Ho ricevuto una domanda: Oltre a pensare a studiare insieme e a desiderare di correggere noi stessi, quale dovrebbe essere il nostro collegamento mentre leggiamo Lo Zohar ?
La mia risposta: Il collegamento con il testo dello Zohar verrà più tardi, inizierai a sentire come ti stimola. Lo Zohar tocca gli strati più profondi del cuore come se fosse una lettera molto personale, intima, una lettera che cambia la vita, scritta da qualcuno che ti è molto caro.
Potrai passare diversi stati, immergerti in diversi pensieri ed azioni, tuttavia, quando torni allo Zohar tu senti come esso ti rafforzi. Riempie, calma, accarezza, ti abbraccia e ti avvolge. Questo testo espressa lo stato dell’anima, che è in completa adesione con il Creatore.
Dopo che la persona sente la prima sensazione di spiritualità, sa già cosa significa. Non può più viverne senza. Per lui è un messaggio interiore molto personale dall’Alto, come “acqua fresca per un’anima affaticata”.
La prima sensazione viene seguita da altre più complesse e ricche che esplodono in un grande dramma. Comunque, abbiamo bisogno prima di un contatto iniziale che richiede diversi anni di lavoro serio. Se lo facciamo insieme e lo desideriamo veramente, aiutandoci e costringendoci uno con l’altro, ci vorrà meno tempo.
Abbiamo bisogno di stabilire un contatto con la spiritualità. Forse non sarà nemmeno l’iniziale adesione, ma una certa anticipazione e sensazione che trascenda i limiti della nostra realtà ordinaria. Tutto rimane uguale apparentemente, tuttavia sopra sta iniziando uno stato dal quale una persona si unisce allo Zohar.
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Ho ricevuto una domanda: Cosa c’è dietro i termini Kabbalistici? Per esempio, cosa significa Zivug de Hakaa (incontro da scontro)? Come posso immaginare questo?
La mia risposta: “Incontro da scontro” è quando due opposti sono capaci di unirsi e di entrare l’uno nell’altro specificamente come risultato dei colpi. Inizialmente sono due opposti uno verso l’altro, ma ognuno batte la propria natura. Anche se sono opposti in natura, ognuno colpisce se stesso creando un’opportunità di diventare uguali nel desiderio di unirsi. Allora, si fondono l’uno con l’altro.
Io sono opposto a te in tutte le mie proprietà, tuttavia io voglio unirmi a te. In questa maniera io colpisco le mie proprietà, le trasformo facendole diventare simili alle tue, e adesso io posso unirmi con te. Questo è chiamato “incontro da scontro” fino al punto che entriamo l’uno nell’altro e ci fondiamo al livello di sentimento e comprensione profonda, crescendo e completandosi l’uno con l’altro.
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Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, 1, Pag. 641
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Dal Libro dello Zohar, VaYechi “E Giacobbe visse nella terra d’Egitto”, Punto 81, Lez. 6
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Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 11, “La Vera Preghiera”
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Dal Libro dello Zohar, VaYechi “E Giacobbe visse nella terra d’Egitto”, Punto 63, Lez. 5
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 42, Lezione 17
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Rav Yehuda Ashlag: Introduzione al libro: Panim Meirot uMasbirot, Punto 17, Lezione 15
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Ho ricevuto una domanda: Ho già partecipato a congressi virtuali ed ho sentito l’unità. Perché dovrei lasciare la mia casa ed il mio divano nel mio salotto e perché dovrei fare degli sforzi per andare alla Convenzione mondiale dello Zohar che si terrà in New York all’inizio di maggio?
La mia risposta: É impossibile unirsi agli altri senza “alzarsi dal proprio divano”. Non viviamo nel mondo virtuale, ma nel mondo materiale. Perciò una persona che partecipa alle nostre riunioni fisiche capisce perché sono cosi necessarie per avanzare. Una persona che non ha mai lasciato lo schermo del suo computer non è capace di immaginare cosa sia unirsi con altre persone.
Esiste una regola nella scienza della Kabbalah: una radice spirituale deve toccare la sua parte materiale: Per cui, dobbiamo implementare il collegamento tra di noi, sia nella forma virtuale che in quella materiale. Questo è richiesto dal nostro mondo. Perciò, una persona che non assiste mai ai congressi, non sta partecipando realmente. Gli sembra di stare insieme agli altri mentre si trova davanti al suo computer, ma in realtà, questa è una delusione.
Una volta alla settimana teniamo l’assemblea degli amici, e una volta ogni sei mesi teniamo un’assemblea “dal vivo” dove ci troviamo con persone di uno dei continenti. Le persone devono assolutamente partecipare a queste convenzioni.
Una persona non può avanzare senza partecipare ai congressi e senza ricevere un’impressione (Reshimo) da essa. Una convenzione è il luogo dove la sua unità con gli altri si traspira, e questo collegamento rimane. E come mettere nella presa di corrente un apparecchio elettrico, che rimane inserito.
Non l’abbiamo inventato noi. I nostri grandi maestri hanno praticato questo per centinaia di anni, e se desideriamo raggiungere quello che loro sono riusciti a raggiungere, dobbiamo seguire il loro esempio.
Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 23
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