Pubblicato nella '' Categoria

Come faccio a smettere di rimpiangere le decisioni del passato?

Non dovremmo guardare indietro al passato. Non dovremmo tormentare noi stessi né rimproverarci per determinate azioni, così come non dovremmo nemmeno lodarci per ciò che abbiamo fatto.

In altre parole, non dovremmo cercare di fare un bilancio, pensando di aver agito in certi modi e che in alcune situazioni avremmo potuto fare meglio.

La nostra vita, in realtà, non ci appartiene del tutto. Possiamo arrivare a dire che ciò che abbiamo vissuto non è stato veramente vissuto da noi. È passato attraverso di noi, ma non era propriamente “noi”. Eravamo guidati. La nostra vita ci è apparsa come una sorta di sogno. Non eravamo noi a controllarla pienamente; tutto è passato come un sogno. Perciò dobbiamo semplicemente accettarlo, non abbiamo bisogno di altro.

Inoltre, che lo accettiamo oppure no, non fa alcuna differenza. Ciò che deve accaderci accadrà e qualunque cosa sentiremo lungo il cammino, la sentiremo. Non siamo tanto noi a provare le sensazioni; per così dire, siamo noi a essere attraversati da esse, a essere “sentiti”.

In questo senso, il rimpianto perde la sua forza: il passato è già trascorso, e continuare a giudicarlo non cambia ciò che è stato. Possiamo invece rivolgere la nostra attenzione al presente, all’unico momento in cui abbiamo la possibilità di partecipare consapevolmente alla nostra esperienza di vita.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 18 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Molte persone hanno la sensazione di non vivere veramente, ma di limitarsi a esistere?

La vita non è altro che un momento. Tendiamo a pensare alla vita come a un lungo viaggio che si estende attraverso anni e decenni, ma in realtà tutto ciò che possediamo davvero è il momento presente. La domanda non è quanti momenti ci siano stati concessi, ma se stiamo realmente vivendo quello che abbiamo davanti a noi adesso.

Vivere correttamente un momento non significa semplicemente attraversarlo. Significa piuttosto raggiungerlo pienamente, cercare di comprendere che cosa sia questo momento, chi lo governi, perché ci sia stato dato e che cosa richieda da noi. Dovremmo desiderare di assorbire completamente la vita, di trarre da ogni istante ogni sensazione, intuizione e opportunità che contiene, per sperimentarlo fino in fondo.

Farlo richiede un costante lavoro interiore. In ogni istante possiamo chiederci: «Perché mi è stato dato questo momento? Che cosa dovrei comprendere da esso? Che cosa sono chiamato a fare in questo momento? Ho realizzato il suo scopo oppure mi è sfuggito qualcosa di essenziale?». Domande come queste trasformano la vita da una semplice successione di eventi passeggeri in un processo consapevole di scoperta.

La maggior parte delle persone non vive in questo modo. Passiamo da un giorno all’altro con il pilota automatico inserito, occupati dalle preoccupazioni pratiche e dalle routine quotidiane. Eppure la capacità di vivere diversamente esiste già dentro di noi. Fa parte della natura umana. Nel profondo, ognuno di noi porta con sé il desiderio di comprendere il significato della vita, anche se questo desiderio può restare dormiente per anni.

Secondo la Kabbalah, il Creatore, che è la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, nasconde deliberatamente la piena profondità delle domande sulla vita. Se percepissimo costantemente l’enormità di interrogativi come «Perché esisto?» o «Chi governa la realtà?», ne saremmo sopraffatti. Per questo ci viene permesso di svilupparci gradualmente, risvegliandoci a tali domande passo dopo passo.

Lo scopo della vita non è semplicemente ricevere risposte che qualcun altro ha già trovato. Non basta leggere la verità in un libro o ascoltarla da un’altra persona. Ogni individuo deve scoprirla da sé. Dobbiamo scavare nella vita, nel nostro mondo interiore e nella nostra relazione con il Creatore. La ricerca stessa fa parte dello scopo.

Questa ricerca è ciò che può essere definito veramente vita. Senza di essa potremmo esistere, ma non vivere pienamente. Quando iniziamo a cercare il mistero nascosto nella realtà, ogni esperienza assume un nuovo significato. Ogni incontro, sfida, successo e delusione diventa parte di un più ampio processo di rivelazione.

Nessuno può sapere esattamente dove questo cammino condurrà un’altra persona. Ogni individuo possiede un ruolo e una radice unici all’interno della creazione. Ogni anima porta con sé un compito distinto che appartiene soltanto a lei.

Siamo costantemente guidati verso questo scopo, in modo consapevole o inconsapevole. Tuttavia, il risultato non è qualcosa che possa essere previsto. Il viaggio rimane aperto, colmo di possibilità. Solo il Creatore governa il processo, lasciando però a ogni persona la libertà di parteciparvi.

Per questo la preghiera e la voce interiore occupano un posto speciale nello sviluppo spirituale. Una persona può rivolgersi al Creatore e chiedere guida, non domandando ricchezza, successo o conforto, ma la capacità di vivere correttamente, di comprendere lo scopo della vita e di avanzare verso di esso con la propria piena partecipazione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 18 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Che cosa è più importante per la crescita: lodi o critiche?

Uno dei compiti più importanti della vita è la correzione di sé. Veniamo al mondo non semplicemente per esistere, raggiungere obiettivi o accumulare esperienze, ma per scoprire gradualmente e correggere le nostre mancanze interiori. Tuttavia, questo è molto più difficile di quanto sembri. La maggior parte di noi riesce facilmente a vedere i difetti degli altri, mentre riconoscere i propri richiede uno sforzo enorme.

Per scoprire anche una sola autentica carenza dentro di noi, spesso dobbiamo attraversare innumerevoli delusioni, errori e difficoltà. Le persone trascorrono anni a imparare lezioni nel modo più duro. Incontrano ostacoli, subiscono fallimenti, prendono decisioni sbagliate e talvolta compromettono completamente il corso della loro vita prima di comprendere finalmente qualcosa di sé che era rimasto nascosto per tutto quel tempo.

Per questo motivo, una persona che è in grado di indicare sinceramente le nostre mancanze potrebbe farci un favore immenso. Una persona del genere può risparmiarci anni di sofferenza. Se siamo capaci di ascoltare ciò che ci dice, di percepirne la verità e di prendere coscienza di qualcosa dentro di noi che necessita di correzione, allora abbiamo ottenuto qualcosa di inestimabile.

La difficoltà è che il nostro ego reagisce diversamente. Invece di provare gratitudine, la natura dell’ego è sentirsi ferita, offesa o umiliata. Finiamo così per considerare chi ci critica come un nemico. Pensiamo: «Mi ha insultato. Ha messo in luce la mia debolezza. Mi ha fatto fare una brutta figura». Ma umiliazione e correzione non sono necessariamente la stessa cosa. Possiamo riconoscere un nostro difetto e, allo stesso tempo, apprezzare chi ce lo ha mostrato.

In molti casi, chi ci riempie costantemente di elogi potrebbe in realtà farci più male che bene. Le lodi possono indurci alla compiacenza. Possono impedirci di esaminarci con onestà. Talvolta le persone ci incoraggiano non perché desiderino la nostra crescita, ma perché per loro è più facile, più conveniente o addirittura vantaggioso che noi rimaniamo come siamo.

Ecco perché la critica, quando è sincera e orientata alla crescita, può essere molto più preziosa della lode. Chi mette in evidenza una nostra debolezza potrebbe essere in realtà più vicino al nostro vero sviluppo rispetto a chi ci dice soltanto ciò che desideriamo sentire.

Naturalmente, questo non significa che ogni critica sia corretta o che ogni critico abbia intenzioni pure. La vera sfida consiste nell’imparare ad ascoltare. Invece di difenderci immediatamente, possiamo chiederci se ci sia qualcosa che dobbiamo vedere: «C’è una verità su me stesso che sto evitando di affrontare?».

Se sviluppiamo un simile atteggiamento, iniziamo a vedere la critica in modo diverso. Invece di considerarla un attacco, la vediamo come un’opportunità. Ogni osservazione, lamentela e interazione difficile diventa un’occasione per imparare qualcosa di nuovo su noi stessi.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 28 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Se tutto nella vita è predeterminato, significa che non possiamo cambiare nulla?

Uno dei principi fondamentali della Kabbalah è che la realtà si sviluppa secondo un piano globale e intenzionale. Tutto ciò che accade intorno a noi, nella società, nella natura, nella storia e persino nei vasti movimenti dell’universo, avviene all’interno di questo immenso programma di sviluppo. Noi esistiamo all’interno di questo processo, non al di fuori di esso. Perciò, il nostro compito non è cercare di cambiare il corso della realtà stessa, ma imparare ad allinearci correttamente ad essa.

La maggior parte della sofferenza che sperimentiamo deriva dal tentativo di opporci alla direzione verso cui la natura ci sta conducendo. Tendiamo a credere che il problema si trovi all’esterno di noi stessi: nelle circostanze, nelle altre persone e negli eventi. Di conseguenza, investiamo enormi sforzi nel tentativo di modificare il mondo esterno. Ma secondo la Kabbalah, la correzione è sempre interiore. Invece di cercare di cambiare ciò che proviene dall’esterno, dovremmo correggere noi stessi per adattarci alla realtà.

Quando iniziamo a sviluppare questa prospettiva, accade qualcosa di straordinario. Cominciamo a vedere che tutto arriva esattamente quando deve arrivare. Gli eventi non appaiono più casuali, ingiusti o fuori posto. Al contrario, iniziamo a scoprire un ordine e uno scopo interiori. Ciò che prima sembrava un ostacolo o una perturbazione viene compreso come un elemento necessario di un processo progettato per farci avanzare verso una maggiore consapevolezza e connessione.

In questo stato, il rimpianto scompare gradualmente, perché comprendiamo che ogni evento ha avuto un ruolo nel nostro sviluppo. Tutto ciò che si manifesta davanti a noi diventa una lezione, che ci mostra ciò che deve ancora essere corretto dentro di noi. Il mondo agisce come uno specchio, riflettendo il lavoro interiore che resta da compiere.

La realtà non viene più vissuta come ostile o contraria a noi. Impariamo invece a percepirla correttamente, ad accettarla, a unirci alla sua direzione e ad avanzare insieme ad essa. Cambiamo attivamente noi stessi per entrare in risonanza con la corrente più profonda della natura.

L’obiettivo di questo processo è raggiungere equilibrio e armonia con la natura. Arriviamo a uno stato in cui ci sentiamo in equilibrio con le forze che agiscono su di noi. Invece di lottare contro la realtà, impariamo a fluire con essa. In tale armonia, iniziamo a percepire la saggezza e la benevolenza racchiuse nel piano stesso della natura.

Basato sul notiziario “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 29 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

In che modo il vostro sistema può aumentare l’efficienza produttiva?

Esistono molti metodi per lo sviluppo organizzativo e aziendale, quindi cosa rende unico il metodo integrale?

Prima di tutto, il metodo integrale non analizza l’organizzazione né il modo in cui ha operato fino a oggi. Mette temporaneamente da parte tutte le relazioni esistenti tra i membri dell’organizzazione e si concentra esclusivamente sull’elevare tutti a un nuovo livello di relazioni integrali, complementari e positive.

Il metodo integrale parla della natura umana e dell’ego, cioè del desiderio di trarre piacere e beneficio personale, e insegna come gestirlo in modo ottimale ed equilibrato. Non cerca di distruggere o reprimere l’ego. Al contrario, fornisce alla persona strumenti per utilizzarlo saggiamente, in un modo che sia vantaggioso sia per l’individuo sia per l’ambiente che lo circonda.

L’obiettivo del metodo integrale è costruire l’organizzazione come una famiglia. Una famiglia che funziona bene rappresenta un esempio di sistema di relazioni sano, stabile e altamente sviluppato. In una famiglia di questo tipo, ogni membro sente un forte senso di appartenenza e desidera contribuire il più possibile al suo successo. Da questo clima familiare e caloroso possono essere risolti i problemi che oggi esistono tra i membri dell’organizzazione.

Inoltre, questo approccio porterà benefici anche alla vita personale di ciascuno: in casa, nelle relazioni di coppia, con i figli e così via. Perché? Perché i membri dell’organizzazione acquisiranno non semplicemente un buon umore, ma un modo completamente nuovo di affrontare la vita. Di conseguenza, ovunque andranno in banca, al supermercato, nelle attività quotidiane, con amici e parenti o persino nel traffico, si comporteranno in modo diverso e riceveranno una risposta positiva da parte delle persone che li circondano.

Lo sviluppo dell’approccio integrale richiede un quadro temporale costante. Se le condizioni lo consentono, si raccomanda di dedicare a questo processo circa un’ora o un’ora e mezza, due o tre volte alla settimana. In base ai cambiamenti che si verificheranno nelle relazioni reciproche, si potrà determinare quali adeguamenti apportare al funzionamento dell’organizzazione.

In tempi relativamente brevi, anche dopo poche settimane, sarà possibile osservare e misurare i miglioramenti: i membri dell’organizzazione si sentiranno più vicini tra loro, collaboreranno con maggiore facilità, risolveranno i problemi più rapidamente e con uno spirito positivo, evitando di perdere tempo in riunioni inutili o di sprecare energie in giochi di potere, lotte di prestigio e conflitti per il controllo.

Man mano che le persone acquisiscono l’approccio integrale, risparmieranno risorse, tempo, denaro e materiali. La loro creatività e produttività aumenteranno, così come il loro coinvolgimento emotivo verso il lavoro, il luogo di lavoro e i colleghi. Il senso di connessione renderà più fluidi i processi e migliorerà l’efficienza in tutti gli ambiti.

Un altro principio del metodo integrale è che non richiede sforzi individuali isolati. Al contrario, lavora alla costruzione di una nuova atmosfera all’interno dell’organizzazione. L’atmosfera integrale che creiamo insieme diventa come una serra: un ambiente di sostegno dal quale tutti riceviamo nutrimento e forza.

All’interno di questo metodo si svolgono lezioni, discussioni, workshop, esercizi e attività coinvolgenti. Si impara a riconoscere la natura egoistica dell’essere umano e la direzione integrale dello sviluppo verso una connessione complementare tra tutti.

Giochi Seri (Serious Games)

Uno degli strumenti utilizzati nel metodo è il gioco di ruolo. Il gioco è uno strumento capace di trasformare una persona, come suggerisce il detto: «Il gioco di oggi è la realtà di domani». In effetti, in tutta la natura gli esseri viventi giocano per crescere, noi stessi progettiamo giochi per i nostri figli affinché si sviluppino in modo armonioso.

Tuttavia, a differenza di un corso di teatro, dove l’obiettivo è perfezionare l’interpretazione dell’attore, nel metodo integrale il gioco non è il fine ma il mezzo. Giochiamo per trasformare le nostre relazioni e connetterci gli uni agli altri e il gioco ci aiuta a farlo più facilmente.

Che cosa rende il gioco così efficace nel favorire la connessione?

Innanzitutto, l’abitudine. Io non sono un attore professionista; perciò, quando interpreto il ruolo di una persona che tratta gli altri con gentilezza, l’atto stesso di recitare influenza realmente il mio comportamento e mi migliora.

In secondo luogo, il gioco crea apertura.

Quando recito, mi sento libero di dire davanti agli altri frasi come: «Ti apprezzo davvero moltissimo, trabocco di gratitudine nei tuoi confronti». Tutti comprendono che si tratta di un esercizio, e proprio per questo mi permetto di esprimermi in quel modo. Allo stesso tempo, inizio gradualmente a cambiare, perché questo nuovo comportamento esercita su di me un’influenza positiva.

Diventa più facile comportarsi così senza paura di essere feriti, perché, in un certo senso, non sono “io”, ma il personaggio che sto interpretando. Per rafforzare l’effetto dell’esercizio, è utile che i partecipanti rispondano con incoraggiamento, ad esempio: «Che ruolo meraviglioso hai interpretato! Come hai fatto? Ti si addice davvero. In fondo, questo sei veramente tu». Sentire risposte di questo tipo genera una sensazione positiva e aiuta la persona ad adottare quel comportamento in modo più naturale.

È importante sottolineare che questi esercizi dovrebbero includere soltanto ruoli positivi, che incoraggino ciascuno a esprimere la migliore versione di sé stesso.

Piccolo, Grande, Uguale

Un altro strumento centrale del metodo integrale è il laboratorio di connessione. Si tratta di una discussione strutturata, guidata da regole speciali che consentono la formazione di un legame profondo tra i partecipanti.

Il laboratorio è condotto da un facilitatore che propone una domanda da discutere. Ogni partecipante prende la parola a turno, mentre gli altri cercano di percepire chi sta parlando, di connettersi con lui e di assorbire le sue parole come se provenissero dalla persona più saggia del mondo.

Quando ascolto, mi pongo nella posizione di essere piccolo davanti a persone grandi, così da poter ricevere ciò che gli altri hanno da offrire. Quando parlo, invece, mi considero grande davanti a chi è piccolo, così da poter trasmettere e condividere con gli altri il meglio che è dentro di me.

Per natura siamo diversi, ma questi sforzi condivisi, a volte essere piccoli e ricettivi, altre volte essere grandi e generosi, ci rendono uguali. L’uguaglianza è un valore fondamentale del metodo integrale e una condizione necessaria per costruire connessioni armoniose.

Infine, un’ultima osservazione sull’unicità del metodo integrale da una prospettiva più ampia. La connessione integrale tra i membri di un’organizzazione crea un allineamento con l’integralità presente nell’intero sistema della natura. Si muove nella stessa direzione della tendenza evolutiva che sta mettendo tutti noi sulla stessa barca. La crescente interdipendenza del nostro mondo interconnesso è un segnale sistemico che il futuro sarà caratterizzato da livelli sempre maggiori di connessione reciproca.

Le organizzazioni che riconosceranno questa tendenza in anticipo ne trarranno enormi vantaggi. Sapranno cavalcare l’onda del cambiamento.

Basato su “New Life 120 – L’unicità dell’approccio integrale” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Perché le persone incolpano gli altri e non se stesse?

Questo è, in realtà, il principale ostacolo psicologico dell’umanità. Ognuno sente istintivamente che il problema è al di fuori di sé. Tendiamo naturalmente a giustificare noi stessi, perché è così che funziona l’ego. Qui l’ego è definito come il nostro desiderio innato di trarre piacere e beneficio personale a scapito degli altri. Esso ci protegge dal vedere i nostri difetti. Perciò la reazione automatica è: io sto bene, sono gli altri il problema. Quando otto miliardi di persone pensano in questo modo, il risultato è esattamente ciò che vediamo: un mondo in crisi.

Come possiamo allora passare dall’incolpare gli altri all’esaminare noi stessi? Questo cambiamento non può avvenire attraverso la persuasione o le prediche morali, perché interiormente non percepiamo di essere nel torto. Di solito, il cambiamento inizia quando la realtà contraddice l’immagine che abbiamo di noi stessi. Se sono una persona “buona”, se ho “ragione”, se capisco la vita, allora perché la mia vita non funziona come dovrebbe? Perché il mondo diventa sempre più caotico, teso e instabile? Questa contraddizione inizia a incrinare l’illusione. All’inizio continuiamo a dare la colpa agli altri, poi ai sistemi, ai leader, al destino. Alla fine, però, se siamo onesti, emerge una domanda più profonda: se tutti pensano che il problema siano gli altri, potrebbe essere che il problema risieda in realtà nel modo in cui io vedo le cose?

Questo è l’inizio della vera educazione. In questo senso, la vera educazione non consiste nell’apprendere informazioni, ma nell’imparare a osservare sé stessi. È il momento in cui iniziamo a notare quanto rapidamente giudichiamo gli altri, come giustifichiamo automaticamente noi stessi e come vediamo la negatività all’esterno senza riconoscerla dentro di noi. Allora, invece di considerare il mondo come un insieme di individui separati, cominciamo a viverlo come uno specchio. Ogni caratteristica che condanniamo negli altri, egoismo, orgoglio, inganno o indifferenza, iniziamo a riconoscerla anche in noi stessi.

A questo punto si apre un approccio completamente diverso alla vita. Invece di cercare di correggere gli altri, lavoriamo per correggere la nostra percezione e il nostro atteggiamento. E allora accade qualcosa di sorprendente: man mano che cambiamo interiormente, anche il mondo che percepiamo comincia a cambiare. Non perché gli altri diventino improvvisamente perfetti, ma perché la lente attraverso cui osserviamo la realtà diventa più integrata e meno frammentata. Alla fine di questo processo, iniziamo a percepire che l’umanità non è composta da parti separate, ma da elementi di un unico sistema. Nella saggezza della Kabbalah, questo sistema è chiamato Adam, un’unica anima collettiva.

A quel punto anche il concetto di responsabilità cambia completamente. Non si tratta più di pensare: “Loro sono il problema.” Si arriva invece a comprendere che il modo in cui ci relazioniamo al mondo influenza l’intero sistema. Questa è una rivelazione allo stesso tempo impegnativa e liberatoria, perché significa che il cambiamento è realmente possibile. Non nasce dal tentativo di correggere otto miliardi di persone, ma dal cominciare dall’unico ambito in cui possiamo davvero trasformare: noi stessi.

Basato su “Perché le persone incolpano gli altri e non se stesse?” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Perché i tuoi obiettivi potrebbero sembrarti vuoti e privi di significato

L’umanità sta attraversando una transizione interiore molto profonda, anche se esteriormente sembra ancora la stessa. Per generazioni siamo stati guidati da motivazioni chiare: studiare, ottenere risultati, costruire una carriera, guadagnare di più e avere successo sul piano materiale. Questi obiettivi derivavano dalla naturale crescita dell’egoismo umano, cioè dal desiderio di trarre piacere esclusivamente per il proprio beneficio, anche a scapito degli altri.

Oggi, però, sta avvenendo un cambiamento fondamentale. Le stesse pulsioni esistono ancora, ma stanno gradualmente perdendo significato. Cominciamo a percepire, anche se inconsciamente, che tali sforzi non riescono davvero a darci appagamento. Possiamo raggiungere i livelli più alti di ricchezza, prestigio, conoscenza e sentirci comunque vuoti. Questa sensazione segna una tappa importante nell’evoluzione della specie umana.

L’umanità sta iniziando a superare la ricerca di appagamento esterno e viene orientata verso l’interno, verso un diverso tipo di soddisfazione.

Inizialmente le persone cercano ancora di compensare con lo sport, i viaggi, le competizioni e altri successi, ma anche queste attività cominciano a perdere attrattiva, mentre emerge una domanda più profonda: «A che scopo tutto questo?». Questa domanda dissolve gradualmente il valore di tutto ciò che un tempo sembrava essenziale.

Che cosa rimane, allora?

Cominciamo a comprendere che il vero campo della vita non si trova all’esterno, ma nelle nostre relazioni con gli altri e dentro di noi. Non è in ciò che possediamo o otteniamo, ma nel nostro atteggiamento.

La traiettoria futura dell’umanità si dirige verso uno stato in cui saremo principalmente interessati a vivere in una connessione calma, pacifica ed equilibrata. Non vorremo danneggiare gli altri né creare un’atmosfera negativa. Invece di competere, confrontarci e aspirare continuamente a qualcosa di più, cercheremo l’armonia nella vasta rete delle relazioni umane.

La vita materiale non scomparirà, ma diventerà essenziale e sufficiente. Lavoreremo soltanto nella misura necessaria a sostenere noi stessi e la nostra famiglia. Il lavoro non sarà percepito come una pressione o un peso, ma come una partecipazione naturale alla vita.

Inoltre, l’intera definizione di lavoro si sposterà verso l’interiorità. Il nostro vero lavoro diventerà lo sviluppo di un atteggiamento corretto nei confronti degli altri. Quando inizieremo a sentire che gli altri si relazionano a noi con la stessa calma e benevolenza, entreremo in un tipo di esistenza completamente diverso. Sarà come vivere all’interno di un campo di reciproca benevolenza, una rete di connessioni positive.

In quello stato, la realizzazione non deriverà da ciò che riceviamo, ma dalla qualità stessa della connessione.

È qui che avviene un cambiamento fondamentale. Ciò che un tempo sembrava uno sforzo enorme,  superare l’ego umano che divide e separa, diventerà naturale. E non grazie ai nostri sforzi individuali: una forza superiore presente nella natura, una forza di equilibrio e armonia, inizierà ad agire. Quando smetteremo di opporci a essa e ci allineeremo a questo processo, tutto diventerà più semplice, più sereno e quasi privo di sforzo.

Per questo motivo molti dei sistemi che abbiamo costruito, come l’istruzione, le carriere e la competizione continua, passeranno gradualmente in secondo piano nelle nostre vite. Tuttavia, avranno assolto il loro compito: portare l’umanità a riconoscere che non rappresentano il vero obiettivo nel quale vale la pena investire se stessi.

Ciò verso cui l’umanità si sta dirigendo è uno stato di equilibrio interiore, considerazione reciproca e connessione silenziosa.

In quella quiete, in quella calma rete di relazioni, iniziamo a percepire la forza sottostante della natura stessa: una forza di amore, di dazione e di connessione completa.

A quel punto, la vita diventa armoniosa, pacifica e semplice. Avremo ciò di cui abbiamo bisogno, faremo ciò che è necessario e vivremo il resto della nostra esistenza in una connessione armoniosa con gli altri. Non accadrà da un giorno all’altro, ma la direzione è già stata tracciata.

Basato su “Perché i tuoi obiettivi potrebbero sembrare vuoti e privi di significato” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

La nostra percezione della realtà è limitata dai nostri sensi umani?

Siamo abituati a percepire la realtà attraverso i nostri cinque sensi e ci sembra che senza di essi siamo limitati, incompleti, tagliati fuori dalla vita. Ma da una prospettiva più profonda, ciò che chiamiamo “vedere”, “udire” o “sentire” attraverso il corpo è solo un canale di percezione molto ristretto. La vera percezione non dipende affatto dal corpo.

Se rivolgiamo l’attenzione verso il nostro mondo interiore, non in modo immaginario ma con una consapevolezza più profonda, iniziamo a scoprire che tutto esiste dentro di noi. Il cielo, le stelle e l’immensità dello spazio non sono al di fuori di noi, ma nel campo della percezione che possiamo aprire dentro di noi. Il limite non sta nell’assenza dei sensi, ma nel nostro attaccamento ad essi.

In realtà, se non fossimo confinati al corpo e ai suoi sensi, vivremmo la realtà in un modo molto più ampio e completo. Il corpo ci limita e ci definisce, conferendoci un’identità ristretta. Senza questa limitazione, potremmo sperimentare una sorta di completezza e perfezione che non riusciamo nemmeno a immaginare finché siamo vincolati alla percezione fisica.

In tale stato, la sensazione di carenza scompare. Non avvertiamo alcuna mancanza perché non ci misuriamo in base alle condizioni esterne. Viviamo in un campo interiore completo dove tutto è presente.

Ecco perché, quando molti di noi guardano le stelle diventano silenziosi e contemplativi. Qualcosa dentro di noi percepisce che ciò che vediamo rappresenta l’infinito, qualcosa di sconfinato ed eterno, mentre noi stessi ci sentiamo piccoli e fugaci. Questo contrasto ci acquieta. Tocca uno strato più profondo della percezione.

Ma questo medesimo senso di infinito non esiste solo al di fuori di noi. Esiste anche dentro di noi. Se impariamo ad accedere a quella profondità interiore, possiamo connetterci a quella stessa realtà sconfinata. Possiamo percepire l’esistenza di ogni cosa, non come oggetti distanti, ma come parte di una percezione unificata.

Così iniziamo a entrare in uno stato che può essere chiamato “infinito”. Ciò avviene in una dimensione percettiva priva di limiti, nella quale i confini del tempo, dello spazio e dell’individualità cominciano a dissolversi.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 14 marzo 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

In che modo le aziende dovrebbero adattare le proprie strategie in vista del futuro?

Quando il mondo è fragile e in costante cambiamento, quando i mercati sono instabili e il futuro è incerto, diventa molto difficile per imprese, organizzazioni e aziende pianificare la propria strategia.

Per avere successo nelle nuove condizioni interconnesse e interdipendenti verso cui il mondo continua a evolversi, è necessario comprendere la direzione generale del nostro sviluppo. Se manteniamo davanti ai nostri occhi il quadro evolutivo complessivo, saremo in grado di decifrare i cambiamenti che le persone stanno vivendo oggi e di individuare i bisogni che avranno a breve. In questo ambito, ciò che valeva in passato non sarà necessariamente valido in futuro. Stiamo cambiando.

Cosa osserviamo quindi nei mercati? Innanzitutto, il pubblico è saturo. Le persone si annoiano di fronte a nuovi prodotti e sono stanche della pubblicità e delle strategie di marketing. E in una realtà in cui l’intelligenza artificiale contribuisce ad aumentare esponenzialmente questa saturazione, cosa saremo in grado di offrire alle persone?

Inoltre, vediamo che il mondo sta diventando sempre più interconnesso sul piano finanziario, sanitario, ecologico e sotto molti altri aspetti. Innumerevoli canali e linee di collegamento creano una dipendenza reciproca tra tutti, a livelli sempre più elevati. È come se il grande sistema della natura mettesse uno specchio davanti all’umanità e dicesse: «Guardate, siete tutti sulla stessa barca».

Da questo momento in poi, la scelta è tra resistere alla connettività che si sta rivelando e continuare a vedere soltanto i propri interessi, con il rischio di arrivare infine a conflitti devastanti, oppure avanzare consapevolmente verso una percezione integrale e più ampia della realtà. Le organizzazioni che sceglieranno la seconda opzione procederanno rapidamente. Quelle che non lo faranno rischieranno di entrare in una fase di declino.

Adattarsi alla realtà integrale emergente significa offrire al mondo prodotti e servizi che favoriscano connessioni integrali tra persone, settori, organizzazioni e paesi, ossia connessioni fondate su unità, reciprocità e complementarità.

Il bisogno centrale che guiderà i mercati e i consumatori di domani sarà il bisogno di una connessione umana positiva. Questo è ciò che soddisferà profondamente le persone. I maggiori piaceri, le soddisfazioni più intense e le emozioni più significative nasceranno da relazioni calorose, collaborative e reciprocamente benefiche all’interno della rete generale delle relazioni umane.

Le persone comprenderanno che la loro salute, il loro umore, il loro senso di felicità e di realizzazione personale dipendono tutti dalla qualità delle loro relazioni con gli altri. Se in passato era ancora possibile avere gratificazioni principalmente attraverso successi individuali, quell’epoca sta giungendo al termine. Nell’era integrale, l’ appagamento deriverà soprattutto da connessioni umane positive.

Immaginiamo una rete di condutture. Il numero di connessioni corrette tra i tubi determina quanta abbondanza possa fluire da un punto all’altro della rete. Lo stesso accadrà nella società futura. In una rete interconnessa, il successo sarà misurato dalla nostra apertura e disponibilità a dare agli altri e a ricevere da loro.

Una persona o un’organizzazione di successo sarà descritta come posta al centro della rete, perché connessa a tutti, capace di collegare tutti, di dare agli altri e di ricevere da loro. Essa includerà tutti e sarà inclusa in tutti. La nuova misura con cui verrà valutato il valore di una persona in futuro sarà determinata dal grado della sua apertura verso gli altri, in entrambe le direzioni.

Tutto ciò che le organizzazioni faranno nel mondo futuro, nell’industria, nel commercio, nell’economia, nella tecnologia, nella cultura o nell’educazione, sarà orientato a sostenere questo “sistema di connessioni”, con l’obiettivo di creare una rete di relazioni aperta, completa e connessa.

Per avere successo in un mondo interconnesso, le organizzazioni dovranno adottare questo approccio integrale. Tuttavia, un amministratore delegato non può semplicemente impartire un ordine improvviso dicendo: «Da oggi siamo un’organizzazione integrale». Si tratta di un processo graduale che richiede investimenti e tempo.

Ogni manager e ogni dipendente dovrà intraprendere un percorso di sviluppo della consapevolezza, fino a quando le relazioni interne all’organizzazione diventeranno realmente integrali. Solo quando i collaboratori si sentiranno sufficientemente vicini tra loro e connessi nel modo corretto, saranno davvero adatti al nuovo mondo. Allora, come risultato del cambiamento interiore vissuto, inizieranno a emergere nuove idee integrali e, insieme, saranno in grado di percepire ciò che la loro organizzazione può offrire al pubblico per migliorare la vita delle persone.

In altre parole, lavorare allo sviluppo di questo approccio integrale renderà più acuta la visione delle persone all’interno dell’organizzazione e chiarirà quali nuove indicazioni sviluppare e quali prodotti e servizi portare sul mercato. Un atteggiamento positivo e collaborativo verso il mondo rafforzerà e migliorerà la qualità delle relazioni umane; da questa nuova consapevolezza nasceranno prodotti e servizi orientati al benessere della collettività.

È simile a una madre amorevole che guarda il proprio bambino e si chiede: «Di cosa ha bisogno adesso? Cosa posso fare per lui?». Davanti a noi si profila infatti una vera rivoluzione nella percezione della realtà. Le ruote dell’evoluzione ci stanno conducendo verso un mondo che assomiglierà sempre più a una grande famiglia.

Basato su “New Life 108 – Costruire una strategia aziendale per il futuro, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”

Perché è stata data la Torah?

«Esisteva una condizione preliminare fin dall’inizio della ricezione della Torah, ma in seguito, dal tempo della costruzione del vitello d’oro, quel “patto” si è disgregato.» – Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), Lettera 60.

Qual era la condizione per ricevere la Torah? Perché la Torah fu data?

La Torah fu data per un unico scopo: raggiungere la connessione tra di noi al livello di «Ama il prossimo tuo come te stesso». All’interno di questo amore reciproco si rivela poi «Ama il Signore tuo Dio», ossia la completa adesione spirituale.

Questa era la condizione, ed era chiara a tutti. La difficoltà, tuttavia, consiste nel mantenerla costantemente al di sopra dei problemi sempre più grandi che emergono tra noi, vale a dire al di sopra del crescente desiderio di ricevere, che richiede un continuo rafforzamento della nostra connessione. In ogni momento, il desiderio di ricevere, che per sua natura è frammentato e diviso, si manifesta con maggiore intensità, noi dobbiamo mantenere al di sopra di esso la connessione, l’amore, il lavoro reciproco, la preghiera e il sostegno vicendevole. Ma non siamo riusciti a farlo.

Già ai tempi del Primo Tempio emersero difficoltà nel mantenere la connessione al livello di «Ama il prossimo tuo come te stesso». Come è scritto, il “patto” che era stato stabilito al livello di Bina (un livello spirituale di dazione), entrando nel livello della Terra d’Israele, cioè quando iniziammo a impegnarci concretamente nell’amore reciproco, cominciò a sgretolarsi. Da quel momento ebbe inizio il nostro declino.

I Kabbalisti spiegano che questo processo era necessario e che dovevamo attraversarlo. La costruzione del Primo Tempio, la sua distruzione, la costruzione del Secondo Tempio e la sua inevitabile distruzione: nonostante tutto ciò, eravamo comunque tenuti a mantenere la connessione e a preservare il principio di «Ama il prossimo tuo come te stesso», come Rabbi Akiva richiedeva ai suoi discepoli. Eppure persino i suoi studenti, i migliori della loro generazione, non riuscirono a sostenerlo e tra loro si manifestò l’odio.

Oggi ci troviamo in una fase completamente diversa. Dopo la distruzione del Primo e del Secondo Tempio e dopo i periodi di esilio, siamo ora di fronte alla costruzione del Terzo Tempio, che certamente sarà edificato. L’unica domanda è fino a che punto possiamo contribuire a questo processo attraverso il nostro impegno e il nostro sostegno. Fino a che punto possiamo favorirlo mediante una corretta e volontaria inclinazione verso la connessione e il raggiungimento di uno stato di amore reciproco, cioè procedendo «dall’amore per gli altri all’amore per il Creatore».

Altrimenti, anche la sofferenza può condurci a quello stesso stato di armonia e pace, ma attraverso un cammino molto più lungo e difficile.

Basato sulla lezione quotidiana di Kabbalah tenuta dal Kabbalista Dr. Michael Laitman sul tema “Yom HaZikaron e Yom HaAtzmaut” del 7 maggio 2019.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE  “LA KABBALAH RIVELATA”