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Sollevo la testa per guardare un amico?

Domanda: è possibile accelerare il risveglio del punto nel cuore di una persona?

Risposta:Sì, è possibile in due modi, ma prima voglio spiegare una cosa: le persone in cui il punto nel cuore non ancora non si è risvegliato appartengono al livello delle “nazioni del mondo” o AHP. Quelli in cui le scintille sono già risvegliate sono chiamati “Israele“, il che significa che aspirano direttamente al Creatore (Yashar-El). Essi sono attratti verso l’alto e devono prendersi cura di chi è al di sotto, in modo che i “punti nel cuore” possono essere svegliati solo da due azioni:

1. Un’azione dall’esterno – divulgando i nostri materiali, educazione integrale, libri, film, ecc

2. Un’azione interiore – connettendoci tra di noi, cosa che influenza tutti gli altri anche se non sono a conoscenza dei fatti esposti con il sistema in cui siamo tutti connessi.

 

Domanda: Può questo disegno illustrare il lavoro esteriore e il lavoro interiore del gruppo?

Risposta: Sì, può. La parte superiore (in rosso) è il lavoro dei punti nel cuore del gruppo, mentre la parte inferiore (in blu) sono tutti i desideri di ricevere del gruppo. Tutto questo appartiene alla stesso “corpo” del gruppo.

Domanda: Ciò significa che, da un lato, io lavoro con l’amico e lo vedo come la mia riflessione e correggo i suoi attributi in me, e dall’altra parte, gli dico con franchezza: “Hey! Stai facendo qualcosa di sbagliato … “

Risposta: No, questo non è il lavoro spirituale. Non ho bisogno di correggere in me gli attributi dell’amico, perché se è un amico, significa che il Creatore è dietro di lui. Così io lo guardo e a me sembra perfetto, corretto. Se vedo che c’è qualcosa di sbagliato in lui io lo attribuisco subito a me stesso.

 

Quindi non ho nessuna lamentela circa l’amico. Al contrario, ho solo lamentele su di me.

Nel complesso, devo mostrare costantemente agli amici un spirito elevato, fiducia e gioia nel percorso spirituale, e anche preoccuparmi del gruppo interiormente in modo che attraverso di me gli amici possano ricevere la Luce che Riforma.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.01.2013, Discorso per il completamento dello Zohar”)

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Le porte al territorio del Creatore

La cosa più strana nella saggezza della Kabbalah avviene quando un principiante sente il messaggio riguardo “amore, unità, e inclusione reciproca” che sono totalmente contrari ai nostri desideri naturali. All’inizio, la Kabbalah ci appare come convenzionale, una scienza difficile: “Voglio comprendere il sistema, studiare i fenomeni dietro la facciata della natura, comprendere la forza superiore e i principi del Suo lavoro, studiare le leggi dell’universo e trovare le cause nascoste della storia…” In altre parole, una persona tende a studiare formule concrete e poi lui scopre che è tutto riguardante l’amore.

C’è qualcuno che seriamente indirizza questo soggetto? Hollywood? Le persone serie stanno sedute a Wall Street, mentre l’amore è dominio di compagni e “Bohemiene…”

Si impiega molto tempo per iniziare a comprendere il messaggio dell’amore. S’impiegano anni per avere questa informazione “va sotto la tua pelle” e raggiungere il cuore di ognuno. Il nostro egoismo non vuole accettare cose come l’amore, e neanche permette il messaggio che solo attraverso l’unità noi riveliamo una nuova realtà e che solo grazie all’amore noi ci eleviamo al nostro stato più elevato, diventare più gentili d’animo e riveliamo i nuovi mondi. La nostra esperienza materiale non provvede alcun esempio dall’alto, neanche questo prova questi stati in alcuna via.

Alcune persone sono maggiormente inclini ad accettare queste idee; agli altri, questo messaggio è veramente difficile da apprendere. Dipende dal fatto di essere pronti nelle nostre anime e sulla “profondità” del nostro desiderio (Aviut). Richiede anche persistenza, diligenza e un senso di totale necessità per raggiungere questo stato. Se entrambi questi fattori, un forte rigetto e un’attrazione travolgente, forzandoci a stare nel nostro cammino non importa cosa, allora, anche prima di raggiungere l’amore, noi continuiamo a scoprire che tutto dipende dalle nostre qualità. La Luce superiore ci influenza e iniziano diverse impressioni in noi; così, noi cominciamo a realizzare che i nostri cambiamenti interni o chiudono o aprono l’immagine del mondo superiore a noi.

Qualcosa “clicca” dentro di noi e cominciamo a vedere molto di più e avere sensazioni molto più acute di prima. Noi continuiamo a penetrare nella struttura della realtà; noi acquisiamo una più chiara ed ampia comprensione di ciò… Tutto dipende dal nostro cuore. E’ il posto dove sentiamo e distinguiamo tra tutti e tutte le cose che sono nel nostro campo di visione e sensazione.

Allora, la “porta” si chiude, come se un vestito nero scendesse sulle nostre sensazioni e l’intelletto, e ora di nuovo, noi ci fermiamo di comprendere e sentire qualunque cosa, come se camminassimo in un sogno e potessimo difficilmente far fronte alle nostre responsabilità. Il tempo passa, la porta si apre ancora, e così, si richiude. Quindi gradualmente noi cominciamo a realizzare che tutto dipende nel livello di apertura o chiusura della nostra mente e dei sensi.

E allora noi penetriamo profondamente dentro il centro del meccanismo che apre e chiude le porte. Dopo che siamo passati attraverso tutti questi stati molte volte, noi realizziamo che le “porte” ci mandano non solo verso qualcosa al di fuori di noi, ma verso gli altri. Quando ci sentiamo estremamente vicini a loro, i nostri occhi e le orecchie si aprono e avanziamo. Quando siamo più lontani da loro, tutto si spegne.

Questa è la via in cui la Luce ci impatta, così gradualmente formando la connessione tra le nostre sensazioni e la mente e costruendo la nostra attitudine verso gli amici, aggiungiamo maggior garanzia mutua, sensazioni profonde e aperte l’un l’altro, facendoci familiari con il mondo superiore e lo stato superiore. In questa fase, una persona realizza che questo mondo non è da qualche parte nelle nuvole, non è nemmeno dietro l’orizzonte, ma è soprattutto nelle nostre sensazioni: Più ci apriamo agli altri, maggiormente ci eleviamo.

Gradualmente, noi approcciamo i “bordi” e cominciamo a distinguere i dettagli del nostro desiderio di ricevere. Noi separiamo questo in diversi step e livelli; in visione di questo, costruiamo i desideri vicini alla mente.

Impiega diverso tempo. Noi dobbiamo includerci nel gruppo più che possiamo; letteralmente “buttarci” nel gruppo come dentro al mare; “perderci” in questo, dissolverci negli amici. Da questo tipo di “auto-annullamento,” uno si “immerge” negli altri e realizza che “non è importante cosa riceviamo da questa connessione e inclusione mutua. Tutto ciò che arriva dai nostri amici è territorio del Creatore. Tutto ciò che è in me è territorio dell’inclinazione maligna, “l’angelo della morte.”

Quando uno realizza così tanto, il requisito “di amare il prossimo come te stesso,” emerge. Uno sente che ha bisogno di loro e si sforza di relazionarsi a loro come se fossero veramente vicini a lui, come una madre che permanentemente abbraccia internamente il suo bimbo al fine di proteggerlo dai pericoli.

Da questo punto di vista è più facile avanzare, giacché uno ha già costruito il suo cammino correttamente: Uno già conosce che tutto è dentro di lui, dentro le sue sensazioni, nella sua attitudine verso gli amici e vicini, che nei fatti sono parti della sua stessa anima. Lui comprende che invece di vedere esternamente nella forma di natura inanimata, vegetativa e animata, lui deve osservare “dettagli” esterni che sono prodotti dalla sua mente e i suoi sensi come qualcosa che gli appartiene, ma allo stesso tempo sono separati da lui dalle “nuvole” e la “polvere” che coprono la sua percezione del mondo. Significa che uno deve ritornare a una visione chiara, anche se c’è confusione creata dall’inclinazione maligna; lui tende a unire la corretta visione del mondo e diventa un sentimento e intelletto unificato.

Questa è l’essenza del nostro lavoro. Se noi gestiamo questo, gradualmente ascendiamo la scala dei mondi. Al grado della nostra abilità nel ritornare nelle nostre parti “esterne”, li sentiamo come se fossimo riempiti dalla Luce superiore.
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(Dalla 2° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 16.01.2013, “Amore degli amici”)

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Trasformare tutti i meno in più

Domanda: Come faccio a fare un patto con il Creatore se non Lo conosco?

Risposta: La domanda è: perché è solo lo sposo che firma l’accordo di matrimonio (Ketubah) e non la sposa? C’è una sorta di impegno unilaterale qui? Lo stesso accade quando una persona firma un accordo con il gruppo o con il Creatore.

Ciò significa che la mia firma su questo contratto è sufficiente dato che l’accordo della controparte è certo. Quindi, solo chi esita e non è sicuro deve firmare, e in questo modo, è obbligato a firmare l’impegno.

C’è una forza superiore, e per rivelarla, ci deve essere una forza inferiore. La forza del superiore è la dazione e la forza dell’inferiore è il ricevere. La forza dell’inferiore deve raggiungere l’interezza nella sua mancanza per connettersi alla forza superiore che è eternamente intera.

La forza inferiore raggiunge l’interezza attraverso la connessione di 10 persone, poi di 100, e poi di 1000. Aggiungiamo sempre un altro zero.

Se non mi connetto con 10 persone, non posso essere definito una “unità” spirituale, e, se non mi connetto con 100 persone, non posso essere definito una seconda “unità” spirituale, che significa salire al secondo livello spirituale. Il contatore conta solo gli zeri aggiuntivi, e questo è considerato un salto al livello successivo.

Per adattarmi all’intera forza superiore, devo raggiungere almeno la connessione dei primi 10. Questo significa che devo connettermi a 10 persone in quanto secondo la nostra natura interiore, raggiungiamo il primo, la misura minima della dazione, # 1, attraverso la connessione di dieci persone, come un solo cuore e una sola anima. Allora, ho la prima forza della dazione.

Se mi è possibile connettermi a 100 persone in un modo simile a un solo cuore e una sola anima annullando totalmente me stesso, io raggiungo la seconda forza della dazione, il secondo livello spirituale. Di conseguenza, devo passare attraverso 125 livelli.

Per entrare in contatto con loro, firmo un contratto reciproco. Dobbiamo essere connessi in modo che ognuno si dimentichi di sé e si connetta con tutti come un tutt’uno. È impossibile farlo da soli e dobbiamo aiutarci a vicenda. Dobbiamo offrire a tutti la grandezza della meta, la connessione, il calore, e gli esempi positivi. Per fare questo, firmiamo un contratto, e questo viene chiamato patto.

Ognuno di noi passa attraverso stati di “+” e “-“, e abbiamo bisogno dei meno, per salire ai più, per “raddrizzare” noi stessi. Ciò è possibile se, mentre io sono in uno stato di “meno”, la società intensifica la mia intenzione. Il mio meno cresce e cresce anche il più, essi aumentano costantemente. Dopo un piccolo più, c’è un grande meno, e dopo un grande più c’è un meno che è due volte più grande.

È per questo che non posso mai superare il segno meno che ricevo e che mi butta sempre a terra. Io posso essere completamente buttato fuori pista, e posso continuare a lavorare, ma senza l’ispirazione e il pensiero. Quando cado in un tale stato, in questi meno, la società deve intensificare la mia intenzione.

È una buona cosa che ho ricevuto questo meno dato che ho bisogno di un meno grande, devo raggiungere la sua piena misura per riempire la mia misura. Il problema è come trasformarlo in un vantaggio. Per fare questo, ho bisogno di un’intenzione! Se la mia mancanza e l’intenzione della società si connettono, posso trasformare ogni volta i meno in più, e di conseguenza, salire costantemente. Questo si chiama fare un patto.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 25.01.2013, Scritti di Rabash)

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Non trascurare la routine quotidiana

Domanda: Durante il congresso di Arava il nostro gruppo ha raggiunto un nuovo livello. Ora dobbiamo aggrapparci ad esso e mantenerlo, e questo richiede repulsioni. Ma d’altra parte, secondo l’esempio che Baal HaSulam ci offre: “per saltare su un tavolo devi saltarci sopra”. Quindi qual è il punto successivo “sopra il tavolo” su cui dobbiamo concentrare i nostri sforzi?

Risposta: Questa settimana andremo tutti a casa e torneremo alla nostra quotidianità. Personalmente credo che la routine quotidiana sia la cosa principale, i congressi sono il risultato di quella routine. Giorno dopo giorno, lavoreremo su noi stessi sempre di più, aprendo quello che abbiamo raggiunto ora e tenendoci pronti per la nuova rivelazione. Il nostro lavoro consiste in questo.

Il congresso in sé non è un lavoro. Abbiamo fatto questi grandi preparativi e così ci siamo riusciti. Parte di questo successo è dovuto al congresso delle donne. In aggiunta a ciò, la raccolta di denaro per la nostra nuova casa e l’unione intorno a questo problema ha creato una forza sorprendentemente potente. Naturalmente, non dobbiamo dimenticare i congressi di Kharkov e Novosibirsk.

Alla fine vediamo che siamo maturati. Il mondo sta avanzando più velocemente in discesa mentre noi di conseguenza ci stiamo elevando. Qui dobbiamo chiarire i punti principali: frequentare le lezioni quotidianamente, leggere il mio blog in modo selettivo, partecipare ai workshop, e divulgare.

La cosa principale è l’auto-esame e il rapporto che si ha con sé stessi: la persona deve costantemente controllare sé stessa e la propria connessione con il gruppo.

In questo contesto, durante le lezioni e i workshop, siamo in attesa di nuovi stati e di problemi sempre più profondi. Oggi durante la lezione e il workshop continueremo quello che abbiamo iniziato durante il congresso di Arava.

In questo tipo di lavoro, riempiremo il vaso goccia a goccia, fino a quando non “salteremo” al livello successivo e, così, ancora e ancora. Non trascurate queste aggiunte quotidiane che si stanno accumulando “centesimo per centesimo”. Non c’è altro modo. Attraverso ciò scopriamo interiormente molti vasi e desideri. Anche se ci sembra che non succeda nulla, il risultato di tali sforzi, infatti, li scopriremo in seguito.

È la stessa cosa con un bambino che deve passare attraverso diversi stati nell’ambiente umano. Se non dispone di un ambiente del genere durante i primi anni della sua vita, allora nulla lo aiuterà in seguito: non importa quanto investirai su di lui, non sarà mai un essere umano. I diversi esempi di bambini Mowgli lo dimostrano. Come può essere? Il fatto è che lui nel tempo non ha sviluppato i suoi desideri.

Abbiamo a che fare con cose che sono essenziali al livello attuale del nostro sviluppo, e quindi dobbiamo dedicare il tempo allo studio e ai cambiamenti interiori, cercando di valorizzare ogni momento in questo lavoro.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20.01.2013, Shamati 26)

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“Sbattere la testa contro il muro” o cominciare a pensare?

Domanda: Cosa significa chiedere al Creatore? Dov’è il Creatore? Come posso chiedere qualcosa da Lui se non lo conosco?

Risposta: Tu devi cercarLo! Ognuno dovrebbe immaginarLo nel suo cuore, o magari nella sua mente, benché i Kabbalisti non abbiano a che fare con l’immaginazione mentale.

Il Creatore è chiamato la forza generale della natura. Perché diciamo che ci rivolgiamo a Lui? E’ molto confondente questo. Ma c’è una forza che posso scoprire in accordo al mio desiderio. Nella nostra vita corporale scopro diversi fenomeni in accordo al mio desiderio. Se non avessi nessun desiderio, non vedrei, non respirerei. Per tutto, c’è prima un desiderio e poi l’esperienza, la scoperta, l’ascolto e la comprensione, apri maggiormente i tuoi occhi e fai un passo in avanti. E’ tutto in accordo al desiderio.

Qui è lo stesso. Il mondo spirituale è meramente una connessione che s’è occultata per il momento. In questa scopriamo la nostra vita che è indipendente dal corpo; il corpo è morto, mentre noi continuiamo a vivere in questa connessione. Questa è chiamata un’ ”anima.” Ora noi dobbiamo scoprirla. Il nostro corpo non interferisce. Se lo annulliamo – che significa che viviamo in esso perché siamo vivi, senza dargli attenzioni particolari, senza glorificarlo, usandolo com’è, alimentandolo, dandogli da bere, lavandolo e portandolo a dormire, prendendosi cura di lui come se accudissimo un animale e non più di questo – e investi tutto il resto nello scoprire l’anima, allora così la riveleremo.

Un’anima è la connessione tra tutti. Al fine di scoprirla, hai un punto, l’inizio di un’anima. Se questo punto è mancante, non c’è niente di cui possiamo parlare, sei libero, accudisci il tuo corpo, gioisci della vita. Ma se tu hai il punto nel cuore, l’inizio di un’anima che ti chiama, che non ti dà riposo, allora arriverai a un gruppo Kabbalistico e ti diranno come cominciare a rivelare la tua anima, la tua connessione con gli altri.

Non è una connessione tra umani, tra i loro corpi, ma una connessione tra desideri individuali nei quali c’è un punto, l’inizio di un’anima.

Immagina che ci sia una rete nascosta tra un milione di membri del nostro gruppo globale (benché ce ne sono molti di più). Questo è quello che dobbiamo scoprire. Nel momento in cui scopro la prima parte su 125 di questa connessione, io sono già sul primo livello del mondo spirituale e in questa rete, io scopro il mondo spirituale, me stesso, l’eternità al di sopra del tempo, movimento, e spazio, l’intera dimensione spirituale e la fonte di tutto ciò è chiamata “il Creatore.” Questo è quello verso cui siamo attratti.

Ci sono persone che hanno già scoperto la spiritualità, scritto riguardo a questo, e ci hanno detto accuratamente e in grande dettaglio come riempire questa rivelazione gradualmente e cosa dovremmo fare. Tutto questo è chiamato “Torà, il libro delle istruzioni. Non parla di alcuna azione fisica o movimento col nostro corpo; possiamo lasciare stare questo. E’ solo riguardo a come possiamo sviluppare la nostra sensibilità mediante la connessione con gli altri, con la forza superiore, e così raggiungerai l’eternità.

Domanda: Sto sedendo qui con il testo dello Zohar, cercando di sentire qualcos’altro rispetto a quello che c’è qui come un risultato dei nostri sforzi collettivi, ma non posso. Continuo, e fallisco continuamente. Tu dici: ”Chiedi al Creatore!” ma non so niente di Lui, non ho niente per cui possa tenere duro.

Risposta: Il mio consiglio è che se tu hai sbattuto la testa contro il muro un centinaio di volte, allora magari qualcosa si è “smosso” nella tua testa come risultato e puoi cominciare a pensare più profondamente riguardo al Creatore: “Chi si sta nascondendo là? Chi c’è nel mio cammino? Chi ha posto questo muro prima di me?” Tu non stai più colpendo la tua testa contro il muro, ma tu stai aggiungendo pensieri a questo. Una persona cresce saggiamente come risultato dei colpi, giusto? Questo è quello che mi aspetto da te.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 06.01.2013, Lo Zohar)

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Non con la saggezza, non con la forza, solamente con la pazienza

Baal HaSulam, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”, paragrafo 141: Non mi puoi trovare in nessun posto se non nella Torà. Perciò tieniti stretto alla Torà e cercaMi lì, e la Luce che è in essa ti correggerà e tu Mi troverai”, come è scritto, “Coloro che Mi cercano, Mi troveranno”.

Questo è quello che cerchiamo di fare, ci sforziamo di connetterci come un solo uomo con un solo cuore, conseguendo il sostegno reciproco e “ama il tuo prossimo come te stesso”, mostrando di essere pronti a questa connessione durante lo studio. E allora, in ogni momento, riveleremo quanto siamo incapaci di farlo, e poi tenteremo ancora, nonostante tutto, a pensare all’unione e alla connessione.

Speriamo che il nostro studio e la nostra connessione ci aiuteranno a rivelare il Creatore al fine di donare a Lui piacere. Questa diventa la nostra preghiera durante lo studio, un’azione di correzione, e ci porta più vicini al traguardo. Se gli amici provano a connettersi nel modo giusto, elevano il loro punto nel cuore al di sopra del loro ego, si liberano dal suo controllo, e si connettono con questo punto, il che avviene durante la lezione, che ci parla di questi stati, allora in tutto questo attireremo la Luce che Corregge. E questo sarà effettivamente il nostro sforzo.

Ci saranno sempre dei disturbi, ancora e ancora. Perciò, ci dobbiamo rendere più forti a vicenda, e proprio allora, quando arriva la disperazione e dei grossi ostacoli che si presentano sul nostro cammino, un uomo si sente disperato davanti ad essi, non sa cosa fare, vuole scappare, si stanca e cede, si lascia andare oppure fa l’opposto, si arrabbia e non sopporta questo stato. Ma proprio questi stati sono i più vantaggiosi per aggiungere una goccia in più di lavoro, un altro grammo di sforzo, con il quale attiriamo la Luce su di noi.

Colui che non si dispera e non cede è colui che ce la fa. In questo caso, né la saggezza, né la forza saranno di aiuto, solamente la pazienza. Il tempo sistemerà ogni cosa.

“Il Tempo” sta a indicare i numerosi sforzi che un uomo compie in ogni momento, anche i più piccoli. Questi sforzi si accumulano, si connettono e, alla fine, portano la soluzione.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.01.2013 “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Una pompa che pompa il desiderio

Possiamo paragonare le ascese e le discese ad una pompa nella quale un pistone va su e uno va giù. Quando il pistone scende, l’aria viene espulsa dall’apertura sulla parete della pompa. Ma poi questa valvola si chiude ed il pistone incomincia a salire e crea un vuoto, in questo modo spinge fuori parte del materiale dal cilindro che passa nel nostro vaso. E quello che noi dobbiamo fare è di costruire un Masach (schermo) al di sopra del vaso.

Questo succede ogni volta che ci troviamo in un’ ascesa o in una discesa. Tiriamo fuori da dentro un po’ di materiale del desiderio e lo aggiungiamo al lavoro. Quando entra nel nostro vaso, è già un desiderio pronto per il lavoro. Nel cilindro stesso c’è tutto l’infinito desiderio che possiamo gradualmente pompare fuori da qui, proprio come una pompa, ed è compiuto attraverso le nostre ascese e le nostre discese.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.01.2013, Gli Scritti del Rabash)

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Il punto di scelta tra due abissi

Rabash, “Associazione della Misericordia con il Giudizio”:…quando c’è una Provvidenza evidente, non c’è spazio per la scelta. Per questa ragione, Colui che è Superiore ha sollevato Malchut, che è Midat Ha Din (la Qualità del Giudizio), in Eynaim (occhi). Ciò ha creato un occultamento, nel senso che risulta chiaro a colui che è inferiore che c’è una mancanza in Colui che è Superiore.

Da una parte, Colui che è Superiore viene elevato, e dall’altra, colui che è inferiore non Lo trova attraente; c’è qualcosa di respingente. Da una parte, una scintilla nel desiderio (il punto nel cuore) è ansiosa di conseguire la spiritualità. Inoltre, il mondo esterno ci fa pressione ed escogita numerose circostanze negative; non promette alcun piacere tranne quelli che potremmo ricevere in futuro. Dall’altra parte, dobbiamo trovare un compromesso, perché vediamo chiaramente una mancanza nella parte superiore.

Che genere di mancanza è? La Parte Superiore non è brillante, attraente, o bella come penseremmo.

In questo stato, le qualità di Colui che è Superiore sono poste in colui che è inferiore; cioè, hanno delle mancanze. Ne consegue che questi Kelim (vasi) sono uguali a colui che è inferiore: come non c’è sostentamento per colui che è inferiore, non c’è nutrimento dalle qualità Superiori.

Ecco le sensazione che colui che è inferiore attraversa: all’inizio, ho aspirato veramente alla fase successiva, ho corso verso di essa sempre di più, e poi ho scoperto qual è il significato del mio passo successivo. Si è rivelato essere l’unione con e l’amore per i miei amici. Ne consegue che li devo percepire tutti quanti come un solo cuore; inoltre devo abbandonare molte cose; ancora, dovrei mettere in campo molti sforzi ed essere felice di quello che faccio. E, invece, non mi sento affatto felice…

Il punto tra le due spaccature rappresenta infatti il punto di scelta. Ogni giorno, ognuno di noi percepisce un numero infinito di questi punti. Se riuscissimo a raccogliere e selezionare quello giusto, o se almeno provassimo a farlo, allora scopriremmo la parte superiore nel più breve tempo possibile. Non dovremmo mai perderli! Tuttavia, quando questi momenti accadono, non sentiamo assolutamente alcun bisogno di niente; ci arrendiamo semplicemente alle nostre sensazioni e continuiamo a vivere le nostre miserabili vite.

Mentre analizziamo il nostro stato successivo, più elevato e più avanzato, scopriamo che è pieno di preoccupazioni e che provoca un sacco di problemi al nostro attuale egoismo. Un uomo deve amare i suoi amici, servirli, pensarli, e prendersi cura di loro, e trattarli meglio di se stesso.

“Chi ne ha bisogno? Siamo capaci di comportarci così?” Non vuol dire che percepiamo una mancanza nella parte superiore e non troviamo abbastanza energia o sostentamento per la vita in Lui? Talvolta, per un paio di minuti percepiamo una bella sensazione, un’ispirazione; tuttavia, di regola, è il contrario.

Si chiama discesa: un uomo non percepisce la vita nella parte superiore, e nemmeno la trova nello stato della dazione, dell’amore o dell’unione. Un uomo non ha alcun desiderio di correggersi.

In questo stato, c’è spazio per la scelta.

Questo è esattamente lo stato che ci offre una scelta. E’ un momento molto importante di auto-conoscenza: non voglio niente, non ho necessità, mi sto indebolendo, e sono pronto ad arrendermi a meno che lo stato in cui mi trovo non si modifichi senza la mia partecipazione. Non c’è niente che mi attira, nella vita sia materiale che spirituale: mi sento senza speranze in entrambi i mondi.

… colui che è inferiore deve dire che tutto questo occultamento che sente è perché Colui che è Superiore ha ristretto Se Stesso in favore di colui che è inferiore. Questo è ciò che è chiamato “quando Israele è in esilio, la Divinità è con lui”.

In questi casi, dovremmo arrivare a capire che la parte superiore “gioca” di proposito questo gioco con noi. Non può fare altrimenti; Egli non può abbracciarmi ed elevarmi come se fossi su una mongolfiera. Se facesse così, non conseguirei mai niente e rimarrei per sempre un bambino nelle mani di un adulto.

Naturalmente, un bambino si sente bene e al sicuro; può anche giocare nelle altezze a cui viene elevato, ma non cresce.

Colui che è inferiore cresce solamente se si sforza di raggiungere la parte superiore. Un uomo non può restarci senza sforzi personali. La parte superiore non dovrebbe elevare la parte inferiore, se quest’ultima non prende parte al processo. Altrimenti, Colui che è Superiore non farebbe altro che “distruggere” colui che è inferiore, non permettendogli di crescere e di avanzare. E’ uguale ad una situazione in cui i genitori fanno i compiti di scuola al posto dei loro bambini.

Quindi, dobbiamo renderci conto che la parte superiore ci aiuta assolutamente in ogni preciso momento. Non ci dovrebbe essere neanche un secondo di attesa per qualcosa compiuta da Lui, come se Lui potesse mai esitare dal compierla. Dal punto di vista di Colui che è Superiore, ci troviamo sempre nello stato ottimale per il nostro successivo avanzamento. Dovremmo prestare attenzione ai vari segni attraverso i quali Egli ci indirizza, attraverso la Sua intenzionale discesa nel nostro stato attuale.

…qualunque gusto un uomo assapori, un uomo dice che non è colpa sua se non assapora la gioia di vivere, ma dal suo punto di vista non c’è assolutamente vita in Colui che è Superiore.

Tuttavia, un uomo deve chiaramente capire cosa sta succedendo.

E se un uomo diventa più forte e dice che il gusto cattivo che trova in questi nutrimenti è solamente perché non ha i giusti vasi per ricevere l’abbondanza, perché i suoi vasi sono per ricevere e non per donare, e si dispiace che Colui che è Superiore nasconda Se Stesso…

Quindi, i nostri vasi, i nostri desideri sono corrotti. Infatti, se Colui che è Superiore discendesse verso di noi, percepiremmo l’Infinito, poiché ogni nostro passo successivo sarebbe per noi il mondo dell’Infinito. Ecco perché non si è ancora rivelato a noi: non riconosciamo questo mondo nei nostri vasi. Lo percepiamo solamente in misura molto limitata; invece, c’è qualcosa di enorme e di multi-sfaccettato davanti a noi. Il fatto è che non vediamo proprio il livello superiore; copre tutto da un punto all’altro dell’orizzonte; non ci sono confini che ci danno una definizione di spazio.

Di conseguenza, Colui che è Superiore discende verso di noi sotto forma di un mondo depresso, insicuro, e corrotto. Inoltre, ci troviamo di fronte a stati e sensazioni che saranno ancora più devastanti per noi. Colui che è Superiore si abbassa verso di noi per far sì che lo percepiamo. Più Lui si abbassa, più percepiremo la negatività in noi stessi e nel mondo che abbiamo intorno, poiché le nostre qualità sono opposte alle Sue.

Questa è la ragione per cui stiamo attualmente vivendo una crisi; Colui che è Superiore si avvicina a noi, facendoci così percepire inconsciamente la differenza tra Lui e noi. La “crisi” è una spaccatura tra il nostro stato attuale e lo stato in cui si trova Colui che è Superiore. Dobbiamo arrivare ad un punto di equilibrio e porci in armonia con Lui, e questo richiede un’educazione integrale che ci permetterà di comprenderLo meglio.

In generale, questo è il punto di libero arbitrio. Dobbiamo renderci conto che ogni cosa che percepiamo come inferiore all’Infinito è una condizione che è stata specificamente preparata per noi da Colui che è Superiore per darci l’occasione di scegliere.

Ciò significa che dovremmo dispiacerci non del fatto che il mondo in cui viviamo sia negativo e che qui siamo infelici, ma piuttosto del fatto che Colui che è Superiore si deve abbassare verso di noi, diminuire Se Stesso e presentarSi come un essere inferiore rispetto a ciò che Egli è veramente, e che Egli deve anche rendersi non attraente e negativo ai nostri occhi.

…ciò permette a colui che è inferiore di lamentarsi; questa è considerata MAN che colui che è inferiore innalza.

Da una parte, notiamo che Colui che è Superiore si pone sul fondo; inoltre, il livello più alto non ci sembra ancora attraente. Dall’altra parte, ci rendiamo conto che ci sembra così solamente nelle nostre sensazioni. Se percepissimo il mondo attraverso i nostri vasi reali, guarderemmo a Colui che è Superiore come l’Infinito dentro di noi. Questa discrepanza è il cuore della differenza tra questo regno ed il mondo dell’infinto.

Quindi, a questo punto eleviamo MAN: la nostra richiesta di essere corretti. Cerchiamo delle possibilità per giustificarLo, solamente una conferma di Lui. Lasciamo che i nostri stati restino gli stessi; lasciamo che non ci procurino più delle piacevoli sensazioni: tutto ciò di cui abbiamo bisogno è di giustificare le Sue azioni e ringraziarLo per aver agito così. Di conseguenza, non chiediamo per il nostro stesso bene, ma per il bene di Colui che è Superiore. Chiediamo forza e comprensione, ma non chiediamo delle sensazioni; tutto ciò di cui dovremmo prenderci cura è la giustificazione di Lui, non importa se continuiamo a sentirci male. Se le nostre sensazioni migliorassero, lo loderemmo egoisticamente. No, non è di questo che abbiamo bisogno. Al contrario, vogliamo che le nostre sensazioni rimangano le stesse, mentre vogliano che la nostra consapevolezza e la nostra percezione siano modificate. In questo modo, cresciamo.

Noi siamo fatti in due parti: intelletto ed emozioni, aspirazioni e desideri. Andiamo avanti usando entrambe, come usiamo entrambe le gambe per camminare. Mettiamo che voglia restare nelle mie attuali sensazioni, e “appoggiandomi” su questa “gamba” faccio un passo in avanti con l’altra “gamba”; cioè, smetto di essere cieco, vedo il mio stato attuale, e lo giustifico, o mettiamo che voglia espandere il mio intelletto, il cervello, allora se le mie sensazioni rimangono intatte, avanzo veramente, poiché giustifico il mio stato emozionale nonostante continui a soffrire, ma mi rendo conto che cresco grazie alle mie afflizioni. Non sono assorbito o ingannato dalle sensazioni positive.

In seguito, quando la nostra mente si espande, ci appoggiamo al nostro nuovo intelletto, e se resta lo stesso di prima, allora ascenderemo al successivo livello di sensazioni. Inoltre, le nostre emozioni non metteranno in ombra l’intelletto, come succede quando il piacere ci spinge a perdere la testa.

E’ l’esatto contrario; facciamo un passo con una “gamba”, mentre, allo stesso tempo, ci appoggiamo sull’altra “gamba”: quando aggiustiamo le nostre emozioni, il nostro intelletto si eleva; quando aggiustiamo la nostra mente, le emozioni si elevano. Di conseguenza, attraversiamo degli infiniti cambiamenti sia nella mente che nelle sensazioni.
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(Dal Congresso del Nord dell’ Unione del 20.09.2012 Lezione 2)

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La rivelazione della connessione reciproca

A partire da adesso in avanti, dobbiamo progredire autonomamente. E qui viene rivelato un punto molto interessante. Fino ad un certo momento, io ho sentito di essere completamente influenzato dai miei studenti. Durante quei momenti ho insegnato ai miei studenti in base allo stesso sistema imparato dai nostri padri spirituali.

Ma ultimamente ho compreso che senza sostegno, senza connessione, senza un lavoro reciproco generale, non riuscivo più ad insegnare loro. Per questo servono gli sforzi degli studenti, il loro aiuto, ed il lavoro reciproco. Tutto questo è essenziale. Se, da parte loro, c’è il desiderio, una mancanza, allora posso parlare e spiegare in un modo semplice. Se c’è uno sforzo allora, di conseguenza, possiamo fare passi in avanti. Questo significa che si sta realizzando un preciso processo di correzione. Siamo arrivati a questo punto.

Ne consegue che dipendiamo gli uni dagli altri. Dunque, io mi rivolgo all’intero gruppo mondiale poiché non sono in grado di fare nulla da solo. Se in passato vi ho spinti e sono riuscito a fare qualcosa, adesso tutto è chiuso. Il desiderio generale si trasforma in qualcosa di veramente reciproco, e l’unione e la connessione sono rivelate in esso.

Non è ancora il punto dove siamo arrivati, perché nel frattempo tutto sta avvenendo senza alcuna connessione al nostro desiderio. Ma dobbiamo capire che è solamente attraverso un generale sforzo reciproco, sia vostro che mio, che saremo in grado di andare avanti. Si presenteranno davanti a noi delle nuove opportunità per esprimere le nostre idee, per dare nuove spiegazioni e, sebbene il sistema rimanga lo stesso, poiché tutto proviene dalla Luce e dal Kli, una nuova forma di presentazione e di riconoscimento si presenterà, la sua percezione.

Dunque, vi richiedo fortemente di essere più attivi, di partecipare di più a tutto, di connettervi alle lezioni. L’avanzamento generale dipende solamente dalle nostre reciproche azioni! Risolviamo insieme questo problema, visto che le azioni di correzione sono possibili solamente attraverso i nostri sforzi diretti a prenderci carico dell’ego e a porci al di sopra di esso con una qualità opposta. Se non ci saranno sforzi, allora non ci sarà alcuna correzione.

In nessun caso un uomo dovrebbe annullare l’ego. Dobbiamo elevarci al di sopra di esso. Sopprimere l’ego significa non permettergli di comandarci, ma allo stesso tempo significa sentirlo, viverlo, ed elevarci al di sopra di esso nelle nostre azioni. Questo lavoro deve essere rivolto solamente al mio gruppo mondiale e al Creatore.
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(Dal Congresso di Novosibirsk del 09.12.2012 lezione 5)

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Responsabili dell’umanità

Qual è il futuro dell’umanità visto che ogni giorno si sente sempre più confusa? Sotto l’esteriorità prepotente ci sono degli uomini piccoli e perplessi che non sanno cosa fare. Corrono da una parte all’altra, cercando di provare ad eliminare le cause di tutti i problemi: sociali, politici, economici ed ambientali. Ed i problemi continueranno a crescere perché al loro centro c’è l’essere umano che non si è adattato al nuovo sistema, al nuovo mondo.

Questa è la ragione per cui abbiamo di fronte l’enorme compito di parlare all’umanità del nuovo mondo e come ci si deve adeguare ad esso. Dobbiamo sentire la responsabilità di questo compito.

Non c’è bisogno di aspettare fino a quando la sofferenza accellera lo sviluppo dell’umanità; al contrario, rallenta questo processo. Gli uomini si nascondono dalla sofferenza, indietreggiano, e non riescono ad accettare niente. Invece di espandersi, di comprendere, e di correggersi, gli uomini incominciano ad andare indietro. Solo un’adeguata presa di coscienza dei problemi darà una spinta veloce al loro sviluppo. Questa è la ragione per cui dobbiamo fare ogni sforzo per portare il nostro messaggio all’umanità

Un’educazione ed una preparazione integrale, l’integralità di tutti i livelli, settori, nazioni e stati è il futuro dell’umanità; non c’è altro metodo. Dipende solamente da noi, dal nostro gruppo globale, quale strada si prenderà: se essere obbligati o, invece, guidati lungo un percorso piacevole e corto. Perciò, vi spingo a pensare a quanto detto e a sviluppare dei piani precisi per la nostra divulgazione.

La divulgazione viene fatta in due modi:

  1. Divulgazione interna: la connessione tra di noi che studiamo la scienza della Kabbalah e ci sforziamo per raggiungere l’unione, tra di noi e con il mondo;
  2. Divulgazione esterna: attraverso internet, i libri, conferenze, lavori di gruppo.

Ma uno non deve essere fatto a discapito dell’altro! La proporzione dovrebbe essere la seguente: internamente, dobbiamo espanderci educando in continuo insegnanti ed organizzatori. Centinaia di migliaia, milioni di uomini avranno bisogno di noi!

Vedremo presto che questo bisogno aumenterà. Anche oggi, se fossimo pronti, potremmo trovare l’impiego delle nostre forze nel campo dell’educazione integrale. Possiamo fare tutto! Non abbiamo idea di quanto ognuno di noi sia importante per il mondo! Dobbiamo presentarci al mondo come maestri. Questa è la garanzia per un buon futuro dell’umanità.

Spero che saremo capaci di realizzare un nuovo approccio con il mondo, soprattutto attraverso la nostra parte interiore, attraverso la divulgazione interna, attraverso una comune rete di lavoro, collegando tutti gli uomini del mondo. Dipende solamente da noi. E adesso, naturalmente, i nostri ostacoli personali possono sia aiutarci o ostacolarci dal realizzare questa missione.
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(Dalla lezione 6 del Congresso di Novosibirsk del 09.12.2012)

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