Si può misurare la spiritualità?

Possiamo misurare la spiritualità in base all’importanza che le attribuiamo. Nel mondo materiale, misuriamo tutto attraverso parametri fisici come volume, distanza e peso, ma nel mondo spirituale questi parametri non esistono. Tutto si misura invece in base al significato emotivo e percettivo che gli assegniamo. Questo significa che il peso o la grandezza di un oggetto spirituale è determinato esclusivamente dall’importanza che gli attribuiamo.

Una persona che raggiunge la spiritualità, un Kabbalista, non gode dei doni che riceve, ma piuttosto del significato di colui che li elargisce. L’esperienza della spiritualità non risiede nell’oggetto o nel piacere in sé, ma nel riconoscimento della sua fonte. Per esempio, se qualcuno riceve una semplice tazza di caffè, il suo valore non è nel caffè stesso, ma in chi l’ha preparato e nell’intenzione con la quale è stato offerto. Se a porgerlo è una grande persona, il caffè assume improvvisamente un significato immenso. Lo stesso vale per il Creatore: quando ci rendiamo conto che tutto ciò che riceviamo proviene dal Creatore, la forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione, allora la nostra esperienza si sposta dall’attenzione all’oggetto alla grandezza del Donatore, il Creatore.

Ecco perché la spiritualità inizia con lo sviluppo del senso dell’importanza del Donatore. Più attribuiamo valore al Creatore, più ci eleviamo al di sopra della percezione materiale ed entriamo in una nuova dimensione dell’esistenza. Quando iniziamo a riconoscere il significato della fonte della nostra vita, passiamo dal mondo materiale al mondo spirituale. Nella spiritualità, invece di misurare le esperienze in termini materiali, costruiamo il nostro mondo interiore sulla base della grandezza del Donatore.

Ci deve essere però una scintilla iniziale, un piacere minimo, un cosiddetto “grammo di luce”, che entri nella nostra percezione. Questo è il fondamento su cui costruiamo la nostra consapevolezza dell’importanza del Creatore. Nel nostro mondo, tutto ciò che sperimentiamo, che sia un momento di gioia, di amore, di successo o anche un semplice atto di gentilezza, non è che un minuscolo frammento di luce proveniente dalla fonte. Il nostro compito è quello di determinare l’origine e di spostare la nostra attenzione dal piacere in sé a Colui che lo ha procurato.

Il metodo per sviluppare questa consapevolezza esiste all’interno di un quadro strutturato: il gruppo kabbalistico, detto “decina”. Quando le persone si riuniscono con l’intenzione di cercare la fonte della propria vita, si aiutano a vicenda a sviluppare la percezione necessaria per rivelare la presenza del Creatore, ossia la presenza della forza superiore di amore, dazione e connessione. Proprio come una donna in stato interessante inizia improvvisamente a notare carrozzine per bambini dappertutto o una persona che sta cercando di acquistare una particolare auto inizia a vederla più spesso, la nostra percezione è guidata dai nostri desideri. Se desideriamo conoscere e sentire il Creatore, iniziamo a notare la Sua presenza in ogni aspetto della nostra vita. 

Il motivo per cui la maggior parte delle persone non percepisce il Creatore è che non Gli riconosce alcun valore. Danno valore solo a ciò che le avvantaggia direttamente. Per tale ragione, nel corso della storia, le persone hanno venerato il guadagno materiale, in cerca di benedizioni per la ricchezza, la salute e il successo. Tuttavia, la spiritualità non consiste nel pregare per ricevere qualcosa. Si tratta invece di sviluppare la qualità dell’amore e della dazione. Se coltiviamo l’amore e la dazione agli altri, inizieremo gradualmente a percepire il Creatore, in quanto Egli è l’incarnazione ultima di queste qualità.

Il Creatore non si è posto direttamente davanti a noi, ma ci ha circondato di altre persone, offrendoci un “campo da gioco” in cui sviluppare la nostra capacità di amare e connetterci. Trattando gli altri con cura e rispetto, ci alleniamo a relazionarci allo stesso modo con il Creatore. È per questo che la saggezza della Kabbalah insegna che l’amore per il Creatore comincia con l’amore per il prossimo.

Tuttavia, questo cambiamento non è facile. Richiede un radicale riassetto dal valore dei beni materiali al valore delle relazioni e delle intenzioni. Immaginate un matrimonio sontuoso, gremito di personaggi illustri, ma i bambini che girano intorno a loro non si accorgono della loro importanza. Allo stesso modo, ogni giorno passiamo accanto a innumerevoli persone senza riconoscerne il valore. Lo sviluppo spirituale richiede la capacità di apprezzare non le cose materiali, ma le relazioni tra le persone e, in ultima analisi, il nostro rapporto con il Creatore.

Basato sul video: “The Importance of Spirituality – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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L’uguaglianza esiste in natura?

Per niente. In natura non esiste l’uguaglianza, né può esistere. Se tutto fosse uguale, l’esistenza stessa sarebbe impossibile.

La natura prospera grazie alla diversità, ovvero alla presenza di specie differenti, ruoli differenti e un sistema in cui ogni elemento completa e bilancia gli altri. Anche all’interno di un singolo organismo, esistono innumerevoli differenze. I nostri corpi sono costruiti sull’ineguaglianza: alcune cellule fungono da cellule cerebrali, altre da cellule muscolari, alcune trasportano ossigeno, mentre altre digeriscono il cibo. Ogni parte svolge il proprio ruolo e insieme formano un tutto funzionante.

Se la natura avesse reso tutto uguale, non ci sarebbe sviluppo, evoluzione o movimento. Le differenze generano interazione, scambio e completamento. La chiave non è cancellare le differenze, ma usarle nel modo corretto.

A livello di società umana, l’uguaglianza è stata e continua a essere uno dei concetti più discussi e combattuti. Le persone hanno rivendicato l’uguaglianza in tutti gli aspetti della vita, nella legge, nelle risorse, nell’istruzione e nelle opportunità. Rimane una questione centrale nella politica, nell’economia e nelle strutture sociali. Ma se l’uguaglianza non esiste in natura, a quale tipo di uguaglianza dovremmo aspirare, se ne esiste una?

In primo luogo, se la natura stessa ci ha reso diversi, allora dovremmo capire che cercare di imporre un’uguaglianza artificiale rendendo tutti identici va contro la natura. Invece di eliminare le differenze, sarebbe più saggio evidenziarle e utilizzarle a vantaggio dell’insieme. L’uguaglianza nella società umana non consiste quindi nel rendere tutti uguali, ma nel garantire che ciascuno dia il massimo contributo alla società in base alle proprie qualità uniche.

Una persona che è più forte, più intelligente o più capace in certi ambiti dovrebbe usare quelle forze a beneficio del tutto. Qualcun altro, con qualità diverse, contribuirà a modo suo. Questo è l’unico vero modo per raggiungere uguaglianza ed equilibrio nella società umana.

Basato sul video “Equality – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Pensi che l’uguaglianza sia possibile?

Innanzitutto, dovremmo capire perché l’umanità ha difficoltà a comprendere il concetto di uguaglianza. È perché non aspiriamo naturalmente a tale uguaglianza.
La nostra natura egoista, il desiderio di godere per il solo beneficio personale, ha come strumento di misura il livello di superiorità ed inferiorità rispetto agli altri e non considera l’uguaglianza. Misura la superiorità e l’inferiorità. Ci confrontiamo costantemente con gli altri e cerchiamo di elevarci rispetto a loro.

Ecco perché l’uguaglianza è impossibile da realizzare se restiamo vincolati alle nostre forze egoiche. Per rendere possibile tale uguaglianza, abbiamo bisogno di una forza esterna che ci guidi. Se lasciati a noi stessi, il nostro ego ci spingerà sempre a desiderare più degli altri, a ricevere più di quanto diamo.

Pertanto, raggiungere l’uguaglianza è possibile solo se ci impegniamo a sviluppare connessioni positive tra di noi e, così facendo, attraiamo nelle nostre relazioni la forza positiva di connessione che dimora in natura. Questa forza positiva, una forza altruistica opposta alla nostra natura egoista, è il denominatore comune che ha il potere di unire le persone e portare l’uguaglianza nella società umana. Senza di essa, nessun tentativo di uguaglianza potrà mai avere successo.

La storia lo dimostra. Le persone hanno cercato di imporre l’uguaglianza attraverso rivoluzioni, sistemi economici e quadri legislativi, ma senza uno scopo comune superiore, che inviti la forza di connessione positiva della natura nelle relazioni umane, l’uguaglianza diventa o una tirannia o un’illusione.

Quando ci uniamo alla nostra radice, quando riconosciamo che siamo tutti parti di un unico sistema, guidato da una forza superiore di connessione che dimora in natura, possiamo raggiungere l’uguaglianza nella società umana. Questo non significa rendere tutti identici ma, al contrario, con le nostre innumerevoli differenze, attirando la forza positiva della natura nelle nostre relazioni, lasciamo che le differenze fioriscano in un arazzo integrato, rendendo il contributo unico di ciascuno benefico per l’intero sistema.

Basato sul video “Equality – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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In quali occasioni avete sperimentato di essere pieni di gioia?

La gioia è una delle emozioni più potenti e appaganti che una persona possa provare. Le persone trovano gioia in molti modi, sia attraverso piaceri semplici come un pasto delizioso, amicizie significative, o grandi realizzazioni come vincere una medaglia olimpica. Tuttavia, per un Kabbalista, la gioia assume un significato completamente diverso.

Un Kabbalista prova gioia non solo negli eventi positivi, ma anche nei momenti che potrebbero sembrare negativi. La sua gioia non deriva dal guadagno personale o dalle circostanze esterne. Piuttosto, essa nasce dal raggiungimento dell’equivalenza di forma con il Creatore. Quando ci uniamo agli altri e creiamo uno spazio per la rivelazione della forza superiore, la forza dell’amore, della dazione e della connessione, proviamo una sensazione piena, genuina e duratura di gioia. Più ci uniamo nel prendersi cura reciproca e nella dazione, più permettiamo alla luce superiore di fluire tra di noi, rivelando il Creatore nella nostra connessione. Questa è la forma più profonda di felicità, in quanto non è fugace, ma è una sensazione eterna di completezza.

Questa gioia spirituale è unica perché deriva dal dare piacere al Creatore e questo, al contempo, ci appaga. Il Creatore stesso non ha bisogno di nulla da noi, ma quando ci allineiamo con le sue qualità e sperimentiamo questa connessione, sentiamo che gioisce con noi. La gioia spirituale non consiste nell’accumulare felicità personale, ma nel lasciare che la forza superiore si manifesti tra noi. Quando le persone si uniscono con l’intenzione di avvicinarsi a questa forza, creano le condizioni per la sua rivelazione e nasce la gioia.

Anche nelle esperienze terrene, l’unione porta gioia. Che le persone si riuniscano per immergersi in una sinfonia, per festeggiare durante un evento sportivo o per condividere altre esperienze comuni, c’è un senso di gioia in questa connessione. Il mio maestro, il Kabbalista Baruch Ashlag (RABASH), una volta indicò uno stadio pieno di tifosi che esultavano e disse: “Rispettate questo posto perché porta gioia alle persone”. Qualsiasi forma di connessione che non provochi danni è, in fondo, una forza positiva. Tuttavia, perché sia spirituale, deve essere diretta all’unità dell’umanità attraverso la quale scopriamo il Creatore.

La gioia, secondo la Kabbalah, non è statica. È un processo che può essere sempre ampliato. Non esiste uno stato in cui una persona dice: “Sono abbastanza felice, non ho bisogno di nient’altro”. La sensazione di completa realizzazione è un’illusione, perché la vita è un viaggio in continua evoluzione. Pertanto, la gioia deriva dall’avanzare costantemente verso una connessione più grande, proprio come un atleta che si sforza sempre di superare i suoi precedenti risultati.

Curiosamente, la gioia più grande spesso deriva dall’aspettativa. Le gioie future sono le più forti perché rimangono illimitate nella nostra mente. I piaceri del passato sono immagazzinati nella memoria e svaniscono con il tempo, mentre le gioie del presente sono sperimentate ma non ancora pienamente apprezzate. Tuttavia, le gioie future esistono in uno spazio illimitato di possibilità. Quando ci prefiggiamo l’obiettivo del raggiungimento spirituale, cioè di raggiungere il completo equilibrio con la natura o l’adesione al Creatore, che sono la stessa cosa, l’attesa di raggiungere questa meta ci riempie di un immenso senso di gioia.

I Kabbalisti trovano gioia anche in quelli che la maggior parte delle persone considererebbe ostacoli. Le discese e le difficoltà sono una parte naturale del processo spirituale. Tuttavia, un Kabbalista comprende che ogni discesa è una preparazione per un’ascesa più elevata. Rivelando un desiderio più grande durante questi punti bassi, creiamo il potenziale per una rivelazione di luce più significativa. Per questo motivo i Kabbalisti si rallegrano sia delle discese che delle ascese spirituali, sapendo che il percorso stesso porta a un maggiore sviluppo spirituale.

Uno dei principi fondamentali della Kabbalah è che il lavoro stesso deve risvegliare la gioia. Non si tratta di inseguire ricompense o di aspettarsi benefici in futuro, ma di trovare la felicità nel processo di cercare di attivare le qualità spirituali nelle nostre stesse connessioni, cioè i nostri impulsi a dare, a connetterci positivamente e a prenderci cura degli altri. Possiamo coltivare questa gioia ricordandoci costantemente che siamo stati scelti per questo cammino, che il Creatore ci avvicina e che ogni momento è un’opportunità per rivelare qualcosa di più profondo.

Ma come possiamo noi esseri egoisti, che desideriamo godere solo per il nostro beneficio personale, provare gioia per qualcosa che contraddice la nostra natura? La gioia deriva dall’inserimento in un ambiente che sostiene il nostro desiderio di elevarci al di sopra del nostro egoismo e di sentire la presenza del Creatore. Come un viaggiatore attende con ansia un viaggio imminente e prova gioia ancor prima che inizi, così anche noi che desideriamo avanzare spiritualmente dobbiamo immaginare il nostro progresso spirituale come un viaggio in divenire verso un futuro incredibile.

Un altro aspetto fondamentale della gioia provata da un Kabbalista è che non si tratta di una gioia legata a un risultato individuale, ma a una dazione reciproca. Quando agiamo non per un guadagno personale ma per portare gioia agli altri, emerge un nuovo tipo di appagamento. Questo si chiama “lavorare per il bene del Creatore”, perché rispecchia la qualità di dazione assoluta della forza superiore. Quando le persone si uniscono in questo modo, creano un vaso per la rivelazione del Creatore e questa rivelazione è la fonte ultima della gioia.

Raggiungere questa gioia richiede studio e pratica. Non nasce naturalmente in un mondo guidato dall’ego. Ecco perché la saggezza della Kabbalah sottolinea l’importanza di un gruppo di sostegno, che noi chiamiamo “ decina”, in cui i suoi membri si esercitano nella reciproca dazione. Attraverso questi esercizi, iniziamo gradualmente a percepire la forza nascosta dietro la realtà, il Creatore. Proprio come un artista allena il proprio occhio a vedere la bellezza nei dettagli più sottili, una persona immersa in un ambiente che da valore al progresso spirituale inizia a percepire la gioia della dazione.

La gioia spirituale che sperimentiamo in questo processo è quindi una sensazione in continua espansione che cresce man mano che ci allineiamo con le qualità spirituali eterne e perfette dell’amore, della dazione e della connessione. Più coltiviamo queste qualità nelle nostre intenzioni, nei nostri atteggiamenti e nelle nostre connessioni reciproche, più trasformiamo la nostra percezione della realtà e scopriamo che la gioia non si trova in ciò che riceviamo dagli altri, ma nel nostro moto per uscire da noi stessi, per amare, curare e connetterci positivamente con gli altri.

Basato sul video “Joy – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La missione umana

Domanda: Una persona può decidere la propria missione? Non inventarla, ma rivelarla chiaramente?

Risposta: Bisogna sentirla da soli. Penso che in questa questione non si possa ascoltare nessuno, solo il proprio cuore. Guardare all’essenziale. Cosa vuoi lasciare dietro di te? Come puoi contribuire a questo grande processo che si sta svolgendo con l’umanità, anche con le anime? Cioè, con l’umanità, non nel nostro mondo, ma in uno spazio più perfetto.

Domanda: Supponiamo che tu abbia degli studenti che vengono, studino e vadano via, e ci siano quelli che si impegnino in determinati percorsi. Come possono coloro che vengono a studiare trovare la loro funzione? O la loro funzione è semplicemente quella di studiare?

Risposta: Prima di tutto, studiando la Kabbalah, correggi contemporaneamente te stesso e il mondo e avvicini altre anime al punto in cui anch’esse iniziano a rivelare il mondo superiore e il Creatore. Studiare la Kabbalah è già un’attività in sé.

Tuttavia, in linea di principio, quando un Kabbalista è coinvolto in altre questioni quotidiane e interagisce con il mondo, queste attività esercitano comunque un’influenza positiva sul mondo. Anche sul posto di lavoro, indipendentemente da ciò che fa o da come comunica con le persone, porta avanti inconsciamente la sua linea, la sua influenza positiva sul mondo.

Domanda: Quindi non è necessario uno sforzo esplicito per investire nella divulgazione, per avere un forte impatto sul mondo?

Risposta: No, se è dato, è dato; se non lo è, non lo è. È semplicemente la missione di ognuno. Non è colpa mia se sono così come sono. Se tu mi chiedessi: “Cosa ti piacerebbe fare?” forse sarei più coinvolto nello sviluppo, nella scrittura e nella creazione di un’altra metodologia. Non solo un’altra, ma un’area meno pratica.

Capisco che ciò che mi è stato dato è il più adatto a me; è solo che non me ne rendo pienamente conto ancora. Ma sono attratto meno dalle azioni pratiche in cui mi impegno (lavorare con un gruppo di studenti, la televisione, i libri e tutto il resto) e più dallo studio profondo, interiore del materiale.

Ma probabilmente le necessità del mondo e dei tempi mi spingono verso le azioni pratiche. Anche Rabash me lo disse.

Quindi non c’è nulla da fare. Ognuno ha la sua missione e deve adempiere ad essa. Non vedo nulla di grandioso nella mia missione. Non penso che sia visibile in me l’orgoglio o il valore di ciò che faccio. Non c’è nulla del genere nella Kabbalah, queste cose vengono rimosse immediatamente.

Il fatto è che tutto lo spazio è colmato solo dal Creatore; mentre ti dissolvi in Lui, il tuo “Io” non è tuo. Un Kabbalista può solo dire che sta adempiendo al volere del Bore e questo è tutto. Non ha un proprio desiderio, non ha se stesso perché il suo desiderio è già allineato con il desiderio del Creatore.

Domanda: Hai detto che sei attratto da uno studio più profondo e interiore del materiale. Cosa intendi?

Risposta: Personalmente, studierei molto più a fondo il materiale Kabbalistico. Non so se riuscirei a descriverlo come Baal HaSulam ha fatto in Lo studio delle dieci Sefirot o nei suoi articoli. Molto probabilmente, non sarei in grado. Ma sono attratto da un’analisi più profonda, nel rivelare connessioni, non per rivelarle al mondo, ma prima di tutto a me stesso. È difficile per me esprimerlo.

Per esempio, presentare la metodologia come fece Rabbi Shimon nel Libro dello Zohar, ma descriverla in un modo che sia più vicino a noi, alle persone in un modo più emotivo, più psicologico.

Purtroppo, per mancanza di tempo, non posso impegnarmi in questo.
[342562]

Dal programma KabTV “I Got A Call. La Missione di una Persona” 14/07/10

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A che età si sviluppa la vergogna?

Crescendo i bambini incontrano regole ed aspettative sociali. Non possono più avere tutto ciò che desiderano e comprendono che deve esserci reciprocità ed impegno per essere ricompensati. Ed è allora che emerge una nuova consapevolezza, una distinzione tra superiore ed inferiore, tra ciò che è lodato e ciò che è condannato.

Questa consapevolezza va oltre le azioni e tocca la nostra stessa natura. Iniziamo a percepire che ci sono qualità che la società valorizza ed altre che rifiuta. Con il tempo, questo porta a un’analisi di sé sempre più profonda e complessa, in cui arriviamo a misurarci rispetto a uno standard esterno di amore e di dazione.

Tuttavia, un sentimento di vergogna più profondo non nasce da ciò che riceviamo, ma dal riconoscere che la nostra natura di ricezione è contrapposta alla qualità di amore e di dazione. È il momento in cui comprendiamo che siamo controllati da un desiderio egoistico di godere per il solo beneficio personale, mentre esiste una qualità opposta, molto più grande e nobile, che si trova fuori dalla nostra natura: una qualità di amore e di dazione. I Kabbalisti  chiamano questa qualità di amore e di dazione: “il Creatore” e la definiscono come la forza che ci ha creato e che ci dona ogni singolo momento della nostra vita e del nostro sviluppo. Il “riconoscimento del male” indica quello stato di vergogna spirituale che raggiungiamo quando ci sentiamo come se stessimo di fronte al “Creatore”.

In questa fase non ci vergogniamo solo di ricevere, ma di come riceviamo, cioè di come sfruttiamo gli altri e la natura per il nostro beneficio personale. Non si tratta di un giudizio esterno, ma di una presa di coscienza interiore ed è un momento chiave nella nostra trasformazione dal ricevere per il solo beneficio personale al diventare come la forza di amore e di dazione, come il Creatore.

Basato sul video “ Shame – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/modificato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Un vero diamante

Domanda: La gente si chiede perché le cose superflue per una persona, come i diamanti e l’oro, siano così preziose. Gli psicologi rispondono che sono proprio i gioielli esclusivi a preservare l’individualità in questo mondo di globalizzazione universale. Cosa significa per una persona possedere qualcosa che gli altri non hanno?

Risposta: È solo perché diamanti e oro sono accettati dalle persone come qualcosa che infonde fiducia, un tesoro. Ma cos’è esattamente questo valore? Esiste solo perché le persone gli attribuiscono queste qualità e nient’altro.

Domanda: Nella Leningrado assediata, un pezzo di pane era un tesoro ed è veramente tale. Allora, perché abbiamo bisogno di tutti questi gingilli luccicanti?

Risposta: Per dare valore alla vita. Tutto qui! Ma questo passerà. Credo che raggiungeremo uno stato in cui emergeranno latori di valore completamente diversi.

In realtà, il vero portatore di valore è lo schermo spirituale (il Masach). Questo è ciò che conta di più. È eterno, è il conseguimento spirituale personale di una persona. Nessuno può portarlo via, non puoi venderlo o trasferirlo. Dà un senso alla tua esistenza e, soprattutto, alla vita eterna, è l’eterna soglia della vita eterna.

Domanda: Quindi tutti questi gingilli diventeranno solo gingilli?

Risposta: Non avranno alcun valore, proprio come tutto il resto nel nostro mondo. Non appena inizieremo a padroneggiare il mondo superiore, il nostro denaro e i nostri valori materiali saranno immediatamente sostituiti dalla valuta spirituale.

E la valuta spirituale è Kesef (Kisuf = copertura) e non la realizzazione dell’egoismo, ma la sua copertura al di sopra di esso: il Masach.

Come lo misureremo? È individuale. Come lo scambieremo? Non può essere scambiato; è possibile solo attraverso la connessione con il Creatore.

Quindi, sono ricco nella misura in cui sono in grado di connettere tutti a me,di entrare in loro e riempirli. La connessione con gli altri, l’appagamento degli altri, questa è la mia ricchezza.

Dov’è il mio “scrigno” che riempio? È dentro a tutti gli altri. È eterno, perfetto, non scompare mai. È mio.

Domanda: Cos’è più prezioso in queste relazioni, il diamante più grande?

Risposta: La qualità con cui riempio gli altri: Nefesh, Ruach, Neshama, Haya, Yechida. Non mi riempio, dono soltanto. Io sono proprio il vaso della pienezza. Questo è molto interessante.

Domanda: Cosa c’è di equivalente all’oro, ai diamanti o ad un semplice ciondolo nelle relazioni spirituali?

Risposta: Il potere! I diamanti, l’oro, i ninnoli, qualsiasi cosa siano, rappresentano tutti un ​​potere sugli altri. Se mi trovo in un deserto e non ci sono persone sulla Terra, ninnoli o oro non mi danno nulla.

Il potere sugli altri è ricchezza nel nostro mondo. Ma il potere su se stessi, che mi connette al Creatore, è ricchezza spirituale.

Domanda: Il potere su se stessi è il controllo sul proprio egoismo?

Risposta: Sì.Questo è lo schermo.

[236841]

Dal programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV del 26/08/2024

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La vergogna può svolgere un ruolo positivo nella crescita spirituale?

Nella saggezza della Kabbalah apprendiamo che il Creatore, la forza superiore dell’amore e della dazione che ha creato e sostiene la realtà, ha specificamente inserito la vergogna nel sistema della creazione perché spinge le persone alla correzione. “Correzione” significa passare dal nostro egoismo innato, il desiderio di godere solo per il proprio beneficio, a diventare come la qualità altruistica del Creatore, il desiderio di dirigere il beneficio verso gli altri e, in ultima analisi, verso il Creatore. Se non provassimo mai vergogna, non cercheremmo mai questo cambiamento.

Quando ci avviciniamo al progresso spirituale, la vergogna diventa il sentimento più acuto che ci porta verso il Creatore in modo più diretto. Quando sorge la vergogna, emerge una preghiera di correzione. Non chiediamo più cose materiali o guadagni personali, ma piuttosto una trasformazione interiore della nostra stessa natura, affinché non ci vergogniamo più di essa.

La vergogna non è quindi destinata a spezzarci. Al contrario, ha lo scopo di ricostruirci. È una tappa necessaria del nostro progresso spirituale che ci permette di ascendere spiritualmente, dirigendoci verso la dazione e allontanandoci dall’egoismo. Quando riconosciamo che la nostra natura è opposta a quella del Creatore, possiamo finalmente iniziare il processo di correzione che ci fa crescere spiritualmente.

Il metodo della Kabbalah ci insegna a gestire in modo ottimale questo sentimento spirituale di vergogna, a non sopprimerlo o a sfuggirlo, ma a usarlo per sollecitare la nostra trasformazione spirituale. Quando non proviamo più vergogna per la nostra natura egoistica, smettiamo di progredire spiritualmente. Tuttavia, quando proviamo vergogna e raggiungiamo una richiesta genuina di correggere la nostra natura egoistica e acquisire una natura altruistica come quella del Creatore, allora ci si apre la porta di una realtà estesa, bella, eterna e perfetta.

Basato sul video: “Shame – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Il tasso di suicidi aumenterà nei prossimi anni?

Il suicidio rimane una tragedia globale significativa anche nel 2025. Circa 740.000 persone muoiono ogni anno per suicidio, equivalenti a una morte ogni 43 secondi in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, i tassi di suicidio continuano ad aumentare, con gli uomini che muoiono al doppio della velocità delle donne e utilizzano metodi più letali come le armi da fuoco. La questione ha toccato anche personaggi pubblici, tra cui lo scrittore e regista Jeff Baena, che tragicamente ha posto fine alla sua vita all’inizio di quest’anno all’età di 47 anni. Il suicidio persiste come una delle principali cause di morte a livello globale.

Perché? La causa è il vuoto, un vuoto schiacciante e incessante che strazia le persone, lasciandole irrequiete. Neppure le droghe possono attenuare questa sensazione oscura. Quando una persona sente che non ci sono altre opzioni, quando la vita stessa sembra priva di significato, raggiunge questo punto di rottura.

Qual è la soluzione? Dobbiamo guardare alla vita in un modo in cui comprendiamo come e perché la natura opera, chi siamo, quale è la nostra natura rispetto alla legge generale della natura che ci circonda, da dove veniamo, dove siamo veramente ora, dove stiamo andando e come possiamo avere un impatto significativo in questo quadro. In altre parole, dobbiamo sviluppare una comprensione del significato della vita. Tuttavia, questa comprensione arriva solo quando siamo disposti a superare il confine tra vita e morte. Quando l’interrogativo esistenziale ci opprime più della semplice sopravvivenza, otteniamo un metro di misura per il quale vale veramente la pena vivere. Possiamo allora iniziare a sollevarci al di sopra delle nostre anguste vite egoistiche.

Che cosa significa? Significa non aggrapparsi alla vita come fa la maggior parte delle persone, non aggrapparsi a ogni desiderio passeggero. Non solo si smette di aggrapparsi, ma si inizia a vivere in un modo in cui, ogni minuto, si lascia andare l’egoismo, il desiderio di stare bene solo per il proprio tornaconto, e ci si eleva al di sopra di esso. In ogni momento ci si eleva al di sopra della morte. È come se la sperimentaste costantemente, ma così facendo vi separate da questo mondo ed entrate nel mondo superiore.

Potrebbe sembrare difficile, ma non lo è affatto. È un’opportunità incredibile a disposizione di ogni persona.

Se vogliamo comprendere il significato della nostra esistenza, dobbiamo smettere di dare valore al nostro desiderio egoistico di godere solo per il nostro tornaconto. Dovremmo invece apprezzarla solo come una base, un trampolino di lancio verso qualcosa di più grande. Questo mondo è solo una rampa di lancio per costruire una vita superiore.

La vita superiore esiste oltre la morte. Quando “uccidiamo” il nostro ego, per così dire, in ogni momento, cioè quando lasciamo andare la nostra piccola esistenza egocentrica, cresciamo in una realtà spirituale completamente nuova.

La crescita spirituale riguarda il vivere non per noi stessi, ma per qualcosa che va oltre noi stessi, per la forza dell’amore, della dazione e della connessione, per il sistema della realtà, per l’umanità nel suo complesso. Quando ci dirigiamo al di fuori del nostro “io” in questo modo, intraprendiamo un processo di trasformazione che porta immensa gioia, armonia, pace e un significativo compimento nel nostro cammino verso la scoperta di un’esistenza vera, eterna e perfetta.

Basato sulla trasmissione di KabTV: “Close-Up. Inversione dei poli” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 15 maggio 2011.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Di cosa dovremmo essere orgogliosi?

Quando impariamo come funziona la natura, come essa sia una forza unica di amore e dazione che crea e sostiene tutta la realtà, e come ogni nostro desiderio, pensiero,  caratteristica e qualità siano opera della natura, alla fine ci rendiamo conto che non abbiamo nulla di cui essere orgogliosi da soli. Ogni nostra forza, talento e qualità, sia positiva che negativa, ci è stata data dalla natura. Anche la saggezza e lo sforzo di cui abbiamo bisogno per passare dal nostro stato egoistico innato a uno stato altruistico che sia in equilibrio con la natura, vengono anch’essi dalla natura. Pertanto, è privo di senso vantarsi della nostra intelligenza, forza o abilità, perché non siamo noi ad aver creato queste qualità.

Potremmo allora chiederci se possiamo essere orgogliosi di compiere buone azioni per gli altri. Chi ci dà questa forza? Se analizziamo bene, vediamo che la natura ci dà tutto: la saggezza, la capacità e persino le circostanze che ci permettono di agire.

Qual è quindi il nostro ruolo personale? Noi siamo il sistema attraverso il quale agiscono le leggi della natura. Il nostro ruolo in questo quadro è quello di creare le giuste condizioni affinché le leggi altruistiche e integrali della natura possano operare attraverso di noi. Possiamo quindi essere orgogliosi di diventare un recipiente corretto per l’opera della natura attraverso di noi, di renderci un canale per far fluire la forza d’amore e di dazione della natura verso gli altri e verso il mondo.

Basato sul video: “Pride – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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