno.

Ma come è possibile raggiungere questo obiettivo? Non sono in grado di cambiare il mio desiderio egoistico da solo. Tutto quello che posso fare è compiere determinate azioni, che attireranno su di me l’influenza della luce superiore, che mi correggerà e mi farà assumere un atteggiamento diverso nei confronti di tutto ciò che è al di fuori di me.

Sebbene, in precedenza, pensassi che il mondo fuori di me fosse costituito da una natura inanimata, vegetativa e animata e da persone, ora inizio a vedere che in realtà nulla di tutto ciò esiste come entità separata. È tutto un unico Creatore.

Una persona ha quindi un compito importante: trasformare il suo cuore,ossia il suo desiderio. Poiché questo compito è contrario alla sua natura egoistica, non può cambiare se stessa da sola. L’uomo è intrappolato in se stesso, nel suo egoismo. Indipendentemente da come agisce o pensa, le sue azioni e i suoi pensieri rimangono egocentrici. Non può scappare da se stesso.

Baal HaSulam paragona una persona a un verme che vive all’interno di un ravanello, sentendosi come se tutta la sua vita fosse un ravanello amaro senza fine. Solo se il verme riesce a mettere fuori la testa vedrà il sole, il verde, l’erba, l’aria e il canto degli uccelli e si renderà conto che esiste un altro mondo.

Così è anche per noi. Per questo, c’è un grande lavoro da fare per trasformare il proprio desiderio, il proprio cuore. Poiché, questo lavoro va contro la natura individuale dell’uomo, egli deve chiedere l’aiuto del Creatore, cioè deve fare appello ad una forza esterna (e l’unica forza esterna è il Creatore) per aiutarlo a sfuggire alla sua essenza, al suo egoismo, che il Creatore ha deliberatamente creato, e a entrare in quello che viene chiamato uno stato “al di sopra della natura”.

Lo stato al di sopra della nostra natura è chiamato fede, Emunah, che significa dazione. Questo concetto non deve essere confuso con la nozione di fede nel nostro mondo. Nel nostro mondo la fede significa chiudere gli occhi e accettare qualcosa come vero, semplicemente credere nella sua esistenza.

Nella Kabbalah, tuttavia, la fede si riferisce all’acquisizione della qualità della dazione. Non si tratta solo di credere in questa qualità, ma di possederla effettivamente dentro di sé.

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Dalla lezione di Kabbalah 5/9/19, Preparazione al Congresso in Moldavia “Turning to the Creator”

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Il mondo spirituale è infinitamente bello

Immaginiamo erroneamente l’infinito come una sorta di spazio infinito. Ma l’infinito nel mondo spirituale significa illimitato riempimento. Questo è uno stato dove tutti i nostri desideri, che sono limitati in se stessi, vengono corretti per dare.

Le dieci Sefirot sono l’infinito; 125 gradini spirituali sono l’infinito. Nel mondo spirituale tutto è infinito. Questo è solo per noi in modo da poter stabilire il nostro atteggiamento secondo cui lo spirituale è diviso in dieci Sefirot, 125 gradini in ogni mondo, ecc.

Tutte queste divisioni esistono solo relativamente a noi, ma di fatto ogni qualità spirituale è infinita. Non importa quale qualità tocco, l’infinito viene rivelato dietro di essa.

In essenza, la creazione è HaVaYaH, cinque fasi. Ma quando questa HaVaYaH vuole diventare simile al Creatore comincia a dividersi di nuovo, e di nuovo, e ancora..e perciò diventa infinita.

Se Malchut del mondo dell’infinito avesse accettato la luce nella forma in cui è stata creata sarebbe stata semplicemente HaVaYaH. Ma poiché non può accettare la luce tutta in una volta e deve operare in modo opposto alla sua natura iniziale, tutta la creazione è divisa infinitamente.

L’infinito non è una misura numerica, ma qualitativa. Nel nostro mondo, il concetto di infinito non esiste, e per questo non possiamo comprenderlo veramente. È qualcosa che possiamo solo sperimentare: “vieni e vedi”. Anche all’interno del nostro mondo, se cerchiamo di approfondire un’idea particolare o di esplorare qualcosa, un numero infinito di strati e sfumature cominciano a rivelarsi.

La creazione è completamente libera dai confini di questo mondo, che imponiamo attraverso i nostri organi sensoriali. Percepiamo tutto attraverso il nostro desiderio di ricevere, che proietta una realtà immaginaria e finita, un quadro deliberatamente semplificato che ci permette di esistere con la nostra comprensione primitiva ed egoistica.

Ma quando rompiamo questo guscio iniziamo a comprendere cos’è l’infinito. L’infinito si rivela nella nostra percezione e, noi stessi diventiamo infiniti. Ci diventa chiaro che tutto è infinito perché noi siamo infiniti, e la nostra percezione diventa infinita, e non c’è nulla di complesso in questo.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 27/03/18, Scritti di Baal Sulam “Lo studio delle dieci Sefirot” (TES)

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Trovare la corretta forma di comunicazione

Il lavoro con le decine deriva da Rabbi Shimon. Secondo la Kabbalah, ebbe inizio con Abramo, ma ciononostante ha avuto la sua manifestazione principale a partire dall’Ari, quando la Kabbalah divenne una vera scienza pratica.

Rabash lo ha descritto in modo molto dettagliato. Altri Kabbalisti ne avevano scritto prima di lui. La Torah afferma ovunque che deve esserci unità tra le persone, perché solo nell’unità possiamo riunire l’anima frammentata di Adamo.

Anche due persone sono sufficienti per iniziare a percepire stati spirituali, perché di fronte a te deve esserci un altro egoista come te, con il tuo stesso obiettivo.

Il nostro lavoro si basa solo sulla ricerca di una forma di connessione reciproca che ci sia vantaggiosa, simile al Creatore, che possa iniziare ad aprirsi tra noi, in questo sentiremo il Suo avvicinamento.

Più ci avviciniamo l’uno all’altro nella Decina, più ci eleviamo al di sopra dell’egoismo e costruiamo un tramezzo tra due piani: l’odio in basso e l’amore al di sopra di esso, o l’indifferenza in basso e almeno un qualche tipo di connessione in alto. E in questo tramezzo tra la proprietà egoistica e la proprietà della dazione, riveliamo il Creatore come la fonte di entrambe le proprietà.
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Dalla lezione di Kabbalah del giorno 3/9/19, Scritti di Baal HaSulam “ Non esiste nulla tranne Lui”

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L’azione di due forze

Ci sono solo due forze che operano nell’universo. Quella egoistica è quella in cui esistiamo ora. È artificiale e immaginaria, e di fatto non esiste perché è solo un riflesso della proprietà del Creatore: “Non c’è nessuno tranne di Lui”.

Per determinare che non c’è nessun altro all’infuori di Lui, è necessario che ci sia qualcosa di opposto, poiché la creazione è fatta in modo tale da poter ottenere la luce solo dall’oscurità, il bene dal male, e così via. Altrimenti non saremmo in grado di percepire un singolo effetto, azione o proprietà.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 9/5/19, Preparazione al convegno in Moldavia “Rivolgersi al Creatore”

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