Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.06.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Vayigash”(Allora Giuda si avvicinò), punto 10, lezione 2
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Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al Commentario del Sulam, punto 50, lezione 16
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, punto 37, lezione 12
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Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, “Se a volte chiamiamo Spiritualità un’anima” volume 1, pagina 31
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La vergogna è un’elevata sensazione

Una domanda che ho ricevuto: Come possiamo arrivare a sentire la vergogna e fare una restrizione sul nostro ego?

La mia risposta: La vergogna è una sensazione molto elevata, che non arriva all’inizio del nostro cammino. Questa vergogna la proviamo rispetto al Creatore, il Datore; proprio perché Lui è il Datore ed io sono il ricevente.

Nel nostro mondo restringiamo sempre la nostra ricezione per evitare di provare vergogna. Dobbiamo giustificare la ricezione: siamo preoccupati di preservare il sentimento di dignità personale siccome il nostro “Io” è anche più importante della vita in sé. Infatti, siamo pronti a morire se facendo ciò allontaniamo l’umiliazione. Questo è il fondamento della nostra natura. Le persone sono desiderose di affrontare la morte per sostenere il loro “Io”, la loro autostima.

La vergogna si ha quando sento il mio “Io” annullarsi e scomparire. Se perdo il mio desiderio ed il riempimento, non sento che cesso di esistere. Una persona muore e non sente che scompare completamente dalla realtà. Sente soltanto di perdere qualche parte di se stessa come se si stesse disfacendo di qualcosa del suo passato.

Tuttavia, quando mi arriva la sensazione della vergogna, essa cancella la mia esistenza spirituale. È un tipo di sentimento interno come se non restasse niente di me. È al di sopra della nostra vita e della morte, tanto è profondo; ed è impossibile opporsi. L’uomo commette suicidio per salvare il punto del suo “Io”. Il corpo è semplicemente un animale e non siamo particolarmente spaventati dal perderlo. Vediamo in che modo la gente rischia la propria vita.

Il Creatore fa continuamente un gioco con noi offendendo coerentemente e metodicamente il punto del nostro “Io”, e noi veniamo lasciati senza una scelta ma a prendere provvedimenti in modo da preservare la nostra individualità. Il sentimento che devo elevare in alto questa vita, oltre la morte, mi aiuta ad acquisire una seconda natura. Sono preparato ad accettarlo. Mi viene detto di dare ed io sono desideroso di farlo. Ho bisogno di perdere me stesso oggi? Sicuro, sono pronto! Purché il punto del mio “Io” sia preservato.

Questa sensazione può essere solo garantita dalla Luce che Riforma. La Luce ci colpisce e risveglia in noi questo punto che si estende alla nostra vera anima, il punto iniziale chiamato “Esh Mi Ayin” (creato dal nulla – esistenza dall’assenza). Questo non è il materiale del desiderio di provare piacere, ma qualcosa di ancora più profondo.

Il solo modo di acquisirlo è attraverso lo studio della Kabbalah in un gruppo di kabbalisti. Nel gruppo noi cerchiamo di costruire un modello di unità spirituale simile a quello che esiste nel Mondo dell’Infinito. Studiando nelle condizioni di questa unità, noi attiriamo la Luce che ci eleva in questo vero stato. Non ci sono altri mezzi al di fuori del gruppo e dello studio nel gruppo.

La vergogna è una terribile sensazione, ma è proprio la vergogna che ci porta la salvezza.

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 06.06.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tetzaveh”, Punto 134, Lezione 9
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Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al Commentario del Sulam, Punto 47, Lezione 15
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, Punto 34, Lezione 11
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Rav Baruch Ashlag: Dagli scritti di Rabash: “ L’importanza del gruppo”, Art.12
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Viaggiando con Rabbi Shimon

Una domanda che ho ricevuto: Perché gli autori dello Zohar ripetono e spiegano le stesse cose sempre più volte? Non è abbastanza spiegare le basi e procedere oltre? Perché scrivono così tanto riguardo a cose che ci sono già chiare, per esempio che ogni elemento consiste di quattro parti moltiplicate per tre linee, che alla fine fanno una somma di dodici parti?

La mia risposta: Ripetendo, gli autori dello Zohar danno una chance a quelli che ancora possiedono gli schermi ed ai vasi spirituali (Kelim) di compiere le azioni descritte nel Libro, mentre lo leggono. Allora, una persona rivela queste azioni e le compie insieme a Rabbi Shimon durante il tempo in cui quest’ultimo scrisse lo Zohar. Il tempo non esiste nella spiritualità, così il lettore si connette all’autore, prende la sua mano come un bambino che si aggrappa ad un adulto e prosegue con lui.

Rabbi Shimon conduce una persona, le mostra e le spiega le azioni e le proprietà una ad una, ripetendo le stesse azioni in diversi luoghi sempre più volte. Perché? Perché ogni volta dobbiamo correggere una certa proprietà all’interno del nostro desiderio di ricevere piacere.

Ci sembra che sia già abbastanza; quante volte possiamo passare sulle stesse cose? Questo perché noi semplicemente, non sappiamo né sentiamo che queste cose sono di fatto differenti. I nomi ed i titoli sembrano gli stessi, ma ogni volta essi rappresentano nuove definizioni interiori. Questo perché noi dovremmo semplicemente avanzare con gli autori dello Zohar, cercando di connetterci a loro quanto più possiamo, per capire meglio cosa succede.

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“Occhio per occhio, dente per dente”

Una domanda che ho ricevuto: C’è un detto della Torah che è diventato molto popolare nel mondo intero: “Vita per vita, occhio per occhio, dente per dente”. Cosa significa da un punto di vista kabbalistico?

La mia risposta: Dove c’è stata una frammentazione, adesso c’è bisogno di una correzione allo stesso grado, sullo stesso livello e nella stessa forma. Dove il desiderio è stato corrotto, adesso lo dobbiamo correggere, renderlo idoneo all’uso. Abbiamo bisogno di comprendere correttamente dove ha avuto luogo la frammentazione e correggerla nello stesso esatto luogo. Perché? Facendo ciò, studiamo quello che il Creatore ha fatto, l’intelligenza del Suo piano, e come Egli mi faccia inciampare in ogni stato in maniera tale che io domandi il Suo aiuto ed impari dal Suo lavoro.

Tutto il lavoro della correzione è chiamato il lavoro del Creatore perché riconosco la corruzione, Lo prendo per mano, Lo porto in quel luogo e Gli chiedo di correggerlo. Immagino anzitempo come deve essere corretto questo stato. Una volta che lo ha corretto, Lo completo e per questo Lui ed io camminiamo assieme. In questo modo, siamo connessi al Creatore.

Se fossi capace di fare questa connessione da solo, non avrei una connessione con la Forza Superiore. Se il Creatore fosse capace di farlo senza di me, allora chi sarei? Quale sarebbe lo scopo della mia esistenza? Questa è la sola maniera in cui Lui ed io possiamo lavorare assieme come partner.

Il Creatore piange a causa dei desideri frammentati (Kelim). Da un lato Egli vuole correggerli, ma dall’altro, è incapace di farlo nel sistema generale senza la mia richiesta, la mia domanda e l’istruzione precisa su cosa correggere e dove. Quindi, Lui ed io diventiamo veri partner in questo lavoro.

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Il sistema della dazione

Nell’articolo “Matan TorahBaal HaSulam scrive che la dazione si manifesta attraverso le azioni che sono dirette da una persona ad un’altra e dalla persona al Creatore. Entrambe queste azioni sono dirette ad uno scopo: raggiungere una somiglianza parziale (attraverso i 125 gradi dei mondi) e poi la completa somiglianza con il Creatore (il Mondo dell’Infinito, uno stato di unione con il Creatore). Quando una persona agisce per il bene della dazione piuttosto che per il proprio beneficio, non sente la differenza tra dare ad un’altra persona oppure al Creatore perché niente al di sopra del proprio corpo viene percepito come estraneo.

Cosa significa “lavorare per il beneficio del Creatore?” Come Lo immagino? Mi unisco ai miei amici (persone con le quali condivido lo stesso scopo) e per questo scopo mi elevo al di sopra del mio egoismo. All’interno di questa unione, comincio a sentire un desiderio più interno definito come “il Creatore”. Attraverso il gruppo (Circuito 1), Lo influenzo (Circuito 2). In cambio, entrambi reagiscono a me. Il Gruppo ed il Creatore comprendono due modelli di “estranei” o “altri” che sono presenti in me, che posso entrambi differenziare. Lavoro con entrambi i modelli per il bene della dazione e mi elevo al di sopra del mio ego.

Qui è dove il cerchio è completo. Non ci sono “gli altri”, li ho solo immaginati all’interno del mio ego (il mio desiderio di ricevere piacere). Mi elevo al di sopra del mio egoismo e raggiungo uno stato chiamato “L’Altro – 1 “, ed allora mi elevo anche più in alto in uno stato chiamato “L’Altro – 2”. Tutto avviene dentro di me. Il detto “Dall’amore per gli esseri creati all’amore per il Creatore” si riferisce a due passi della correzione dei miei desideri egoistici.

“Dando ad un altro” voglio essere simile al Creatore, cioè, fondermi con Lui. Tutto è dentro di me: in un caso il mio desiderio è chiamato “gruppo”, “prossimo”, “umanità” ed “anime” e nell’altro, ad un livello più profondo, è chiamato “il Creatore”. Tuttavia, ogni cosa avviene all’interno del mio desiderio corretto per la dazione. Sono coinvolto in due piani di relazioni. È solo più difficile per me “dare” al Creatore piuttosto che ai miei amici.

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 04.06.2010

Rav Baruch Ashlag: Scritti di Rabash: “Qual è la differenza tra l’ombra di Kedusha e l’ombra di Sitra Achra”, Art.8
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione alla Saggezza della Kabbalah: punto 60, pag.596, lezione 25
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Dal Libro dello Zohar: Selezione, Capitolo “Tetzaveh”, punto 131, lezione 8
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Amore sconfinato

Una domanda che ho ricevuto: Come possiamo conservare in noi il bisogno di dare?

La mia risposta: Il bisogno di dare che proviene dall’amore non si estingue mai. Non potrai mai dire “è abbastanza!”. Al contrario, più dai, più grande sarà il tuo bisogno di dare. Altrimenti non è amore. Se l’amore è limitato ad un certo livello al di sopra del quale non andrai, se senti che il tuo amore ha limiti, allora non è amore.

Tua moglie può spiegartelo molto bene. Le donne possono sentire queste cose in maniera naturale. Un uomo tende a limitare il suo amore perché la sua radice spirituale è la forza dello schermo anti-egoistico che gli detta: “Ecco il limite ed io non sono pronto ad andare oltre”. Al contrario, una donna che vuole provare l’amore di un uomo, non può capire come l’amore possa avere frontiere. Questo è instillato nella nostra natura.

Il piacere non può mai estinguere il desiderio di amare; esso risveglia soltanto un desiderio ancora più grande. Quando dai ai tuoi figli, non dici loro: “è abbastanza, non ti darò di più”. Forse non puoi dare di più a causa di circostanze esterne, ma non puoi restringere volontariamente la dazione verso i tuoi figli.

L’amore annulla tutti i limiti. Noi non capiamo cosa sia il vero amore. Pensiamo che sia qualcosa come riempire il nostro stomaco, ma l’amore è il riempimento del desiderio di qualcun altro. È un’aspirazione a soddisfare un’altra persona. Sento che questo riguarda un’altra persona (non me); sento la distanza tra di noi. Inoltre, voglio riempire questa persona.

Qui stiamo parlando di un Kli spirituale e della scienza della Kabbalah, piuttosto che di baci e abbracci. Tutta la natura agisce in accordo a questo principio della mancanza del suo riempimento; l’amore regna su tutto. Tutto in natura unisce, attira più vicino, oppure al contrario, allontana gli uni dagli altri in accordo a questo principio. Questa unica forza agisce in natura, dal momento che il Creatore è il potere dell’amore. Ecco perché non c’è nient’altro al di fuori dell’amore e dell’odio (cioè, l’amore con un segno negativo).

“Ama il tuo prossimo” non è solo uno splendido slogan, ma piuttosto una legge della natura. Riempire il desiderio di un’altra persona significa sentire noi stessi al di la del tempo, del movimento o dello spazio, al di la di tutte le limitazioni di questo mondo. Significa entrare nella spiritualità. Facendo ciò, raggiungiamo la vita eterna. Altrimenti viviamo come animali e siamo limitati in questo mondo dal nostro corpo materiale.

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 03.06.2010

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Rav Baruch Ashlag: Dagli scritti di Rabash – Shlavei HaSulam -“Meriti ancestrali”, pagina 28
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Tutti siamo responsabili per gli altri

Baal HaSulam scrive nell’articolo La garanzia spirituale (Arvut) che tutti coloro che si dirigono al Creatore sono un unico popolo, responsabili gli uni degli altri. Questa è la garanzia mutua.

La Torà (la Luce della Correzione) è stata data a questo popolo solo dopo aver chiesto ad ognuno se era disposto ad assumere il compimento del comandamento di amare il prossimo come se stesso, come è scritto: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”, cioè di prenderci cura degli altri non meno di come la Natura ci obbliga a prenderci cura di noi stessi.

Questa è la condizione per la quale possiamo attrarre la Luce della Correzione. Solo se riveleremo il nostro desiderio di unirci, allora arriverà la Luce e correggerà il nostro vaso spirituale.

La Garanzia mutua si ha quando ci troviamo come in un unico corpo, un organismo unico e dipendiamo gli uni dagli altri, elevandoci al di sopra del nostro desiderio.

Per questo, ognuno deve avere uno schermo anti egoista ed essere nel mondo spirituale nel grado della dazione (Chafetz Chesed) e relazionarsi alla sua vita materiale come qualcosa di necessario per l’ascesa spirituale.

Quando uno riempie l’altro, capisce che deve unirsi a lui, perché tutta la sua vita è predestinata a questo, come le cellule di uno stesso corpo.

Ogni cellula ed organo del corpo vive per compiere la sua funzione in relazione all’organismo comune.

Il senso della sua vita sono l’amore e la dazione. Quando sentiamo questa connessione tra noi, questa viene denominata una vita spirituale.

Se vogliamo unirci in questa maniera, allora riceveremo la forza per farlo!