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Cosa significa essere simili a Dio in questo mondo?

In primo luogo, dobbiamo capire che la qualità di Dio, la forza superiore, è assoluta bontà, amore e dazione. Dio è la fonte di tutto, proprio come un genitore nei confronti di un figlio. Indipendentemente da ciò che il figlio fa, un genitore amorevole non lo rifiuta. Analogamente, Dio ama le sue creazioni così come sono, perché le ha fatte in quel modo.

Se vogliamo diventare come Dio, dobbiamo amare tutte le persone incondizionatamente. Non per chi sono o per cosa fanno, ma perché esistono. La loro stessa esistenza è un progetto del Creatore.

Allo stesso tempo, la creazione è un percorso. Dio ha creato le persone in uno stato imperfetto, non perché sia imperfetto, ma perché vuole che riconosciamo i nostri limiti e impariamo chi siamo. Poi arriviamo a vedere i nostri difetti, a lottare contro di loro e, attraverso la loro correzione, a raggiungere un nuovo stato. In seguito, con il senno di poi, ci rendiamo conto che il Creatore ci ha guidati attraverso l’intero viaggio dall’imperfezione alla completezza, affinché potessimo apprezzare veramente il bene.

Possiamo capire il bene solo in contrasto con il male. Senza le tenebre, non possiamo apprezzare la luce. Senza la sofferenza, non possiamo conoscere veramente la gioia. Sperimentando entrambi i lati dell’esistenza, assorbiamo sia gli stati negativi che quelli positivi e acquisiamo saggezza. Raggiungiamo una percezione più profonda della realtà, una comprensione del fatto che tutte le forze della natura, il bene e il male, la gentilezza e il tradimento, la lealtà e l’inganno, non sono destinate a essere eliminate, ma equilibrate.

E questo è lo scopo del gioco: non creare semplicemente un’illusione di felicità, come un bambino che fa un gioco per sentirsi bene, ma cercare la verità ultima. La verità sta nell’integrazione di tutti gli elementi della realtà, dove nulla è superfluo o da cancellare e dove tutto ha uno scopo.

Se cerchiamo questo equilibrio, raggiungiamo la vera comprensione. Tutti devono raggiungere questo stato in cui siamo completamente identici al Creatore. È l’obiettivo dell’esistenza umana, il significato del nome “Adamo”, che in ebraico significa “umano” e che deriva dalla parola “Adameh le Elyon”, che in ebraico significa “simile all’Altissimo”. In altre parole, per diventare veramente umani occorre diventare come Dio.

Tratto dalla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 22 ottobre 2018.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa vuole il Creatore da noi?

In effetti, cosa vuole il Creatore da noi? Qual è la Sua risposta alle nostre preghiere, alle nostre richieste? La verità è che Lui sta già rispondendo e noi non riusciamo a riconoscere la Sua risposta.

Il Creatore vuole portarci a un livello superiore di esistenza, una realtà al di là della nostra natura egoistica, in cui possiamo veramente godere della vita nel senso più completo, godere attraverso il raggiungimento della nostra somiglianza con il Creatore. Se abbandoniamo la ricerca del tornaconto personale e puntiamo alla connessione, entreremo in questo nuovo stadio di sviluppo. A quel punto, non saremo più guidati da interessi egoistici, ma dal desiderio di stare insieme, di sostenerci ed elevarci a vicenda.

È qui che il Creatore ci sta guidando, verso un mondo in cui l’uguaglianza, l’unità e la considerazione reciproca non siano semplicemente ideali piacevoli da sentire, ma il fondamento stesso della nostra vita. Inoltre, una tale evoluzione si applica all’intera umanità, tra le persone, le società e persino le nazioni. È il prossimo passo dell’evoluzione umana.

Qui sorge la domanda: Perché non vogliamo naturalmente muoverci verso questo mondo ideale? Perché il nostro ego vi si oppone. Il pensiero di prendersi cura degli altri, di vivere veramente per il bene di tutti, è innaturale per la nostra natura egoistica. Il nostro ego dà costantemente la priorità al proprio tornaconto rispetto a quello degli altri. Ogni persona si ritrae istintivamente: “Perché dovrei pensare agli altri? Non voglio e non so nemmeno come fare”.

Ma se ci rivolgiamo sinceramente al Creatore, la qualità stessa della fonte dell’amore e del dono, allora Egli ci concederà questa capacità. Per il momento, ci troviamo su una traiettoria evolutiva in cui questo risveglio del bisogno di entrare in una connessione armoniosa con l’altro emerge da una sofferenza crescente. Quando ci rifiutiamo di cambiare, veniamo spinti sull’orlo del baratro, fino a raggiungere il punto di rottura in cui finalmente gridiamo: “Dacci la capacità di stare insieme!”. Il processo si sta già svolgendo. Passo dopo passo, veniamo portati a questa consapevolezza. La scelta che abbiamo davanti è se lottare volontariamente per l’unità o essere costretti a farlo attraverso il dolore e le crisi, sotto il cosiddetto “rullo compressore evolutivo”.

Il Creatore sta aspettando che prendiamo questa decisione. Quanto prima ci muoviamo in modo consapevole per connetterci positivamente gli uni agli altri con legami di rispetto, sostegno e incoraggiamento reciproci, tanto prima sperimenteremo la nuova realtà che Egli ha preparato per noi: un mondo armonioso e pacifico con  i massimi soddisfacimenti.

Basato sulla trasmissione dell’emittente KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman il giorno 1 settembre 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Due concetti: “Atzmuto” e “Creatore”

Non sappiamo cosa sia il Creatore perché noi stessi non Lo possiamo definire. Possiamo definire qualcosa solo in relazione alle nostre sensazioni.

Pertanto Lo chiamiamo Creatore perché iniziamo a prenderne coscienza e a definirlo solo dallo stato in cui ci dà la vita e definisce Se stesso come il nostro Creatore, solo da quel momento, ma non prima.

Distinguiamo questi stati: uno nel quale non ci viene data alcuna sensazione, Atzmuto, che significa esistente di per Sé, e lo stato in cui iniziamo a sentirLo, cioè Gli diamo alcune delle nostre definizioni, designazioni e descrizioni. E queste descrizioni sono ad esempio ciò che entra nelle mie caratteristiche, con cui posso lavorare, ricordare e trasmettere agli altri.

Da ciò che sappiamo e possiamo determinare, possiamo dire che il Creatore ha creato un’anima a Sua somiglianza, cioè uguale a Lui ma opposta a Lui. Pertanto, possiamo parlare di questo come di una “creazione”.

La creazione è ciò che non è nel Creatore. Di per sé è un’azione incomprensibile, ma questo è esattamente ciò che viene chiamato “creazione”. E colui che compie questa azione è chiamato Creatore.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 24/02/20, “Preparazione per il Congresso”

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È possibile raggiungere l’essenza del Creatore?

Domanda: Siamo una creazione, ma in ognuno di noi c’è un punto nel cuore, una particella della natura del Creatore.
È possibile raggiungere l’essenza del Creatore, la natura del Creatore, e in un certo senso diventare il Creatore?

Risposta: Non si può avere il desiderio di raggiungere l’essenza del Creatore. Si può solo avere il desiderio di essere simili a Lui. Non possiamo saltare al di sopra della nostra natura.

Alcuni gradi ci sono stati rivelati come gradi di conseguimento più elevati rispetto alle semplici qualità della dazione. Ma non siamo ancora arrivati a questo punto.

Dobbiamo pensare a come diventare simili al Creatore. È grazie a questa somiglianza che potremo comprenderLo.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 23/2/20, “Preparazione per il Congresso”

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Cosa significa essere come il Creatore?

Essere come il Creatore significa essere come la forza  singola dell’amore, dell’elargizione e della connessione, che governa la realtà e ci conduce verso l’obiettivo che ha stabilito per noi, che è quello di godere attraverso la somiglianza e l’identificazione con quella forza.

La saggezza della Kabbalah si occupa proprio di come passare dal nostro stato di esistenza animata innata, in cui siamo opposti al Creatore, a uno stato di esistenza in cui diventiamo come il Creatore. Si tratta di conoscere le due nature opposte, la nostra natura egoistica e la natura altruistica del Creatore, e di capire come attrarre e lavorare con la natura altruistica superiore fino ad assomigliarle completamente.

Questa transizione è considerata un passaggio dal livello animato a quello umano dell’esistenza. La parola “umano” in ebraico (“Adamo”) deriva dalla parola “simile” (“Domeh”) perché il concetto di diventare umano significa che diventiamo simili al Creatore (“simili all’altissimo” [“Domeh le Elyon”]).

“Qual è lo scopo per cui il Creatore ha creato questo  destino? In effetti, è per elevarlo a un grado più alto e più importante, per sentire il suo Dio come la sensazione umana, che gli è già data”. Il Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), “L’insegnamento della Kabbalah e la sua essenza”.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

Qual è la differenza tra i termini “Dio” e “Creatore”?

Le parole “Dio” e “Creatore” evocano sentimenti diversi.

Le religioni, le credenze e le persone in generale si riferiscono più facilmente alla parola “Dio” come a un certo potere che riempie il vuoto intorno a noi, esistente al di fuori di noi.

Il Creatore, tuttavia, crea il mondo, noi e tutto in noi in ogni momento, il che evoca la necessità per noi di reagire a tale influenza momento per momento. Calibrando le nostre reazioni in un certo modo, possiamo giungere a percepire che siamo la creazione del Creatore e che il Creatore è un’unica, eterna e perfetta forza donatrice che ci ha creati per uno scopo specifico.

In ebraico, la parola per il Creatore è “Boreh”, che è una combinazione di due parole, “Bo” (“vieni”) e “Reh” (“vedi”). Cioè, il Creatore è un nome esteso che implica la nostra partecipazione dinamica per raggiungere la rivelazione del Creatore.

Pertanto, “Creatore” è un termine più obbligatorio di “Dio”. Il Creatore si aspetta qualcosa da noi. Cosa si aspetta il Creatore da noi?

È che scopriamo la nostra completa dipendenza dal Creatore, che solo il Creatore può renderci uguali a Lui, e che inizieremo a esigere correzioni da Lui, per invertire la nostra natura egoistica nella Sua natura generosa.

Possiamo chiedere al Creatore di fare qualcosa e Lui lo fa. Cioè, da un lato, siamo impotenti come personaggi nel copione del Creatore, ma dall’altro abbiamo il controllo: che senza la nostra rivendicazione e richiesta, non potremmo mai raggiungere una rivelazione dell’eternità e della perfezione del Creatore.

Come possiamo chiedere al Creatore di fare qualcosa?

È come il modo in cui i bambini piccoli chiedono qualcosa ai loro genitori, si attengono ostinatamente alla loro richiesta, non importa quante volte i genitori dicano loro “no”. Questa continua richiesta al Creatore ci porta a uno stato che i Kabbalisti chiamano: “I miei figli mi hanno sconfitto”. Cominciamo allora a sentire che siamo Suoi figli e che ci ha creati proprio per sviluppare una tale relazione con Lui.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

C’è solo dolore intorno a noi, ma il Bore è buono?

Commento: Alexander scrive: “Michael Laitman, quando dici che il Bore è buono e fa solo del  bene, cosa vuoi da un povero sfortunato? Se c’è solo dolore intorno a lui, allora il fatto che il Bore sia buono suona come una presa in giro nei suoi confronti.

La tua casa è distrutta, questo è bene; i tuoi cari sono morti, questo è bene; sei costretto a lasciare tutto ciò che hai guadagnato, questo è  bene. Dobbiamo convincerci che tutto questo è per il nostro bene, che il Bore è gentile e fa il bene, o come possiamo comprenderti?”

La mia risposta: È molto semplice comprendermi. Dobbiamo cercare di capire le leggi della natura, e provare a realizzarle e a divulgarle. Queste sono le leggi del Bore.

Commento: Ci sono migliaia di domande come questa, specialmente nel nostro tempo, e tu continui a dire che la natura è connessione e bene e il Bore é buono e fa il bene. Queste domande si moltiplicano in relazione a ciò che accade nel mondo. Come può un individuo rinunciare a ciò che accade davanti ai suoi occhi e nei suoi sentimenti?

La mia risposta: Quello che egli vede davanti ai suoi occhi viene fatto dagli uomini non dal Bore.

Il Bore ha posto delle condizioni e se le rispettassimo, vivremmo in modo completamente diverso. Altrimenti cosa si fa?

Domanda: Queste leggi della natura, come tu affermi, il Bore, devo conoscerle e realizzarle?

Risposta: Non importa realizzarle ma  conoscerle per lo meno.

Domanda: Puoi nominare la legge principale?

Risposta: È molto semplice:” Ama il tuo prossimo come te stesso.”

Commento: Ci imbattiamo in questa formula continuamente. Ma non è semplice. Tu dici immediatamente  che è necessario realizzarla.

La mia risposta: Stai parlando della legge. Ti ho dato la legge. Se questa formula non è facile, cosa farai?

Commento: Quindi stai dicendo che tutti noi abbiamo bisogno di conoscerla, tutta l’umanità deve conoscerla.

La mia risposta: Sì, il mondo intero è costruito su questo. Se agite in questo modo sarete più vicini al Bore e all’adempimento della Sua legge, la legge globale di tutta la natura. Cosa c’è dopo? Guardate voi stessi.

Domanda: Quindi, so che non posso ancora farlo, capisco che non posso e tu lo chiami già progresso?

Risposta: Certo!

Domanda: Il fatto che io capisca che non posso adempiere a questa legge?

Risposta: Non ha importanza. Ma capisci che tale legge esiste e alla fine, idealmente, se la seguissi, saresti al livello del Bore.

Domanda: E per chi sei di più, per coloro che ci dicono e addirittura ci scrivono: ”Sto adempiendo a questa legge , o per coloro che dicono: “È impossibile eseguirla”?

Risposta: Ovviamente, è impossibile da eseguire.

Domanda: Come possiamo realizzarla in questo caso? Dobbiamo pensarci?

Risposta: Se ci connettiamo gradualmente per adempiere a questa legge, allora cominciamo ad acquisire in noi stessi, dentro la nostra connessione, qualità che iniziano a sentire questa legge su di noi, e progressivamente, gradualmente ci avviciniamo ad essa e al suo adempimento. Questo è tutto.

Domanda: Queste qualità sono in noi, o ci vengono date in un qualche modo?  Tu dici: “Non erano in noi. Non c’è amore in noi.”

Risposta: Non erano in noi, assolutamente. Le attiriamo. Le attiriamo dall’alto, per così dire. Da un grado superiore.

Domanda: Quindi, c’è il nostro grado e c’è un grado superiore. È qui. Il nostro compito è solo quello di raggiungerlo?

Risposta: Attirarlo a sé.

Domanda: Devo vivere con il pensiero di voler attirare a me questa  qualità?

Risposta: Sì, vivere per questo.

Domanda: È questo lo scopo della vita in generale?

Risposta: Certamente. È l’amore per il prossimo il significato della vita.

Domanda: Dimmi, raggiungeremo mai uno stato in cui una massa di uomini…?

Risposta: Non possiamo aspettare, dobbiamo farlo su noi stessi. Poi accadrà.

Domanda: Allora smetterò di vedere, diciamo, come descrive Alexander, che tutto ciò che mi circonda è terribile?

Risposta: Vedrò che tutto è terribile, ma che tutto può essere risolto.

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Da “Notizie con Michael Laitman” di KabTV del 30.3.2013

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C’è un Dio o no?

Domanda: Come si risponde alle domande interiori sull’esistenza di Dio? Esiste o no? Se la pone questa domanda?

Risposta: No, non me la pongo. Dio non c’è.

Domanda: Come si risponde ad una tale domanda?

Risposta: Se Dio non c’è, non c’è domanda.

Domanda: Abbiamo forse bisogno di trovare qualcos’altro, qualche legge o qualcosa? Come può essere che non ci sia nulla e che è tutto qui?

Risposta: Chiama Dio l’universo e la sua legge fondamentale che include assolutamente tutto. Chiamalo il Bore’.

C’è una forza, una forza essenziale, eterna e perfetta al di là della nostra comprensione di cui non conosciamo il meccanismo. La Kabbalah sintetizza ciò e dice: “Solo dopo una correzione completa tali qualità emergeranno in te e ti permetteranno di elevarti e iniziare ad esplorare il Bore’ stesso. In tal modo, potrai analizzare la forza superiore del mondo che governa te e l’intero mondo materiale.”

Per piacere indagala, raggiungi i suoi livelli e poi ne parleremo. Dopo tutto, oggi non sarai capace di comprendere cosa stia accadendo perché hai bisogno di una mente diversa, di sentimenti diversi e di qualità diverse.

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Dalla trasmissione di KabTV “Ask a Kabbalist”, 31/12/2018

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Scoprire il campo del Creatore

Domanda: La parola “Creatore” mi confonde molto. È un uomo anziano o qualcos’altro?

Risposta: Perché dovrebbe essere anziano? Forse è giovane e bello…

Seriamente, però, concordiamo sul fatto che c’è una forza superiore nell’universo, che include assolutamente tutta la natura e tutto ciò che accade all’interno di essa. Questa forza superiore si chiama il Creatore.

Non ha nulla a che fare con il nostro mondo, con i nostri corpi e con la nostra immagine. È solo una forza. Immagina una forza elettrica o magnetica o un campo. La stessa cosa succede qui.

Un campo che include assolutamente ogni cosa al suo interno è chiamato il Creatore perché crea, opera e agisce. Dobbiamo aprire questo campo. Ci siamo dentro, ma non sentiamo il suo effetto su di noi. Pertanto, devo in qualche modo cambiare me stesso in modo da poterlo sentire.

Cosa bisogna fare? Si dice che se crei un gruppo in cui ti avvicini ai tuoi amici, allora in questa azione di dazione inizierai a sentirti più vicino a questo campo o più lontano da esso. Questo è molto simile all’interazione delle cariche elettriche in un campo magnetico. Questo è il principio del suo dipanarsi.

Conclusione: Abbiamo bisogno di un gruppo così ché, con il suo aiuto, possiamo scoprire il campo del Creatore.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 16/02/2020

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L’importanza della scienza della Kabbalah

Baal HaSulam, “L’essenza della saggezza della Kabbalah”: “Questa saggezza non è né più né meno che una sequenza di radici, che scendono attraverso causa ed effetto, secondo regole fisse e determinate, intrecciate ad un unico, elevato obiettivo descritto come “La rivelazione della Sua divinità alle Sue creature in questo mondo””.

La saggezza della Kabbalah è destinata agli esseri creati in questo mondo al fine di guidarli alla realizzazione del Creatore secondo leggi assolute e fisse, che portano gradualmente le persone al Suo raggiungimento, sentimento, percezione e infine all’adesione con Lui, il che significa alla rivelazione completa del Creatore.
E chi è il Creatore? È la più alta e generale forza integrale della natura, che include tutta la creazione.

Questo è il motivo per cui la comprensione di questo stato ci consente di capire cosa sta realmente succedendo e di rispondere correttamente a ciò che il Creatore, la natura, sta operando con noi e ciò che possiamo fare con essa.

Attuando la saggezza della Kabbalah, possiamo vedere la nostra partecipazione alla creazione, alla natura. Dopotutto, la Kabbalah è la scienza della natura, di tutto ciò che è stato creato, compresa la radice, cioè il Creatore.

Ciò significa che studiare questa scienza, specialmente ai nostri tempi, è davvero essenziale. Questo è ciò verso cui ci spinge la nostra evoluzione e accade attraverso un costante aumento della sofferenza e della mancanza di comprensione per costringerci a conoscere il Creatore, a rivelarLo, a capire quanto sia cruciale per noi essere in contatto con Lui.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 26/01/2020

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