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Vi sto ascoltando, al di sopra!

Domanda: Noi dobbiamo desiderare i cambiamenti che il Creatore ci invia lungo il cammino spirituale. Ma dato che questi cambiamenti implicano dei sentimenti spiacevoli, come possiamo riuscire a desiderarli?

Risposta: Quando le orecchie di una persona si intasano, essa deve ascoltare con più attenzione, “Qualcuno ha detto qualcosa? Ho capito bene?”. Questo è lo sforzo interiore per sentire chi si rivolge a te.

Dobbiamo sentire la stessa cosa per il Creatore. Ogni minuto accade qualcosa: qualcuno mi guarda, qualcuno mi parla, qualcosa accade nel mondo; dentro di me, ho diversi pensieri, diversi desideri, diversi problemi… Tutto questo non è altro che il linguaggio del Creatore. È Lui a mandarmi questi messaggi.

Prendiamo un determinato oggetto, ad esempio, che viene morso su tutti i lati da particelle nell’aria, da atomi. Anche io sono costantemente sotto l’influenza del Creatore. Devo solo aumentare la mia sensibilità, e poi attraverso la mia “pelle” inizierò effettivamente a scoprire Lui, decifrerò la Sua “conversazione” e capirò come e cosa fa.

Si tratta solo della mia sensibilità interiore. Anche se sono stanco di prestare eterna attenzione a tutto ciò che accade, devo chiedere tale sensibilità. Essa arriva grazie ai reciproci esercizi che faccio con gli amici, e con il loro aiuto, scopro che in ogni momento mi vengono date diverse opportunità di avere una finestra di dialogo con il Creatore. Se non le perdo, allora non c’è spazio per i pensieri, tutto si trasforma in sensazioni, e i sentimenti non vanno avanti e indietro tra di noi, ma piuttosto diventano sentimenti comuni…

Dobbiamo applicare qui una psicologia semplice, diretta, e meno “contabile” possibile: alla fine è il Creatore che si rivolge a me attraverso diverse “vesti”.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di kabbalah del 13.03.2013, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Una briciola di materia accanto ad una scintilla di Luce

Noi siamo nel mondo di Ein Sof (l’Infinito). Ma nel mondo di Ein Sof c’è una Luce piccolissima: Nefesh di Nefesh che ha creato l’essere creato come “qualcosa dal niente”, come un minuscolo granello di desiderio di ricevere. Questa è la prima fase, la “fase-radice” del mondo di Ein Sof. Allora, perché è chiamato infinito?

Perché non c’è nulla a parte una minuscola scintilla di Luce e una minuscola briciola di materia. Tutto il resto giunge grazie alla grandezza della Luce nelle sensazioni della briciola dell’essere creato, attraverso il grande rispetto verso la Luce che lo ha creato e che si prende cura di esso. Dal riconoscimento di questa grandezza giunge la sensazione del mondo di Ein Sof.

Poi questa briciola incomincia a svilupparsi e a diventare sempre di più indipendente, e tutti i mondi nascono nelle sue sensazioni. All’inizio avviene istintivamente, sotto l’influenza della Luce. Ma alla fine il suo sviluppo raggiunge il punto in cui ci troviamo adesso. Se ora, da questo stato, cerchiamo di risalire usando tutte le istruzioni che sono state realizzate per noi, raggiungeremo il verso riconoscimento della Luce.

Ma possiamo chiamare vero questo riconoscimento in modo condizionato, poiché è impossibile conseguire la vera essenza del Creatore e la Sua altezza rispetto all’essere creato. Ma quando ci eleviamo di nuovo, scopriamo la Luce di NRNHY, e la misura rispetto alla quale il Creatore ci permette di arrivare a Lui è chiamata “adesione”. In questa misura, in base alla Sua volontà, dobbiamo essere come Lui.

E’ scritto, “Egli ha sollevato il povero dalla polvere” (Salmo 113). Ma noi non chiediamo che Egli ci dovrebbe sollevare dalla polvere per essere ricchi, ma noi vogliamo essere sollevati solo perché così rispetteremo e loderemo il Creatore. Questa è la sola ragione per cui chiediamo a Lui di sollevarci dalla polvere: per conseguire la Sua grandezza e non per migliorare la nostra condizione.

Questa ascesa è al fine di comprendere chi ci ha creati e chi si è preso cura di noi. La materia in sé può restare in assoluta povertà poiché ciò che conta per noi è di unirci alla Luce superiore, la qualità della dazione, non per il nostro bene ma per rendere felice il Creatore. Questa è la nostra sola speranza. In questo modo arriviamo ad eguagliare perfettamente il quadro, l’immagine, che troviamo nel mondo di Ein Sof: una briciola di materia accanto ad una scintilla di Luce, e tutto il resto è l’infinita grandezza del Creatore.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.03.2013)

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Lavorate con gioia

Baal HaSulam, Shamati #53 “La materia della Limitazione”: E questo è il significato di “ogni sofferenza sarà in più”, nel senso che la tristezza arriva ad una persona perché ella vuole le ricchezze. Questo è ciò che vuol dire quando si parla di Israele che giunse per ricevere la Torà dove Mosè lo aveva condotto e cioè ai piedi della montagna, come è scritto, “ed essi stettero alla punto più basso della montagna.”

(Un monte [Ebraico: Har] significa pensieri [Ebraico: Hirhurim]). Mosè li aveva portati sul fondo dei pensieri e della comprensione e della ragione, il livello più basso che ci sia. Solo allora, quando essi accettarono questo stato, accettarono di entrarci senza indecisioni e proteste, e accettarono di restare in questo stato come se avessero il più grande Gadlut, e come se ne fossero felici, questo è il significato di “Servite il Signore con gioia.”

E questo avviene perché durante il Gadlut non ha importanza dire che Egli dà loro il compito di essere nella gioia, poiché durante il Gadlut la gioia viene da sé. Invece, il lavoro nella gioia è dato loro nel periodo di Katnut, di modo che essi abbiano la gioia sebbene sentano il Katnut. E si tratta di un grande lavoro.

Questa è chiamata la parte principale del livello, che è il discernimento di Katnut. Questo discernimento deve essere permanente, ed il Gadlut è soltanto un’aggiunta. Comunque, un uomo dovrebbe desiderare la parte principale, e non le aggiunte.

Un uomo riduce le sue abituali richieste, scendendo piano piano nel “piccolo stato” (Katnut) nel quale egli non chiede nulla per se stesso. Ed egli considera ciò che è necessario per la sua vita ancora più basso perché egli si prende cura di questi bisogni con riluttanza, solo perché deve.

Da questo punto l’uomo incomincia ad entrare nel mondo spirituale. Un’indicazione di questo stato è la gioia. Prima di tutto, un uomo ha bisogno di raggiungere la prima correzione (Tzimtzum Aleph), lo schermo e la Luce Riflessa, l’intenzione di donare, e ha bisogno di avanzare il più che può. E allora, tutto ciò di cui un uomo ha bisogno non è considerato consumo. Questa è la ragione per cui il segno di questo stato è la gioia costante, perché l’uomo non deve preoccuparsi di nulla; egli è immerso nella Luce del Creatore, nel mare della dazione.
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(Dalla Preparazione alla lezione quotidiana di Kabbalah del 05.02.2013)

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Annullare se stessi e sapere=Rivelare=Connettersi

Domanda: Come è possibile integrare l’annullamento di se stessi verso il gruppo ed il desiderio di comprendere il significato del testo che viene studiato?

Risposta: Una sensazione non cancella l’altra. Devo desiderare ardentemente insieme agli altri di connettermi in un solo punto comune. In questo punto di connessione dove siamo insieme, percepiamo dei fenomeni che sono chiamati Malchut.

Prima di tutto, è richiesto il desiderio di tutti di integrarsi insieme agli altri. Per questo, sono necessari i seguenti elementi: auto-annullamento, la grandezza dello scopo, e l’importanza degli amici e del gruppo. Ci dobbiamo concentrare insieme su tutto questo e desiderare questo punto di connessione generale.

Gli altri uomini partecipano insieme a me in questo desiderio ardente. Agiamo insieme, ognuno annulla quello che ha. Lasciamo il mondo intero sul fondo e tutti noi ci spingiamo in avanti. Attraverso la nostra connessione, vogliamo formare il vaso della dazione nel quale la nostra relazione con il Creatore, il desiderio di donare, nascerà.

Poi, in questa brama di donare al Creatore, incominceremo a percepirLo, la Luce Superiore che cala su di noi e ci colma. Più questo desiderio si fa chiaro, crescendo secondo lo spessore del desiderio: 0, 1, 2, 3, e 4, più questo desiderio si svilupperà. E nella stessa misura, la forza della dazione, l’adesione con il Creatore si riveleranno in noi. Questo è in sostanza tutto il nostro lavoro.

La domanda è: come può essere combinato il desiderio di auto-annullamento e la comprensione del materiale studiato? Comprendere significa conoscere, nel senso di rivelare e connettersi. La Sefira Daat (Conoscenza) simboleggia la connessione, come è detto, “E Adamo conobbe Hava (Eva) sua moglie”.

Quando io mi annullo fino in fondo, mi aiuto a prepararmi per la connessione. Senza questo, non sarò in grado di connettermi con gli altri. Al fine di elevare il punto della connessione, devo annullare me stesso.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 28.01.2013, Gli scritti di Baal HaSulam)

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Noi dovremmo imparare ad essere una colonna di ferro

Baal HaSulam, Lettera 34: Anche coloro che sono stati premiati con il perdono per i loro peccati, che si trasformano in diritti, in cui si scopre che non c’è difetto, ci sarà ancora bisogno di più potenza per stare nel palazzo del Re, il che significa fermarsi e pregare e aspettare, senza stancarsi … fino a che non si acquista un desiderio completo dal Creatore.

E quindi dobbiamo imparare quest’arte prima di entrare nel palazzo del Re, che significa il palazzo del potere e della forza, e fermarci come una colonna di ferro…

Domanda: Perché Baal HaSulam dice che una persona deve stare in piedi, come una colonna di ferro se sappiamo che, al contrario, si dovrebbe raggiungere uno stato in cui abbiamo la disperazione dei nostri poteri?

Risposta: Se una persona dispera dei suoi poteri, questo non significa che egli diventa debole. Egli non grida di debolezza, ma è piuttosto gioioso come un eroe per aver superato tutti i suoi poteri egoistici (le “bucce“) che sono stati utilizzati per confonderlo e dirigerlo in diverse direzioni. Dopotutto, ora è in piedi di fronte al Creatore, chiedendo aiuto!

Allora, perché sembra che lui debba raggiungere un totale esaurimento? Capisce che non può entrare nel mondo spirituale con le proprie forze in quanto si tratta di una natura totalmente diversa. Tuttavia, egli sa che è stato aiutato dall’Alto in ogni fase del processo e, quindi, è stato portato verso il mondo spirituale, e lui in realtà è in piedi a pochi passi.

Egli è sicuro che, con l’aiuto del Creatore che gli ha dato il potere di superare le forze egoistiche (Klipot – bucce), ora sia totalmente libero.

Se non ha il potere di fare il passo nel mondo spirituale, non significa che egli sia debole; è solo la realizzazione del fatto. Ma il fatto è che ogni volta che ha cercato di avanzare con l’aiuto del Creatore lo rappresenta come un eroe. Un eroe non è colui che combatte stupidamente usando i suoi poteri.

Il Superamento è una guerra contro me stesso, contro la mia voglia di fare tutto da solo, a determinare tutto da solo, come se ci fossero altre forze oltre al Creatore. E’ la più grande follia il pensare che dobbiamo vincere per noi stessi. Quindi, una persona si sente felice di aver combattuto e vinto questa guerra.

Egli non ha vinto a causa dei suoi poteri. Il motivo per cui ha voluto iniziare questa guerra non è venuta da lui, e la richiesta di aiuto da parte del Creatore e la situazione che è stata creata in seguito, inoltre, non è di sua pertinenza.

Quindi, perché è chiamato eroe? Perché è passato attraverso tutti gli stadi lungo il percorso e, grazie a loro, ha aderito al solo Superiore. Questo è ciò che significa vincere questa guerra. Essere un eroe è scoprire che “Non esiste nulla all’infuori di Lui,” nonostante tutti i disturbi.

Quindi, dipende da quello che noi chiamiamo “la debolezza.” Una persona chiaramente non ha i poteri per combattere contro se stesso, ma ottiene che non ha alcun potere e che tutto ciò viene fatto con l’aiuto del Creatore, che gli ha dato il poteri con cui una persona si costruisce l’immagine di Adamo (umano), che assomiglia (Domeh) al Creatore.
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(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 05.02.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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Ora prepariamoci alla prossima salita!

Noi dobbiamo avere rispetto del senso di confusione, di oscurità, di sfocatura, e di impotenza. È detto “rispetta i figli dei poveri in quanto la Torà verrà da loro”. Questi poveri che non hanno nulla, sentono un vuoto sempre maggiore nei loro cuori e nelle loro menti, che non sono in grado di concentrarsi e di trovare la strada in questi stati , che stanno preparando così i loro vasi in cui riceveranno la Torà, la Luce che rivela loro tutti i discernimenti spirituali.

Quindi la cosa principale è abituarsi a studiare sia nelle tenebre che nella luce. Questo nella tradizione dei kabbalisti, è simboleggiato nella tradizione di iniziare gli studi a mezzanotte’. Questo è ciò che hanno fatto i Kabbalisti nel corso dei secoli, e anche il re Davide si alzava a mezzanotte per “svegliare l’aurora”. La ragione è che a mezzanotte il Zivug (l’accoppiamento) di Aba (padre) e Ima (madre) comincia al fine di risvegliare i vasi per ricevere la Luce.

Se una persona vuole raggiungere la Luce, lo stato è chiamato “giorno”. Deve cercare di risvegliare i vasi per ricevere la Luce nel loro stato più basso e quello più buio, quando si è “addormentato” e non sente se stesso.

Noi non notiamo ancora questi discernimenti, ma impareremo presto a discernere in modo da vedere tutto nel buio e nella luce, e per sapere come utilizzare ogni stato nel modo più chiaro e più consapevole. Il punto principale adesso, dopo la salita che abbiamo raggiunto durante il congresso, non è quello di lasciare il lavoro in questi tempi, che non sono veramente comprensibili, non sono piacevoli, e che non ci riempiono.

Questi tempi giungono in modo che possiamo affrontarli, e nonostante la sensazione di pesantezza nei nostri desideri egoistici, che non capiscono il buio, rimarremo in connessione e avanzeremo, e quindi costruiremo i vasi per la salita successiva.
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(Dalla preparazione alla lezione quotidiana di Kabbalah del 22.01.2013)

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Le necessità del mondo immaginario, tutto per il vero mondo

Domanda: Baal HaSulam dice nell’articolo “Un discorso al completamento dello Zohar” che l’anima si riveste del corpo nel nostro mondo. Che cosa vuol dire?

Risposta: “Il corpo di questo mondo” significa il desiderio di ricevere solo per se stessi. Qui riempie tutto lo spazio (vedi il disegno), e c’è anche il punto nel cuore (•), la parte posteriore di Nefesh di Kedusha. Essa è stata frantumata, il che significa che vuole anche ricevere per se stessa, ma può essere trasformata nel suo stato opposto.

Domanda: Dove si trova il desiderio del punto nel cuore?

Risposta: Per prima cosa senti che il desiderio esiste ed incominci a notare il fatto che questo desiderio non ha un posto fisico in cui si trova. Questo desiderio è l’essenza della creazione spirituale.

Oggi vedi davanti a te i livelli inanimato, vegetativo, ed animato della natura, così come vedi gli uomini. Tutto questo è il mondo immaginario. Non guardarlo, mettilo da parte, non è la cosa principale.

Oltre a questo, c’è il desiderio di ricevere nel quale c’è una scintilla. Dobbiamo prenderci cura di queste scintille. Diamo al mondo immaginario le necessità basilari ma non siamo obbligati a fare niente più di questo perché è tutta un’illusione. Dovresti dare tutto alla parte principale.

Ciò significa che devi isolare il punto nel cuore da tutto ciò che si trova dentro il desiderio di ricevere. Dovresti differenziarlo all’interno del desiderio e tirarlo fuori più che puoi, separarlo dal desiderio di ricevere, e svilupparlo. Il desiderio stesso dovrebbe essere ristretto e annullato. Allora ci sarà una connessione che lo aiuterà e poi ci saranno parecchi altri passaggi…

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(Dalla 4.a lezione quotidiana della Kabbalah del 03.02.2013, “Un discorso per il completamento dello Zohar”).

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Non sento di essere distante da voi

Baal HaSulam, Lettera 27: Certo che voglio unirmi a voi anima e corpo. Anche se non posso lavorare se non nella spiritualità e nella mia anima, io conosco la vostra anima e posso unirmi ad essa, ma voi non potete lavorare nei vostri cuori, ma solo con il corpo in quanto non conoscete la mia spiritualità per poter unirvi ad essa, e se comprendete questo, capirete anche che io non mi sento affatto distante da voi, ma voi naturalmente avete bisogno di essere vicini al corpo e al luogo, ma è per voi stessi e per il vostro lavoro, e non per il mio lavoro.

Ma io prego il Creatore affinché vi conduca attraverso la via della verità e che sarete salvati dagli ostacoli che troverete lungo la strada e che il Creatore sarà con voi in tutto ciò che fate.

E da parte vostra dovete stare attenti a seguire il percorso che ho preparato per voi, in materia, dei desideri del cuore e della mente e preghiere, e allora il Creatore ci aiuterà certamente e presto saremo uniti nel nostro cuore e nella nostra anima.

Naturalmente, per un kabbalista che è in grado di comprendere lo stato interiore dei propri studenti, le distanze sono prive di significato e non fa nessuna differenza in che mondo si trovi: in un corpo o senza un corpo, lontano da quel mondo o nelle vicinanze. Se tra l’insegnante e gli studenti esiste una connessione, allora nulla può influire. Si scopre che il problema riguarda solo gli studenti, per i quali è difficile cavarsela senza la sensazione fisica dell’altro o dell’insegnante. Quindi l’unica soluzione è, per quanto sia possibile, quella di accelerare l’avanzamento.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.02.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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L’inizio della correzione nelle tre linee

Domanda: Che cosa simboleggia la correzione nelle tre linee?

Risposta: La correzione nelle tre linee è la capacità di differenziare l’influenza della Luce, il desiderio di dare (linea destra), l’influenza del desiderio di ricevere (linea di sinistra), e la capacità di essere in mezzo a loro, per accoppiarle e connetterle tra loro nella linea di mezzo.

Se una persona lavora al di sopra della ragione, al fine di connettere i suoi vasi di ricezione con la forza della dazione che esiste in lui, ciò significa che egli si trova nella linea di mezzo, nel suo punto di mezzo e sta facendo correzioni nelle tre linee.

In questo caso, non usa la sua Malchut reale, ma solo Malchut che sale a Yesod. Significa che esamina i vasi, che saranno nella connessione corretta e la partecipazione di Malchut e Bina. La correzione nelle tre linee è possibile solo dopo la seconda restrizione (Tzimtzum Bet) quando è chiaro che Malchut non è in grado di ricevere alcuna Luce in se stessa, ma solo a condizione che salga al livello di Bina. (Nella spiritualità la salita simboleggia la correzione).

Nel momento in cui Malchut sale a Bina, esse in parte si connettono. Malchut chiarisce quali delle sue qualità può utilizzare per essere in contatto con la Luce, con Keter.

Al fine di essere simile a Keter e dare come Keter, è necessario connettersi con Bina e diventare simile a lei, uguale a Bina. Nel momento in cui Bina si espande da cima a fondo, vuole essere simile a Keter con tutta la profondità della sua grossolanità (Aviut). Una corretta unione tra Malchut e Bina porta Malchut al calcolo nella linea di mezzo.

Non ci può essere una preghiera (MAN) senza la correzione delle tre linee. Tuttavia, il superiore riceve la nostra preghiera la prima volta quando chiediamo il primo contatto e siamo pronti a trasformarci in un feto spirituale che si annulla e si limita completamente. Nel frattempo, non abbiamo la correzione delle tre linee. Successivamente però, iniziamo il periodo dei “tre giorni di assorbimento dello sperma”, in cui vengono create le tre linee: di destra, di sinistra e di mezzo. Da qui in poi inizia lo sviluppo di queste tre linee.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.01.2013, Lo Studio delle dieci Sefirot)

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Non si ha diritto ad un giorno di riposo

Domanda: Nel lavoro interiore, qual è un peccato che possa corrompere il suo esito?

Risposta: Se una persona è già incorporata nel lavoro interiore, ma ora è troppo pigra per sostenerlo in maniera costante e unirsi ad esso, è considerato un peccato. Dal momento che se non avanza, vuol dire che sta andando indietro. Fermarsi e stare nel mezzo è impossibile.

A volte pensiamo di poterci permettere di prendere un po’ di tempo libero e di riposo da questo lavoro, ma nella spiritualità non ci sono giorni di riposo, il tempo stringe costantemente e il contatore conta costantemente i nostri sforzi, quindi non è come nel nostro mondo dove ci si può fermare e restare inattivi per andare a dormire e non fare nulla fino al giorno successivo.

Nella spiritualità questo non esiste. Forse posso non eseguire alcuna azione fisica, ma in questo periodo attraverso molte Reshimot (geni spirituali), e se non le realizzo, allora vuol dire che vado indietro. Quindi devo fare in modo di avere sempre qualcosa da fare.

Il mio consiglio è quello di mettere se stessi, anche passivamente, sotto la massima influenza dell’ambiente: ascoltare melodie e canzoni, leggere il nostro materiale, vedere e ascoltare la lezione un’ulteriore volta, stare con gli amici. Ma dobbiamo stare molto attenti a utilizzare questo mezzo di comunicazione, dal momento che, se non ne faccio un uso corretto, insieme al guadagno e al grande beneficio esso può portare anche grandi perdite e danni.
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