Che cosa accadde realmente sul Monte Sinai?
Il racconto del Monte Sinai solleva una domanda fondamentale: che tipo di interazione esisteva in quel tempo tra le persone e che cosa possiamo imparare da essa riguardo a ciò che sta accadendo oggi in Israele e nel mondo? Esso indica il prossimo stadio dell’evoluzione umana e un futuro che si sta rapidamente avvicinando.
La nostra storia inizia nell’antica Babilonia. Abramo, figlio di Terach, un instancabile ricercatore babilonese, scoprì che la natura è una rete integrale governata da un’unica forza. Per essere in armonia con l’unità della natura, anche l’umanità deve diventare unita. Per questo Abramo insegnava la benevolenza e l’amore per il prossimo. «Dobbiamo vivere come un’unica famiglia», diceva a tutti. Migliaia e decine di migliaia di persone aderirono alla sua idea, come descrive Maimonide nel Libro della Conoscenza, e da quel gruppo si sviluppò in seguito il popolo d’Israele.
Questo gruppo attraversò una successione di stati e, in ciascuno di essi, si trovò di fronte allo stesso compito: preservare l’unità e costruire una società che funzionasse come una famiglia. Ogni evento che colpiva il gruppo veniva considerato un’opportunità per rafforzare la connessione reciproca. Ogni esplosione di egoismo che minacciava di separare le persone era vista come un aiuto contro se stessa, una leva per accrescere l’unità. Così il gruppo avanzava da uno stato all’altro, diventando sempre più forte e coeso nel suo cammino verso una connessione integrale completa. In sostanza, questa è tutta la Torah in poche parole; tutto il resto non è che un approfondimento di questo principio.
Abramo, Isacco e Giacobbe rappresentano le «tre linee» presenti in questo processo di connessione: Abramo rappresenta la linea destra, Isacco la linea sinistra e Giacobbe la linea di mezzo. In termini semplici, il processo può essere descritto così: prima cerco di relazionarmi positivamente con un’altra persona (linea destra); poi scopro di non esserne capace, perché sono dominato dall’egoismo (linea sinistra); infine, al di sopra dell’egoismo che si è rivelato, chiedo la forza per superarlo e connettermi comunque attraverso l’amore (linea di mezzo).
Durante l’esilio in Egitto, il Faraone governava il popolo d’Israele. Dal punto di vista spirituale, ciò significa che l’intensificazione dell’egoismo ristretto, il desiderio di godere unicamente a proprio vantaggio e a spese degli altri, danneggiò il legame tra le persone. Alla fine, quando compresero come la forza della separazione li avesse resi schiavi e minacciasse di distruggerli, fu data loro l’opportunità di liberarsene, cioè di uscire dall’Egitto.
L’egoismo che si manifestò in Egitto, sotto forma di sentimenti di rifiuto, distanza, critica e disprezzo, costituì la preparazione all’evento del Monte Sinai. È significativo anche che la parola ebraica per «monte» (Har) sia collegata ai pensieri e alle riflessioni (Hirhurim), mentre la parola «Sinai» è collegata all’odio (Sinah).
Al Sinai fu posta loro una condizione: sarebbero stati capaci di elevarsi al di sopra del proprio egoismo? Avrebbero potuto connettersi positivamente nonostante tutto e diventare come una cosa sola? Sarebbero riusciti a raggiungere uno stato in cui le differenze tra loro sembrassero scomparire, come gocce d’acqua che, riunendosi in un bicchiere, formano un unico liquido omogeneo? Erano pronti a diventare garanti gli uni degli altri? A prendersi cura soltanto degli altri? A costruire una società in cui tutti fossero amici, uguali, fratelli e compagni amati? Se sì, sarebbero stati degni di ricevere la Torah, che rappresenta una luce superiore, una forza speciale capace di rendere possibile una simile connessione.
Il primo principio della connessione integrale è: «Non fare al tuo amico ciò che tu odi». Bisogna astenersi dal nuocere all’altro, perfino nel pensiero. La prova consiste in questo: ciò che non vorresti che gli altri pensassero di te o facessero a te, non pensarlo né farlo a loro. È come provare un vestito per vedere se ti sta bene.
Il secondo principio è ancora più elevato: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Dobbiamo imparare a sentire il cuore degli altri, includerci nei loro desideri e metterci al loro servizio. In altre parole, dovremmo desiderare di esistere soltanto per il bene degli altri.
A prima vista, queste condizioni e questi principi sembrano irrealistici e contrari alla natura umana. Soprattutto oggi, in un’epoca di egoismo sempre più accentuato, è difficile immaginare come qualcuno possa realizzarli. Eppure è proprio questa la direzione verso cui le forze evolutive della natura stanno guidando l’umanità. Non è un caso che il mondo diventi sempre più interconnesso e interdipendente. È il modo in cui la natura ci mostra che, dal punto di vista del sistema, siamo tutti parti di un unico corpo e che una connessione completa fra tutti gli esseri umani è una necessità inevitabile.
Tornando al Monte Sinai, la legge dello sviluppo della natura opera gradualmente. Innanzitutto era necessario che esistesse un piccolo gruppo capace di realizzare al proprio interno una connessione integrale, affinché questo modello potesse poi estendersi a tutta l’umanità. Come afferma la Bibbia: «Voi sarete per Me un regno di sacerdoti e una nazione santa». Questa comunità iniziò a formarsi ai tempi di Abramo e continuò a crescere nel corso della storia. Chiunque fosse attratto dall’ideale spirituale poteva unirsi al popolo, indipendentemente dalle proprie origini. Esempi significativi sono Rut la Moabita, dalla quale discese il re Davide; Rabbi Akiva, figlio di convertiti; Onkelos, anch’egli convertito; e molti altri ancora.
«Israele si accampò là di fronte al monte», dice il versetto che descrive il Monte Sinai. I saggi spiegano che il verbo è scritto al singolare perché il popolo si sentiva «come un solo uomo con un solo cuore». Di conseguenza, il popolo dichiarò: «Faremo e ascolteremo».
In parole semplici, il desiderio comune di liberarsi dall’egoismo ristretto raggiunse un’intensità tale da produrre un’elevazione collettiva. Le persone smisero di percepire soltanto se stesse e iniziarono a sentire tutti come un unico insieme connesso. Una simile connessione assomigliava, almeno in parte, alla forza generale della natura, chiamata anche Dio, il Creatore o la Forza Unica, e per questo tale forza si rivelò tra loro come una qualità di reciproca dazione e di bontà che li colmò per un certo periodo.
La Torah che fu data contiene un metodo nascosto per la completa correzione della natura egoistica dell’essere umano, un metodo studiato nella saggezza della Kabbalah. In termini generali, la natura umana comprende 613 desideri, tutti governati da un’intenzione egoistica, cioè dal desiderio di usare gli altri per il proprio vantaggio. Questi desideri devono essere rivelati e corretti, vale a dire che l’intenzione con cui vengono utilizzati deve trasformarsi in un’intenzione orientata al bene degli altri. Ciascuna di queste trasformazioni è chiamata adempimento di una Mitzvah (comandamento); per questo esistono 613 Mitzvot (comandamenti), ovvero 613 correzioni dell’intenzione.
«La nazione d’Israele fu costruita come una sorta di canale attraverso il quale le scintille della correzione si sarebbero diffuse all’intero genere umano… fino a quando tutti si saranno sviluppati al punto da comprendere la dolcezza e la serenità racchiuse nel principio dell’amore per il prossimo.»
Dal Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), L’Arvut (La Garanzia Reciproca).
Da duemila anni l’odio infondato ci ha condotti alla rovina, ma oggi la realtà ci costringe a ritrovare consapevolezza: chi siamo? In quale mondo viviamo? Qual è il nostro scopo più elevato? Israele e il mondo si stanno disgregando sotto il peso dei conflitti alimentati dall’egoismo e l’odio nei nostri confronti continua ad aumentare. Questo continuerà finché non torneremo a seguire la via di Abramo e a diventare la forza pionieristica nella correzione della natura umana.
Abbiamo l’opportunità di offrire un esempio positivo e di guidare l’umanità verso una connessione integrale, armoniosa e pacifica, fondata sull’unità e sull’amore. È una connessione che allargherà i confini della nostra percezione limitata e ci introdurrà in una dimensione spirituale al di là del tempo, dello spazio e del movimento. È uno stato di armonia con tutta la natura, di adesione alla perfezione e all’eternità insite nella creazione.
Auguro a tutti noi il massimo successo in questa impresa decisiva.
Basato su “New Life 158 – I Dieci Comandamenti, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.
Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.
ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE “LA KABBALAH RIVELATA”






Metti "Mi Piace" sulla Pagina Facebook
Iscriviti al canale Youtube
Seguimi su Twitter
