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Il lavoro nel cuore

Domanda: Qual è il metodo del lavoro interiore? Come posso sentirmi grato verso il Creatore e provare gioia anche quando ricevo delle serie interferenze e persino colpi? Come posso veramente giustificarLo senza ingannare me stesso?

Risposta: Se una persona è sola, non c’è niente che egli può fare. Non può capire e chiarire il suo stato attuale e realizzare la decisione corretta se non lo fa attraverso il gruppo. Non ha alcun strumento, nessun attrezzo che analizza come lo può fare.

Il gruppo è l’unica fonte attraverso il quale egli può comprendere nella maniera corretta, i problemi e le domande che arrivano dall’alto, dall’esterno, o dall’interno, e vedere tutti questi stati correttamente, arrivando così ad una certa soluzione e poi agisco. Posso agire soltanto attraverso questo meccanismo.

Non posso pensare a me stesso. Se sono da solo, penso sempre dall’interno del mio ego frammentato. Allora devo trasmettere i miei pensieri attraverso questo strumento, attraverso questa massa, detto il gruppo, e solo allora avrò l’opportunità di sentire le domande correttamente e rispondere ad ogni cosa che mi succede nella maniera corretta.

Solo l’ego governa in me, nella mia mente e nel mio cuore. Non posso mai risolvere alcuna cosa correttamente. Lo dico basandomi su esperienza personale. Ho costantemente bisogno del gruppo, degli amici, dei miei studenti, che forse si trovano su un livello molto inferiore rispetto a me, ma non fa alcuna differenza. Dopotutto loro sono in tanti, e soltanto quando passo i pensieri e i desideri che ricevo o che voglio esprimere attraverso loro, potrò essere sicuro di fare la cosa giusta. É esattamente così che lavoro, e in alcun altra maniera.

Quando arrivo a lezione, non so quale sarà l’argomento, e non mi interessa. Se non sento il gruppo, se non mi incorporo in esso, passando tutte le risposte e le domande, l’intera analisi, attraverso voi, non potrò mai agire correttamente perché il mio ego non è ancora completamente corretto. Nuovi attributi egoistici che si rivelano in me, mi guidano in ogni momento, è sarà così fino alla fine della correzione.

Quindi tutto dev’essere trasmesso tramite il gruppo, proprio come gli studenti di Rabbi Shimon che scrissero il Libro dello Zohar, trasmisero ogni stato che avevano attraversato solo tramite il gruppo e ad ogni livello li portò dall’odio assoluto all’amore assoluto.

Esiste un’unica risposta a tutte le tue domande: Risolvi tutto e trasmetti ogni cosa attraverso il gruppo, incluso quello che senti e quello che vuoi dire. Non sei tu che vuoi parlare, ma noi. Non sei tu che vuoi sentire, ma siamo noi. Allora avrai successo nel fare le cose correttamente.

Non esiste altro strumento! Non hai diritto di ascoltare usando solo le tue orecchie e sentire nel tuo cuore e veder usando i tuoi occhi; è così che gli animali sentono e vedono il mondo. Fate tutto insieme, il quale dimostra che esiste il concetto interiore del gruppo dentro di te. Discutete ogni cosa insieme e consultatevi.

Ogni giorni, oltre che nelle lezioni, partecipo per cinque-dieci minuti a brevi incontri di gruppo.

Tuttavia anche la lezione è un incontro di gruppo per me. Sento le persone, cerco di connettermi a loro, e di sentirli. Pensate di essere semplicemente tra un pubblico, seduti ad ascoltare durante la lezione? Se è così, perché riunirsi?

Il tema della lezione non è importante, ma il fatto che ci riuniamo come un unico corpo, lo è. Gli studenti di Rabbi Shimon scrissero quanto era difficile riunirsi durante le lezioni e come si odiassero tra di loro, e non riuscissero a guardarsi, e poi gradualmente attraverso il lavoro su se stessi, raggiunsero lo stato dell’amore! Riuscite ad immaginare da quale stato di bassezza a quale incredibile altezza!

Siamo ancora molto lontani dallo stato di odio vero che provarono loro, che a malapena riuscirono a trattenersi dal bruciarsi a vicenda, riuscendo così a raggiungere l’amore di cui scrissero nel Libro dello Zohar.

Che cos’è il Libro dello Zohar e la Torà? Che cos’è che i Kabbalisti rivelano veramente? Rivelano quello che possiamo rivelare tramite la connessione. Che cos’è la scala spirituale? Sono i livelli di connessione sempre più forte, dell’unico vaso che esisteva prima della frammentazione. É la ricostruzione di questo vaso e il rimetterlo insieme, nella stessa forma, ma con i proprio sforzi. Mettere insieme tutti i desideri, tutti i pensieri del gruppo in un unico intero, questa è la correzione.

Gradualmente, in questa correzione, in questa connessione tra di noi, ad un certo punto, il Creatore comincerà ad essere rivelato. Prima inconsciamente,e poi attraverso alcuni impulsi e movimenti interiori diventerà sempre più chiaro. Il Creatore non ha alcuna immagine. Sarà rivelato nella connessione tra di voi mentre vi connettete.

Dobbiamo costantemente ricordarci di questo e sviluppare l’idea e poi avremo successo. Se continui a respingere l’idea, allora stai sprecando il tuo tempo ed energia.
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L’intero gruppo delle “decine”

Otterrete tutto nel gruppo delle “decine”, “esso è il gruppo composto da dieci amici che lavorano alla connessione tra di loro (un esercizio che conduciamo al presente), e non solo studiando Lo Zohar o Lo studio delle Dieci Sefirot.  Non sappiamo come il tutto sia stato rivelato, ma lo è stato.

Domanda: Come dovrei agire riguardo al mio gruppo di “decina”?

Risposta: Qualche volta, devo controllare me stesso riguardo alla decina, questo Minyan (un quorum di dieci). A volte ho visto questo Minyan come una persona, a volte ho visto me stesso oltre gli altri e a donarlo agli altri, e a volte ho visto me stesso inferiore agli altri ed essere sotto la loro influenza.

A volte sentiamo di essere insieme, come un campo di forza, nel quale siamo tutti egualmente incorporati uno nell’altro ed ogniuno è fatto da tutti i dieci. Quando ogniuno di noi è già fatto di tutti i dieci ed è incorporato in tutti i dieci ancora, ciò diventa 10×10, il quale è, 100. Il 100 sono incorporati nel dieci ancora e diventano 1,000, e così andando avanti. Eventualmente riempiamo quest’area nella nostra incorporazione mutuale così densamente da diventare un intera, solida superficie al di sopra del quale viene rivelato il Creatore.

Posso immaginare che è così a chi porta carenza nei dieci e gli altri si preoccupano come lo ZAT (la più piccola e settima Sefirot) o Bina. Sono in loro come l’utero di una madre e li costringe ad attrarre la Luce che Riforma al di sopra di me e quindi aderisco a loro con maggiore forza e conferiamo al di sopra di loro e li aiutiamo.

Posso anche scoprire questa attitudine nei dieci quando tutti ci connettiamo in uno unico. Dopo conferisco al di sopra di loro e ricevo da loro, Raggiungo questa unione con loro, sentendo che non solo ciò che facciamo lo condividiamo ma attendiamo la rivelazione del Creatore come risultato di questa unione e della collaborazione. Il momento della “decina” realizza il concetto di Minyan (connessione di dieci persone),in cui rivelo il Creatore.

Si dice “ Venivo e non c’era nessun uomo” il che significa che l’interezza nel quale il Creatore si rivelava era persa. Quindi il Creatore dice “Venivo e non c’era nessun uomo”. “Uomo” è l’immagine nel quale il Creatore si può vestire.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 06.05.2013, TES)

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La realtà materiale è la più grande benevolenza del Creatore

Domanda: Dopo che ci siamo divisi in gruppi di dieci, ci sembra di iniziare un nuovo processo. Dopo molti anni di lavoro insieme con gli amici ho già costruito un bel paio di “oneri” interiori sia positivi che negativi…

Risposta: Tutto questo non ha nulla a che fare con il vero concetto di gruppo. In un vero gruppo vi è un impegno reciproco dal momento che è uno. Siamo tutti nella stessa barca, e dovete capire i rapporti tra voi. Non è solo un obbligo, ma è semplicemente impossibile gestirlo senza di esso.

Oggi, siete solo amici. Tu scegli coloro con cui ti senti più a tuo agio, ma hai un obbligo nei confronti del vero e proprio gruppo. Se non lo fai, allora non è ancora un gruppo o un gruppo di dieci.

Sentiamo il gruppo dal nostro impegno, è come se mi preoccupassi per un bambino che ha bisogno di una custodia continua. Non si tratta di una sensazione piacevole, ma dell’impegno che ho preso con i miei amici. Dobbiamo sviluppare questi due aspetti perché altrimenti tutto è perduto, non c’è altro modo.

È un vero miracolo; eravamo distrutti e ad ognuno di noi è stata data una scintilla che gli permette di connettersi ad altre persone, connettersi artificialmente, cercare di connettersi a livello corporeo. Senza la realtà corporea tutte le nostre scintille sarebbero infinitamente distanti tra loro e noi non saremmo mai in grado di avvicinarci gli uni agli altri. Ma viviamo in organi corporei che ci permettono di essere in dazione reciproca e di ricevere tra noi. Gli organi corporei proteici ci aiutano a stabilire dei legami e una connessione, anche se le scintille sono ancora infinitamente lontane l’una dall’altra.

Il nostro attuale ego appartiene ai corpi e non alle scintille, dato che non è ancora la vera inclinazione al male. Ma se cominciamo ad avvicinarci sempre più l’uno all’altro, anche nonostante il rifiuto che i nostri corpi sentono, cominciamo a evocare la Luce che unisce le nostre scintille.

Quindi, dovresti capire che sollievo, che grande aiuto sia lungo il nostro cammino spirituale. Con l’aiuto di un tale sistema grossolano e modesto possiamo cominciare a collegare le scintille. La Luce che Riforma le influenza, e nel frattempo attraversiamo la fase attuale, che è la più lunga e la più difficile di tutte le fasi. Attraverseremo gli altri livelli molto più velocemente, ma questo livello è il più grossolano, poiché qui tutto è fatto con l’aiuto dei corpi. È la preparazione per il lavoro diretto con la Luce e il desiderio, uno stadio meraviglioso, la più grande benevolenza del Creatore. Anche se odio l’amico, io comunque mi connetto a lui, si tratta di un’ opportunità che è in contrasto con la natura. La natura opera secondo l’onestà e la verità, mentre qui c’è un meccanismo che si basa su una menzogna.

Quindi devi desiderare e aspettare il momento in cui avrai il piacere di vedere i tuoi amici come i tuoi figli e anche di più. Sì, sì, sentirai che l’amico è più prezioso per te del tuo stesso bambino.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20.05.2013, Scritti del Baal HaSulam, La Garanzia Mutua)

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Il successo è determinato dalla preparazione

Domanda: Abbiamo bisogno di cominciare a prepararci adesso per diventare un gruppo di dieci per il congresso?

Risposta: E ‘impossibile ottenere qualcosa di serio senza preparazione. Se il successo è arrivato senza preparazione, vuol dire che è stato dato dall’alto: Sei stato spinto e stai correndo in avanti e hai avuto il risveglio per farlo. Questo successo non ti viene aggiunto come merito del tuo sforzo.

Ogni progresso serio dell’inferiore avviene solo a causa della preparazione ed è determinato dalla quantità dello sforzo. L’azione che mi ha portato dieci secondi per completarla potrebbe richiedere dieci anni di mia preparazione. Questa preparazione determinerà il potere dell’azione.

Quindi, abbiamo bisogno di pensare alla preparazione. Continuiamo a lavorare in gruppi di dieci per prepararci al congresso: per costruire un grande gruppo di dieci. In caso contrario, vi troverete al congresso persi nella folla di migliaia, e appena usciti dai confini del proprio gruppo di dieci. Tuttavia tu dovrai integrarti nel congresso con il tuo gruppo di dieci e vedere tutti come un unico gruppo di dieci.

Non si dovrebbe andare oltre i confini del cerchio, ma al congresso, tutti sono inclusi in questo cerchio. L’intero posto con tutte le persone sono circoscritti nei limiti del nostro circolo. In seguito, lavoreremo su come collegarci virtualmente con altri gruppi in modo che le distanze non ci separino.

Dopo lavoreremo in modo che il tempo non ci separi. Inizieremo a connetterci con i Kabbalisti che vivono in ogni momento dato che non il tempo non esiste! Noi comprendiamo come sia possibile eliminare le distanze perché possiamo collegarci virtualmente a qualsiasi punto del mondo. Ma neanche il tempo non esiste. Anche il nostro mondo ci avvicina al confine oltre il quale il tempo non esiste. Dobbiamo lavorare per far scomparire il concetto di tempo, spazio e movimento.
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(Dalla  1 ° parte della lezione quotidiana di Kabbalah  del 28.05.2013 , Gli scritti di Rabash)

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Provaci, e tutto funzionerà

Domanda: Cosa vuol dire lavorare su me stesso al fine di amare gli amici?

Risposta: Devi immaginare che l’amico sia una persona importante, piacevole e speciale. In caso contrario, perché lo dovresti amare? Primo, devi trovare una ragione. Quale può essere la ragione per amare l’altro se provi dell’odio? Per essere onesti, non è neanche indifferenza, ma vero odio.

Puoi provare quanto segue: immagina che il tuo amico abbia vinto un milione di dollari alla lotteria. Proprio il giorno dopo, ti sentirai diverso rispetto a lui. Lo invidierai e lo odierai ancora di più. Non è così? Cosa vuol dire che lo odi? Significa che preferiresti che non avesse vinto, e questo è già abbastanza. E’ molto facile da verificarlo, poiché la penseresti in modo diverso se si trattasse di tuo figlio.

Quindi, possiamo lavorare per amare l’amico se odiamo tutti coloro che sono nel mondo tranne noi stessi? Ora, tu ti sei risvegliato per uno scopo sublime chiamato “il Creatore“, e lo vuoi raggiungere. Non fa differenza che tu non sappia chi è il Creatore. Desideri ardentemente una conoscenza e un potere che siano più elevati per arrampicarti sulla vetta che é più eccelsa rispetto a questa intera vita. Si tratta proprio di un desiderio egoistico.

Però, al fine di elevarsi fino alla vetta, devi soddisfare una condizione: amare colui che odi. Il Creatore ti spiega gradualmente che non puoi amare Lui perché se Egli si rivelasse un pochino, tu Lo odieresti poiché la tua natura è opposta alla Sua. Questo contrasto provocherà in te il rifiuto e l’odio.

Quindi, per evitare queste brutte relazioni con il Creatore, per il momento devi imparare a migliorarti per raggiungere uno stato diverso. Ti è stato dato questo mondo: la natura inanimata, vegetativa ed animata, e gli uomini, per provare ad andare d’accordo con loro.

Il Creatore ti dice che Egli ti aiuterà tanto più tu proverai ad amare l’altro al di sopra dell’odio che senti. Ora, tu disprezzi tutti: “Che vadano tutti all’aria” ma il Creatore ti fa percepire queste sensazioni di proposito. Nel momento in cui vorrai ascendere al di sopra del tuo odio, Egli ti aiuterà in modo che tu possa riuscirci. Provaci e Lui ti aiuterà. In questo modo, insieme, cambierà la tua precedente natura in un’altra natura. La seconda natura non annullerà la prima, ma farai di te stesso un abito, una forma proprio come il Creatore, e diventerai come Lui.

Sarai in grado di fare la conoscenza del Creatore. Allora, sarai capace di abbracciare, di connetterti, e di fonderti in un solo corpo. Questa è la ragione per cui Egli ha creato l’ambiente che tu odi, e nel momento in cui proverai ad amarlo, Egli farà in modo che i tuoi sforzi abbiano successo. Se riuscirai a compiere anche il minimo conseguimento, non tanto amare ma almeno causare minor danno agli altri, nel senso che riuscirai a neutralizzare il tuo ego, Egli si rivelerà. E questo perché allora tu non Lo potrai più danneggiare, e sarai in grado di avvicinarti e di connetterti.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 22.05.2013, Gli Scritti del Rabash)

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Una nazione unita da scintille

Domanda: Che cos’è la “Nazione di Israele“?

Risposta: La “Nazione di Israele”, proprio come ogni altra nazione, è un insieme di diverse persone, ma, a differenza delle altre nazioni, queste persone sono unite in base al principio speciale di “Ama il prossimo tuo come te stesso“.

Una volta, gli uomini vivevano in tribù nell’antica Babilonia, e poi si sono divisi e dispersi in differenti direzioni e differenti nazioni, materialmente collegate tra loro, sono state create attraverso i loro desideri materiali.

In quei giorni, Abramo raccolse intorno a sé circa quattro o cinque mila uomini sui molti milioni che componevano l’umanità nell’epoca di Babilonia. Coloro che si unirono ad Abramo erano uomini nei quali ardeva una scintilla per qualcosa d’altro, la scintilla che risveglia gli uomini a porsi al di sopra della natura. Questi uomini lo seguirono con grandi speranze, nell’attesa di trovare il Creatore.

Essi ricevettero da Abramo il metodo per la rivelazione del Creatore che permette ad un uomo di imparare ad amare gli altri al fine di conseguire l’amore per il Creatore grazie a questo.

Questo gruppo lasciò la Babilonia ancor prima della grande diaspora e con il tempo diventò la nazione di Israele. Primo, le scintille non erano unite e tutti avevano dei desideri differenti e non potevano unirsi.

Tuttavia, Abramo iniziò a lavorare con loro e ad unirsi a loro attraverso un’idea comune ed un solo obbiettivo, attraverso la percezione che è al di sopra del desiderio egoistico.

Egli agiva in base al principio che “l’Amore copre tutte le trasgressioni”. Però, gli uomini possono sentire l’amore solamente se il desiderio per il piacere cresce in loro. Essi acquisiscono una sufficiente forza per rifiutare il piacere e quando lo superano, ascendono all’amore. In caso contrario, l’indifferenza e la divisione tra loro può annullare ogni scintilla.

La dinastia dei nostri progenitori, Abramo, Isacco, e Giacobbe inizia qui. Il gruppo adempì la sua misura di iniziale unità, e allora una nuova ondata di ego lo coprì e, di conseguenza, il successo e l’insuccesso dei tentativi di unirsi si trasformarono in una specie di lavoro che noi chiamiamo l’ “esilio in Egitto”.

E’ lo stesso gruppo. Non importa in quale tenda abiti, cosa studi, ed in cosa si impegni, il suo stato attuale è chiamato semplicemente “Egitto”. “Il Faraone” compare tra gli amici, nell’odio reciproco, e nella Torà, e nel metodo con il quale Giuseppe sostiene il gruppo, e poi, in Mosè.

Infine, il “gruppo di studio” raggiunge uno stato insopportabile perché l’ego semplicemente li divide ed essi non sanno cosa farci. Essi vogliono connettersi e realizzare una connessione reciproca tra di loro, ma l’ego li separa così tanto che essi si trovano in un vicolo cieco.

Allora, non solo non capiscono, ma entrano anche in un nuovo stato dove c’è un bisogno essenziale e vitale di scappare dal “re dell’Egitto”, per uscire dall’amore per sé e superarlo.

Immaginate quanto forte dovete essere per odiare l’ego, quanto repulsivo ed insopportabile deve sembrare in modo che possiate “saltare” e porvi al di sopra di esso. Semplicemente non avete la forza per entrare in contatto con esso, e questo odio vi solleva. Questo è il significato di “esodo dall’Egitto”.

Tuttavia, la fuga non è sufficiente. Come ci dovremmo unire adesso? Dobbiamo comunque coesistere con l’ego. In questo stato, i figli di Israele si trovano davanti al “Monte Sinai“, non al di sopra dell’odio, piuttosto, intorno ad esso. Allora, arriva la Luce, e grazie ad essa, i figli di Israele arrivano a capire come potersi unire nel modo corretto, il che significa usare ed in che misura usare l’odio al fine di unirsi al di sopra di esso.

Essi iniziano a lavorare reciprocamente in modi diversi, ed è impossibile farlo senza incorporare la forza negativa. Al fine di ricevere la forza positiva, essi fanno un patto tra di loro,  tra di loro e la Luce, il Creatore. In questo modo, la loro auto-correzione inizia.

Il gruppo è lo stesso gruppo, ma da adesso in poi è una nazione poiché adesso essi sono veramente uniti come ogni altra nazione, ma sono uniti nel desiderio collettivo, nelle scintille della dazione.

La base della loro unione non è il normale desiderio materiale di una bella vita in questo mondo, ma la necessità di vivere nel Creatore, in Colui che è superiore. Infatti, anche i figli di Israele sono attirati dal una “bella vita”, ma dietro a queste parole, c’è già un diverso significato. Il senso di ciò che effettivamente è “bello” cambia.
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(Dalla 3.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 22.02.2013 “Il Sostegno Reciproco”).

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Libri con un sottotesto spirituale

Noi siamo abituati alla letteratura tradizionale. I libri possono essere di avventura, di fantascienza, ecc… In generale, quando apro un libro, voglio trarre da esso delle informazioni o delle impressioni.

I libri Kabalistici, tuttavia, agiscono in modo molto diverso. Nella Kabbalah un libro è un mezzo, l’elemento di connessione, l’adattatore, attraverso il quale posso connettermi all’autore. È così che dovrei vedere le opere dei Kabalisti: esse mi aiutano a connettermi ad un immenso sistema spirituale allargato con la Luce dell’Infinito, riempito con il Creatore.

Questo sistema è composto da anime, cioè, dai desideri corretti dei più grandi spiriti che, attraverso grandi sforzi, hanno raggiunto la somiglianza con il Creatore, e essi contengono la Sua rivelazione nei loro vasi, nei loro desideri. Inoltre, alcuni di loro formano un sottile “tubo” per me, un canale attraverso il quale posso collegarmi a loro e ricevere ispirazione, notizie, correzione, tutto ciò che mi fa appartenere a questo sistema.

La lettura di un libro Kabalistico, quindi, è molto diversa dalle altre letture. La ragione è che questi libri, in generale, sono chiamati “studiare” (la Torà) perché contengono la Luce (Ohr) che Riforma. Essi contengono un potere speciale, e posso farlo se aspetto il cambiamento, se voglio diventare come gli autori.

Se, in questi libri, cercassi solo la conoscenza e li trattassi come qualsiasi altro libro, disprezzerei gli sforzi dei Kabbalisti e quindi perderei un sacco. Naturalmente, in generale, questo approccio non porterebbe a nulla di buono per me o per chiunque altro.

Quindi, è molto importante connettersi al patrimonio dei Kabbalisti, sfruttare l’opportunità di unirmi che mi hanno dato. Qui, l’intenzione decide tutto. Se la mia mente “animale” nei loro libri vedesse diversi tipi di saggezza che servono solo a migliorare qualcosa nel nostro mondo, si tratterebbe allora di un approccio completamente inutile chiamato “la pozione della morte”. Non c’è niente di peggio di questo atteggiamento.

Se, invece, ci collegassimo e leggessimo questi libri solo per vedere al loro interno l’ “elisir di lunga vita”, ci apriremmo e quindi saremmo pronti a ricevere quello che avevano intenzione di darci. Non ci sono trucchi né scuse: tutto ciò che il Superiore ci dà è per il meglio. Così io avanzo, come si dice, “credere al saggio”.

Non è semplice, ma è imperativo. La mia intenzione determina la differenza tra l’ “elisir di lunga vita” e la “pozione di morte”, tra il “pipistrello” che vive al buio, e il “gallo” che elogia l’alba. Se non mantengo l’approccio corretto, posso restare nello stesso posto, o peggio ancora, cadere all’indietro. Anche se ho dedicato tutta una vita a questo, se ci fosse un errore nella cosa principale, allora la vita passerebbe invano, e peggio ancora, potrebbe gettarmi nelle forze di impurità (Klipot), dalla cui pulizia potrei prendere un paio di cicli.

È per questo che nel percorso spirituale la gente deve controllare se stessa costantemente.

Domanda: Cosa posso fare con la mia mente “materiale” e la mia sensazione per connettermi a questo “adattatore”, al libro Kabalistico?

Risposta: E’ necessario annullare se stessi davanti al gruppo e all’insegnante, questo è lo strumento che permette di collegarsi all’autore. Annullando se stessa davanti al gruppo e all’insegnante che sovrintende esso, una persona si connette apparentemente alla “presa” e stabilisce una connessione con il Kabbalista che ha scritto il libro. Il gruppo svolge il ruolo di “adattatore” tra di loro.

In generale, il concetto di “gruppo” rappresenta un legame tra il Creatore e l’umanità.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.01.2013, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Le Lettere che presero vita

Domanda: Come possiamo affermare in qualunque istante, nonostante qualunque problema, che “Non c’è nulla tranne Lui” e che “Egli è Buono e Benefattore” se sento l’opposto in quel momento? Devo forse combinare i sentimenti con le parole?

Risposta: Iniziamo a lavorare da uno stato di totale incertezza. Sappiamo solo leggere e sentire che “Non c’è nulla tranne Lui”. Così inizia il primo articolo di Shamati. E’ scritto “Non c’è nulla tranne Lui”. Questo è quello che dicono i Kabbalisti! Ma queste sono solo parole per me e non hanno nessun significato. Così come le posso sviluppare?
Cerco di trasformare queste parole in azioni che mi impressionino. Così trovo un gruppo in questo mondo che esclama “Non c’è nulla tranne Lui”, e mi incorporo nel gruppo in modo che mi influenzi e mi convinca che in realtà non c’è nulla tranne la forza superiore. Almeno costoro parlano di quello che dicono i Kabbalisti.

Mi collego al gruppo e mi sottometto di fronte ad essi, innalzando i miei amici sopra di me, cosìche il principio del “Non c’è nulla tranne Lui” sia udito più fortemente e che io senta quanto questo è importante. Cerco di essere sotto l’impressione di questo slogan che al momento esiste solo sulla carta per me.

Ma se lavoro con i miei amici, inizio a ricevere la Luce che Riforma attraverso di essi. Questa luce risiede nelle loro parole, e nella misura in cui mi esercito nel gruppo e mi abbasso di fronte ad esso nel servire gli amici, la Luce modifica questo slogan. La Luce si riveste in queste parole e le porta in vita. Inizio a sentire la vita nelle lettere che compongono le parole “Non c’è nulla tranne Lui”.

Inizio a sentire le lettere come se fossero dei vasi vivi pieni di Luce, e poi i vasi, i miei desideri, iniziano a muoversi assieme a queste lettere secondo la Luce che li attraversa. Non è semplice Luce è invece una luce “formattata” che ha preso la forma di queste lettere. Succede che sono impressionato in diversi modi dalla frase “Non c’è nulla tranne Lui” ed inizio a vedere, a capire ed a sentire come si esprima in diversi stati e modi. Imparo a lavorare con questo.

La frase che prima sembrava morta per me, soltanto uno slogan scritto, inizia gradualmente a prendere vita. E di conseguenza cerco di realizzarla in diversi stati, quelli buoni e quelli cattivi. Mi aggrappo ad essa specialmente negli stati cattivi, visto che nel frattempo sono un egoista. Se l’unicità del Creatore “Non c’è nulla tranne Lui” ed “Egli è Buono e Benefattore” si rivela a me in modi spiacevoli significa che sto acquisendo i vasi della dazione e che mi innalzo al di sopra di questo dolore. Sto avanzando verso lo stato di “Non Fare al tuo Amico quel che è spiacevole per Te”. Odio questo stato e desidero innalzarmi al di sopra di esso. Non penso che il Creatore mi abbia causato questi problemi, piuttosto li attribuisco al mio ego. Così ottengo la qualità di Bina, “Dare al fine di dare”.

Poi, negli stati molto spiacevoli, inizio a ricevere stati piacevoli, che è molto più difficile, visto che devo innalzarmi al di sopra di essi. E’ già una fede al di sopra della ragione del secondo livello, non solo sopra il desiderio di dare ma che sopra il desiderio di ricevere. Sto già lavorando con l’AHP.

E’ come se stessi lavorando contro il Buono e Benefattore, il che significa che ricevo sia il bene che il male allo stesso modo, come se fossero la stessa cosa. Così raggiungo l’amore, riguardo al quale è detto:”Ama il tuo amico come te stesso”, e poi “Ama il tuo Signore”, il livello più elevato di questo stato, Keter.

Tutto questo lavoro è fatto nella “fede sopra la ragione”. La luna sta per Malchut, che si “santifica” negli stati più bui e da lì inizia ad illuminare con la Luce che ritorna. Non ha nulla di proprio e non ha bisogno nemmeno di nulla. Dice al sole di voler essere come lui. Più la luna diventa come il sole, più la terra stabilisce tutti gli aspetti della luna sino a che Malchut è adattata a Keter.
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(Dalla Prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 24.04.2013 , Scritti del Rabash)

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Io sono al di sopra del desiderio; il desiderio è al di sopra di me

In questo momento, siamo ad un certo livello di egoismo, ed il suo valore, relativamente parlando, è pressappoco di un grammo. L’ascesa spirituale fa salire il livello del nostro egoismo. Nella fase successiva, varrà 10 grammi, poi 100 grammi, poi si espanderà a 10 tonnellate, 10 milioni di tonnellate e così via.

n questo modo, i nostri desideri di ricevere crescono continuamente, realizzando ogni volta un nuovo vaso spirituale. Questo è il luogo dove il Creatore si rivela a noi, quando i nostri desideri sono diretti alla dazione e al benessere degli altri. Usiamo in continuazione il nostro desiderio, ci eleviamo al di sopra di esso, mentre si appesantisce sempre di più. Ecco perché è detto: “Non importa quanto un uomo si eleva al di sopra degli altri, la sua inclinazione negativa si eleverà comunque al di sopra di lui”.

Tutto questo dà origine alla crescita spirituale durante la quale il vaso, il desiderio, aumenta dentro di me, ed in parallelo alla crescita ricevo la Luce, la qualità della dazione.

Ne consegue che, salendo la scala spirituale, creiamo sempre più situazioni di sfida, fino all’odio, sentito dai discepoli di Rabbi Shimon all’inizio dei loro studi. E’ impossibile crescere senza attraversare questa fase. Il che spiega perché dobbiamo essere felici quando riveliamo il “male” dentro di noi- infatti, adesso lo possiamo correggere.

Domanda: Mentre succede a noi, chi acquista nuovi vasi: il gruppo intero o l’individuo?

Risposta: Solamente coloro che sperimentano balzi interiori di egoismo sono capaci di acquisire nuovi vasi. Mettiamo in pratica lo sforzo del gruppo di cui ognuno di noi beneficerà nella misura del proprio personale contributo. Conseguentemente, se la partecipazione di un individuo al lavoro generale non è sufficiente, egli ne riceve il minimo poiché non ha il “posto” dove fare entrare qualcosa di più grande.

Tutto succede proporzionatamente all’afflizione che attraversiamo; non ci sono compromessi. I nostri sforzi sono uguali alla nostra capacità di assorbire nuove porzioni di Luce. Non possiamo mai “incamerare” più di quanto abbiamo contribuito a fare, mai più di quello che diamo, poiché la nostra dazione, il nostro spingerci, il nostro desiderio, ci permettono di percepire i risultati.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 23.04.2013, Gli Scritti del Rabash)

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Una situazione speciale

Siamo in una relazione molto particolare con il Creatore. Se una persona ripone tutte le sue speranze egoistiche su di lui, proprio come tutte le persone di questo mondo, allora tutto va bene. Tutti credono che il creatore sia buono e che ci mandi buone cose occupandosi di noi. Anche se le persone soffrono, esse trovano sempre una giustificazione per questo. Vediamo come sia non tanto difficile mantenere una semplice credenza. Miliardi di persone credono veramente che esista una forza superiore e sono pronti a fare molti sacrifici ed anche di sacrificare le loro vite per questa credenza.

Viene così facilmente per via del fatto che origina dal nostro ego. Una persona loda il creatore e si sforza di compiere diversi rituali religiosi. Comunque noi non possiamo nemmeno pensare a Lui e siamo scettici riguardo alla sua reale esistenza, se Egli sia buono e benefattore, se tutto deriva da lui. E’ così difficile perché non deriva dall’ego, ma dal punto nel cuore dalla forma che è opposta all’atteggiamento generale verso il Creatore.

Comunque, ci è stato dato un ambiente fatto in un modo per cui il nostro atteggiamento verso il Creatore non derivi dall’ego, ma dal fattore opposto. Attraverso l’ambiente possiamo veramente attribuirci al Creatore nella misura in cui la società accresce la Sua importanza ai nostri occhi. Più noi tutti consideriamo che la società è importante, più si attribuisce importanza ai valori che sono accettati nella società, compresa l’importanza del Creatore.

Se una persona si collega all’ambiente con il suo punto nel cuore, allora il Creatore è dentro la società ed Egli entra gradualmente nella persona, entra nel suo punto nel cuore. Ecco quanto dovremmo richiede al nostro gruppo. Senza questo, – collegarsi con l’ambiente attraverso il nostro punto nel cuore in modo che il Creatore divenga rivelato nella loro connessione in un unico insieme – non c’è alcuna possibilità di poter rivelare il Creatore.
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(Dalla Preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah 23.04.2013)

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