New Life n.26 – Costruire una relazione di coppia indipendentemente dal carattere delle persone


New Life n.26 – Costruire una relazione di coppia indipendentemente dal carattere delle persone
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

Le relazioni sincere possono trasformare il mondo in un luogo glorioso. In che modo l’individuo e la società possono essere educati con un approccio positivo e amorevole e quale sarà il beneficio di tutto questo? Come può una donna emergere dalla sensazione di solitudine che aumenta dopo la nascita dei figli? Come si risveglierà il calore e l’amore tra lei e suo marito?

Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.26– Costruire una relazione di coppia indipendentemente dal carattere delle persone”, 28/06/2012

Le canaglie interiori

Domanda da Facebook: Da dove ti è venuta l’idea che una persona veda nelle altre persone solo i propri difetti? Anche negli assassini?

Risposta: Sì. In tutti e in tutto vediamo noi stessi, il nostro riflesso. Perché? Perché percepiamo tutto nello specchio del nostro egoismo. Ecco come è strutturata la nostra percezione: non possiamo vedere ciò che non è in noi. L’immagine del mondo è disegnata dentro di noi.

Di fatto, davanti a me c’è la Luce bianca, la perfetta proprietà della dazione e dell’amore. E su questo sfondo, “disegno” le mie proprietà. Quindi, qualunque cosa venga proiettata sullo schermo della mia coscienza, tutto viene da dentro. Il male esteriore che vedo è la mia natura non corretta.

E alla fine, avendo corretto tutti i difetti in me stesso, rivelerò quella stessa Luce bianca, l’amore originale. In questo modo, il Creatore ci conduce a Sé, attraverso una graduale realizzazione della natura illusoria del mondo esterno come ci appare oggi. Questa è la psicologia kabbalistica.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le Notizie con Michael Laitman”, 13/02/2018

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New Life n.25 – I principi per costruire buone relazioni


New Life n.25 – I principi per costruire buone relazioni
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi, Nitzah Mazoz e Orit Dolev

Riepilogo

La felicità dipende dalle buone relazioni con gli altri. Ma come ci connettiamo correttamente con il partner, i vicini e i colleghi? Dobbiamo imparare come attuare il principio di “L’amore copre tutte le trasgressioni” facendo concessioni, sorridendo, studiando la saggezza della Kabbalah, dando l’esempio personale e scegliendo un buon ambiente in cui crescere. Una relazione perfetta richiede sensibilità, elasticità e movimento reciproco costante, come una danza piacevole.

Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.25 – I principi per costruire buone relazioni,” 27/06/2012

Le buone intenzioni definiscono tutto

A cosa assomiglia? È come la storia dell’uomo ricco che aveva un vecchio padre che non desiderava mantenere. Fu processato e il verdetto fu che avrebbe dovuto mantenerlo almeno con lo stesso rispetto con cui manteneva i suoi parenti, o avrebbe dovuto affrontare una dura punizione.

Naturalmente, lo portò a casa sua e dovette mantenerlo generosamente, ma il suo cuore era afflitto. Il vecchio gli disse: “Dato che mi stai già dando ogni delizia che hai sul tuo tavolo, cos’hai da perdere se aggiungi una buona intenzione, ragionevole agli occhi di ogni persona di buon senso, e ti rallegri per l’opportunità di onorare tuo padre, che ha speso tutte le sue energie per te e ti ha reso un uomo rispettabile? Perché sei così ostinato ad affliggerti? Puoi liberarti da questo, anche solo un poco?”

Così è. Alla fine della giornata, doniamo alla società e solo la società guadagna dalle nostre vite, poiché ogni persona, grande o piccola, aggiunge e arricchisce il tesoro della società. Ma l’individuo, quando soppesa la sofferenza e il dolore che riceve, è in grande deficit. Quindi, dai al prossimo, ma con dolore e con una grande e amara sofferenza. Allora perché dispiacersi per le buone intenzioni? (Baal HaSulam. Gli scritti dell’ultima generazione).

La parabola parla del fatto che dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento nei confronti di tutte le persone nel mondo; dal disprezzo, dall’odio, dalla distanza e dal rifiuto dobbiamo passare all’amore. Prendersi cura del padre, nella parabola, significa che bisogna avere una cura per il mondo intero pari a quella che abbiamo per le persone più vicine.

Tutti sono a conoscenza del fatto che la Torah comanda “Ama il prossimo tuo come te stesso”, ma fino ad oggi nessuno si è mostrato ansioso di adempiere a questo singolo comandamento, sia nella religione che nella cultura. Tutti pronunciano con fervore parole d’amore e poi infilano un coltello nella schiena del loro vicino. Quindi, una persona non ha vicini. L’unica persona vicina è se stessa.

Domanda: Nella parabola, il padre dice: “Puoi rallegrarti del fatto che hai l’opportunità di mostrare rispetto per tuo padre”. Com’è possibile passare alla gioia improvvisa?

Risposta: Dobbiamo capire la profondità di questa storia. Una persona fa un calcolo: se posso mostrare rispetto a mio padre per acquisire il diritto di entrare nel Giardino dell’Eden (paradiso), allora dovrei farlo e quindi per il tempo in cui mio padre vivrà … gli mostrerò formalmente rispetto, ma non posso cambiare il mio cuore.

O forse posso? Se ogni giorno comincio ad immaginare il paradiso che mi si prepara nell’altro mondo, allora, naturalmente, avrò alcuni sentimenti per il Creatore poiché sto guadagnando questo paradiso con il Suo aiuto.

Ma in ogni caso, questo è un affare molto complicato, anche in senso egoistico, perché il paradiso mi aspetta nel mondo futuro, ma devo fare uno sforzo, devo sacrificarmi in questo mondo. Solo alcuni sono in grado di farlo. Dove sono queste persone che farebbero del bene agli altri per entrare nel paradiso? Mi piacerebbe vederle, essere fra loro e far guadagnare loro il paradiso con il mio aiuto.

Una persona è fatta in modo tale che nessun trucco o persuasione può influenzare il suo egoismo. È molto difficile per lei cambiare il proprio atteggiamento anche nei confronti dei propri genitori, parenti e amici, figuriamoci nei confronti della società, che è formata da persone diverse, che si contrappongono a noi, compresi i propri nemici. Il cambiamento dell’atteggiamento si realizza solo con l’aiuto della scienza della Kabbalah.

Baal HaSulam ha scritto: “Quindi, che differenza fa se hai una buona intenzione?” Quando una persona si pone questa domanda e inizia a capire cosa significhi cambiare atteggiamento, si accorge che non è facile, perché le azioni non hanno valore, ma l’intenzione definisce tutto.

La giusta intenzione è la transizione dal nostro mondo al mondo spirituale; questa è la rivelazione del mondo superiore.

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Dalla trasmissione di KabTV “L’ultima generazione”, 9/10/2017

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New Life n.24 – Costruire una relazione


New Life n.24 – Costruire una relazione
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi, Nitzah Mazoz e Orit Dolev, psicologo e terapeuta di coppia

Riepilogo

Qual è la fonte delle difficoltà di due partner che si impegnano in una relazione?

Il matrimonio per alcuni uomini implica un senso di perdita della libertà per sempre. In un certo senso, un uomo rimane come un bambino; quindi, la donna dovrebbe dare al marito la sensazione che, nonostante il matrimonio, lui rimarrà libero.

All’interno di ogni donna esiste una sensazione naturale con la quale lei sente che un particolare uomo è adatto a lei in tutte le aree; ma nella società moderna questa sensazione è offuscata a causa di influenze artificiali e confuse. Il vivere a contatto con la natura per un periodo prolungato assieme alla corretta educazione può rinnovare questa sensazione dentro di lei, aiutandola a trovare il partner adatto a lei e a stimolare il giusto atteggiamento in lui.

Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.24 – Costruire una relazione”, 27/06/2012

Dal Jewish Boston: “La Pasqua: una storia di ebrei che volevano essere egiziani”


Il Jewish Boston ha pubblicato il mio nuovo articolo “La Pasqua: una storia di ebrei che volevano essere egiziani

Per la maggior parte di noi la storia dell’esodo dall’Egitto non è altro che una favola. E’ una storia affascinante, senza dubbio, ma è rilevante ai nostri giorni? Presentata davanti ai piatti che ci vengono serviti a tavola, si tratta di un ingiusto accostamento con l’Haggadah. Ma se sapessimo cosa significa veramente la Pasqua per tutti noi, ci “berremmo” la storia invece di aspettare che questa lasci il posto all’evento principale: il cibo.

Dietro alla storia della lotta fatta da una nazione per essere libera, c’è la descrizione di un processo che noi ebrei abbiamo attraversato e che stiamo tutt’oggi attraversando. A buona ragione la Torah ci ordina di vedere noi stessi ogni giorno come se fossimo appena usciti dall’Egitto. Le sofferenze dei nostri antenati dovrebbero essere sia avvertimenti che indicazioni, che ci dicono quale strada percorrere in un mondo pieno di incertezza e trepidazione.

Il periodo di maggior prosperità di Israele in Egitto

Quando i fratelli di Giuseppe entrarono in Egitto, avevano tutto. Giuseppe l’ebreo era di fatto il governante d’Egitto. Con la benedizione del Faraone egli decideva tutto ciò che sarebbe avvenuto in Egitto, come il Faraone disse a Giuseppe: “Sovrintenderai alla mia casa e tutto il popolo obbedirà ai tuoi ordini… Guarda, io ti costituisco capo di tutto l’Egitto… Io sono il Faraone ma senza il tuo permesso nessuno deve alzare la mano o il piede in tutto l’Egitto” (Genesi 41:40-44).

Grazie alla saggezza di Giuseppe, l’Egitto non solo divenne una superpotenza ma rese schiave le nazioni confinanti e prese il denaro dei loro popoli, la terra e le greggi (Genesi 47:14-19). Ed i principali beneficiari del successo d’Egitto furono la famiglia di Giuseppe, gli ebrei. Il Faraone disse a Giuseppe: “La terra d’Egitto è a tua disposizione; nel miglior sito del paese colloca tuo padre ed i tuoi fratelli, lascia che essi vivano nel paese di Goshen (la parte d’Egitto più ricca e lussureggiante) e se conosci che vi siano tra essi uomini di valore, mettili a capo delle mie greggi” (Genesi 47:6).

Vi è un buon motivo per cui Giuseppe divenne così di successo. Tre generazioni prima il suo avo, Abrahamo, trovò un metodo per curare tutti i problemi della vita. Il Midrash Rabbah ci dice che quando Abrahamo vide i suoi concittadini ad Ur dei Caldei che combattevano fra loro, lui ne fu profondamente turbato. Dopo una lunga riflessione egli capì che essi stavano diventando sempre più egoisti e non riuscivano più ad andare d’accordo. L’odio tra loro era la causa delle loro liti e lotte, a volte mortali. Abrahamo capì che l’ego non poteva essere cancellato ma poteva essere coperto con l’amore, focalizzandosi sulla connessione piuttosto che sulla separazione. Per questo Abrahamo è ritenuto il simbolo della gentilezza, dell’ospitalità e della misericordia.

Nonostante Nimrod, re di Babilonia, espulse Abrahamo dalla Babilonia, la Mishneh Torah del Maimonide (Capitolo 1) e molti altri libri, raccontano come egli vagò verso la terra di Israele e raccolse decine di migliaia di seguaci che capirono che l’unione al di sopra dell’odio è la chiave per una vita di successo. Quando arrivarono nella terra di Israele, egli era un uomo ricco e prospero, o come lo descrive la Torah, “Ed Abrahamo era molto ricco in bestiame, argento ed oro” (Genesi 13:2).

Abrahamo tramandò la sua saggezza a tutti i suoi discepoli e discendenti. Secondo il Maimonide “Abrahamo instillò la sua dottrina (dell’unione al di sopra dell’odio) nei loro cuori, scrisse libri sull’argomento ed insegnò a suo figlio, Isacco. Isacco insegnò a Giacobbe e lo nominò insegnante, affinché insegnasse… e Giacobbe il nostro Padre insegnò a tutti i suoi figli” (Mishneh Torah, Capitolo 1). Giuseppe, dalla parola ebraica osef (riunire/raggruppare) fu il principale discepolo di Giacobbe e si impegnò per mettere in pratica gli insegnamenti di suo padre. In Egitto il sogno di Giuseppe di unire tutti i fratelli sotto di sé divenne realtà e tutti ne beneficiarono. Questo fu il periodo di maggiore prosperità della permanenza degli ebrei in Egitto.

Come le circostanze ci sono diventate avverse

Tutto cambiò quando Giuseppe morì. Come avviene ogni volta nel corso della storia, quando gli ebrei hanno successo, il loro ego li vince e loro desiderano abbandonare la via dell’unione e diventare come le popolazioni locali. Questo abbandono è sempre l’inizio di una svolta verso il peggio, finché una tragedia o una prova ci obbligano a riunirci di nuovo. L’Egitto non fece eccezione. Nel Midrash Rabbah (Esodo, 1:8) è scritto che “Quando Giuseppe morì essi dissero ‘Permettici di essere come gli egiziani’. Poiché dissero questo, il Creatore trasformò l’amore che gli Egiziani provavano per loro in odio, come fu detto (Salmo 105) ‘Egli cambiò il loro cuore affinché odiassero il Suo popolo, affinché abusassero dei Suoi servitori’ “.

Nel Libro della Consapevolezza (Capitolo 22) è scritto anche più esplicitamente che se gli ebrei non avessero abbandonato il loro percorso d’unione, non avrebbero sofferto. Il libro inizia citando il Midrash che ho appena menzionato ma poi aggiunge “Il Faraone guardò i figli d’Israele dopo Giuseppe ma non riconobbe Giuseppe in essi”, cioè la qualità di radunare, la tendenza ad unire.

E poiché “Furono fatti nuovi volti, il Faraone proclamò nuovi editti su di essi. Vedi, figlio mio,” il libro conclude, “tutti i pericoli e tutti i miracoli e le tragedie provengono da te, per causa tua e per tuo conto”. In altre parole il buon Faraone ci si è rivoltato contro perché abbiamo abbandonato la via di Giuseppe, la via dell’unione al di sopra dell’odio.

Quando arrivò Mosè, egli sapeva che l’unico modo per salvare il suo popolo era portandolo fuori dall’Egitto, fuori dall’egoismo che stava distruggendo i loro rapporti. Il nome Moshe (Mosè), secondo il libro Torat Moshe (Esodo 2:10), deriva dalla parola ebraica moshech (tirare), perché egli tirò il popolo fuori dall’inclinazione maligna.

Ma anche dopo che egli lo tirò fuori, esso era ancora in pericolo di ricadere nell’egoismo. Il popolo ricevette il suo “sigillo” come nazione solo quando reintrodusse il metodo di Abrahamo dell’unione al di sopra dell’odio. Una volta impegnatosi ad unirsi “Come un solo uomo con un solo cuore” Israele fu dichiarato una “nazione”. Ai piedi del monte Sinai, dalla parola sinaa (odio), gli ebrei si unirono e lì coprirono il loro odio con l’amore. E’ allora che divennero una nazione ebraica, come è scritto nel libro Yaarot Devash (parte 2, drush n. 2), yehudi (ebreo) viene dalla parola yechudi (unito).

Il Faraone e Mosè dentro di noi

Sono passati molti secoli dallo svolgimento di questa storia epica ma sembra che abbiamo imparato molto poco dal nostro passato. Guardiamo i nostri valori attuali, siamo corrotti proprio come gli ebrei dopo la morte di Giuseppe. Con “corrotti” non intendo dire che dobbiamo evitare le cose piacevoli della vita. Né Abrahamo né Giuseppe praticavano l’astinenza in alcun modo. Con corrotti intendo che siamo spudoratamente egoisti, narcisisti e promuoviamo questi valori ovunque andiamo. Siamo arroganti, egocentrici ed abbiamo perduto del tutto la nostra essenza ebraica, cioè la nostra tendenza ad unirci. Di conseguenza, così come gli egiziani si rivoltarono contro gli ebrei quando essi abbandonarono la via di Giuseppe, il mondo oggi si rivolta contro di noi.

Il Faraone e Mosè non sono figure storiche; essi vivono dentro di noi e determinano i nostri rapporti di volta in volta. Ogni volta che permettiamo all’odio di governare i nostri rapporti, noi rafforziamo il Faraone dentro di noi. Ed ogni volta che facciamo uno sforzo per unirci, noi ravviviamo Mosè e la promessa di impegnarci ad essere “Come un solo uomo con un solo cuore”. Andrés Spokoiny, presidente ed amministratore delegato del Jewish Funders Network, ha descritto molto bene la nostra situazione in un discorso che ha fatto l’anno scorso: “Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una polarizzazione e ad una deturpazione senza precedenti nella comunità ebraica. Coloro che la pensano diversamente sono considerati nemici o traditori e coloro che non sono d’accordo con noi vengono demonizzati”. Proprio questa è la regola del Faraone.

Essere ebrei non comporta necessariamente l’osservanza di usi specifici o il vivere in un determinato paese. Essere ebrei comporta il mettere l’unione al di sopra di tutto il resto. Per quanto sia forte il nostro odio, noi dobbiamo elevarci al di sopra di esso ed unirci.

Anche ne Il Libro dello Zohar è scritto esplicitamente della somma importanza dell’unione al di sopra dell’odio. Nella porzione Aharei Mot, Lo Zohar dice “Vedi come è buono e piacevole che i fratelli siedano insieme. Questi sono gli amici quando siedono insieme e non sono separati gli uni dagli altri. Dapprima sembrano persone in guerra, che desiderano uccidersi a vicenda. Poi essi tornano ad essere in amore fraterno… E voi, gli amici che siete qui, dato che prima eravate nella tenerezza e nell’amore, d’ora in poi non vi dividerete… E grazie al vostro merito vi sarà pace nel mondo”.

Imparare dal passato

Ci sono state varie versioni della vicenda d’Egitto nella nostra storia. I greci conquistarono la terra d’Israele perché noi volevamo essere come loro, venerare l’ego. Abbiamo anche lottato con loro, dato che gli ebrei ellenizzati lottavano contro i Maccabei. Meno di due secoli dopo il Tempio fu distrutto per via del nostro odio infondato gli uni per gli altri. Siamo stati deportati ed uccisi in Spagna, quando abbiamo voluto essere spagnoli ed abbiamo abbandonato la nostra unione, e siamo stati sterminati in Europa, nel paese dove gli ebrei volevano dimenticarsi della nostra unione ed assimilarsi. Nel 1929 il Dott. Kurt Fleischer, a capo dei Liberali nell’Assemblea della Comunità Ebraica di Berlino, ha descritto accuratamente il nostro problema secolare: “L’antisemitismo è il flagello che Dio ci ha mandato per condurci insieme ed unirci”. Che tragedia è che da allora gli ebrei non si siano uniti.

Come se non fossimo in grado di imparare, oggi ci stiamo ponendo esattamente nella stessa situazione di sempre. Siamo diventati schiavi del nostro egocentrismo e della nostra arroganza e non vogliamo essere ebrei, cioè uniti. Stiamo permettendo al Faraone di regnare di nuovo. Cosa ci aspettiamo di buono da questo? Non dobbiamo più essere ciechi; dovremmo ormai saperlo.

In ciascuno di noi c’è un Mosè, un punto che moshech (tira) verso l’unione. Ma dobbiamo incoronarlo volontariamente. Dobbiamo scegliere di liberarci dalle catene dell’ego ed unirci al di sopra del nostro odio. Questo può sembrare come una montagna invalicabile ma non ci si aspetta che ci riusciamo, dobbiamo solo essere d’accordo e fare lo sforzo. Proprio come gli ebrei furono dichiarati una nazione e liberati dall’Egitto quando accettarono di unirsi, anche noi dobbiamo solo accettare di unirci e gli altri ci seguiranno. Troveremo dentro di noi la forza e la capacità di unirci.

In questa Pasqua dobbiamo proprio passare oltre l’odio infondato, la rovina della nostra gente, e ripristinare la nostra fratellanza. Facciamone una Pasqua di riavvicinamento, riconciliazione e concordia.

Trasformiamo questa festa in un nuovo inizio per la nostra nazione. Mettiamo un po’ di seder (ordine) nelle relazioni tra noi e siamo ciò che dovremmo essere, “Una luce per le nazioni”, diffondendo il luccichio dell’unione nel mondo e tra i nostri fratelli. Se solo tentiamo, io so che avremo una buona Pasqua, una Pasqua di amore, unione e fratellanza.

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New Life #982 – Costruire una connessione tra le nostre differenze


New Life #982 – Costruire una connessione tra le nostre differenze
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Tal Mandelbaum ben Moshe

Riepilogo

A livello corporeo le persone sono simili nel loro sviluppo, ma a livello umano sono molto diverse l’una dall’altra. Ogni persona ha il suo mondo interiore, le sue opinioni, ecc. Ogni persona nasce diversamente dalle altre in modo tale che un potente sistema completo possa essere costruito attraverso il contrasto. Ogni persona ha una propria radice dell’anima così come le proprie inclinazioni innate, l’educazione e le influenze ambientali. Se tutte le persone ricevessero un’educazione simile, ci sarebbe una comprensione reciproca del valore di questa radice della loro anima. Invece di provare a cambiare gli altri, vedremmo come ottenere il massimo valore dalla connessione al di sopra delle nostre differenze.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life #982 – Costruire una connessione tra le nostre differenze”, 20/03/2018

La Religione: un’immaginaria “sfera spirituale”

Baal HaSulam, Gli scritti dell’ultima generazione: “Tuttavia, secondo il proprio merito, che consiste nella preparazione intellettuale, l’uomo ha continuato a svilupparsi attraverso fatti e sofferenze, si è impegnato nella religione, nella politica e nella giustizia, e alla fine si è civilizzato.”

Cosa significa religione? È quando una persona crea un mondo spirituale nel proprio desiderio egoistico, non a causa della sua nascita nella spiritualità, ma dentro se stessa, nel suo egoismo.

La religione è il riflesso di quella “sfera spirituale” che immagina per sé: angeli con le ali, il Creatore seduto su una nuvola, il paradiso, l’inferno e così via. Tutto ciò è creato all’interno dell’egoismo, a proprio vantaggio.

In effetti, tutto questo sviluppo è stato posto esclusivamente sulle spalle della parte migliore della società, e le masse l’hanno seguita come un branco.

Senza dubbio, tutte le scienze, le arti, l’educazione e le religioni furono istituite e introdotte nelle masse in modo che le persone seguissero una minoranza qualitativa come una mandria. Ma anche questo “capo” dell’umanità è ancora una parte egoistica, che ha sviluppato un sistema di controllo, realizzazioni e movimenti religiosi a proprio vantaggio, in modo da poter provare il massimo comfort in ogni periodo di tempo.

Quando le masse aprirono gli occhi per prendere il loro destino nelle proprie mani, dovettero revocare tutte le correzioni e le leggi dell’autorità, come la religione, la giustizia e la politica. Questo perché tutto era in accordo con lo spirito della sovranità, secondo il suo sviluppo e per il suo bene.

Domanda: In altre parole, ad un certo punto c’è stata una protesta delle masse?

Risposta: Dipende da dove e come. Naturalmente ci furono alcuni seri tentativi di rivolta, per esempio, nel Cristianesimo: il Calvinismo, il Luteranesimo e altri movimenti religiosi. Nelle religioni cristiana e musulmana c’è stato un serio allontanamento dagli aspetti autentici iniziali delle religioni. Poi, ancora una volta, caddero in un egoismo in continua crescita.

La stessa cosa è successa nel giudaismo, che inizialmente si sviluppava sotto l’influenza della parte altruistica, la Kabbalah, completamente distaccata dalle condizioni materiali. Ma poi tutto è morto.

Durante il periodo del Secondo Tempio, gli ebrei ricaddero completamente nell’egoismo, nell’odio reciproco, e da quel momento è così che esistiamo. Abbiamo anche dimenticato che un tempo vivevamo secondo la legge dell’amore, e ora viviamo nell’odio, come nella vita quotidiana. Naturalmente, sperimentiamo noi stessi come persone normali, persino giuste, completamente inconsapevoli di essere nel più puro egoismo.

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Dalla trasmissione di KabTV “L’ultima generazione”, 11/09/2017

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New Life n.981 – Il ruolo delle donne nel XXI secolo


New Life n.981 – Il ruolo delle donne nel XXI secolo
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

Le donne sono responsabili della “riparazione” del mondo. Il futuro è nelle loro mani. Esse hanno il potere di portare tutti ad unirsi e a connettersi come un unico corpo. Devono sentire che stanno proteggendo i loro figli e devono dare la giusta direzione nella famiglia, nella società e nel mondo in generale. Se usano il loro potere d’appoggio collettivo, ad esempio, preoccupandosi per la connessione generale, risveglieranno forze potenti e il mondo cambierà immediatamente. Le donne devono credere nel loro potere e capire che non c’è altra scelta se non quella di agire subito.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.981 – Il ruolo delle donne nel XXI secolo”, 18/03/2018

Qual è il significato dei sogni?

Domanda: Cosa significano i sogni?

Risposta: Ho sentito dire da Rabash, e riscontro io stesso in base al sistema di governo, che i sogni nel nostro mondo sono solo una conseguenza di cose sperimentate durante il giorno.

Talvolta, ci sono sogni profetici e una persona vede qualcosa nel futuro. Anche a me è capitato. Ciò accade se ci disconnettiamo dal nostro egoismo e ci eleviamo al livello successivo dove tutto già esiste: passato, presente e futuro. Ci colleghiamo ad un flusso di informazioni in cui il tempo non esiste.

Pertanto, ci sono persone con una sensibilità maggiore che possono prevedere il futuro. Non serve essere un kabbalista per questo.

Domanda: Come possiamo vedere il futuro se tutto dipende dalla persona? Forse già esiste?

Risposta: Esiste indipendentemente da ciò che la persona fa. Una persona cambia il futuro, ma è comunque tutto già predisposto.

Domanda: Se parliamo del fine di un’azione, intendiamo l’azione finale della correzione?

Risposta: Intendiamo l’ultima azione per ciò che deve accadere ora, secondo i piani.

Domanda: Esiste persino un principio: “Quando l’Eterno fece ritornare i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare.” Di cosa si tratta?

Risposta: Quando torniamo allo stato di correzione completa, agiamo come in un sogno. Non possiamo immaginare quanto la Luce Superiore ci controlli del tutto.

“Quando l’Eterno fece ritornare i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare”, è una frase dei Salmi del Re David. Tutto ciò che è scritto nei Salmi è Kabbalah assoluta.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 19/11/2017

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