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Sulle orme del nostro patriarca Abramo

Domanda: Se all’interno del gruppo c’è accordo nell’adempiere alla garanzia reciproca, è sufficiente questo per darmi la fiducia necessaria a uscire dall’egoismo?

Risposta: Bisogna imparare da Abramo come adempiere alla garanzia reciproca. Non a caso è chiamato Av (padre) Le Am (del popolo), il padre del popolo, del gruppo. È un esempio per tutti. Non importa se le condizioni a quei tempi fossero diverse o meno.

Fu il primo a metterla in pratica, attirando sempre più persone a sé, spiegando loro sempre più in profondità l’essenza della legge della garanzia reciproca, quale tipo di relazioni dobbiamo instaurare affinché il Bore si riveli dentro di noi, perché possiamo percepire la realtà spirituale, il tipo di esistenza in cui ci troviamo realmente, e così via.

Chiunque può farlo seguendo il cammino del nostro patriarca Abramo. Non c’è nulla di nuovo in questo.

Ovviamente, se esiste già un gruppo che, in una forma o nell’altra, è d’accordo nell’attuare la garanzia reciproca in base al proprio livello di sviluppo, o ne fa il suo standard più elevato—un obiettivo che ritiene di poter raggiungere attraverso la correzione individuale e il supporto reciproco tra i membri—questo rappresenta un autentico progresso autonomo. In tal caso, il gruppo influenza ogni individuo, e ogni individuo influenza il gruppo.

Non c’è bisogno di calcoli complessi, ma solo di assimilare questa legge e comprendere che senza connessione reciproca non saremo simili alla luce.

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Tratto dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 12/05/2025, Scritti di Baal HaSulam: “L’Arvut (Garanzia reciproca)”

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Il popolo d’Israele deve adempiere alla legge della garanzia reciproca

Impegnandoci nella garanzia reciproca,  prima di tutto adempiamo  a questa legge all’interno del popolo d’Israele, e solo in seguito il mondo intero si unirà a noi.

In definitiva, tutti, senza eccezioni, sono obbligati a rispettare questa legge. Baal HaSulam scrive che anche negli stati più avanzati, chiamati “l’ultima generazione”, ci sono ancora persone che non sono in grado di comprendere l’esatta interpretazione della legge “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Eppure, vi aderiscono anche senza la consapevolezza della necessità dell’Arvut.

Ma in ogni caso, poiché nell’anima collettiva di Adam HaRishon esistono molti tipi di anime che differiscono per carattere, profondità, raggiungimento, comprensione e partecipazione, allora, naturalmente per ognuno, il compimento dell’Arvut e la relativa partecipazione, sono diversi in base alla loro capacità, al raggiungimento e alla profondità del desiderio che li governa o che hanno già acquisito.

Tuttavia è Israele – chi aspira al Creatore – chi deve essere il primo a raggiungere questa realizzazione.

Poi, come scrive Baal HaSulam, si deve organizzare una piccola comunità in cui vengono stabilite tutte le leggi, come in un’unica nazione. In seguito, sempre più gruppi devono unirsi a loro, finché questa legge non diventa un modello per tutto il mondo.

Ma, come scrive Baal HaSulam, essi si uniscono gradualmente in base alla comprensione della responsabilità posta su ciascuno di coloro che fanno  parte del gruppo il cui statuto è l’Arvut.

 

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Dalla Lezione Quotidiana di Kabbalah 5/11/2025, Scritti di Baal HaSulam L’Arvut (Garanzia reciproca)

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Garanzia reciproca—Prendersi cura degli altri

Domanda: Abbiamo parlato della necessità di una costituzione del gruppo. Qual è il modo migliore per definirla?

Risposta: Deve esserci chiaro che nessuno sforzo, nessun denaro e nient’altro porterà all’emergere di un sentimento comune all’interno del nostro gruppo che lo farà avanzare.

Questo sentimento comune è chiamato garanzia reciproca (Arvut), perché è semplicemente una sensazione in cui ognuno è sicuro che non gli mancherà nulla, poiché tutti lo amano.

Proprio come un bambino è certo che i suoi genitori si prenderanno cura di lui e gli daranno tutto, sia che si comporti bene sia che si comporti male. Si tratta di una questione psicologica, di sentimento, non di realizzazione pratica.

Ovviamente, il gruppo non può produrre questo da solo, perché è il risultato dell’influenza della luce superiore. Ma dobbiamo desiderare che ciò accada, e dobbiamo averne cura affinché accada davvero.

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(Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah, 1ª parte, 14/5/2025, Scritti di Baal HaSulam “La Garanzia reciproca”)

 

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Analisi e Correzione

Come possiamo portare tutti a pensare a un unico obiettivo? Questo è ciò che dobbiamo ricercare, perché non esistono soluzioni pronte per ogni momento della nostra vita.

Dobbiamo cercare quale tipo di connessione e in quale forma devo avere in ogni momento, così da poter attrarre su di me la luce circostante e che essa mi dia una certa elevazione verso la spiritualità, cioè verso l’adempimento della legge della garanzia reciproca, dell’amore per il prossimo e dell’adesione al Creatore.

Tutti i dati sono già dentro di noi e, in base ad essi, la luce circostante splende su di me. Devo solo essere sensibile alla differenza tra me e la luce circostante e, con il suo aiuto, devo adattarmi per raggiungere la correzione. Devo raggiungere uno stato in cui la luce circostante influenzi precisamente i vasi non corretti, le mie intenzioni non corrette.

E ogni volta, devo analizzare i miei stati e chiarirli. Ma posso essere pronto per questo solo quando il gruppo mi dà il senso dell’ importanza: “Guarda, sei malato! Una terribile malattia ti sta consumando e se non te ne accorgi, morirai! Guarda cosa c’è dentro di te!”.

Tuttavia, vediamo che una persona non ascolta. Non ha fretta di andare dal medico. “Forse tra una settimana… Adesso non mi fa ancora paura”. Ma se glielo dicono da tutte le parti e vengono raccontate storie terrificanti su chi non è andato dal medico, allora correrà dal medico, anche se ancora non sente nulla. Questo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.

Tutti i componenti sono già dentro di noi: la luce splende e il vaso non è stato corretto. La necessità ci obbliga a iniziare il lavoro di analisi e di correzione.
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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 13/05/2025, Scritti di Baal HaSulam “L’Arvut (Garanzia reciproca)”

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Il Giusto Approccio alla Vita

Commento: Il più delle volte, una persona desidera sentirsi bene. Diciamo che se è malata o ha qualche problema, inconsciamente dice: “Sì, voglio ricevere supporto dalla forza superiore per superare questo ostacolo”, sebbene nel profondo, nella sua anima, pensi a come sentirsi meglio.

La mia risposta: Solo all’inizio, significa che è ancora un desiderio informe.

Poi gradualmente, dal profondo della sofferenza, egli inizia a comprenderne la profondità e la causalità, che non sono destinate a farlo soffrire e che la loro soddisfazione non è fine a se stessa. Dopotutto, qual è allora il senso di questa vita? Soffrire e alleviare la sofferenza? È davvero questo il senso dell’esistenza?!

Il significato dell’esistenza è elevarsi al di sopra di questa vita e usarla come mezzo per raggiungere un livello superiore. Altrimenti cosa? Se mi picchiano, scappo. Vengo picchiato, mi faccio curare. E questo è lo scopo della vita?! Questo è un modo completamente sbagliato di guardare il mondo.

Ecco perché la Kabbalah dice che dobbiamo rivelare la fonte delle nostre sofferenze e perché il Creatore ce le manda, affinché possiamo connetterci a Lui. Altrimenti, non saremo risvegliati a questa connessione con Lui. E in seguito saremo grati.
È possibile senza questo? No, è impossibile.

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Dal programma di KabTV “Ho ricevuto una chiamata. Come chiedere correttamente al Bore” 27/08/2010

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Il Fondamento della Struttura Spirituale

Gli amici si sforzano di creare una connessione tra loro e da quel punto rivolgersi al Creatore e chiedere l’adesione (Dvekut). In questo caso, l’insegnante è il messaggero del Creatore che vi conduce a Lui.

L’adesione con l’insegnante è una solida base (Yesod) su cui erigere un edificio spirituale. Yesod è la qualità superiore rispetto a Malchut. Pertanto, quando una persona si trova da un lato in Yesod e dall’altro in Malchut, si forma una connessione tra lo stato attuale e quello futuro.

Il fondamento (Yesod) viene costruito quando una persona gli attribuisce un grado superiore ed è disposta a fare sforzi per staccarsi dal proprio stato attuale e ascendere verso uno stato più elevato. Una persona deve chiedere, dunque, al Creatore la capacità di ascendere sempre più in alto.
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Dalla 2nd parte della Lezione di Kabbalah del 5/5/2025, Scritti di Baal HaSulam “Things that Come from the Heart”

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Garanzia reciproca: la decisione spetta a noi

Domanda: La garanzia reciproca è una correzione? Non riesco a correggermi da solo, quindi forse non è mio compito raggiungere la garanzia reciproca?

Risposta: La garanzia reciproca si raggiunge attraverso il lavoro di ognuno e di tutti insieme. Dobbiamo giungere a un accordo sul fatto che la garanzia reciproca è necessaria, che senza di essa non possiamo unirci, che è una condizione per unire tutti i desideri e tutte le anime.

Se decidiamo di volerla, allora, essendo al di sotto del nostro stato corretto, attiriamo la Luce Circostante grazie al desiderio di volerla raggiungere. Vogliamo essere in questo stato anche senza sapere o comprendere davvero cosa sia, ma basta semplicemente volerlo.

Allora la forza discende su di noi dall’alto sotto forma di Luce Circostante e comincia a correggerci,  in modo che, accettando di essere garanti l’uno dell’altro, arriviamo a soddisfare questa condizione e riveliamo la nostra reciproca inclusione nelle anime.

A dire il vero, noi riveliamo l’unico stato esistente, tutti gli altri stati in cui ci troviamo attualmente, per come ci appaiono, sono solo diversi gradi di incoscienza.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 4/5/2025, Scritti di Baal HaSulam, L’Arvut (La Garanzia reciproca)

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Diventare Uguali al Creatore

Lo stato in cui ci troviamo attualmente, lo stato corrotto, appare tale solo a noi. In verità, siamo ancora nello stesso stato corretto. Nulla è cambiato, come è detto: “Io, il Signore, non cambio” (Malachia 3:6).

I kabbbalisti, che rivelano i gradi spirituali avanzati e ascendono da un livello all’altro, affermano che nulla cambia. Tutto è nascosto solo in relazione a noi e siamo noi a doverlo scoprire.

Questa rivelazione è possibile solo attraverso i nostri sforzi, quando desideriamo veramente tornare allo stato originale.

Come spiega Baal HaSulam in una lettera contenuta nel libro “Pri Chacham, Lettere”: una persona che ascende dall’inizio del cammino alla sua correzione finale (Gmar Tikkun) raggiunge quello stesso stato in cui era già aderente al Creatore come punto della radice, attraverso il proprio sforzo.

Grazie ai suoi sforzi, aggiunge consapevolezza, espande la sua percezione della realtà e la sente 613 volte più intensamente di prima.

Perché prima era come una goccia di sperma, un punto aderito al Creatore. Ma quando ritorna a quello stato attraverso il proprio lavoro, raggiunge la pienezza di quel livello di Dvekut (adesione) al Creatore. Diventa uguale al Creatore.

Questo è ciò che si intende con “gli ZON del mondo di Atzilut sono in costante accoppiamento (Zivug) allo stesso livello”.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 3/5/2025, Scritti di Baal HaSulam “L’Arvut (Garanzia reciproca)”

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“Il giorno del Creatore”

Il “Giorno del Creatore” è lo stato di una persona che non sente la mancanza di nulla ed è pronta a rimanere in quello stato per tutta la vita e oltre, a una condizione: che abbia continuamente il desiderio di dare al Bore. E questo senza alcuna risposta, conoscenza o compenso; è semplicemente per il gusto di fare qualcosa di buono per il Creatore, anche senza che nessuno sappia, nemmeno il Creatore stesso, che la persona si sta impegnando per il Suo bene.

La prova di ciò è la gioia e la sensazione di perfezione. Ciò significa che la persona è già alla fine della correzione, perché non desidera altro che questo. Questo stato è chiamato il Giorno del Creatore. Ogni persona, ovunque si trovi, può immaginare questo stato e impegnarsi costantemente per raggiungerlo. Altrimenti non si chiamerebbe giorno o perfezione.

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Da una conversazione sul tema “La fede al di sopra della ragione”

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Fare domande

Domanda: Tu affermi che anche se una persona non dà voce alle  proprie domande ma   si limita a scriverle, le sta comunque immettendo nel sistema e alla fine riceverà risposte.  È importante dare voce alla domanda o è sufficiente pensarci e scriverla?

Risposta: Entrambe le cose sono necessarie: pensarci, esprimerle e scriverle. Ci sono diversi livelli di espressione di sé, scritto o verbale. Quando raggiunge il livello scritto è già una cosa seria e, se può raggiungere anche il livello verbale, allora è ancora più seria. È così nella spiritualità. Nella corporeità, è l’opposto.

Commento: Quindi prima viene il pensiero, poi l’elaborazione.

La mia risposta: Elaborare il pensiero per iscritto e poi esprimerlo verbalmente.

Domanda: Scrivere le domande rafforza il lavoro di uno studente che studia la Kabbalah, rispetto al semplice ascoltare come avviene al cinema?

Risposta: Certo. Ecco perché distribuiamo matite, penne e carta agli studenti durante le lezioni. Per favore, sedetevi e prendete appunti. Io incoraggio tutti a lavorare come veri studenti, formulando quindi i propri pensieri e scrivendo una breve relazione. Vogliamo creare un simulatore che incoraggi le persone a studiare di più.

Domanda: Ma le informazioni che emergono durante una lezione hanno già una certa forza? Intendo dire, se una persona scrive un articolo basandosi su di esse, ha una grande forza?

Risposta: Certo che ha una grande forza, perché come minimo, diverse migliaia di persone sono presenti insieme durante la lezione e sono permeate da queste informazioni. Questa è una forza enorme nel mondo.

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Dal programma “Ho ricevuto una chiamata. Fai domande” di KabTV del 20/08/2010

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