Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Lezione quotidiana di Kabbalah del 04.06.2010

Rav Baruch Ashlag: Scritti di Rabash: “Qual è la differenza tra l’ombra di Kedusha e l’ombra di Sitra Achra”, Art.8
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione alla Saggezza della Kabbalah: punto 60, pag.596, lezione 25
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Dal Libro dello Zohar: Selezione, Capitolo “Tetzaveh”, punto 131, lezione 8
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Amore sconfinato

Una domanda che ho ricevuto: Come possiamo conservare in noi il bisogno di dare?

La mia risposta: Il bisogno di dare che proviene dall’amore non si estingue mai. Non potrai mai dire “è abbastanza!”. Al contrario, più dai, più grande sarà il tuo bisogno di dare. Altrimenti non è amore. Se l’amore è limitato ad un certo livello al di sopra del quale non andrai, se senti che il tuo amore ha limiti, allora non è amore.

Tua moglie può spiegartelo molto bene. Le donne possono sentire queste cose in maniera naturale. Un uomo tende a limitare il suo amore perché la sua radice spirituale è la forza dello schermo anti-egoistico che gli detta: “Ecco il limite ed io non sono pronto ad andare oltre”. Al contrario, una donna che vuole provare l’amore di un uomo, non può capire come l’amore possa avere frontiere. Questo è instillato nella nostra natura.

Il piacere non può mai estinguere il desiderio di amare; esso risveglia soltanto un desiderio ancora più grande. Quando dai ai tuoi figli, non dici loro: “è abbastanza, non ti darò di più”. Forse non puoi dare di più a causa di circostanze esterne, ma non puoi restringere volontariamente la dazione verso i tuoi figli.

L’amore annulla tutti i limiti. Noi non capiamo cosa sia il vero amore. Pensiamo che sia qualcosa come riempire il nostro stomaco, ma l’amore è il riempimento del desiderio di qualcun altro. È un’aspirazione a soddisfare un’altra persona. Sento che questo riguarda un’altra persona (non me); sento la distanza tra di noi. Inoltre, voglio riempire questa persona.

Qui stiamo parlando di un Kli spirituale e della scienza della Kabbalah, piuttosto che di baci e abbracci. Tutta la natura agisce in accordo a questo principio della mancanza del suo riempimento; l’amore regna su tutto. Tutto in natura unisce, attira più vicino, oppure al contrario, allontana gli uni dagli altri in accordo a questo principio. Questa unica forza agisce in natura, dal momento che il Creatore è il potere dell’amore. Ecco perché non c’è nient’altro al di fuori dell’amore e dell’odio (cioè, l’amore con un segno negativo).

“Ama il tuo prossimo” non è solo uno splendido slogan, ma piuttosto una legge della natura. Riempire il desiderio di un’altra persona significa sentire noi stessi al di la del tempo, del movimento o dello spazio, al di la di tutte le limitazioni di questo mondo. Significa entrare nella spiritualità. Facendo ciò, raggiungiamo la vita eterna. Altrimenti viviamo come animali e siamo limitati in questo mondo dal nostro corpo materiale.

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 03.06.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tetzaveh”, punto 99, lezione 6
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Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al Commentario del Sulam, punto 45, lezione 14
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, punto 31, lezione 10
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Rav Baruch Ashlag: Dagli scritti di Rabash – Shlavei HaSulam -“Meriti ancestrali”, pagina 28
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Tutti siamo responsabili per gli altri

Baal HaSulam scrive nell’articolo La garanzia spirituale (Arvut) che tutti coloro che si dirigono al Creatore sono un unico popolo, responsabili gli uni degli altri. Questa è la garanzia mutua.

La Torà (la Luce della Correzione) è stata data a questo popolo solo dopo aver chiesto ad ognuno se era disposto ad assumere il compimento del comandamento di amare il prossimo come se stesso, come è scritto: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”, cioè di prenderci cura degli altri non meno di come la Natura ci obbliga a prenderci cura di noi stessi.

Questa è la condizione per la quale possiamo attrarre la Luce della Correzione. Solo se riveleremo il nostro desiderio di unirci, allora arriverà la Luce e correggerà il nostro vaso spirituale.

La Garanzia mutua si ha quando ci troviamo come in un unico corpo, un organismo unico e dipendiamo gli uni dagli altri, elevandoci al di sopra del nostro desiderio.

Per questo, ognuno deve avere uno schermo anti egoista ed essere nel mondo spirituale nel grado della dazione (Chafetz Chesed) e relazionarsi alla sua vita materiale come qualcosa di necessario per l’ascesa spirituale.

Quando uno riempie l’altro, capisce che deve unirsi a lui, perché tutta la sua vita è predestinata a questo, come le cellule di uno stesso corpo.

Ogni cellula ed organo del corpo vive per compiere la sua funzione in relazione all’organismo comune.

Il senso della sua vita sono l’amore e la dazione. Quando sentiamo questa connessione tra noi, questa viene denominata una vita spirituale.

Se vogliamo unirci in questa maniera, allora riceveremo la forza per farlo!

Lezione quotidiana di Kabbalah del 02.06.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tetzaveh”(Comando), punto 62, lezione 4
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Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al commentario del Sulam, punto 41, lezione 13
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, punto 26 – pag.328, lezione 9
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Rav Baruch Ashlag: Scritti di Rabash, Articolo: “ Quale grado si dovrebbe raggiungere?”- pagina 26
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Per prima cosa preparate la zuppa


Domanda: Durante tutta la lettura del libro dello Zohar la mia mente immagina immagini esterne.

Come posso ricordare che tutto questo avviene dentro di me e che si tratta di connessioni tra noi?

Risposta: In verità ciò non importa. “Ciò che non fa la mente, lo farà il tempo”, il tempo dello studio e l’avvicinamento agli amici.

Se la persona non può pensare (con la testa) allo scopo durante lo studio, che ascolti il suo cuore.

La cosa importante è di mantenere sempre il pensiero su cosa desideri dallo studio. Senza questo, la Torà non funziona.

La Torà agisce secondo l’intenzione dell’uomo, come è stato detto “Ho creato l’inclinazione al male e ho creato la Torà come una spezia per essa”.

Hai l’inclinazione al male? Portala ed allora riceverai la Torà come la spezia per essa (il mezzo per la sua correzione).

Se non hai l’inclinazione al male, in cosa ti può aiutare la Torà? I cabalisti ci danno alcuni esempi molto semplici.

Hai la zuppa? Vuoi aggiungervi il pepe, il sale ed altre spezie? Per favore! Se non hai la zuppa, in cosa ti possono aiutare il sale ed il pepe? Da soli sono orribili.

Nel nostro caso, dobbiamo prima preparare “la zuppa”. Senza di essa non ha senso esigere le spezie. Non possiamo neanche esigerle!

Nel processo della preparazione della zuppa (del gruppo), appare la necessità delle spezie affinché la Luce ci unisca. La Torà è necessaria solo per coloro che hanno scoperto la loro inclinazione al male.

Per questo dobbiamo arrivare alla nostra lettura del libro dello Zohar ed a tutti i nostri studi, soprattutto con la corretta intenzione, sapendo che è ciò che desideriamo, ovvero, preparando la nostra natura maligna.

Hai qualcosa da correggere, hai il male dentro di te: riceverai la sua correzione. Se non hai scoperto il tuo male, prima di tutto devi cercarlo.

Se ti senti un giusto, la Torà non è per te. Essa è per i peccatori, per correggerli.

Per questo il più grande scopre in sé un egoismo più grande, un male più grande ed ha qualcosa per correggerlo.

Per questo non è importante quanto capisca la persona durante lo studio. “La Torà non è studiata dagli intelligenti”. La cosa importante è che senta di avere qualcosa da correggere nella sua relazione con gli amici;

perché dobbiamo unirci in un unico desiderio, l’anima di Adamo. Dobbiamo diventare fratelli.

Non importa se adesso ci odiamo, non ci amiamo e ci ignoriamo a vicenda, ma comprendiamo che lo scopo è l’unione.

Per questo, speriamo che arrivi la Luce e che ci riporti alla fonte. In questo modo ci trasformeremo in un solo desiderio e tra noi si rivelerà il Creatore.

Lezione quotidiana di Kabbalah del 01.06.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tetzaveh”, punto 31, lezione 3
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Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al Commentario del Sulam, punto 39, lezione 12
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, punto 22 – pag. 324, lezione 8
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Rav Baruch Ashlag: Dagli scritti di Rabash – Shlavei Ha Sulam, pagina 23
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Lezione quotidiana di Kabbalah del 31.05.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYikra”(The Lord Called), punto 428, lezione 18
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Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al Commentario del Sulam, punto 36, lezione 11
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “Tetzaveh”,  punto 1, Lezione 1
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot, punto 19- pag. 324, lezione 7
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Rav Baruch Ashlag: Riguardo a “ Come il mantenimento della Torah e dei Mitzvot purifica il cuore”
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Come una madre amorosa che da al proprio figlio

Il Creatore è un puro desiderio di dare. Egli riceve piacere dalla dazione. Egli crea la creatura, il desiderio di ricevere, in modo da poterle donare. Il Creatore prova piacere dalla dazione? Si! Dona per sentire piacere? No! Egli riceve piacere dal fatto stesso che vuole dare. Diciamo che Egli soffre a causa della nostra riluttanza nel ricevere il Suo piacere, ma è semplicemente per mezzo della nostra percezione limitata che noi percepiamo la Sua “sofferenza” relativa a noi stessi.

Noi, d’altro canto, siamo il desiderio di ricevere e la nostra gioia risiede esclusivamente nella ricezione. Questo desiderio non può essere cancellato in noi; ha soltanto bisogno di essere corretto. Il desiderio corretto trarrà piacere dall’essere riempito, ma il suo riempimento verrà riempiendo gli altri.

Come è possibile? Riempirò me stesso? Si, ma solo riempiendo qualcun altro, e facendo ciò mi sentirò come se stessi riempiendo me stesso. Sarò come una madre che riempie suo figlio e ricava piacere da questo stesso atto; ma una madre ama suo figlio e da ciò ne consegue che anche io ho bisogno di acquisire questo amore. Se tento di amare il desiderio di un altro, allora tutto quello che lui riceve sarà anche il mio riempimento. L’amore unirà il nostro desiderio in un tutt’uno. Inoltre l’amore renderà il desiderio altrui più importante per me del mio stesso desiderio.

Quindi, tutto ciò di cui ho bisogno è il potere dell’amore; e questo potere può essere solo ricevuto dal Creatore, perché Egli è il solo che ama. L’amore è la Sua qualità. Chiedi a Lui e lo dividerà con te. Anche tu sarai capace di amare, siccome l’amore si eleverà al di sopra di tutto il tuo odio.

In questo risiede la dazione della Torà (Kabbalah): un potere che proviene dall’Alto unisce il tuo desiderio a quello degli altri, e tu cominci ad amarli come te stesso. “Come te stesso” significa anche di più di te stesso. Il tuo amore è così grande che ti obbliga a prenderti cura degli altri anche prima di prenderti cura di te stesso. Diventi come una madre che è preparata a dare a suo figlio ogni cosa del mondo.

A livello animale un simile comportamento è forzato dalla natura (il Creatore); ma a livello umano, dobbiamo raggiungere questo stato da soli.

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.05.2010

Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYikra”(Il Signore ha Chiamato), punto 411,  lezione 17
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Rav Yehuda Ashlag: Prefazione al Commentario del Sulam,  punto 27, Lezione 9
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