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Istruzioni per l’egoismo: Non usarlo

Prima di arrivare alla lezione, ognuno di noi ha bisogno di prepararsi ad essa. Io adesso, mi preparo sotto l’influenza dell’ambiente. Ci sono grandi poteri, il potere del Creatore, nei miei amici e desidero essere sotto la sua influenza. Solo questo può cambiarmi.

L’ambiente è come un reattore, un grande meccanismo, una sezione terapeutica o tutto un ospedale. Cambia, sana e mi forma in accordo al primo grado spirituale. È così che devo trattarlo, come un aiuto di emergenza del quale ho costantemente bisogno.

Vengo una volta e poi un’altra col fine di ricevere delle sensazioni terapeutiche e gradualmente mi curo. Ascolto sempre di più, sono sempre più d’accordo e sento sempre di più. Vedo da prima in che modo mi vengono rivelati fondamenti inesistenti e divento più sensibile all’ambiente come un tutt’uno. Comincio a sentire un fenomeno speciale che viene da questo, una differente evidenza della presenza della forza elevata in esso.

Gradualmente, questo filtra nelle mie sensazioni e dopo nella mia mente. Adesso le impressioni cominciano ad imprimersi nei miei sentimenti ed i cambiamenti in essi mi portano nuovi pensieri che si connettono e si accumulano nella comprensione. In questo modo, stabilisco continuamente una connessione più stretta con la forza superiore che mi viene rivelata.

È per questo che bisogna costruire una corretta attitudine nei confronti dell’ambiente, specialmente durante lo studio. Questa è la cosa più importante per la persona poiché, in questo modo, è come se venisse all’unico processo di risanamento e facesse l’unica azione per la connessione che può essere realizzata da lei e questo la aiuterà a conquistare il mondo spirituale. La persona lo “conquista” cambiando se stessa. Tuttavia, è scritto: “Un eroe è colui che conquista l’inclinazione al male”, cioè che cambia in accordo al desiderio spirituale.

Non è in nostro potere il trascendere noi stessi senza fare dei cambiamenti interiori. Questo funziona solo un poco nel nostro mondo, anche se dopo vediamo sempre che non porta nessun beneficio reale o permanente. Passa il tempo e dopo ritorna come un boomerang di un altro fallimento affinché impariamo una semplice regola: qualunque uso dell’egoismo è a nostro discapito.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.02.2011, Scritti del Rabash)

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Dai limiti estremi della creazione al suo Centro

I Kabbalisti, che esplorano la realtà superiore, ci spiegano che abbiamo iniziato tutta la nostra evoluzione nel mondo dell’Infinito, Ein Sof, dove eravamo tutti uniti insieme come un solo uomo con un solo cuore, dentro un solo punto – ed il nostro legame era dunque molto forte. Questo legame era inizialmente alimentato dalla forza della Luce Superiore che ci controllava e ci appagava.

Ma in seguito, abbiamo iniziato a discendere da questo mondo dell’Infinito poiché la nostra connessione ha incominciato ad indebolirsi. Si è venuta così a formare una distanza tra di noi, che ha continuato a crescere (i mondi di Adam Kadmon, Atzilut, Beria, Yetzira, e Assiya nel disegno qui sotto), finché non siamo caduti al livello della nostra attuale esistenza, il livello più basso del mondo di Assiya.

Questa discesa indica che, sotto influsso dall’Alto, piano piano abbiamo perso la Luce che colmava lo spazio tra di noi. La Luce ha continuato a diminuire di proposito, di sua volontà, e alla fine, si è creata una distanza tra di noi. Mentre eravamo nel mondo dell’Infinito eravamo tutti legati insieme, ma quando abbiamo raggiunto il mondo di Assiya ci siamo sentiti distanziare grandemente gli uni dagli altri. Ora noi ci viviamo come due realtà separate: la mia e la vostra. Il nostro ego, che ci domina, è responsabile della spaccatura che ci divide. Questo è il comune modo di sentire di ogni uomo.

Adesso nel mondo ci sono sette miliardi di individui-alieni egoisti. Ma è vero che nel mondo dell’infinito noi esistiamo come un solo uomo! Ed in base alla nostra sensazione, anche la realtà è cambiata poiché la viviamo come una sensazione nel nostro desiderio, nelle nostre qualità.

Ma noi dobbiamo capire che abbiamo a che fare con due grosse discrepanze: la realtà che percepiamo e la realtà in cui ci troviamo nella quale, di fatto, esistiamo. Noi ci sentiamo alieni tra di noi, lontani dalla perfezione, dall’eternità, dall’appagamento senza fine, da qualche parte ai limiti estremi dell’intera creazione, in questo mondo transitorio. E tuttavia, la connessione tra di noi rimane, ed è molto forte. Siamo ancora legati dal reciproco sostegno, come un solo uomo con un solo cuore.

Il fatto è che noi non desideriamo seguire queste condizioni, e questo è il solo problema. Ma la natura fa in modo che noi siamo connessi comunque. E’ solo che questa connessione ci viene rivelata non al livello della legge del mondo dell’Infinito, ma nella misura in cui ci siamo distanziati da esso.

In altre parole, al momento non ci si aspetta che osserviamo tutte le condizioni del sostegno che governano il mondo dell’Infinito, nel quale eravamo completamente connessi con tutti i nostri desideri, come un solo insieme e c’era una sola anima al centro della creazione. Abbiamo solo bisogno di capire che rimaniamo legati insieme, voi ed io, e che c’è una connessione tra di noi.

Questi legami esistono tra tutte le anime che in passato si trovavano insieme, ma che oggi si sono distanziate. Tutti noi abbiamo però bisogno di ritornare al centro dal quale arriviamo.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.03.2011 sul Sostegno reciproco)

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Conoscenza e fantasia

Domanda: Quando un uomo è convinto di potere percepire il Creatore, c’è un modo di verificare se si tratta di una sensazione reale o di una fantasia religiosa?

Risposta: Nessuno dovrebbe mai provare a convincere un uomo che quello che prova non è reale. Infatti, non possiamo sostituire la nostra testa con la sua.

Diciamo che tu conosci veramente qualcosa, e un altro uomo no, ma quest’ultimo immagina comunque qualcosa in un modo non corretto. Se gli facessi della pressione e provassi a convincerlo che tu hai ragione, allora, invece dell’immagine che egli immaginava in precedenza, riceverebbe da te una nuova immagine. Ad ogni modo, sarebbe ancora una immagine della fantasia, anche se tu la potresti considerare un fatto ovvio e vero ( sebbene anche questo potrebbe essere discutibile). Una volta che questa immagine gli arrivasse, diventerebbe semplicemente una nuova fantasia.

Questa è la ragione per cui la Kabbalah non permette tutto questo. Un uomo non dovrebbe impegnarsi ad imporre agli altri uomini le proprie convinzioni, soprattutto perché la nostra verità cambia di continuo. Quando ci eleviamo da un livello ad un altro, tutta la nostra precedente conoscenza fondamentalmente cambia.

Noi viviamo di continuo degli stati opposti mentre passiamo da una parte all’altra fino a quando non attraversiamo Machsom (la barriera che ci separa dalla spiritualità). E’ scritto: “Non fidarti di te stesso fino al giorno in cui morirai (cioè il giorno della morte del tuo egoismo)”.

Questa è la ragione per cui non dovremmo far cambiare idea a nessuno. Dobbiamo solamente spiegare agli uomini come, in questa precisa situazione, siamo tutti quanti vulnerabili ed incoraggiarli ad esaminare sinceramente le cose, ad avere un approccio sensato. Questo è ciò che si considera un atteggiamento diretto: noi abbiamo cinque sensi, quindi facciamo affidamento solamente su di questi.

Ad ogni modo, è scritto che è possibile acquisire anche altri sensi. Una volta che li avremo sviluppati sulla base di un approccio scientifico, ragionevole e logico, senza ascoltare nessuno, e scopriremo un’altra realtà, allora incominceremo ad esaminarla. Incominceremo allora a comprenderla ed acquisiremo una nuova conoscenza che si baserà ancora sullo stesso principio: “Un giudice posa gli occhi solamente su ciò che può vedere”, sulla base cioè di una reale sensazione.
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(Dalla 4 parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.01.2011 “La saggeza della Kabbalah e la filosofia”)

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Egoismo ed Amore

Domanda: Può essere egoista il piacere che si ottiene dalla spiritualità?

Risposta: Sicuramente si. La spiritualità è amore e dazione. Io sono disposto a darti e ad amarti se questo va a mio beneficio. Altrimenti perché lo farei? Questa è chiamata Klipà (guscio) ed è materialità, non spiritualità.

Ognuno di noi è capace di amare in questo modo. Amo i miei figli perché sono miei, ma se non sono miei non ne ho considerazione. Posso amare qualcuno se il mio benessere dipende da questa persona, ma se non è così, non ne ho bisogno. In altre parole, amo e mi investo perché ricevo un beneficio personale da questo. Tuttavia, questo non è amore e dazione, questo è usare gli altri.

Amore e dazione sono descritti dalla Kabbalah come qualcosa che non ha niente a che vedere con la ricezione per il proprio beneficio. Semplicemente, amo per il beneficio degli altri. Questo è anche più grande dell’amore per i nostri figli, poiché amiamo i nostri figli istintivamente.

Devo raggiungere il tipo di amore verso il prossimo, del quale non beneficia il mio egoismo; però se il mio egoismo riceve qualcosa da questo amore, questo non è amore; semplicemente amo me stesso e mi riempio in tutte le direzioni. Pertanto tutto è definito dalla mia intenzione. Come posso però analizzare me stesso?

Devo elevarmi al tipo di amore, nel quale sono solo preoccupato per il prossimo e non per me stesso. Questo è qualcosa che dobbiamo sapere perché la natura ci forza a raggiungere questo livello. In relazione al programma della creazione, dobbiamo arrivare ad essere simili al Creatore. Il Creatore è buono e fa il bene, senza nessuna considerazione verso Se stesso. Lui desidera riempirci e questo è chiamato amore.

Come possiamo avvicinarci a questo stato? La mia intenzione attuale può essere corretta solo mediante la Luce che Riforma. Questa ha creato il mio egoismo e adesso può elevarmi al di sopra di esso e realizzare un miracolo: portarmi fuori dall’Egitto. Quando ascendo, comincio a correggermi.

Questa Luce può essere solo percepita mediante lo studio della saggezza della Kabbalah. Mentre una persona legge il Libro dello Zohar, comincia a notare che questo agisce in lei. Lo studio in sé contiene una forza che la trasforma. È detto al riguardo: “Ho creato l’inclinazione al male e ho creato la Torà per la sua correzione, la Luce che riporta al bene”. È per questo che la saggezza della Kabbalah si sta rivelando nel nostro tempo, diventando disponibile per tutti.
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(Da un programma televisivo “Chiedilo al Kabbalista” del 4 Aprile 2010)

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Dove è il “Gruppo di Abramo” oggi?

La nazione d’Israele è una definizione collettiva di persone i cui antenati abitavano nell’antica Babilonia e ricevettero un risveglio verso il “lavoro del Creatore”, arrivare all’adesione con Lui. Abramo scelse queste persone e le organizzò in un gruppo. Ci stiamo riunendo con lo stesso gruppo che consiste di persone che esistono nel nostro mondo, così come di anime che non hanno corpi materiali.

In sostanza, è lo stesso gruppo, le stesse anime, che si connettono tra di loro per rivelare il mondo spirituale, il Creatore, per riuscire ad essere simile a Lui e renderlo felice. Tutte queste anime riunite, sono chiamate il gruppo di Abramo.

Parte di queste anime sono cadute dal mondo spirituale e si sono completamente perse, nessuno sa dove siano. Si dice che 22 milioni di persone siano state scoperte in Pakistan, certamente un tempo, sono appartenute al popolo d’Israele. È impossibile saperlo adesso e non è così importante. Non stiamo pensando in termini di “quante teste”, ma in relazione alle anime, ai desideri.

Riguardo al desiderio, quelli che aspirano a raggiungere il mondo spirituale oggigiorno, così come tutti quelli che lo hanno raggiunto in tutte le generazioni, insieme, sono considerati come parte del gruppo di Abramo. Inoltre, quelli che una volta erano nel grado spirituale e dopo ne caddero, abbandonando il “lavoro del Creatore”, sono adesso in uno stato “latente”, sperando di recuperare quello che hanno perso. Anche loro appartengono a questo gruppo.

Risulta che “Israele” (Iashar-Kel o “diretto al Creatore”) è un gruppo abbastanza numeroso, visto che molte persone sono “passate attraverso” di esso nelle generazioni trascorse. Questo gruppo ha bisogno di rinforzarsi costantemente. Stiamo tutti lavorando per raggiungere la spiritualità mentre siamo ancora in questo mondo e si uniscono a noi tutte le anime del mondo superiore, di un’altra dimensione, che ci stanno assistendo, lavorando insieme a noi in un sistema unificato per passare la Luce all’anima comune di Adam HaRishon.

Facendolo, stiamo risvegliando tutte le anime che sono cadute dal mondo spirituale durante la distruzione del Primo e del Secondo Tempio; le stiamo aiutando a ritornare. Dopotutto si sono compromesse in altri desideri ed anime, quello che è chiamato “essere in esilio”. In aggiunta, stiamo risvegliando delle anime che non sono mai state risvegliate.

Non stiamo lavorando da soli, ma insieme alle anime dei patriarchi, di Abramo e del gruppo dell’antica Babilonia! È un sistema immenso.

Però anche se il sistema connette a se stesso tutte le anime, tutte le persone del mondo, e se tutte le anime nel mondo spirituale passano la Luce per correggere i desideri, tutto questo sarà solo una sottile linea nel mondo dell’Infinito. Nefesh de Nefesh. Così enorme è Malchut del mondo dell’Infinito.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 22.02.2011, “Introduzione al libro, Panim Meirot uMasbirot”)

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La garanzia più affidabile

Le necessità basilari dell’uomo sono la stabilità e la sicurezza, lui vuole un’economia stabile, delle buone condizioni di vita e la salute fisica. Questo è un desiderio normale ed istintivo di sentirsi sicuro, il quale è necessario per il corpo animale. Anche un animale lo possiede ed accumula il cibo per l’inverno.

Tuttavia, siccome il nostro desiderio egoista è ad un grado più elevato rispetto a quello di tutte le altre creature, desideriamo una protezione che ci serva come assicurazione sulla vita; inoltre, pensiamo di vivere per sempre. A parte questo, desideriamo fornire la massima sicurezza ai nostri figli.

Anche quando vediamo che in pratica non funziona, neanche così possiamo rifiutare l’idea. Viviamo in un mondo molto instabile ed insicuro e quindi è sufficientemente chiaro che è impossibile fornire un’assicurazione per il domani a noi ed ai nostri figli, anche se lavoriamo duro per fare molto denaro.

È un problema psicologico ben conosciuto. Direi che è un problema spirituale perché se ammettiamo che c’è una forza superiore che organizza tutta la nostra vita e controlla tutto quello che ci succede, non importa cosa facciamo, allora non potremo fornire nessuna sicurezza a noi stessi.

Basandoci sulla nostra esperienza di vita, pensiamo che quanto più ricca, sana e forte sia una persona, più sicura e felice possa essere in relazione al suo futuro, in confronto a tutti gli altri; però vediamo che anche questo non le da garanzie e può cambiare in un istante.

Pertanto, la saggezza della Kabbalah offre alla persona un’altra soluzione. Se ti connetti alla forza superiore, l’unica forza che governa la creazione, in ogni caso ed in ogni momento, questa sarà la garanzia più affidabile per la tua sicurezza.

Ci è stata data intenzionalmente questa sensazione di insicurezza, impotenza, paura ed ogni sorta di dubbio, affinché possiamo trovare in essa la risposta corretta. Cioè, ci sentiamo insicuri per accorgerci di cosa possa darci una sicurezza affidabile per ogni occasione della vita.

Puoi pensare che il Creatore sia molto distante, che esista in qualche altro mondo e che non ti senti connesso a Lui (anche quando puoi riuscire a conoscerlo); però qui, nel nostro mondo, il miglior tipo di sicurezza è di organizzarti un ambiente che ti appoggi e ti assista sempre, un ambiente che si prenda la responsabilità di aver cura di ognuno, tanto come avrebbe cura di tutti gli altri.

Se l’uomo vivesse in queste condizioni di assistenza reciproca, avrebbe anche la sicurezza in tutto.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 2.03.2011, Lezione sul denaro)

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Il cammino verso l’ amore

Noi ci eleviamo al mondo dell’Infinito dal nostro mondo. Questo cammino si divide in due stati: il primo si chiama “timore” ed il secondo “amore”.

Durante il primo stato, correggiamo il nostro desiderio egoista nei gradi zero, primo e secondo di Aviut e durante il secondo stato, lo correggiamo nel terzo e quarto grado di Aviut. La parte inferiore è Galgalta Ve Einaim (GE), la parte superiore è l’AHaP (AHP), ed insieme sono il vaso di un’anima.

Timore significa che c’è una preoccupazione principale alle spalle di migliaia di preoccupazioni: sarò capace di non ricevere? Come invitato, mi preoccupo di come amministrare il non voler ricevere il trattamento dell’anfitrione. Lui cerca di convincermi ma io mi nego una volta ed un’altra ancora. In altre parole, una volta e poi un’altra, acquisisco lo schermo per un crescente Aviut del desiderio, fino ad elevarmi al di sopra del mio Aviut completo (che è chiamato Monte Sinai) ed acquisisco la qualità del timore. Adesso, mi elevo al di sopra di tutti i desideri di ricevere e mi tutelo dalla ricezione del piacere egoista.

Quindi, comincio ad essere incluso reciprocamente agli altri: “Cosa vuole lui?”. Vedo quello che vuole, così come il grado della mia capacità di fare qualcosa per lui. Acquisisco i suoi desideri, i suoi Kelim e li fornisco ai miei Kelim. Adesso, agisco al contrario: cambio il mio Kli per ricevere a favore del mio prossimo.

Una madre si occupa dei suoi figli allo stesso modo, infatti fa tutto il possibile per riempirli. È così che si manifesta il suo amore. Pertanto, l’amore ha cura che io non prenda niente dagli altri, che non li derubi mai e non li danneggi . Questo si riferisce alla tappa precedente, al timore, la prima tappa della correzione dei Kelim.

Hillel il saggio, riguardo a questo, disse quanto segue ad un “estraneo”, cioè a un desiderio egoista: “Vuoi avvicinarti alla dazione? Avanti! Fai agli altri quello che vuoi facciano a te. Elevati al di sopra dei tuoi Kelim di ricezione ed allora non danneggerai nessuno”.

Poi arriva il turno dell’amore, al quale si riferì Rabbi Akiva come la regola generale della Torà: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Ciò significa che prendi i desideri degli altri e ti unisci ad essi per riempirli.

In questo modo, l’amore, nel suo vero senso spirituale, non può essere raggiunto senza una preparazione considerevole.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 4.03.2011, sull’amore)

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Correggere le Nazioni dentro di me

Non bisogna pensare alla correzione dei desideri egoistici separandoli o confrontandoli con quelli altruistici. Si dice alla fine della “Introduzione al Libro dello Zohar ” che “ le nazioni del mondo” ricevono attraverso di noi la correzione da “Israele”. In altre parole, l’AHP riceve la sua correzione da Galgalta ve Eynaim .

Pertanto, se aspiriamo a correggere la connessione tra di noi, il resto ne farà parte. Il mondo intero si unirà a noi. Noi non dobbiamo preoccuparci di questo.

Abbiamo solo bisogno di sostegno da parte delle “nazioni.” Abbiamo bisogno del contributo di coloro che fanno già parte del mondo di “Israele”, mentre tutti gli altri verranno corretti attraverso il nostro lavoro e quindi anche loro riceveranno il risveglio. Il potere della correzione fluirà da noi a loro simile alla luce che viene da Galgalta ve Eynaim e poi corregge e riempie l’AHP .

Si dice nella Torà , “Questa è la vostra saggezza e la vostra mente davanti agli occhi delle nazioni.” In altre parole, “Israele” deve effettuare le correzioni e, di conseguenza, i “popoli del mondo” attraverso noi diventeranno nello stesso modo corretti.

Quando leggiamo le fonti autentiche, è importante non confondere queste cose con tutto ciò che ci circonda. In un primo momento dobbiamo rivelare e studiare queste cose dentro di noi. Solo dopo sarà possibile trarre alcune conclusioni circa il mondo esterno ed immaginario.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 15.02.11, Scritti di Rabash)

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Se il gruppo si divide in fazioni

Domanda: Ho preso la decisione di entrare in un gruppo, ma talvolta ci sono dei disaccordi. Cosa dovremmo fare per fermarli?

Risposta: Prima di tutto, dobbiamo essere consapevoli dei problemi che ci sono nel gruppo. Non dobbiamo coprirli o fare finta che non esistano. Per esempio, un gruppo ha trenta o quaranta membri, e tutti tirano dalla loro parte, o creano delle fazioni.

E’ essenziale comprendere che siamo sotto il dominio superiore che crea per noi queste fazioni e questi disaccordi. Perché? Perché noi ci possiamo sollevare al di sopra dei nostri problemi verso Colui che li porta nella nostra vita. E’ Lui che dà il via a tutti i problemi che ci sono tra di noi. Egli ha anche ammesso, “Io ho creato l’inclinazione maligna.”

Ma perché? In modo che venga usata la Torà come spezia, cioè che si cominci a desiderare la Luce che Riforma che si nasconde in essa. Quando domandiamo la Luce, ci innalziamo al di sopra dei problemi verso la Fonte dalla quale deriva tutto il bene e tutto il male.

La domanda continua: Sì, i problemi sono più di così.

Risposta: Abbiamo bisogno di accumulare il necessario potere del desiderio e della Luce che Riforma per salire al primo livello spirituale. Dunque, i problemi cresceranno e non smetteranno di farlo.

Lasciamo fare al Creatore, Egli sa cosa fare. Questa è la ragione per cui Egli dice di aver creato l’inclinazione maligna affinché noi possiamo capire che tutto deriva da un’unica Fonte. E noi dobbiamo mettere questo concetto alla base del nostro lavoro. Non abbiamo altro.

La chiave è aderire a questo concetto. Alcuni amici si possono rivelare dei rivali, mentre altri non si schierano con nessuno. Lasciamo che ci sia della confusione nel gruppo, ma prendiamo tutto come un pacco confezionato dal Creatore. Egli lo ha preparato, ed il mio lavoro è di remare sempre verso l’unione, sia con gli amici che senza di loro, in tutti i possibili stati.

Questo è ciò che noi chiamiamo essere “come un uomo con un solo cuore”. Altrimenti, sulla base di cosa ci uniremo? Il fondamento della nostra unione non è i “ragazzi educati”, ma gli attaccabrighe e i boriosi. Litighiamo e ci odiamo, ma al di là di tutto questo, ci uniamo in un solo insieme. L’amore per il proprio prossimo si innalza esattamente al di sopra di tutto questo, ed è in quel momento che siamo pronti a ricevere la Torà.

Sia che siate d’accordo oppure no, questo principio non può cambiare. Quando ci troviamo nel gruppo, dobbiamo considerare che non ci sono vie d’uscita, che siamo già d’accordo su tutto, sebbene anche solo nelle azioni.

Smettiamo di discutere ed incominciamo a fare finta di amarci a vicenda. Studiamo con la speranza che la Luce che Riforma ci influenzi e stabilisca una connessione tra di noi. Durante la lezione, ognuno pensa: “Vorrei che mi avesse aiutato solo un po’”

Altrimenti, ci prenderemo a vicenda per il collo, essendo incapaci di portare a termine l’esercizio che il Creatore ci ha assegnato. E’ Lui che ci attirati dentro a tutto questo, come se Lui ci avesse messi dentro un gioco del computer, un poligono ridotto alle dimensioni dello schermo. Noi ci siamo dentro. Cosa facciamo adesso?

Questo è il posto dove dobbiamo stabilire le nuove relazioni che desideriamo costruire. Cosa ci manca in questo campo di gioco dove ci odiamo tra di noi, sparpagliati come punti sullo schermo? Cosa fare?

Dobbiamo rivelare la Luce che Riforma. Impariamo a chiedere che avvenga. E’ più facile a dirsi che a farsi. Il problema è che dobbiamo aspettare fino a quando il nuovo livello non si svela in tutta la sua potenza, il che richiede del tempo. Infatti, il primo livello spirituale è notevolmente alto; non si può solamente saltare per arrivarci. Paragonati al primo, gli altri livelli sono già più facili.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 11.02.2011 , gli scritti del Rabash).

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Il 2011 è il tempo dell’ ascesa

Nel processo di una discesa graduale dal mondo dell’Infinito, i vasi (Kelim) ricevono le Luci. Nel cammino verso il basso, ci sono i mondi di Adam Kadmon, Atzilut, Beria, Yetzira e Assiya. La loro scala è una ricezione della Luce per il bene del Creatore che diminuisce gradualmente.

Nel mondo di Adam Kadmon c’è una grande Luce di Yechida; nel mondo di Atzilut la Luce di Chaya; nel mondo di Beria la Luce di Neshama; nel mondo di Yetzirà la Luce di Ruach; nel mondo di Assiya la Luce di Nefesh.

Alla fine, tutte le Luci in tutti i vasi finiscono e ci troviamo sul fondo, nello stato di “questo mondo”. In questo, non ci sono né la Luce né i vasi, ma solo una forza vitale, un desiderio materiale. Nel corso di tutta la discesa, lo schermo continua a ridursi dal 100% fino a zero. Come risultato, non abbiamo la forza di resistenza o un pensiero di dazione, niente. Ci troviamo nel mondo materiale, cioè nel desiderio egoista.

Da questo punto, dobbiamo evolvere verso una condizione nella quale desideriamo ritornare al mondo dell’Infinito, partendo da zero, dal basso verso l’alto, fino a scalare i cinque mondi dai quali discendiamo. Facendolo, in sostanza realizziamo lo scopo della creazione.

Così, essendo caduti in questo mondo, siamo esistiti in esso per tutto il corso della storia, fino ad arrivare all’anno 2011, l’inizio dell’ascesa. Da qui in avanti, tutte le anime cominciano ad elevarsi. Il cammino dall’Alto verso il basso e dal basso verso l’Alto si estende per 125 gradi, poiché ognuno dei cinque mondi consiste di cinque Partzufim ed ognuno di essi contiene cinque Sefirot.

Fondamentalmente, nell’universo tutto è stabilito e valutato in anticipo, tutto ha uno scopo. Abbiamo bisogno solo di rivelare il nostro prossimo stato di esistenza, una volta e poi un’altra ed entrare in questo attentamente, ognuno alla sua maniera individualmente. Tutto è predisposto e nel mondo dell’Infinito (Ein Sof) arriveremo allo stato dell’essere finale e perfetto.

Prima che discendessimo da lì, esistevamo nello stato 1 e dopo, attraverso il confuso e frammentato stato 2, ritorniamo allo stato 3, l’Infinito. Dunque, cosa “otteniamo”? Otteniamo l’autonomia. Dopotutto, siamo noi quelli che camminano lungo questa via verso l’Infinito, quelli che agiscono e che realizzano la creazione e le azioni del Creatore. Ottenendo la coscienza di chi Lui è, diventiamo come Lui e capiamo come agire senza di Lui. Impariamo, come fa un bambino, fino ad arrivare ad un grado in cui siamo capaci di lavorare in tutta la realtà ed in tutta la creazione al posto del Creatore.

Il Creatore è solo una forza, però siamo noi a metterla in movimento, ed è per questo che nel terzo stato, esistono solo il Creatore e l’essere creato, uguali e simili in tutto. Questo è ciò che otteniamo. Questa è la meta che il Creatore ci ha posto davanti, affinché noi, gli esseri creati, potessimo arrivare ad essere uguali a Lui.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 4 Marzo 2011, Spiegazione dell’articolo “Prefazione della saggezza della Kabbalah”)

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