Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Il lavoro interno del Kabbalista, 24.05.2010

L’uomo lo incontrò vagando per il campo e gli chiese: “Cosa cerchi?” Gli rispose: “Cerco i miei fratelli, dimmi, dove sono?”.

L’uomo che si perde nel cammino, che si è perso in questo campo della vita, non può continuare a vivere così. Egli cerca aiuto e persone simili a lui, i suoi fratelli.

Egli sente che deve trovare un altro cammino, non sul piano terreno, vivendo come un animale ma elevandosi al di sopra di questa vita al livello dell’uomo.

Per questo cerca coloro che sono pastori, ovvero coloro che governano i loro animali. Vuole unirsi a loro affinché diventino suoi fratelli e gli insegnino come essere un pastore, come elevarsi ad di sopra del suo animale.

“Il campo” (il desiderio) significa il luogo nel quale devono crescere i “doni della terra”, i risultati della vita. Nel campo pascolano “gli animali”, persone che non hanno uno scopo superiore, quelli che vivono solo qui e adesso;

ma, come posso trovare il cammino e riuscire ad essere “uomo” per ottenere “il pane” (le forze spirituali e la conoscenza) “dal campo” e dare “l’alimento” (la vita superiore) a tutto il mondo?

L’uomo piange a causa dell’animale interiore del quale deve liberarsi e salire al livello spirituale. Per questo gli è necessario un grande appoggio. Questo gli permette di aggrapparsi di più alla spiritualità che alla materialità che lo tira verso il basso.

Per questo io, per mia libera scelta, entro in un gruppo kabbalista, dove governa l’amore per gli amici, che vuol dire che non posso progredire senza di loro.

L’amore si ha quando ognuno sente che il gruppo è più importante di se stesso, è più importante del suo “asino”. Il gruppo è il suo “uomo” e con il suo aiuto può arrivare alla fusione con il Creatore, essere simile a Lui. Tutto ciò a condizione che si dia al gruppo per ricevere da esso le forze e potersi elevare al di sopra del suo asino, al livello dell’uomo.

La Luce che arriva attraverso il gruppo crea in mi quest’uomo. Il gruppo diventa il mio “corpo” e la Luce che lo riempie è la Luce della vita. L’unica maniera per ottenere ciò è l’amore verso i miei amici, quando li amo più di me stesso; perché loro sono la mia anima, le sue parti ed io sono solo un “asino”, il mio materiale. In questa maniera, sostenendoci reciprocamente, possiamo diventare uomini.

Le forze che impediscono la tua unione con gli amici si chiamano “esilio”. Sentiamo questo esilio se vogliamo unirci al gruppo e non possiamo, perché dentro c’è il Faraone ed egli governa il popolo di Israele in me. A causa del fatto che ci sforziamo nell’amore per gli amici, saremo degni di uscire dall’esilio e ricevere la Torà, la stessa forza che ci unirà.

Tutta la storia del popolo di Israele in Egitto e dopo il suo pellegrinaggio nel deserto, è un racconto sulle tappe della correzione dell’uomo. Dalla prima tappa, dal suo iniziale punto spirituale, fino al raggiungimento del desiderio “Israele” (diretto al Creatore), la terra di Israele.

Lezione quotidiana di Kabbalah del 13.06.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Vayetze”(E Giacobbe uscì), punto 34, lezione 5
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Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al Commentario del Sulam, punto 67, lezione 20
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot , punto 54, lezione 16
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Rav Baruch Ashlag : Dagli scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art.17- 2, pagina 50
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Chi sei tu: il povero o il ricco?

Lo Zohar, capitolo Vaikrà, punto 129: l’offerta del povero è la più leggera: due tortore o due picconi giovani. E se no, porta farina e allora è perdonato.

In questo momento, si manifesta e si dichiara: “Poiché Lui non ha disprezzato né disdegnato la miseria del povero”, poiché l’offerta del povero è la più encomiata.

Si tratta dell’uomo: con che grandezza di desiderio (Aviut) può lavorare per la dazione. Nella misura in cui si rivela il desiderio di ricevere piacere, prende le parti più grosse e più maldestre della sinistra, e se può lavorare con loro per la dazione, si chiama “il ricco”;

però, se può prendere le parti più piccole del suo desiderio – i desideri più deboli – e li sacrifica, vale a dire, le avvicina al Creatore, allora si chiama “il povero”. La parola “sacrificio” (Kurban) deriva dalla parola “avvicinare” (Lekarev).

In base a quale parte del desiderio di ricevere piacere l’uomo s’avvicina al Creatore, usandola per la dazione, lui viene denominato“il ricco” o “il povero”. “Il ricco” da di più, “il povero” di meno. Ognuno nella misura delle sue capacità di lavorare con il desiderio per la dazione.

“Il sacrificio” è il desiderio che prima io usavo per ricevere piacere, però adesso lo avvicino al Creatore trasformandolo così da ricezione in dazione. Per mezzo dell’uso di questo desiderio nuovo mi sono avvicinato al Creatore, ho fatto un passo in più sui gradini della scala.

Lo scopo della società – 2

Nell’articolo “Lo scopo della Società”, Rabash scrive che l’uomo è nato solo per amare se stesso e da ciò egli non può compiere il più piccolo movimento senza servire se stesso. Tuttavia, senza rinunciare all’amore egoistico che è in noi, è impossibile raggiungere l’adesione con il Creatore, l’equivalenza dei suoi attributi.

Quindi il gruppo è necessario affinché i desideri e le forze di ognuno si aggiungano a quelle di un altro. In tal caso, ognuno può usare questa immensa forza comune per rinunciare al desiderio egoistico che lo trattiene dall’adempiere lo scopo per il quale è nato. Questo gruppo deve consistere di persone che hanno uno scopo comune. Allora, insieme, essi costituiranno una enorme forza che renderà capace ciascuno di loro di lottare con se stesso.

Per ricevere il potere collettivo dal gruppo, ognuno deve contribuire ad esso con la sua forza, rinunciare a se stesso e vedere solo la forza dei suoi amici invece della loro debolezza. Se considera se stesso come un po’ più elevato degli altri, egli non può unirsi a loro, non può portare la sua forza e ricevere quella collettiva.

Schema

1. Natura umana – amore per se stessi.
2. Lo scopo della creazione – adesione al Creatore attraverso l’equivalenza degli attributi con Lui.
3. È impossibile realizzare lo scopo della creazione da soli, ma solo all’interno del gruppo ed attraverso il suo potere.
4. Nel gruppo, tutti devono essere uguali nello scopo, nei mezzi e nel proprio annullamento. L’annullamento è possibile solo innalzando gli amici.
5. La grandezza dell’ambiente è richiesta in parole ed azioni.

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 11.06.2010

Rav Baruch Ashlag : Dagli scritti di Rabash,Shamati 50, Articolo:”Due situazioni”
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Vayetze”(E Giacobbe uscì), punto 30, lezione 3
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione alla Saggezza della Kabbalah, pag. 596, punto 60, lezione 26
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L’eterna unione del particolare e del tutto

Lo Zohar, Capitolo “VaYikra (Il Signore chiamato)”, Articolo 20: E una persona fu stabilita sull’ingresso dall’esterno ed il suo nome è Gazriel. Con lui, ci sono dodici persone che lo circondano – tre, tre su ogni lato, su quattro lati. La (più bassa) Merkava generale è dodici – Michele, Gabriele, Uriel, Raffaele – in ciascuno dei quali ci sono tre linee, HGT, che sono dodici. Individualmente ognuno contiene dodici.

Nella spiritualità, ogni creazione consiste di dodici parti. Ogni elemento include la più piccola e tutta la realtà spirituale, ha la stessa struttura e le stesse proprietà. Se noi creiamo anche una minuscola porzione, essa conterrebbe tutte le proprietà dell’intera struttura. Quindi, non c’è differenza tra il generale ed il particolare nella spiritualità, contrariamente al nostro mondo, nel quale le parti vengono sommate per formare l’insieme.

Nel mondo spirituale, è importante la qualità piuttosto che la quantità; il tutto non viene creato come una somma delle sue parti. Piuttosto, ogni parte è già quella generale; tuttavia, essa è rivelata al grado qualitativamente nuovo. La realtà spirituale viene rivelata solo nell’acquisizione di una persona, all’interno del desiderio di una persona. Ciò significa che acquisiamo le forme del desiderio che vengono chiamate l’anima e la Luce, agendo all’interno del desiderio e dando simili forme ad esso.

Ne risulta che l’intera realtà è l’unica anima Adam HaRishon. Tutti i mondi, gli oggetti spirituali (Partzufim), gli angeli e le forme sono i quattro livelli del desiderio (inanimato, vegetale, animale e parlante). Tutta la creazione ha la stessa struttura. Oltre ad essa c’è solo Atzmuto, l’essenza del Creatore, che è irraggiungibile. Possiamo solo supporre che essa sia la radice di tutto quello che riveliamo, ma non La possiamo raggiungere.

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 10.06.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Vayetze”(E Giacobbe uscì), punto 8, lezione 2
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Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al Commentario del Sulam, punto 55, lezione 19
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, punto 49, lezione 15
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Rav Baruch Ashlag: Dagli scritti di Rabash, Articolo:”L’importanza del gruppo”, pag.48
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Ci siamo riuniti qui per diventare umani


Dall’articolo del Rabash, “Lo scopo della Società”: Ci siamo qui riuniti per mettere le fondamenta nell’edificazione di una Società, utile a chiunque sia interessato ad intraprendere il cammino ed il metodo di Baal HaSulam (il cabalista Rabbi Yehuda Ashlag), un cammino che porta ad innalzarsi ai gradi dell’Uomo, anziché rimanere nella distinzione di bestia.

Dobbiamo dedurre i principi fondamentali da questo articolo:

1. Cosa significa “riunirsi”?
2. Cosa è “il metodo di Baal HaSulam”?
3. 3. Cosa è “il livello umano”?
4. L’uomo è stato creato per provare piacere o paura del Creatore?
5. La condizione per raggiungere tutto questo è l’equivalenza della forma con il Creatore.
6. Il desiderio di provare piacere, di per sé non è cattivo. È la materia di tutta la creazione. L’inclinazione al male (Yetzer Ra) è la nostra riluttanza ad unirci e correggere la frammentazione dell’anima comune in parti, le nostre anime individuali.
7. Non dobbiamo distruggere il desiderio egoistico ma solo correggere la sua intenzione da “per me stesso” all’intenzione della dazione “per gli altri”. All’interno del nostro desiderio di ricevere, noi siamo sempre opposti al Creatore, ma all’interno dell’intenzione di dare, noi ci uniamo a Lui.
8. L’adesione con il Creatore ha luogo attraverso l’equivalenza della forma con Lui. Il modo per acquisire l’intenzione di dare è lavorando con il gruppo. Questo compito è fattibile e constatabile, ed il desiderio comune di dare che creiamo assieme è la nostra anima comune, che il Creatore riempie.
9. Ogni stato nel quale ci troviamo consiste di due stati opposti e nella maniera in cui avanziamo, il gap tra di loro aumenta. Da un lato, continuo a rivelare quanto sono insignificante ed allo stesso tempo, continuo a rivelare la grandezza dello scopo.

Devo unire tutto questo in un punto. In questo modo, sentirò la frammentazione tra le anime che forzerà la Luce Superiore a correggermi. Allora, la dazione regnerà tra me e le altre persone.

Questa è chiamata “La dazione della Torah, la Luce della Correzione”. Dopo questo, Colui che da la Torah viene rivelato anche all’interno della nostra attitudine corretta verso il nostro prossimo, all’interno del vaso spirituale comune (Kli).

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 09.06.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Vayigash”(Allora Giuda si avvicinò), punto 106, lezione 5
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Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al Commentario del Sulam, punto 54, lezione 18
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, punto 44, lezione 14
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Rav Baruch Ashlag: Dagli scritti di Rabash – Shlavei ha Sulam, Art.15- pagina 37
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Perché gli angeli hanno bisogno di ali?


Lo Zohar, capitolo Vaikra, punto 135: i sette firmamenti si trovano in alto, ed in ognuno di essi ci sono stelle, segni e soli che servono in tutti ed ognuno dei firmamenti.

In tutti i firmamenti, ci sono Merkavot (plurale di Merkava, carrozza), una al di sopra dell’altra, per assumere il carico del regno del loro Padrone.

E in tutti i firmamenti ci sono Merkavot e soli che sono diversi l’uno dall’altro, trovandosi uno al di sopra dell’altro. Alcuni hanno sei ali ed altri hanno quattro ali; alcuni hanno quattro facce ed alcuni hanno due facce ed alcuni hanno una faccia; alcuni sono fuoco ardente, alcuni sono acqua, e alcuni sono vento, così com’è scritto, “Lui prende per messaggeri i venti, e le fiamme del fuoco per Suoi Ministri”.

Gli “Angeli” sono chiamati le forze dei livelli inanimato, vegetale ed animale relative all’uomo . In questo mondo, l’uomo esiste all’interno della Natura – inanimata, vegetale ed animale – la quale, gli fornisce l’ambiente necessario.

Lo stesso succede nel mondo spirituale tra le forze della nostra anima. Oltre al livello umano, esistono diverse forze nel livello spirituale: inanimato, vegetale ed animale, e queste forze si chiamano “angeli”.

Con l’aiuto di queste forze stabilisco la mia attitudine verso il Creatore, desiderando dirigermi a Lui e trovare la connessione con Lui. La mia anima esiste per opera di queste forze, questo è il suo ambiente. In questo modo avanzo.

Gli angeli sono le forze dell’anima dell’uomo. Lui le organizza come in questo mondo, affinché possano esistere nella sua anima. Lui dirige tutte queste forze verso il Creatore ed entra in contatto con Lui.

Queste forze non hanno né libero arbitrio, né una propria realtà. Esse sono come le forze della nostra natura: la forza di gravità, l’azione reciproca tra molecole ed atomi, tra oggetti grandi e piccoli. Tutti questi sono angeli.

Non immaginate angeli con ali che volano in aria! Le ali, di cui parla lo Zohar, sono le coperte, gli schermi che questi angeli portano all’uomo. Con l’aiuto di queste forze, l’uomo raggiunge la propria realizzazione. Allora, ha la forza dello schermo. Questo è ciò che significa un “angelo con le ali”.

La nostra attitudine verso di loro deve essere uguale a quella della natura di questo mondo. Eccetto le persone, le altre forze che ci sono nel mondo sono angeli. In realtà, voglio sempre organizzarle per sentirmi comodo. Lo stesso avviene nella spiritualità.