Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Lezione quotidiana di Kabbalah del 16.06.2010

Lavoro di gruppo sugli Articoli di Rav Baruch Ashlag: Vol.1, Art. 11:“Lo scopo della Società”
Video / Audio

Un Congresso è un’opportunità per diventare un Embrione Spirituale


Ho ricevuto una domanda: Abbiamo appena concluso il Mega congresso Mondiale virtuale 2010, al quale molte nazioni hanno preso parte ed in febbraio 2010 ci sarà una grande Convenzione dello Zohar 2010 in Israele, con il supporto di tutto il Kli mondiale. Qual’è per noi il modo migliore di abbinare il nostro studio del Libro dello Zohar e tutte le nostre riunioni e congressi?

La mia risposta: Tutto questo si combina divinamente. Tutte le nostre riunioni, sia regionali che congressi mondiali hanno lo scopo di riunirci. Unendoci l’uno con l’altro, permettiamo alla Luce di rivelarsi d’accordo con la legge della equivalenza della forma. La Luce è una, e ha bisogno solamente di un desiderio, di un vaso.

Quando ci uniamo nella pratica, portando l’unione nella nostra vita e facendo che diventi vera, e in questo livello facciamo sforzi e desideriamo realizzarlo, la Luce viene vicino a noi.

Per ora la Luce splende su di noi da lontano. È più Luce Circostante che Luce Interiore perché noi non siamo ancora uniti nemmeno al grado più basso che ci permetta di percepirla come Luce Interiore. Se io cancello me stesso completamente, in questo modo riesco a non ostacolare l’unità dato che annullo me stesso davanti agli altri. Questo significa che io entro all’interno del grembo spirituale, composto da tutte le anime. Tutte sono corrette in relazione a me; io sono l’unico ad essere incorretto. Se io cancello me stesso ed il mio egoismo davanti a loro, desiderando unirmi a loro, allora io sarò come una goccia di seme dentro un utero.

Se una persona raggiunge questo minimo stato, allora entra nella spiritualità come un embrione. Il Creatore si rivela nell’unione tra di noi, com’è scritto “Io risiedo tra la gente”. Lui dimora dentro le Sue persone – nell’unità tra le anime. Quando sono da solo, sono come un corpo estraneo in relazione agli altri, mentre tutte le altre anime sono collegate tra di loro.

Perciò, uno deve prima, e prima di tutto cancellare se stesso in relazione alle altre anime collegandosi ad esse. Questo è quello che tutti noi stiamo cercando di ottenere in tutti i nostri incontri e congressi, includendo il prossimo congresso il cui punto focale sarà Israele.

Come evitare la sofferenza

Siccome noi analizziamo i nostri desideri, abbiamo bisogno di penetrarli in profondità per capire che, insieme alla loro intenzione egoistica, provengono dal Creatore. Abbiamo bisogno di raggiungere la massima profondità dell’identificazione del desiderio e dalla sua radice per arrivare dove questo desiderio proviene.

Quando riveliamo che il desiderio in sé e la sua intenzione egoistica ci vengono mandati dal Creatore, capiremo che non c’è scelta. Non abbiamo nessun altro a cui rivolgere una richiesta per correggerlo, eccetto il Creatore. In altro modo, una persona non ha bisogno della Torah poiché non grida il suo appello al Creatore. Non percepisce ancora se stessa come una creatura governata dalla Forza Superiore alla quale può appellarsi.

La nostra origine egoistica è lo stesso angelo che ci porta più vicini al Creatore. Noi riceviamo dei colpi e di conseguenza, capiamo che essi hanno uno scopo e che ci vengono mandati da qualcuno più in alto di noi. Possiamo raggiungere questa conclusione attraverso la sofferenza e possiamo anche raggiungerla attraverso gli studi, l’ambiente e lo sviluppo spirituale.

“Un saggio vede il futuro”; egli vede il risveglio di uno stato prima che venga raggiunto ed ha l’abilità di cambiarlo. La sofferenza fisica di questo mondo diventa la sofferenza dell’amore quando attiro un piccolo pezzo di Luce Superiore e sento il mio stato in relazione ad esso. Allora comincio a soffrire dal fatto che non ho amore per il prossimo o amore per il Creatore. In questo risiede il punto della nostra libera scelta.

È essenziale arrivare alla radice della sofferenza e capire che ci viene mandata di proposito dall’Alto. Se capiamo che non c’è scelta e cominciamo a gridare al Creatore, significa che abbiamo raggiunto la più grande profondità. Tuttavia, se attribuiamo ancora la nostra sofferenza a diverse ragioni di questo mondo e a noi stessi, non abbiamo raggiunto il fondo autentico.

Io scavo sempre più in profondità nella sofferenza dai suoi gradi Aleph, Bet e Ghimel (inanimato, vegetale ed animato) e penso che sto ricevendo un colpo dalla natura. Tuttavia, quando raggiungo la sua ultima tappa, Behina Dalet, rivelo che la sua fonte è al di sopra della natura, che è nel Creatore ed è come se il Creatore puntasse un dito. Allora, io grido a Lui.

È possibile accelerare questo processo? Si, è possibile. Per questa ragione ci è stata data la Torah, per avanzare lungo una via veloce e semplice in accordo al nostro volere, piuttosto che attraverso la via della sofferenza. Posso organizzare un gruppo intorno a me ed attirare la Luce dall’Alto attraverso gli studi (per esempio, studiando lo Zohar) e raggiungere velocemente lo stesso risultato. Questa viene chiamata la via della Torah. La differenza tra le due vie consiste in migliaia di anni di sofferenza.

Materiale correlato:

Laitman blog: L’importanza di diffondere la saggezza della Kabbalah, parte 2

Video: Cosa genera il movimento? (1:26)

Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.06.2010

Discussione riguardo al lavoro sugli articoli di Rabash
Video / Audio

Lavoro di gruppo sugli Articoli di Rav Baruch Ashlag: Art. “Amore degli Amici”
Video / Audio

Lezione quotidiana di Kabbalah del 14.06.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Vayetze”(E Giacobbe uscì), Punto 59, Lezione 6
Video / Audio

Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al Commentario del Sulam, Punto 67, Lezione 21
Video / Audio

Rav Yehuda Ashlag: Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot , Punto 65, Lezione 17
Video / Audio

Rav Baruch Ashlag: Dagli scritti di Rabash, Art. “Fatti un Rav e comprati un amico”, Lezione 2
Video / Audio

Tutta la genialità sta nella semplicità

Tutto proviene da HaVaYaH (Yod-Kei-Vav-Kei), da un unico sistema generale. Tutto ha la sua origine dalla radice, dal punto della lettera Yod.

Questo è Keter, “esistenza a partire dall’esistenza” (Yesh mi Yesh). Li c’è la Luce ed il desiderio (Kli), “esistenza dall’assenza” (Yesh mi Ain). Ambedue si espandono insieme.

La Luce influisce sul desiderio, ed esso riceve diverse forme. Vale a dire, il desiderio di ricevere piacere cambia tutto il tempo le sue qualità, a somiglianza con la Luce.

Lo Zohar spiega come tutte le qualità provengano dalla Luce che ha creato il desiderio di ricevere piacere, “esistenza dall’assenza”, e come la Luce agisce su questo.

L’influenza della Luce sul desiderio è realmente una sinfonia di sviluppo. L’assenza del riempimento cambia sotto l’influenza della Luce, ricevendo diverse forme e qualità, includendo in sé le qualità della Luce. Le sue forme anteriori influiscono sugli stati successivi, attraverso diversi gradini.

Lo Zohar ci spiega come solo da queste due forze – il desiderio di dare ed il desiderio di ricevere piacere – provenga tutta la diversità della creazione. Tutto questo è direttamente connesso con noi, poiché nel nostro mondo non c’è niente al di fuori di queste due forze: bianco e nero, uno e zero, male e bene.

Non importa di quali livelli parliamo: tutto l’universo, tutte le nostre impressioni, tutte le immagini che sentiamo, le situazioni della percezione della realtà. Tutto consiste di queste due forze!

I kabbalisti hanno saputo spiegare queste due forze in un modo meraviglioso, in forma di lettere. In seguito – quando le guardiamo – si rianimano e si riempiono dello spirito della vita.

Cominciamo a distinguere dentro la lettera –come queste qualità – il Creatore e la creazione- sono connesse tra loro, come si intrecciano e si fondono l’una nell’altra. In quale direzione, in che modo, come si uniscono e come no, che limiti hanno.

Non abbiamo parole per esprimere queste relazioni; ma una lettera, un simbolo ti da un modello. Allora, percependo questo modello, incorpori in te stesso tutto un insieme di sensazioni, relazioni e tutto quello che esiste dentro la lettera.

Nella lettera esiste tutto. Sembra solo che abbia una forma semplice, però questa semplicità include in sé migliaia di forme anteriori, che riceve durante la sua discesa dall’alto verso il basso.

Nella Kabbalah tutto proviene dalla necessità, dalla natura stessa, dalla struttura dell’essere umano e dalla sua percezione. I kabbalisti videro che non esiste altra possibilità di esprimere la connessione tra il Creatore e la creazione, se non con l’aiuto di questi simboli, queste lettere.

Materiale correlato:

Laitman blog: Lo scrivano della Torà
Laitman blog: La saggezza che ci indica la Luce

Il lavoro interno del Kabbalista, 24.05.2010

L’uomo lo incontrò vagando per il campo e gli chiese: “Cosa cerchi?” Gli rispose: “Cerco i miei fratelli, dimmi, dove sono?”.

L’uomo che si perde nel cammino, che si è perso in questo campo della vita, non può continuare a vivere così. Egli cerca aiuto e persone simili a lui, i suoi fratelli.

Egli sente che deve trovare un altro cammino, non sul piano terreno, vivendo come un animale ma elevandosi al di sopra di questa vita al livello dell’uomo.

Per questo cerca coloro che sono pastori, ovvero coloro che governano i loro animali. Vuole unirsi a loro affinché diventino suoi fratelli e gli insegnino come essere un pastore, come elevarsi ad di sopra del suo animale.

“Il campo” (il desiderio) significa il luogo nel quale devono crescere i “doni della terra”, i risultati della vita. Nel campo pascolano “gli animali”, persone che non hanno uno scopo superiore, quelli che vivono solo qui e adesso;

ma, come posso trovare il cammino e riuscire ad essere “uomo” per ottenere “il pane” (le forze spirituali e la conoscenza) “dal campo” e dare “l’alimento” (la vita superiore) a tutto il mondo?

L’uomo piange a causa dell’animale interiore del quale deve liberarsi e salire al livello spirituale. Per questo gli è necessario un grande appoggio. Questo gli permette di aggrapparsi di più alla spiritualità che alla materialità che lo tira verso il basso.

Per questo io, per mia libera scelta, entro in un gruppo kabbalista, dove governa l’amore per gli amici, che vuol dire che non posso progredire senza di loro.

L’amore si ha quando ognuno sente che il gruppo è più importante di se stesso, è più importante del suo “asino”. Il gruppo è il suo “uomo” e con il suo aiuto può arrivare alla fusione con il Creatore, essere simile a Lui. Tutto ciò a condizione che si dia al gruppo per ricevere da esso le forze e potersi elevare al di sopra del suo asino, al livello dell’uomo.

La Luce che arriva attraverso il gruppo crea in mi quest’uomo. Il gruppo diventa il mio “corpo” e la Luce che lo riempie è la Luce della vita. L’unica maniera per ottenere ciò è l’amore verso i miei amici, quando li amo più di me stesso; perché loro sono la mia anima, le sue parti ed io sono solo un “asino”, il mio materiale. In questa maniera, sostenendoci reciprocamente, possiamo diventare uomini.

Le forze che impediscono la tua unione con gli amici si chiamano “esilio”. Sentiamo questo esilio se vogliamo unirci al gruppo e non possiamo, perché dentro c’è il Faraone ed egli governa il popolo di Israele in me. A causa del fatto che ci sforziamo nell’amore per gli amici, saremo degni di uscire dall’esilio e ricevere la Torà, la stessa forza che ci unirà.

Tutta la storia del popolo di Israele in Egitto e dopo il suo pellegrinaggio nel deserto, è un racconto sulle tappe della correzione dell’uomo. Dalla prima tappa, dal suo iniziale punto spirituale, fino al raggiungimento del desiderio “Israele” (diretto al Creatore), la terra di Israele.

Lezione quotidiana di Kabbalah del 13.06.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Vayetze”(E Giacobbe uscì), punto 34, lezione 5
Video / Audio

Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al Commentario del Sulam, punto 67, lezione 20
Video / Audio

Rav Yehuda Ashlag: Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot , punto 54, lezione 16
Video / Audio

Rav Baruch Ashlag : Dagli scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art.17- 2, pagina 50
Video / Audio

Chi sei tu: il povero o il ricco?

Lo Zohar, capitolo Vaikrà, punto 129: l’offerta del povero è la più leggera: due tortore o due picconi giovani. E se no, porta farina e allora è perdonato.

In questo momento, si manifesta e si dichiara: “Poiché Lui non ha disprezzato né disdegnato la miseria del povero”, poiché l’offerta del povero è la più encomiata.

Si tratta dell’uomo: con che grandezza di desiderio (Aviut) può lavorare per la dazione. Nella misura in cui si rivela il desiderio di ricevere piacere, prende le parti più grosse e più maldestre della sinistra, e se può lavorare con loro per la dazione, si chiama “il ricco”;

però, se può prendere le parti più piccole del suo desiderio – i desideri più deboli – e li sacrifica, vale a dire, le avvicina al Creatore, allora si chiama “il povero”. La parola “sacrificio” (Kurban) deriva dalla parola “avvicinare” (Lekarev).

In base a quale parte del desiderio di ricevere piacere l’uomo s’avvicina al Creatore, usandola per la dazione, lui viene denominato“il ricco” o “il povero”. “Il ricco” da di più, “il povero” di meno. Ognuno nella misura delle sue capacità di lavorare con il desiderio per la dazione.

“Il sacrificio” è il desiderio che prima io usavo per ricevere piacere, però adesso lo avvicino al Creatore trasformandolo così da ricezione in dazione. Per mezzo dell’uso di questo desiderio nuovo mi sono avvicinato al Creatore, ho fatto un passo in più sui gradini della scala.

Lo scopo della società – 2

Nell’articolo “Lo scopo della Società”, Rabash scrive che l’uomo è nato solo per amare se stesso e da ciò egli non può compiere il più piccolo movimento senza servire se stesso. Tuttavia, senza rinunciare all’amore egoistico che è in noi, è impossibile raggiungere l’adesione con il Creatore, l’equivalenza dei suoi attributi.

Quindi il gruppo è necessario affinché i desideri e le forze di ognuno si aggiungano a quelle di un altro. In tal caso, ognuno può usare questa immensa forza comune per rinunciare al desiderio egoistico che lo trattiene dall’adempiere lo scopo per il quale è nato. Questo gruppo deve consistere di persone che hanno uno scopo comune. Allora, insieme, essi costituiranno una enorme forza che renderà capace ciascuno di loro di lottare con se stesso.

Per ricevere il potere collettivo dal gruppo, ognuno deve contribuire ad esso con la sua forza, rinunciare a se stesso e vedere solo la forza dei suoi amici invece della loro debolezza. Se considera se stesso come un po’ più elevato degli altri, egli non può unirsi a loro, non può portare la sua forza e ricevere quella collettiva.

Schema

1. Natura umana – amore per se stessi.
2. Lo scopo della creazione – adesione al Creatore attraverso l’equivalenza degli attributi con Lui.
3. È impossibile realizzare lo scopo della creazione da soli, ma solo all’interno del gruppo ed attraverso il suo potere.
4. Nel gruppo, tutti devono essere uguali nello scopo, nei mezzi e nel proprio annullamento. L’annullamento è possibile solo innalzando gli amici.
5. La grandezza dell’ambiente è richiesta in parole ed azioni.

Materiale correlato:

Video: La legge dell’equivalenza della forma (04:08)