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La Kabbalah non soggioga una persona

Commento: Quando una persona entra a far parte di una determinata società, viene influenzata da quell’ambiente. Supponiamo che sia entrata a far parte della società dei “Brahma Kumaris” o di qualche altra organizzazione e abbia iniziato a percepire veramente: “Sì, Dio è qui”. Quando le persone vengono a studiare la Kabbalah, anche tu presenti determinate informazioni, e questo fa il lavaggio del cervello a una persona.

La mia risposta: No! Perché la Kabbalah è contro il suo egoismo, contro la sua natura! Con essa, non sottometto una persona a me stesso. La metto contro di me.

Fai attenzione, anche se mi rispetti e mi consideri una persona intelligente, non sei d’accordo con me, non sei sotto di me, perché ti sto dando informazioni che sono contro di te.

Puoi essere d’accordo con me solo se annulli te stesso, se riconosci di non essere nulla e nessuno. Questa è la tua lotta interiore.

Ecco perché la Kabbalah è l’unico metodo che non soggioga una persona. Non è una religione e non è come altri metodi.

Io insegno e fornisco solo informazioni, ma come realizzarle in te stesso è un problema tuo, molto difficile, perché puoi risolverlo solo lottando con te stesso. Pertanto, non mi obbedirai mai. Sarai sempre contro di me e, se sarai in grado di essere d’accordo con me, sarà solo al di sopra della tua ragione.

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Da KabTV, “Ho ricevuto una chiamata. Laitman contro gli studenti”, 4/10/10

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La luce delle buone azioni

Questo perché è una legge naturale per qualsiasi essere che tutto ciò che è al di fuori del proprio corpo sia considerato irreale e vuoto.

E qualsiasi movimento che una persona compie per amare un altro viene eseguito con una luce riflessa e una ricompensa che alla fine tornerà a lui e gli servirà a proprio vantaggio. Pertanto, un atto del genere non può essere considerato “amore per gli altri” perché viene giudicato in base al suo fine. È come un affitto che viene ripagato solo alla fine.

Tuttavia, l’atto di affittare non è considerato amore per un altro.

Ma compiere qualsiasi movimento solo come risultato dell’amore per gli altri, senza alcuna scintilla di luce riflessa o speranza di alcun tipo di ricompensa in cambio, è completamente impossibile per natura
(Baal HaSulam, Matan Torah [Il dono della Torah]).

Ciò significa che non si dovrebbe cercare di compiere presunte “buone azioni” gli uni verso gli altri. Se lo facciamo senza attirare la luce che ritorna alla fonte, è sempre lo stesso egoismo e non ci avvicina alla correzione.

Prima di tutto, dobbiamo preoccuparci di attirare la luce e solo allora, proprio con il suo aiuto e il suo potere, agire. Se agisco senza la luce, allora sono guidato dal mio egoismo e non faccio altro che intrappolarmi ulteriormente, deviando dal percorso rettilineo che conduce alla correzione.

Domanda: Se voglio fare qualcosa a beneficio di un altro, che differenza c’è se c’è luce o meno?

Risposta: Se agisci semplicemente da solo, è il risultato del tuo egoismo. Anche se dall’esterno tale azione può sembrare molto buona e gentile (potresti aiutare tutti e distribuire regali), devi comunque impegnarti e investire energia. Ciò significa che devi ricevere una ricompensa, altrimenti non sarai in grado di fare nulla.

In base alla legge di conservazione dell’energia, devi reintegrare ciò che hai speso. Questo reintegro di energia è chiamato ricompensa che ricevi per aver fatto del bene agli altri.

Ad esempio, hai distribuito caramelle e in cambio hai ricevuto onore. L’onore è più prezioso per te delle caramelle, motivo per cui fai buone azioni e ricevi un bel bonus per cui vale la pena lavorare. Questo è il calcolo fatto all’interno del proprio desiderio di godere.

Ma se compiamo una buona azione attraverso il potere della Torah, la luce, allora non pensiamo affatto a noi stessi, ma solo a quanto essa contribuisca alla correzione del mondo, poiché questo è il desiderio del Bore. Pertanto facciamo tutto il possibile per correggere il mondo.

Allora ci sarà permesso di vedere il beneficio delle nostre azioni, cioè il piacere che esse hanno portato al Bore. Ti sarà permesso di vederlo a condizione che tu non ne tragga alcun godimento egoistico, ma piuttosto che copra questa conoscenza con uno schermo e mantenga l’intenzione per il bene della dazione.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 25/12/15, Scritti di Baal HaSulam, “Matan Torah” [Il dono della Torah]

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La possibilità di acquisire la qualità della dazione

Domanda: Si dice che prima si ottiene la qualità della dazione e solo allora si ricevono bontà e delizie. Ma cosa possiamo dare se non abbiamo ancora ricevuto nulla?

Risposta: Non importa cosa possiamo o non possiamo dare. Stiamo parlando della possibilità di acquisire la qualità della dazione.
Poi, in base alle forze che attiro e che desidero combinare affinché solo esse esistano in me, mi avvicino alle qualità della dazione, fino a quando queste mi influenzano al punto da essere completamente in sintonia con esse. In questo modo, inizierò ad agire nella qualità della dazione.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah 9/8/25, “Subjugating the Heart”

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Come si può risvegliare la preghiera del cuore?

Domanda: Come possiamo far sì che le parole di una preghiera risveglino una preghiera dal cuore, preferibilmente dal cuore comune?

Risposta: Questa è davvero una domanda reale. Sembrerebbe che ognuno di noi abbia una sorta di Hisaron (mancanza). Ma cosa manca affinché le nostre sensazioni individuali di esilio in quella disconnessione dal Creatore, possano fondersi in un unico desiderio comune? Non è affatto semplice.

Quali sono i desideri che il gruppo non può soddisfare? Sono desideri che si uniscono ai desideri di altri gruppi e, insieme, rivelano una richiesta più completa e perfetta, a cui il Creatore risponderà sicuramente.

Oltre a questo, non posso spiegare a parole, perché è qualcosa che si sente solo nel cuore. Il problema è che quando parliamo, le parole stesse tendono a cancellare il sentimento che si cela dietro di esse. Il fondamento scompare e le parole diventano morte.

Potresti averle preparate in anticipo, magari anche averci pensato profondamente, ma nel momento in cui le pronunci, improvvisamente senti che non c’è nulla. Sono vuote, completamente vuote. E non c’è nulla in esse che possa davvero scuotere il Creatore.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’11/08/2025, “Prima la domanda e poi chiedi”

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Sforzarsi di raggiungere il contatto con il Creatore

Domanda: Si ha la sensazione che il sacrificio sia uno stato elevato che bisogna meritare per raggiungere il contatto con il Creatore. Ma poiché non abbiamo ancora raggiunto quel contatto, come dovremmo agire? Con la ragione, o forse “interpretando” quello stato?

Risposta: Dovresti orientarti verso ciò che viene chiamato sacrificio, o devozione dell’anima (Mesirut Nefesh). Sforzandoti di entrare in contatto con il Creatore, riveli sempre di più il tuo Kli interiore e desideri che il Creatore lo riempia. Lo bramerai e ti avvicinerai a Lui proprio aprendoti al sacrificio.

Ci troviamo in una situazione limite e spero che questo diventi chiaro molto presto.

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Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah

 

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Tutto viene dall’Alto

Domanda: Il sacrificio di sé è simile alla dazione  per amore della dazione?

Risposta: No. La questione è che sia il sacrificio di sé che la dazione arrivano alla persona dall’Alto e in quegli stati essa sente una connessione con il Creatore. Questo riflette un atteggiamento molto serio verso il Creatore, verso se stessi e verso la connessione tra noi.

Ogni volta tocchiamo un po’ di questo stato — e continueremo a farlo. In ogni brano che leggiamo, c’è qualcosa di questo stato al suo interno.

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Dalla 3ª parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29/06/2025, “Vincere la guerra”

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Cosa ci spinge a esigere la perfezione?

Domanda: Se tutto viene dal Creatore, come può una persona prendere decisioni da sola? Che cosa significa?

Risposta: La sensazione costante di imperfezione viene dal Creatore. Ossia,  non forze di perfezione che presumibilmente devono aiutare la persona, ma al contrario forze sempre maggiori che le mostrano quanto sia imperfetta. E questo la spinge a esigere la perfezione.

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Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbala del 7/3/2025, “Devozione “

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Può un Kabbalista nuocere ad un’altra persona?

Domanda: Una persona, come risultato dello studio della Kabbalah, può nuocere a qualcun altro? Ad esempio, uccidere intenzionalmente qualcuno a causa di un aumento del desiderio?

Risposta: Assolutamente no. Nemmeno i semplici sensitivi o veggenti possono farlo, figuriamoci un Kabbalista.

Il punto è che un Kabbalista è connesso al Creatore e, in una certa misura, diventa simile a Lui. Questo significa che è incapace di arrecare danno agli altri.

È possibile che altri lo possano percepire come severo o duro con loro. Ma arrecare danno, nel senso in cui comunemente viene inteso, è qualcosa che un Kabbalista non può fare. Ciò contraddice la natura stessa che egli sta acquisendo e incorporando dentro di sé.

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Da KabTV “Ho ricevuto una chiamata. Nuocere agli altri” 31/08/2010

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Grandi Kabbalisti della nostra generazione

Domanda: Cosa ha fatto di speciale Baal HaSulam oltre ad adattare la Kabbalah per la nostra generazione?

Risposta: Baal HaSulam è stato un grande Kabbalista della prima metà del XX secolo. Ha riassunto tutta la Kabbalah lurianica (la Kabbalah dell’ARI), l’ha organizzata in un sistema e l’ha presentata nel libro “Lo Studio delle Dieci Sefirot”. Inoltre, ha scritto numerosi articoli, diverse Introduzioni al Libro dello Zohar e ha trasformato la Kabbalah in una vera e propria scienza.

Nei suoi scritti, Baal HaSulam è stato il primo a rivolgersi alla gente comune. Prima di lui, i Kabbalisti scrivevano solo per coloro che avevano già raggiunto il mondo superiore.

È stato il primo a diffondere la Kabbalah al pubblico, perché dai suoi tempi in poi il mondo è entrato in un periodo di ascesa spirituale, anche se non ancora rivelata. È un processo di accumulazione e di graduale costruzione.

Inoltre, Baal HaSulam iniziò a diffondere la Kabbalah non solo agli Ebrei, ma al mondo intero, ovunque fosse possibile. Scrisse apertamente a riguardo: “Sono felice di essere nato in una generazione in cui è permesso rivelare la saggezza della verità e mi è stato concesso il permesso di rivelare la Kabbalah al mondo”.

Il figlio maggiore di Baal HaSulam, RABASH, è stato il grande Kabbalista della seconda metà del XX secolo e il nostro maestro.
Per tale motivo la nostra organizzazione si chiama Bnei Baruch (Figli di Baruch); questo è in suo onore. Da lui abbiamo ricevuto il metodo kabbalistico che studiamo oggi.

Ha scritto tre volumi di articoli che spiegano l’intero percorso spirituale di una persona su come raggiungere i mondi superiori. Inoltre, molte delle sue registrazioni d’archivio sono state conservate ma non ancora pubblicate, ci stiamo lavorando.

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Dalla Lezione Quotidiana di Kabbalah del 23/07/2017, “Una catena di conoscenza lunga 57 secoli. La storia del metodo Kabbalah”

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Il film della nostra vita

La saggezza della kabbalah differisce dalla semplice fede cieca popolare in quanto parla del lavoro durante le discese, gli allontanamenti e i rigetti da parte del Creatore attraverso ogni tipo di evento nella nostra vita.

Potremmo essere pronti a dire “non esiste nulla tranne Lui”. Dopo tutto,sembra corretto e buono  affermare che c’è una sola forza che crea tutto e governa tutto. Ma ce ne  dimentichiamo nel momento in cui sentiamo un rigetto da parte di questa forza o quando giungono  diversi problemi che sembrano ingiusti.

Inoltre, emerge che tutto questo è stato pianificato per ciascuno di noi dal Creatore fin dal principio della creazione, poiché tutto è già stato predeterminato fino alla fine della correzione. Questo significa che la nostra intera vita è un film, al quale dobbiamo aggiungere “620 volte di più”, attraverso i nostri sforzi specialmente durante gli allontanamenti.

Il lavoro più importante avviene durante la  discesa. Il Creatore rende il cammino più arduo inviandoci disturbi , problemi e occultamenti e ponendo ostacoli di fronte a noi. Ma noi sappiamo come superare tutto questo e non accade attraverso l’eroico superamento di tutti gli ostacoli.

Il vero superamento consiste nell’attribuire tutti gli ostacoli e la pesantezza del cuore al Creatore, senza chiedere che vengano rimossi. Gli ostacoli sono in realtà i livelli attraverso i quali dobbiamo ascendere.

Ogni volta che il desiderio di ricevere piacere aumenta ,insorge un problema come invito del Creatore ad alzarsi e affermare la Sua unicità ad un livello più alto. Ecco perchè viviamo passando da problema a problema, da delusione a delusione,da paura a timore. Ma è proprio in questo che possiamo vedere la grazia del Creatore perché Lui non ci abbandona, ma ci spinge in avanti.

Questo è ciò che accade con l’intera nazione di Israele come collettività e con ogni singolo individuo che sta avanzando verso il suo stadio di correzione finale. È proprio durante le discese che abbiamo l’opportunità di chiedere aiuto al Creatore. È evidente che le discese sono quegli stati in cui il Creatore invita una persona ad avvicinarsi, proprio attraverso il superamento della confusione e dei disturbi che intendono separarci da Lui.

Se, nonostante tutti gli ostacoli, dichiariamo che gli stessi provengono dal Creatore in modo da spingerci a chiedere il Suo aiuto per elevarci al di sopra di essi verso una maggiore adesione, allora gli ostacoli diventano un mezzo di connessione, la colla stessa con cui aderiamo al  Creatore.

Si scopre che gli ostacoli, in realtà, erano utili per arrivare a una richiesta, in risposta alla quale l’uomo riceve dal Creatore la forza della  dazione, della fede sopra la ragione, al di sopra dei disturbi. Ed è così che avanza.

Pertanto, il nostro lavoro consiste nel gioire dei disturbi come opportunità per chiedere al Creatore di avvicinarci a Lui.

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Dalla lezione quotidiana di kabbalah 24/8/2019 “ Non esiste nessuno tranne Lui”

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