Dal libro di Shamati, Articolo nr. 50 “Due Situazioni”
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 177, Lez. 12
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Introduzione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 79, Lez. 37
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Articolo: “L’Insegnamento della Kabbalah e la Sua Essenza”, Lez.6
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Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 9
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 165, Lez. 11
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 1, Punto 71
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 20, Lezione 21
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Il nostro obbiettivo è di portare l’umanità alla connessione assoluta. Il nostro stimolatore spirituale è lo spazio virtuale nel quale sentiamo il vincolo tra noi e di conseguenza diventerà spirituale. Sviluppandoci passo dopo passo, sentiremo un maggior grado di unità. Cominceremo a sentire l’anima, l’attributo della dazione mutua. Più avanti questa comunicazione spirituale diventerà il fondamento per creare una società in accordo ai principi di connessione tra le parti dell’anima comune che Baal HaSulam descrive negli articoli L’ultima generazione e Costruendo la società futura.
Questa comunicazione includerà costantemente nuovi sistemi di società e di governo, con tutti i servizi e le relazioni, cominciando dal livello di questo mondo e continuando con le connessioni spirituali. Per esprimere il modello di società evolutiva, la struttura assumerà varie forme e creerà diverse piattaforme virtuali in internet, nella misura in cui queste connessioni si costruiscono tra gli amici: tutti i membri della società.
Tutti i mondi spirituali, il Creatore e la percezione della realtà si rivelano cambiando e correggendo la connessione interna tra noi. Lo stimolatore spirituale ci permette di affrettare lo sviluppo spirituale e dirigerlo nella direzione corretta. La partecipazione individuale in questo stimolatore darà alle persone un’opportunità di valutare, sentire e verificare lo stato di sviluppo nel quale si trovano.
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 144, Lez. 10
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 1, Punto 67
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 20, Lezione 20
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Perché non ci riuniamo solamente noi che apparteniamo alla parte più attiva del mondo chiamata “600.000 anime” e lavoriamo sulla correzione spirituale? Perché preoccuparsi degli altri? Perché oggi dobbiamo essere nel flusso generale, integrale dal principio.
Vediamo che i cataclismi globali stanno interessando tutto il mondo e c’è una presa di coscienza generale. Tutti i fenomeni stanno cominciando ad essere così connessi e relazionati a tutto il mondo, da obbligarci a preoccuparci per l’organismo generale. La redenzione spirituale, generale, piena (Geula) è la diffusione della saggezza della Kabbalah tra tutte le nazioni e per questa ragione tutte le parti dell’anima comune devono aiutare le altre. Alcune di esse lo fanno mediante la garanzia mutua, un’altra parte le appoggia e ci sono molte altre cerchie. La parte attiva chiamata “Israele” deve essere la prima a completare la sua correzione affinché questa saggezza si diffonda nel mondo intero. Tuttavia, anche il resto del mondo deve aiutare a riuscirci e così acceleriamo il nostro cammino. La scelta tra il cammino della Luce e quello della sofferenza non dipende solo da quelli che hanno il punto nel cuore. Vediamo in pratica come l’aiuto reciproco influenza tutto il mondo e ci fortifica tutti.
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 123, Lez. 9
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 1, Punto 63
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 20, Lezione 19
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A Novembre del 2010 celebreremo un Congresso Internazionale di Kabbalah a Tel Aviv, Israele, nel quale si riuniranno con noi tutti quelli che studiano la Kabbalah in Israele e nel mondo intero. Saranno tre giorni di unità!
La ragione principale per la quale si organizzano questi congressi è che i kabbalisti ci insegnano a celebrare congressi con il fine di unirci. Rabash e Baal HaSulam hanno scritto riguardo a questo, ma si deduce anche dalle composizioni dell’ARI e del Ramchal, così come dagli scritti del Rabbi Shimon e di Abramo.
La correzione si realizza solo in virtù della connessione tra le anime e la connessione comincia con la comunicazione. Tuttavia, c’è un’idea presente nella comunicazione: raggiungere il tipo di unità che si chiama “Creatore”, la dazione o mondo spirituale.
All’interno di questo tipo di unità si rivelano i mondi (Olamot). Passano dall’essere occultamenti (Alamot) alla rivelazione e per tanto il Creatore si rivela sempre di più, invece di nascondersi dietro i mondi o occultamenti. In altre parole, nella connessione tra noi, riveliamo la dazione e l’amore sempre di più, e ciò si chiama la rivelazione del Creatore. Quando questa qualità si rivela tra noi, cominciamo a sentire che viviamo ed esistiamo dentro di essa e così ascendiamo al di sopra della sensazione di questo mondo.
La rivelazione del Creatore si può raggiungere a condizione che ci dedichiamo a realizzare azioni nell’ambito di questo mondo. Cominciamo in questa maniera e dopo continuiamo le azioni nell’ambito spirituale, che si rivela nella connessione tra noi. Per questo, è necessario incontrarci ed unirci in questa maniera, utilizzando tutte le opportunità che questo mondo ha per noi, fisiche o virtuali, con il fine di stringere le connessioni.
Ci piacerebbe annunciare questo evento a tutto il mondo e connettere tante persone quanto possibile, senza nessun tipo di limitazioni. Qualunque persona di qualunque angolo del mondo può assistere e partecipare se si sente attratta da questa idea. Il compito di quelli che studiano con Bnei Baruch è di preparare questo congresso, ma il congresso è diretto a chiunque voglia assistere!
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 1 , Punto 59
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 19, Lezione 18
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Lo Zohar, Capitolo “Va Yetze (E Giacobbe usci) Punto 59: “E osserva, il Signore è rimasto al di sopra” Qui nella scala, Giacobbe vide il collegamento di fede, la Nukva, legando tutte le Sefirot come una. “Rimase al di sopra” è com’è scritto. Un “pilastro di sale”, un mucchio, dato che tutti i livelli sono come uno in questa stessa scala, la Nukva, collegando tutto in un nodo perché quella scala è stata data tra i due lati.
È scritto “io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre, ed il Dio di Issaco” Quelli sono i due lati, destra e sinistra – Abramo è la destra ed Issaco la sinistra.
Malchut è un’immagine, un dipinto del Creatore. Noi siamo in Malchut. In realtà noi siamo Malchut e sentiamo tutto come all’interno di un disegno di questo mondo. Infatti noi sentiamo il Creatore, e nient’altro oltre a Lui. Il problema è che noi sentiamo Lui in conformità con le nostre proprietà e con il livello della nostra somiglianza con Lui.
Le sensazioni vengono sempre dalla Luce, ma il desiderio (il vaso di ricezione) sente se stesso come un oggetto dipendendo dalla sua opposizione o similitudine con la Luce. Ed è per questo che la Sefirot più Alta costituisce proprietà che sono presenti in Malchut ed includono l’attitudine del Creatore verso i tentativi di Malchut di diventare similare a loro. Vengono chiamate Sefirot dato che illuminano all’interno di Malchut che le “accende” a causa del desiderio corretto di ricevere piacere con lo scopo di dazione. Ed è per questo che è luminescente.
La Luce Superiore in se no illumina, è nascosta. Soltanto nel grado in cui l’inferiore avanza e cerca di diventare similare al Superiore è che le proprietà del inferiore si accendono ed allora vengono chiamate Sefirot.
Tutto quello che sentiamo inizia e finisce in Malchut. Tutto quello che immaginiamo sia esistito prima di Malchut è un’illusione della nostra percezione. In modo del tutto similare noi immaginiamo una certa realtà intorno a noi, ma di fatto no esiste niente; tutto è al nostro interno. Noi semplicemente dividiamo la realtà tra “me” e “qualcosa fuori di me”.
La stessa cosa succede nella spiritualità. Noi dividiamo tutto in un’anima che non ha una sensazione di se stessa e qualcosa all’esterno di essa. Ma quando la nostra correzione è completata, tutto si unisce e non esistono più differenze tra “esteriore” o “interiore”, tutto si fonde in un punto.
Mentre una persona progredisce, inizia a vedere che anche se il disegno intorno a lui diventa più vasto, più intenso e complicato, allo stesso tempo si concentra e organizza se stesso in dieci Sefirot . Questo ci permette di arrivare alla conclusione che tutto dipenda dalla nostra percezione, cioè, nella nostra similitudine con la Luce.
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