Qual è l’importanza di trovare il proprio scopo nella vita? Come influisce sulla salute mentale e sul benessere?

Lo studio Successful Aging Evaluation (SAGE), che ha analizzato i dati di 1.042 adulti della contea di San Diego, ha rilevato che la “presenza di significato” è correlata positivamente al benessere fisico e mentale, mentre la “ricerca attiva di significato” è correlata negativamente al benessere mentale e alle funzioni cognitive.

Una simile constatazione potrebbe alludere all’idea che coloro che sono ancora alla ricerca non stanno bene. Ma questo non è del tutto corretto.

La cosa più importante è trovare il nostro punto naturale, il luogo unico in cui già viviamo. Forse si sta ancora sviluppando e dispiegando, ma noi ci siamo dentro. Non ci siamo persi, né stiamo annaspando senza una direzione.

Dobbiamo definire qual è lo scopo della vita e perseguirlo. Quando ci muoviamo verso questo scopo con comprensione e consapevolezza, quando sappiamo cos’è e come affrontarlo, iniziamo a provare autentica soddisfazione, gioia interiore e tranquillità.

E sì, insieme a questo arrivano anche il disagio, l’inquietudine e lo squilibrio. Il percorso comprende entrambi. Ci sono alti e bassi, ma noi traiamo piacere dall’intero processo. Diventiamo così come petrelli di tempesta, che si librano nei venti del cambiamento.

In questo cammino, potremmo cadere nella disperazione, dubitando di essere sulla strada giusta. Tuttavia, questo stato è sempre meglio che vivere come oggetti inanimati. Dipende dai nostri valori se ci impegniamo nel processo per raggiungere lo scopo della vita o se lasciamo semplicemente che gli anni scivolino via nella quotidianità. Alcuni vogliono la comodità, altri lo scopo della vita.

Ma io credo allo studio sopra citato? Non credo a nessuno. Perché non c’è nessuno a cui credere. Basta guardarsi intorno nel mondo. Mi fido solo di ciò che ho vissuto, testato e sperimentato personalmente. Il mio vero apprendimento è avvenuto attraverso il mio laboratorio interiore, attraverso il mio maestro, attraverso le ascese e le cadute su questo sentiero.

La strada verso lo scopo della vita comprende sicuramente delle brusche discese. Ho avuto momenti in cui non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto. Ma questo è naturale. È il cammino del cercatore. Non possiamo sfuggirvi. E sì, lo chiamiamo un cammino felice. Assolutamente. È l’esultanza nella battaglia, anche nella caduta.

Cosa auguro a chi inizia questo viaggio? Che si goda la metamorfosi. Che si senta vivo in ogni cambiamento, in ogni onda che si infrange dentro di lui. Questa è la vita. Non invecchiare prematuramente, ma rimanere giovani, almeno dentro.

Non posso più scalare le montagne o combattere il mare con il mio corpo, ma dentro di me le montagne si innalzano e gli oceani ruggiscono, tutto questo mi dà la sensazione della vita. Rimaniamo giovani, a prescindere dall’età, se continuiamo a cercare.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 23 dicembre 2019.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Un Gioco a costo della Vita

Domanda: Le persone possono letteralmente impazzire quando giocano, perché si lasciano coinvolgere così tanto da questa attività che possono passare giorni interi senza staccarsene. Questo vale in particolare per la generazione attuale, che praticamente vive su Internet.

Come possiamo creare lo stesso livello di coinvolgimento nello sviluppo spirituale? Non forzando se stessi, ma presentandolo come una caramella deliziosa che ti attira verso l’interno.

Risposta: Entra nello sviluppo spirituale e vedrai che è il gioco più affascinante che esista. È il gioco della vita, un gioco con il Creatore! Sei tu a crearlo!

Qualsiasi gioco è una debole imitazione di ciò che la Kabbalah ti offre: la possibilità di creare, cambiare, modellare le cose con le tue mani. È per questo che ci immergiamo così tanto nei giochi. Perché contengono un atto di creazione, anche se si tratta di distruzione, non importa. È comunque creazione: stai dando vita a qualcosa di nuovo. In un certo senso sei tu il padrone, hai il potere tra le mani, la scelta, la tensione, la gioia, la risoluzione, una sorta di estasi.

Tutti questi sono frammenti minuscoli del processo che la Kabbalah ti dona quando acquisisci la capacità di cambiare i mondi dentro di te. È un gioco che nessun computer potrà mai eguagliare!
Io siedo davanti al testo del Libro dello Zohar, da cui voi mi avete appena distratto, e attendo solo una cosa: che vi stanchiate di parlare con me, così posso tornare al testo. E così è per 20 ore al giorno.

Faccio brevi pause per camminare, mangiare, fare qualcosa solo per sostenermi. Ma per tutto il resto del tempo, sono pronto a stare lì. È un processo così affascinante, un cammino avvolgente e inaspettato che niente può sostituire!

Da giovane vivevo a Leningrado ed ero come ogni altro studente: ragazze, Preference (un gioco di carte), feste, canzoni, gite. Lavoravo volontariamente come tecnico del suono per una band rock che si chiamava Nomads. Una volta abbiamo persino vinto il primo premio nella nostra città.

Ma il conseguimento spirituale non si può paragonare a nulla! In un videogioco ti vengono date più possibilità che nella vita reale. Devi andare da qualche parte, strisciare, fare qualcosa. Alla fine è tutto difficile e richiede molto tempo prima di ottenere qualcosa.

Questo non è conforme al nostro egoismo, che vuole tutto subito, immediatamente, il più in fretta possibile, in modo brillante e controllato. È per questo che tutto si è spostato nel mondo virtuale del computer.

Ma qui, nel mondo spirituale, tutto è miliardi di volte più luminoso. E non è un gioco, non è un’illusione: spegni il computer e tutto scompare. Il mondo virtuale è stato creato da qualcuno per guadagnare o perché si diverte a giocarci.

Ma nella spiritualità non stai giocando. Tu costruisci, crei! Sei stato fatto per questo! È il soddisfacimento più naturale, l’esperienza più intensa che si possa avere! Non può essere paragonata a nulla. Il nostro mondo, con tutte le sue attrattive? È solo…

Per questo, dopo tutte le ossessioni con il computer, il livello successivo è soltanto la Kabbalah, solo l’introduzione di una persona nel vero mondo spirituale. Altrimenti annegherà in un mondo irreale, virtuale, e non avrà bisogno di altro che una pillola narcotica per immergersi nel suo computer e basta.
Ed è proprio così che sarà: attraverso il riconoscimento del male, attraverso la consapevolezza dell’inganno di quelle illusioni.

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Da KabTV “Ho ricevuto una telefonata – Un gioco a costo della vita” 29/07/2010

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Qual è il futuro della pubblicità?

Immagina di essere seduto nel tuo salotto, a  guardare la TV, sul Canale dei Cani. Il tuo cane vede una pubblicità, abbaia, “Bau-bau”, e, tradotto in modo approssimativo, chiede: “Dai, ordina quella cosa per me prima che l’offerta finisca!” Sembra fantascienza? Non proprio.

La pubblicità domina la nostra era. Inonda i media, i cartelloni pubblicitari e persino i vestiti che indossiamo. In passato, i proprietari di negozi si affidavano a piccoli cartelli sopra le loro botteghe o a una riga nelle Pagine Gialle. Oggi la pubblicità ci bombarda da ogni parte in innumerevoli forme.

Si rivolgono al nostro orgoglio, alla vanità e al desiderio di apparire belli. Ci convincono che tutti gli altri stanno già godendo di qualcosa, quindi come possiamo lasciarci sfuggire l’occasione?

Il nostro corpo ha naturalmente bisogno di cibo e bevande per sopravvivere, senza alcuna pubblicità. La fame e la sete ci spingono a cercarli. Ma tutto ciò che va oltre la nostra sopravvivenza di base? È qui che interviene la pubblicità. Produce bisogni artificiali e poi ci vende l’illusione di soddisfarli.

I modelli economici di crescita e prosperità si basano sull’aumento della produzione e delle vendite, e la pubblicità alimenta questi obiettivi. È diventata il cuore dell’esistenza moderna, così profondamente radicata nelle nostre vite che possiamo a malapena immaginare un mondo senza di essa.

Eppure, le persone hanno iniziato a sentirsi esauste e sopraffatte. Vediamo sempre più segni di noia e un senso di pesantezza. Molti desiderano già qualcosa di diverso, di più profondo, di più appagante, che accenda un nuovo spirito.

Perché sta accadendo? Perché ora? Come possono gli inserzionisti rimanere rilevanti in questo panorama in continua evoluzione?

La forza interiore che ci guida è il desiderio di godere e di sentirci appagati. Questo desiderio si evolve in ogni fase dello sviluppo umano. Oggi sta subendo una trasformazione fondamentale, raggiungendo un livello superiore. In questa nuova fase, diventa difficile identificare ciò che le persone desidereranno, ciò che le stimolerà e le motiverà, e ciò che saranno disposte a comprare. Questo cambiamento è alla base delle crisi che vediamo in tutti gli aspetti della vita: frustrazione, vuoto e depressione.

L’umanità assomiglia a una persona che ha perso l’appetito e si sente indifferente al mondo. Sebbene alcuni Paesi in via di sviluppo offrano ancora nuovi mercati da esplorare, anche quelli raggiungeranno presto i loro limiti.

Su scala più ampia, siamo entrati in una fase in cui il desiderio di godere fatica a trovare qualcosa di veramente appagante. Il cibo, il sesso, la famiglia, il denaro, l’onore, il potere, la conoscenza: nulla di tutto ciò eccita le persone come un tempo.

La natura sta spingendo l’umanità verso il suo prossimo stadio evolutivo, dove l’autentico appagamento arriverà solo attraverso una profonda connessione con gli altri. La prossima grande fonte di soddisfazione emergerà dalla connessione umana unificata. Quando costruiremo una connessione integrale e reciproca, svilupperemo un nuovo stato di esistenza in cui sperimenteremo un tipo straordinario di appagamento, un flusso di vita e vitalità superiore a qualsiasi cosa conosciamo oggi.

Il “prodotto” più prezioso di domani sarà la connessione umana. I media e le piattaforme di comunicazione dovranno reinventarsi di conseguenza. Fedeli al loro scopo originario, dovranno favorire connessioni calde e positive tra le persone. La pubblicità, come sempre, sarà lo strumento per promuovere questo cambiamento, guidandoci verso una nuova visione del mondo, una percezione integrale della realtà che ci aiuti a uscire dal nostro isolamento.

Questa trasformazione rappresenta nient’altro che un aggiornamento della natura umana. Ci evolveremo in modo da funzionare come organi diversi in un unico corpo, lavorando in reciproco sostegno, cura e responsabilità per gli altri e per il nostro ambiente. Ognuno si sentirà avvolto dall’amore, come se fosse cullato dalle braccia di una madre, e questo riempirà l’anima. Quando le connessioni emotive si approfondiranno grazie alla consapevolezza e alla scelta consapevole, ci eleveremo al di sopra dei limiti della nostra percezione attuale.

Che lo riconosciamo o meno, l’evoluzione ci sta portando in questa direzione. È per questo che il mondo sta diventando sempre più interconnesso, perché la nostra interdipendenza cresce, e perché ci troviamo tutti nella stessa barca. Se non impariamo a coesistere, affonderemo insieme. Ma se lo faremo, una nuova realtà si aprirà davanti a noi.

Il futuro appartiene a coloro che comprendono la necessità di connettersi positivamente, collegando desideri e pensieri, cuori e menti, al di là del tempo, dello spazio e del movimento. Coloro che riconosceranno per tempo questo cambiamento plasmeranno il futuro dei media e della pubblicità, ponendosi all’avanguardia della prossima grande trasformazione dell’umanità e guidandola verso il suo compimento finale.

Basato su “New Life 140 – Advertising” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Se noi siamo così buoni, perché il mondo è così cattivo?

Domanda: Guardo il mondo e vedo che siamo già otto miliardi. E vi assicuro che pochissime persone possono riconoscere di aver bisogno di essere educate. No, sono io che devo educare gli altri, questa è la formula. Sono loro i cattivi, gli egoisti, non io. È a causa loro che soffriamo.
Come può una persona capire che è lei ad aver bisogno di essere educata?

Risposta: Solo a forza di colpi. Come altrimenti? Se pensano di essere così buoni, perché il mondo è così cattivo?

Commento: Sono gli altri ad essere cattivi, ecco perché il mondo è così cattivo.

La mia risposta: Se tutti pensano così degli altri, significa che il mondo è cattivo o buono?

Commento: Il mondo è cattivo.

La mia risposta: Tranne me?

Commento: Tranne me; sì, questo è ciò che la gente pensa.

La mia risposta: E continueremo a crederci finché non ci cadrà qualcosa in testa e non ci rimarrà più niente a cui pensare.

Domanda: Possiamo dire che facendo così stiamo attirando dei problemi su noi stessi?

Risposta: Certo. Invece di correggerci o cercare di fare qualcosa, ci fermiamo.

Domanda: Diciamo: “Gli altri sono cattivi, ma io sono buono”. Sto attirando dei problemi su di me?

Risposta: Sì.

Domanda: Non mi sto esaminando? Questo è un male?

Risposta: Molto male! Questo porta il mondo al disastro.

Domanda: La vera educazione è quando imparo a esaminare me stesso?

Risposta: Sì, quando mi guardo dentro, quando guardo come sono. Quando guardo a ciò che devo agli altri, al fatto di essere l’unico a non essere corretto. Cioè, tutto ciò che è in me: un bugiardo, un ladro, un ingannatore, un odiatore – non so quali altri epiteti inventare qui – questo sono io.
Ma tutti gli altri non lo sono. Tutti gli altri non esistono affatto. Tutti gli altri sono i miei vari riflessi che vedo intorno a me. Osservo molte persone intorno a me e ognuna di loro mi ritrae negativamente in una forma e in un’altra.

Ci sono otto miliardi di persone al mondo e ognuna di loro rappresenta una qualche mia qualità negativa. Otto miliardi! È così che vengo rappresentato nel mondo. Ed è così che io lo vedo.

Domanda: Quindi cosa faccio quando vedo il male, una persona malvagia?

Risposta: Se mi correggo, comincio a vedere il mondo più unito, come un mondo che si sforza di dare, amare e connettersi. Alla fine mi rendo conto che tutto questo è un unico sistema, una sola persona chiamata “Adamo” e questo Adamo sono io. Perché è così che io lo metto insieme con le mie azioni, il mio comportamento, i miei pensieri e ogni sorta di correzione.

Domanda: Assorbo il mondo in me e divento questa unica anima, vale a dire, Adamo?

Risposta: Sì.

Domanda: È vero questo?

Risposta: È vero.
Domanda: E ciò che vediamo è una bugia?

Risposta: No, vediamo anche la verità, ma è una verità parziale, lacerata dal nostro egoismo interiore.

Domanda: Altrimenti non la passiamo attraverso il nostro ego? Non guardiamo attraverso l’egoismo?

Risposta: Esatto. Se li metto insieme tutti in un’unica immagine, allora sono io.

Domanda: Come posso concentrarmi su questo in questo modo?

Risposta: Questo è il nostro compito: radunare il mondo intero e dire: “Questo sono io, e questo mondo dipende da me”.

Commento: Sono responsabile di tutti e di tutto?

La mia risposta: Assolutamente tutto è qui.

Domanda: Ogni persona?

Risposta: Sì.

Domanda: La persona più semplice e comune è responsabile del mondo, di tutto ciò che accade in questo mondo terribile?

Risposta: Nella misura in cui si trova in questo mondo.
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Da KabTV “News with Dr. Michael Laitman” 3/4/25

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Che differenza c’è tra piacere e felicità?


Il dottor Robert Lustig, professore emerito all’Università della California di San Francisco, distingue tra piacere e felicità, sottolineando le loro differenze fondamentali:

  • Il piacere è di breve durata, viscerale e spesso vissuto da soli, mentre la felicità è duratura, eterea e tipicamente sociale.
  • Il piacere implica il prendere, mentre la felicità implica il dare.
  • Il piacere è indotto dalla dopamina, che può portare alla dipendenza, mentre la felicità è associata alla serotonina, che promuove il benessere a lungo termine.

Il piacere, infatti, è uno stato animato in cui il nostro corpo, il nostro desiderio di godere solo per il proprio tornaconto, trova soddisfazione. La felicità, invece, è eterna e perfetta. Richiede di uscire da noi stessi e di elevarci al di sopra di noi stessi. È legata al raggiungimento del senso e dello scopo della nostra vita, uno stato eterno e perfetto.

È possibile combinare piacere e felicità? Sì, se eleviamo tutti i nostri piaceri al livello della felicità. Allora, elevandoci al di sopra del nostro corpo e dei nostri desideri egoistici, porteremo il meglio agli altri e, così facendo, scopriremo il vero piacere e la vera felicità.

Basato sulla trasmissione dell’emittente KabTV “News with Dr. Michael Laitman” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 9 dicembre 2024.

Scritto/redatto da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il fine spirituale della guerra?

La guerra, come la intendiamo, è un conflitto tra forze opposte, alimentato dal desiderio di dominio, potere e controllo. Tuttavia, da una prospettiva spirituale, la guerra assume un significato completamente diverso. Nella saggezza della Kabbalah, vediamo la guerra come la lotta interna tra egoismo e altruismo: la battaglia tra la natura egoistica con cui nasciamo e la natura superiore dell’amore, della dazione  e della connessione che vogliamo di raggiungere.

Si tratta di una lotta interiore a livello dei nostri pensieri, desideri e atteggiamenti reciproci e verso il Creatore, la forza superiore di amore, dazione e connessione che ha creato e sostiene la realtà. L’umanità esiste in un sistema di natura che ci fa evolvere costantemente verso uno stato corretto in cui esistiamo in relazioni armoniose, pacifiche e felici tra di noi e con la natura. Siamo stati progettati per evolvere da uno stato di divisione e odio a uno di unità e amore. Se non riusciamo a farlo volontariamente, la natura esercita una pressione su di noi, costringendoci a riconoscere che ci troviamo in uno stato non corretto. Con il tempo, attraverso la sofferenza e le crisi, ci stanchiamo gradualmente dei nostri modi egoistici e cerchiamo un’esistenza più elevata e più connessa.

Nelle fonti kabbalistiche, questa battaglia è descritta attraverso i concetti di bene e male, luce e oscurità. Queste forze non sono nemici esterni, ma caratteristiche interiori che dobbiamo affrontare dentro di noi. La Torah, ad esempio, parla di guerre contro le nazioni, ma queste non devono essere interpretate letteralmente. Rappresentano invece guerre che dobbiamo condurre all’interno della nostra natura, guerre per trasformare le nostre intenzioni egoistiche in altruistiche.

Quando la Torah parla di conquistare le nazioni o di annientare i nemici, si riferisce al lavoro spirituale di superare i desideri interni che ostacolano la nostra connessione con il Creatore. Questi cosiddetti nemici sono le qualità egoistiche della soddisfazione personale che devono essere sottomesse e reindirizzate verso la dazione agli altri e alla natura. La Terra d’Israele, in questo contesto, non è un luogo fisico ma uno stato spirituale, un livello di esistenza in cui si raggiunge l’unità con la forza superiore di dazione.

Nel corso della storia, l’umanità si è impegnata in una miriade di guerre fisiche, giustificandole con interessi ideologici, religiosi e nazionali. Tuttavia, tutti questi conflitti esterni non sono altro che riflessi delle nostre lotte interiori, non risolte. I Greci, i Romani e le altre forze storiche che si sono scontrate con Israele simboleggiano diversi stadi dello sviluppo umano, alcuni inclini al progresso spirituale e altri che cercano di sopprimerlo.

La correzione spirituale, cioè la trasformazione dell’egoismo, con la sua divisione, l’odio e i desideri egoistici, in altruismo, con le sue qualità di unità, amore e dazione agli altri e alla natura, non può essere ottenuta attraverso la guerra fisica. Richiede un cambiamento fondamentale in ogni persona. Il mondo di oggi continua a soffrire a causa dei conflitti perché non abbiamo ancora riconosciuto la natura delle nostre battaglie. Cerchiamo di dominare all’esterno piuttosto che correggere noi stessi all’interno. È per questo che le guerre persistono e la pace rimane inafferrabile.

Se ci impegniamo nel progresso spirituale, capiamo che combattere i nemici esterni è inutile. Per progredire spiritualmente, invece, ci concentriamo sull’unione con gli altri, sul superamento della nostra natura egoistica e sulla ricerca di uno stato di dazione reciproca.  Quando ci allineiamo con le leggi della natura, leggi di amore, dazione e connessione, non c’è bisogno di conflitti fisici. La forza della natura stessa supporta coloro che si impegnano a raggiungere uno stato di amore e dazione nelle loro connessioni e nei loro atteggiamenti reciproci.

Tuttavia, quando resistiamo a questo processo, la sofferenza aumenta. All’umanità viene data una scelta: progredire applicando la propria responsabilità reciproca verso gli altri, o essere costretti a cambiare attraverso sofferenza e distruzione. Più ritardiamo questa presa di coscienza, più intense diventano le pressioni esterne.

La saggezza della Kabbalah insegna che tutte le guerre sono in definitiva guerre per l’unità. La battaglia finale non è tra nazioni, ideologie o sistemi politici, ma all’interno del cuore di ogni persona. Il nostro ego, il desiderio di godere a spese degli altri, combatte contro la forza dell’amore e della dazione e questa lotta si manifesta come guerra nel mondo esterno. Se vogliamo porre fine alla guerra, dobbiamo prima vincere la battaglia interiore.

Quando l’umanità passerà collettivamente dall’egoismo all’altruismo, ponendo il valore della connessione umana positiva al di sopra del guadagno personale, allora i conflitti esterni cesseranno. Quando applicheremo l’apprendimento di come trasformare la nostra natura egoistica nel suo opposto altruistico, imparando a unire al di sopra delle divisioni, raggiungeremo uno stato di completo amore e dazione nelle nostre relazioni reciproche e con la natura nel suo complesso. Un risultato così elevato renderà superflue le guerre, che non avranno più alcuna utilità per il nostro sviluppo.

Fino ad allora, sarebbe saggio concentrarsi sulla nostra correzione interna, riconoscendo che ogni conflitto che vediamo nel mondo è una chiamata per una guerra a un livello più interno, per elevarci al di sopra delle nostre pulsioni egoistiche di divisione e per raggiungere uno stato di amore, dazione e connessione positiva con gli altri e la natura. Le guerre del passato, del presente e del futuro ci indirizzano tutte verso questo obiettivo finale: la rivelazione della forza superiore dell’amore, della dazione e della connessione attraverso l’unità dell’umanità.

Basato sul video: “The Wars of the Jews – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è il significato spirituale della separazione del Mar Rosso?

La storia della separazione del Mar Rosso è uno degli eventi più noti e dibattuti della storia. Per oltre tremila anni si è discusso se fosse realmente accaduto. Tuttavia, dal punto di vista kabbalistico, non ci concentriamo sul fatto che si sia trattato di un evento storico, ma piuttosto sul suo significato spirituale più profondo, ossia il processo spirituale che ogni persona subisce nel percorso di cambiamento dell’intenzione egoistica per il solo beneficio di sé, in un’intenzione di amore e dazione agli altri e alla natura.

Secondo la Kabbalah, ogni evento spirituale deve manifestarsi almeno una volta anche nel mondo fisico. Questo non significa che avvenga nella stessa forma o nello stesso tempo, ma che deve esserci un’espressione di esso. Tuttavia, lasciamo i dibattiti storici agli storici. Ciò che conta davvero è comprendere il significato della separazione del Mar Rosso nella vita di una persona che aspira al conseguimento spirituale.

Il viaggio interiore: lasciare l’Egitto e affrontare il mare 

La Torah descrive come il popolo d’Israele lasciò l’Egitto in fretta e furia dopo che il Faraone aveva concesso loro il permesso di partire. Nella saggezza della Kabbalah, l’Egitto simboleggia la natura egocentrica di una persona, uno stato in cui si è schiavi di desideri egoistici, perseguendo il piacere personale a spese degli altri. L’Esodo dall’Egitto rappresenta il momento in cui una persona inizia a liberarsi dal proprio ego, aspirando a uno stile di vita più connesso e altruistico.

Tuttavia, appena lasciamo l’Egitto, il Faraone si pente di averci lasciato andare e manda il suo esercito a inseguirci. Questo significa che, quando cerchiamo di fuggire dall’egoismo, il nostro ego non scompare semplicemente: al contrario, si risveglia con ancora più forza, cercando di tirarci indietro. Il Faraone interiore, la forza egoistica dentro di noi, non si arrende senza combattere.

Il popolo d’Israele raggiunge il Mar Rosso con l’esercito del Faraone che si avvicina alle sue spalle. Sono in uno stato di disperazione, incerti se tornare alla schiavitù o andare avanti verso l’ignoto. Questo conflitto interiore accade a ogni persona che percorre il cammino spirituale. Da un lato, c’è il conforto di tornare alle abitudini egoistiche familiari. Dall’altro lato, c’è l’aspirazione a una nuova esistenza altruistica, che si sente incerta e spaventosa.

Cosa rappresenta la separazione del Mar Rosso?

La separazione del Mar Rosso rappresenta un cambiamento fondamentale nella percezione. Il mare, nella Kabbalah, simboleggia la qualità di Bina, che è la qualità della dazione. È una forza enorme, ma finché è mescolata all’egoismo, rimane pericolosa e caotica, come le acque in tempesta. Nel momento in cui una persona è pronta ad avanzare in ciò che la Kabbalah chiama: “Fede al di sopra della ragione”, cioè ad elevarsi al di sopra del proprio ego, immergendosi nella forza della dazione, allora il mare si separa e appare il sentiero da seguire.

A Mosè viene detto di sollevare il suo bastone (“Mateh” in ebraico), che rappresenta la fede sopra la ragione. In altre parole, per attraversare il Mar Rosso dobbiamo sottomettere l’ego all’aspirazione di dazione. Dobbiamo mettere l’amore, la dazione e la connessione al di sopra dei calcoli personali di guadagno o perdita. Quando facciamo questo, le acque si separano, aprendo il cammino verso la nostra trasformazione.

Cosa succede ai desideri egoistici?

Quando il popolo d’Israele attraversa, il mare torna al suo stato naturale e sommerge l’esercito del Faraone. Questo significa che coloro che non riescono ad elevarsi sopra l’egoismo, che insistono a vivere solo per sé stessi, non possono passare alla nuova realtà della dazione. I desideri egoistici che rifiutano di trasformarsi in altruismo vengono lasciati indietro e “annegano”, perdendo il loro potere sul nostro sviluppo spirituale.

Perché l’acqua?  Il significato spirituale del mare

L’acqua rappresenta la forza della vita, la qualità del dare. Siamo tutti nati nell’acqua, che è la base della vita. Tuttavia, l’acqua può essere sia una forza di vita sia una forza di distruzione. Se è mescolata con l’egoismo, diventa turbolenta e minacciosa. Ma se è allineata alla qualità della dazione, allora nutre e sostiene la vita.

Il Mar Rosso è chiamato in ebraico “Yam Suf“, che significa “Mare della Fine”. Esso rappresenta la fine di uno stato e la transizione verso un altro. Una volta attraversato, non si torna più in Egitto. Si supera il confine tra egoismo e altruismo, entrando in uno stato in cui la dazione, e non più l’interesse personale, guida la nostra vita.

La chiave per attraversare il Mar Rosso

La lezione del Mar Rosso è che dobbiamo essere disposti a fare un salto di fede al di sopra della ragione. Ciò significa abbandonarsi alla qualità della dazione e agire in base ad essa anche quando contraddice la logica egoistica. Quando l’amore, la dazione e la connessione diventano più importanti dei guadagni egoistici, possiamo compiere tale transizione.

È per questo che il mare viene diviso dalla fede e non da Mosè stesso. Mosè, come guida, è già oltre questa transizione. Rappresenta la forza di Bina, la forza della dazione, e quindi non ha bisogno di attraversare.  Esiste già in quella qualità. Ma il popolo, che rappresenta i desideri ancora in trasformazione, deve fare il salto.

La trasformazione soprannaturale

Il miracolo del Mar Rosso non è la separazione fisica delle acque, bensì la trasformazione che avviene all’interno di una persona. È il momento in cui iniziamo a pensare agli altri più che a noi stessi, non per un tornaconto personale, ma per una nuova natura di amore e di dazione. Si tratta davvero di un cambiamento soprannaturale, perché va contro la nostra natura egoistica innata.

Attraversare il Mar Rosso significa entrare in una nuova realtà in cui il benessere degli altri viene anteposto all’interesse personale. Non si tratta di un cambiamento temporaneo, ma di un cambiamento permanente nella percezione. Una volta attraversato questo confine, tutta la nostra visione del mondo cambia. Non calcoliamo più in funzione di ciò che possiamo ricevere per noi stessi, ma in funzione di ciò che può giovare agli altri, sapendo che, così facendo, arriviamo a somigliare alla qualità spirituale dell’amore e della dazione.

Perché una persona compie questo cambiamento?

La spinta a questa trasformazione è il desiderio di somigliare al Creatore. Se non fosse per questa aspirazione, non lasceremmo mai volontariamente il nostro ego. Ma poiché la qualità del Creatore è l’amore assoluto e il dare incondizionato, chi desidera avvicinarsi al Creatore deve adottare la stessa natura. Deve attraversare questa trasformazione, non perché sia facile o comoda, ma perché è l’unico modo per diventare simili alla forza superiore.

Il punto di non ritorno

Il Mar Rosso è il “Mare della Fine” (Yam Suf) perché, una volta attraversato, non si può più tornare indietro. Chi si trasforma dall’egoismo alla dazione  rimane in questo nuovo stato. Non è più schiavo dei propri desideri personali, ma vive in un sistema completamente diverso, fatto di amore, dazione  e connessione umana positiva.

Questo è il significato spirituale più profondo della separazione del Mar Rosso. Non si tratta di dividere acque fisiche, ma di aprire un nuovo sentiero nella nostra attitudine verso gli altri e verso la realtà. È il passaggio da un mondo centrato su sé stessi a un mondo in cui la qualità del Creatore, l’amore e la dazione, governano i nostri pensieri, desideri, decisioni e azioni.

Questa è la grande transizione che tutta l’umanità dovrà infine compiere e ogni persona vivrà il proprio “momento del Mar Rosso” quando sarà pronta a spiccare quel salto.

Basato su “The Parting of the Red Sea – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman”.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cosa resterà di noi dopo la morte?

Stiamo arrivando a una radicale rivalutazione dei valori. Ciò che aveva valore per me, per cui ho lottato, vissuto, sono morto, ho cercato di mettere da parte e trasmettere alle generazioni future, sta perdendo tutto il suo valore e oggi non vale più nulla.

Domanda: Cosa varrà davvero la vita o il denaro?

Risposta: Solo il pensiero.

Domanda: Non è troppo astratto per una persona?

Risposta: Ma cosa possiede una persona che non sia astratto se vive e muore? La cosa più preziosa è ciò che può portare da uno stato in cui vive, a quello in cui muore, oltre la morte.

Domanda: Può portare lì i suoi pensieri?

Risposta: Certo che può. Il pensiero è ciò che rimane di lui.

Domanda: Che tipo di pensiero una persona dovrebbe sviluppare ora affinché sia ​​prezioso e necessario?

Risposta: Un atteggiamento positivo verso il mondo e gli altri. Non scompare. Rimane con te costantemente perché non risiede nel tuo egoismo, che muore con il tuo corpo e si decompone, ma nell’altruismo, nelle buone qualità che hai acquisito durante la vita terrena. E poi voli via con loro ed entri in uno spazio diverso, lo spazio delle qualità e delle forze positive.

Esistiamo per accumulare emozioni, pensieri, desideri, aspirazioni e impulsi positivi e lasciare il mondo con essi.
Lascio questo mondo avendo trasmesso, per quanto possibile, un atteggiamento positivo verso il mondo, le persone e la vita ai miei figli e nipoti, e a chiunque sia possibile.

Domanda: Pensi che questa sia la tua missione e quella di tutti noi?

Risposta: Certamente. Ma questa è la mia opinione.

Domanda: Ma questa è anche l’opinione dei kabbalisti di tutte le generazioni?

Risposta: Sì, certo.

Commento: E quello che vedo ora, come tutti scrivono nei commenti: malvagità, orrore, odio, divisione…

La mia risposta: Questo ci spinge a valutare ciò che abbiamo veramente bisogno di rivelare nella nostra vita, di raccogliere e trasmettere, di insegnare alla prossima generazione.

Domanda: È come allontanarsi da questa oscurità e procedere verso un pensiero buono?

Risposta: Sì, andrà tutto bene.

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Da KabTV “News with Dr. Michael Laitman” 15/6/20

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Cos’è la Torah?

La Torah non è un semplice testo storico né una raccolta di leggi. È un manuale di istruzioni per la forma ottimale di connessione tra le persone, una guida che insegna come raggiungere l’equilibrio con le forze della natura e, infine, rivelare il Creatore, la forza superiore di amore, dazione  e connessione, nelle nostre relazioni. In breve, la Torah è un sistema che ci conduce al conseguimento spirituale.

La Torah è apparsa per la prima volta oltre tremila anni fa. Inizialmente era scritta come un’unica parola, senza divisioni tra le lettere, in seguito è stata strutturata in cinque libri. Nel corso del tempo sono stati compilati altri testi, come i Profeti e gli Scritti. Questi libri contengono messaggi in codice scritti da coloro che avevano raggiunto un livello spirituale, con lo scopo di accompagnare le generazioni future a raggiungere lo stesso livello di connessione con la forza superiore.

Tuttavia, nel corso della storia sono stati scritti molti altri testi che non sono entrati a far parte del Tanakh. Alcuni di questi sono stati scoperti nelle grotte di Qumran nel 1947. Sebbene questi rotoli forniscano una visione storica, non sono stati scritti da coloro che hanno raggiunto il Creatore. I saggi della Grande Assemblea stabilirono quali scritti contenevano la vera saggezza spirituale, cioè quali erano stati scritti da uno stato di conseguimento spirituale, e questi sono i testi che sono stati conservati all’interno della Torah.

Anche la divisione tra Torah scritta e orale è significativa. La Torah scritta si riferisce ai testi che sono stati registrati e tramandati come scritti strutturati. La Torah orale, invece, è stata trasmessa direttamente dal maestro allo studente attraverso il raggiungimento interiore, al di là delle parole. Non si tratta di una semplice tradizione orale, ma di un trasferimento di percezione spirituale, qualcosa che non può essere catturato solo dalle lettere. La Torah orale è la conoscenza che si acquisisce attraverso la propria crescita spirituale, guidata da un maestro che ha già raggiunto quegli stati.

Il nucleo della Torah non è costituito da leggi e comandamenti nel senso convenzionale del termine. Piuttosto, la Torah è racchiusa nella frase: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Non si tratta di una direttiva morale, come molti pensano. È la legge fondamentale dell’intero sistema della natura. Proprio come gli atomi e le molecole formano strutture superiori attraverso la connessione reciproca, così anche l’umanità deve connettersi con atteggiamenti di amore nelle connessioni. Quando le persone si uniscono in un legame di dazione e amore, creano un vaso in cui il Creatore può rivelarsi.

La complessità della Torah è necessaria perché raggiungere questa connessione non è semplice. L’umanità non è istintivamente portata all’unità come gli elementi della natura. Dobbiamo quindi applicarci a questo scopo, superando le forze egoistiche che ci dividono. Per questo la Torah contiene migliaia di pagine di commentari e spiegazioni. Non basta semplicemente dire “ama il tuo prossimo come te stesso.” Dobbiamo imparare come avvicinarci a questa legge, comprendere la nostra natura, la natura che ci circonda, e la metodologia precisa necessaria per realizzare questa legge e acquisire la natura di amore e dazione al di sopra della nostra natura egoistica.

Lo Zohar, scritto circa 2.000 anni fa, è uno dei più grandi commentari sulla Torah. Tuttavia, senza conseguimento spirituale, anche lo Zohar rimane chiuso per una persona. La Torah è scritta nel “linguaggio dei rami”, ovvero nella descrizione di stati spirituali attraverso immagini del nostro mondo materiale. Per comprendere la Torah, dobbiamo sviluppare una percezione spirituale interiore. Per questo i kabbalisti, nel corso della storia, hanno fornito spiegazioni per aiutare gli studenti ad avvicinarsi a questi scritti in modo da poter conseguire la realtà spirituale attraverso lo studio.

Col tempo, è sorta la necessità di ulteriori spiegazioni, man mano che le generazioni si allontanavano dalla percezione spirituale. La Mishnah, il Talmud e successivamente gli scritti kabbalistici hanno adattato la saggezza a ogni epoca, permettendo alle persone di riconnettersi gradualmente alla spiritualità attraverso la Torah. Senza tali spiegazioni, i cinque libri della Torah apparirebbero come semplici racconti storici, mentre in realtà descrivono il processo dell’ascesa dell’anima verso il Creatore.

La Torah non riguarda l’osservanza esteriore, ma la trasformazione interiore. Essa ci istruisce su come passare da una percezione egoistica della realtà, dove cerchiamo solo il nostro beneficio personale, a una percezione altruistica, dove agiamo per il bene degli altri e per il bene del Creatore. Un simile cambiamento richiede un ambiente strutturato composto da testi che descrivono il mondo e il processo spirituale, dal supporto di altri in un gruppo (quello che la Kabbalah chiama: “Decina”), ovvero altri che hanno ricevuto il desiderio di ascendere spiritualmente e che possono sostenersi a vicenda nella crescita spirituale, e anche da un maestro spiritualmente realizzato che possa guidare gli studenti attraverso le tappe dello sviluppo spirituale.

Una delle sfide più grandi riguardo alla Torah è che spesso viene fraintesa nel suo vero significato e scopo. Viene vista come un libro di comandamenti, racconti o cronache storiche, invece di una guida su come cambiare la nostra intenzione egoistica nel suo opposto altruistico, raggiungendo così la qualità stessa del Creatore, quella di amore e dazione, e scoprendo il Creatore stesso. Questo fraintendimento conduce a un mondo in cui le persone si allontanano sempre più dallo scopo originale della Torah. Tuttavia, coloro che sinceramente cercano la verità verranno condotti alla saggezza della Kabbalah, che apre al significato più profondo della Torah.

La Torah è un manuale di istruzioni per costruire connessioni positive di amore e dazione tra le persone, che portano alla rivelazione del Creatore. Coloro che desiderano comprendere il significato più profondo della Torah devono studiarla attraverso la lente della saggezza della Kabbalah, che, se studiata correttamente, guida gli studenti verso questi obiettivi. Alla fine, quando l’umanità imparerà a vivere secondo la legge: “Ama il tuo prossimo come te stesso,” comprenderemo pienamente il motivo per cui la Torah ci è stata data.

Basato sul video: “Reception of the Torah – Spiritual States with Kabbalist Dr. Michael Laitman.”

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Storie brevi: Un modello per una vita felice

La felicità è la realizzazione dei desideri più profondi di una persona. Di norma, nasce in contrasto con un senso di insoddisfazione.

Ad esempio: la fame porta al piacere dal cibo, la separazione porta alla gioia dal ricongiungimento con una persona cara e così via. In altre parole, siamo costruiti in modo tale da poter sperimentare il positivo solo attraverso il negativo.

Ciò solleva la domanda: “Dovremmo anche lottare per la felicità se prima è necessario soffrire per poi sentirsi felici?”.

Il fatto è che il metodo kabbalistico permette di sperimentare la felicità contemporaneamente alla sensazione di mancanza. Cioè, nel momento in cui assaggio qualcosa, sento sia il desiderio di quel gusto che il suo appagamento.

Non devo separare questo nel tempo, prima soffrendo e poi ricevendo. È per questo che per le persone impegnate nella pratica spirituale non esiste la questione del tempo. Esistono al di là di esso, sperimentando simultaneamente stati di sofferenza e di appagamento, di fame e di sazietà.

Questa è la saggezza della Kabbalah: la saggezza del ricevere! Insegna a ricevere ciò che si desidera, non tra un mese o un anno, ma nel momento stesso del desiderio. Allo stesso tempo, due stati apparentemente opposti, il meno e il più, coesistono in armonia.

Nel nostro mondo questo non esiste. Qui c’è un grande meno e non riceviamo quasi mai il più. Ma secondo il metodo kabbalistico, l’atto stesso di ricevere il piacere, risveglia in noi sia il desiderio che la sua realizzazione.

Domanda: Ma come raggiungiamo questo obiettivo? Come possiamo essere veramente felici in questo mondo?

Risposta: Questo è possibile solo quando sono soddisfatto, non da solo, ma attraverso gli altri. Questo è il brevetto della felicità, perché non posso mai realizzare veramente me stesso. Tuttavia, se sento e assorbo i desideri degli altri, allora, soddisfacendoli, soddisfo me stesso, poiché i loro desideri diventano miei. Si scopre che mi realizzo esistendo negli altri.

Il segreto è che esco da me stesso, scopro i desideri al di fuori di me, li accetto come miei e li realizzo. Ossia, il desiderio e la sua realizzazione esistono al di fuori di me. Proprio questo costituisce la mia anima.

Domanda: Questo significa che esaudiamo anche i desideri corporei di una persona?

Risposta: Soddisfiamo tutti i desideri di una persona, ma solo in una certa misura. I desideri corporei sono appagati solo nella misura necessaria all’esistenza e non di più. Ma i desideri spirituali sono appagati nella misura in cui ci sforziamo di elevarci insieme, poiché la mia e la sua ascesa sono interconnesse e si completano a vicenda.
Perciò, soddisfare i desideri degli altri ci dà un senso di felicità.

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Da KabTV “Short Stories” 22/10/14, Parte 2

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