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Come si può risvegliare la preghiera del cuore?

Domanda: Come possiamo far sì che le parole di una preghiera risveglino una preghiera dal cuore, preferibilmente dal cuore comune?

Risposta: Questa è davvero una domanda reale. Sembrerebbe che ognuno di noi abbia una sorta di Hisaron (mancanza). Ma cosa manca affinché le nostre sensazioni individuali di esilio in quella disconnessione dal Creatore, possano fondersi in un unico desiderio comune? Non è affatto semplice.

Quali sono i desideri che il gruppo non può soddisfare? Sono desideri che si uniscono ai desideri di altri gruppi e, insieme, rivelano una richiesta più completa e perfetta, a cui il Creatore risponderà sicuramente.

Oltre a questo, non posso spiegare a parole, perché è qualcosa che si sente solo nel cuore. Il problema è che quando parliamo, le parole stesse tendono a cancellare il sentimento che si cela dietro di esse. Il fondamento scompare e le parole diventano morte.

Potresti averle preparate in anticipo, magari anche averci pensato profondamente, ma nel momento in cui le pronunci, improvvisamente senti che non c’è nulla. Sono vuote, completamente vuote. E non c’è nulla in esse che possa davvero scuotere il Creatore.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’11/08/2025, “Prima la domanda e poi chiedi”

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Sforzarsi di raggiungere il contatto con il Creatore

Domanda: Si ha la sensazione che il sacrificio sia uno stato elevato che bisogna meritare per raggiungere il contatto con il Creatore. Ma poiché non abbiamo ancora raggiunto quel contatto, come dovremmo agire? Con la ragione, o forse “interpretando” quello stato?

Risposta: Dovresti orientarti verso ciò che viene chiamato sacrificio, o devozione dell’anima (Mesirut Nefesh). Sforzandoti di entrare in contatto con il Creatore, riveli sempre di più il tuo Kli interiore e desideri che il Creatore lo riempia. Lo bramerai e ti avvicinerai a Lui proprio aprendoti al sacrificio.

Ci troviamo in una situazione limite e spero che questo diventi chiaro molto presto.

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Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah

 

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Tutto viene dall’Alto

Domanda: Il sacrificio di sé è simile alla dazione  per amore della dazione?

Risposta: No. La questione è che sia il sacrificio di sé che la dazione arrivano alla persona dall’Alto e in quegli stati essa sente una connessione con il Creatore. Questo riflette un atteggiamento molto serio verso il Creatore, verso se stessi e verso la connessione tra noi.

Ogni volta tocchiamo un po’ di questo stato — e continueremo a farlo. In ogni brano che leggiamo, c’è qualcosa di questo stato al suo interno.

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Dalla 3ª parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29/06/2025, “Vincere la guerra”

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Cosa ci spinge a esigere la perfezione?

Domanda: Se tutto viene dal Creatore, come può una persona prendere decisioni da sola? Che cosa significa?

Risposta: La sensazione costante di imperfezione viene dal Creatore. Ossia,  non forze di perfezione che presumibilmente devono aiutare la persona, ma al contrario forze sempre maggiori che le mostrano quanto sia imperfetta. E questo la spinge a esigere la perfezione.

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Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbala del 7/3/2025, “Devozione “

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Può un Kabbalista nuocere ad un’altra persona?

Domanda: Una persona, come risultato dello studio della Kabbalah, può nuocere a qualcun altro? Ad esempio, uccidere intenzionalmente qualcuno a causa di un aumento del desiderio?

Risposta: Assolutamente no. Nemmeno i semplici sensitivi o veggenti possono farlo, figuriamoci un Kabbalista.

Il punto è che un Kabbalista è connesso al Creatore e, in una certa misura, diventa simile a Lui. Questo significa che è incapace di arrecare danno agli altri.

È possibile che altri lo possano percepire come severo o duro con loro. Ma arrecare danno, nel senso in cui comunemente viene inteso, è qualcosa che un Kabbalista non può fare. Ciò contraddice la natura stessa che egli sta acquisendo e incorporando dentro di sé.

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Da KabTV “Ho ricevuto una chiamata. Nuocere agli altri” 31/08/2010

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Grandi Kabbalisti della nostra generazione

Domanda: Cosa ha fatto di speciale Baal HaSulam oltre ad adattare la Kabbalah per la nostra generazione?

Risposta: Baal HaSulam è stato un grande Kabbalista della prima metà del XX secolo. Ha riassunto tutta la Kabbalah lurianica (la Kabbalah dell’ARI), l’ha organizzata in un sistema e l’ha presentata nel libro “Lo Studio delle Dieci Sefirot”. Inoltre, ha scritto numerosi articoli, diverse Introduzioni al Libro dello Zohar e ha trasformato la Kabbalah in una vera e propria scienza.

Nei suoi scritti, Baal HaSulam è stato il primo a rivolgersi alla gente comune. Prima di lui, i Kabbalisti scrivevano solo per coloro che avevano già raggiunto il mondo superiore.

È stato il primo a diffondere la Kabbalah al pubblico, perché dai suoi tempi in poi il mondo è entrato in un periodo di ascesa spirituale, anche se non ancora rivelata. È un processo di accumulazione e di graduale costruzione.

Inoltre, Baal HaSulam iniziò a diffondere la Kabbalah non solo agli Ebrei, ma al mondo intero, ovunque fosse possibile. Scrisse apertamente a riguardo: “Sono felice di essere nato in una generazione in cui è permesso rivelare la saggezza della verità e mi è stato concesso il permesso di rivelare la Kabbalah al mondo”.

Il figlio maggiore di Baal HaSulam, RABASH, è stato il grande Kabbalista della seconda metà del XX secolo e il nostro maestro.
Per tale motivo la nostra organizzazione si chiama Bnei Baruch (Figli di Baruch); questo è in suo onore. Da lui abbiamo ricevuto il metodo kabbalistico che studiamo oggi.

Ha scritto tre volumi di articoli che spiegano l’intero percorso spirituale di una persona su come raggiungere i mondi superiori. Inoltre, molte delle sue registrazioni d’archivio sono state conservate ma non ancora pubblicate, ci stiamo lavorando.

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Dalla Lezione Quotidiana di Kabbalah del 23/07/2017, “Una catena di conoscenza lunga 57 secoli. La storia del metodo Kabbalah”

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Il film della nostra vita

La saggezza della kabbalah differisce dalla semplice fede cieca popolare in quanto parla del lavoro durante le discese, gli allontanamenti e i rigetti da parte del Creatore attraverso ogni tipo di evento nella nostra vita.

Potremmo essere pronti a dire “non esiste nulla tranne Lui”. Dopo tutto,sembra corretto e buono  affermare che c’è una sola forza che crea tutto e governa tutto. Ma ce ne  dimentichiamo nel momento in cui sentiamo un rigetto da parte di questa forza o quando giungono  diversi problemi che sembrano ingiusti.

Inoltre, emerge che tutto questo è stato pianificato per ciascuno di noi dal Creatore fin dal principio della creazione, poiché tutto è già stato predeterminato fino alla fine della correzione. Questo significa che la nostra intera vita è un film, al quale dobbiamo aggiungere “620 volte di più”, attraverso i nostri sforzi specialmente durante gli allontanamenti.

Il lavoro più importante avviene durante la  discesa. Il Creatore rende il cammino più arduo inviandoci disturbi , problemi e occultamenti e ponendo ostacoli di fronte a noi. Ma noi sappiamo come superare tutto questo e non accade attraverso l’eroico superamento di tutti gli ostacoli.

Il vero superamento consiste nell’attribuire tutti gli ostacoli e la pesantezza del cuore al Creatore, senza chiedere che vengano rimossi. Gli ostacoli sono in realtà i livelli attraverso i quali dobbiamo ascendere.

Ogni volta che il desiderio di ricevere piacere aumenta ,insorge un problema come invito del Creatore ad alzarsi e affermare la Sua unicità ad un livello più alto. Ecco perchè viviamo passando da problema a problema, da delusione a delusione,da paura a timore. Ma è proprio in questo che possiamo vedere la grazia del Creatore perché Lui non ci abbandona, ma ci spinge in avanti.

Questo è ciò che accade con l’intera nazione di Israele come collettività e con ogni singolo individuo che sta avanzando verso il suo stadio di correzione finale. È proprio durante le discese che abbiamo l’opportunità di chiedere aiuto al Creatore. È evidente che le discese sono quegli stati in cui il Creatore invita una persona ad avvicinarsi, proprio attraverso il superamento della confusione e dei disturbi che intendono separarci da Lui.

Se, nonostante tutti gli ostacoli, dichiariamo che gli stessi provengono dal Creatore in modo da spingerci a chiedere il Suo aiuto per elevarci al di sopra di essi verso una maggiore adesione, allora gli ostacoli diventano un mezzo di connessione, la colla stessa con cui aderiamo al  Creatore.

Si scopre che gli ostacoli, in realtà, erano utili per arrivare a una richiesta, in risposta alla quale l’uomo riceve dal Creatore la forza della  dazione, della fede sopra la ragione, al di sopra dei disturbi. Ed è così che avanza.

Pertanto, il nostro lavoro consiste nel gioire dei disturbi come opportunità per chiedere al Creatore di avvicinarci a Lui.

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Dalla lezione quotidiana di kabbalah 24/8/2019 “ Non esiste nessuno tranne Lui”

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Nel Campo delle Intenzioni

Il campo in cui ci troviamo è un campo di sentimenti, di bene e male, di piaceri e sofferenze, di informazioni e di ogni sorta di relazioni. Al suo interno, si può scoprire che è un campo di intenzione, del nostro rapporto con il Creatore, dalla completa opposizione alla piena equivalenza. Non c’è nient’altro.

Nella misura in cui la tua intenzione assomiglia alla Sua, nella stessa misura ti renderai conto che stai già agendo. In realtà, non ci sono azioni, piuttosto vedi che l’intenzione è ciò che viene realizzato.

Anche nel nostro mondo non esistono azioni reali! Sembra solo che dobbiamo fare qualcosa perché c’è il divario tra intenzione e azione, tra ciò che desideriamo e ciò che è reale.

La più sottile rivelazione che si riceve attraversando il Machsom è che il mondo intero esiste in un certo campo, e ognuno esegue i comandi di questo campo secondo il proprio posto, ognuno secondo il proprio potenziale, la propria anima, in relazione a questo campo. Cambia il tuo posto nel campo e di conseguenza, compirai qualcosa di diverso.

Non ti è mai capitato, a volte, all’improvviso, di dimenticare tutto ciò che hai visto, sentito, ricordato, come se il tuo “computer” fosse stato ripulito e vi fosse rimasta una tabula rasa? Qualche ora o qualche momento dopo, si inserisce qualcosa e ci si “accende” di nuovo, come una marionetta.

Come può succedere questo a una persona? Dopotutto, prima di iniziare a studiare la Kabbalah, non eravamo così! Ricordavamo tutto, avevamo il controllo, sapevamo come muoverci.

Ma una volta iniziato a studiare la Kabbalah, improvvisamente ci sentiamo svuotati e poi riempiti di qualcos’altro. Sorgono in te stati su cui non hai alcun controllo; senti che non sono “te”. Un “disco” viene inserito o rimosso in te, e non sai da dove provenga. Questo accade perché stai cambiando e ti stai muovendo attraverso questo campo da un punto all’altro.

Da solo, sei un Kli (vaso). Cosa significa? Ovunque ti trovi, è di lì che sei riempito. Cambi, ti muovi, e da lì proviene tutta la tua pienezza. Improvvisamente, ti senti svuotato. “Cos’è successo? Dove sono? Dove sono i miei sentimenti, il mio mondo interiore?” Non rimane nulla! A malapena ti riconosci.

Improvvisamente, scopri di essere in uno stato diverso, con un riempimento diverso. Poiché sei un vaso, ciò che ti riempie dipende da dove ti trovi nel campo di luce. Allora capirai che è l’intenzione che ti muove attraverso questo campo e in base a essa sei riempito.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 14/05/2025, Scritti di Baal HaSulam “L’Arvut (Garanzia reciproca)”

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La via per il successo: Realizzare la condizione di garanzia reciproca

Domanda: Sappiamo che in ogni impresa ci deve essere un responsabile. Senza di lui non si fa nulla. Allora perché, nel lavoro interiore, tutti sono responsabili?

Risposta: Vediamo che in qualsiasi lavoro, se vogliamo avere successo, ad esempio nella costruzione di una Sukkah, ci dividiamo in squadre.

Ogni squadra è responsabile della propria parte – elettricità, raffreddamento, riscaldamento, cucina e così via – e così abbiamo successo. Ognuno si preoccupa del successo generale, ma lavora sulla propria parte. Tuttavia, ognuno pensa all’obiettivo comune.

Ora vi chiederete: nel nostro gruppo, tutti devono pensare all’Arvut o possiamo formare un team dedicato a questo? I teams sono necessari per svolgere compiti che richiedono un’ esecuzione pratica. Ma ogni persona deve avere l’intenzione di avere successo, e questo successo è definito come la realizzazione della condizione di Arvut. Ognuno deve sentire di essere uscito dalla propria volontà di ricevere.

Questo si chiama esodo dall’Egitto ed è la condizione per ricevere la Torah. Dopo di che, arriva la forza superiore e dona la capacità di lavorare con i vasi di ricezione.

Il desiderio di raggiungere l’Arvut deve essere presente in ognuno, altrimenti non ha alcun senso stare nel gruppo. Ognuno può compiere azioni diverse a seconda del carattere della propria anima e delle proprie capacità, a seconda di ciò che è in grado di fare nel gruppo, sia fisicamente,  che mentalmente o teoricamente, ma l’intenzione deve essere condivisa da tutti.

Non si possono dividere le responsabilità dicendo: “Tu ti occupi dell’intenzione del gruppo e noi compiremo l’azione”. Baal HaSulam afferma che l’Arvut deve applicarsi a tutti. Ognuno pone il mondo intero sulla scala dei meriti. Ognuno! Non si può scaricare questo peso sugli altri perché ognuno ha il proprio vaso (Kli) che deve correggere attraverso l’Arvut.

Dal mio Kli, devo fornire la mia parte di Arvut a tutti. Lui deve fornirla dal suo Kli, un altro dal suo e così via. E se manca qualcuno, allora, poiché siamo tutti connessi, mi mancherà ciò con cui avrebbe dovuto contribuire. Penserò: sì, il gruppo è buono e ricevo sempre aiuto, ma manca ancora qualcosa.

Ma non devo preoccuparmi se sarò riempito con l’Arvut o meno. Non lo so questo. Quello che succede è che una persona raggiunge uno stato in cui si libera dal desiderio di ricevere e inizia a lavorare nella dazione. Questo si chiama attraversare il Machsom.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 13/05/2025, Scritti di Baal HaSulam L’Arvut (Garanzia reciproca)

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Rabash – Il Creatore dell’Enciclopedia del Lavoro Spirituale Interiore

Baal HaSulam era uno studioso impegnato nella scienza pura. Scriveva in uno stile accademico elevato. E il mio maestro Rabash ci è molto vicino. Ci tiene nelle sue braccia e ci mostra: “Questo è il modo in cui dovresti camminare. Questo è esattamente il motivo per cui stai sperimentando tali stati”. Ti guida costantemente come un bambino piccolo, ti aiuta, ti nutre, ti avvolge, fa di tutto per elevarti.

Rabash, in sostanza, ha creato un’enciclopedia Kabbalistica del lavoro spirituale interiore. Nei suoi articoli ha rivelato tutti gli stati che dobbiamo attraversare. Pertanto, se una persona li studia costantemente, non ha problemi.

Lavorando a una versione abbreviata di questi articoli e rileggendoli più volte, mi rendo conto di quanto siano simili agli alimenti per bambini, senza i quali un bambino non potrebbe sopravvivere. Una persona non può ricevere il nutrimento della Kabbalah che Baal HaSulam le dà in realtà. Baal HaSulam lo illumina a tal punto che è come se mettesse una bistecca sugli occhi di un bambino.

Ma Rabash non lo fa. Egli trasforma tutto questo in porridge, in verdure bollite, in latte, che può essere consumato nelle giuste porzioni. È riuscito a farlo in modo straordinario! E in uno stile e in una forma tali che è impossibile da descrivere!

Ricordo come scriveva, ogni giorno un po’, un po’ di più, un po’ di più, e alla fine della settimana usciva l’articolo. Me lo consegnava, io ne facevo delle copie e lo distribuivo agli studenti. E per tutta la settimana successiva lo leggevamo, finché non usciva un nuovo articolo. E poi di nuovo la stessa cosa. In altre parole, si trattava di un lavoro spirituale interiore e sistematico di padronanza dello spazio spirituale.
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Da “I Got a Call. Il grande Rabash” 9/3/10

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