New Life #977 – La lussuria è positiva o negativa?


New Life #977 – La lussuria è positiva o negativa?
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

La lussuria non è né buona né cattiva. La questione è piuttosto: come la usiamo noi? Quando usiamo la lussuria o il nostro desiderio di ricevere a beneficio degli altri, va bene. Quando la usiamo a scapito degli altri, non va bene. Dobbiamo fare attenzione ad usare l’invidia nella maniera corretta quando consideriamo i desideri degli altri come nostri. Successivamente verremo elevati al mondo spirituale illimitato dell’amore eterno, della pura dazione e del godimento perfetto.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life #977 – La lussuria è positiva o negativa”, 11/03/2018

Esistono amuleti kabbalistici?

Domanda: Esistono gli amuleti kabbalistici? I braccialetti rossi sono di qualche aiuto?

Risposta: Niente di tutto ciò aiuta! Assolutamente niente! Credimi. Prova a legarti un braccialetto rosso al polso e ad avvolgerti in degli stracci rossi. Niente ti aiuterà!

Domanda: Può aiutare psicologicamente?

Risposta: Qualsiasi cosa può aiutare psicologicamente. Puoi farti una toga e indossarla come nell’antica Roma. Ma dopo questo?

La psicologia spirituale arriva solo dall’influenza reciproca all’interno di un gruppo. Sebbene gli amici esistano esclusivamente nel mondo corporeo e ognuno è un egoista, loro possono influenzarsi a vicenda.

Domanda: Hai mai sentito menzionare nelle fonti i braccialetti rossi?

Risposta: No. Anche se fossero menzionati da qualche parte, assolutamente non significherebbe che si tratta di alcuna manifestazione corporea. Né Baal HaSulamRabash hanno scritto nulla a riguardo.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 19/11/2017

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New Life #976 – Possiamo controllare i nostri istinti?

Nuova Vita #976 – Possiamo controllare i nostri istinti?
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

Come gli animali, anche noi ci sentiamo costretti ad agire in base ai nostri istinti. I nostri impulsi operano in due direzioni: amiamo ciò che ci fa qualcosa di buono e odiamo ciò che ci fa qualcosa che sentiamo come male. Il controllo sui nostri impulsi diventa possibile se siamo consapevoli di quali istinti sono suscettibili a risvegliarsi in noi: se prepariamo un sistema per affrontarli, se acquisiamo un atteggiamento negativo nei loro confronti e se aderiamo ad un obiettivo più grande. La saggezza della Kabbalah ci insegna come acquisire un’emozione e un intelletto superiori, spirituali, che ci domineranno al posto degli impulsi, secondo il principio “L’abitudine diventa la seconda natura”.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life #976 – Possiamo controllare i nostri istinti?” 11/03/2018

La saggezza della Kabbalah può salvare le persone dalla depressione?

Domanda: Il potere della Luce che è insita nella saggezza della Kabbalah può salvarmi dalla depressione?

Risposta: Se la tua depressione ha una causa fisiologica, dovuta ad una mancanza di sostanze chimiche nel cervello, allora hai bisogno di aggiungere queste sostanze chimiche. Oggi questo è un fenomeno molto diffuso.

Ma se la depressione deriva da uno squilibrio interiore, allora sono sicuro che verrà riempito dalla saggezza della Kabbalah. Una persona si muove verso un nuovo sistema di equilibrio. Comincia a bilanciare i sistemi positivo e negativo.

Ha bisogno di un proprio equilibrio che la supporti e di un insegnante che le spieghi come è possibile raggiungere il proprio mix tra caratteristiche positive e negative. Sta a lei ascoltare l’insegnante e provare ad implementare le sue raccomandazioni.

Il metodo della Kabbalah eleva una persona al di sopra di tutti i problemi. Ma la saggezza della Kabbalah mette in evidenza che i problemi esisteranno comunque, e problemi nuovi cominceranno ad apparire così che la persona potrà bilanciarli attraverso la giusta linea.

Domanda: Ne consegue che questo problema è fondamentalmente psicologico?

Risposta: Tutti i problemi sono psicologici. Se una persona riceve costantemente per se stessa, allora, di principio, è limitata e non può provare piacere.

Domanda: La saggezza della Kabbalah offre una nuova forma di piacere, che è quello di dare. Se io costantemente penso agli altri e dono, sarò felice allora?

Risposta: Lo stato di piacere che deriva dal donare deve essere ancora raggiunto. Ma se tu hai questa grande opportunità allora la tua felicità sarà veramente illimitata, puoi donare tanto quanto vuoi e allo stesso tempo provare piacere. In questo caso, la percezione della felicità stessa è corretta, perché tutto avviene come una madre che vuole dare tutto al suo bambino.

Se la persona è nel gruppo giusto, allora attraverso il dare reciproco gli uni verso gli altri, non solo tutti cominceranno a sentire la felicità e l’ascesa spirituale, ma scopriranno che il Creatore è fra loro.

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Dalla Lezione di Kabbalah in lingua russa del 17/12/2017

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New Life #969 – Cos’è la saggezza della Kabbalah?


New Life #969 – Cos’è la saggezza della Kabbalah?
Il Dott.Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

Contrariamente alle dicerie, la saggezza della Kabbalah non ha assolutamente nulla di magico. Piuttosto, è basata sul potere dell’amore. I libri kabbalistici sono scritti in un linguaggio codificato, detto linguaggio dei rami, che spiega come costruire il desiderio di dare tra le persone. Pulsa-denura è un concetto spirituale. È la Luce superiore che la persona invoca su di sé allo scopo di distruggere la propria natura egoistica. Ai giorni nostri, i grandi kabbalisti raccomandano a tutti di impegnarsi nella saggezza della Kabbalah perché senza di essa non sopravvivremo.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life #969 – Cos’è la saggezza della Kabbalah?”, 25/02/2018

La felicità per un kabbalista

Domanda: Cos’è la felicità per un kabbalista?

Risposta: La felicità per un kabbalista è l’opportunità di riempire gli altri e, attraverso di loro, il Creatore. Tuttavia, io da solo non posso dare al Creatore o ricevere da Lui, ma solo attraverso un intermediario, che è il gruppo, e ancora meglio, l’intera umanità.

Domanda: Qual è la più grande gioia di un kabbalista?

Risposta: La più grande gioia arriva ad un kabbalista dall’azione con cui egli può donare al Creatore attraverso il gruppo, e scoprire il Creatore in esso: vedendo come l’uno entra nell’altro, come il gruppo diventa un cuscinetto tra lui e il Creatore, e come tutti insieme, loro tre, si incontrano in questo gruppo, in questa massa.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 31/12/2017

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Il mondo intero è l’Egitto

Tutto il nostro mondo, tutta la nostra vita, è l’Egitto, il luogo dell’esilio. Siamo nati qui e cresciuti sentendo noi stessi in una realtà sbagliata, molto lontana dal potere della dazione, dell’amore, dell’auto-sacrificarsi, dell’unione, cioè dalle proprietà del Creatore.

Lo studio della saggezza della Kabbalah ha lo scopo di darci una visione sempre più corretta del mondo in modo che possiamo vedere che c’è una sola persona al mondo.

Ognuno deve vedere se stesso come questa unica persona. Se ognuno incorpora tutta l’umanità in se stesso, grazie all’unione e all’amore e alle varie correzioni che deve eseguire, vedrà davvero solo una persona esistente nel mondo.

Nel frattempo, scopriamo una moltitudine di forze nel mondo che si contraddicono e si oppongono l’una all’altra. Abbiamo bisogno di associarle tutte ad una fonte, ad un desiderio, ad una forza accanto alla quale non c’è nulla. In questo modo, arriveremo gradualmente alla conclusione che solo l’auto-annullamento è l’unica azione che noi dobbiamo fare in ogni momento, abolendo tutte le forze che provengono da me, dagli altri, da chiunque altro, in modo che rimanga solo una sola forza superiore che domina completamente su tutto.

Questo è lo stato che ci pone di fronte al Creatore, al Suo fianco, per aderire a Lui e per essere inclusi in Lui.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 27/03/2018, “Gli scritti di Rabash

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“La vera forza di Israele è l’unione: un dono per l’umanità”

The Times of Israel ha pubblicato il mio nuovo articolo: “La vera forza di Israele è l’unione: un dono per l’umanità

La tensione al confine fra Israele e Gaza, verificatasi durante la Pasqua di quest’anno, è un promemoria chiaro che i nemici di Israele non hanno cambiato programma. Ciò vale sia per i diretti nemici, confinanti, che per i nemici in tutto il mondo, che subito hanno colto l’occasione di diffondere ancora una volta sui media le loro critiche a Israele etichettandola come “inumana” e “oppressiva.” Possiamo aspettarci che si organizzi una maggiore ostilità contro Israele se il popolo di Israele dovesse continuare a contrastare l’unificazione.

Lo stato di Israele è un riflesso del popolo ebraico che vi risiede. Il problema è che attualmente lo stato di Israele non esiste nel senso di popolo ebraico unificato (la parola ebraica per “ebreo” [Yehudi] deriva dalla parola “unito” [yihudi] [Yaarot Devash, Parte 2, Drush n. 2]). Ma in realtà esiste solo un insieme di gruppi separati. Le guerre e le tensioni con i paesi vicini uniscono temporaneamente gli abitanti di Israele contro un nemico comune esterno; ma appena inizia un periodo di pace, le fazioni di Israele cominciano una lotta continua l’una contro l’altra: sinistra contro destra, religiosi contro laici, ashkenaziti contro sefarditi, solo per citarne alcune.

I valori ebraici riguardano l’amore e la connessione

Per costruire un vero stato di Israele, prima dobbiamo ripristinare i valori che ci hanno caratterizzato in origine come popolo ebraico. Questi sono valori stabiliti all’inizio da Abrahamo e dal suo gruppo, 3.800 anni fa, ragion per cui egli è considerato il padre della nazione. Ha posto le fondamenta dell’unione e della connessione in cui “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Levitico 19:18) e “L’ amore copre tutti i crimini” (Proverbi 10:12) erano i principi cardine perché i suoi seguaci vivessero armoniosamente, sotto un’unica tenda, in una sola connessione.

Non dobbiamo raggiungere immediatamente questo stato euforico di amore e connessione. Se potessimo semplicemente accettare la volontà di iniziare a mirare ad una trasformazione, potremmo, in seguito, cominciare ad organizzarci come una vera società ebraica.

Quando Abrahamo compose il suo gruppo nell’antica Babilonia, non si trattava di un gruppo di persone unite da legami di parentela, ma di gente che si riuniva seguendo un certo ideale e che sentiva che l’amore per il prossimo era il valore fondamentale a cui dedicare la vita. Se l’intenzione di una persona è quella di raggiungere l’unione e la connessione con gli altri, può seguire il percorso mostrato da Abrahamo ed entrare nella tenda della pace e dell’armonia.

Per Israele è giunto il momento di mostrare i suoi veri colori

Se ci riuniamo così sotto una comune bandiera che ci unisce verso un comune obiettivo di amore e connessione, allora possiamo prepararci ad affrontare tutti i problemi attuali e futuri, impegnarci nella costruzione reciproca creando non solo un autentico popolo ebraico, ma anche uno stato ben consolidato.

Lo stato di Israele sarà fondato su leggi che servono a rafforzare i legami d’amore tra i suoi abitanti, leggi di connessione estese a persone, gruppi, fazioni, età e generi, che mirino ad unire chiunque, senza eccezione, in una sola società cooperativa. Lo stato ebraico è quello che si occupa dell’unione al di sopra di qualsiasi altra cosa, pur consentendo la piena espressione dell’unicità di ciascun individuo.

Una nazione legata alla forza più elevata di amore e connessione

Impegnandoci in questa impresa comune di costruire una nuova società positiva, basata sull’amore e sulla connessione, saremo in grado di fare passi da gigante verso la realizzazione del nostro destino, bramato dai nostri antenati, di diventare lo stato di Israele nella massima espressione della parola: “Israel” dalle parole “Yashar Kel” (“dritto a Dio”), una nazione legata dalla forza più elevata di amore e connessione. Realizzando tale visione, serviremo da modello di società perfetta con individui felici e di successo che condividono i più importanti valori della vita di amore e connessione. Come risultato, il mondo assorbirà l’atmosfera che diffonderemo e scompariranno le critiche verso Israele.

Quelli che oggi protestano, boicottano, calunniano e odiano Israele saranno i primi a sentire la trasformazione positiva di Israele. Essi sono il promemoria costante che sottolinea la divisione del popolo di Israele. L’odio verso Israele e il popolo ebraico evidenzia solo la mancanza di amore dello stesso popolo ebraico.

A metà del secolo scorso la maggior parte delle nazioni erano favorevoli alla creazione dello stato di Israele. Rappresentava l’opportunità di far emergere una nuova società di amore e unione. Tuttavia, l’opportunità data al popolo ebraico nello stato di Israele, durante gli ultimi 70 anni, di costruire una tale società, sta rapidamente volgendo al termine. Di conseguenza, la visione del mondo su Israele e sul popolo ebraico ha preso la direzione sbagliata. Quando non riusciamo a portare a termine la nostra missione il mondo ci scredita. Gradualmente verremo eliminati dalla scena, scomparendo come ogni altra potenza mondiale che abbia governato in determinati periodi storici. Comunque, dato che la felicità e il benessere degli altri popoli dipendono dal fatto che Israele adempia al proprio compito, allora, Israele sarà obbligata a farlo e ad unirsi, a differenza di altre nazioni che sono sorte e poi cadute (Germania, Russia, Antica Grecia e Roma).

Una missione per unire il mondo

Quei brevi momenti in cui il mondo ci spinge ad unirci sono un esempio di come dovremmo trattarci reciprocamente ogni giorno. Tuttavia, in una tale connessione non esiste una forza unificante duratura poiché è basata su cause esterne. Al fine di creare una società unificata in modo positivo, dobbiamo creare un incentivo a connetterci per un obiettivo elevato. Anche se sulla terra rimanessero solo una manciata di ebrei, sarebbero costretti a farlo, perché il mondo non si arrenderà. La nostra missione è unirci e, così facendo, consentire che la diffusione di quella coscienza accresciuta e unificata si sparga in tutta l’umanità. Se lavoriamo alla nostra connessione, allora potremo attrarre quella forza positiva e unificante che risiede nella natura e che deve entrare nelle nostre connessioni, permettendo così che questa forza si diffonda, creando una nuova base per una società di dazione, connessione e amore.

Le generazioni passate hanno desistito perché mancavano loro i mezzi

Questa è anche la società che sognavano i padri fondatori del Sionismo, incluso David Ben-Gurion. Tuttavia, ad un certo punto, essi rinunciarono, perché non avevano i mezzi con cui realizzare la loro visione di una società positivamente connessa. Però, oggi, questi mezzi sono disponibili e diventano ancora più necessari per superare l’aumento della divisione sociale e realizzare quella direzione completamente nuova, positiva, armoniosa che la società può prendere.

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Il periodo di occultamento nella storia della Kabbalah

Domanda: Se la Kabbalah è il metodo per scoprire il Creatore, perché è rimasta nascosta per duemila anni, impedendo alle persone di usarla?

Risposta: Si è trattato di un periodo latente nella storia della Kabbalah, come nel Medioevo.

A noi sembra che non sia successo nulla durante il Medioevo. Lo sviluppo in Europa sembrava congelarsi, ma non era così. Gli esperti ti diranno che è stato un periodo di rapido sviluppo, ma è stato interno, nascosto. Ha preparato l’Europa per tutti i successivi progressi. Senza questa preparazione, non ci sarebbe stata alcuna rivoluzione culturale o industriale. Niente Rinascimento, nulla di nulla.

Domanda: Se il nostro sviluppo non fosse stato tecnologico, quale poteva essere?

Risposta: Il nostro sviluppo doveva essere tecnologico perché era il risultato del nostro sviluppo egoistico.

Oggi, questo periodo sta volgendo al termine. Il prossimo stadio sarà lo sviluppo spirituale. Ci stiamo gradualmente entrando ora. Il riconoscimento del male del nostro attuale sviluppo ci porterà ad esso.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 23/07/2017

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“La privacy nella nuova era digitale: cosa abbiamo da nascondere?”

I Media hanno pubblicato il mio nuovo articolo: La privacy nella nuova era digitale: cosa abbiamo da nascondere?

“Signor Zuckerberg”, ha chiesto il senatore Dick Durbin riguardo alla percezione della privacy da parte del CEO di Facebook, “Sarebbe a suo agio nel condividere con noi il nome dell’hotel nel quale ha dormito ieri notte?”

“Mm…” Zuckerberg ha esitato qualche istante a rispondere mentre era inquadrato da dozzine di telecamere. “No”, disse il giovane uomo vestito in giacca e cravatta. La folla ha ridacchiato goffamente mentre rispondeva alla sorprendente domanda.

Durbin ha continuato a chiedere: “Se ha inviato messaggi a qualcuno questa settimana, vuole condividere con noi i nomi delle persone con cui hai parlato?”

“Senatore, no, probabilmente non sceglierei di farlo pubblicamente qui”, disse Zuckerberg, più appassionatamente di prima. Ma il senatore Durbin, come molti dei suoi colleghi, non è sembrato soddisfatto; anche quando la faccia da ragazzino di Zuckerberg si è voltata a guardarli con espressione umiliata.

Per oltre sei ore, Mark Zuckerberg, il fondatore e CEO di Facebook, ha testimoniato davanti al Senato a Washington. Zuckerberg ha dovuto spiegare come le informazioni private di 87 milioni di utenti abbiano raggiunto le mani di Cambridge Analytica, una società di data mining.

In effetti, ciò che veniva analizzato in quel momento non era Facebook, né il suo CEO, ma in realtà il diritto alla privacy. In un mondo tecnologico avanzato, con uno spazio virtuale aperto e sempre più interconnesso, c’è spazio per la privacy nelle nostre vite?

La mia risposta è: quasi nessuna. Gli utenti di Internet potrebbero lottare per questo, ma la tendenza futura mostra che non ci sarà molto da nascondere.

Le leggi devono infatti essere legiferate per limitare la capacità dei grandi monopoli di scambiare le nostre informazioni e calpestare i nostri diritti. Questa, tuttavia, non è la questione principale. La società umana sta marciando verso una nuova era in cui tutti sapremo tutto di tutti, dalle informazioni più elementari che qualunque fanatico del computer può facilmente rintracciare, alle azioni apparentemente più imbarazzanti che cerchiamo di nascondere agli occhi dei nostri vicini e colleghi.

Stiamo per sperimentare una profonda trasformazione di ciò di cui ci vergogniamo, una nuova era in cui tutto viene svelato. Presto diverrà chiaro che siamo tutti fatti dello stesso materiale.

Superare la facciata della rettitudine per vederci come siamo

Una breve occhiata ai leader del nostro mondo di oggi e alla loro immagine pubblica rivela la nuda verità: il presidente Clinton aveva rapporti sessuali extraconiugali, il presidente Trump si trova ora di fronte alle accuse di aver tradito sua moglie con una pornostar, l’ex primo ministro d’Italia, Silvio Berlusconi si vantava dei suoi orgiastici party “bunga bunga”, abbondano le storie dei festini dell’ex dittatore libico Gheddafi, così come una miriade di altre voci di diverse personalità pubbliche.

Ufficiali e personalità pubbliche non sono diversi dagli altri. Il loro ruolo ufficiale non li rende immuni dalle pulsioni e dagli impulsi naturali insiti in ogni uomo e donna del mondo. Ogni uomo, dal meno importante al più importante, dal lavoratore al leader, dall’anziano al giovane, è spinto dal desiderio di godersi cibo, sesso e famiglia. Per quanto riguarda questi desideri, non siamo diversi da qualsiasi altro animale, pertanto, non c’è motivo di restare perplessi riguardo alle informazioni rivelate su di noi nei social media, in quanto non rivelano nulla di nuovo sulla nostra vera natura.

Se qualcuno ha un problema con la tua natura, con le tue preferenze e inclinazioni, le tue passioni e comportamenti, il tuo carattere e i tuoi pensieri, allora puoi rispondere con una frase dei saggi ebrei: “Vai dall’artigiano che mi ha fatto e digli: “Quanto è brutto il vaso che hai creato” (Talmud, Taanit 20a-b).

La privacy diventerà una cosa del passato quando realizzeremo che siamo tutti fatti dello stesso materiale, ognuno con una diversa sfumatura e colore di desiderio. Quando ciò accadrà, allora potremo approfondire ciò che ci rende umani.

Quindi cosa ci rende umani?

Noi siamo composti da due livelli: il livello fisico-corporale e il livello umano-spirituale. Al primo livello ogni persona ha bisogno di soddisfare i propri desideri corporei. Questo va bene a condizione che nel processo nessuno venga danneggiato. Al secondo livello c’è la nostra essenza interiore, che è ciò di cui abbiamo bisogno per una vera, sentita connessione con gli altri.

Questo secondo livello ci viene nascosto. È il livello profondo delle relazioni con gli altri, un livello spirituale che non viene sperimentato nei nostri legami corporei di primo livello. Si chiama “l’umano” in noi, come lo chiamano i kabbalisti, e per coglierlo ulteriormente è necessario evolvere coscientemente.

Il secondo livello è intangibile e non possiamo sentirlo poiché ci viene nascosto. Noi identifichiamo erroneamente il nostro sé spirituale “umano” con il nostro corpo fisico umano. Di conseguenza creiamo norme sociali e valori morali che limitano l’uso del corpo umano, ossia l’adempimento dei desideri al primo livello.

Proprio questo è il punto in cui i media entrano per approfittare del modo con cui ci limitiamo. I media prosperano nel celebrare la nostra mancanza di connessione con la nostra essenza interiore. Per continuare a fare soldi, i media ci fuorviano giorno e notte, producendo spettacoli stravaganti provenienti dai nostri impulsi naturali. I media drammatizzano i comportamenti e le azioni che derivano dalle nostre pulsioni di base istintive invece di ricordarci che è la nostra vera natura, e la loro. E così siamo gradualmente sottoposti al lavaggio del cervello da un sistema di valori falsi, che lodano o rimproverano gli altri per le pulsioni naturali con cui sono nati.

La versione corretta dei media si impegnerebbe a creare connessioni umane positive, “collegare le persone, costruire comunità e avvicinare il mondo”, proprio come ha testimoniato Zuckerberg davanti al Congresso degli Stati Uniti e davanti al mondo. I media devono aiutarci ad elevarci al secondo livello nascosto; creare un nuovo insieme di valori basati non sui nostri corpi e impulsi naturali, ma su un insieme di valori volti a raggiungere la nostra essenza, a rafforzare il nostro contributo alla società e ad incoraggiare buone relazioni.

Gli umani sono cablati per la connessione

La vittoria del pubblico nella lotta per la privacy sarà possibile quando inizieremo a sviluppare il nostro “livello umano” interiore e ci connetteremo agli altri in modo significativo e positivo. Scopriremo le relazioni reciproche attraverso la forza nascosta della natura, una forza che ci lega a tutti i livelli e che ci pressa sempre di più al fine di svegliarci e affrontare la nostra connessione reciproca. Raggiungendo una tale sensazione della forza superiore della natura, alzeremo la cortina di nebbia che copre ciò che riteniamo privato e vergognoso, e questo “mistero” che circonda il mondo virtuale sparirà.

I media, con Facebook come uno dei suoi attuali protagonisti, hanno la capacità di creare tendenze positive che ispireranno ed eleveranno l’umanità a una maggiore connessione, poiché hanno il potere di impostare il tono sociale e creare una nuova cultura, di affinare la percezione sociale della realtà in una sana percezione della natura umana e di aiutare ogni persona ad adottare nuove comprensioni sulle propri pulsioni fisiche e spirituali.

Quando contenuti di tal significato scorreranno nelle vene dei social network, nessuno si vergognerà o temerà più nulla. Più ci identificheremo con il nostro livello spirituale che è disconnesso da qualsiasi necessità fisica, più saremo in grado di essere calmi per quanto riguarda incidenze come la perdita di privacy di decine di milioni di utenti. Sapremo come mettere nella giusta prospettiva, fisica e spirituale il nostro sé. In un clima sociale di questo tipo, l’unica vergogna che affliggerà l’uomo sarà quando osserverà attentamente se stesso e si chiederà: “Ho investito abbastanza nella creazione di relazioni positive? Ho contribuito a una connessione positiva nella società? Sono stato attento agli altri, come dovrebbe essere un “essere umano”?