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Una leva per capovolgersi

Posso desiderare egoisticamente di amare gli altri e prendermi cura di loro in modo egoistico? Sì, posso.

Se vedo che una persona che si prende cura degli altri riceve rispetto, attenzione e onore da loro, provo invidia. Ed è un sentimento molto forte, perché sminuisce il mio stato attuale e mi dice: “Tu non vali nulla. Guarda come lui è rispettato, amato e apprezzato; quanta attenzione gli dedicano. E tu?”
E allora, nonostante tutto, sono pronto a fare uno sforzo al fine di sviluppare anche io la qualità della dazione. Se una persona è rispettata per questo, allora sono pronto a dare.

Nel nostro mondo siamo disposti a lavorare per ottenere attenzione e riconoscimento, perché ci elevano e gratificano il nostro ego. Qui appare una certa leva, anch’essa egoistica, ma è una leva con la quale posso capovolgere me stesso.
È proprio così che possiamo progredire.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 5/9/19, Preparazione per il congresso in Moldova “Rivolgersi al Creatore”

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“Ama il tuo prossimo”: è semplice!

Domanda: Cos’è la dazione?

Risposta: La dazione è la sequenza di azioni in cui per prima cosa annulli completamente i tuoi desideri e le tue opinioni, ti immergi nei desideri di un’altra persona e poi applichi tutte le tue capacità per riempire o soddisfare i suoi desideri.

Ad esempio, supponiamo che tu voglia acquistare un nuovo iPhone, ma che tua madre non capisca perché vuoi spendere così tanti soldi per un altro “giocattolo”. Inizi allora a spiegarle quanto sia fantastico questo telefono, elencandone tutte le funzionalità: Internet, video e foto.

In sostanza, stai cercando di farla entrare in contatto con i tuoi desideri, di farle provare ciò che tu provi e di portarla ad ammirare questo nuovo “giocattolo”.

Tu vuoi che lei condivida così tanto il tuo desiderio per questo nuovo telefono, che ne sia “illuminata” e che desideri regalarlo al suo amato figlio. Questo si chiama “amore per il prossimo”. Allo stesso modo, devo sentire il desiderio dell’amico e sentirmi obbligato a soddisfarlo con tutte le mie capacità, anche prima di soddisfare i miei desideri. È come se i miei desideri personali non esistessero più dentro di me!

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 24/04/11, Scritti di Baal HaSulam “Introduzione al libro Panim Meirot uMasbirot”

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Il Cuore è la Radice del Desiderio Egoistico

Una preghiera è un lavoro nel cuore (Rabash, articolo 24, “Tre volte nel lavoro”).

Questo perché il cuore di una persona è la radice del suo desiderio egoistico. Il cuore qui non si riferisce all’organo fisico del corpo, che è semplicemente una pompa.

È proprio il desiderio situato nel cuore che deve essere trasformato in una forma diversa, il cui scopo è dare piuttosto che ricevere. Ciò significa che la direzione delle mie azioni, dei miei desideri e dei miei pensieri deve passare dall’attenzione verso l’interno a quella verso l’esterno.

Ma come è possibile raggiungere questo obiettivo? Non sono in grado di cambiare il mio desiderio egoistico da solo. Tutto quello che posso fare è compiere determinate azioni, che attireranno su di me l’influenza della luce superiore, che mi correggerà e mi farà assumere un atteggiamento diverso nei confronti di tutto ciò che è al di fuori di me.

Sebbene, in precedenza, pensassi che il mondo fuori di me fosse costituito da una natura inanimata, vegetativa e animata e da persone, ora inizio a vedere che in realtà nulla di tutto ciò esiste come entità separata. È tutto un unico Creatore.

Una persona ha quindi un compito importante: trasformare il suo cuore,ossia il suo desiderio. Poiché questo compito è contrario alla sua natura egoistica, non può cambiare se stessa da sola. L’uomo è intrappolato in se stesso, nel suo egoismo. Indipendentemente da come agisce o pensa, le sue azioni e i suoi pensieri rimangono egocentrici. Non può scappare da se stesso.

Baal HaSulam paragona una persona a un verme che vive all’interno di un ravanello, sentendosi come se tutta la sua vita fosse un ravanello amaro senza fine. Solo se il verme riesce a mettere fuori la testa vedrà il sole, il verde, l’erba, l’aria e il canto degli uccelli e si renderà conto che esiste un altro mondo.

Così è anche per noi. Per questo, c’è un grande lavoro da fare per trasformare il proprio desiderio, il proprio cuore. Poiché, questo lavoro va contro la natura individuale dell’uomo, egli deve chiedere l’aiuto del Creatore, cioè deve fare appello ad una forza esterna (e l’unica forza esterna è il Creatore) per aiutarlo a sfuggire alla sua essenza, al suo egoismo, che il Creatore ha deliberatamente creato, e a entrare in quello che viene chiamato uno stato “al di sopra della natura”.

Lo stato al di sopra della nostra natura è chiamato fede, Emunah, che significa dazione. Questo concetto non deve essere confuso con la nozione di fede nel nostro mondo. Nel nostro mondo la fede significa chiudere gli occhi e accettare qualcosa come vero, semplicemente credere nella sua esistenza.

Nella Kabbalah, tuttavia, la fede si riferisce all’acquisizione della qualità della dazione. Non si tratta solo di credere in questa qualità, ma di possederla effettivamente dentro di sé.

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Dalla lezione di Kabbalah 5/9/19, Preparazione al Congresso in Moldavia “Turning to the Creator”

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Il mondo spirituale è infinitamente bello

Immaginiamo erroneamente l’infinito come una sorta di spazio infinito. Ma l’infinito nel mondo spirituale significa illimitato riempimento. Questo è uno stato dove tutti i nostri desideri, che sono limitati in se stessi, vengono corretti per dare.

Le dieci Sefirot sono l’infinito; 125 gradini spirituali sono l’infinito. Nel mondo spirituale tutto è infinito. Questo è solo per noi in modo da poter stabilire il nostro atteggiamento secondo cui lo spirituale è diviso in dieci Sefirot, 125 gradini in ogni mondo, ecc.

Tutte queste divisioni esistono solo relativamente a noi, ma di fatto ogni qualità spirituale è infinita. Non importa quale qualità tocco, l’infinito viene rivelato dietro di essa.

In essenza, la creazione è HaVaYaH, cinque fasi. Ma quando questa HaVaYaH vuole diventare simile al Creatore comincia a dividersi di nuovo, e di nuovo, e ancora..e perciò diventa infinita.

Se Malchut del mondo dell’infinito avesse accettato la luce nella forma in cui è stata creata sarebbe stata semplicemente HaVaYaH. Ma poiché non può accettare la luce tutta in una volta e deve operare in modo opposto alla sua natura iniziale, tutta la creazione è divisa infinitamente.

L’infinito non è una misura numerica, ma qualitativa. Nel nostro mondo, il concetto di infinito non esiste, e per questo non possiamo comprenderlo veramente. È qualcosa che possiamo solo sperimentare: “vieni e vedi”. Anche all’interno del nostro mondo, se cerchiamo di approfondire un’idea particolare o di esplorare qualcosa, un numero infinito di strati e sfumature cominciano a rivelarsi.

La creazione è completamente libera dai confini di questo mondo, che imponiamo attraverso i nostri organi sensoriali. Percepiamo tutto attraverso il nostro desiderio di ricevere, che proietta una realtà immaginaria e finita, un quadro deliberatamente semplificato che ci permette di esistere con la nostra comprensione primitiva ed egoistica.

Ma quando rompiamo questo guscio iniziamo a comprendere cos’è l’infinito. L’infinito si rivela nella nostra percezione e, noi stessi diventiamo infiniti. Ci diventa chiaro che tutto è infinito perché noi siamo infiniti, e la nostra percezione diventa infinita, e non c’è nulla di complesso in questo.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 27/03/18, Scritti di Baal Sulam “Lo studio delle dieci Sefirot” (TES)

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Trovare la corretta forma di comunicazione

Il lavoro con le decine deriva da Rabbi Shimon. Secondo la Kabbalah, ebbe inizio con Abramo, ma ciononostante ha avuto la sua manifestazione principale a partire dall’Ari, quando la Kabbalah divenne una vera scienza pratica.

Rabash lo ha descritto in modo molto dettagliato. Altri Kabbalisti ne avevano scritto prima di lui. La Torah afferma ovunque che deve esserci unità tra le persone, perché solo nell’unità possiamo riunire l’anima frammentata di Adamo.

Anche due persone sono sufficienti per iniziare a percepire stati spirituali, perché di fronte a te deve esserci un altro egoista come te, con il tuo stesso obiettivo.

Il nostro lavoro si basa solo sulla ricerca di una forma di connessione reciproca che ci sia vantaggiosa, simile al Creatore, che possa iniziare ad aprirsi tra noi, in questo sentiremo il Suo avvicinamento.

Più ci avviciniamo l’uno all’altro nella Decina, più ci eleviamo al di sopra dell’egoismo e costruiamo un tramezzo tra due piani: l’odio in basso e l’amore al di sopra di esso, o l’indifferenza in basso e almeno un qualche tipo di connessione in alto. E in questo tramezzo tra la proprietà egoistica e la proprietà della dazione, riveliamo il Creatore come la fonte di entrambe le proprietà.
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Dalla lezione di Kabbalah del giorno 3/9/19, Scritti di Baal HaSulam “ Non esiste nulla tranne Lui”

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Come controllare la nostra vita

Commento: Il noto coach e consulente aziendale Erik Bertrand Larssen ha sviluppato una metodologia basata sulla sua esperienza militare e ha scritto di questo nel suo libro intitolato “Settimana infernale:
Sette giorni per essere la versione migliore di te stesso”.

Larssen ritiene che esistano tre modelli di culture altamente efficaci: quella militare, quella aziendale e quella sportiva. L’esercito ci insegna a superare i nostri limiti per scoprire che siamo capaci di fare di più. Gli atleti dimostrano come stabilire e perseguire gli obiettivi in modo sistematico. Lo sport ci insegna anche che la vittoria non si ottiene sotto i riflettori nel tratto finale, ma attraverso un allenamento quotidiano e scrupoloso.

Tuttavia, secondo il tuo punto di vista, la mente è semplicemente al servizio dei
desideri.

La mia risposta: Non dobbiamo andare contro i desideri. Una persona non può cambiarli veramente. Ciò che posso fare è dividere il mio desiderio in parti più piccole: uno diventa due, due diventano quattro e così via. Ci sarà una reazione a catena. L’unica vera opzione è dare priorità a un desiderio rispetto a un altro, quello più alto. E questo dipende dalla società che mi circonda.

Quindi, se sono in un gruppo che dà più valore a desideri elevati, rispetto a quelli personali, posso facilmente abbandonare i miei desideri negativi e adottare quelli buoni.
L’esercito, lo sport e gli affari comportano tutti un’auto-coercizione. Ma io non voglio costringere me stesso. Sono debole. Perché dovrei sottopormi a stati così estremi? Questo non piace al corpo.

Domanda: Esistono diversi approcci. Qual è la chiave del metodo kabbalistico per dire: “Ragazzi, state guardando nel posto sbagliato”?

Risposta: La chiave o il segreto, sta interamente nell’ambiente che ti circonda. Nient’altro! Se entro nell’ambiente giusto, e questo ambiente sa come motivarmi e influenzarmi, tentandomi con suggerimenti ed esercizi come con un bambino, può plasmarmi come vuole.
La Kabbalah, prima di tutto, invita a costruire una società corretta in cui tutti possano progredire.

Domanda: Puoi nominare alcuni principi che una tale società segue e che gli altri potrebbero prendere come modello?

Risposta: Una società kabbalistica è molto semplice. Si basa sul principio di avvicinare gradualmente le persone elevandole al di sopra dei loro piccoli, ristretti ego personali.
I membri si impegnano in esercizi specifici chiamati workshop nei quali discutono queste idee e tentano di connettersi e aprirsi l’uno all’altro. Questo percorso implica l’elevarsi al di sopra dell’egoismo naturale di una persona nonostante le sue tendenze innate.

La persona inizia a sentirsi come se stesse entrando in una specie di ascensore che la innalza oltre la nostra natura. È come se si staccassero dalla Terra ed entrassero in un “ascensore cosmico” che sale sempre più in alto, oltre il nostro universo in un universo completamente diverso e anti-egoistico. In questo regno, tutto si basa sulle qualità di dazione e amore, in contrapposizione alle qualità di ricezione e odio insite nella nostra natura.

Questa trasformazione graduale avviene sotto l’influenza costante e sempre più mutevole della società.
Questo modello dura tutta la vita e abbraccia tutte le vite perché eleva una persona oltre la vita e la morte.
Una persona inizia a percepire, vedere e sentire questo! Si eleva al di sopra della nostra natura egoistica e quindi trascende il livello della vita e della morte biologica. Non si identifica più con il suo corpo fisico, ma inizia a percepire se stessa come un’entità energetica chiamata anima.

Sto parlando di una metodologia che permette a una persona di elevarsi al di sopra di se stessa e trasformarsi in qualcosa di eternamente esistente e non egoistico. Gli permette di conoscere il Creatore, di rivelare il mondo superiore e di liberarsi dei confini del piccolo e angusto spazio in cui esistiamo.
Se qualcuno ha non solamente una vana curiosità, ma un profondo desiderio interiore, allora è possibile lavorare con lui.

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Da “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV 12/10/18

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L’azione di due forze

Ci sono solo due forze che operano nell’universo. Quella egoistica è quella in cui esistiamo ora. È artificiale e immaginaria, e di fatto non esiste perché è solo un riflesso della proprietà del Creatore: “Non c’è nessuno tranne di Lui”.

Per determinare che non c’è nessun altro all’infuori di Lui, è necessario che ci sia qualcosa di opposto, poiché la creazione è fatta in modo tale da poter ottenere la luce solo dall’oscurità, il bene dal male, e così via. Altrimenti non saremmo in grado di percepire un singolo effetto, azione o proprietà.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 9/5/19, Preparazione al convegno in Moldavia “Rivolgersi al Creatore”

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La frammentazione della struttura di Adamo.

Domanda: Mentre lavoriamo su noi stessi, cominciamo a sentire un senso di responsabilità, quando ci rendiamo conto del valore della linea sinistra e impariamo a coprirla con la destra. Quando nasce questo momento di responsabilità?

Risposta: La consapevolezza di tale responsabilità e la capacità di agire su di essa arrivano gradualmente.

È una delle tappe del nostro sviluppo quando capiamo che il superamento dell’egoismo che ci separa dai nostri amici del gruppo attira una maggiore illuminazione della luce superiore o, in altre parole, porta il Creatore più vicino. Pertanto, tutto il lavoro consiste nel raggiungere l’avvicinamento.

È per questo che il Creatore ha frammentato l’immenso vaso (Kli) che ha creato, che è l’anima chiamata “Adamo”, dalla parola “Domeh” (simile al Creatore). Questa struttura si è rotta in innumerevoli frammenti.

Immaginate un pezzo di pasta gettato in un secchio d’acqua. Gradualmente, la pasta assorbe l’acqua e l’acqua riempie i suoi pori. L’acqua, che riempie gli spazi tra i frammenti di pasta, rappresenta l’egoismo che ci allontana.

Inizialmente eravamo tutti riuniti in un piccolo pezzo, ideato dal Creatore. Poi la Sua forza di dazione e di amore, la luce superiore, si è riversata su questo piccolo desiderio e lo ha frammentato in pezzi.
Ora dobbiamo riassemblare questi pezzi insieme all’acqua che li separa. Così facendo, raggiungeremo uno stato superiore rispetto a quello originale, poiché l’acqua che ha espanso i pezzi ora contribuirà alla loro unità e ci permetterà di sentire il Creatore dentro di noi.

L’acqua rappresenta l’attributo del Creatore e noi dobbiamo unirci ad essa. La stessa forza che ora ci divide deve essere trasformata in una forza di connessione. Questo processo è chiamato la graduale rivelazione del Creatore dentro di noi. È il nostro scopo e l’essenza del nostro sviluppo.
Quindi, l’egoismo è essenziale; dobbiamo solo usarlo correttamente.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 3/9/19 Scritti di Baal HaSulam “Non c’è nessuno tranne Lui ”

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Dov’è il mio “io”?

Se tutto nell’universo ha origine dal Creatore, allora cosa rimane?

Ciò che rimane è una componente molto intrigante: il mio sforzo di sostenere la prospettiva che tutto proviene da Lui.

Supponiamo che io mi sia sintonizzato con questa prospettiva, ma che nel giro di un minuto scompaia, scivoli via o si distorca. In un momento potrei sentirmi come se esistessi in modo indipendente e il mondo intorno a me ruotasse per mano del Creatore. In un altro momento, sembra che tutti i miei parametri siano modellati dal Creatore dentro di me, mentre il mondo esterno appare stabile o fluttuante, ma in qualche modo separato.
Quindi se voglio rivelare il Creatore, devo lavorare continuamente all’interno dell’occultamento.

L’occultamento consiste nel riconoscere che tutto è condizionato da Lui e che “Non esiste nulla tranne Lui”. Il mio compito è di percepire correttamente me stesso e il mondo, di separare ciò che non mi appartiene da ciò che costituisce il mio “io” – i miei sforzi. E anche all’interno di questi sforzi, devo analizzare ciò che nei miei sforzi è veramente mio e ciò che è stato creato in me dal Creatore. Forse mi è sembrato che qualcosa fosse opera mia.

Anche se ieri sembrava che volessi personalmente seguire il percorso del Creatore, devo comunque correggermi e riconoscere che è stato il Creatore a concedermi questa opportunità e non è stato per opera mia.

Così vediamo che il lavoro all’interno dell’occultamento inizia a prendere forma come chiara rappresentazione di dove finisce “l’io” e dove inizia il Creatore. Esiste davvero “l’io” e cos’è questo “io”? È evidente che il mio corpo fisico è temporaneo.

Se i miei pensieri e sentimenti non sono “io”, allora ne consegue che solo attraverso il corretto discernimento dei nostri sforzi per formare una percezione di” io e il mondo che mi circonda” potremmo trovare qualcosa che è veramente nostro.

Chiaramente, questo “mio” non comprenderà i parametri fondamentali del mondo o di me stesso, poiché questi sono stati predeterminati molto prima di me. Pertanto è nei miei tentativi di costruire una visione interna del mondo che il mio “io” potrebbe essere trovato, come risultato della mia ricerca del Creatore, della verità e del significato della vita. E questo “io”, essenzialmente, è ciò che viene chiamato “la mia anima”. Questa è l’essenza del lavoro nell’occultamento.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 4/9/19, Preparazione per la convention in Moldavia “Il lavoro nell’occultamento”

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Qual è il significato del Nigun “Asader LeSeudata” di Baal HaSulam

Asader LeSeudata è un Nigun basato su una poesia scritta dall’ARI (il Kabbalista Isaac Luria) che tradizionalmente viene cantato durante i canti del mattino dello Shabbat.

Preparerò il banchetto, all’alba dello Shabbat.
E ora inviterò l’Antico Santo.
La luce dimorerà in esso, nella Grande Santificazione.
E con buon vino, l’anima gioirà.
Egli ci invierà la Sua bellezza, e noi contempleremo il Suo onore.
E ci rivelerà i Suoi segreti nascosti, sussurrati.
Egli scoprirà le ragioni, dai dodici pani,
che esistono nei cieli, fragili e sostanziali.
Il fascio superiore, la casa di tutta la vita,
e la potenza aumenterà, e salirà al vertice.
Felici sono i mietitori del campo, in parola e voce.
E parleranno parole, dolci come il miele.
Davanti al Signore dei mondi, con parole nascoste.
Riveleranno detti, e proclameranno qualcosa di nuovo.
Per adornare la tavola, con un segreto prezioso.
Profondo e nascosto, e non una questione vana.
E queste parole, saliranno ai cieli.
E lì, chi risiede? Non è forse quel sole?
Diventerà più grande, oltre il livello.
E prenderà la sua compagna, che era stata separata.

Le iniziali di ogni strofa formano il nome dell’ARI: “Io sono Yitzchak Luria (Ashkenazi).”

Ogni ascensione che compiamo nel cammino spirituale rappresenta una speciale ricezione dalla forza superiore di amore, dazione e connessione, o in altre parole, una nuova rivelazione del Creatore. Ognuno di questi passaggi è paragonato a un banchetto preparato dal Creatore e offerto a una persona.

Mentre “Azamer Beshvachin” si riferisce alla prima rivelazione del Creatore, “Asader LeSeudata” si canta al secondo livello. Questo Nigun riguarda il lodare il Creatore e il connettersi con Lui in modo più consapevole, cioè in un modo in cui si possono vedere le azioni da compiere per essere inclusi nella connessione con il Creatore.

Giungendo al secondo livello, che significa aver superato l’intero periodo dell’adolescenza spirituale, l’anima di una persona naturalmente aspira ulteriormente verso la comprensione completa e il compimento con la luce dell’infinito e della perfezione.

In altre parole, “Asader LeSeudata” è un Nigun di colui il cui desiderio di spiritualità si è risvegliato e che, dopo un lungo percorso di preparazione al lavoro spirituale, raggiunge uno stato in cui attraversa il Machsom (barriera tra questo mondo e il mondo spirituale), entrando nel mondo spirituale.

Nel viaggio attraverso i mondi spirituali, attraversiamo i gradi dei mondi di BYA (Beria, Yetzira, Assiya) fino ad Atzilut, e acquisendo i vasi di dazione di Gadlut (maturità), raggiungiamo il Rosh di Atzilut. A questo punto, la nostra anima è pronta e accolta per ricevere la luce di Ein Sof (infinito), ricevendo al fine di dare. In questo stadio, siamo riempiti dalla luce chiamata “il banchetto dei giusti”.

Dopo aver percepito le preparazioni e i componenti del lavoro spirituale in questo stato elevato, lodiamo le forze che abbiamo sentito e attraverso le quali siamo ascesi a questo alto grado, invitandole a un banchetto. In altre parole, le innumerevoli forze che abbiamo sperimentato nel nostro cammino spirituale partecipano a un grande Zivug (unione) di adesione con la forza superiore, il Creatore, dove noi e il Creatore ci uniamo nei nostri vasi interiori. Invitiamo anche i livelli superiori che si sono presi cura di noi mentre eravamo in uno stato di Katnut (piccolezza, infanzia) sul cammino spirituale: Zeir Anpin e Malchut di Atzilut, entrambi i quali danno vita all’anima. Questi livelli ci hanno precedentemente guidati, aiutandoci a crescere spiritualmente e conducendoci da uno stato spirituale all’altro, dalle tenebre alla luce, fino a che acquisissimo discernimenti spirituali e crescessimo in saggezza, arrivando a uno stato di Gadlut (maturità). In questa fase, cresciamo al di sopra del nostro desiderio di ricevere e siamo capaci di controllarlo e lavorare con esso al fine di dare.

Ora che siamo nello stato di unità più grande ed elevata con il Creatore, cantiamo questo Nigun, “Asader LeSeudata” (“Preparerò il banchetto”). Per questo banchetto sublime dello Shabbat, il mondo a venire, la fine della correzione (Gmar Tikkun), utilizziamo tutti i mezzi, elementi e forze, sia interni che esterni, insieme alla nostra anima e a tutti i mondi che ci hanno portato a questo stato. In questo momento, entriamo in una singola unità con il Creatore, in un unico vaso, nel banchetto dei giusti.

Puoi ascoltare “Asader LeSeudata” QUI

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