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Qual è la differenza tra Paradiso, Inferno e Purgatorio?

Finché siamo vivi in questo mondo, cioè in questa forma di esistenza basata sulla materia proteica, esiste un numero immenso di minuscoli granelli di egoismo, ossia desideri corrotti di godere esclusivamente per il proprio beneficio, creati dal Creatore: l’unica forza di amore e di dazione che ha creato e sostiene la realtà.

Questi minuscoli granelli di egoismo attraversano un processo di sviluppo diretto verso la loro destinazione e il loro scopo finali. Tale processo comprende tre fasi distinte: purificazione, correzione e connessione.

L’Inferno è la sensazione e la presa di coscienza della nostra natura egoistica, cioè del fatto che la nostra natura consiste in un desiderio limitato di godere soltanto per il nostro vantaggio personale e che spesso desideriamo trarre piacere a spese degli altri.

Il Purgatorio è la fase in cui cerchiamo di correggere e purificare la nostra natura egoistica, impegnandoci, lavorando interiormente e chiedendo di trasformare la nostra intenzione dal beneficio personale al beneficio degli altri e della natura.

Il Paradiso è lo stato in cui la nostra natura egoistica viene trasformata e inizia quindi a operare al servizio e per il bene delle altre persone.

Dobbiamo attraversare queste tre fasi nel corso della nostra vita in questo mondo, fino a raggiungere la terza e ultima. Se comprendiamo, dunque, che Inferno, Purgatorio e Paradiso significano prendere coscienza della nostra natura egoistica, correggerla e infine utilizzarla nel modo corretto, allora tutto andrà bene. Dobbiamo soltanto impegnarci.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 20 aprile 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In una società profondamente divisa, come possono gli individui che nutrono forti convinzioni personali impegnarsi per un senso di unità nazionale?

Come possiamo sentire di appartenere a un’unica nazione insieme a qualcuno che la pensa esattamente all’opposto di noi, che si comporta in modi che ci fanno infuriare e che ci dà l’impressione di stare trascinando il nostro stesso Paese verso il collasso?

Fermiamoci un momento.

Immaginiamo di essere marito e moglie. Condividiamo una casa, un letto, una cucina, dei figli, una famiglia. All’improvviso, ci troviamo in disaccordo su una questione politica.

E allora? Significa forse che il giorno dopo ci svegliamo pensando di non poter più vivere con una persona del genere?

Il pluralismo è un bene per la società e la diversità di opinioni favorisce lo sviluppo. Nessuno dovrebbe reprimere le idee degli altri. Tuttavia, al di sopra di tutto, deve esserci un accordo fondamentale: siamo un’unica famiglia. E, inoltre, la serenità della famiglia è per noi più importante di qualsiasi opinione personale.

Domani potremmo avere idee diverse e anche questo è una benedizione. Ma il valore più alto e costante è che siamo una famiglia.

Se qualcuno comincia a considerare la propria opinione più importante della relazione stessa, con il coniuge o con i figli, allora la famiglia si disgrega.

La sopravvivenza di una nazione dipende innanzitutto dalla capacità di costruire un senso di appartenenza familiare. Nel nostro Paese dobbiamo creare processi che colleghino i nostri cuori, fino a farci sentire calore e vicinanza reciproca.

In Israele, dove vivo, questo non è ancora accaduto. Non è accaduto fin dalla fondazione dello Stato. Siamo un insieme di esuli riuniti, al massimo fratelli nella difficoltà. E, a dire il vero, negli ultimi tempi sembra che nemmeno questo legame resista più.

«L’amore copre tutte le trasgressioni», è scritto nelle fonti. Questa è la direzione che dobbiamo prendere. Prima costruiamo l’amore per Israele; poi ci sediamo a discutere delle nostre opinioni.

Allora tutto apparirà diverso. Saremo in grado di affrontare i problemi da una prospettiva più elevata.

Potremmo persino scoprire che lo sforzo di fare spazio agli altri nel nostro cuore ha fatto dissolvere i problemi stessi, dando origine a una nuova realtà.

Basato su “New Life 153 – Il conflitto israelo-palestinese, parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché il mondo è così depresso nonostante il tenore di vita sia migliorato così tanto?

Depressione, dipendenze e divorzi derivano tutti da una mancanza di felicità. I nostri nonni avevano una vita materialmente più difficile, eppure sembra che stessero meglio. Che cosa ci è successo nell’epoca dell’abbondanza? Che cosa può ridare colore al grigiore della vita?

Fino a pochi decenni fa, le porte di casa rimanevano aperte. Le persone passavano liberamente a trovare i vicini. Nei fine settimana si apparecchiava una tavolata nel quartiere e ognuno portava qualcosa da mangiare. Le risorse erano limitate, ma l’atmosfera era quella di una grande famiglia.

Poi l’ego si è sviluppato, sia in quantità che in qualità. Di conseguenza, è cambiato il nostro atteggiamento verso ogni cosa. Un ego più grande vede il mondo in modo diverso e, all’improvviso, non abbiamo più voglia di sederci con gli altri a bere un caffè. Ci sentiamo più a nostro agio nel nostro angolo, davanti a uno schermo al plasma che occupa metà della parete.

Anche se non disponiamo di uno strumento che ci mostri quanto il nostro ego sia cresciuto da ieri a oggi, è proprio questo il fattore interiore che provoca ogni genere di cambiamento in noi. L’ego cresce, cambia il nostro punto di vista e mutano anche i nostri valori.

Da qui nasce il bisogno di confrontarci con gli altri. Quanto abbiamo noi? Quanto hanno loro? Come possiamo assicurarci di non avere meno, perché allora soffriamo? Così lavoriamo sempre di più e facciamo grandi sforzi per aumentare i nostri guadagni. Cerchiamo di dimostrare il nostro valore a tutti. È l’epoca della competizione, e ciascuno corre cercando di superare gli altri in un modo o nell’altro.

In passato, gli uomini spesso continuavano, per inerzia, la stessa professione dei loro padri e la loro principale preoccupazione era che moglie e figli fossero sani e ben accuditi. Oggi ci sentiamo a disagio se non facciamo progressi ogni giorno. È come se qualcosa bruciasse dentro di noi, senza lasciarci tregua nemmeno per un momento.

Un frigorifero pieno di cibo? Un conto in banca? Un’assicurazione sanitaria? Una pensione? Un’assicurazione per l’assistenza a lungo termine? Cento o duecento anni fa qualcuno sognava davvero tutto questo? Abbiamo creato sistemi straordinari, eppure le persone non provano soddisfazione per la propria vita. Oggi manca la gioia di vivere e questo vale per tutti gli strati della società, persino per i più ricchi.

Un altro viaggio all’estero, un’altra vacanza, cambiare automobile, cambiare casa. Un tempo queste cose suscitavano grande entusiasmo. Oggi, invece, il piacere svanisce nel giro di poco tempo. Perfino la nascita di un nuovo figlio in famiglia non suscita più lo stesso interesse di una volta. Una sorta di nube di intorpidimento sembra aver avvolto l’intera atmosfera. Così, i tranquillanti sono entrati a far parte della nostra vita. In mezzo a un crescente disagio interiore è difficile vivere senza qualcosa che ci sostenga.

Entro pochi anni, prevedono gli esperti, le tecnologie avanzate sostituiranno le persone in molte professioni e la maggior parte della popolazione mondiale non sarà più necessaria nel mercato del lavoro. Se saremo abbastanza saggi da distribuire correttamente le risorse, potremo garantire facilmente a ogni persona tutto ciò che è necessario per vivere. Tuttavia, questo renderà ancora più pressante la domanda sulla felicità. Da dove verrà la felicità? Da dove verranno il sorriso e la gioia?

Abbiamo pensato che la cultura e l’arte avrebbero colmato il vuoto: opere creative, film, serie televisive, mezzi di comunicazione, social network, innovazioni e invenzioni. Eppure tutto passa, va e viene,  nulla riesce a riempirci al punto da poter dire di stare davvero bene e di goderci la vita con felicità.

Le persone vagano da una parte all’altra, cercando qualcosa che faccia bene all’anima. Abbiamo ormai esplorato tutta la Terra, eppure non lo troviamo da nessuna parte.

Persino i bambini, fin da piccoli, percepiscono che tutta questa corsa è inutile. Intuiscono profondamente il corso della vita e non ne comprendono il senso. Anche molti anziani soffrono di una terribile solitudine e si chiedono quale sia il significato di vivere così a lungo.

A questo punto dobbiamo comprendere che tutto il processo che stiamo vivendo è il risultato del fatto che il nostro ego ha raggiunto un nuovo livello di sviluppo. Esso richiede forme di appagamento di qualità superiore. Denaro, status e successi materiali non bastano più.

A questo livello, tutti gli appagamenti che possiamo ottenere individualmente non saranno più in grado di darci una sensazione di soddisfazione interiore. Gradualmente scopriremo che l’unico modo per sentirci veramente appagati è appagare gli altri.

Una nuova forma di connessione con gli altri porterà calore e reciprocità nelle nostre vite e ci farà provare quella sensazione che avevamo da piccoli tra le braccia di nostra madre, quando ci sentivamo avvolti, protetti e amati.

Comprenderemo allora anche che la crisi della famiglia nel nostro tempo rappresenta soltanto una fase preliminare alla costruzione di una più ampia connessione sociale, una sorta di famiglia universale. Questo sentimento di famiglia ci porterà a prenderci cura gli uni degli altri e sarà la chiave per affrontare le innumerevoli difficoltà della vita.

Se tutti coloro che sentono il desiderio di elevarsi al di sopra di uno stile di vita egoistico e costruire un mondo armoniosamente connesso al di sopra dell’egoismo uniranno i loro sforzi, porranno le basi per rendere possibile quella realtà, potranno guidare la prossima rivoluzione della percezione. In un mondo interconnesso, dove siamo tutti sulla stessa barca, la felicità dipende dall’imparare a funzionare come una buona famiglia. Auguro a tutti noi di avere successo in questa impresa.

Basato su “Nuova Vita 151 – Divari socioeconomici” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il ruolo della saggezza della Kabbalah nell’affrontare le attuali problematiche globali e perché sta diventando sempre più rilevante?

L’umanità è costantemente in attesa di cambiamenti positivi provenienti dall’esterno. Speriamo che i governi, le tecnologie, i sistemi economici o le riforme sociali migliorino la nostra vita. Ma stiamo constatando che nessun cambiamento esterno riuscirà a risolvere i nostri problemi. Dobbiamo giungere alla consapevolezza che un vero miglioramento può avvenire solo quando cambiamo noi stessi. Solo allora inizieremo a percepire il mondo in modo diverso e a plasmare la realtà secondo un nuovo atteggiamento interiore.

Il mondo che sperimentiamo oggi è un riflesso della nostra natura egoistica. L’egoismo ha completato il suo sviluppo e ci ha mostrato tutto ciò di cui è capace. Ha costruito la nostra civiltà, ha alimentato il nostro progresso e ha creato la realtà nella quale viviamo oggi. Tuttavia, stiamo scoprendo i suoi limiti: non è più in grado di offrirci un futuro migliore.

Man mano che l’egoismo, il desiderio di ricevere piacere per il proprio vantaggio a scapito degli altri, raggiunge il termine del suo sviluppo, esercita su di noi una pressione sempre maggiore. Le persone provano vuoto, ansia, paura, insoddisfazione e impotenza. Ovunque osserviamo una crescente divisione, conflitto e alienazione. L’umanità ha ormai esaurito tutte le fasi dello sviluppo egoistico. Se continueremo sulla stessa strada, non ci resterà altro che un’escalation dello scontro e della distruzione.

Questa presa di coscienza è necessaria perché ci rivela che non ci sono più correzioni da apportare all’esterno. Il problema non risiede nel mondo in sé, ma nel modo in cui lo percepiamo e ci relazioniamo ad esso. L’egoismo ha assolto il suo compito conducendoci a uno stato di completa delusione. Ci ha mostrato che non possiamo continuare a vivere secondo lo stesso paradigma.

Ciò che viene dopo è una metodologia di sviluppo completamente diversa. Invece di cercare di cambiare direttamente il mondo, dobbiamo cambiare noi stessi. Correggendo la nostra natura, correggiamo il mondo. Questa è la legge fondamentale della realtà.

Che cosa significa cambiare noi stessi? Significa trasformare il nostro atteggiamento verso gli altri e verso la vita stessa. Dobbiamo passare da un rapporto con il mondo basato sullo sfruttamento, sulla manipolazione e sull’egoismo a un rapporto improntato alla bontà, all’altruismo e alla cura reciproca. Dobbiamo sostituire il desiderio di utilizzare gli altri per il nostro vantaggio con il desiderio di connetterci, sostenere e contribuire al bene comune.

Quando questo cambiamento interiore avviene, iniziamo a vedere la realtà in modo diverso. Il mondo stesso ci appare trasformato, perché cominciamo a percepire il sistema superiore che lo governa. Attraverso questa nuova percezione scopriamo una realtà molto più ampia del quadro limitato che ci viene rivelato dai nostri sensi egoistici.

Ma quale piacere rimarrà se abbandoneremo il soddisfacimento egoistico? La risposta è che davanti a noi si aprirà una forma di appagamento completamente nuova. Attraverso la connessione con gli altri e l’armonia con il sistema integrale della natura, inizieremo a conseguire l’eternità e la perfezione. Facciamo esperienza di un livello di esistenza che non può essere percepito attraverso la nostra limitata visione egoistica.

Questo è ciò che attende l’umanità. Viviamo in un momento unico della storia, nel quale è necessario cambiare la fonte del nostro sviluppo. Il nostro futuro non dipenderà più dalla conquista e dalla trasformazione del mondo esterno, ma dalla nostra capacità di trasformare noi stessi. Man mano che lo faremo, il mondo cambierà davanti ai nostri occhi.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 15 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come possiamo raggiungere il mondo superiore?

Anzitutto, che cos’è il mondo superiore? Il mondo superiore non è un luogo lontano, situato da qualche parte oltre le stelle. È uno stato di percezione, quello di una corretta valutazione di sé. Lo si raggiunge attraverso un profondo esame interiore, nel quale valutiamo i nostri sentimenti, pensieri, intenzioni e azioni dal punto di vista della verità, anziché attraverso le distorsioni dell’egoismo personale, cioè il desiderio di trarre beneficio per sé a spese degli altri.

Quando le persone pensano alla spiritualità, spesso si chiedono se la vita continui dopo la morte. Tuttavia, una domanda ancora più fondamentale non è se il corpo muoia o sopravviva, ma se siamo in grado di separarci dal nostro egoismo.

Finché percepiamo la realtà attraverso desideri egoistici, vediamo soltanto un quadro limitato dell’esistenza. Ogni cosa viene misurata in base al beneficio personale, alla perdita, al piacere o alla sofferenza. Questa prospettiva ristretta è ciò che la Kabbalah definisce “questo mondo”.

Quando però ci eleviamo al di sopra dell’egoismo, emerge una percezione completamente nuova. Non osserviamo più la realtà attraverso il filtro dell’interesse personale. Iniziamo invece a vedere l’esistenza così com’è realmente. Questa percezione è chiamata “il mondo superiore” o “il mondo futuro”.

È importante comprendere che questo mondo superiore non ha nulla a che vedere con un luogo in cui andiamo dopo la morte del corpo fisico. Possiamo raggiungerlo mentre siamo ancora in vita, vivendo in questo mondo e abitando lo stesso corpo fisico. Non esiste alcun ostacolo che renda impossibile tale conseguimento.

La vera difficoltà non consiste nel raggiungere il mondo superiore, ma nel prepararci a esso.

Per percepire la realtà al di là dell’egoismo è necessario uno speciale stato interiore. Dobbiamo sviluppare un corretto atteggiamento nei confronti dei nostri desideri, delle nostre intenzioni e delle nostre forze interiori. Senza questa preparazione, l’esperienza sarebbe troppo intensa. Invece di utilizzare correttamente la rivelazione, la tradurremmo immediatamente in un vantaggio egoistico, trasformandola nell’ennesima fonte di piacere personale.

Per questa ragione, il conseguimento spirituale non ci viene concesso prima che siamo pronti a riceverlo.

La saggezza della Kabbalah spiega che, prima di poter percepire il mondo superiore, la realtà superiore, dobbiamo acquisire ciò che viene chiamato un “masach” (schermo), cioè una forza interiore che ci permette di resistere alla ricezione egoistica. Lo schermo ci consente di rapportarci correttamente alla rivelazione spirituale, senza sfruttarla per un vantaggio personale. Solo quando questa preparazione interiore è presente possiamo rivelare in sicurezza stati più profondi.

Il processo di questo conseguimento assomiglia alla preparazione di un recipiente prima di riempirlo. Quanto maggiore è la luce che deve essere ricevuta, tanto maggiore deve essere la preparazione.

Gli stati spirituali che ci attendono sono condizioni di immenso appagamento, amore, comprensione e armonia, ben oltre qualsiasi cosa sperimentiamo normalmente nella nostra vita corporea. Tuttavia, tali stati possono essere apprezzati e mantenuti solo quando sviluppiamo qualità interiori corrispondenti.

Lo sviluppo spirituale, quindi, non consiste nel fuggire dal mondo o nell’attendere un’esistenza futura. Consiste nel trasformare la nostra percezione mentre viviamo qui e ora. Il mondo superiore diventa accessibile quando ci liberiamo gradualmente dai limiti della percezione egoistica e impariamo a osservare la realtà attraverso una prospettiva più ampia e più veritiera.

Inoltre, ogni persona possiede il potenziale per raggiungere questo stato. L’opportunità è aperta a tutti. L’unico requisito è il desiderio di prepararsi. Se desideriamo sinceramente elevarci al di sopra dell’egoismo e scoprire la realtà così com’è veramente, il cammino è aperto.

Il mondo superiore ci rimane nascosto solo nella misura in cui abbiamo ancora bisogno di acquisire un modo diverso di percepire. Quando sviluppiamo questa nuova percezione, scopriamo che la realtà superiore è sempre stata presente.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 13 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Dovremmo competere con gli altri o cooperare per vivere la migliore vita possibile?

La società moderna è fondata sull’egoismo, cioè sul desiderio di trarre beneficio personale a spese degli altri. Fin dall’infanzia ci viene insegnato che avere successo significa superare gli altri, elevarsi al di sopra di loro, guadagnare di più, ottenere risultati migliori e assicurarsi una posizione più vantaggiosa rispetto a chiunque altro. Quanto più grande è l’egoismo di una persona, tanto maggiori sembrano essere le sue possibilità di successo.

Eppure questo sistema egoistico sta raggiungendo il suo limite.

L’umanità è giunta a uno stato di esaurimento. Dopo secoli trascorsi a perseguire il profitto personale, il potere, la ricchezza, il prestigio e il successo, ci rendiamo conto che tali soddisfazioni sono effimere e non ci appagano davvero. Per questo motivo, il mondo si è esaurito sotto il peso dell’egoismo. Non può più continuare ad avanzare lungo le stesse direttrici egoistiche che finora hanno definito il successo. I sogni che un tempo motivavano l’umanità stanno gradualmente svanendo e sempre più persone non credono più che maggiore successo, ricchezza o potere possano risolvere i loro problemi.

In una simile condizione, sempre più persone si trovano ad affrontare una domanda fondamentale sulla nostra esistenza: come possiamo continuare a vivere?

La risposta risiede in una direzione di sviluppo completamente nuova. Invece di attribuire valore alla competizione e alla separazione, dobbiamo imparare a dare valore alla connessione. Il futuro dell’umanità dipende non da quanto sapremo competere gli uni contro gli altri, ma da quanto sapremo connetterci tra di noi.

In questa connessione scopriremo nuovi obiettivi, nuove possibilità e persino una nuova percezione della realtà. Quello che oggi appare come un mondo esausto e frammentato si rivelerà essere un sistema vivente di interconnessione e interdipendenza, attraverso il quale potremo scoprire il significato e lo scopo della vita.

Questo principio non riguarda soltanto l’umanità nel suo insieme, ma anche le nostre relazioni personali. Persino la domanda su come conservare un’amicizia per tutta la vita può trovare risposta attraverso un cambiamento fondamentale della nostra percezione.

Dobbiamo comprendere che tutta la negatività che vediamo negli altri riflette un aspetto interiore di noi stessi. Al di fuori di noi non esiste nulla che sia intrinsecamente cattivo. I difetti, le mancanze e le imperfezioni che percepiamo negli altri indicano qualità che richiedono una correzione nella nostra stessa percezione.

Perciò il nostro compito non è mai correggere gli altri. È sempre correggere noi stessi.

Man mano che trasformiamo le nostre qualità interiori, anche il nostro modo di vedere il mondo comincia a cambiare. Ciò che prima appariva ostile inizia a manifestarsi come benevolo. Ciò che sembrava frammentato comincia a rivelare la propria armonia. Ciò che sembrava un mondo popolato di nemici inizia ad apparire come un mondo ricco di opportunità di connessione.

Nella terminologia della Kabbalah, questa trasformazione rappresenta la differenza tra il paradiso e l’inferno.

Il paradiso non è un luogo situato oltre questa vita. È uno stato della percezione. Se trasformiamo la negatività che è dentro di noi, iniziamo a sperimentare la realtà come armoniosa, bella e integra. Scopriamo che il paradiso è sempre stato presente; era soltanto la nostra percezione a impedirci di vederlo.

Al contrario, se non cambiamo le nostre caratteristiche interiori, il mondo continuerà ad apparirci ostile e doloroso. L’inferno che sperimentiamo non è fuori di noi, ma dentro di noi.

Ecco perché giudicare gli altri è improduttivo. Se vediamo l’inferno nelle altre persone, significa che quell’inferno esiste dentro di noi. La soluzione non consiste nel cambiare gli altri, ma nel cambiare noi stessi. Nel momento in cui correggiamo la nostra percezione, iniziamo a vedere una realtà diversa.

La strada che si apre davanti all’umanità consiste nello spostare la nostra attenzione dal correggere  gli altri al correggere di noi stessi, dal competere al connetterci e dal dividerci al trovare unità. Così facendo, scopriremo non solo relazioni migliori, ma un mondo completamente nuovo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, andato in onda l’8 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Incontriamo le persone per caso, o c’è una ragione dietro ogni incontro?

Nulla avviene per caso.  Tutti i nostri incontri sono predeterminati.

Siamo tutti interconnessi e interdipendenti, fin dall’inizio, ognuno di noi si trova in una condizione predeterminata. Se ci incontriamo in qualche modo nella vita come conseguenza della correzione dell’anima comune, allora è già stato determinato secondo i nostri geni spirituali.

Pertanto, nulla di casuale succede nei nostri incontri o nella distanza che ci separa, quindi non dobbiamo preoccuparcene.  Quello di cui dovremmo principalmente occuparci è che in ogni fase del nostro sviluppo, quando incontriamo gli altri, dovremmo essere il più possibile gentili, accoglienti e disponibili. Così, alla fine, non ci smarriremo e manterremo sempre la direzione  della correzione dell’anima. 

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, con il Kabbalista Dr. Michael Laitman, del 6 maggio 2026.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come posso trasformarmi in ciò che desidero essere?

Le persone spesso guardano con sufficienza all’idea del gioco. Se dici a qualcuno che sta giocando, potrebbe offendersi. «Non sto giocando», dirà con orgoglio, come se il gioco appartenesse solo ai bambini e non avesse alcun posto nella seria vita adulta. Eppure questo atteggiamento rivela un malinteso su ciò che il gioco è davvero.

Che cosa significa giocare? Non significa sfuggire alla realtà o vivere nella fantasia. Giocare significa avere la capacità di aspirare a qualcosa di più grande rispetto al proprio stato attuale. È il coraggio di immaginare una possibilità più elevata e iniziare ad agire come se esistesse già. In questo senso, ogni forma significativa di crescita comincia con il gioco.

I bambini lo comprendono naturalmente. Quando giocano, sperimentano nuove identità e nuove possibilità. Si immaginano più forti, più saggi, più coraggiosi e più capaci. Attraverso il gioco si sviluppano. Diventano qualcosa di più di ciò che erano prima. La tragedia è che gli adulti, per lo più, perdono questa capacità. A un certo punto del loro percorso smettono di giocare.

Quando smettiamo di giocare, la vita perde gradualmente la sua vitalità. Restiamo intrappolati nella routine, schiacciati dalle responsabilità e disconnessi dalle nostre aspirazioni. Allo stesso modo, depressione, apatia e vuoto emergono quando le persone non si sentono più attratte da qualcosa di più elevato rispetto alla loro condizione presente. La vita non le spinge più ad andare oltre se stesse.

In realtà, la vita stessa è una sorta di gioco, ma non un gioco infantile. È un gioco di sviluppo. La domanda è se vi partecipiamo consapevolmente oppure se ci lasciamo semplicemente trascinare dagli eventi. Anche la sofferenza ha un ruolo in questo processo. Le difficoltà e le delusioni possono spingerci a cercare uno stato migliore, a immaginare un modo diverso di vivere e a iniziare a muoverci verso di esso.

L’umanità oggi si trova in un vicolo cieco. Abbiamo raggiunto un progresso tecnologico e materiale senza precedenti, eppure molte persone si sentono smarrite, incerte e disconnesse. Qual è la strada da seguire? Secondo la Kabbalah, la risposta è che dobbiamo iniziare a interpretare, a mettere in pratica, lo stato che desideriamo raggiungere.

Qual è questo stato? Amicizia, amore, cura reciproca e connessione umana positiva.

All’inizio, un’idea del genere potrebbe sembrare ingenua o infantile. Eppure ogni cambiamento significativo nasce dall’immaginazione e dall’impegno. Non aspettiamo di provare spontaneamente amore per gli altri prima di comportarci di conseguenza. Cominciamo ad agire come se tale connessione fosse possibile. Facciamo sforzi consapevoli per crearla, anche quando ancora non esiste dentro di noi. Come attori che provano una parte, gradualmente cresciamo fino a incarnarla.

Questo non significa essere ipocriti. Significa svilupparsi consapevolmente. All’inizio potrei non provare sinceramente calore verso un’altra persona. Tuttavia, se aspiro costantemente a un atteggiamento benevolo, inizio a creare una nuova realtà interiore. Ciò che comincia come uno sforzo finisce per diventare un sentimento. Ciò che nasce come un gioco si trasforma gradualmente nella vita stessa.

Il gioco più importante, dunque, non è la competizione, lo status o il successo. È il gioco di costruire buone relazioni tra le persone. Forse non dovremmo nemmeno chiamarlo amicizia e amore, perché queste parole spesso suonano sentimentali. Più precisamente, si tratta dello sforzo di creare una connessione benevola, un sostegno reciproco e una comprensione comune del fatto che il nostro benessere dipende gli uni dagli altri.

Man mano che questa consapevolezza si sviluppa, emerge una nuova immagine della realtà. Cominciamo a vedere quanto siamo profondamente interconnessi. Il mio benessere fisico ed emotivo dipende dagli altri e il loro dipende da me. Siamo parti di un unico sistema nel quale ogni atteggiamento, pensiero e azione influenza l’insieme.

Questa interdipendenza è una legge della natura. Il modo in cui ci relazioniamo agli altri modella il mondo che sperimentiamo. Se ci avviciniamo al mondo con ostilità, separazione e sospetto, rafforziamo queste qualità nell’ambiente che ci circonda. Se invece coltiviamo cura, comprensione e connessione, scopriamo gradualmente una realtà diversa.

In questo senso, ogni persona dipinge costantemente il mondo in cui vive. I colori provengono dal suo atteggiamento verso gli altri. E se l’umanità deve entrare in una nuova fase del proprio sviluppo, ciò avverrà attraverso questo gioco: imparare a costruire connessioni umane positive fino a quando tali connessioni diventeranno la nostra nuova natura.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV, condotto dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 13 maggio 2026.

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“Che egli possa pregare tutto il giorno”

Domanda: Come possiamo raggiungere uno stato in cui una preghiera non sia falsa?

Risposta: Tutte le nostre preghiere sono false. Quando una persona raggiunge il punto in cui non è più in grado di elevare una preghiera, entra nello stato della preghiera autentica. Prima di allora, tutte le sue preghiere sono false.

È scritto che bisogna rimanere sempre in preghiera, come si dice: «Che preghi tutto il giorno». Dobbiamo sforzarci di pregare con tutta serietà, spinti da pensieri profondi. Una volta che tutto questo giunge al termine, arriva il momento della vera preghiera.

Dobbiamo renderci conto di una cosa: tutto ciò che comprendiamo non funziona affatto. Le nostre menti si sentono piene. Immaginate di lasciare questa lezione soddisfatti, avendo compreso tutto, felici di averla compresa e di esservi sentiti appagati. In realtà, provate esattamente l’opposto: tutto è opaco, poco chiaro e, in generale, non avete idea di come percorrere questo sentiero.

Qual è la differenza tra questi due stati, a parte la falsa sensazione interiore? È ingannevole in quanto non sapete perché vi venga data una sensazione del genere.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 4/5/26, Rabash, “Che cos’è la pesantezza della testa nel lavoro?”

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Come possiamo uscire dalla debolezza e raggiungere lo scopo?

Quando ci sembra di essere sul punto di raggiungere lo scopo, sorprendentemente sperimentiamo una sensazione di debolezza. Cominciamo a sentirci stanchi e a chiederci perché dovremmo persino fare l’ultimo tratto di strada e ciò che prima appariva come una nobile aspirazione ora sembra privo di significato. È proprio in questo momento che dobbiamo comprendere che  la nostra aspirazione verso lo scopo viene messa alla prova.

Per raggiungere davvero lo scopo, dobbiamo aggiungere un’aspirazione ancora più grande, una nuova spinta, infondere ancora più slancio ed entusiasmo, rivalutare i nostri valori e accrescere l’importanza dell’obiettivo. Allora lo raggiungeremo.

In termini pratici, quando ci avviciniamo allo scopo, troviamo davanti a noi un’alta montagna che sembra insormontabile. È proprio in quel momento che dobbiamo aumentare la sua importanza, così da riuscire a saltare più in alto, arrampicarci e risalire questa montagna fino alla cima.

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