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Non vergognarti del cambiamento

Baal HaSulam, “Corpo e Anima”: E loro rappresenteranno il corpo come una macchina elettronica con fili che vengono tirati dal corpo alla mente e operano tramite incontri con cose esterne.

In più, loro mandano le sensazioni di dolore o piacere alla mente, ed essa istruisce i comandi all’organo.

Domanda: Tutto quello che il corpo sente è realmente la nostra vita come un “film” in cui è proiettata?

Risposta: Ci sono due approcci che vengono qui integrati, il soggettivo e l’oggettivo. Nel complesso, se già vedi, se percepisci una figura certa del mondo, non puoi cancellarla e dire che è la tua immaginazione. Potrebbe essere la tua immaginazione, ma questa “immaginazione” è la nostra vita e noi dobbiamo accettarla come un fatto.

Domanda: Quindi dov’è la verità?

Risposta: Non c’è verità. Tutto è relativo riguardo a una persona. Ci sono sette miliardi di persone sulla terra e ognuno detiene la sua verità. Dopo tutto, noi non abbiamo una scala assoluta in accordo alla quale misuriamo la verità. Noi siamo tutti appesi nello spazio, come la terra, come tutto l’universo; chi conosce dove siamo “appesi?” Sei vivo ora, ma in un momento potresti morire e chi sta controllando questo? In che mani sono i fili?

Nel nostro stato corrente, quando non ci sono standard di base, noi non misuriamo le cose accuratamente. Abbiamo stabilito molti sistemi e unità di misura, che sono relativi: il meridiano di Greenwich, un kilogrammo, un watt, un ohm, ma questi sono unità relative per misure comparative. Loro confermano solo il fatto che non c’è nulla su cui ci possiamo afferrare e che in realtà non possiamo misurare alcuna cosa.

Non conosciamo cosa sia la verità, e siamo d’accordo su un certo quadro di riferimento di comparazioni nominali giacché noi necessitiamo un linguaggio comune al fine di condurre una vita normale. Altrimenti, come riusciremmo a tenere la connessione tra noi e viverla insieme? Allora non c’è realtà. Nessuna ne ha bisogno. Se le persone scoprono qualcosa che è assoluto, io vorrei accettarlo come un fatto, e preferisco la mia propria “verità.” E’ vero che possiamo raggiungere valori assoluti, ma il nostro ego non ci lascerà farlo e quindi siamo immersi in relatività e instabilità.

Noi dobbiamo abituarci a questo stato e ad accettarlo, ad accettarlo come un fatto. E’ normale mostrare che sono cambiato in relazione a ieri. Una persona che avanza comprende che nulla è certo e stabile. Se ciò che era buono ieri, sembra buono ancora oggi significa che sono “inanimato”, nemmeno al livello “vegetativo”, ma al livello di natura “inanimata.” Al livello “parlante”, comunque, ho visto “un mondo opposto” ogni giorno. Dopo tutto, ogni livello è opposto da quello che ha preceduto.

Nel cammino spirituale, non aggiungo semplicemente a quello che esiste già; io mi sto trasformando ogni istante e non c’è nulla di cui vergognarsi. Non c’è necessità di essere una “pietra indistruttibile”; noi tutti stiamo costantemente cambiando, il che è un bene. Solo i bambini piccoli che sono costantemente inquieti e agitati possono crescere.

Dunque, noi non possiamo determinare che tutto sia assoluto, e allora dobbiamo credere che “un giudice ha solo ciò che i suoi occhi possono vedere,” e accettare questa figura come reale. C’è solo una realtà – che non c’è nulla di stabile e che tutto cambia riguardo a una persona.
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(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 31.12.2012, “Corpo e Anima”)

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Il Vostro invito personale alla Luce

Domanda: Quale stato un uomo deve attraversare quando si trova al livello più basso di discesa e cosa dovrebbe fare in quel momento? Qual è il nostro errore?

Risposta: Se cado sul fondo della discesa, allora in questo punto critico di massima caduta non posso fare nulla da solo. E’ come se fossi neutralizzato da tutta la Luce che opera su di me.

La luce opera su di me durante tutte le fasi del mio sviluppo (La Luce Circostante 1), e sotto la sua influenza io discendo. La sua azione mi porta alla mia discesa aggiungendomi un desiderio corrotto. Alla fine mi ritrovo al punto più basso nel quale non posso fare nulla. Non ci sono mezzi attraverso i quali posso ascendere; mi ritrovo sotto la totale influenza dell’ego.

Ma nel momento in cui incomincio ad elevarmi, almeno un pochino, grazie alla distanza tra il mio nuovo stato e lo stato in cui mi trovavo, io devo già fare qualcosa di indipendente. Mi elevo al primo livello con l’aiuto del gruppo, ma grazie al livello in cui mi sono elevato, adesso devo iniziare a fare qualcosa da solo: elevare MAN, una preghiera, una richiesta, per spingere me stesso. Io devo attirare la Luce da solo per dare il via alla sua influenza, in base ad un mio invito e non attraverso qualcun altro.

Non mi posso svegliare e tirarmi fuori da questo punto bassissimo da solo e senza aiuto: “Un prigioniero non può prestarsi soccorso da dentro una prigione”. Ma nel momento in cui mi elevo un pochino con l’aiuto degli amici, posso già andare avanti da solo. Non sono più un prigioniero che è tenuto in catene! Ho un amico che dall’esterno mi aiuta ad uscire da questo buco.

Ma se, dopo che sono stato aiutato ad elevarmi un pochino, sono troppo pigro e non mi sforzo, se non mi rivolgo immediatamente alla Luce che Corregge, ma aspetto e mi innalzo semplicemente in base al momento, con l’aiuto dell’ambiente, allora non attirerò a me dei nuovi poteri spirituali.

Nel momento in cui mi arriva un’opportunità, devo immediatamente lavorare su me stesso. Altrimenti il Creatore mi aiuterà ad uscire dalla buca una o due volte e poi mi abbandonerà perché non faccio nulla da me. Egli mi manda l’aiuto: attraverso il gruppo, gli amici, in modi diversi, ma se io non rispondo sufficientemente, Egli mi abbandona.

Ne consegue che Egli aggiungerà della negatività e della sofferenza nel punto bassissimo in cui sono caduto, sotto forma di diversi problemi corporali, di modo che alla fine comprenderò che non ho scelta e che mi devo elevare. Vedrò che ne vale la pena sforzarmi un po’ e progredire per le più semplici ragioni corporali.

Proverò a sfuggire dalla materialità verso la spiritualità perché mi sento male nella mia vita quotidiana.
In questo caso, non mi eleverò attirando la Luce che Riforma, ma grazie alle quotidiane sofferenze corporali.
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(Dalla 1.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 07.01.2013 “Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot”)

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Una lettera agli amati al fronte

Domanda: Come possiamo connetterci a quello che studiamo nel TES riguardo Malchut che eleva MAN a Zeir Anpin, la preghiera da dove comincia la nascita spirituale, nel congresso delle donne?

Risposta: Vero, comincia tutto della deficienza femminile; questa è quella vera, la deficienza di Malchut. Zeir Anpin rappresenta il maschile e Malchut, Nukva, il femminile.

Noi ci aspettiamo un forte desiderio generale da essere accumulato e messo insieme nelle donne in questo congresso al di sopra di tutte le differenze e l’individualismo. Noi speriamo che le donne si aiuteranno l’un l’altra a connettersi e saranno in grado di elevare la loro deficienza generale talmente tanto che si farà sentire nel sistema spirituale.

Se è sentito e rivelato nel sistema generale anche noi uomini lo sentiremo. Ho chiesto alle donne di scrivere una lettera con una richiesta, con una domanda, con un appello dal congresso delle donne a quello degli uomini, ma realmente, nel mondo spirituale, non importa veramente se la richiesta è espressa tramite scrittura, la cosa più importante è che sia incorporata nel sistema del desiderio generale della creazione, della realtà generale.

Una lettera, comunque, può affrettare questa dazione e tenerci insieme, giacché ci obbliga a rispondere; speriamo che riceveremo una forte spinta dal congresso delle donne, uno stimolo, una richiesta per attirare la Luce che Riforma.

Se provassimo a raggiungere la Luce in accordo con la richiesta delle donne, noi avremmo una forma simile alla dazione in confronto alla forma che potremmo creare da noi. Le donne possono anche chiedere egoisticamente per loro stesse per aiutarle a connettersi e a raggiungere la spiritualità. Ma quando questo desiderio è mirato alla dazione e connessione, almeno un pochino, è connesso alla saggezza della Kabbalah e incorporato in un uomo; lui accetta già che sia un desiderio spirituale, giacché è una domanda estranea.

Allora dal riempimento di questa richiesta noi creiamo un atto spirituale molto più forte che se provassimo a crearlo da noi stessi, per noi stessi.
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(Dalla 3° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 09.0.2013, “Introduzione alla Studio delle Dieci Sefirot”)

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L’amore vince sempre sull’odio

L’amore non può esistere senza l’odio. Dopo tutto, l’amore arriva precisamente come correzione per l’odio. Non è una parte innata di noi, ma dobbiamo costruirla da soli. Da questo deriva il comandamento “ama il tuo amico come te stesso”: dall’amore degli esseri creati si passa all’amore del Creatore. Il Creatore è il generale, la somma di tutte le forme di amore.

Ma prima scopro la questione del mio desiderio egoistico, il mio “Monte Sinai“, la mia montagna di “odio”, il vaso in frantumi nella sua oscura profondità. Questo si chiama “illuminazione di Malchut,” ed è davvero spaventoso.

Poi devo correggere questo odio, e solo attraverso quello posso raggiungere l’amore.

L’amore indipendente non esiste, non ci sono vasi indipendenti di dazione. Esiste la Luce che Riforma e che io attiro per correggere me stesso. Non lascio l’odio, lo sento ancora e lo riconosco, lo conservo e al di sopra di esso, al posto della “montagna di odio”, io costruisco una “montagna di amore”.

Il vaso è costruito in questo modo; al di sotto si trova lo spessore e al di sopra si trovano il Masach e la Luce che Ritorna (RL), il che significa l’adesione. Nella parte superiore Io formo il mio atteggiamento verso il Creatore, tutte le mie intenzioni, e poi copro il mio odio con la Luce di Hassadim che si trova al di sotto. Poi arriva la Luce di Hochma che riempie il vaso.

Questo accade di volta in volta fino alla fine della correzione. L’odio che è opposto alla Luce che rimane, perché altrimenti non sarà in grado di essere indipendente.

Domanda: Questo significa che devo venire alla lezione carico di rifiuto, e di avversione al fine di superarle? Quale mancanza, quale sensazione di imperfezione devo portare con me?

Risposta: Non cercate odio. Non dovreste arrivare con una sensazione di imperfezione, ma con l’amore. C’è solo un obiettivo e quello che avviene lungo il percorso non è affar nostro. Se l’odio si rivela – lasciamo che si riveli, e se non succede, allora non c’è. Devo essere attratto da una cosa sola, e se nel processo scopro in me una incapacità, una mancanza di comprensione, una mancanza di conoscenza, ecc… significa che deve andare in questo modo.

Io voglio essere intelligente, ma durante il percorso scopro che sono ancora stupido. Ma io desidero qualcosa che è completamente diverso. Così, nonostante tutto, ho bisogno di concentrarmi sull’obiettivo finale.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.12.2012, La saggezza della Kabbalah e la Filosofia)

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Ritornando all’abbraccio del Creatore

Baal HaSulam, Lettera 25: E’ scritto nello Zohar che la Santa Shechinà è rivelata ad una persona che è premiata con il pentimento, come una madre amorevole che non ha visto suo figlio per un lungo tempo, e loro compiono molti sforzi per vedersi l’un l’altro e per questa ragione incontrano grandi pericoli; e finalmente loro hanno raggiunto questa lunga libertà attesa e sono ricompensati vedendosi l’un l’altro e allora la madre cade sul suo collo e lo bacia e lo conforta; e gli parla tutto il giorno e tutta la notte, raccontandogli dei suoi desideri e pericoli che ha incontrato sulla sua strada fino a quel giorno; e come lei sia sempre stata con lui, e non l’abbia mai lasciato, ma ha sofferto in ogni luogo dov’è stata, ma lui non può vedere questo.

Giudicando da come i Kabbalisti ci raccontano, il Creatore, la Shechinà, produce grandi sforzi in noi, per le anime, aiutandoci a svegliarci e ad avvicinarci gradualmente salendo la scala spirituale così alla fine saremo incorporati nella Shechinà e connessi ad essa. Infatti, non ci sono cambiamenti nella realtà. Tutti i cambiamenti risiedono solo nella nostra comprensione, nella nostra percezione, fino a che non scopriamo la buona e stabile Provvidenza superiore che non ci lascia per un sol momento ed è immutabile.

Alla fine una persona raggiunge che tutta la realtà è in assoluto riposo. Tutto ciò che è nato nelle sue sensazioni è la rivelazione dei vasi che devono essere corretti. Tutti i cambiamenti sono solo l’apparenza dei vasi corrotti, uno ad uno. La sensazione della creatura nei vasi che non sono corretti è ciò che dipinge il ritratto di un mondo corrotto per lui, e della cattiva Provvidenza, significando che non è eterna ed è incompleta.

Ma se la creatura avanza correttamente, lui comprende che dovrà costruire un supporto esterno per se stesso in forma di gruppo e un insegnante, com’è scritto: ”Fai di te stesso un Rav e comprati un amico e giudica ogni persona nella scala dei meriti.” Questo ambiente lo influenza costantemente e lo evoca. Questo agiterà una persona e farà in modo che non si dimentichi che tutto ciò che accade in ogni momento è la rivelazione e riempimento di Reshimot (geni spirituali) attraverso le quali una persona vede il mondo e lui deve correggere queste Reshimot.

L’ambiente lo aiuta a non dimenticare e lui verrà costantemente rinforzato da questo. Allora “colui che sceglierà un miglior ambiente” in accordo alle Reshimot che possono essere rivelate in lui al fine di correggerlo, non dimenticherà per un momento lo scopo della sua vita. Lui deve scoprire la giusta attitudine e allora sarà in grado di avanzare alla correzione fino a che non abbraccerà il Creatore.

Il luogo d’incontro tra una persona e il Creatore è chiamato la Santa Shechinà. La creatura prepara i desideri, i suoi vasi, in accordo ai quali il Creatore è rivelato. Così noi raggiungiamo l’adesione che è lo scopo della creazione.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah 02.01.2013)

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Posti di controllo lungo i 125 livelli

Baal HaSulam,Introduzione allo studio delle dieci Sefirot,” Paragrafo 133: E’ piuttosto come un re che desiderava scegliere per sé i più leali di tutti i suoi sudditi nel paese e farli entrare a lavorare nel suo palazzo. Che cosa fece? Emanò un decreto con il quale chiunque lo avesse desiderato, giovane o vecchio, poteva andare al suo palazzo per impegnarsi a lavorare all’interno delle sue mura.

Allo stesso tempo, egli pose molti dei suoi servi a guardia delle entrate del palazzo e di tutte le strade che portavano al palazzo, e ordinò loro di allontanare astutamente tutti coloro che si avvicinavano e far cambiare loro direzione rispetto alle strade che portavano al palazzo…

E solamente i valorosi tra loro, coloro che avevano avuto pazienza, sconfissero le guardie ed aprirono le porte. Ed essi furono immediatamente premiati con la visione del volto del Re, il quale mise ognuno di loro al proprio giusto posto.

Le guardie sono incaricate di fare da sentinelle alle persone. L’uomo non deve avvicinarsi al palazzo del Re e oltrepassare il punto dove si trovano le guardie, a meno che egli non superi le sentinelle interne.

Il Creatore ha molti poliziotti che si trovano in ognuno dei 125 livelli, ed impediscono all’uomo di avvicinarsi. Mostrano all’uomo che gli è permesso di elevarsi solamente fino ad uno specifico livello, e che per il momento non gli permesso di salire oltre. E questo perché vedono che l’uomo non è ancora pronto per il livello superiore. Questo è ciò che succede tutte le volte.

Le guardie fanno in modo che un uomo non vada avanti di più (sebbene sia impossibile, poiché ci sono delle rigide leggi di conformità nel mondo spirituale). Le guardie rivelano le mancanze all’uomo – un posto per l’auto-analisi. Lo scuotono e non lo lasciano in pace nello stato in cui si trova procurandogli ogni genere di guaio.

Esse stanno di guardia all’uomo; la Luce ed il Creatore non hanno bisogno di sentinelle perché è impossibile procurare loro dei danni se all’uomo non è concesso  vederli. Tutto viene fatto in base all’equivalenza della forma; se io non sono pronto per un livello superiore, non lo riconosco.

Cosa vuol dire che non posso avanzare? Vedo che la strada davanti a me è bloccata? Se non mi sono ancora corretto al precedente livello, non posso avanzare e scalare la montagna per altri metri, ma le guardie mi aiutano e mi spingono verso i punti problematici. Esse sono presenti per proteggermi, spingermi, ed avvicinarmi, e mi aiutano a raggiungere i necessari discernimenti.

Tutto avviene in favore dell’uomo e della sua correzione.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah de 02.01.2013, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Libero arbitrio: Più domande che risposte

In quale stato ci troviamo in questo momento? Chi ha stabilito questo stato per noi? Chi ci “riorganizza”, chi ci prepara lasciandoci compiere solamente un’azione corretta e che, così facendo, ci permetterà di avere successo?

Vediamo che tutto in Natura è stabilito. Ci troviamo in un sistema rigido che ci lega tutti come in una catena, e non ci permette di muoverci liberamente nemmeno per un millimetro. Invece, ogni movimento che facciamo scuote il sistema ed ha un effetto immediato. Se comprendiamo questo concetto, allora le nostre reazioni saranno corrette. Immaginate di trovarvi nudi, circondati completamente da degli aghi che quasi sfiorano la vostra pelle. Non potete fare nemmeno il minimo movimento, al massimo potete muovere un pochino gli occhi.

Questo è il modo in cui le leggi della natura ci “avvolgono”. Ed è anche molto più di così, visto che operano sia nella nostra mente che nelle nostre emozioni (nel cuore), ed io devo verificare: Ho del tutto libero arbitrio? Non esiste nulla tranne questa natura? Se è così, allora è qui che si trova il mio io. Ma qualcuno può esistere al di fuori? Nel frattempo, io sono totalmente, internamente ed esternamente, circondato da aghi e non posso affatto muovermi in autonomia.

Allora, dobbiamo chiarire cosa ci può essere oltre la natura. Ha lasciato ad una delle sue creature chiamata “Adamo-l’uomo” qualcosa che lo rende capace di liberarsi da essa? E oltre a questo, come potrebbe succedere se l’intero universo è un sistema di leggi assolutamente fisse? Ci troviamo in un sistema che è del tutto reciprocamente connesso ed ogni giorno scopriamo sempre di più la sua interdipendenza, che ne è un fattore determinante e che non c’è libertà in esso; dunque, come può essere che ci sia qualcosa al di fuori di questa totalità di leggi e di schemi? Si tratta di un problema serio: Chi si trova al di fuori di queste leggi? Naturalmente, non è il nostro corpo animale, che possiamo studiare accuratamente, visto che abbiamo tutte le necessarie informazioni per farlo.

Nel complesso, tutti noi obbediamo in modo totale alle leggi della natura, e se questo ci va bene, allora tutto può continuare a scorrere in questo modo, ma se scopriamo almeno un grammo di libertà, questa scoperta potrebbe davvero essere una sorpresa. Per cosa serve la libertà? Come e per cosa la natura ha fatto spazio ad essa in se stessa, perché si è ristretta e non è entrata in questa zona? Che cos’è questo spazio nel quale il vero essere creato, che non è sotto l’influenza della natura, esiste effettivamente? Ma che cos’è in fondo questo essere creato? Ha delle sue leggi in base alle quali funziona?

Ci sono molte domande a cui rispondere qui. Spinoza e Kant hanno avuto a che fare con queste domande. Si tratta di un sistema complesso che ci appartiene poiché noi facciamo le domande sul significato della vita rifiutando di accettare l’approccio deterministico, aspirando invece ad essere al di sopra dello stato corporeo predeterminato, e a scoprire qualcosa d’altro…
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 04.01.2013 ” La pace”)

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Il segreto della longevità

Domanda: Come facciamo a raggiungere la qualità della dazione nello spazio ridotto di una vita?

Risposta: La tua vita dipende da quanto ti avvicini alla qualità della dazione. Se ti avvicini, la tua vita sarà più estesa per permetterti di raggiungere tale stato. Se non lo fai, perché soffrire senza motivo? Dovrai nascere di nuovo un’altra volta e forse sarai più fortunato.

È per questo motivo che si dice: “Sei stato creato contro il tuo desiderio, sei nato contro il tuo desiderio, vivi contro il tuo desiderio e morirai contro il tuo desiderio”, cioè non di tua scelta. Tuttavia se sei stato invitato a salire al livello seguente, al castello del Creatore, cerca di realizzarlo.
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(Dalla serie di lezioni virtuali della domenica del 06.11.2011)

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Due reti

“I Progenitori,” il grado più alto dell’anima comune, hanno realizzato le correzioni principali nel sistema per poterlo attivare (sono indicati in rosso nella figura). Anche gli altri, “I figli” (marcati in verde), possono unirvisi.

Hanno già qualcosa su cui poter contare, ovvero, gli insegnamenti dei nostri Progenitori che hanno lasciato un sistema funzionante, interconnesso che opera secondo le leggi della similitudine delle luci e dei vasi. Questo è “l’insegnamento”, la Torà. Ed il “Creatore” è qualcosa che si rivela nel sistema.

Nel complesso, il sistema che esiste con un certo grado di equilibrio interiore e di unità è chiamato “Torà.” Inoltre, si può manifestare su diversi livelli, man mano più alti secondo quanto lo manifestiamo e quanto chiaramente riveliamo il Creatore in esso.

Allora chi siamo “noi?” Noi siamo I componenti spirituali del sistema che vogliamo rivelare.

Baal HaSulam scrive “nell’introduzione allo Studio delle dieci Sefirot” che I progenitori hanno preparato un sistema e ci hanno lasciato un metodo. Questo ci permette di evocare l’illuminazione dal grado che hanno raggiunto. Non importa dove tu sia, tu possiedi la caratteristica di poter stabilire una connessione e di connetterti in questo sistema che hanno costruito tra di loro.

Come ti connetti? Attraverso le scuole kabbalistiche, il gruppo, lo studio e l’insegnante. Usando questi strumenti mi connetto al sistema e questo inizia ad influenzarmi fino a che non sono completamente connesso. Questo è valido per tutti.

Per farlo costruiamo un sistema di prova tra di noi , ed in questo modo iniziamo a corrispondere ai Progenitori, il che attiva delle forze molto potenti. D’altra parte è molto difficile fare questo da soli; solo poche anime sono capaci di farlo.

Quindi, ci sono persone con il punto nel cuore (•) che aspirano verso la connessione con il sistema comune anche se non sono sicuri di cosa li spinge a farlo. Attraverso la realizzazione di una rete simile a quella dei progenitori, si collegano a loro ed in seguito entrambe le reti si fondono in una sola.

E poi la correzione del terzo livello – Le nazioni del mondo – inizia fino a che l’intero spazio diviene completamente riempito, sino a non lasciar alcun vuoto.

Così, come succede che vengono corrette le nazioni del mondo? Esse sono corrette attraverso la connessione. All’inizio sono tirate verso l’educazione, ovvero un messaggio sulla correzione viene diffuse tra di loro – E poi sono sollevate. Alla fine i vasi di AHP supportano il vaso del Galgalta ve Eynaim, e tutti si fondono in un unico Kli, che diventa internamente riempito con la Luce: la rivelazione della perfezione del Creatore alle sue creature. Questo è lo scopo della creazione.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 17.11.11, “L’Arvut (la Mutua Garanzia)

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Una formula per la vita

I Kabbalisti hanno scritto i loro libri per due tipi di persone: per il gruppo chiamato “il livello degli antenati” persone come loro che avevano raggiunto la spiritualità e che si sarebbero arricchiti con questi testi e si sarebbero connessi in modo di poter compiere delle correzioni nel sistema generale, e quindi preparando la nostra ascesa, e hanno scritto anche per “il livello dei figli”, che siamo noi, in modo di darci qualche cosa alla quale poterci aggrappare e per mezzo della quale poter attirare la Luce che riforma.

Siamo nello stesso sistema, ma non possiamo evocare la sua influenza su di noi. Nel frattempo ci influenza da se, e avanziamo attraverso le sofferenze. Ma se noi evochiamo le Luci, noi sbrighiamo i tempi e avanziamo più velocemente facendo più facile il cammino.

Come possiamo fare questo? In base agli avvertimenti dei Kabbalisti noi facciamo diverse azioni che sono uguali in qualità a quest’avvertimento. Il loro attributo è la dazione e in base al livello e allo stato in cui ci troviamo, noi dobbiamo esprimere se siamo pronti per donare. Ci diamo dei “doni” uno all’altro, ci connettiamo, parliamo di questo durante le lezioni e chiariamo le parole dei Kabbalisti. E allora le nostre inclinazioni, desideri e sforzi si adattano al sistema che loro descrivono. Vogliamo sapere che cosa studiamo; vogliamo che ci venga rivelato, e allora le Luci vengono a noi; non sono ancora rivelate, ma “circondano” e ci avvicinano alla rivelazione.

Perciò, tutto il nostro lavoro, tutta la nostra vita e tutta la nostra esistenza devono avere l’anelo di evocare la Luce che riforma. Questo è chiamato “studiare la Torà”. È detto: “Ho creato l’inclinazione al male, ho creato la Torà come spezia per esso, poiché la Luce celata in esso rimanda la persona alla Fonte”. Noi operiamo in conformità a questa formula. Dobbiamo esaminare tutti i suoi componenti per usarle in maniera adeguata in modo che riformino ogni componente e la formula come un insieme.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.05.2012, “Introduzione allo studio delle dieci Sefirot”)

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