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In che modo i kabbalisti trattano i nemici?

Domanda: In che modo i kabbalisti trattano i nemici? O per loro non esistono i nemici e vedono solo il bene in tutto?

Risposta: Un kabbalista tratta i nemici su due livelli: al livello di questo mondo e al livello del mondo spirituale.

A livello spirituale, i nemici ci aiutano. A livello materiale, dobbiamo trattarli secondo le leggi del nostro mondo. Pertanto, se qualcuno ci “danneggia”, lo portiamo in tribunale. E sistemiamo il resto sui nostri piani spirituali.

Ma capisco che cosa guida il mio nemico perché tutto questo è mosso dal Creatore in modo che io reagisca correttamente al nemico su entrambi i livelli.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 7/01/2018

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La felicità per un kabbalista

Domanda: Cos’è la felicità per un kabbalista?

Risposta: La felicità per un kabbalista è l’opportunità di riempire gli altri e, attraverso di loro, il Creatore. Tuttavia, io da solo non posso dare al Creatore o ricevere da Lui, ma solo attraverso un intermediario, che è il gruppo, e ancora meglio, l’intera umanità.

Domanda: Qual è la più grande gioia di un kabbalista?

Risposta: La più grande gioia arriva ad un kabbalista dall’azione con cui egli può donare al Creatore attraverso il gruppo, e scoprire il Creatore in esso: vedendo come l’uno entra nell’altro, come il gruppo diventa un cuscinetto tra lui e il Creatore, e come tutti insieme, loro tre, si incontrano in questo gruppo, in questa massa.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 31/12/2017

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Il mondo intero è l’Egitto

Tutto il nostro mondo, tutta la nostra vita, è l’Egitto, il luogo dell’esilio. Siamo nati qui e cresciuti sentendo noi stessi in una realtà sbagliata, molto lontana dal potere della dazione, dell’amore, dell’auto-sacrificarsi, dell’unione, cioè dalle proprietà del Creatore.

Lo studio della saggezza della Kabbalah ha lo scopo di darci una visione sempre più corretta del mondo in modo che possiamo vedere che c’è una sola persona al mondo.

Ognuno deve vedere se stesso come questa unica persona. Se ognuno incorpora tutta l’umanità in se stesso, grazie all’unione e all’amore e alle varie correzioni che deve eseguire, vedrà davvero solo una persona esistente nel mondo.

Nel frattempo, scopriamo una moltitudine di forze nel mondo che si contraddicono e si oppongono l’una all’altra. Abbiamo bisogno di associarle tutte ad una fonte, ad un desiderio, ad una forza accanto alla quale non c’è nulla. In questo modo, arriveremo gradualmente alla conclusione che solo l’auto-annullamento è l’unica azione che noi dobbiamo fare in ogni momento, abolendo tutte le forze che provengono da me, dagli altri, da chiunque altro, in modo che rimanga solo una sola forza superiore che domina completamente su tutto.

Questo è lo stato che ci pone di fronte al Creatore, al Suo fianco, per aderire a Lui e per essere inclusi in Lui.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 27/03/2018, “Gli scritti di Rabash

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I libri sull’eterno

Se cominciamo a spiegare ad un bambino di tre o quattro anni i nostri problemi di adulti, ovviamente in base al suo sviluppo mentale, psicologico e spirituale, sarà incapace di capirli. Non è interessato ad essi e non sono inclusi assolutamente nelle sue sensazioni.

Così quando leggiamo i libri scritti dai kabbalisti dobbiamo accettare il fatto che non capiamo assolutamente ciò che dicono.

Se per esempio leggiamo l’articolo “Riguardo all’Amore per gli amici”, non sappiamo cosa siano gli amici, né cosa sia l’amore. “Gli Amici” nella spiritualità sono parti della mia anima; tuttavia non li sento in questo modo. Immediatamente confondo la parola “amici” con l’amicizia usuale di questo mondo: con i conoscenti, qualcuno con il quale mi sento bene a passare una serata o a viaggiare, o con gli amici di infanzia.

Tuttavia l’amicizia qui ha un significato completamente differente. Voglio rivelare la mia anima, la parte eterna della realtà, però fino ad ora ho vissuto soltanto un’esistenza temporale, illusoria nel nostro mondo immaginario che in realtà non esiste. Pertanto devo capire che i libri parlano della mia anima eterna, il che appare davanti a me nella forma di certe persone speciali alle quali sono stato portato mediante il governo superiore, mediante la rete frammentata di connessioni fra di noi.

È necessario formare una rappresentazione di questo sistema dentro di noi, anche quando è ancora immaginario, ma tanto vicino alla spiritualità quanto sia possibile. A parte questo, abbiamo bisogno di definire in maniera precisa chi è “una persona” in generale e “gli amici” in particolare, e cos’è “L’amore per gli amici”. Gli amici non sono coloro con i quali è gradevole convivere, andare a bere qualcosa, a cena, a ballare o a studiare.

Gli amici sono una connessione spirituale speciale, che non avviene con il proposito di dare soddisfazione reciproca. Il piacere può risiedere solo nel mezzo; però in realtà, l’amore per gli amici si ha quando ognuno agisce per soddisfare l’altro.

Questa è una delle difficoltà dello studiare la saggezza della Kabbalah.

La seconda difficoltà è che percepiamo la Torah come una storia che riguarda il nostro mondo: come se esistessero il tempo, il movimento e lo spazio, che in realtà non esistono nel mondo spirituale. Pertanto, questa “storia” che ascoltiamo della Torah, nemmeno esiste! Non esiste l’Egitto, né l’esilio in Egitto.

La Torah non descrive eventi storici, ma la sequenza di stati preparatori attraverso i quali passarono i kabbalisti, con il fine di ottenere la vera ed unica percezione della realtà che esiste.

Allora anche io devo costantemente immaginarmi non a studiare la storia che avvenne nei tempi antichi, con un gruppo di persone che scappavano da un luogo all’altro. Non riguarda questo, ma delle impressioni sensoriali di una persona che si trova in uno stato che definisce come esilio spirituale, esilio dal mondo spirituale. Allora è possibile immaginare cosa siano la redenzione e lo sviluppo spirituale. Si tratta solo di quello che succede all’interno di una persona.

Ogni giorno voglio separarmi sempre di più dalle narrazioni, dalla storia e dalla geografia e spiegarlo a livello interiore, sensoriale: il mio o quello di qualcun altro che vuole svilupparsi spiritualmente. Tutto questo si applica solo al periodo dello sviluppo spirituale di una persona. Pertanto, “l’amore degli amici” ed in generale tutta la Torah, devono essere considerati solo nella forma interna, in relazione al nostro sviluppo.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 06/03/2018, lezione sul tema: “Preparazione per Pesach”

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Come si diventa un Messia?

Domanda da Facebook: Tu affermi che il Messia è una forza e che nessuna persona possa diventarlo.

Risposta: Il Messia (Mashiach) è una forza, che con le qualità della dazione e dell’amore ci tira fuori dall’egoismo.

Una persona che raggiunge le qualità della dazione e dell’amore con l’aiuto di questa forza ha fatto una correzione interiore completa. Raggiungendo quel livello, può anche essere chiamata Messia.

Domanda: Non era così che venivano chiamati i grandi kabbalisti, incluso l’Ari, durante il loro tempo?

Risposta: Sì. In altre parole, è una persona che ha una forza che la aiuta a correggersi completamente. Ma ciò non significa che, fatto questo, sia anche in grado di correggere gli altri perché il libero arbitrio rimane e ognuno deve correggere se stesso.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le Notizie con Michael Laitman”, 23/11/2017

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ll corridoio dell’Egitto

Baal HaSulam scrive che il vantaggio che una persona ha rispetto ad un animale è che, in una persona, si risveglia il desiderio per la spiritualità. Se non fosse per questo, un uomo vivrebbe un’esistenza animale. L’aspirazione spirituale è quello che fa di una persona un uomo (Adam).

“La schiavitù dall’Egitto” è lo stato che precede la spiritualità, come un corridoio che dobbiamo attraversare allo scopo di entrare nel mondo spirituale. Perciò prima entriamo in Egitto. Una volta lì, incominciamo a chiarire i nostri desideri ed a preparare noi stessi per il livello spirituale.

L’Egitto è caratterizzato da un immenso aumento in termini di egoismo fino al punto che una persona vuole inghiottire il mondo intero. La persona inizia allora a chiedersi: “Qual è il senso della mia vita?” e si mette in cerca della risposta. Alla fine vede che l’egoismo la domina completamente, rendendola schiava del Faraone. Lei però non lo accetta e vuole invece lavorare per il Creatore.

Ma scopre che non può farlo. Perciò grida e richiede con forza finchè non si trova in una disperazione assoluta dovuta al fatto che i suoi sforzi non portano a nessun risultato, come è scritto: “Ed i figli di Israele sospirarono a causa del lavoro”.

La persona sente i colpi perchè si sta impegnando nel lavoro spirituale ma vede che non ne viene fuori nulla ed allora un grido di dolore esce fuori. Ossia il giusto desiderio, la richiesta sorge in lei ed allora esce dall’Egitto.

Quante volte durante gli anni del nostro lavoro abbiamo provato a dare, ad unirci, a pensar bene degli altri e a preoccuparcene, ma finora, non abbiamo visto nessun risultato? Dove vanno tutti i nostri sforzi? Dopotutto nulla svanisce senza lasciare traccia. Ci troviamo in un sistema chiuso dove opera la legge della conservazione dell’energia. Ma dov’è il frutto del mio lavoro, dove sono i miei desideri, le preoccupazioni, i successi e gli insuccessi? Realmente, dov’è che sparisce proprio tutto?

Nulla sparisce. Tutto si accumula: il mio, il tuo ed il lavoro di tutta l’umanità nel corso di tutti i tempi. Perciò ci sono persone che ricevono un tale peso al cuore che le guida all’esodo dall’Egitto. Altre continuano la schiavitù in Egitto per adesso, ma ciononostante, di generazione in generazione, esse accumulano i loro sforzi. Questo concerne tutta l’umanità senza eccezione.

Persino un minuscolo pidocchio che si sforza di mangiare e sopravvivere, anche lui, contribuisce al “salvadanaio comune”, perché anch’esso appartiene al desiderio comune creato dal Creatore.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 11/3/2018, lezione sul tema “Preparazione per Pesach”, Parte 1

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Un attacco di consigli sulla Kabbalah

Domanda: Esistono degli oggetti nella creazione in relazione ai quali il Creatore smette di agire e che non hanno quindi alcuna possibilità di conoscerLo?

Risposta: Ogni persona ha la possibilità di raggiungere il Creatore. Esistono degli oggetti solo ai livelli della natura inanimata, vegetale e animale che non sono preparati a fare questo.

Domanda: Se il Creatore è responsabile della mia corruzione, perché un Creatore buono e benefattore mi costringe a svilupparmi attraverso il male quando Lui mi dà sensazioni di sofferenza?

Risposta: Questo è necessario per darti modo di trascendere il male che è stato creato inizialmente in te e raggiungere il bene assoluto.

Domanda: Tu dici che l’amore vuol dire prendersi cura degli altri più che di me stesso. Come dovrei prendermi cura di me stesso per mantenere l’equilibrio? Dopo tutto, il principio dell’amore nella Kabbalah non è quello che io devo amare me stesso, gli altri e il Creatore allo stesso modo?

Risposta: Potrei dire che amo me stesso ed è per questo che voglio tirarmi fuori dalla schiavitù verso l’ego e ottenere una piena somiglianza con il Creatore. In linea di principio, questo è davvero un grande amore per se stessi. Ma allo stesso tempo, io sopprimo il mio egoismo con tutte le mie forze.

Domanda: Un kabbalista comprende come il Creatore agisce attraverso di lui o sente solo l’azione del Creatore?

Risposta: Un kabbalista sente le azioni del Creatore, e attraverso questa sensazione lo comprende. La sensazione viene prima e poi arriva la comprensione.

Domanda: Vale la pena imparare i principi della Kabbalah a memoria in ebraico? O è sufficiente conoscerli in italiano?

Risposta: In italiano è possibile, ma è preferibile conoscerli in ebraico in modo che sia chiaro da dove provengono e specificamente perché sono stati chiamati così perché la lingua ebraica deriva dalla Kabbalah.

Domanda: Cosa è successo a una persona che ha sentito gli amici e il loro stato spirituale, ha ascoltato i loro pensieri, e poi tutto si blocca? Dove è andato tutto questo? Dopotutto, nulla scompare. Il vaso si è espanso?

Risposta: Certamente. L’egoismo è cresciuto e tutto ciò che esisteva prima, tutto ciò che la collegava ai suoi amici, è scomparso nel crescente egoismo. Ma deve andare avanti perché ora raggiungerà la sensazione degli amici su una scala più ampia.

Domanda: Se io non sono il Creatore, come posso essere completamente come lui? Smetterei di essere una creatura?

Risposta: No. E’ specificamente in questo che tu sei completamente come il Creatore così diventi una creatura. Quindi, una persona che assomiglia al Creatore è chiamata “Adamo”, dalla parola “Adameh“, simile al Creatore. Questo è il modo in cui venne chiamato il primo kabbalista che divenne simile al Creatore.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 19/11/2017

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Il gruppo è la piattaforma per scoprire il Creatore

Domanda: Come posso individuare il lavoro del Creatore in relazione a me? È diretto o passa attraverso la gente intorno a me?

Risposta: Avviene tutto e solo attraverso il gruppo perché questo potere non si manifesta direttamente in nessun posto. Proprio come l’elettricità si manifesta attraverso qualcosa tipo un motore elettrico, un elettromagnete, dei fili elettrici, ecc., è così anche con il Creatore, il potere della dazione. Ma cosa, a chi e come ognuno deve dare? Per questo c’è bisogno di un “luogo” materiale entro cui Egli si riveli.

Pertanto, costruiamo un gruppo in cui Lo possiamo riconoscere, scoprire e misurare.

Domanda: Per esempio, se qualcuno vincesse alla lotteria, ciò significherebbe che una forza particolare ha lavorato in modo che egli vincesse. Qual è qui la connessione con il gruppo? Il Creatore è Colui che sta dando in questo modo?

Risposta: Puoi dire certamente che il Creatore ha fatto questo, ma non puoi determinare o definire o scoprire Lui. Stiamo parlando di come rivelarLo!

Domanda: Quindi non posso dire di poter scoprire nelle mie sensazioni che è Lui a mandarmi un milione di dollari?

Risposta: Non è solo nelle sensazioni. Tu devi veramente rivelarLo in tutto, nella sensazione e nella mente, e scoprire completamente tutti i Suoi parametri, tutti i Suoi atteggiamenti e i tuoi.

Domanda: Ciò è possibile solo attraverso una società?

Risposta: Serve un tipo di piattaforma, una base in cui Egli possa manifestarsi e sarai in grado di cercare e conoscere Lui. È come ogni scienza. Ogni forza nel nostro mondo deve essere scoperta in modo che possa essere dimostrata a tutti.

Domanda: In che modo il Creatore viene rivelato attraverso la società?

Risposta: Nella ragione e nelle emozioni. Nel grado di vicinanza fra noi iniziamo a sentire Lui. E dopo questo è già possibile iniziare a misurare come Egli lavori in contrasto a queste caratteristiche egoistiche, come noi possiamo trascendere l’ego, unirci insieme e in questo modo determinare la Sua quantità e qualità.

Ciò significa che scopriremo una forza che esiste nel nostro mondo ma è differente dalle forze che conosciamo. Essa ha bisogno di una sola sostanza per essere rivelata. Anche quando il Creatore agisce attraverso la società, non Lo vedi. Puoi solo creare una società con una caratteristica simile alla Sua.

In quale altro posto puoi fare in modo che le particelle egoistiche si connetteranno altruisticamente, esattamente come nella natura del Creatore? Se delle persone egoiste vorranno connettersi altruisticamente, allora creeranno fra loro le condizioni in cui il Creatore sarà rivelato. Questa è la legge assolutamente precisa di equivalenza delle caratteristiche che esiste in tutto il mondo, in tutte le condizioni, a tutti i livelli della scienza.

Domanda: Come viene percepito il Creatore? È come il calore? È come il freddo? È sotto forma di amicizia, di amore?

Risposta: Tutto dipende dal modo in cui Lo scopri. È proprio come l’elettricità… può raffreddare, scaldare, illuminare e così via. La gamma delle sensazioni non dipende dalla forza, ma dal modo in cui la usi.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 19/11/2017

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Che cosa viene tenuto nascosto ad un kabbalista?

Domanda: Cosa viene tenuto nascosto ad un kabbalista?

Risposta: L’assolutezza del Creatore viene tenuta nascosta al kabbalista, e sebbene si manifesti gradualmente, ogni volta che le qualità non corrette emergono in una persona, l’occultamento del Creatore viene rivelato contro di loro. Questo è il problema.

Domanda: Quindi la gente comune deve prima credere nel Creatore e poi rivelarlo? E dal momento che un kabbalista lo ha già rivelato, non ha problemi a credere?

Risposta: No. Il problema è che il Creatore ti viene rivelato nella misura in cui tu puoi creare un occultamento su di Lui. Non raggiungi Lui, non il “nascosto”, ma il tuo stesso occultamento, il tuo schermo.

Diciamo che c’è una specie di scultura. Io ancora non la vedo perché è coperta da un telo. Ma tocco il telo e in questo modo studio la scultura. Questa è chiamata rivelazione. Cioè, in realtà rivelo le mie qualità che sono simili al Creatore.

Domanda: Quindi, ne risulta che non riveliamo mai il Creatore?

Risposta: Mai. Solo le nostre qualità.

Domanda: Significa che il fatto che io dono a tutti e amo tutti mi viene tenuto nascosto?

Risposta: Sì. Assolutamente tutte le persone nel mondo fanno ciò che il Creatore gli comanda di fare. Da questo punto di vista, possono essere chiamate “gli operai del Creatore”.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 12/11/2017

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Porto tutto il mondo dentro di me

Io mi muovo sempre verso “Non esiste nulla tranne Lui”, perché Lui è la causa di tutto quello che mi sta succedendo, però tra il Creatore e me vedo anche questo mondo immaginario, quello che mi dà ogni genere di problemi. Devo immaginare questo mondo come un riflesso delle mie qualità interiori. Visto che dipendo dalla mia percezione della realtà, vedo le mie qualità interne al di fuori di me, intorno a me.

Se ti vedo di fronte a me, significa che esisti dentro di me come un desiderio particolare con determinate qualità. Mentre correggo la mia relazione esteriore con te, apparentemente ti porto dentro di me. Adesso sei incluso in me e non ti vedo più all’esterno.

Nel nostro mondo, prima si sviluppa un embrione dentro la madre, poi nasce un bambino che gradualmente cresce fino a diventare un adulto. Qui avviene il procedimento inverso, perché ritorniamo alla fonte verso l’interno. Così studiamo la Torah interiore e penetriamo in essa.

Il mondo intero che vedo dall’esterno, cerco di trovarlo dentro di me, come mie qualità interiori. Se vedo diversi eventi in questo mondo, buoni o cattivi, allora dovrei cercare di immaginarli dentro di me e cercare di correggere l’atteggiamento con cui mi relaziono ad essi, per cambiare il mio desiderio di dazione. Se il mio desiderio è diretto alla dazione, divento simile al Creatore e mi unisco a Lui in un tutt’uno. Questa si chiama adesione.

È auspicabile immaginare che la realtà esterna sia visibile al di fuori di noi solo a causa dei nostri stati interiori non corretti; però, di fatto, questa realtà deve essere interna. È per questo che studiamo la parte interna della Torah, impariamo che tutto è dentro di noi e che la correzione ha luogo all’interno delle persone.

La Kabbalah ci dà un metodo pratico attraverso il quale una persona può correggere se stessa e cambiare così il mondo che la circonda, perché il mondo è la nostra proiezione. Questa non è filosofia, ma la verità. Il filosofo è colui che lo nega.

Qual è l’obbiettivo di tutti i nostri sforzi per correggere il mondo? Il nome di “riformatori del mondo” è dispregiativo nella Kabbalah, perché invece di cambiare se stessi, essi cercano di cambiare il mondo che li circonda. Sono come i bambini che pensano che il loro gioco sia la verità, che il bambino vero sia il fantoccio di pezza e non il bambino vivo.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 4/03/2018, “Gli scritti di Rabash”, Volume 2, Articolo 44

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