Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

I due livelli di garanzia mutua

Chi ha un desiderio che mira dritto al Creatore si rende conto che il Creatore è nascosto dentro la giusta interconnessione tra le anime. Questo collegamento si sviluppa nel gruppo attraverso due fasi:

1. La salita al livello di Bina, Hafetz Hesed, in cui una persona si sente come lui, come fosse un messaggero nella qualità al di sopra della conoscenza.
In primo luogo egli raggiunge il dato di fatto che è governato dall’egoismo. Come può uscire da questa trappola? Lui può farlo con l’aiuto dell’esempio che può essere ricevuto solo dall’ambiente.

Se una persona accetta questo esempio al di sopra della sua mente e dei sentimenti, ciò è chiamato “al di sopra della conoscenza.” Se egli agisce insieme con il gruppo e in contrasto con se stesso, allora sta facendo l’azione giusta, ed è volto al raggiungimento della correzione della rottura. E ‘così che si realizza l’ascesa spirituale.

Con l’adozione di valori dell’ambiente, invece dei personali valori, pensieri e calcoli, evoco l’influenza della Luce su di me perché le mie azioni corrispondono alle qualità della Luce. Perciò io evoco la Luce attraverso l’ambiente o attraverso il sistema nel quale ristabilisco l’unità.

Questo è come fosse un vaso che si forma gradualmente dentro di me chiamato “Hafetz Hesed” o “conoscenza superiore”. Di conseguenza io uso solo la qualità della dazione, la forza della dazione o il vaso della dazione.

Cosa significa questo? La mente e il sentimento non sono miei. Li ho sostituiti con quelli del gruppo, e quindi io sono messaggero degli amici al Creatore. Io accetto di eseguire tutto ciò che è di valore.

Non fa assolutamente nessuna differenza per me ciò che è all’interno del “pacchetto” e perché è stato inviato. Ho una sola preoccupazione: rifiutare me stesso per realizzare il loro desiderio. È così che salgo al primo livello di mutua garanzia.

2. Dopo la voglia di assumere un ruolo più attivo che non è limitato dalle funzioni di un messaggero, scopro che posso diventare un anello intermedio: non solo trasmettere ciò che mi è stata dato, ma indipendentemente dall’attirare e trasmettere la Luce.

Questa è la seconda fase – il ritorno attraverso l’amore, al di sopra di Bina. Che quando mi si rivela l’illuminazione di Hochma devo trasmetterla ad altri della stessa rete che ho costruito sul livello di Bina. Mi soddisfano gli altri con tutto ciò che sono in grado di ricevere da loro e poi comincio a sentire lo scopo della creazione.

Attraverso questo lavoro ho raggiunto il Creatore e la consapevolezza che non c’è nessun altro all’infuori di Lui. Alla fine ho acquisito l’aspirazione “dritto verso il Creatore”, a diventare un garante per gli altri.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 17/10/10, “E sapevi di questo giorno e tornare al tuo cuore”).

Lezione quotidiana di Kabbalah – 20.10.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 18
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “BeShalach” (Quando Faraone mandò), Lez. 2
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Rav Yehuda Ashlag: Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 13, Lez. 4
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Rav Yehuda Ashlag: “L’insegnamento della Kabbalah e la sua Essenza”, Lezione 6
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Una persona dovrebbe aiutare un amico ad andare al Congresso?

Domanda: Sono già stato ad un congresso di Kabbalah. Sarebbe giusto se invece di andarci io, darei un’opportunità ad un mio amico di andare, sostenendolo finanziariamente?

Risposta: Se una persona è al livello dell’amore per gli altri “Ama il tuo prossimo come ami te stesso”, allora egli deve (e desidera!) dare all’altro il suo solo “cuscino”, cioè, mandare il suo amico al congresso. Se nessuno dei due va al congresso, allora questa è la qualità di Sodoma (Regola Sodomita). Tuttavia, se sei il solo ad andare, tu sei il “malvagio”. Ma questo è nel livello “dell’amore per il prossimo”.

Il grado dell’amore è il più elevato ed ultimo grado di correzione. Fino a quando non lo si raggiunge, ci sono molti altri passi, e per il momento, noi siamo nel livello del “malvagio”.

Quindi, agire correttamente, significa agire in accordo al tuo livello, o “in accordo alla legge dell’Halakha” (la legge), dove Halakha deriva dalla parola “Alicha”, movimento (verso lo scopo). In altre parole, ciò significa avanzamento corretto, azione corretta. Nel tuo caso, dovresti andare, sei il solo ad avere i mezzi; altrimenti, tu instillerai l’odio tra te ed i tuoi amici.

(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 13/10/2010, L’insegnamento della Kabbalah e la sua essenza.)
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Ognuno sentirà la voce del Creatore

Il primo grado di mutua garanzia è il livello iniziale della scala spirituale. In questa intera scala è, nell’implementazione dei livelli di garanzia reciproca: da 0% al 100%, il 125° grado. Alla Convenzione noi stiamo cercando di raggiungere la condizione iniziale di mutua garanzia al livello più semplice, e il tributo per esso, è almeno la temporalità.

Questo è possibile se tutti noi lo desideriamo con passione e siamo in grado di trasmettere questa aspirazione l’uno all’altro. Solo una piccola frazione della popolazione sarà in grado di raggiungere questo stato coscientemente, mentre il resto dovrà unirsi a loro. Siamo tutti connessi in uno schema spirituale, un Partzuf nella forma di una piramide che ha un picco (uomini 20-60 anni, la cui potenza è 60 x 10.000) e livelli più bassi (chiamati anziani, donne e bambini). Tuttavia, alla fine, saremo tutti uniti insieme in un gruppo (nazione) che “sorge ai piedi del Monte Sinai”.

Quando la parte più interna, gli “uomini tra i 20 ei 60 anni” prende la garanzia reciproca su se stessa, poi tutti gli altri, i nuovi arrivati, si uniscono a quella parte. Ognuno viene incluso nel tutto e considerato “una nazione” che riceve la rivelazione spirituale. E’ scritto che l’intera nazione sente la voce del Creatore dal monte Sinai. Tuttavia, il gruppo più interno è il primo ad prendere la condizione reale di mutua garanzia.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10/14/10, “L’insegnamento della Kabbalah e la sua essenza”).

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 19.10.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 20
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Rav Yehuda Ashlag: Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 10, Lez. 3
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Cellule staminali dell’anima

Niente scompare nella spiritualità. Al contrario, le differenze tra le anime diventano più evidenti. Ogni particolare anima possiede delle qualità specifiche che creano l’intera ricchezza di percepire il Creatore. Questo succede precisamente in virtù del collegamento tra le qualità opposte delle anime. È cosi che la mutua percezione del Creatore diventa 620 volte più grande della percezione di un’anima separata.

La misura del nostro vaso spirituale (Kli) non si definisce dalla sua qualità, ma dalla quantità. È per questo che ogni singola anima è rivelata con più potenza ed in modo unico. Questo è similare alle cellule staminali che sono universali e che possono essere utilizzate come dei blocchi con i quali costruire qualsiasi cosa. Il cuore, fegato, reni e polmoni possono tutti essere costruiti dalle basi chiamate cellule staminali.

La stessa cosa è vera nella spiritualità. Per ora noi tutti noi viviamo all’interno di una “cellula staminale” all’interno della propria anima. Più tardi iniziamo a collegaci ad un sistema generale, il gruppo, o il sistema delle anime che riveliamo nel gruppo, ed aderendoli a noi, ci collegheremo al Creatore che viene rivelato nel sistema delle anime. Ed è allora che iniziamo a raggiungere noi stessi: Chi siamo, a cosa apparteniamo, cosa sia la nostra anima, quale sia la nostra missione, e quale sia la nostra qualità principale nell’intera somma delle qualità che l’accompagnano.

Perciò, quando procediamo nella spiritualità, ogni persona diventa sempre più collegata a tutto, ma allo stesso tempo rimane da parte sempre di più e diventa più marcata la sua unicità perché per il fatto di collegarsi con gli altri incrementa la propria “cellula staminale”. Ed è per questo che Baal HaSulam scrive nel suo articolo “La Libertà” che ogni persona deve sviluppare, più che reprimere, le proprie qualità. In virtù dell’unicità di ogni persona, noi otterremo un grandissimo e perfetto vaso dell’anima nel quale saremo capaci di percepire l’intero mondo spirituale ed il Creatore, 620 volte più grande di com’era dall’inizio della creazione.

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Domanda: Sto “facendo un buco nella barca” agendo in tutte le direzioni, in tutti i 359 gradi, eccetto quello rivolto verso la garanzia mutua?

Risposta: Ma io ho firmato un accordo con i miei amici che copre tutto! La mia garanzia non concerne solo la minuscola apertura attraverso la quale devo raggiungere la garanzia mutua. Non potrei concentrare il 100% sulla garanzia mutua, senza prendere le forze da tutte le altre direzioni e lasciando lì solo i bisogni vitali.

Solo quando tutte le altre direzioni diventano nient’altro che una necessita per te, il che “non è né disapprovato né lodato” e tutte le forze che restano dopo la fornitura per la tua esistenza, sono dirette al raggiungimento della garanzia mutua, solo in questo caso, tu non stai facendo un buco nella barca.

Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 10.12.2010, “L’amore del Creatore e l’amore per gli esseri creati”
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Il giorno di espiazione è un giorno di gioia

Yom Kippur, il giorno di espiazione è uno stato nel quale il Kli (desiderio) che noi dobbiamo correggere è rivelato. Rabash scrive in molti articoli che una persona arriva al giorno di espiazione d’accordo al proprio stato interiore, che può essere rivelato senza nessun collegamento alla data della festività per quanto riguarda il calendario.

Ognuno di noi attraversa questo stato del nostro sviluppo, includendo le ascese chiamate Rosh HaShana (l’anno nuovo), Yom Kippur (giorno dell’espiazione) ed altri. Yom Kippur è uno stato molto elevato. Una grande Luce deve influenzarci in modo di rivelare questo livello in noi ed è richiesta una intera serie di azioni. Una persona deve esercitare un grande sforzo nel gruppo, nella nostra unificazione, dove la rottura ha avuto luogo. Il posto della rottura ci viene donato per far si che noi possiamo correggerlo. Allora capiremo quello che viene chiamato correzione, cosa sia la struttura di questo posto, e come la Forza Superiore lo abbia creato e continui a supportarlo. Come risultato, noi scopriamo il Creatore.

In modo di compiere questo, noi esercitiamo uno sforzo d’accordo con la principale regola della Torà “Ama il tuo prossimo come a te stesso”. Come i Kabbalisti ci avvertono, noi lo attualizziamo inizialmente in uno o diversi piccoli gruppi piuttosto che in tutta l’umanità, dato che sarebbe impossibile. Cercando di applicare questa regola nell’unificazione tra di noi d’accordo al metodo dei Kabbalisti, noi andiamo dall’amore per gli essere creati all’amore del Creatore e scopriamo fino a che punto non siamo nella qualità di amore e dazione.

Non stiamo parlando sulla vita in questo mondo e di quanto ci possiamo sentire bene o male. Non consideriamo bene e male d’accordo a questo, ne arriviamo al giorno di espiazione in questa maniera. Soltanto stando in un gruppo, aspirando al collegamento tra di noi, e al risveglio della Luce che Riforma io mi rendo conto di quanti io sia logorato dall’ odio e dal rifiuto verso i miei amici, che stanno cercando di unirsi con lo scopo di rivelare il Creatore all’interno del gruppo.

Io rivelo la forza della separazione, della rottura all’interno di me, e solamente con riguardo a questa forza posso rivelare di avere rivelato il male. Allora, con questo male, io posso venire dal Creatore e chiedere a Lui la correzione. Il giorno di espiazione diventa un giorno di gioia perché posso rivelare il disturbo dell’egoismo, nella mia natura che deve essere corretta. Io rivelo la condizione “io ho creato l’egoismo” e adesso posso chiedere al Creatore la Torà, che è la forza per correggerlo. È scritto “io ho creato l’egoismo ed io ho creato la Torà per la sua correzione perché la Luce in essa ci porta alla Fonte (al Creatore).

Prima dobbiamo lavorare con molto impegno sull’unificazione tra di noi, e dopo la Luce Superiore splende su di noi dal livello di ELUL (che sta per “io sono del mio Amato ed il mi Amato è mio”. Poi arriviamo a Rosh HaShana, lo stato in cui desideriamo un nuovo inizio, nuovi cambiamenti nel percorso, unità tra di noi, la nascita di un nuovo sistema o di un nuovo essere umano (Adamo) in noi. E solamente dopo avere attraversato tutto questo noi arriviamo a uno stato dove noi verifichiamo le nostre dieci qualità. Nel decimo giorno dopo l’anno nuovo, che ha segnato l’inizio di un nuovo percorso, noi arriviamo al giorno di espiazione.

A questo punto, da una parte siamo veramente in uno stato di completa disperazione e mancanza di forza, e dall’altra noi sperimentiamo grande gioia perché possiamo finalmente urlare al Creatore chiedendogli di aiutarci con la certezza che Lui ci aiuterà. Abbiamo questa certezza perché abbiamo già controllato noi stessi e raggiunto la realizzazione del fatto che dimoriamo nel male, incapaci di farci niente. Ma adesso, in virtù del collegamento tra di noi, abbiamo la certezza che il Creatore ci aiuterà e sta aspettando questo momento.

Baal HaSulam scrive “Non esiste un momento più bello nella vita di una persona di quando scopre quanto sia assolutamente impotente e perde fiducia della propria forza dato che ha esercitato tutti gli sforzi che è stato capace di fare, senza arrivare a niente. Questo è cosi perché precisamente in questo momento, durante questo stato, lui è pronto per una completa e chiara preghiera al Creatore!” Questo momento è chiamato il giorno di espiazione. Da questo momento in poi, una persona può essere sicura di ricevere la Luce della Correzione.

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L’intera storia è dentro di noi

Lo Zohar, capitolo “VaYechi (E Giacobbe visse),” Articolo 24:Il terzo esilio è il più lungo in cui ci troviamo, che corrisponde a 100 anni di vita di Giacobbe rispetto ai quaranta (anni) in esilio a Babilonia.

Non dobbiamo vedere questa storia come un racconto storico. Non esiste una storia. La realtà che pensiamo di vivere traspare dentro di noi come fotografie immaginarie, si svolge all’interno del nostro desiderio (Kli).

Tutti ciò dovremmo fare è correggere il programma della nostra percezione. Quando lo facciamo, avremo il senso della realtà autentica attraverso le nostre proprietà autentiche (che sono simili al Creatore che gli ha fatti).

Ed è per questo che dobbiamo trattare le narrazioni dello Zohar come un invito a rivelare tutto ciò che descrive come qualcosa che è all’interno delle nostre sensazioni e coscienza, e nella nostra mente e il cuore.

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