Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Lezione quotidiana di Kabbalah del 31.08.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 32
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 123, Lez. 9
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 1, Punto 63
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 20, Lezione 19
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Speriamo di vedere tutti voi a Novembre!

A Novembre del 2010 celebreremo un Congresso Internazionale di Kabbalah a Tel Aviv, Israele, nel quale si riuniranno con noi tutti quelli che studiano la Kabbalah in Israele e nel mondo intero. Saranno tre giorni di unità!

La ragione principale per la quale si organizzano questi congressi è che i kabbalisti ci insegnano a celebrare congressi con il fine di unirci. Rabash e Baal HaSulam hanno scritto riguardo a questo, ma si deduce anche dalle composizioni dell’ARI e del Ramchal, così come dagli scritti del Rabbi Shimon e di Abramo.

La correzione si realizza solo in virtù della connessione tra le anime e la connessione comincia con la comunicazione. Tuttavia, c’è un’idea presente nella comunicazione: raggiungere il tipo di unità che si chiama “Creatore”, la dazione o mondo spirituale.

All’interno di questo tipo di unità si rivelano i mondi (Olamot). Passano dall’essere occultamenti (Alamot) alla rivelazione e per tanto il Creatore si rivela sempre di più, invece di nascondersi dietro i mondi o occultamenti. In altre parole, nella connessione tra noi, riveliamo la dazione e l’amore sempre di più, e ciò si chiama la rivelazione del Creatore. Quando questa qualità si rivela tra noi, cominciamo a sentire che viviamo ed esistiamo dentro di essa e così ascendiamo al di sopra della sensazione di questo mondo.

La rivelazione del Creatore si può raggiungere a condizione che ci dedichiamo a realizzare azioni nell’ambito di questo mondo. Cominciamo in questa maniera e dopo continuiamo le azioni nell’ambito spirituale, che si rivela nella connessione tra noi. Per questo, è necessario incontrarci ed unirci in questa maniera, utilizzando tutte le opportunità che questo mondo ha per noi, fisiche o virtuali, con il fine di stringere le connessioni.

Ci piacerebbe annunciare questo evento a tutto il mondo e connettere tante persone quanto possibile, senza nessun tipo di limitazioni. Qualunque persona di qualunque angolo del mondo può assistere e partecipare se si sente attratta da questa idea. Il compito di quelli che studiano con Bnei Baruch è di preparare questo congresso, ma il congresso è diretto a chiunque voglia assistere!

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12 Agosto 2010, una lezione sul Ruolo della Nazione)

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Laitman blog: Preparazione completa per il congresso!

Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.08.2010

Preparazione al Congresso, Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Pag.169
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 110, Lez. 8
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 1 , Punto 59
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 19, Lezione 18
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L’intero universo in soltanto dieci sefirot

Lo Zohar, Capitolo “Va Yetze (E Giacobbe usci) Punto 59: “E osserva, il Signore è rimasto al di sopra” Qui nella scala, Giacobbe vide il collegamento di fede, la Nukva, legando tutte le Sefirot come una. “Rimase al di sopra” è com’è scritto. Un “pilastro di sale”, un mucchio, dato che tutti i livelli sono come uno in questa stessa scala, la Nukva, collegando tutto in un nodo perché quella scala è stata data tra i due lati.

È scritto “io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre, ed il Dio di Issaco” Quelli sono i due lati, destra e sinistra – Abramo è la destra ed Issaco la sinistra.

Malchut è un’immagine, un dipinto del Creatore. Noi siamo in Malchut. In realtà noi siamo Malchut e sentiamo tutto come all’interno di un disegno di questo mondo. Infatti noi sentiamo il Creatore, e nient’altro oltre a Lui. Il problema è che noi sentiamo Lui in conformità con le nostre proprietà e con il livello della nostra somiglianza con Lui.

Le sensazioni vengono sempre dalla Luce, ma il desiderio (il vaso di ricezione) sente se stesso come un oggetto dipendendo dalla sua opposizione o similitudine con la Luce. Ed è per questo che la Sefirot più Alta costituisce proprietà che sono presenti in Malchut ed includono l’attitudine del Creatore verso i tentativi di Malchut di diventare similare a loro. Vengono chiamate Sefirot dato che illuminano all’interno di Malchut che le “accende” a causa del desiderio corretto di ricevere piacere con lo scopo di dazione. Ed è per questo che è luminescente.

La Luce Superiore in se no illumina, è nascosta. Soltanto nel grado in cui l’inferiore avanza e cerca di diventare similare al Superiore è che le proprietà del inferiore si accendono ed allora vengono chiamate Sefirot.

Tutto quello che sentiamo inizia e finisce in Malchut. Tutto quello che immaginiamo sia esistito prima di Malchut è un’illusione della nostra percezione. In modo del tutto similare noi immaginiamo una certa realtà intorno a noi, ma di fatto no esiste niente; tutto è al nostro interno. Noi semplicemente dividiamo la realtà tra “me” e “qualcosa fuori di me”.

La stessa cosa succede nella spiritualità. Noi dividiamo tutto in un’anima che non ha una sensazione di se stessa e qualcosa all’esterno di essa. Ma quando la nostra correzione è completata, tutto si unisce e non esistono più differenze tra “esteriore” o “interiore”, tutto si fonde in un punto.

Mentre una persona progredisce, inizia a vedere che anche se il disegno intorno a lui diventa più vasto, più intenso e complicato, allo stesso tempo si concentra e organizza se stesso in dieci Sefirot . Questo ci permette di arrivare alla conclusione che tutto dipenda dalla nostra percezione, cioè, nella nostra similitudine con la Luce.

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Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.08.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. “Lo scopo della Società”
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 91, Lez. 7
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 1 , Punto 58, Lez. 7
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 18, Lezione 17
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Prima dell’ARI Le Porte della Saggezza erano chiuse per noi

L’ARI è una grande anima che discese nel nostro mondo per aprirci le porte della saggezza. Per tanto, Baal HaSulam scrive che dall’epoca dell’ARI in avanti, tutto dipende dalla persona: essa deve correggersi e mediante questo, rivelare il Creatore, arrivare all’adesione con Lui ed ottenere il proposito della creazione. Prima dell’ARI, questa porta era chiusa del tutto perché le anime ancora non erano preparate. Avevano ancora bisogno di sperimentare un certo cammino di sviluppo e di mescolarsi.

L’ARI simboleggia il periodo del Messia per la qual cosa è chiamato Messia figlio di Giuseppe. Dalla sua epoca in avanti, la scienza della Kabbalah cominciò ad acquisire la forma di un metodo di correzione. Prima di questo, era destinata solo ad alcuni eletti ed era presentata in una maniera speciale.

Dobbiamo rispettare i kabbalisti che vivevano a Safed nella stessa epoca dell’ARI, poiché essi riconobbero la sua grandezza e lo apprezzarono. Il Ramak era già vecchio, famoso e stimato, ma andò alle lezioni dell’ARI. Si sedette lì come uno studente, a prescindere dal fatto che aveva il doppio dell’età dell’ARI ed era riconosciuto come un grande kabbalista.

Grazie al Ramak ed a molti altri kabbalisti che riconobbero le capacità dell’ARI, questo venne protetto dagli oppositori della Kabbalah. Dopotutto, egli aveva molti studenti giovani (da 26 anni) e l’attitudine verso la Kabbalah in quell’epoca era molto lontana dall’essere positiva. Possiamo pensare che tutto era permesso, come alcune persone scrivono in questi giorni, ma questo non era il caso.

In questo senso, la vita dell’ARI è simile a quella del Ramchal, che fu perseguitato per studiare la Kabbalah ed esiliato dal ghetto di Padova, in Italia, dove viveva. Tuttavia, il Gaon di Vilna (Agra) dimostrò la sua grandezza ed il Ramchal fu lasciato in pace.

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8 Agosto 2010, sull’Introduzione al Libro, Panim Meirot uMasbirot)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 27.08.2010

Introduzione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 80, Lezione 36
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Dagli scritti del Baal HaSulam: “Occultamento e Rivelazione”
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Il principio di base dell’avanzamento spirituale

Una persona non può acquisire un vaso spirituale, il desiderio di ricevere la proprietà della dazione dall’Alto, senza annullare se stessa innanzi al gruppo. Senza questo, studierà, ma lo farà invano. D’altra parte, se si mette al di sopra degli altri, allora il suo studio diventerà “la pozione della morte” e la trasformerà in un “pipistrello nella notte”. Al contrario, se una persona si pone al di sotto degli amici, allora il suo studio la renderà “un gallo che saluta l’aurora”.

Per tanto, tutto dipende unicamente dall’attitudine verso il gruppo e gli amici. D’altra parte, la cosa più importante non è ciò che si fa esteriormente, ma ciò che sta accadendo dentro il suo cuore, cioè:

1) In che misura sente (ancora in maniera egoistica) che non raggiungerà mai la meta senza gli amici;

2) Quando lavora con il fine di vederli come più grandi di lei. Di fatto, questo è molto difficile ed una persona deve almeno capire, che questi sono gli amici che il Creatore ha scelto per lei.

Fino a che una persona non comincia a relazionarsi con gli altri come con la sua stessa famiglia, come persone importanti e necessarie per lei, la Luce non la impressionerà in maniera positiva.

Salgo il primo gradino se percepisco tutto come un “1” e me stesso come uno “0”, cioè, che in relazione a loro, sono proporzionalmente uno “0,1”, ovvero, che percepisco me stesso come 10 volte più piccolo di loro; ma nel secondo gradino, l’egoismo mi porta un “peso nel cuore” e dovrò percepirli come 100 volte più importanti di me; e nel terzo gradino, 1000 volte. Al contrario, non potrò chiedere alla Luce che Riforma che mi impressioni. Ogni volta che desidero ascendere, per prima cosa devo discendere più profondamente. Per tanto, una persona sente un vuoto più grande tra la sua persona e la società (10, 100 e 1000 volte di più).

Questo avanzamento è impossibile senza l’appoggio dell’ambiente e senza l’obbiettivo comune che arde appassionatamente all’interno di ognuno. Mediante questo, tutti acquisiscono motivazione, ispirazione, l’importanza della spiritualità e la comprensione che questa è l’unica occupazione degna nella vita.

Cominciamo con l’amore degli amici che ci aiuta ad attrarre la Luce Circondante che ci corregge e ci apporta un amore genuino verso gli altri, attraverso il quale arriviamo all’amore per il Creatore. Per tanto, questo principio si applica lungo tutta la nostra ascesa spirituale, in ogni azione, dal principio alla fine lungo il cammino.

(Estratto dalla 4° parte della lezione del mattino di Kabbalah, articolo, Ama il tuo Amico, del giorno 30 Maggio 2010).

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 26.08.2010

Il Libro dello Zohar, VaYechi “E Giacobbe visse nella terra d’Egitto”, Punto 50
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Parte 15, Punto 5
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Articolo “Arvut (La Garanzia Spirituale)”, Punto 21
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Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam,Art. 32
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La richiesta di perdono in vista dell’Anno Nuovo

Prima di Rosh Hashana (anno nuovo) è tipico pentirsi dei propri peccati e chiedere perdono.

Dall’articolo del Rabash, Richiesta di Perdono: Se una persona chiede al Creatore il Suo perdono, significa che si accorge della vera ragione dei suoi peccati. Se le manca la fede completa, allora supplica il Creatore affinché le dia il potere di ottenere la fede nel suo cuore.

Questa è la differenza tra qualcuno che ha già ottenuto la fede (l’attributo della dazione) e per tanto è chiamato “Israele” (che aspira al Creatore) e qualcuno che non ha ottenuto la fede e per questo è chiamato “Gentile” (“estraneo” il che significa qualcuno con un insieme differente di desideri, poiché il desiderio, Ratzon, proviene dalla parola Aretz, terra, e per tanto “Gentile” è colui che non aspira al Creatore).

Coloro che ottengono la fede permanente sono capaci di vedere la differenza tra i due livelli di sviluppo spirituale e benedire il Creatore per essere stato capace di ascendere dal livello chiamato “Gentile” al livello di “Israele”. Grazie a te, mio Signore, per non farmi un “Gentile”.

Un “estraneo” è una persona che agisce per il suo beneficio; “Israele” o “Yehudi” è colui che vuole unirsi al Creatore per dargli. Ambedue le parti sono presenti in ogni persona: quella non corretta (dove l’egoismo governa) e quella corretta (dove la proprietà o qualità di dazione governa).

Ciò costituisce la differenza tra un “estraneo” e “Israele” ed è un indicatore di tutti i nostri peccati. Dobbiamo sempre mantenerci nel mezzo, nel centro. Questo tipo di autoanalisi rappresenta l’inizio dell’Anno Nuovo (nuovo cambiamento).

Tutti dobbiamo sentirci come un “Babilonese” che affronta la scelta di dove andare: seguire Abramo e diventare “Israele” (colui che cerca il Creatore, la qualità della dazione) o seguire il cammino del resto del mondo, il cammino dell’egoismo.

Tutto viene misurato solo in relazione alla proprietà del Creatore (dazione), cioè la capacità con la quale desideriamo che questa proprietà ci controlli e ci diriga in tutto quello che facciamo, consciamente oppure no. Dobbiamo immaginare il Creatore solo come una forza interiore che governa la persona, invece di un’influenza esterna.

È ovvio che una persona pecca non per avere desideri egoistici, poiché è stata creata in questa maniera. Tuttavia, se decide di restare nel suo egoismo, allora è chiamato un peccato. La prima volta che succede non è chiamato “peccato” (come è detto a riguardo del Peccato di Adam HaRishon), è solo il primo chiarimento dell’azione, la sua causa e la conseguenza; però quando ho già reso manifesto il mio peccato (ego) ed accetto il suo governo su di me, allora significa che io ho “peccato”. Questa è una prova che mostra ciò che realmente combatto, mi sforzo.

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 9 Agosto 2010, La Preparazione per il Pentimento)

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