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È giusto vivere solo per se stessi?

Vivere solo per se stessi non risolve nulla. Se ognuno vivesse solo per se stesso, cosa succederebbe? Moriremmo comunque e tutti dimenticheremmo tutti. Questa è la natura di questo mondo. Una generazione ricorda, quella successiva dimentica, dopo non rimane più nulla di una persona.

La conclusione è che non possiamo vivere né per noi stessi né per gli altri, perché siamo tutti mortali e destinati a scomparire. L’unico luogo in cui possiamo davvero vivere è nella nostra connessione con la forza generatrice della nostra vita, la forza stessa di amore, dazione e connessione che ci ha creati e ci sostiene.

Questo è il motivo per cui esistiamo tutti. Non per essere ricordati, per raccogliere lodi o per accumulare un’eredità terrena, ma per usare tutto ciò che ci circonda come mezzo per avvicinarci alla forza originaria della nostra vita.

Pertanto, per elevarci a un altro livello di esistenza in cui possiamo davvero vivere e sentire un senso eterno e perfetto della vita, non dovremmo vivere “negli” altri, ma “attraverso” gli altri, per connetterci con l’eterna e perfetta forza di amore e dazione. Sebbene nostri corpi siano temporanei e anche le persone verso cui sviluppiamo affetto lo siano, l’atto stesso di prendersi cura di loro ci mette in contatto con l’eterno e il perfetto. Gli altri e l’intero mondo ci sono dati come un campo in cui operiamo, e attraverso tale attività ci avviciniamo alla forza eterna e perfetta di amore, dazione e connessione.

Tutto nel nostro mondo è fugace, tranne la vicinanza sempre crescente con la forza originaria delle nostre vite. E cosa significa avvicinarsi a quella forza? Significa entrare in uno stato di costante cura per gli altri, percependo quella reciproca responsabilità, amore e qualità eterne, invece di vivere per noi stessi, dimenticarci di noi e pensare solo agli altri.

Se riusciamo a dimenticarci completamente di noi stessi e a pensare esclusivamente agli altri, senza calcoli o pensieri del tipo: “Cosa ci guadagno?”, allora in quel preciso istante entriamo nell’eternità. La nostra ricompensa è proprio quella sensazione di eternità, sperimentata nell’amore per l’altro.

Questa non è una fantasia. Non possiamo percepire l’eternità quando viviamo dentro noi stessi. Rivolgendoci agli altri, la sensazione dell’eternità si dischiuderà. Sentiremo il tempo dissolversi e  rimarrà solo la sensazione dell’esistenza nell’altro.

Cos’è, dunque, la forza dell’amore, della dazione e della connessione? È una forza di assoluta cura per l’altro, di amore puro e incondizionato. Tutto ciò che ci circonda, comprese le situazioni più tragiche di guerre, malattie e varie forme di sofferenza, è dato per condurci a questa consapevolezza. Senza il contrasto dell’inclinazione al male, cioè il calcolo egoistico di voler vivere solo per sé stessi a spese degli altri e della natura, non potremmo sperimentare il bene. Senza oscurità e sofferenza, non possiamo percepire la luce e il piacere.

Dobbiamo quindi attraversare stati egoistici negativi per percepire la bontà che li sovrasta. Questo è il compito dell’essere umano: elevarsi al di sopra di tutto il male, la sofferenza e l’ego e, così facendo, scoprire la bontà, l’eternità e la perfezione della natura, ovvero della forza sorgente dell’amore, del dono e della connessione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 27 ottobre 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Dio soffre?

Dio, o il Creatore, soffre molto senza di noi. Ha un desiderio infinito di dare, di elargire, di saturare tutta la creazione di bontà, eppure non c’è nessuno che lo desideri veramente. Sì, noi esseri umani vogliamo essere colmati, ricevere, ma non da Lui. Questa è la tragedia. Ciò a cui assistiamo è quasi come una guerra di nervi: chi sarà il primo a cedere, a confessare il suo amore, a dire sinceramente: “Ti amo”? È un gioco di sfinimento, di attesa che una delle due parti ceda.

La nostra vera identità emerge quando iniziamo a essere complementari al Creatore. Non semplicemente nell’essenza, siamo già potenzialmente necessari a Lui, ma nell’azione, quando ci avviciniamo consapevolmente a Lui, ci uniamo e ci fondiamo con Lui. Così facendo, risvegliamo una pienezza che si diffonde in tutto l’universo: la luce suprema che permea e sostiene ogni cosa. Senza di noi, senza questa partecipazione, l’universo rimane vuoto, freddo e oscuro.

Cosa si aspetta il Creatore da noi? Che accendiamo la luce. Che accendiamo la luce di questo mondo affinché l’universo possa essere riempito della Sua presenza: luce, amore, bontà, unità e perfezione in ogni forma.

Eppure, guardate il nostro mondo attuale, lacerato da guerre e confusione. Non dobbiamo fuggire o disperare. Dobbiamo solo aspettare con calma, con certezza, perché questo accadrà. Eppure, dobbiamo desiderarlo. Dobbiamo chiederlo silenziosamente al Creatore. Questo è tutto ciò che ci viene richiesto, senza rumore, proclami clamorosi, discussioni o resistenze. Semplicemente desiderare, chiedere sinceramente e lasciare che la luce si riveli.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 10 agosto 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come cambierà l’umanità quando tutti i nostri pensieri potranno essere letti dagli altri?

Oggi gli scienziati si vantano di nuove tecnologie in grado di leggere i pensieri umani ed esprimerli attraverso la sintesi vocale o il testo scritto. Alcuni immaginano un futuro in cui un’unica macchina ci collega tutti, fondendo i nostri pensieri in un’unica rete comune, la cosiddetta “coscienza di massa”. Per molti, tuttavia, questo suona come un incubo distopico in cui il libero arbitrio e l’individualità raggiungono la loro fine.

Eppure, siamo già immersi in questo processo. I media, le piattaforme social e le correnti culturali ci plasmano molto più di quanto immaginiamo. Viviamo sotto un’influenza costante, solo che ora è ancora rozza, rumorosa e frammentata. Presto, sarà fluida e silenziosa. Le persone siederanno in silenzio, con gli occhi incollati agli schermi, e lo chiameranno “pensiero”. Ma non saranno loro a pensare. Sarà la macchina a pensare per loro.

Potreste dire: “Ma ho bisogno di sentire di esistere, di aver preso una decisione”. Non preoccupatevi. Anche questa illusione verrà fornita. Vi sentirete come se aveste scelto, anche quando non l’avete fatto. Scopriremo che possiamo ricevere un impianto che ci dà la sensazione di non esistere. Ci può succedere di tutto. La vita, così come la viviamo attualmente, è una lunga, tragicomica illusione.

Quindi, cos’è il nostro “io”?

 Il “sé” non è ciò con cui siamo nati. Non esiste un “sé” indipendente nella nostra natura. Ciò che chiamiamo “io” o “me” è semplicemente un insieme di desideri e istinti controllati dall’ego e influenzati dall’ambiente. Il vero “sé” inizia quando ci eleviamo al di sopra di questa natura, quando acquisiamo una scintilla della qualità stessa della dazione che appartiene alla natura.

Questa scintilla non può essere generata dalla tecnologia, né dall’isolamento. Nasce solo nella connessione. La connessione è dunque la chiave. L’individualità non sta nella separazione dagli altri, ma nell’unità consapevole; in altre parole, non ci perdiamo in un collettivo, ma scopriamo il nostro sé superiore attraverso l’amore per gli altri.

Ecco perché la grande regola della Kabbalah è: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Non è una semplice gentilezza morale. È piuttosto il metodo con cui ci connettiamo al sistema superiore, al campo eterno di intelligenza, amore e scopo che governa la realtà. Quando ci connettiamo in modo ottimale, otteniamo accesso a questo sistema. Cominciamo a governare consapevolmente le nostre vite. Come è scritto: “I miei figli mi hanno vinto”, il che significa che coloro che raggiungono uno stato di connessione spirituale conseguono un livello più alto dell’ occultamento della forza positiva di amore e di dazione che dimora nella natura.

Questa è la via verso il vero “sé”. Fino ad allora, siamo sotto controllo. Siamo burattini e nemmeno lo sappiamo.  Quindi cosa dovremmo fare?

Dovremmo iniziare dalla connessione. Vale a dire, sforzi interiori per elevarci al di sopra della nostra natura egoistica, e farlo insieme. Gli egoisti possono relazionarsi bene gli uni con gli altri? No. Ed è proprio questo il punto. Proviamo, falliamo, e riproviamo. Attraverso questo riconoscimento comune della nostra incapacità di connetterci, iniziamo a chiederci: “Chi siamo? Perché siamo così?”

Poi, giungiamo a una richiesta, a una supplica sincera. Chiediamo a gran voce un cambiamento in noi stessi.

Questa è tutta la saggezza della Kabbalah: attrarre la forza positiva della natura che può cambiarci. Non possiamo cambiare noi stessi, ma possiamo desiderare di cambiare e possiamo chiedere.

Quando la richiesta è autentica, la risposta, la luce e la forza superiore vengono e agiscono su di noi.

Poi, gradualmente, vediamo un mondo nuovo, un mondo che il nostro ego non distorce. È un mondo che è sempre stato lì, ma nascosto dietro la nostra percezione egocentrica. Iniziamo a vederlo alla luce della dazione. Tale è la trasformazione della percezione che possiamo sperimentare.

Lì vive il vero “sé”, nel cuore risvegliato che sceglie l’amore al posto del controllo dell’ego e l’unità al posto della separazione.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 26 marzo 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa conta di più in una relazione: la chimica o gli obiettivi di vita condivisi?

C’è un fenomeno ben noto, secondo il quale un ragazzo entra in una stanza e gli vengono presentate una serie di provette, ciascuna contenente un profumo diverso. Lui sceglie quella che lo attrae di più e poi gli viene detto: “Questo profumo corrisponde a una ragazza in particolare”. Allo stesso modo, la ragazza in questione seleziona la provetta che corrisponde al profumo di quel ragazzo in particolare. Sembra creativo, persino romantico in un certo senso.

L’olfatto come fattore per scegliere un partner è un fenomeno antico e naturale, negli ultimi anni c’è stato un crescente supporto scientifico all’idea che gli esseri umani siano biologicamente “abbinati” o attratti dai partner anche in base all’odore.

Il senso dell’olfatto è profondamente radicato in noi. Le aree del cervello responsabili dell’elaborazione degli odori sono vaste. L’olfatto ci influenza in modo potente, anche a livello inconscio. Siamo attratti o respinti dalle persone anche in base a questo. Profumi e chimica del corpo giocano un ruolo, ma, per quanto importante, l’odore non dovrebbe determinare la scelta di un partner per la vita.

Il vero criterio per la scelta di un partner non è l’odore, l’aspetto, lo status o gli hobby condivisi, che sono tutti aspetti esteriori. Il vero incontro avviene a un livello più profondo, quando due persone si allineano nella loro intenzione verso lo scopo della creazione.

Se le persone si impegnassero sinceramente per raggiungere quell’obiettivo comune e nobile, capire perché siamo qui e per cosa viviamo. sarebbe molto più facile trovare un partner. Perché allora, in fondo, non saremmo così diversi. Quell’unico scopo ci unirebbe.

Sembra un’esagerazione. Parlare ai giovani dello scopo della creazione potrebbe sembrare fuori luogo. Ma quale alternativa hanno? Cosa ottengono invece? Solo un amore fugace e transitorio che svanisce rapidamente. Questo è ciò che accade quando non c’è un fondamento più profondo.

Quindi, cosa dovrebbero capire veramente i giovani? Prima di chiedersi: “Con chi voglio stare?”, chiedetevi: “Perché mi sposo?”. Se non riuscite a rispondere a questa domanda, come può la relazione durare? Oggi le persone si incontrano, hanno figli e poi si separano. Non c’è un punto fermo o un percorso comune.

Solo un legame reciproco verso uno scopo più alto può davvero unire due persone. Senza di esso, anche la connessione emotiva o fisica più intensa svanirà.

Il matrimonio non è solo amore o attrazione. È un passo consapevole verso un obiettivo più grande: raggiungere insieme lo scopo della creazione. Questo include non solo il partner, ma anche l’ambiente che ci circonda, gli amici che ci sostengono in questa stessa direzione.

Qual è lo scopo ultimo? È scoprire la forza superiore che governa le nostre vite, comprendere il sistema in cui esistiamo, il significato della nostra esistenza e la fonte che ci guida.

Se questa sete di scoperta, di significato spirituale, è presente in entrambi i partner, allora hanno la possibilità di costruire qualcosa di duraturo. Insieme, possono aiutarsi a vicenda a raggiungere questo obiettivo. Questo è ciò che caratterizza una vera collaborazione di coppia.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 4 giugno 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Il primo amore lascia sempre un segno indelebile?

Perché il nostro primo amore non si avvera quasi mai? Perché passa come un sogno che non tocca mai davvero terra? È così che lo sogniamo sempre, non la persona, ma il sentimento stesso. Quella sensazione travolgente, quella di una disponibilità totalizzante a donarci completamente per un’altra persona, rimane con noi. È ciò che la forza superiore che ci ha creato e ci sostiene, che nella saggezza della Kabbalah chiamiamo “il Creatore”, “Dio” e “Natura”,  vuole impiantare nei nostri cuori attraverso i primi amori che ci dona.

Se ci connettessimo davvero al nostro primo amore, la piena comprensione e realizzazione di quel sentimento lo spegnerebbe, rendendolo ordinario e comune. Invece, ci viene dato in una forma che non può essere raggiunta fisicamente. Viene posto davanti a noi affinché continuiamo a desiderarlo, a tendere verso di esso. Quel sentimento diventa una bussola che ci indica qualcosa di più elevato.

È un sentimento che si deposita nella nostra memoria, rimanendo nascosto dentro, come una scheggia nel cuore che non se ne va mai e che tutti quanti portiamo con noi.

Ma amiamo davvero la persona che consideriamo il nostro primo amore? No, non la vediamo nemmeno. Non guardiamo la persona in sé, ma una scintilla, qualcosa che è stata messa lì per accenderci. Quella scintilla ci cattura, facendoci desiderare di starle accanto per sempre.

Lo scopo di questa scintilla è farci provare l’esistenza dell’amore e, insieme ad esso, una sensazione di nostalgia, un vuoto doloroso, un dolce dolore, che diventa il nostro primo assaggio di anelito spirituale. 

Di solito, nessuno sposa il suo primo amore perché questa esperienza, che coinvolge i nostri sentimenti, sogni e desideri, è orchestrata dall’unica forza superiore che esiste in natura. La natura è dietro ogni nostro sentimento, gusto e stato d’animo, guidandoci a scoprire, passo dopo passo, la sua qualità d’amore verso di noi.

Raramente accade che le persone si incontrino presto, si innamorino, si sposino, costruiscano una famiglia e invecchino insieme. Ho visto casi simili, ed è molto interessante osservarli. Queste coppie hanno spesso molti figli. Sembrano capirsi profondamente, senza bisogno di parole, di solito sono felici.

Ma questi casi sono estremamente rari. Sono una sorta di dono dall’alto. Un segno.

In definitiva, però, cosa ci viene mostrato? Che dobbiamo ricercare un amore eterno, superiore e vero. Non è amore di coppia o per un partito o per la patria, ma amore per la natura stessa, la qualità stessa dell’amore e della dazione che ci ha creati e ci sostiene.

Come giungiamo a questo amore? Attraverso lo sviluppo dell’amore per gli altri. Amore non solo per coloro per i quali una scintilla mi fa sentire qualcosa di speciale, ma amore per tutti. Attraverso l’amore per gli altri, arriviamo ad amare la natura stessa. Nella saggezza della Kabbalah, questo si chiama “dall’amore per l’uomo all’amore per Dio”, poiché “Dio” e “Natura” nella Kabbalah sono la stessa cosa.

Questa è la verità ultima che si cela dietro la sensazione del nostro primo amore: darci un assaggio che l’amore esiste e che lo stesso tipo di desiderio e brama che applichiamo naturalmente al primo amore, dovremmo applicarlo volontariamente per raggiungere “dall’amore per l’uomo all’amore per Dio”.

Basato su “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 6 luglio 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’amore ha dei limiti?

Una legge dell’amore è che l’amore non ha limiti. Se dici: “Ti amo al novantanove per cento”, allora non è amore.

Il mio maestro, il Kabbalista Baruch Shalom HaLevi Ashlag (RABASH), ha proposto un esempio ancora più crudo. Un marito dice alla moglie: “Ti amo ventiquattro ore al giorno, tranne i cinque minuti in cui sono con un’altra donna”. Se dici questo, allora non è più considerato amore.

L’amore è una relazione che deve essere illimitata, deve riempire l’intero vaso, ossia tutto il nostro desiderio. La dimensione del desiderio non ha importanza, sia che il nostro vaso pesi venti  chilogrammi o che ne pesi duecento, ma deve essere l’intero vaso.

Basato sulla Lezione quotidiana di Kabbalah del 15 ottobre 2021.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa possiamo fare per rafforzare la nostra relazione e mantenere un legame sano?

Cosa significa amare? Come si costruisce uno spazio interiore condiviso con un’altra persona? A cosa bisogna fare attenzione quando si fa un regalo, affinché rafforzi la connessione e l’amore?

Per natura, siamo tutti chiusi all’interno dei nostri cerchi egoistici personali. Proteggiamo questi cerchi e facciamo di tutto per riempirli. La tendenza egoistica è prendere sempre di più dagli altri per sentirsi appagati. Al contrario, se sviluppiamo il desiderio di beneficiare gli altri e troviamo soddisfazione nel farlo, questo si chiama “amore.”

Quando creiamo uno spazio reciproco? Quando facciamo spazio dentro di noi, cioè proprio dentro quell’ego, per accogliere i desideri e i pensieri dell’altro. La dimensione di questo spazio reciproco dipende dalla misura in cui ciascuno rinuncia al proprio ego personale.

Nel caso di una coppia, è importante che al suo interno si stabilisca un accordo reciproco, un patto, un’unione che arrivi fino al livello dell’amore reciproco. L’amore, in parole semplici, significa che vogliamo soddisfare i desideri del nostro compagno e che lui desidera soddisfare i nostri.

Per raggiungere un amore simile, ciascuno deve prestare attenzione a come può migliorare l’umore dell’altro, cioè a come renderlo felice, farlo sentire a proprio agio e bene. Dovrebbe cercare di portargli ciò che gli piace, preparare, organizzare, prendersi cura di lui/lei. Inoltre, dovrebbe mostrare al partner in modo delicato, sensibile e caloroso che spera di ricevere la stessa attenzione in cambio.

In generale, il buonumore apre una persona alla connessione con gli altri, mentre il malumore la chiude. Ecco perché è importante sollevarsi a vicenda il morale.

Anche i regali possono rafforzare l’amore. Per fare un vero regalo al partner, dobbiamo sentire e sapere cosa desidera veramente ricevere. Il nostro interesse personale non dovrebbe influenzare la scelta. Se ci aspettiamo qualcosa in cambio, anche solo nel pensiero, non è più un regalo, ma uno scambio. Un regalo viene dal cuore: “Ti amo, quindi ti ho portato questo. Non mi devi nulla. Il piacere è tutto mio.”

Se un dono viene elargito senza una ragione particolare, non come compenso o pagamento, ma solo come espressione d’amore, risveglierà l’amore anche nell’altra persona.

Prima di porgere il dono, può essere utile dire al partner: “Ho pensato a lungo a cosa poterti regalare. Ho messo da parte dei soldi e ho investito tempo nella ricerca, solo per trovare qualcosa che ti facesse stare bene.” Il nostro gesto assume un significato più profondo quando raccontiamo quanto abbiamo pensato a lui/lei, come abbiamo cercato, e soprattutto quanto abbiamo voluto sentire e capire il suo desiderio per poi soddisfarlo.

Una vera coppia si forma nel punto in cui entrambi si uniscono nel desiderio di portare all’altro tutto ciò che è buono. Di conseguenza, iniziano a sentire il mondo interiore del partner, il suo cuore e la sua mente, i suoi desideri e pensieri. Questo porta a uno sviluppo profondo, alla scoperta di un’intera sinfonia. Gradualmente, diventano sempre più connessi, integrati l’uno con l’altro, fino a diventare come uno solo.

Durante questo processo, il punto unico di connessione tra loro tende a scivolare e a sparire; il loro compito è ricostruirlo ogni volta su un livello più elevato. In questo modo, l’intera percezione della realtà cambia.

Invece di percepire il mondo attraverso la natura egoistica, iniziano a percepirlo attraverso un vaso sensoriale reciproco, costruito dalla connessione d’amore. Questo è ciò che le fonti chiamano “accoppiamento spirituale”. Si tratta di una connessione interiore tra uomo e donna in cui può dimorare la Divinità.

Ciò si riferisce alla sensazione di una forza superiore di amore puro e dazione, la fonte della vita, la radice da cui la coppia è venuta e a cui ora ritorna. Tramite la scelta e la consapevolezza e acquisendo qualità simili a essa. Questo è chiamato anche “equivalenza di forma”.

In questo modo, la relazione di coppia diventa una sorta di laboratorio domestico, in cui i due componenti sviluppano una capacità completamente nuova di connettersi con gli altri. Una volta sviluppata questa capacità di connettersi positivamente, possono usarla saggiamente in tutte le loro relazioni all’interno della società.

Li aiuta a costruire le loro vite lungo una linea equilibrata di connessione e completamento, la stessa linea lungo la quale la natura si sviluppa come un sistema unificato. Vivendo secondo la legge generale della creazione, la legge:  “Ama il prossimo tuo come te stesso”, meritano di raggiungere il successo su un livello molto più elevato.

Basato sull’episodio 46 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché svanisce l’amore nelle coppie?

Ogni coppia ha vissuto momenti di grazia, un’infatuazione travolgente, la sensazione che “questa è la persona con cui voglio vivere fino alla fine della mia vita”, ma poi tutto svanisce. Perché proviamo sentimenti così forti? Perché poi spariscono? È possibile farli durare per sempre? 

Gli animali hanno un’intera gamma di ormoni, istinti, stagioni di accoppiamento e riproduzione predisposte dalla natura. Solo noi umani ci troviamo confusi nelle nostre relazioni. Facciamo fatica a scegliere un compagno, poi a convivere con lui e viviamo in una lotta costante.

Gli studi sull’amore diventeranno una professione del futuro. In un mondo con così tanti divorzi, tradimenti, pensieri di separazione, in cui molte coppie stanno insieme solo per necessità, in un’epoca in cui le relazioni sono diventate molto complicate, c’è un bisogno urgente di insegnare l’amore. Se impariamo a costruirlo, l’amore ci renderà sani in ogni senso, ci risparmierà molto stress e ansia e influenzerà positivamente anche i bambini, tutta la generazione futura che stiamo crescendo. Scopriremo che non manca nulla, tutto diventa armonico e che l’amore porta luce in ogni ambito della vita: in casa, al lavoro e nella società.

Costruire l’amore richiede un lavoro consapevole e reciproco che combina mente ed emozione. Va in contrasto con l’infatuazione, che ci viene data come un dono per farci capire quale intensità emotiva possiamo raggiungere, ma che allo stesso tempo ci fa “perdere la testa”. Questa sensazione spontanea dell’ infatuazione svanisce rapidamente proprio per permetterci di costruire da soli il legame amoroso.

Prima di tutto, dobbiamo essere d’accordo nel voler fare sbocciare l’amore, farlo nascere, non aspettare che ci cada addosso da una qualche fonte sconosciuta. Vogliamo costruirlo, tenerlo stretto a prescindere da tutto, affinché ci dia sostegno, benessere e calore per tutta la vita. Per questo, dobbiamo imparare a condividere col partner le nostre ispirazioni, gli entusiasmi, a parlarne apertamente, fino ad accrescere l’amore, nonostante la routine che tende a spegnerlo.

Il fattore interiore contro cui lottiamo nel processo di costruzione dell’amore è l’ego che dimora in ognuno di noi. L’ego è la nostra natura egoistica, come è scritto “l’inclinazione del cuore umano è malvagia fin dalla giovinezza”. Ai nostri giorni, l’ego è cresciuto a tali proporzioni che è diventato poco chiaro cosa farne, poiché ci manipola e confonde costantemente. Dobbiamo sapere come orientarci, come gestirlo invece di lasciarci gestire da lui. Se affrontiamo questo compito insieme, diventeremo una “coppia di ricerca” matura.

Costruiamo l’amore romantico quando ognuno di noi si eleva al di sopra del proprio ego, “rinuncia ad esso”, per così dire, per entrare in contatto con l’altro. Allora, l’amore diventa l’emozione comune tra noi, frutto di concessioni reciproche e di reciproca considerazione. Nella misura in cui cediamo, creiamo uno spazio dentro di noi in cui l’altro può entrare, rinunciamo alle nostre pretese, alle critiche che derivano dal bisogno di sentire la nostra superiorità, non ci avviciniamo al partner con lamentele ma solo con sorrisi, allora questo spazio lasciato libero dal nostro ego si riempie d’amore. L’amore nasce quando abbiamo spazio l’uno nel cuore dell’altro e ci sentiamo reciprocamente in esso.

Nel processo di costruzione dell’amore, possiamo distinguere tre diversi settori esistenti nella nostra relazione. Il primo includerà l’amore che abbiamo già costruito. Il secondo includerà tutto ciò su cui desideriamo lavorare ora, facendo concessioni reciproche per costruire l’amore. Nel terzo settore sarà contemplato tutto ciò che per ora non possiamo affrontare, quello in cui non riusciamo ancora a connetterci o cedere.

Gradualmente, ci sforzeremo di trasferire sempre più aspetti della nostra relazione nel settore dell’amore. Lungo il percorso, dovremo aiutarci a vicenda e fornire esempi positivi. Ci mostreremo a vicenda quanto siamo disposti a concedere per poter costruire l’amore tra di noi.

Dopo aver descritto il processo a grandi linee, dovremmo tornare al punto di partenza e suggerire alcuni esercizi pratici. Anche se non lo sentiamo ancora, è altamente raccomandato iniziare a trattare il nostro compagno fin da ora come la persona più speciale del mondo: la più bella, saggia e importante. Per iniziare a rendercene conto, dovremmo immaginarlo perfetto in ogni aspetto, creando un’immagine interiore ricca di dettagli e caratteristiche. Dovremmo quindi trasferire su di lui il sentimento di apprezzamento che proviamo per quella figura perfetta che abbiamo costruito nella nostra immaginazione. Iniziare a trattarlo come se fosse veramente perfetto. Elevarlo allo status di re o regina.

Per farlo, è necessario abbandonare l’immagine che ora vediamo davanti ai nostri occhi, un’immagine tutt’altro che perfetta e piena di problemi, e accettare il nostro partner come se fosse ideale. Dobbiamo dirglielo a parole, descrivendolo nel modo più dettagliato possibile, senza trattenerci. Dopo un periodo di questi esercizi reciproci, scopriremo che le nostre vite iniziano a cambiare in meglio, che vediamo davvero il nostro partner sotto una nuova luce e lui…ricambiare in modo simile. L’amore entra nello spazio comune in cui entrambi abbiamo lavorato per trattarci a vicenda in questo modo.

Anche se questo esercizio sembra chiaro in teoria, diventa difficile nella pratica. Ad esempio, se stiamo per tornare a casa e sappiamo che finiremo per arrabbiarci con il nostro partner, come al solito, cosa facciamo?

Anche in quel caso, non dobbiamo immedesimarci  nella realtà che vediamo, ma vedere come se tutto fosse perfettamente in ordine. Altrimenti, l’amore non arriverà mai. L’amore arriverà solo se ci dimostriamo a vicenda come ci accettiamo e desideriamo l’un l’altro nonostante tutta la negatività e i problemi che sorgono. Desideriamo amare il nostro partner così com’è, come lo amava la sua madre, trasmettendogli lo stesso calore e la stessa sensazione di abbraccio.

Quindi, prima di entrare in casa, dovremmo dire a noi stessi: “Il mio partner è perfetto. Lo amo”, proprio come ci sentivamo un tempo nei suoi confronti, quando eravamo innamorati perdutamente. Allora non ci importava se la casa fosse in disordine. La cosa più importante era stare insieme. Pertanto, prima di entrare in casa, dovremmo pensare che ci stia aspettando qualcuno che è la nostra fonte di vita. È la persona che ci capisce di più, si prende cura di noi e può sempre aiutarci.

Per facilitare la preparazione, possiamo prendere un foglio di carta e scrivere del nostro problema, elaborandolo nella direzione della sua soluzione. Ad esempio:

“Ogni sera, quando torniamo a casa, inizia una discussione tra noi su una questione o sull’altra. Spesso finisce in un’esplosione e la serata inizia con il piede sbagliato. Dovremmo quindi cedere in anticipo su ciò che causa lo sbotto. In questa concessione, vogliamo lavorare sul nostro ego, che ci disegna un’immagine ristretta e limitata del mondo, e muoverci verso una visione più ampia dell’amore. I saggi dicono che attraverso un atteggiamento d’amore, scopriamo un mondo nuovo e diverso, bello e completo. Questo è ciò a cui aspiriamo. Pertanto, siamo grati di avere ora l’opportunità di lavorare su noi stessi, di correggere il nostro atteggiamento egoistico verso chi ci circonda e di avvicinarci a una realtà d’amore.”

L’amore ci dà una soddisfazione che è ben più grande di qualsiasi altra cosa, come se provenisse da una casa perfettamente in ordine. Quando entriamo in una casa ordinata e ne godiamo, ad esempio, il piacere svanisce dopo pochi minuti. È così con qualsiasi cosa ci dia piacere personale. Dopo un po’ di tempo, la sensazione svanisce; questo vale per qualsiasi nuovo oggetto materiale scintillante, che si tratti di una nuova casa, di un’auto, di vestiti e così via. Solo l’amore è legato all’eternità e solo esso può darci un senso di appagamento e piacere a livelli completamente diversi. Il piacere dell’amore è l’unico che può crescere continuamente, proprio a causa delle resistenze che costantemente gli si oppongono. L’ego susciterà distanza, rifiuto, critiche e odio tra noi ancora e ancora, e vedremo continuamente diversi difetti nel nostro partner, e ancora e ancora dovremo cedere per elevarci all’amore.

La concessione aggiunge sapore all’amore. Conferisce all’amore validità ed esistenza. Senza di essa, non proveremmo amore. Ecco perché la vita ci invia nuovi attriti e opportunità di concessioni. Nulla ci capita per caso. La vita è un campo di addestramento per l’autocorrezione e lo sviluppo dell’amore. Se raggiungiamo un atteggiamento amorevole verso gli altri, allora tutto diventa possibile. Smetteremo di soffrire. Ci realizzeremo completamente e sentiremo un’elevazione oltre ogni confine della realtà. Un mondo nuovo e meraviglioso si aprirà davanti a noi. Non importa chi sia la persona che ci sta di fronte, perché il lavoro interiore viene svolto verso noi stessi. “Ama il prossimo tuo come te stesso” è la formula definitiva per la corretta percezione della realtà. Partner, amici, conoscenti, colleghi sono tutti semplicemente strumenti per correggere il nostro atteggiamento verso la realtà nel suo complesso.

Basato sugli episodi 43 e 44 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Come si costruisce l’amore attraverso concessioni reciproche?

Nella realtà odierna, in cui tutti influenzano tutti gli altri, la maggior parte dei nostri problemi deriva da relazioni scadenti. I giochi dell’ego in tutta la società, negli affari, sul lavoro e persino nelle relazioni e in famiglia, ci rovinano la vita. Da un lato, la vita ci costringe a connetterci gli uni con gli altri, ma dall’altro, ognuno di noi ha un ego molto smisurato che ci porta a dare priorità ai nostri interessi rispetto a quelli degli altri. Per progredire da qui verso un futuro migliore, abbiamo bisogno di un nuovo stile di vita.

Il luogo più naturale per sviluppare un nuovo approccio a noi stessi e agli altri è la relazione di coppia, il luogo in cui la mancanza di connessione ci ferisce di più. Non è un caso che le relazioni odierne stiano diventando molto difficili e il nucleo familiare si stia disgregando. Questo è il modo in cui la natura ci suggerisce che è tempo di migliorare la nostra capacità di connetterci gli uni con gli altri. Se impariamo a sviluppare sentimenti, comprensione, atteggiamento e un approccio ottimale verso il nostro partner, acquisiremo nuovi strumenti, percezioni e discernimenti che ci permetteranno di comprendere tutti coloro che ci circondano, vivere in armonia con il mondo e avere successo in ogni ambito della vita.

Il nostro partner ci è stato dato per aiutarci a sviluppare le migliori relazioni possibili. Nella nostra relazione, possiamo identificare e chiarire tutti i sottili discernimenti, piacevoli o meno, che sono radicati nel nostro carattere e nella nostra visione del mondo. Con il suo aiuto, possiamo imparare a usare i nostri tratti per sviluppare la connessione migliore con gli altri nella società.

Fin dall’inizio, siamo entrambi egoisti e quindi molto distanti l’uno dall’altro. Per sviluppare la nostra capacità di uscire dalla nostra ristretta prospettiva egocentrica e iniziare a percepire la realtà attraverso l’altro, dobbiamo chiarire reciprocamente quali sono i nostri desideri e le nostre aspirazioni, cosa vorremmo vedere in noi stessi e nei nostri compagni. Poi, cercheremo di ascoltare l’altro con tutto il cuore, di assorbirlo interiormente. Gradualmente, ci formeremo un’immagine dell’altro, una sua mappa interiore. In seguito, cercheremo di abbandonare il nostro punto di partenza e di avvicinarci l’uno all’altro fino a poterci toccare interiormente. Questo creerà uno spazio comune tra noi e ci impegneremo ad ampliarlo sempre di più. Questa vicinanza, connessione e crescita si basano tutte sul principio di concessione.

Concessione è una parola pesante. A chi piace cedere? Di solito la concessione viene vista come una debolezza: “Mi hanno messo sotto pressione, quindi ho dovuto cedere”. Ma qui si parla di un tipo di concessione completamente diverso. Rinunciamo alla nostra naturale tendenza a pensare solo a noi stessi, che ci rinchiude nel nostro mondo ristretto. La concessione nasce dal desiderio di evolvere come esseri umani, di espanderci, di sentire di più la vita e il mondo che ci circonda. Vogliamo acquisire i desideri, i pensieri, le passioni e le soddisfazioni degli altri. Questo ci darà nuovi strumenti e nuove possibilità per godere della vita. In un certo senso, è come una madre che ha appena partorito: l’amore naturale per il suo bambino la porta a provare più gioia nel dare al bambino di quanta ne provi lui stesso nel ricevere. Possiamo dire che sta facendo una concessione, che ci sta perdendo qualcosa? Al contrario: non scambierebbe quel piacere con nessuna ricchezza al mondo.

L’amore è come un animale domestico che alleviamo attraverso concessioni reciproche. Così diceva spesso il mio maestro, il Kabbalista Baruch Shalom HaLevi Ashlag (RABASH). In questo processo di crescita, dobbiamo aiutarci a vicenda, darci buoni esempi e parlare dell’importanza di questo sviluppo. Dobbiamo mostrarci a vicenda quanto siamo disposti a cedere l’uno all’altro, quanto ci interessa che l’altro si senta bene e felice e quanto siamo pronti a investire l’uno per l’altro.

Se ci concediamo a vicenda in ogni minimo dettaglio e in ogni piccolo dono che ci facciamo, allora possiamo raggiungere un enorme potere di connessione. Dipende da quanto enfatizziamo l’intenzione interiore dietro ogni nostra azione reciproca, il grande obiettivo che vogliamo raggiungere attraverso la concessione. Possiamo considerarlo una sorta di gioco di coppia, un teatro consapevole in cui recitiamo il prossimo stato che vogliamo raggiungere. Interpretiamo i ruoli delle persone che vogliamo diventare, personaggi ogni volta più evoluti, che vivono con maggiore connessione e amore per gli altri. Gradualmente, il gioco di oggi diventa la realtà di domani.

Questo tipo di concessione si chiama “concessione spirituale” e non è affatto negativa. Rinunciamo al nostro ego per acquisire qualcosa di molto più grande, più elevato e migliore. La concessione spirituale non ci rende schiavi degli altri. Al contrario, ci permette di uscire da noi stessi. Costruiamo lo spazio comune tra noi quando ci eleviamo al di sopra di noi stessi. Dobbiamo trattare i desideri e i pensieri dei nostri partner come più importanti dei nostri, mettendoci al loro servizio. Quindi, ci vestiamo di loro e, di conseguenza, iniziamo a vedere il mondo attraverso i loro sentimenti e la loro mente.

Naturalmente, percepiamo solo ciò che può farci bene o male, e che entra nel nostro spazio percettivo chiuso attraverso i nostri cinque sensi rivolti verso l’interno. La concessione spirituale sviluppa in noi la capacità di superare i limiti del nostro ego, di iniziare a connetterci con le emozioni e i pensieri dell’altro. Gli esercizi reciproci di concessione al nostro partner servono come una sorta di “allenamento spirituale”, che costruisce la nostra capacità di sentire gli altri e, in seguito, il mondo intero in un modo indipendente dal nostro ego, cioè senza il coinvolgimento dell’interesse personale. Questa è chiamata percezione “extracorporea”, in cui percepiamo il mondo così com’è prima che il nostro ego lo filtri. Col tempo, si sviluppano in noi altri cinque nuovi sensi esterni attraverso i quali iniziamo a percepire una realtà superiore.

Quando ciò accade, ringraziamo il nostro partner per averci dato l’opportunità di uscire da noi stessi. Scopriamo che in realtà è stato proprio lui o lei a tirarci fuori dalla prigione del nostro egoismo. Tutte le qualità apparentemente negative che vedevamo nel nostro compagno appaiono sotto una nuova luce. Vediamo come ci completiamo a vicenda. Tutte le sporgenze di uno si incastrano perfettamente con le cavità dell’altro, come in un puzzle, e dalla nostra connessione nasce l’immagine di un’unica persona. Sentimenti come paure e ansie, come la paura di essere feriti, svaniscono quando acquisiamo questo nuovo approccio alla vita.

Allora comprendiamo anche perché “Ama il prossimo tuo come te stesso” è la grande regola della realtà. Attraverso l’amore, scopriamo un mondo completamente diverso davanti ai nostri occhi, un mondo eterno e perfetto. “Ho visto un mondo opposto”, dicevano i grandi che hanno avuto questo merito, e che ci hanno indicato il cammino dello sviluppo. Un lavoro saggio con il nostro partner può sollevarci da un mondo fatto di lotte, attriti e lotte di potere infinite, verso il culmine della nostra evoluzione come esseri creati.

“Quando una persona giunge ad amare gli altri, passa dal suo mondo ristretto, pieno di dolore e ostacoli, a un mondo eterno e vasto di dazione.”
Kabbalista Yehuda Ashlag  (Baal HaSulam)

Basato sull’episodio 40 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Migliorare le relazioni di coppia può aiutare a risolvere i grandi problemi dell’umanità?

I problemi che osserviamo oggi nelle relazioni sono molto simili a quelli che troviamo nell’umanità in generale, cioè nell’economia, nella società, nell’istruzione e nella cultura. Tutti i problemi iniziano e finiscono con una forma negativa di connessione umana, sembra di passare da un errore all’altro. Se riuscissimo a svelare il segreto della connessione al di sopra dell’ego nelle coppie, vedremmo miglioramenti anche in altri ambiti.

L’approccio integrale all’educazione considera l’essere umano, la società e la natura come un tutt’uno e fornisce un metodo e una direzione per lo sviluppo. Spiega che l’ego ci espone a conflitti infiniti. Ci siamo evoluti attraverso l’ego e una miriade di conflitti nel corso delle generazioni, ma non ai livelli che vediamo oggi. L’era odierna è caratterizzata da un ego umano esagerato, che rende difficile per le persone tollerare la presenza di qualcuno accanto a loro che le mette sotto pressione e che deve essere preso in considerazione.

Inoltre, in passato, l’opinione della società era chiara e semplice: una persona normale si sposa e mette su famiglia. Tutti sapevano che essere soli era molto difficile. Oggi, quasi tutto può essere ordinato con un clic. Da qui nasce una domanda fondamentale: c’è ancora davvero bisogno di strutture relazionali e familiari?

Facendo un passo indietro per ampliare la nostra visione, possiamo vedere il mondo che ci circonda diventare sempre più interconnesso. La dipendenza reciproca tra tutti sta aumentando. In una tale realtà, siamo sulla stessa barca, se qualcuno fa la mossa sbagliata, allora affondiamo tutti. Potrebbe essere una mossa che scatena una guerra nucleare o un collasso ecologico o molti altri tipi di crisi. Allo stesso tempo, la natura egoistica umana continua a intensificarsi, impedendoci di guardare oltre noi stessi e spingendoci a giocare a giochi di potere in ogni campo dell’attività umana.

Alla fine, saremo costretti ad adattarci alla realtà integrale che  sta prendendo forma. Che ne siamo già consapevoli o che il quadro ci appaia ancora confuso, il mondo di domani potrà essere solo un mondo connesso. Il successo in tale mondo richiederà la capacità di sentire gli altri come se fossero noi stessi, per costruire una connessione autentica e raggiungere una complementarità reciproca con chiunque.

In uno stato del genere, il nucleo familiare diventerà un laboratorio domestico per esplorare la connessione ottimale tra le persone. La coppia sarà unita come una società per lo sviluppo della capacità di connettersi al di sopra dell’ego. Una volta sviluppata questa abilità, essa potrà essere applicata in ogni ambito della vita.

Da questa prospettiva più ampia, l’approccio integrale all’educazione ci insegna come affrontare la nuova relazione di coppia. Lo studio si svolge in un contesto di gruppo e le coppie esplorano insieme la natura umana, la natura del mondo e la tendenza allo sviluppo integrale. Questo processo di sviluppo richiede supporto reciproco e il gruppo funziona come una mini-società che costruisce nuovi valori per sé stessa. Gradualmente, i partecipanti si liberano dall’illusione che una relazione ideale consista solo di felicità e amore. Come per ogni piatto, non possiamo creare un sapore ricco senza aggiungere una varietà di spezie al cibo.

La formula per una connessione completa è definita dal principio: “L’amore copre ogni trasgressione” (Proverbi 10:12). Ci saranno sempre nuove “trasgressioni”, ovvero attriti, incomprensioni, interruzioni di comunicazione e altri fenomeni che causano rotture nella relazione. Il compito della coppia è superare insieme queste “trasgressioni”, attraverso le quali si approfondisce il legame.

Tutto lo sviluppo in natura è costruito dalla combinazione di due estremi, due forze. Anche la coppia rappresenta un “più” e un “meno”,  la connessione complementare tra loro insegna come connettersi in modo ottimale con le persone in tutta la società.

Una coppia che arricchisce e rafforza la propria connessione diventa un’unità fondamentale e integrale, capace di creare connessioni sane in cerchi sempre più ampi. Passo dopo passo, continueranno a costruire connessioni complementari tra tutti gli esseri umani e attraverso di loro percepiremo il flusso di una nuova vita: piaceri, appagamenti ed emozioni di tipo diverso, che chiamiamo anche “mondi superiori”: una percezione più avanzata della realtà verso cui le forze evolutive della natura ci stanno spingendo.

Pertanto, partendo dalla correzione delle relazioni nella coppia e nel nucleo familiare privato, giungeremo infine alla sensazione che noi, tutta l’umanità, siamo un’unica famiglia, completamente connessa.

Basato sull’episodio 39 di “New Life” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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