Pubblicato nella 'Lavoro di gruppo' Categoria

Trovare la corretta forma di comunicazione

Il lavoro con le decine deriva da Rabbi Shimon. Secondo la Kabbalah, ebbe inizio con Abramo, ma ciononostante ha avuto la sua manifestazione principale a partire dall’Ari, quando la Kabbalah divenne una vera scienza pratica.

Rabash lo ha descritto in modo molto dettagliato. Altri Kabbalisti ne avevano scritto prima di lui. La Torah afferma ovunque che deve esserci unità tra le persone, perché solo nell’unità possiamo riunire l’anima frammentata di Adamo.

Anche due persone sono sufficienti per iniziare a percepire stati spirituali, perché di fronte a te deve esserci un altro egoista come te, con il tuo stesso obiettivo.

Il nostro lavoro si basa solo sulla ricerca di una forma di connessione reciproca che ci sia vantaggiosa, simile al Creatore, che possa iniziare ad aprirsi tra noi, in questo sentiremo il Suo avvicinamento.

Più ci avviciniamo l’uno all’altro nella Decina, più ci eleviamo al di sopra dell’egoismo e costruiamo un tramezzo tra due piani: l’odio in basso e l’amore al di sopra di esso, o l’indifferenza in basso e almeno un qualche tipo di connessione in alto. E in questo tramezzo tra la proprietà egoistica e la proprietà della dazione, riveliamo il Creatore come la fonte di entrambe le proprietà.
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Dalla lezione di Kabbalah del giorno 3/9/19, Scritti di Baal HaSulam “ Non esiste nulla tranne Lui”

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La frammentazione della struttura di Adamo.

Domanda: Mentre lavoriamo su noi stessi, cominciamo a sentire un senso di responsabilità, quando ci rendiamo conto del valore della linea sinistra e impariamo a coprirla con la destra. Quando nasce questo momento di responsabilità?

Risposta: La consapevolezza di tale responsabilità e la capacità di agire su di essa arrivano gradualmente.

È una delle tappe del nostro sviluppo quando capiamo che il superamento dell’egoismo che ci separa dai nostri amici del gruppo attira una maggiore illuminazione della luce superiore o, in altre parole, porta il Creatore più vicino. Pertanto, tutto il lavoro consiste nel raggiungere l’avvicinamento.

È per questo che il Creatore ha frammentato l’immenso vaso (Kli) che ha creato, che è l’anima chiamata “Adamo”, dalla parola “Domeh” (simile al Creatore). Questa struttura si è rotta in innumerevoli frammenti.

Immaginate un pezzo di pasta gettato in un secchio d’acqua. Gradualmente, la pasta assorbe l’acqua e l’acqua riempie i suoi pori. L’acqua, che riempie gli spazi tra i frammenti di pasta, rappresenta l’egoismo che ci allontana.

Inizialmente eravamo tutti riuniti in un piccolo pezzo, ideato dal Creatore. Poi la Sua forza di dazione e di amore, la luce superiore, si è riversata su questo piccolo desiderio e lo ha frammentato in pezzi.
Ora dobbiamo riassemblare questi pezzi insieme all’acqua che li separa. Così facendo, raggiungeremo uno stato superiore rispetto a quello originale, poiché l’acqua che ha espanso i pezzi ora contribuirà alla loro unità e ci permetterà di sentire il Creatore dentro di noi.

L’acqua rappresenta l’attributo del Creatore e noi dobbiamo unirci ad essa. La stessa forza che ora ci divide deve essere trasformata in una forza di connessione. Questo processo è chiamato la graduale rivelazione del Creatore dentro di noi. È il nostro scopo e l’essenza del nostro sviluppo.
Quindi, l’egoismo è essenziale; dobbiamo solo usarlo correttamente.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 3/9/19 Scritti di Baal HaSulam “Non c’è nessuno tranne Lui ”

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Aspirare solo al Bene

Domanda: Come riveliamo la nostra inclinazione al male? È un processo individuale o avviene insieme alla decina?

Risposta: Non è necessario rivelare l’inclinazione al male. Essa si rivelerà nella misura in cui saremo in grado di lavorare con essa.
Dobbiamo aspirare solo al bene: alla buona inclinazione, alle buone radici, alle buone azioni. L’inclinazione al male si manifesterà in noi in base alla nostra forza di superarla e correggerla.

Domanda: Dunque non si rivela più di quanto possiamo superare?

Risposta: Sì, esatto.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 25/11/24, Scritti di Rabash “Generazioni”

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Uscire dal guscio dell’egoismo

Domanda: Spesso sentiamo la frase: “Un solo uomo con un solo cuore”. Se il cuore è un desiderio, l’intero Kli mondiale non vuole forse rivelare il Creatore? Cosa ci manca ancora per diventare un solo uomo con un solo cuore con un solo desiderio di raggiungere il Creatore?

Risposta: Ci manca solo il lavoro corretto nel cuore: aprirlo verso gli amici, connettere tutti nel nostro cuore e raggiungere la connessione con il Creatore.

Domanda: Non siamo abbastanza maturi per questo, siamo pigri o non dobbiamo ancora rivelarlo?

Risposta: Forse non siete ancora abbastanza maturi. Ma soprattutto, siete frenati da una particolare inerzia, a causa della quale non riuscite a convincervi ad elevarvi al di sopra di voi stessi.

Domanda: Io posso giudicare per me stesso: mi sento molto a mio agio nella nostra comunità; è così bella, così amata, apre davvero il cuore. E all’interno di questo bozzolo d’amore, sorge il pensiero: “Perché andare oltre?” Cosa dovremmo fare a riguardo?

Risposta: Questo è un problema. Il punto è che devi rompere con forza il guscio (Klipa) in cui sei rinchiuso e cercare di emergere all’aria aperta. Inoltre, tutti devono farlo insieme.

Elevatevi al di sopra di voi stessi, a un nuovo livello. Sentite che a questo livello siete davvero in uno stato di elevazione, e da questo stato, iniziate a connettervi l’uno con l’altro, e dirigete questa connessione verso il Creatore.

Domanda: È possibile farlo se non vedo che ciò è rilevante per la decina adesso?

Risposta: Non è possibile! È esattamente ciò su cui dovete lavorare. Diventerà rilevante solo attraverso il vostro sforzo simultaneo quando ogni persona “uscirà da sé stessa”, si connetterà con i propri amici e, in un desiderio comune, si connetterà con il Creatore.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 13/10/24, Giorno della Memoria di Baal HaSulam, Rav Yehuda Ashlag

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Per cosa devo pregare?

Domanda: Per cosa possiamo e dobbiamo pregare?

Risposta: Dobbiamo pregare per ogni cosa e rivolgerci solo al Bore, perché è Lui la fonte di tutto ciò che ci accade. Non c’è nulla che non provenga direttamente da Lui.

Il Bore è il campo di forza che ci tiene uniti. Noi esistiamo in questo campo e quando preghiamo, con i nostri desideri risvegliamo il desiderio di questo campo e delle sue forze fisiche, che per noi sono ancora sfuggenti perché lavorano per la dazione.

Noi egoisti lavoriamo per ricevere, mentre questo campo è spirituale; lavora per dare e quindi non lo sentiamo. Ma nel momento in cui cominciamo a chiedere l’unificazione e ad elevarci al di sopra dell’egoismo, diventiamo in qualche modo simili al campo di forza del Bore.

Allora lo influenziamo e lui ci influenza. Queste sono le leggi della fisica. Non c’è nulla di soprannaturale.

Perciò possiamo chiedere qualsiasi cosa, qualsiasi piccola cosa, dal lavoro di una singola cellula all’intero organismo, all’interazione con i familiari,  gli amici e il mondo, con qualsiasi cosa e con chiunque.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah 8/28/19, “Domande e risposte”.

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La Correlazione tra Connessione e Divulgazione

Domanda: Qual è la correlazione tra connessione e divulgazione?

Risposta: Prima di tutto, bisogna impegnarsi nella connessione. In secondo luogo, è necessario impegnarsi nella divulgazione affinché questa aiuti la connessione, perché la connessione è la cosa più importante.

D’altro canto, non vi potete unire se non divulgate, poiché stando insieme ci si indirizza verso un unico obiettivo. Non puoi pensare a te stesso senza pensare al mondo, poiché esisti in modo tale che attraverso di te la forza della connessione arriverà al mondo.

Quindi, non sperare affatto di trovare l’unità senza lavorare con il mondo. Sei obbligato a lavorare con esso, non solo per attirare le persone ai campus [alle lezioni di Kabbalah], ma per far conoscere loro la necessità della connessione.

In questo modo, quando ti ascolteranno almeno una volta, saranno inclusi automaticamente nel tuo messaggio anche se non lo conoscono. Se hai un contatto con loro, ecco che questo campo che tu hai risvegliato passa anche attraverso di loro.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 28/08/19, “Domande e Risposte”

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Elevare l’importanza della preghiera

Domanda: Nelle ultime lezioni abbiamo riflettuto su ciò che ci manca per portare contentezza al Creatore e siamo giunti alla conclusione che ci manca l’importanza della preghiera. Come possiamo elevare l’importanza della preghiera in tutto il Kli mondiale?

Risposta: L’importanza della preghiera dipende davvero dall’intero Kli mondiale.
Dobbiamo pensarci, impegnarci per ottenerla e risvegliare continuamente dentro di noi un desiderio ancora più grande di rivolgerci al Creatore e chiedergli di elevarci. Tutto dipende esclusivamente dalla nostra richiesta e dalla Sua risposta.

Domanda: È corretto rivolgersi al Creatore con l’intenzione che solo Lui può concederci la qualità della dazione e dell’amore?

Risposta: Certamente, è esattamente così che accade. Tuttavia, per giungere a una tale supplica al Creatore, dobbiamo prima sentire quanto siamo distanti da Lui e quanto sia incredibile l’azione del Creatore quando ci aiuta a elevarci.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 17/11/24, Scritti di Rabash “Abramo si alzò”

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Incorporarsi negli altri

Domanda: Come avviene la transizione dal lavoro interiore individuale al lavoro interiore con la decina?

Risposta: Una persona inizia a sentire di non esistere in modo indipendente. Esiste solo come una particella elementare senza il diritto all’esistenza spirituale, che è al di sopra dell’egoismo.

Essere al di sopra dell’egoismo significa includere se stessi negli altri che sono stati creati specificamente come se fossero al di fuori di se stessi, attraverso la frantumazione del singolo Kli, in modo che una persona possa coltivare dentro di sé la qualità di passare da un io egoistico a qualità altruistiche. Questa è l’essenza del nostro metodo.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 28/08/19, “Domande e risposte”

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Imparare le Qualità dei Saggi

Domanda: Come fa il corpo a imparare le qualità del saggio? In che modo possiamo agevolare tale apprendimento?

Risposta: Per aiutare il corpo cerchiamo di unirci e di elevare una preghiera collettiva. In questo modo attiriamo la luce superiore che ci corregge.

Domanda: Possiamo supporre che un piccolo annullamento di noi stessi ci dia la forza per il successivo annullamento un pò più consistente?

Risposta: Sì, succede sempre così. Per questo non ci fermiamo mai, ma continuiamo a chiarire anche i problemi più insignificanti.

Domanda:Come possiamo elevarci al di sopra della mente e della ragione per imparare la qualità dei saggi?

Risposta: Soltanto insieme attraverso una preghiera collettiva al Bore.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah 17/11/24, Scritti di Rabash “Abraham si innalzò”

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I frutti nel lavoro spirituale

L’albero che porta frutti è un segno di Kedusha, mentre quello che non porta frutti è un segno di Tuma‘a ed è chiamato “discepolo saggio indecente”.

Questo è quanto è scritto: “Il frutto di un giusto, un albero di vita”. Quali sono i frutti di un giusto? Le mitzvot [precetti] e le buone azioni (Rabash, Note assortite, 883, “L’uomo è l’albero del campo – 1”).

Domanda: Qual è “l’albero da frutto” della decina che porta frutti a tempo debito?

Risposta: È un albero che assorbe molta acqua e, quindi, cresce in un buon terreno e in un buon posto e produce molti frutti pregiati.

Domanda: Come ce ne prendiamo cura per raggiungere il grado corretto?

Risposta: Innaffiando per tempo e tagliando i rami secchi. La cura degli alberi da giardino richiede molto lavoro. Alla fine avrete un albero fruttuoso che vi nutrirà bene.

Domanda: Quali sono i frutti del lavoro spirituale?

Risposta: Le nostre qualità corrette.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabalah del 28/10/24, Scritti di Rabash “L’uomo è l’albero del campo – 1”.

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