Pubblicato nella 'Israele' Categoria

Intermediari per tutto il mondo

Domanda: Si dice che il popolo di Israele sia obbligato a preparare se stesso e tutti i popoli del mondo alla spiritualità attraverso lo studio della Torah e dei comandamenti.
Sento che siamo intermediari tra il mondo intero e il Bore. Come possiamo migliorare il nostro lavoro?

Risposta: Ogni giorno dobbiamo trarre forza, una direzione più precisa e un obiettivo più chiaro dal materiale che leggiamo, per non commettere errori e sentire costantemente che stiamo correggendo il nostro progresso da ieri a domani.

Domanda: Noi preghiamo continuamente, ma lo fa anche il mondo intero. Come si collegano queste preghiere? Oppure ci riuniamo e poi tutto il mondo si unirà a noi?

Risposta: No, le preghiere si integrano l’una con l’altra ed elevano lo stato d’animo. Solo la nostra unità aiuta tutte le nazioni del mondo. Noi, come intermediari, portiamo la MAD (Mei Dhurin) alle nazioni del mondo.

[339909]

Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah 1/24/25, Scritti di Baal HaSulam “L’Arvut [Garanzia reciproca]”

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:
Perché nella Torah ci sono 613 comandamenti e nello Zohar solo 14?
“Chi sei Popolo di Israele?”
Non sento di essere distante da voi

Dobbiamo imparare a unirci

Credo che ai giorni nostri il popolo d’Israele si rialzerà e si unirà. Dopotutto, la pressione esterna su di noi cresce giorno dopo giorno, stringendo sempre di più il cerchio attorno a noi. E sembra che le nazioni del mondo sostengano questa pressione, avanzando accuse contro di noi, affermando che non stiamo adempiendo a ciò che ci è stato assegnato.

Non abbiamo altra scelta se non quella di comprendere il motivo di questo atteggiamento nei nostri confronti, che va avanti da migliaia di anni e che recentemente è diventato assolutamente grave.

Non c’è mai stato un periodo in cui le altre nazioni abbiano incriminato il popolo d’Israele e abbiano manifestato la volontà di cancellarlo completamente. Dobbiamo iniziare a cambiare; non c’è più tempo per aspettare, perché tutto ciò di cui hanno scritto i profeti e i kabbalisti ci è già accaduto. Tuttavia, non è emersa alcuna unità tra il popolo. A quanto pare, è necessario un gruppo che riveli la necessità di questa connessione e guidi l’intero popolo d’Israele e, in seguito, tutte le nazioni verso la correzione.

Il popolo d’Israele ancora non è all’altezza di ciò che dovrebbe essere. Dovete impararlo. Il problema principale è che non comprendiamo la nostra missione, il senso della nostra esistenza o il nostro dovere verso tutte le nazioni del mondo, verso tutta l’umanità.

Dobbiamo studiare tutto questo, accettarlo come una legge della natura e adempiere al nostro destino. Altrimenti, non saremo in grado di continuare ad esistere qui. L’intera nazione è obbligata a unirsi come un solo uomo con un solo cuore; non esiste altra soluzione.

La soluzione risiede solo nella corretta unificazione attraverso la quale ci eleveremo al di sopra di tutto e saremo in grado di mostrare a tutte le altre nazioni un esempio di quale dovrebbe essere l’unica forma corretta di esistenza per tutti. Questo è il tipo di unificazione di cui parlano i kabbalisti; cioè, un’unità completa come un solo uomo con un solo cuore, quando ognuno è amico di tutti gli altri e non ha altra aspirazione nella vita che essere un’unica nazione.

Quando più gruppi di questo tipo cercheranno di unirsi al loro interno, troveranno anche un modo per connettersi tra loro. Questo aiuto verrà dall’alto. E quando coloro che comprendono che l’umanità deve fare un passo avanti verso l’unificazione comune si riuniranno, saremo in grado di muoverci verso la correzione generale della creazione.

[335947]

Dalla lezione quotidiana di Kabbalah 10/7/24, Gli Scritti di  Baal HaSulam Il giornale “La Nazione”

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:
Perché dovremmo essere uniti?
Che cosa si intende per unione?
Vivere in un unico Organismo, nel Bore.

Garanzia reciproca per il mondo intero

Pertanto, Il Tana descrive l’Arvut come due persone che si trovavano su una barca, e uno di loro iniziò a fare un buco nella barca. Il suo amico disse, “Perché stai facendo un buco?”. Egli rispose: “Cosa ti importa? Sto facendo un buco sotto di me, non sotto di te”. Allora egli replicò, “Sei uno stolto! Affogheremo entrambi insieme nella barca!”.

In altre parole, come abbiamo detto, dal momento che quei ribelli sono immersi nell’amore per se stessi, con le loro azioni costruiscono un muro di ferro che impedisce, a chi si attiene alla Torah, anche solo di iniziare a osservare pienamente la Torah e le Mitzvot nella misura delle parole “Ama il tuo amico come te stesso”, che è la scala per raggiungere la Dvekut [adesione] a Lui. In effetti, quanto erano giuste le parole del proverbio che diceva,”Sei uno stolto, annegheremo entrambi nella barca!”. (Baal HaSulam, “L’Arvut” [Garanzia reciproca])

Stiamo affogando insieme al nostro mondo. Perciò la nostra generazione deve uscirne al più presto; cioè deve capire come correggersi.

Pertanto, Rabbi Elazar, figlio di Rashbi, autore de “Il Libro dello Zohar”, chiarisce ulteriormente la questione dell’Arvut. Per lui non è sufficiente che tutto Israele, non solo questo gruppo che ha ricevuto il sistema di Abramo, sia responsabile l’uno dell’altro, ma tutto il mondo è incluso nell’Arvut.

Ne consegue che anche tutti i popoli del mondo devono seguire le leggi dell’Arvut (garanzia reciproca). Pertanto, dobbiamo spiegarlo a tutti e includerli in questo.
[331019]

Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 18/2/20, “L’Arvut (garanzia reciproca)”

ISCRIVITI QUI AL CORSO BASE GRATUITO “LA KABBALAH RIVELATA”

Materiale correlato:
La storia dell’umanità – Lo sviluppo della garanzia reciproca (Arvut) – Parte 1
La storia dell’umanità – Lo sviluppo della garanzia reciproca (Arvut) – Parte 2
La legge del sistema integrale

Il tempo del Messia

Questa è la grande rivelazione che sarà rivelata pienamente solo nei giorni del Messia (Baal Hasulam, Gli scritti dell’ultima generazione).

Domanda: Di quale rivelazione parla Baal HaSulam? Che tempi sono questi: i giorni del Messia?

Risposta: È chiamato il tempo del Messia quello in cui saremo in grado di sopprimere, annullare le nostre caratteristiche egoistiche e di sostituirle con le qualità della dazione e dell’amore per essere come il Creatore.

Non si tratta di un tempo specifico con una data che può essere indicata ora, ma di un periodo in cui l’umanità inizia a sforzarsi per cambiare se stessa e passare dalle qualità della ricezione a quelle della dazione.

Domanda: A questo deve arrivare una certa massa di persone o si tratta di poche persone?

Risposta: Ci deve essere una certa massa di persone che capisca che questo è necessario.
Naturalmente, in base a questo, alcune forze esterne agiranno per spingere l’umanità in avanti, ma non quelle che ci stanno influenzando oggi. Dovremmo continuare a insegnare la Kabbalah in modo che aiuti le persone ad avvicinarsi al Bore attraverso la somiglianza delle proprietà.

L’idea è semplice, in linea di principio. Il Bore, che è altruista per natura, ci ha creati egoisti, e noi stessi dobbiamo voler acquisire le Sue proprietà altruistiche.
[332003]

Da “L’era dell’ultima generazione” di KabTV 7/11/24

Materiale correlato:
Si può amare una persona malvagia?
A che cosa assomiglia il Creatore?
In quanto tempo riusciremo a riempire il mondo di amore?

 

Non abbiamo altra via d’uscita

Questo significa che ognuno in Israele si sarebbe impegnato nel prendersi cura e nel lavorare per ognuno dei membri della nazione, per soddisfare tutte le loro necessità, non meno della misura impressa in lui per prendersi cura delle proprie necessità. (Baal HaSulam, “Arvut [Garanzia reciproca]”).

Dobbiamo sempre confrontare la cura per noi stessi con la cura per gli altri: quanto differisce l’impegno per se stessi dall’impegno per gli altri, qual è la differenza tra loro, e possiamo in qualche modo equiparare il desiderio di prenderci cura degli altri con la cura per noi stessi. Questo è un compito specifico e per nulla complicato. Definirlo è molto semplice, ma realizzarlo è quasi impossibile.

La garanzia reciproca (Arvut), descritta da Baal HaSulam è come una fantasia. Comprendiamo che è praticamente irraggiungibile ed è oltre le capacità umane. Non riesco a pensare agli altri, nemmeno a quelli che mi sono vicini, nel modo in cui lo faccio per me stesso. È impossibile. Il compito che ci è stato assegnato, infatti, non è realizzabile. Allora, di cosa stiamo discutendo qui?

Dopo che l’intera nazione, all’unanimità, accettò e disse: “Faremo e ascolteremo”, ogni membro di Israele divenne garante affinché non venisse a mancare nulla a nessuno tra i membri della nazione. Solo allora sono diventati degni di ricevere la Torah, e non prima.

È sufficiente comprendere che non abbiamo altra via d’uscita. E non abbiamo bisogno di un’altra via d’uscita perché, in realtà, questo è l’obiettivo più alto che possa esserci nel nostro umile e insignificante mondo. Pertanto, se accettiamo di vivere nella garanzia reciproca, inizieremo ad attirare su di noi speciali forze superiori che ci porteranno a questo stato.

Tuttavia, nessuno dice che dobbiamo diventare altruisti e gentili, amare tutti e connetterci con tutti. Questo non è serio. Si dice che dobbiamo realizzare la nostra natura attuale e lo stato che dobbiamo raggiungere, verso il quale la natura ci spinge.

Guarda cosa sta succedendo nel mondo. La natura ci spinge verso la completa unificazione. Forse non lo capiamo, ma in linea di principio questo è ciò che ci aspetta. Se vogliamo vivere sulla nostra piccola Terra, dobbiamo diventare un tutt’uno. Altrimenti non possiamo sopravvivere.

Comprendendo questo, diventeremo adatti a ricevere la Torah e a ricevere la luce superiore che cambierà la nostra natura e ci guiderà verso l’unificazione collettiva.

Il mondo sperimenta ogni giorno sempre più divisione, frammentazione e distanziamento e, di conseguenza, sempre più confusione su dove esso esiste, sul perché e sul come. L’umanità sente l’egoismo che sembra giocare con essa dall’interno, e agisce di conseguenza.
[330889]

Dalla lezione di Kabbalah del 18/02/20, “L’Arvut [Garanzia reciproca]”

Materiale correlato:
La Legge opera a tutti i livelli
Il mondo sta peggiorando o è solo la nostra percezione?
Responsabilità Reciproca: il fondamento della Società

Vivere in un unico Organismo, nel Bore.

Domanda: Cos’è questo salto? Amore?

Risposta: L’amore è uno stato in cui tratti gli altri con il desiderio di dazione completa e ti sforzi di diventare come il Bore nelle azioni.

Commento: Non riesco ancora a cogliere la differenza. Supponiamo che una persona lavori come un organo nel corpo. Riceve le cose più necessarie per sé stesso e dà tutto il resto per il bene dell’intero organismo. Grazie a questo, l’organismo vive.

La mia risposta: Sì, questo è se parliamo del sistema interno dell’organismo.

Domanda: Quindi, possiamo dire che i nostri organi sono altruisti? Ma non diciamo comunque che si amano. Cos’è quindi l’amore?

Risposta: L’amore, come dice Baal HaSulam, è uno stato in cui ogni organo sente tutti gli altri organi e li aiuta a funzionare correttamente.

Domanda: E a livello umano?

Risposta: Non esiste uno stato del genere tra le persone. Esiste solo a livello del sistema interno dell’organismo.

Domanda: Cosa intendevano i nostri saggi quando scrissero “Ama il tuo prossimo come te stesso”? Qual è questa fase quando le persone raggiungono uno stato del genere?

Risposta: Si tratta di una fase del nostro sviluppo interno in cui ci rendiamo conto che dobbiamo connetterci attraverso buone connessioni. Cioè, è uno stato emotivo in cui una persona vive direttamente la vita della società. Allora ci sentiamo l’un l’altro come se vivessimo in un solo organismo.

Domanda: E questo organismo è il Bore o una forza superiore?

Risposta: È il Bore. Esattamente!

 

[329612]

From KabTV’s “Era of the Last Generation” 5/9/24

Materiale correlato:
Evoluzione: il livello successivo
La fine di tutte le generazioni
La Rivelazione del Creatore

Cos’è l’unicità ebraica?

Domanda: Cosa ci rende unici?

Risposta: La nostra unicità sta nel fatto che mostriamo all’umanità la strada giusta da percorrere, e se non la mostriamo, l’umanità semplicemente perirà nelle lotte civili, nelle guerre, in qualsiasi cosa.
Ora la natura ci spinge a prepararci per la pace, l’amicizia e la comprensione reciproca, affinché rinunciamo a molti dei nostri obiettivi, compresi quelli completamente inutili, ed esistiamo solo per l’amore del prossimo.
[326526]

Da “Notizie con il Dottor Michael Laitman” di KabTV del 2/12

Materiale correlato:
In quanto tempo riusciremo a riempire il mondo di amore?
L’amore significa amicizia e concessioni
Qual è il futuro dell’umanità?

L’idea divina della vita

Non siamo un Paese, né uno stato, né un popolo, siamo un’idea! Un Paese può essere distrutto, uno stato può essere conquistato, un popolo può essere massacrato, ma l’idea? L’idea non può essere uccisa! (Sholom Aleichem)

Domanda: Quest’idea vive in noi? Di quale idea sta parlando?

Risposta: In linea di principio, non c’è nessuna idea. Non esiste un’idea in sé. Alla fine, l’uomo la crea comunque dentro di sé. Egli crea dentro se stesso un’idea del perché esistere, in nome di cosa esistere e così via. E per questo motivo esiste.

Domanda: Ma c’è un’idea che le persone hanno seguito. Un uomo ha ispirato il popolo e lo ha guidato. Mi riferisco ad Abramo. Esiste ancora un’idea di popolo? Sholom Aleichem accenna a questo.

Risposta: Quell’idea è divina. Non è qualcosa che è stato creato dall’uomo. È percepita dal Creatore. E loro hanno ispirato il popolo e lo hanno portato dentro di sé.

Domanda: Quest’idea vive in noi o no?

Risposta: Io non vedo questo.

Domanda: Eppure, il grande cabalista Baal HaSulam scrive che abbiamo questo seme dentro di noi, ma è coperto da tonnellate di egoismo.

Risposta: Forse, in qualche luogo dentro di noi, sì.

Domanda: Cosa bisogna fare affinché questo seme sfondi questo cemento?

Risposta: Ci vuole un desiderio appassionato di scoprire il significato della vita. E questo ci sembra così difficile e persino insormontabile con i nostri sforzi che lo rifiutiamo a priori. Diciamo, “Ah, vivrò come faccio adesso. Questo è ciò che ho, e non c’è nient’altro.” L’uomo accetta di vivere un’esistenza così misera, squallida. E così fa l’intero popolo, e l’intero mondo, finché il Creatore non ci risveglia dall’alto.

Domanda: Quindi l’unica speranza è nell’alto?

Risposta: L’unica!

Domanda: Questo strato di cemento esiste già sopra il mondo. E l’unica speranza è per quello superiore?

Risposta: Speriamo in questo!

Domanda: Speriamo in questo. Ma dovremmo almeno fare qualche tipo di mossa? Non so cosa; prendere un martello, cominciare a picchiare questo cemento, fare qualcosa, sbattere la testa.

Risposta: No, facendo questo dimostri il tuo disaccordo con il piano della creazione.

Domanda: Quindi devo accettare lo stato attuale e stare fermo?

Risposta: Sì, devi accettarlo.

[321572]

Da KabTV “News with Dr. Michael Laitman” 9/11/23

Materiale correlato:

Lo scopo della nostra vita
Ciò che dà veramente un senso alla vita
Lo sviluppo dell’egoismo è una legge della natura

 

Chi era re Davide e perché è così importante?

Innanzitutto, il re Davide era un kabbalista, cioè una persona che ricevette (“Kabbalah” dalla parola “Lekabbel” [“ricevere”]) la percezione e la sensazione della forza superiore di amore e dazione. È con questa qualità che poté essere un re, un giudice e anche un capo militare in un’epoca in cui Israele era una società spirituale, cioè una società che aveva nelle sue connessioni la forza superiore dell’amore e della dazione.

Egli è considerato la base della struttura spirituale di Israele. Pertanto, la forza che verrà a correggere l’umanità, ossia a elevare l’umanità al di sopra del livello di servire meramente desideri egoistici per portarla a un livello dove l’umanità acquisisca la capacità di amare, dare e connettersi positivamente, è considerata il discendente del re Davide, il Messia, figlio di Davide (ebr. “Moshiach ben David” ). La parola “Messia” (“Moshiah“) deriva dalla parola che significa “tirare” (“Limshoch“), ovvero una forza che ci tira fuori dai nostri desideri egoistici per entrare nella qualità altruistica della forza superiore dell’amore e della dazione.

I kabbalisti considerano il re Davide un’espressione della qualità spirituale di Malchut, che letteralmente si traduce in “regno”. Per questo è stato chiamato “Re d’Israele”. Un regno di questo tipo non è un regno che si regge con il potere e la forza. È piuttosto una qualità che riempie i desideri umani.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

È finito l’esilio del popolo di Israele o è stato solo un sogno?

Fisicamente abitiamo la terra di Israele, tornati dopo due millenni, ma spiritualmente permane un senso di assenza. L’esilio, uno stato in cui non sentiamo la presenza della forza superiore dell’amore e della dazione, ci rende privi di una sicurezza completa o di un percorso chiaro; oscura sia il nostro cammino che la nostra destinazione.

Nel suo articolo “Cosa significa, ‘Quando Israele è in esilio, la Shechina è con loro’, nel lavoro?”, il Kabalista Baruch Ashlag (Rabash) inizia con un estratto dalla Megillah che descrive il profondo amore del Creatore per Israele, simile a quello di un re per il suo  unico figlio che sbaglia nei suoi confronti. Nonostante le passate trasgressioni, il re, anziché cacciare il figlio, sceglie di andare in esilio insieme a lui,  a testimonianza di un’assoluta complicità:

“Vieni e vedi quanto è amorevole il Creatore di Israele; ovunque siano esiliati, la Shechina [Divinità] è con loro, come è stato detto: ‘E il Signore tuo Dio tornò dalla tua schiavitù. Non ha detto ‘tornerà’, ma ‘tornò’, mostrando che il Creatore torna con loro dagli esili”.

Sentire il vuoto lasciato dalla forza superiore tra noi forma paradossalmente la nostra connessione con quella forza. È scritto che il Creatore, la forza superiore dell’amore e della dazione, scende in esilio con noi. Quando percepiamo l’assenza di questa forza, significa che essa è già presente, cioè ci rende consapevoli della sua non esistenza nel nostro stato attuale. In realtà non si allontana mai veramente o cambia la sua posizione nei nostri confronti ma siamo noi stessi a oscillare, allontanandoci sempre più o avvicinandoci.

L’esilio ci sovrasta quando lasciamo che la nostra natura egocentrica gestisca la nostra  vita, ossia quando ci immergiamo in una cultura di competizione spietata, che rispetta la ricchezza e lo stile di vita materialistico e che in più ci divide in fazioni nutrendo disprezzo l’uno per l’altro. Queste qualità sono in netto contrasto con quelle della forza superiore, l’amore e la dazione, e in definitiva operano per farci sentire esiliati da uno stato armonioso caratterizzato da atteggiamenti di amore e dazione in tutte le nostre relazioni e dall’avvicinarci al fine di raggiungere tale stato

Coloro che sentono le proprie vite in questo esilio possono prima trovare conforto nel fatto di aver valutato correttamente il loro stato, mentre allo stesso tempo provano il dolore della separazione. Queste emozioni contrastanti hanno il potenziale per spingere le diverse parti della nostra nazione a unirsi e a stabilire, attraverso la nostra unità, un legame con il Creatore. Ci danno la forza di prenderci cura del nostro popolo come dei genitori, coltivando i legami che ci uniscono e permettendo la nostra uscita collettiva dall’esilio.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.