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Fissa nel tuo cuore la preoccupazione per i tuoi amici

Domanda: Perché non riesco a comprendere con chiarezza l’importanza dell’ambiente ?

Risposta: Si sente di non comprendere fino in fondo la sua importanza perché non hai voglia di trovare il corrispondente desiderio dentro di te. Capisci le parole, ma il tuo cuore non risponde ancora. A volte persino ci si ammala e si è stanchi di sentirne parlare.

Questo è naturale. Hai solo bisogno di continuare a lavorare sul desiderio comune. Ognuno deve cominciare a pensare quanto questo sia importante e che è esattamente ciò che ci serve. Ci sforziamo artificiosamente di prenderci cura gli uni degli altri: mi preoccupo per gli altri per fare in modo che diriggano i loro pensieri verso il traguardo insieme a me. Sono costantemente preoccupato e poi una paura reale si sviluppa dentro di me: saranno in grado di mantenere i loro pensieri sull’obiettivo?

E poi il cuore del gruppo mi appare davanti, non i loro nomi o i loro volti, ma il desiderio profondo che regna tra gli amici. È il desiderio di tutti l’essere pronti ad unirsi con gli altri in modo che tutti possono mirare alla meta? Questo è ciò che mi riguarda. Se questo è vero, allora avremo attirato un po’ di Luce a questo comune desiderio nel corso di un breve periodo di studio, per poi raggiungeremo l’obiettivo.

Il problema non è la luce che ci influenza. Il problema per tutti noi è collegare i nostri desideri per stare insieme nel cammino verso l’obiettivo. La prima cosa è la preoccupazione che deve soddisfare il cuore di tutti. Questa è la garanzia mutua.

Quando abbiamo un desiderio comune, i “flussi” vanno da un amico ad un altro, e quindi sono sempre al lavoro. Quando ci sforziamo di studiare al fine di realizzare questo desiderio e non siano disturbati da qualsiasi altro obiettivo, evochiamo la luce con questo desiderio comune che è rivolto verso la dazione mutua, il Creatore . Poi saremo pieni di desiderio nella preparazione allo studio e durante lo studio.

Non ci può essere nulla al di là di questo. E ‘scritto: “Abacuc è venuto e ha ridotto tutto a una cosa:. Un uomo giusto vivrà per la sua fede” . Il più grande effetto deriva da un’ azione con la quale si desidera raggiungere la dazione. La dazione è indicata anche come “fede”.

Alla fine, questa è una cosa molto semplice. Nel complesso, la Kabbalah continua ad essere rivelato in un modo sempre più semplice. E anche se il percorso è difficile e ci vogliono anni, abbiamo l’opportunità di accelerare notevolmente il nostro sviluppo.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 15.02.2011, Scritti di Rabash)

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L’abc della saggezza

Domanda: Per migliaia di anni, il metodo della Kabbalah è stato spiegato da alcuni uomini speciali, i Kabbalisti. Oggi, noi lo diffondiamo alle masse. Così facendo, non perdiamo la profondità di questa saggezza?

Risposta: Assolutamente sì. Ma dobbiamo farlo comunque. Noi siamo quelli attraverso i quali questa saggezza raggiunge gli altri uomini.
I nostri genitori, per esempio (con tutto il dovuto rispetto), erano persone normali, non dei santi. Essi ci hanno cresciuti in questo mondo e ci hanno dato un’educazione che è al loro livello. Noi facciamo lo stesso.

Ovviamente, diffondendo la Kabbalah tra le masse, noi la “corrompiamo”. E’ ciò che noi chiamiamo abbassare i livelli spirituali che scendono dal mondo dell’Infinito. Nonostante questo, non abbiamo scelta. Può un bambino ricevere tutta insieme e all’improvviso la conoscenza di una scienza? No, dobbiamo dargli una versione elementare, che sia ben adattata al suo livello. Non importa cosa posso spiegarli, mostrargli o dargli in pasto, tutto deve essere in linea con il suo stato presente.

Il modello adatto da seguire in questi casi è Lo Zohar per tutti. Abbiamo preso il commentario sul Libro dello Zohar di Baal HaSulam e abbiamo tolto tutto il materiale che non è specificamente legato al contenuto principale. Ad ogni modo, anche questo materiale è necessario. Baal HaSulam non ha fatto nulla in vano. Tuttavia, nello stato in cui ci troviamo, questo sistema impedisce a noi, e ancora di più al nostro vasto pubblico, di avvicinarsi allo Zohar.

Quando nella mia vita ho aperto il mio primo libro, ho visto le parole scritte con grosse lettere, “MAMMA, CASA, SOLE”. Così, noi dobbiamo dare agli uomini le informazioni che essi sono in grado di assimilare. Più avanti, mentre imparano, saliranno a dei livelli più elevati.

La scala spirituale non “corrompe” la Luce superiore che viene enormemente ridotta mentre scende ai livelli inferiori. Questa è la sua natura poiché, altrimenti, coloro che sono inferiori non sarebbero in grado di assorbire nemmeno una goccia di Luce.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 11.02.2011, gli scritti del Rabash)

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I quattro livelli di comprensione

Domanda: Si dice che quando Rabbi Shimon e i suoi discepoli stavano creando il Libro dello Zohar, erano seduti in una grotta, Rabbi Shimon parlava, Rabbi Abba stava scrivendo, il figlio di Rabbi Shimon, Rabbi Eleazar, era all’ascolto “di bocca in bocca”, mentre il resto stava ascoltando con il cuore. Cosa significano questi diversi livelli di connessione?

Risposta: Oltre al linguaggio esterno, i Kabalisti possono utilizzare per la comunicazione, “il linguaggio dei rami”, c’è anche un collegamento interno chiamato ” Peh El Awzen “(da bocca a orecchio) a livello di Binà, quando l’ insegnante e l’allievo sono uniti in uno stato di Katnut (un piccolo Stato), nonché il collegamento, detto “Peh El Peh“(di bocca in bocca) a livello di Keter, nello stato di Gadlut (uno stato grande). Tale collegamento non richiede alcuna lingua: si capisce l’altro senza parole, tramite l’adesione interiore, l’unione.

In altre parole, possiamo comprendere l’altro in uno dei seguenti modi:

  • Dopo lunghe conversazioni, o
  • prendendo il suggerimento, o
  • iniziando a capirsi senza parole, o
  • essere diventati così uniti in un unico complesso che diventa impossibile dire che tu mi capisci e io ti capisco visto che siamo inseparabili, e non abbiamo bisogno di far passare nulla tra di noi.

Questi sono i livelli della connessione spirituale.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di  Kabbalah del  14.02.2011 , “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah”)

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Il dovere di imparare da un kabbalista autentico e saggio

Domanda: Come può sapere l’uomo se il suo maestro è un vero kabbalista?

Risposta: Come puoi sapere che si tratta di un vero kabbalista? Non può farti vedere dei veri diplomi o compiere dei miracoli che possano farlo sembrare un essere spirituale; poichè in seguito, come si fa a conoscere la spiritualità? Dunque, possiamo solamente ascoltare il nostro cuore e verificare se quello che ascoltiamo vibra dentro di noi, e ci unisce alla radice della nostra anima.

Io ho studiato in quattro cinque posti prima di trovare il Rabash. E di solito li lasciavo, non perché avessi trovato qualcosa di meglio, ma perché avevo capito che in quel posto non c’era altro da imparare. E in nessuno di questi c’era l’intenzione di illudermi; era solo che ognuno di loro aveva il proprio metodo, le proprie idee e le proprie disillusioni.

Tuttavia, stavo cercando un posto dove poter studiare la Kabbalah come una scienza. E quando incontrai il Rabash, capii immediatamente che i suoi studenti studiavano le fonti autentiche più importanti: Lo Zohar, i lavori dell’ Ari e di Baal HaSulam, che hanno composto i testi Kabbalistici più importanti, e capii che lui aggiungeva un profondo significato logico ai concetti, senza quegli atti religiosi esteriori e la meditazione.

In altre parole, egli usava un approccio strettamente scientifico senza girarci intorno. In quel tempo, mi ero già reso conto che tutto il resto non aveva niente a che fare con la verità. Avevo come il presentimento che in qualunque posto si parlasse di azioni legate al corpo fisico o alle fantasie, non ci fosse alcun legame con la spiritualità.

Avevo la chiara sensazione dell’esistenza di un ingresso dentro un mondo più interiore che non dipendesse dal corpo o dall’immaginazione, o da tutte le qualità che si hanno in un dato momento. È necessario che l’uomo riveli di avere dentro di sé il terreno pronto, ed io cercavo di sapere: come si fa? E quando arrivai al Rabash ed incominciai a studiare, vidi che quello era esattamente ciò di cui parlavo.

Baal HaSulam scrive che chiunque desideri ricevere la conoscenza spirituale deve trovarsi un maestro, un kabbalista autentico e saggio che possa essere giusto per il lavoro. Tuttavia, se percepisce di trovarsi in un posto che non fa per lui, non deve smettere di cercare. Il tempo scorre.
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Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.02.2011 “L’essenza della saggezza della Kabbalah”

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Il grado della “Verginità”

Scritti del Rabash, articolo 29, “Sposati con una Vergine”: ogni volta che una persona riceve una sposa, riceverà una vergine che non ha mai avuto un marito. In altre parole, lui non ha mai utilizzato questa Malchut e lei deve sempre essere una nuova sposa.

Nel lavoro spirituale Malchut è chiamata “il regno dei cieli”, che deve prendere la persona su di sé, tutti i giorni rinnovata. Lui deve immaginare che sta cominciando adesso il lavoro spirituale e non deve importargli niente di quello che è venuto prima.

Il Creatore creò la creazione ed esiste in adesione ed unità con essa. Questo si chiama primo stato o mondo dell’Infinito. Tuttavia, la creazione non si percepisce in questo stato. Fu creata semplicemente in questo modo, però non è permeata dai dettagli della percezione, al di là della sensazione di uno. Pertanto è come il grado inanimato, una goccia di seme che non ha percezione di se stessa.

Il desiderio del Creatore è di portare la creazione a che si renda conto di chi è Lui e che diventi uguale a Lui. Pertanto, il vero stato è nascosto alla creazione che invece comincia a percepirsi nello stato opposto. Questa fase, a sua volta, si divide in vari aspetti: la creazione stessa si percepisce come esistente nei livelli, inanimato, vegetale, animato e parlante.

Tu ed io sentiamo la nostra esistenza nel grado umano di questo mondo. Tuttavia, non sentiamo che ci siamo sviluppati dal livello inanimato; non sentiamo i nostri cicli di vita passati nel livello umano, ma semplicemente sperimentiamo noi stessi come viventi qui e adesso.

Il fatto è che qualsiasi analisi deve avvenire per conto proprio. Una persona in questo mondo riconosce l’adesione, la connessione con il Creatore, e si sviluppa ad un livello nel quale comincia ad esprimere la sua parte nella creazione, la sua attitudine verso il Creatore.

Il Creatore la porta a questo, dandole la sensazione di vuoto nella vita, però dall’altro lato, la motiva a connettersi a Lui, affinché sia simile a Lui. In questo modo il Creatore risveglia il desiderio di una persona nel primo punto spirituale. Se una persona realizza adeguatamente questo desiderio per mezzo del metodo della correzione , vale a dire la scienza della Kabbalah, se aumenta il suo piccolo desiderio con l’aiuto del gruppo, elevando l’importanza di riuscire ad essere simile al Creatore ed unirsi a Lui, se eventualmente fa si che il suo desiderio sia simile a quello del Creatore, allora acquisisce un nuovo grado. Il punto iniziale in lei cresce per diventare Malchut.

In ebraico Malchut significa regno; si chiama anche “il regno dei cieli”, perché la persona la rende simile a Binà, i cieli. In questo modo viene fatta la prima connessione tra Malchut e Binà, o tra la creazione ed il Creatore.

Dopo, allo scopo di dare l’opportunità alla persona di svilupparsi ancora di più, tutto quello che c’è stato prima si cancella e riceve la successiva parte del desiderio egoista che deve essere corretta e simile al Creatore. Questa parte deve essere portata all’adesione affinché diventi una persona in un grado più elevato. Allora non resta nessuna traccia della situazione precedente.

Così, se una persona lavora correttamente, allora riceve continuamente “una vergine come sposa”. Quindi corregge il suo desiderio per il bene della dazione, rendendolo simile a quello del Creatore ed acquisendo una maggiore equivalenza e vicinanza a Lui. Quando completa questa fase, l’adesione sparisce dalla persona ancora una volta e questa riceve un’altra volta un nuovo desiderio corrotto, con il quale deve lavorare nuovamente per mezzo del gruppo, elevando l’importanza dello scopo, aumentando il suo desiderio e unendosi con le altre anime. È così che una persona avanza.

Essa riceve continuamente una nuova parte di Malchut, una “nuova donna”. Se lavora per il bene della dazione, desiderando essere simile al Creatore, allora nel nuovo stato, tutto quello che è successo si cancella completamente e non ha niente su cui confidare dell’esperienza passata. Questo è di fatto un nuovo grado, la “verginità”.

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.02.2011, Scritti del Rabash)

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Crescere in modo giocoso

Domanda: Lei tocca un tema di grande importanza quando parla del lavoro con l’ambiente.

Risposta: Io non parlo di nessun argomento di grande importanza, io parlo della realizzazione immediata di ciò che è necessario che succeda tra noi. Non è al di sopra di noi, ma è al livello della nostra visione, al livello dei nostri cuori.

Domanda: Ma non lavoro con me stesso artificialmente?

Risposta: E’ chiaro, artificialmente. Noi riconosciamo ed ammettiamo la nostra ipocrisia. Si, noi giochiamo, noi “mentiamo” apertamente.

Per esempio, adesso, mio nipote è occupato a giocare con un camion giocattolo dei rifiuti. Lui cerca i rifiuti in tutta la casa per metterli dentro il camion. Questo è un gioco? Se lui fosse capace di spiegartelo, capiresti che questa è la vita. Tuttavia voi, gli adulti, state giocando con i vostri giocattoli. Lui la vede in questa maniera, noi, nella maniera opposta. Questi sono due livelli, e non c’è niente che tu possa fare al riguardo.

Così, io so che sono immerso nel mio desiderio egoista, che odio il mio vicino e che penso solo a me stesso. Non mi interessa nient’altro e vengo nel gruppo per ricevere ancora di più, perché non posso ricevere una soddisfazione più grande da nessuna delle cose che avevo prima.

I miei vicini sono soddisfatti delle loro posizioni e mi guardano come se io fossi audace: “Che cosa vuole lui dalla vita?”. Tuttavia, non è sufficiente per me, ed è per questo che sono qui.

Giorno dopo giorno, continuo a scoprire l’odio ed il disprezzo di tutti. Non ho bisogno di nessuno e non mi importa di nessun’altro a parte del mio caro io. Sono attento a tutto questo, però allo steso tempo, so che elevarmi ad un livello più alto significa uscire al di fuori di me, dal mio desiderio, dai miei pensieri, verso qualcosa di completamente diverso; desidero nascere nuovamente.

È così che gioco nel mio livello, nel mio egoismo, come se fossi già ad un livello superiore. Naturalmente, tutto questo equivale a fingere un gioco. È tutta una menzogna, però è una menzogna utile. Non ho nessun’altra possibilità di sviluppo, a meno che non faccia un gioco di qualcosa che voglio realizzare.

Questo è ciò che fanno i bambini, le piante e gli animali. Questa è la condizione che opera in tutta la natura. Ogni elemento che vuole svilupparsi nel consumo e nell’emissione di una determinata materia diventa una certa immagine, un modello di quello che aspiriamo a raggiungere. Questo deve sforzarsi verso la sua forma futura.

Dopo, arriva la Luce superiore. Quando lo sviluppo è causato dalla natura, questo avviene automaticamente. Le piante e gli animali non sanno come si sviluppano e tuttavia, la Luce opera anche sui livelli, inanimato, vegetale ed animato.

Non esiste un’altra forza, ma noi dobbiamo evocare questa Luce con i nostri sforzi, la nostra comprensione, la nostra analisi, le nostre considerazioni, il nostro intendimento e la nostra scrupolosità. Non solo abbiamo bisogno di essere presenti in questa creazione, ma anche di controllarla.

Questo è veramente un gioco. È scritto che il Creatore gioca con il leviatano. Lui di fatto, gioca. Qualsiasi cambiamento che avviene quando qualcosa o qualcuno passa da uno stato ad un altro, è un gioco. Dopotutto, noi lo evochiamo facendo un gioco di qualcosa che non abbiamo ancora realizzato o ottenuto, qualcosa nella quale non ci siamo trasformati. Questo è molto serio.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.02.2011, Scritti del Rabash)

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La distanza tra la vita e la morte

Introduzione al Libro dello Zohar,” Articolo: “Il quarto comandamento,” paragrafo 212: E’ scritto, “E che sia fatta Me’orot [la luce],” con le lettere di Ohr [luce] Mavet [morte], poiché la Klipa segue la mente. La mente è la luce, e la parte inversa è la morte….

Quando la luce si separa da qui, le lettere della divisione, Mavet, si uniscono. Quando non si compie l’unione nel luogo di Avi, ma nel luogo di ZON al di sotto, la luce si separa da qui perché lo Zivug di AVI viene prontamente interrotto e la luce si ferma. Alla la parola Ohr esce dalla parola Me’orot e le lettere di Mavet si uniscono. Questo avviene perché dopo la separazione della luce dalla parola Me’orot, la parola morte rimane lì perché le lettere di Ohr si sono già separate dalla parola e non separano più le lettere di Mavet.

Questo si riferisce al peccato del serpente originale, che si è collegato al di sotto nel luogo di ZON, e dunque ha operato la separazione al di sopra di AVI, in quanto il loro Zivug si era interrotto a causa di questo peccato che ha portato la morte nel mondo.

Da queste vediamo quanto corta sia la distanza tra la vita e la morte, come istantaneamente la vita si trasformi in morte. Tutto dipende dal fatto se l’uomo distingue dentro di sé la presenza del Creatore. Se il Creatore è presente ed Egli è al di sopra, è la vita, nel caso contrario, è la morte.
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.02.2011 “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Il Padre Superiore e la Madre che ci capiscono

Tutto l’universo è diviso in tre parti:

1. La radice della Luce alla quale tutto appartiene, cominciando dal Mondo dell’Infinito, i quattro stati della Luce Diretta ed il punto iniziale della creazione di tutto il cammino fino ad Atik e Arich Anpin del mondo di Atzilut. Tutto questo si chiama radice o fonte della Luce di Mochin (Chokhmà, Saggezza).

2. L’attuale Luce di Mochin (Chokhmà) destinata agli esseri creati, che la desiderano affettuosamente, esiste in Aba ve Ima (padre e madre) del mondo di Atzilut.

3. Tutto quello che segue appartiene agli esseri creati che ricevono la Luce di Mochin: ZON (Zeir Anpin e Nukvà) del mondo di Atzilut, così come tutto quello che si trova ad di sotto di esso. In sostanza, anche tutti i mondi di BIA (Berià, Yetzirà e Assiyà) e tutte le Klipot (gusci) sono parte di ZON.

Abbiamo bisogno di capire in ogni dettaglio le differenze tra le fonti della Luce (Atik e Arich Anpin e Aba ve Ima) per essere davvero capaci di connetterci con Aba ve Ima. Dopotutto, la radice degli esseri creati è contenuta dentro di loro e noi dobbiamo raggiungerla; essi sono chiamati “Padre e Madre” nello stato di accoppiamento senza fine (Zivug de Lo Pasik).

Per la loro creazione, Atik e Arich Anpin prendono le parti del desiderio dopo la frammentazione, che non hanno nessuna relazione con loro. Questa è la ragione per la quale questa è risultata essere così infinitamente elevata per noi e queste servono come la fonte della Luce di Mochin.

Atik prende da GE (Galgalta ve Einaim) di Keter del mondo delle Nekudim. Quanto ad Arich Anpin, oltre a prendere la parte inferiore, l’Ahap (Ozen, Chotem, Pe) di Keter del mondo delle Nekudim, “ruba” anche per sé le parti superiori, le migliori di tutti i Partzufim restanti che contengono tutta la Luce (GAR de Aba, DAR de Ima, sette Keters). Arich Anpin prende tutto per se stesso e continua ad essere indipendente da qualsiasi cosa accada in basso con noi, gli esseri creati.

Risulta che Aba ve Ima del mondo di Atzilut ricevono solo la parte inferiore (ZAT) di Aba ve Ima del mondo delle Nekudim, le parti che portarono alla frammentazione. Ciò significa che sono stati danneggiati da questa e ne hanno la colpa. Dovettero cancellarsi e anche se loro stessi non si frammentarono, ne soffrirono di più.

Adesso, proprio questi Aba ve Ima stanno riunendo nuovi Partzufim dei vasi frammentati, i desideri del mondo delle Nekudim, che ci aiutano davvero con la correzione. Ciò è dovuto al fatto che loro realizzano “l’accoppiamento senza fine” (Zivug de Lo Pasik) e il “Santo dei Santi” (GAR della Luce di Chokhmà), ma tutto questo lo realizzano nei desideri che soffrirono e portarono alla frammentazione.

Adesso, mentre realizzano il “Santo dei Santi”, sono capaci di aver cura di noi, perché hanno attraversato tutti i difetti e li hanno corretti. Essi sono disposti a prendersi cura di noi ed a salvarci dal commettere errori; possono essere veri “Padre e Madre” superiori per noi. Siamo molto fortunati che desideri di tale elevatezza siano adesso davanti al nostro processo di correzione.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.01.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Parlare ai sordi

Domanda: Se per l’uomo è impossibile comprendere ciò di cui parlano i Kabbalisti finché non entra nel mondo spirituale e conosce le radici, allora perché cerchi di spiegarci queste cose “in modo più chiaro”?.

Risposta: Io tento di svegliare in voi il desiderio di raggiungere le conquiste spirituali, e allora capirete ciò di cui parlo. Baal HaSulam ne scrive nel suo articolo “L’essenza della Saggezza della Kabbalah”:

E una volta che l’uomo ha conseguito pienamente le radici superiori con la sua propria volontà, egli è nella possibilità di esaminare in modo tangibile i rami che arrivano nel mondo e di sapere come ogni ramo si collega alla sua propria radice nel mondo superiore, in tutti i suoi ordini, per qualità e quantità.

Quando l’uomo conosce e comprende completamente tutto questo, allora istaura un linguaggio comune tra lui ed il suo maestro, vale a dire il Linguaggio dei Rami.

Attraverso questo linguaggio, i Kabbalisti sono in grado di trasmettere gli studi di questa saggezza, che si lega ai mondi spirituali superiori…

Ad ogni modo, quando un discepolo non è saggio e cerca di comprendere da solo questo linguaggio, cioè il modo in cui i rami segnano le loro radici, il maestro non può trasferire neanche una singola parola di questa saggezza spirituale, meno ancora discutere con lui nelle profondità di questa saggezza. E questo perché tra di loro non c’è un linguaggio comune da poter usare, e sono come muti.

Nella Kabbalah “proibito” significa “impossibile”. Nel nostro mondo certe azioni sono proibite perché se un uomo volesse compierle, egli potrebbe comunque compierle anche se proibite. Ma questo modo di comportarsi può succedere solo “nella fase della caduta dell’uomo” e al di sotto di essa. Nel mondo spirituale, se qualcosa è proibito, significa che non si può assolutamente fare.
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(Dalla 4.a parte della lezione giornaliera di Kabbalah del 14.02.2011 “L’essenza della saggezza della Kabbalah”).

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Un insulto all’ onore

Domanda: Ci sono situazioni nella vita nelle quali se qualcuno mi insulta, mi fa sentire ferito e degradato. Qual è il giusto ordine per analizzare questo tipo di situazione?

Risposta: Nel nostro stato attuale, siamo incapaci di dire qual è l’attitudine corretta verso la realtà; siamo confusi, essendo nel mezzo tra cielo e terra. Non ho rivelato ancora il Creatore, ma non è neppure in totale occultamento. Percepisco come rivelazione ogni tipo di detto, di espressioni, di frasi sagge e pezzi di conoscenza, ma non è così. Tutto si è mischiato dentro di me.

Per questo Baal HaSulam scrisse nell’Introduzione al Talmud Eser Sefirot, che durante questi anni una persona deve massimizzare il fuoco del suo sviluppo. Questo è un periodo di gran confusione, durante il quale non posso capire la verità, ma non sono neanche d’accordo con la menzogna. Vengo semplicemente spinto da un lato all’altro.

Da un lato, non c’è niente a parte il Creatore. Sono fermo davanti a Lui, allora come dovrei trattare la realtà se l’unica cosa intorno a me è Lui? E dove sono io? Lui ha gridato verso di me, ed io dovrei rispondergli con un grido? Però se è il Creatore, ciò significa che devo trattenermi sempre? Dovrei restare del tutto umile, anche di fronte ad una minaccia mortale? A volte uno vede le cose in questo modo.

In realtà, non c’è nessun gran consiglio che si possa dare ad una persona in questi casi, perché è soggetta a cambiamenti in ogni secondo. È per questo che i kabbalisti ci prescrivono un ordine specifico di azioni, che è determinato dall’occultamento.

Perché loro ci danno questi consigli? Perché noi siamo soggetti all’influenza di due forze. Il Creatore non ha creato un semplice stato nel quale io mi trovo di fronte a Lui e Lo rivelo senza essere distratto da qualcosa. Chi sono “io”? Sono la forza della separazione e della disunione con il Creatore. D’altra parte, queste forze appaiono davanti a me come me stesso ed anche come quello che è intorno a me, ma non come il Creatore. Per me, il Creatore è un’idea invisibile ed impercettibile.

Le forze della disunione lo occultano da me ed io devo unirle in un tutto. Queste forze mi distanziano e mi separano dal Creatore, coprendolo. Esse si dividono in due mondi: quello interno e quello esterno. In sostanza esse appartengono ad una natura di disunione, di desideri egoistici, però a me sembrano duali, come forze opposte.

Io devo unirle alle altre e riconoscere proprio la disunione in esse, vedendo le azioni, i pensieri, i desideri e tutto quello che esiste intorno a me. Io connetto l’interno e l’esterno, e lo faccio soltanto per ottenere l’unità. In questo caso, se sono capace di farlo, non commetto errori.

Qui dobbiamo applicare solo un principio: “Una persona giudica le cose in accordo a quello che vede”. Non cerco di raggiungere Chi si nasconde da me; però, non appena unisco tutte le forze, le mie e quelle degli altri in un tutt’uno, scopro dentro di esse un solo Creatore.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.02.2011, Scritti del Rabash)

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