Cos’è la Verità Assoluta?


La verità assoluta è il riconoscimento che tutto nel nostro mondo è relativo, tranne due forze fondamentali: il desiderio di ricevere e il desiderio di dare. Queste due forze opposte definiscono tutta l’esistenza. La forza della dazione è la forza che risiede nella natura, mentre noi esseri umani siamo la forza della ricezione.

La saggezza della Kabbalah chiama la forza della dazione “il Creatore”, così come “la Natura” e diversi altri nomi che definiscono la potenza del dare rivolta verso l’esterno e che ha creato e sostiene tutta la vita.

La forza della ricezione è ciò che questa forza di dazione ha creato: gli esseri di livello inanimato, vegetale, animale e umano.

Per determinare la verità, dobbiamo misurare tutto in base a questo standard assoluto: la forza o qualità della dazione. Se qualcosa ci avvicina alla dazione e alla connessione, è vero. Se ci allontana dalla dazione, è falso. Questa comprensione ci consente di fare veri progressi per scoprire come e perché la natura funziona come funziona, come e perché la natura dell’essere creato è stata creata in opposizione alla natura generale e come passare dalla nostra natura di ricezione alla natura della dazione per scoprire la realtà al di fuori della nostra percezione innata, una realtà di eternità e perfezione. Altrimenti, ci perdiamo in molteplici “verità” soggettive.

Ma perché dovremmo pensare che la dazione sia la verità ultima? Dopotutto, non lo percepiamo immediatamente come tale. È qui che la Kabbalah offre un metodo, non un sistema di credenze, ma un approccio pratico, scientifico ed empirico. Siamo invitati ad esaminare la saggezza, per vedere come essa spiega la struttura dell’universo, la natura dell’umanità e la direzione del nostro sviluppo in modo logico e pratico. Col tempo, attraverso lo studio e l’esperienza personale, sviluppiamo gli strumenti sensoriali per percepire direttamente questa realtà.

Proprio come i primi scienziati che dedussero l’esistenza dei microrganismi prima di poterli vedere al microscopio, i kabbalisti lavorano con forze che inizialmente sono al di là della percezione ordinaria. Ma attraverso un processo strutturato, chiunque può sviluppare queste capacità e sperimentare direttamente il Creatore, la forza assoluta della verità.

Pertanto, la verità non riguarda solo i fatti o la logica. Si tratta di raggiungere uno stato in cui ci allineiamo con la forza della dazione, elevandoci al di sopra della nostra percezione limitata ed egocentrica per recepire la realtà come è al di fuori della nostra innata visione e sensibilità egoistica.

Basato sul video: “Verità e menzogna – Stati spirituali con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché il tasso di suicidi è aumentato così tanto negli ultimi quarantacinque anni?

Il numero impressionante di suicidi nel mondo è una conseguenza diretta della frantumazione della nostra società umana. La natura umana è il desiderio di godere. Tutti desideriamo comfort, sicurezza e felicità per noi stessi, ma ci troviamo di fronte a un ciclo infinito di sentimenti negativi e insoddisfazione. Questo ci porta alle domande esistenziali fondamentali: Qual è il senso della vita? Perché abbiamo bisogno della vita? Cosa c’è da aspettarsi? Quando ci confrontiamo con un mondo sempre più instabile, iniziamo a sentire che la vita non riserva altro che sofferenza. Il pensiero che anche tutti gli altri lottano non ci offre alcun conforto in questa situazione.

Possiamo essere portati, sia emotivamente che logicamente, a uno stato in cui toglierci la vita sembra l’unica soluzione. Se la vita consiste semplicemente nel sopravvivere a infinite difficoltà, allora cosa dovrebbe impedirci di porvi fine? L’istinto di autoconservazione non è abbastanza forte da controbilanciare il dolore opprimente e vediamo come può essere facilmente neutralizzato. La società, tuttavia, determina in larga misura il modo in cui questa equazione si manifesta in una persona. Per esempio, i Giapponesi hanno storicamente venerato la morte, elevandola a una forma di onore culturale. In America, il problema si manifesta in modo diverso, attraverso il diffuso abuso di droghe, che serve come fuga dal vuoto esistenziale.

La depressione continua ad aumentare, soprattutto nei Paesi più sviluppati. Questo non sorprende, perché più una società diventa avanzata, più sente il vuoto interiore. Non si tratta però di un problema che riguarda solo i Paesi sviluppati, ma di un problema sempre più diffuso in tutta l’umanità, man mano che ci evolviamo. Tuttavia, c’è una via d’uscita.

L’umanità raggiungerà un punto in cui molte persone preferiranno la morte alla vita e questo sarà un momento di transizione. A questo punto, le persone si renderanno conto che la loro sofferenza non è causata da forze esterne, ma dalla loro disarmonia interiore. Si renderanno conto di aver perso l’equilibrio, non solo tra di loro, ma anche con la natura stessa. Smetteranno di incolpare la natura e le cause esterne a loro stesse e inizieranno a riconoscere che il proprio approccio egoistico all’esistenza ha messo la natura contro di loro. Questa presa di coscienza richiederà un cambiamento radicale.

Quando questo accadrà, l’umanità scoprirà finalmente il metodo per cambiarsi. Le persone impareranno a raggiungere l’equilibrio, la felicità e l’armonia con la realtà circostante. Questo risveglio aprirà le porte a una nuova percezione della vita, in cui la nostra direzione verso lo scopo della vita, l’unità e una sensazione eterna e perfetta dell’esistenza sostituiranno la sofferenza.

Basato sulla trasmissione di KabTV “Close-Up. Inversione dei poli” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman il 15 maggio 2011.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Qual è la radice della vergogna?

Secondo la saggezza della Kabbalah, la radice della vergogna si trova in quelle che vengono chiamate le “Quattro Fasi della Luce Diretta”, il progetto iniziale della creazione che esiste alla base della vita.

Queste quattro fasi sono quattro discernimenti e decisioni chiave che hanno avuto luogo ben oltre l’universo fisico come lo conosciamo, in una relazione primordiale tra la forza originaria dell’amore e della dazione, chiamata “il Creatore”, che ha creato un essere in forma opposta, come forza di ricezione.

La natura fondamentale dell’essere creato è stata creata come desiderio di ricevere piacere, senza alcuna consapevolezza di chi o cosa gli stia dando il suo appagamento. All’inizio, l’essere creato non riconosce nemmeno l’esistenza di chi dona. È come un neonato che prende dai genitori senza pensarci due volte. L’essere creato non avverte quindi alcuna differenza tra sé e il Creatore. Percepisce solo l’appagamento che riceve.

Tuttavia, man mano che l’essere creato si sviluppa, sorge una nuova sensazione: il riconoscimento che riceve mentre il Creatore dà. Questa consapevolezza crea un senso di disparità, la comprensione che c’è una natura superiore che dona, mentre lui prende soltanto. Questa sensazione di disparità che emerge è la prima sensazione di vergogna nella creazione, la radice della vergogna.

Basato sul video: “Vergogna – Stati spirituali con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La Tradizione dei Kabbalisti

Domanda: L’atto di un kabbalista di scrivere le proprie impressioni da una lezione è una tradizione o era qualcosa che faceva solo Rabash?

Risposta: Di norma, è una tradizione. Tutto dipende dall’approccio della persona.

Ci sono insegnanti che non riescono a scrivere nulla. Al contrario, vivono di ciò che dicono e trasmettono nell’atmosfera. E ci sono quelli che fanno il contrario. È molto difficile da dire.

Domanda: Quindi molti kabbalisti hanno qualcosa di simile a Shamati, appunti di ciò che hanno ascoltato in una lezione?

Risposta: Sì, gli articoli del libro Shamati sono un tipo speciale di articoli. Ritengo che stiamo avvicinando l’umanità a uno stato in cui sarà in grado di apprezzare la profondità di questo libro.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 18/02/25, “Preparazione all’apertura del cuore al Congresso”

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Che cos’è la verità? Come possiamo definire la verità?

La verità e la falsità sono tra gli aspetti più fondamentali ma fraintesi della percezione umana. Il kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) scrive che “nessun merito è più importante della qualità della verità e non esiste disonore maggiore della qualità della falsità.” Eppure, nel nostro mondo, la verità sembra sfuggente. Ognuno ha la propria versione della verità. Questa è la radice di molta confusione, laddove  le persone sostituiscono continuamente la verità con le bugie e le bugie con la verità.

Come possiamo quindi stabilire cosa sia effettivamente vero?

Il problema risiede nella nostra incapacità di misurare la verità rispetto a uno standard assoluto. In filosofia, psicologia e religione, non esiste una verità unica e universalmente condivisa. Le leggi e i codici morali variano da paese a paese, e anche valori fondamentali come libertà ed uguaglianza sono interpretati in modo diverso da persone diverse. Se gli esseri umani vivessero in isolamento, separati in piccoli gruppi senza interazione, forse queste variazioni non avrebbero importanza. Ma oggi, il mondo è interconnesso e, senza una base comune, nascono malintesi e conflitti.

Esiste uno standard assoluto per la verità?

Nel mondo fisico, accettiamo che alcune leggi siano immutabili. La legge di gravità, ad esempio, si applica allo stesso modo a tutte le persone, indipendentemente dal credo o dalla cultura. Se le leggi sociali fossero altrettanto universali, avremmo una solida base per le relazioni umane. Tuttavia, poiché siamo egoisti, in quanto ognuno di noi desidera godere di un vantaggio personale a spese degli altri, modelliamo le leggi sociali per adattarle ai nostri desideri. Invece di cercare uno standard oggettivo, adattiamo continuamente le nostre percezioni di verità e falsità per servire i nostri interessi personali.

La saggezza della Kabbalah insegna che la verità non è statica, ma deve essere ricercata continuamente. “Cercate la giustizia e la verità”, dicono le fonti, il che significa che dobbiamo perseguire attivamente la verità nel corso della vita. È un processo di perfezionamento che avviene di generazione in generazione e che porta a una società che si sviluppa e progredisce. Se abbandoniamo questa ricerca e insistiamo a mantenere le nostre verità soggettive, rimaniamo divisi e stagnanti.

Perché la falsità è così profondamente radicata nella natura umana?

Nasce dal nostro desiderio intrinseco di godere per il proprio tornaconto. Quando una persona opera esclusivamente per interesse personale, la verità e la falsità diventano secondarie. L’unica considerazione diventa ciò che ci fa stare bene in quel determinato momento. In questo stato, ognuno giustifica il proprio punto di vista, convinto di essere nel giusto mentre gli altri sono nel torto. Il mondo, quindi, si frammenta in prospettive contrastanti.

Questa divergenza di opinioni non è intrinsecamente negativa. Anzi, le differenze tra le persone sono necessarie e benefiche. Il vero problema è che non sappiamo come lavorare con le nostre differenze per raggiungere una verità superiore comune. Invece di elevarci al di sopra delle nostre dispute, lasciamo che ci separino. La Kabbalah non invita a cancellare le differenze, ma a trovare l’unità al di sopra di esse. Sarebbe quindi saggio imparare ad elevarci al di sopra delle nostre pulsioni egoistiche di divisione per unirci.

Cosa è più importante: la verità o l’unità?

L’unità. La verità e la falsità, così come le percepiamo, sono relative. Dipendono dal nostro livello di comprensione, dai nostri desideri e dalle nostre emozioni. Ciò che una persona considera vero, un’altra potrebbe considerarlo falso. Ma l’unità è una necessità assoluta. Una società che dà priorità ai legami umani positivi e alla responsabilità reciproca si allineerà naturalmente alla verità nel tempo. Anche una bugia, se usata per il bene dell’unità, può essere giustificata. Per esempio, un genitore potrebbe ingannare un figlio per guidarlo verso qualcosa di benefico. Allo stesso modo, se una persona annulla le proprie pulsioni egoistiche per il bene della società, può raggiungere il miglior stato possibile per sé e per gli altri.

C’è una ragione per cui i saggi dicono: “La verità cresce dalla terra.” La terra simboleggia il desiderio umano, che è nel suo stato più basso e più egoistico. Da lì, una persona deve ascendere a uno stato unificato e altruistico. Il movimento verso la verità è sempre una salita verticale, che richiede un movimento continuo per elevarsi al di sopra del proprio interesse personale.

I kabbalisti mentono?

Sì, ma solo per il bene di un obiettivo più alto, che è l’unità. La saggezza della Kabbalah spiega che la verità non riguarda l’accuratezza dei fatti, ma l’allineamento con lo scopo della creazione. Questo scopo è che tutte le persone raggiungano una connessione completa, formando un insieme unificato. Per raggiungere questo stato, dobbiamo comprendere le leggi della natura, come operano e dove ci guidano. La verità più alta non si trova nelle prospettive individuali, ma nella legge universale che, in ultima analisi, ci sviluppa fino a uno stato di completa connessione.

Allo stesso tempo, dobbiamo preservare l’individualità delle persone. L’unità non consiste nel rendere tutti uguali. L’unità si realizza invece quando individui diversi si integrano volontariamente in un insieme più grande. La verità, quindi, ha luogo quando tutte le prospettive individuali si fondono armoniosamente.

Come si fa a stabilire cosa è effettivamente vero?

Qual è l’obiettivo comune verso cui dobbiamo unirci? È la connessione stessa. Secondo la Kabbalah, riveliamo la vera natura della realtà solo attraverso la nostra connessione. Il Creatore, la verità ultima, non è un concetto astratto, ma una forza d’amore, di dazione e di connessione che si rivela nell’unità delle persone. Non ci sono esempi di questo che possiamo vedere con i nostri occhi nel mondo fisico. Dobbiamo invece farne esperienza interiormente. Il principio chiave è mettere il desiderio degli altri al di sopra del nostro, come espresso nel comandamento: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Quando raggiungiamo questo livello, diventiamo parti attive dell’unico sistema unificato e iniziamo a sentire la presenza del Creatore.

In che modo la Kabbalah distingue tra diversi tipi di verità e falsità?

La saggezza della Kabbalah fa un’importante distinzione tra due tipi di analisi: verità e falsità rispetto a dolce e amaro. La verità e la falsità sono determinate dall’intelletto, mentre il dolce e l’amaro sono percepiti emotivamente. Fin dalla nascita, operiamo naturalmente sulla base del dolce e dell’amaro. Cioè, consideriamo “buono” ciò che ci sembra o ci fa sentire bene e “cattivo” ciò che sentiamo o immaginiamo come negativo per noi. Un neonato cerca istintivamente il piacere ed evita il dolore, senza alcuna valutazione intellettuale, come risposta corporea automatica.

Tuttavia, man mano che ci sviluppiamo, impariamo gradualmente ad applicare la seconda analisi: verità e falsità. Dobbiamo essere in grado di riconoscere che qualcosa può essere dolce ma dannoso, o amaro ma benefico. Ad esempio, la medicina potrebbe avere un sapore amaro, ma porta alla guarigione. Al contrario, qualcosa che è piacevole nel momento può portare a danni a lungo termine.

La sfida è imparare come integrare questi due tipi di analisi. Come possiamo allineare le nostre valutazioni emotive e intellettuali affinché lavorino insieme invece che in opposizione? La chiave sta nell’imparare a perfezionare continuamente la nostra analisi intellettuale per valutare i nostri impulsi emotivi.

Basato sul video “Verità e menzogna – Stati spirituali con il Kabbalista Dr. Michael Laitman”. Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché la nostra ricerca della felicità potrebbe essere imperfetta?

La ricerca della felicità, che è la grande ossessione della nostra società, porta spesso al risultato opposto: la delusione. Giudichiamo ogni cosa in base alla possibilità che ci renda felici: le nostre relazioni, il lavoro, la casa, il corpo e la dieta. Se qualcosa non ci rende felici, pensiamo di stare sbagliando qualcosa. La vita moderna pone la felicità come il bene più grande e l’infelicità come il male maggiore da evitare a tutti i costi. In realtà, la ricerca incessante della felicità aumenta la probabilità di insoddisfazione e persino di fenomeni come la depressione, la solitudine, lo stress e l’ansia.

Qual è quindi la soluzione? Se desideriamo davvero trovare la felicità, dobbiamo prima capire cos’è la felicità. Da lì possiamo procedere verso di essa.

Molti si chiedono: “La felicità viene e va, ci sfugge dalle mani. Come possiamo definirla in un modo che sia reale e duraturo, non solo un’illusione?” La risposta è che la felicità deve essere reale, non qualcosa che ognuno inventa per sé e ridefinisce continuamente. Non può essere un obiettivo mutevole, che si sposta con gli umori e i desideri di ciascuno.

Dobbiamo quindi essere sempre alla ricerca della felicità? Non dobbiamo cercarla. Dobbiamo invece definirla. La felicità esiste in una sola forma, nella comprensione del significato della vita. Non è qualcosa che fabbrichiamo in base alle nostre condizioni temporanee, ma è sia al di là di noi che nel presente.

Se sappiamo come scoprire il significato della vita, questo ci spingerà a percorrere un cammino di sempre maggiore consapevolezza, comprensione e realizzazione. Anche se dovessimo affrontare delle difficoltà, sperimenteremmo comunque la felicità perché avremmo afferrato il significato della vita. Se ci sentiamo infelici lungo il cammino, significa che non ci siamo sufficientemente sviluppati per comprendere appieno il significato della vita. Il processo di raggiungimento del significato della vita è il viaggio.

Comprendere questo ci renderà felici. Anche l’aspirazione al raggiungimento del significato della vita porta felicità. In altre parole, la consapevolezza stessa che la vita ha un significato che va al di là di noi, al di fuori della nostra esperienza soggettiva, crea un senso di appagamento.

C’è la vita e, al suo interno, c’è la felicità che possiamo trovare comprendendo il senso dell’esistenza. Anche se non lo comprendiamo ancora completamente, il solo fatto di muoverci verso di esso ci riempie già di gioia. Cominciamo ad assorbirlo, anticipando la sua piena rivelazione.

Allora la felicità che proviamo nel cammino verso il conseguimento del senso della vita è la felicità di sentire l’armonia universale. Allineandoci a questa armonia, diventiamo noi stessi armoniosi. Si può pensare che sia come entrare in un buco nero, per poi scoprire che al suo interno si rivela assolutamente tutto.

Basato sulla trasmissione “News with Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 10 giugno 2021.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Ogni cosa ha il suo posto nel mondo

Domanda: Durante la registrazione delle nostre conversazioni siamo continuamente interrotti da persone che si rivolgono a te con varie domande. Come possiamo trasformare questa situazione in “ Non esiste nulla tranne Lui”? Qual è lo scopo di questi disturbi?

Risposta: In primo luogo, non c’è nulla di male nel fatto che ogni venti o trenta minuti, inevitabilmente, qualcuno venga da me per un consiglio o con una domanda. Non ci vedo nulla di strano. Tutto scorre naturalmente, con un ritmo regolare.

In secondo luogo, mi dà l’opportunità di fare un passo indietro e di guardare l’argomento da un’angolazione diversa, per capire se continuare o meno. Accetto tutto come necessario per un ulteriore sviluppo. Perché criticare tutto? Ogni cosa ha il suo posto nel mondo, anche le cose peggiori. Tutto ha bisogno di essere corretto, non distrutto.

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Dalla trasmissione di KabTV “Ho ricevuto una chiamata. Quando il Creatore si rivela” 5/4/10

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Tutto arriva solo da Lui

Cosa può far venire voglia di vivere a una persona con tendenze suicide?

Nel maggio 2019, una ragazza di sedici anni in Malesia si è tragicamente tolta la vita dopo aver pubblicato un sondaggio su Instagram in cui chiedeva ai suoi follower di scegliere tra la vita e la morte. La domanda del sondaggio era: “Davvero importante, aiutatemi a scegliere D/L”, dove D stava per morte e L per vita. La polizia ha riferito che al momento della sua morte, il 69% degli intervistati aveva scelto “D” (morte). L’adolescente è stata trovata morta ai piedi di un edificio nella città di Kuching, sull’isola del Borneo. Questo incidente ha suscitato discussioni sulla salute mentale, sul comportamento online e sulle responsabilità delle piattaforme di social media nel proteggere gli utenti vulnerabili.

Questo non è sorprendente. Molte persone sceglierebbero la morte se fosse facile, basterebbe prendere una pillola, addormentarsi ed è tutto. Perché sopportare la sofferenza quando la vita non offre nessun appagamento, nessuna ispirazione, nessuna realizzazione dei sogni? Se non vediamo un senso nella vita, l’esistenza stessa diventa un peso. Inoltre, viviamo con la consapevolezza che alla fine moriremo comunque.

È proprio per questo che la società e lo Stato devono impedire che tali idee prendano piede. La Torah comanda: “Scegli la vita”. Questa scelta, tuttavia, deve essere una scelta a cui ci applichiamo. In altre parole, dobbiamo provare, cercare e sforzarci di scoprire la vera vita. La saggezza della Kabbalah ci offre un percorso di questo tipo, ma dobbiamo arrivare ad esso volontariamente. Attraverso questa saggezza, possiamo trovare la vita eterna e perfetta che esiste oltre i confini della nostra realtà attuale.

Ma perché le persone sono portate a tale disperazione? Perché possano riconoscere che la vita ha davvero un senso, ma non quello che stavano vivendo. La maggior parte delle persone vive un’esistenza non diversa da quella degli animali, dettata dalla sopravvivenza di base e da piaceri fugaci. Però non siamo stati creati apposta per cercare di sopravvivere e divertirci per qualche anno. Siamo stati creati per elevarci a un livello di esistenza completamente diverso.

La vita è davvero degna di essere vissuta. Tuttavia, dobbiamo capire che al di là di questa vita che viviamo attualmente, c’è una vita più elevata nel mondo superiore, al di sopra del nostro desiderio egoistico di godere solo per il proprio tornaconto, e al di là delle lotte transitorie di questo mondo. La vita serve proprio a scoprire la realtà superiore, lo scopo dell’esistenza, e a scegliere la vita nel suo senso più pieno ed eterno.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 4 maggio 2019.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Allegoria del grosso cane e del cucciolo che insegue la propria coda

Un grosso cane vide un cucciolo che si rincorreva la coda e gli chiese: “Perché corri in cerchio?”. Il cucciolo rispose: “Ho studiato filosofia, ho risolto i misteri dell’universo e ho imparato che la cosa migliore per un cane è la felicità. E la mia felicità è nella coda. Quando la prenderò, sarà mia”.

Il cane sorrise e disse: “”Figliolo, anch’io ho pensato ai problemi del mondo e sono arrivato alla stessa conclusione: la felicità è nella coda. Ma poi ho notato che ovunque vada, qualsiasi cosa faccia, la mia coda mi segue”.

Questa allegoria illustra che inseguiamo la felicità, pensando che sia da qualche parte davanti a noi, mentre in realtà è sempre vicina, sempre alle nostre spalle. Non c’è bisogno di correrle dietro.

Questo solleva domande sulla felicità: Che cos’è la felicità? Possiamo riconoscerla? La felicità non è qualcosa da inseguire. Esiste vicino a noi, dentro di noi, dietro di noi, sempre presente.

Tuttavia, viviamo in un mondo che dà valore all’inseguimento di obiettivi materialistici e alla ricerca di progressi nella conoscenza, nella scienza e nella tecnologia. Non dovremmo forse perseguire questa ricerca per progredire in questi campi? Questa ricerca non ci porta forse piacere e felicità?

Non c’è davvero bisogno di correre da nessuna parte. Non abbiamo ancora imparato che la felicità viene dal vivere tranquillamente, dall’essere in pace con la vita stessa. “Vivere tranquillamente” significa vivere senza ambizioni inutili e obiettivi irraggiungibili, vivendo semplicemente la vita così com’è, in pace. La vita stessa ci mostra la strada. Ci insegna a non pretendere troppo da essa. Prendete quello che avete, accontentatevi e date l’esempio agli altri.

Questo è il mio modo di vivere. La felicità non è inseguire, acquisire o raggiungere. Si tratta di imparare a esistere in pace e ad accettare la vita così come viene.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 13 novembre 2023.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Quali sono le sfide più significative che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi cinquant’anni?

Gli scienziati prevedono che nei prossimi 50-100 anni l’umanità affronterà sfide importanti, come:

Modificazione  genetica: Entro il 2050, i progressi nell’ingegneria genetica potrebbero consentire alle persone di migliorare se stesse e i propri figli in modi precedentemente immaginati solo nella fantascienza. (Fonte)

. Invecchiamento della popolazione: Si prevede che il numero di centenari aumenti di oltre 50 volte entro il 2100, passando da 500.000 persone oggi a più di 26 milioni. Questo creerà sfide nella cura degli anziani e potrebbe influenzare le politiche sull’immigrazione. (Fonte) 

. Città che scompaiono: L’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici potrebbe portare alla perdita di parti delle città costiere. Entro il 2050, le coste degli Stati Uniti potrebbero vedere il livello del mare aumentare fino a 30 centimetri (12 pollici). (Fonte)

. Esaurimento delle risorse naturali: Entro il 2050, ci sarà una maggiore pressione sulle risorse naturali a causa della crescita demografica, con una previsione di aumento del 54% della domanda globale di cibo e un incremento del 56% della domanda di energia. (Fonte) 

. Cambiamento climatico: In uno scenario di “business as usual”, la temperatura globale potrebbe aumentare di 3,2°C entro il 2050, portando a un peggioramento dell’inquinamento atmosferico che colpirà 4,9 miliardi di persone in più e a un maggiore stress idrico che influenzerà 2,75 miliardi di persone. (Fonte)

Tuttavia, nulla di tutto ciò accadrà nel modo in cui lo immaginiamo. Il nostro sviluppo attuale ci sta portando direttamente in un vicolo cieco. Potrebbe sembrare che possiamo affrontare questi problemi popolando altri pianeti e trasformando i deserti, tra le altre soluzioni apparenti. Possiamo costruire, distruggere o rivoluzionare il mondo, ma l’ego umano non ci permetterà di farlo in un modo che alla fine  l’umanità sia avvantaggiata.

Invece, il nostro egoismo, il desiderio di star bene a spese degli altri, renderà la vita insostenibile. Porterà a conflitti senza fine, tra membri della famiglia, genitori e figli, vicini, città e nazioni. Non importa dove o su cosa, non riusciremo ad andare d’accordo. Alla fine, diventerà così estremo che correremo per strade deserte solo per comprare del pane, armati e disperati. È a questo che ci porterà l’egoismo.

Nessuna invenzione ci salverà. Useremo ogni scoperta tecnologica per dominare, sfruttare e sottomettere gli altri. Lo vediamo oggi con i nostri progressi tecnologici. Per cosa li usiamo davvero? Per manipolare, trarre profitto e controllare.

Quindi, invece di inseguire sogni vuoti, sarebbe più saggio porsi la vera domanda: Cosa ci impedisce di essere veramente felici?

La felicità non consiste nel colonizzare pianeti senza vita, costruire auto senza conducente o allungare la vita a duecento anni. Settanta o ottanta anni sono sufficienti se vissuti in modo significativo. Non si tratta di quanto a lungo si vive, ma di come si vive. La morte è inevitabile e cercare di allontanarla è una ricerca senza senso.

Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è raggiungere un senso di eternità e di perfezione mentre siamo ancora vivi in questo mondo. Questa è la vera soluzione, non perdersi in distrazioni egoistiche che alla fine porteranno tutto alla rovina.

Possiamo dire che oggi siamo più felici di quanto lo fossero cinquant’anni fa? Non avevano i dispositivi elettronici di cui disponiamo oggi, eppure questo non li rendeva meno felici. Anzi, molti studi dimostrano che oggi le persone sono più depresse, sole, ansiose e stressate, fanno più fatica che mai.

Oggi le persone cercano modi per sfuggire alla realtà, attraverso sostanze, distrazioni o un flusso infinito di intrattenimento. Se una persona vivesse per duecento anni in queste condizioni, cosa farebbe del suo tempo extra? Trascorrerebbe cento di questi anni in un sogno narcotico?

Abbiamo bisogno di creare una buona vita qui e ora e la soluzione è semplice: sviluppare relazioni positive e gentili. Se non riusciremo a stabilire questo aggiornamento delle relazioni umane, andremo dritti verso il disastro.

La gente parla di Armageddon, ma sa almeno cosa significa? Il termine deriva dal nome di una piccola montagna in Israele, Har Megiddo, dove migliaia di anni fa si svolsero delle battaglie. Da allora, il termine è diventato un simbolo della fine del mondo. Tuttavia, non dobbiamo aspettare una tale catastrofe. Possiamo scegliere di non spingerci alla sofferenza estrema. Possiamo rendere la vita pacifica, buona e appagante, non tra cinquant’anni, ma oggi.

Soprattutto, attraverso la saggezza della Kabbalah, possiamo iniziare a percepire il prossimo stadio dell’esistenza, il mondo superiore, la transizione da uno stato all’altro, da un ciclo di vita al successivo. Tutto questo è alla nostra portata. Auguro davvero a tutti di scoprire questo stato eterno di crescita e realizzazione, e di farlo al più presto, risparmiandoci molte sofferenze.

Basato sulla trasmissione “News with Dr. Michael Laitman” dell’emittente KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 26 ottobre 2017.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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