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Come possiamo riprogrammarci per trasformare le esperienze di vita negative in positive?

Tutto ciò che vediamo intorno a noi: persone, eventi, oggetti, successi, fallimenti, sconvolgimenti e persino incontri apparentemente casuali, non è casuale. È un’immagine deliberatamente programmata e presentata a noi affinché possiamo scoprire l’unica forza superiore di amore, dazione e connessione che ci ha creati, che la Kabbalah chiama “il Creatore”.

Come sapremo di aver veramente scoperto la percezione e la sensazione di questa forza? Perché dietro tutti i fenomeni, gli oggetti e tutto ciò che accade, iniziamo a percepire una unica essenza, quella della bontà e dell’amore. È allora che scopriamo che tutte le esperienze di vita ci hanno condotto a questa percezione autentica e accresciuta della realtà.

Sentiamo allora che questa forza superiore ci circonda, pervade la realtà e guida ogni cosa, anche ciò che prima ci sembrava oscuro, crudele o insignificante. Questa consapevolezza e percezione del Creatore come forza di bontà e amore assoluti dietro ogni realtà è l’inizio del nostro raggiungimento della vera realtà superiore che esiste al di sopra della nostra innata percezione egoistica della realtà.

Basato su una lezione virtuale di Kabbalah del 13 maggio 2018.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come saranno le famiglie in futuro?

La famiglia del futuro non si costruisce sullo sforzo costante di “costruire” qualcosa, ma sulla compagnia. È una relazione in cui marito e moglie si sentono profondamente. Quando sentiamo di poter fare qualcosa di piacevole per il nostro partner, ci avviciniamo naturalmente. Quando percepiamo che potrebbero sorgere tensioni o difficoltà, sappiamo come fare un passo indietro, dare spazio e non insistere. Questa vicinanza e distanza selettiva crea equilibrio e in tale equilibrio tutto può andare per il meglio.

Questo non significa fuggire l’uno dall’altro. Significa smettere di ossessionarci con il progetto di “costruire una famiglia”. Piuttosto, viviamo con attenzione. Sentiamo dove possiamo aiutare il nostro partner e dove è meglio non interferire. Questa sensibilità reciproca, questo tatto interiore, è ciò che chiamo compagnia. È calda, familiare e profondamente umana, ed è di fondamentale importanza nel matrimonio. Quando esiste, tutto il resto si sistema naturalmente.

Per quanto riguarda l’amore, dobbiamo essere precisi. L’amore naturale esiste tra una madre e suo figlio. È un legame naturale, che nasce incondizionatamente, senza calcoli o accordi. Ecco perché può essere chiamato amore.

Tra un uomo e una donna, tuttavia, non esiste un legame così naturale. Anche se comprendono l’importanza reciproca, anche se cercano di completarsi a vicenda e di prendersi cura l’uno dell’altra, ciò che creano non è amore in senso assoluto. È un legame reciproco stretto e affettuoso, ma è pur sempre compagnia. Questa non è una mancanza. Al contrario, la compagnia è esattamente ciò di cui un matrimonio stabile e sano ha bisogno.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 12 dicembre 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali differenze tra i partner possono rafforzare una relazione anziché danneggiarla?

Uno dei miei studenti mi ha chiesto di raccontare un  aneddoto su un usignolo che cantava a una rosa, non perché fosse innocua, ma per amore nei suoi confronti, spine comprese. Le sue spine non ne sminuiscono la bellezza, ma la completano. Dimostrano che il vero amore non cancella i difetti, né finge che i difetti non esistano. L’amore bilancia tutto e, di conseguenza, include anche le spine.

Può esistere un matrimonio senza spine? Questo è possibile solo se due persone ingenue creano insieme un mondo immaginario. Il vero amore include sempre delle spine. Perché? Perché viviamo tra egoisti e ognuno di noi possiede un bagaglio di ferite infantili, abitudini, istinti, insicurezze e reazioni incontrollabili. La saggezza della vita non sta nell’eliminare le spine, ma nel superarle.

Il mio studente continuava a chiedermi come fosse possibile amare la propria sposa se lei lo punzecchia, lo deride e lo umilia. È possibile farlo comprendendo la sua natura, la sua educazione e il suo dolore interiore. Considerando le sue reazioni come automatiche e istintive, non intenzionali, allora non le prendi sul personale. Quando smetti di percepire la frecciata come un attacco diretto, improvvisamente hai lo spazio per coprirla d’amore. Questo è ciò che significa “l’amore copre tutte le trasgressioni”. Le spine rimangono, ma le avvolgi di calore, comprensione e compassione finché non perdono la loro punta.

Si possono introdurre artificialmente delle spine per approfondire l’amore? Sì, è possibile, ma bisogna farlo con saggezza. A volte, esponendo una vulnerabilità o provocando una situazione che richiede uno sforzo reciproco e un coinvolgimento emotivo, il legame si approfondisce. Quando le spine vengono usate deliberatamente per avvicinare qualcuno, per intensificare la relazione, questa è saggezza. Ma richiede precisione, umiltà e cautela.

Questo principio si estende ben oltre le coppie. Possiamo vivere in un Paese che ci tormenta costantemente con tasse, umiliazioni, guerre e ingiustizie, eppure possiamo comunque amarlo. Perché? Perché l’amore non riguarda la comodità. L’amore è un profondo attaccamento interiore all’essenza di qualcosa, indipendentemente dai suoi difetti. Potremmo criticare aspramente un Paese, eppure sentirci legati ad esso con tutto il cuore. Anche questo è amore.

Allora, cos’è l’amore?

L’amore è quando, nonostante tutto, positivo o negativo, apprezziamo l’altro per la sua essenza interiore. Non calcoliamo né soppesiamo i pro e i contro. Ci relazioniamo con l’altro da un posto che va oltre il dolore o il piacere immediato che ci procura. Ecco perché l’amore può sopportare spine, insulti, difficoltà e delusioni.

Il vero amore non è cieco. Vede chiaramente i difetti. Il vero amore è al di sopra dei difetti.

È l’unica forza che può coprire tutte le spine del mondo e trasformarle in bellezza.

Basato sul video “Come le spine rafforzano le relazioni” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché oggigiorno gli esseri umani soffrono di depressione?

La depressione è come un virus che ci colpisce all’improvviso, ci paralizza, ci stordisce e ci annienta. Ci toglie la gioia di vivere, la forza di muoverci, di agire, di ascoltare e di aprire gli occhi.

Se siamo depressi, tendiamo a isolarci e perdiamo interesse nell’ascoltare o assimilare qualsiasi cosa. Tutto diventa irritante e perdiamo persino l’energia per reagire ai fastidi che ci circondano.

La maggior parte delle persone depresse non riesce a spiegare perché si sente così. Sentono soltanto che tutto è privo di significato. La corsa quotidiana della vita sembra non appartenere loro, appare inutile e l’opzione migliore sembra essere prendere una pillola e addormentarsi.

In passato, la depressione era un fenomeno emotivo più comune tra nobili e aristocratici. Oggi, però, sembra che tutti l’abbiano ereditata. La radice della depressione è la saturazione del desiderio egoistico che guida lo sviluppo umano. Dopo ere in cui sentivamo di avere sempre una nuova direzione verso cui progredire, oggi si accumula la sensazione che non ci sia più alcun luogo in cui andare, nessun grande obiettivo all’orizzonte, nulla che brilli davanti a noi.

L’attuale epidemia di depressione va di pari passo con il risveglio delle domande esistenziali più fondamentali della vita, come: qual è il senso della vita? Perché siamo qui? Da dove veniamo? Dove siamo veramente ora? Dove siamo diretti? Cos’è la realtà? E perché c’è così tanta sofferenza nel mondo?

La base del vuoto, della frustrazione e della depressione nelle nostre vite è l’incontro tra un crescente interrogarsi esistenziale e l’assenza di risposte sostanziali.

Nelle generazioni precedenti, le persone si accontentavano di promesse religiose. Oggi, i desideri interiori dell’umanità si sono sviluppati e non crediamo più a niente e a nessuno. Inoltre, non abbiamo la forza di sopportare gli altri. Di conseguenza, il nucleo familiare si disintegra, le relazioni crollano e rimaniamo soli, vivendo in noi stessi, chiudendoci sempre di più nei nostri schermi, che diventano sempre più accessibili e personalizzati. Fin da piccoli, i bambini soffrono sempre più di depressione, stanchi della vita prima ancora di iniziarla. Sempre più bambini sentono che nulla potrà mai soddisfare i loro desideri, che un vuoto aleggia sempre dentro di loro.

Secondo l’approccio integrale all’educazione, che considera l’essere umano, la società e la natura come un tutt’uno, la cura per la depressione può essere riassunta in una sola parola: amore. Non è l’amore come lo intendiamo comunemente nelle nostre vite egoistiche, ossia amiamo chi o cosa ci dà piacere, ma l’amore per gli altri. Tale amore richiede di sviluppare la capacità di uscire da noi stessi, di sentire gli altri, ciò che manca loro, ciò che desiderano, e di desiderare il loro appagamento. Questo è amore a un livello superiore.

Quando avanzeremo verso uno stato in cui i desideri degli altri diventeranno più importanti dei nostri, risolveremo il problema della depressione alla radice. Entreremo in un mondo nuovo e superiore, pieno di gioia, connessione e completezza. Ognuno vorrà appagare gli altri, portare loro del bene, e allora sentiremo un’enorme elevazione dello spirito. La depressione scomparirà e verrà sostituita da un vigore, un’energia e una vitalità completamente nuovi.

È simile a una madre amorevole che antepone il desiderio del suo bambino al proprio, e trova sia la forza di prendersi cura del suo bambino sia un piacere unico nel farlo. Questo è il modo in cui la natura esemplifica le relazioni ottimali che dovremmo sviluppare in tutta la società umana.

La depressione che travolge il mondo odierno è in realtà un invito alla prossima fase dell’evoluzione umana. I problemi che ci opprimono costantemente a tutti i livelli, personale, sociale, economico ed ecologico, indicano il fatto che viviamo in un’epoca in cui l’ego è in subbuglio e ci ritroviamo a vivere sulla stessa piccola barca. Se non impariamo a convivere con questa situazione, affonderemo tutti.

Proprio come la natura è un sistema integrale, interconnesso e interdipendente, con reciproca complementarietà tra le sue parti, così anche noi esseri umani dobbiamo esistere di conseguenza, ma con consapevolezza. A differenza di altre creature, che sono interamente governate dalla forza della natura, noi abbiamo consapevolezza e possibilità di scelta.

Se ci poniamo un obiettivo educativo e culturale di ampio respiro, la creazione di un nuovo essere umano capace di superare il desiderio individualistico-egoistico innato e di connettersi al desiderio degli altri con un atteggiamento d’amore, allora supereremo i confini della nostra ristretta percezione egocentrica. Insieme, raggiungeremo una dimensione al di là del tempo, dello spazio e del movimento, e ci comporteremo in armonia con la forza originaria della natura, una forza di amore e dazione.

L’approccio integrale all’educazione insegna precisamente come fare tutto ciò all’interno di un piccolo gruppo. Un passo alla volta, impariamo come uscire da noi stessi e vivere nei desideri e nei pensieri degli altri. “Ama il prossimo tuo come te stesso”, uno slogan apparentemente familiare, racchiude in realtà una profondità infinita e, se impariamo ad applicarlo nelle nostre relazioni, apriremo la porta a una percezione completamente nuova della realtà.

In conclusione, sviluppando amore per gli altri, possiamo sradicare la depressione dal mondo definitivamente e al suo posto portare un senso di bontà, salute e felicità molto più profondo nella vita di tutti.

Basato su “New Life 90 – Depressione, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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È giusto vivere solo per se stessi?

Vivere solo per se stessi non risolve nulla. Se ognuno vivesse solo per se stesso, cosa succederebbe? Moriremmo comunque e tutti dimenticheremmo tutti. Questa è la natura di questo mondo. Una generazione ricorda, quella successiva dimentica, dopo non rimane più nulla di una persona.

La conclusione è che non possiamo vivere né per noi stessi né per gli altri, perché siamo tutti mortali e destinati a scomparire. L’unico luogo in cui possiamo davvero vivere è nella nostra connessione con la forza generatrice della nostra vita, la forza stessa di amore, dazione e connessione che ci ha creati e ci sostiene.

Questo è il motivo per cui esistiamo tutti. Non per essere ricordati, per raccogliere lodi o per accumulare un’eredità terrena, ma per usare tutto ciò che ci circonda come mezzo per avvicinarci alla forza originaria della nostra vita.

Pertanto, per elevarci a un altro livello di esistenza in cui possiamo davvero vivere e sentire un senso eterno e perfetto della vita, non dovremmo vivere “negli” altri, ma “attraverso” gli altri, per connetterci con l’eterna e perfetta forza di amore e dazione. Sebbene nostri corpi siano temporanei e anche le persone verso cui sviluppiamo affetto lo siano, l’atto stesso di prendersi cura di loro ci mette in contatto con l’eterno e il perfetto. Gli altri e l’intero mondo ci sono dati come un campo in cui operiamo, e attraverso tale attività ci avviciniamo alla forza eterna e perfetta di amore, dazione e connessione.

Tutto nel nostro mondo è fugace, tranne la vicinanza sempre crescente con la forza originaria delle nostre vite. E cosa significa avvicinarsi a quella forza? Significa entrare in uno stato di costante cura per gli altri, percependo quella reciproca responsabilità, amore e qualità eterne, invece di vivere per noi stessi, dimenticarci di noi e pensare solo agli altri.

Se riusciamo a dimenticarci completamente di noi stessi e a pensare esclusivamente agli altri, senza calcoli o pensieri del tipo: “Cosa ci guadagno?”, allora in quel preciso istante entriamo nell’eternità. La nostra ricompensa è proprio quella sensazione di eternità, sperimentata nell’amore per l’altro.

Questa non è una fantasia. Non possiamo percepire l’eternità quando viviamo dentro noi stessi. Rivolgendoci agli altri, la sensazione dell’eternità si dischiuderà. Sentiremo il tempo dissolversi e  rimarrà solo la sensazione dell’esistenza nell’altro.

Cos’è, dunque, la forza dell’amore, della dazione e della connessione? È una forza di assoluta cura per l’altro, di amore puro e incondizionato. Tutto ciò che ci circonda, comprese le situazioni più tragiche di guerre, malattie e varie forme di sofferenza, è dato per condurci a questa consapevolezza. Senza il contrasto dell’inclinazione al male, cioè il calcolo egoistico di voler vivere solo per sé stessi a spese degli altri e della natura, non potremmo sperimentare il bene. Senza oscurità e sofferenza, non possiamo percepire la luce e il piacere.

Dobbiamo quindi attraversare stati egoistici negativi per percepire la bontà che li sovrasta. Questo è il compito dell’essere umano: elevarsi al di sopra di tutto il male, la sofferenza e l’ego e, così facendo, scoprire la bontà, l’eternità e la perfezione della natura, ovvero della forza sorgente dell’amore, del dono e della connessione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 27 ottobre 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Dio soffre?

Dio, o il Creatore, soffre molto senza di noi. Ha un desiderio infinito di dare, di elargire, di saturare tutta la creazione di bontà, eppure non c’è nessuno che lo desideri veramente. Sì, noi esseri umani vogliamo essere colmati, ricevere, ma non da Lui. Questa è la tragedia. Ciò a cui assistiamo è quasi come una guerra di nervi: chi sarà il primo a cedere, a confessare il suo amore, a dire sinceramente: “Ti amo”? È un gioco di sfinimento, di attesa che una delle due parti ceda.

La nostra vera identità emerge quando iniziamo a essere complementari al Creatore. Non semplicemente nell’essenza, siamo già potenzialmente necessari a Lui, ma nell’azione, quando ci avviciniamo consapevolmente a Lui, ci uniamo e ci fondiamo con Lui. Così facendo, risvegliamo una pienezza che si diffonde in tutto l’universo: la luce suprema che permea e sostiene ogni cosa. Senza di noi, senza questa partecipazione, l’universo rimane vuoto, freddo e oscuro.

Cosa si aspetta il Creatore da noi? Che accendiamo la luce. Che accendiamo la luce di questo mondo affinché l’universo possa essere riempito della Sua presenza: luce, amore, bontà, unità e perfezione in ogni forma.

Eppure, guardate il nostro mondo attuale, lacerato da guerre e confusione. Non dobbiamo fuggire o disperare. Dobbiamo solo aspettare con calma, con certezza, perché questo accadrà. Eppure, dobbiamo desiderarlo. Dobbiamo chiederlo silenziosamente al Creatore. Questo è tutto ciò che ci viene richiesto, senza rumore, proclami clamorosi, discussioni o resistenze. Semplicemente desiderare, chiedere sinceramente e lasciare che la luce si riveli.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 10 agosto 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come cambierà l’umanità quando tutti i nostri pensieri potranno essere letti dagli altri?

Oggi gli scienziati si vantano di nuove tecnologie in grado di leggere i pensieri umani ed esprimerli attraverso la sintesi vocale o il testo scritto. Alcuni immaginano un futuro in cui un’unica macchina ci collega tutti, fondendo i nostri pensieri in un’unica rete comune, la cosiddetta “coscienza di massa”. Per molti, tuttavia, questo suona come un incubo distopico in cui il libero arbitrio e l’individualità raggiungono la loro fine.

Eppure, siamo già immersi in questo processo. I media, le piattaforme social e le correnti culturali ci plasmano molto più di quanto immaginiamo. Viviamo sotto un’influenza costante, solo che ora è ancora rozza, rumorosa e frammentata. Presto, sarà fluida e silenziosa. Le persone siederanno in silenzio, con gli occhi incollati agli schermi, e lo chiameranno “pensiero”. Ma non saranno loro a pensare. Sarà la macchina a pensare per loro.

Potreste dire: “Ma ho bisogno di sentire di esistere, di aver preso una decisione”. Non preoccupatevi. Anche questa illusione verrà fornita. Vi sentirete come se aveste scelto, anche quando non l’avete fatto. Scopriremo che possiamo ricevere un impianto che ci dà la sensazione di non esistere. Ci può succedere di tutto. La vita, così come la viviamo attualmente, è una lunga, tragicomica illusione.

Quindi, cos’è il nostro “io”?

 Il “sé” non è ciò con cui siamo nati. Non esiste un “sé” indipendente nella nostra natura. Ciò che chiamiamo “io” o “me” è semplicemente un insieme di desideri e istinti controllati dall’ego e influenzati dall’ambiente. Il vero “sé” inizia quando ci eleviamo al di sopra di questa natura, quando acquisiamo una scintilla della qualità stessa della dazione che appartiene alla natura.

Questa scintilla non può essere generata dalla tecnologia, né dall’isolamento. Nasce solo nella connessione. La connessione è dunque la chiave. L’individualità non sta nella separazione dagli altri, ma nell’unità consapevole; in altre parole, non ci perdiamo in un collettivo, ma scopriamo il nostro sé superiore attraverso l’amore per gli altri.

Ecco perché la grande regola della Kabbalah è: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Non è una semplice gentilezza morale. È piuttosto il metodo con cui ci connettiamo al sistema superiore, al campo eterno di intelligenza, amore e scopo che governa la realtà. Quando ci connettiamo in modo ottimale, otteniamo accesso a questo sistema. Cominciamo a governare consapevolmente le nostre vite. Come è scritto: “I miei figli mi hanno vinto”, il che significa che coloro che raggiungono uno stato di connessione spirituale conseguono un livello più alto dell’ occultamento della forza positiva di amore e di dazione che dimora nella natura.

Questa è la via verso il vero “sé”. Fino ad allora, siamo sotto controllo. Siamo burattini e nemmeno lo sappiamo.  Quindi cosa dovremmo fare?

Dovremmo iniziare dalla connessione. Vale a dire, sforzi interiori per elevarci al di sopra della nostra natura egoistica, e farlo insieme. Gli egoisti possono relazionarsi bene gli uni con gli altri? No. Ed è proprio questo il punto. Proviamo, falliamo, e riproviamo. Attraverso questo riconoscimento comune della nostra incapacità di connetterci, iniziamo a chiederci: “Chi siamo? Perché siamo così?”

Poi, giungiamo a una richiesta, a una supplica sincera. Chiediamo a gran voce un cambiamento in noi stessi.

Questa è tutta la saggezza della Kabbalah: attrarre la forza positiva della natura che può cambiarci. Non possiamo cambiare noi stessi, ma possiamo desiderare di cambiare e possiamo chiedere.

Quando la richiesta è autentica, la risposta, la luce e la forza superiore vengono e agiscono su di noi.

Poi, gradualmente, vediamo un mondo nuovo, un mondo che il nostro ego non distorce. È un mondo che è sempre stato lì, ma nascosto dietro la nostra percezione egocentrica. Iniziamo a vederlo alla luce della dazione. Tale è la trasformazione della percezione che possiamo sperimentare.

Lì vive il vero “sé”, nel cuore risvegliato che sceglie l’amore al posto del controllo dell’ego e l’unità al posto della separazione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 26 marzo 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa conta di più in una relazione: la chimica o gli obiettivi di vita condivisi?

C’è un fenomeno ben noto, secondo il quale un ragazzo entra in una stanza e gli vengono presentate una serie di provette, ciascuna contenente un profumo diverso. Lui sceglie quella che lo attrae di più e poi gli viene detto: “Questo profumo corrisponde a una ragazza in particolare”. Allo stesso modo, la ragazza in questione seleziona la provetta che corrisponde al profumo di quel ragazzo in particolare. Sembra creativo, persino romantico in un certo senso.

L’olfatto come fattore per scegliere un partner è un fenomeno antico e naturale, negli ultimi anni c’è stato un crescente supporto scientifico all’idea che gli esseri umani siano biologicamente “abbinati” o attratti dai partner anche in base all’odore.

Il senso dell’olfatto è profondamente radicato in noi. Le aree del cervello responsabili dell’elaborazione degli odori sono vaste. L’olfatto ci influenza in modo potente, anche a livello inconscio. Siamo attratti o respinti dalle persone anche in base a questo. Profumi e chimica del corpo giocano un ruolo, ma, per quanto importante, l’odore non dovrebbe determinare la scelta di un partner per la vita.

Il vero criterio per la scelta di un partner non è l’odore, l’aspetto, lo status o gli hobby condivisi, che sono tutti aspetti esteriori. Il vero incontro avviene a un livello più profondo, quando due persone si allineano nella loro intenzione verso lo scopo della creazione.

Se le persone si impegnassero sinceramente per raggiungere quell’obiettivo comune e nobile, capire perché siamo qui e per cosa viviamo. sarebbe molto più facile trovare un partner. Perché allora, in fondo, non saremmo così diversi. Quell’unico scopo ci unirebbe.

Sembra un’esagerazione. Parlare ai giovani dello scopo della creazione potrebbe sembrare fuori luogo. Ma quale alternativa hanno? Cosa ottengono invece? Solo un amore fugace e transitorio che svanisce rapidamente. Questo è ciò che accade quando non c’è un fondamento più profondo.

Quindi, cosa dovrebbero capire veramente i giovani? Prima di chiedersi: “Con chi voglio stare?”, chiedetevi: “Perché mi sposo?”. Se non riuscite a rispondere a questa domanda, come può la relazione durare? Oggi le persone si incontrano, hanno figli e poi si separano. Non c’è un punto fermo o un percorso comune.

Solo un legame reciproco verso uno scopo più alto può davvero unire due persone. Senza di esso, anche la connessione emotiva o fisica più intensa svanirà.

Il matrimonio non è solo amore o attrazione. È un passo consapevole verso un obiettivo più grande: raggiungere insieme lo scopo della creazione. Questo include non solo il partner, ma anche l’ambiente che ci circonda, gli amici che ci sostengono in questa stessa direzione.

Qual è lo scopo ultimo? È scoprire la forza superiore che governa le nostre vite, comprendere il sistema in cui esistiamo, il significato della nostra esistenza e la fonte che ci guida.

Se questa sete di scoperta, di significato spirituale, è presente in entrambi i partner, allora hanno la possibilità di costruire qualcosa di duraturo. Insieme, possono aiutarsi a vicenda a raggiungere questo obiettivo. Questo è ciò che caratterizza una vera collaborazione di coppia.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 4 giugno 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Il primo amore lascia sempre un segno indelebile?

Perché il nostro primo amore non si avvera quasi mai? Perché passa come un sogno che non tocca mai davvero terra? È così che lo sogniamo sempre, non la persona, ma il sentimento stesso. Quella sensazione travolgente, quella di una disponibilità totalizzante a donarci completamente per un’altra persona, rimane con noi. È ciò che la forza superiore che ci ha creato e ci sostiene, che nella saggezza della Kabbalah chiamiamo “il Creatore”, “Dio” e “Natura”,  vuole impiantare nei nostri cuori attraverso i primi amori che ci dona.

Se ci connettessimo davvero al nostro primo amore, la piena comprensione e realizzazione di quel sentimento lo spegnerebbe, rendendolo ordinario e comune. Invece, ci viene dato in una forma che non può essere raggiunta fisicamente. Viene posto davanti a noi affinché continuiamo a desiderarlo, a tendere verso di esso. Quel sentimento diventa una bussola che ci indica qualcosa di più elevato.

È un sentimento che si deposita nella nostra memoria, rimanendo nascosto dentro, come una scheggia nel cuore che non se ne va mai e che tutti quanti portiamo con noi.

Ma amiamo davvero la persona che consideriamo il nostro primo amore? No, non la vediamo nemmeno. Non guardiamo la persona in sé, ma una scintilla, qualcosa che è stata messa lì per accenderci. Quella scintilla ci cattura, facendoci desiderare di starle accanto per sempre.

Lo scopo di questa scintilla è farci provare l’esistenza dell’amore e, insieme ad esso, una sensazione di nostalgia, un vuoto doloroso, un dolce dolore, che diventa il nostro primo assaggio di anelito spirituale. 

Di solito, nessuno sposa il suo primo amore perché questa esperienza, che coinvolge i nostri sentimenti, sogni e desideri, è orchestrata dall’unica forza superiore che esiste in natura. La natura è dietro ogni nostro sentimento, gusto e stato d’animo, guidandoci a scoprire, passo dopo passo, la sua qualità d’amore verso di noi.

Raramente accade che le persone si incontrino presto, si innamorino, si sposino, costruiscano una famiglia e invecchino insieme. Ho visto casi simili, ed è molto interessante osservarli. Queste coppie hanno spesso molti figli. Sembrano capirsi profondamente, senza bisogno di parole, di solito sono felici.

Ma questi casi sono estremamente rari. Sono una sorta di dono dall’alto. Un segno.

In definitiva, però, cosa ci viene mostrato? Che dobbiamo ricercare un amore eterno, superiore e vero. Non è amore di coppia o per un partito o per la patria, ma amore per la natura stessa, la qualità stessa dell’amore e della dazione che ci ha creati e ci sostiene.

Come giungiamo a questo amore? Attraverso lo sviluppo dell’amore per gli altri. Amore non solo per coloro per i quali una scintilla mi fa sentire qualcosa di speciale, ma amore per tutti. Attraverso l’amore per gli altri, arriviamo ad amare la natura stessa. Nella saggezza della Kabbalah, questo si chiama “dall’amore per l’uomo all’amore per Dio”, poiché “Dio” e “Natura” nella Kabbalah sono la stessa cosa.

Questa è la verità ultima che si cela dietro la sensazione del nostro primo amore: darci un assaggio che l’amore esiste e che lo stesso tipo di desiderio e brama che applichiamo naturalmente al primo amore, dovremmo applicarlo volontariamente per raggiungere “dall’amore per l’uomo all’amore per Dio”.

Basato su “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 6 luglio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’amore ha dei limiti?

Una legge dell’amore è che l’amore non ha limiti. Se dici: “Ti amo al novantanove per cento”, allora non è amore.

Il mio maestro, il Kabbalista Baruch Shalom HaLevi Ashlag (RABASH), ha proposto un esempio ancora più crudo. Un marito dice alla moglie: “Ti amo ventiquattro ore al giorno, tranne i cinque minuti in cui sono con un’altra donna”. Se dici questo, allora non è più considerato amore.

L’amore è una relazione che deve essere illimitata, deve riempire l’intero vaso, ossia tutto il nostro desiderio. La dimensione del desiderio non ha importanza, sia che il nostro vaso pesi venti  chilogrammi o che ne pesi duecento, ma deve essere l’intero vaso.

Basato sulla Lezione quotidiana di Kabbalah del 15 ottobre 2021.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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