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Come può la società supportare meglio le persone che lottano contro la depressione?

La depressione è un’illuminazione negativa. Discende dai nostri desideri e pensieri, il livello più alto della nostra struttura interiore, fino al nostro umore. Dal nostro umore, si infiltra nei sistemi del corpo, comprese ossa, tessuti, nervi e pelle. La depressione devasta anche le nostre relazioni e gioca un ruolo importante in molte separazioni.

Secondo l’approccio integrale all’educazione, che considera l’essere umano, la società e la natura come un tutt’uno, ci deprimiamo perché desideriamo costantemente sentirci realizzati dentro di noi, in una direzione egoistica e interiore. Tuttavia, a un certo stadio dello sviluppo, raggiungiamo la consapevolezza che non possiamo e non riusciremo mai a essere veramente  soddisfatti in questo modo.

La nostra natura è il desiderio di ricevere piacere e godimento, la volontà di deliziarci. Questo desiderio di ricevere si evolve di generazione in generazione, di anno in anno e di momento in momento. Suscita pensieri su come possiamo realizzarci e questi desideri e pensieri, sempre più rivolti verso noi stessi, ci pongono in un crescente stato di squilibrio con l’ambiente.

Pertanto, per fornire una soluzione alla depressione alla sua radice, dobbiamo passare a una nuova fase di sviluppo, in una direzione di dazione. Quando ci orientiamo verso l’esterno, verso gli altri, cioè quando i nostri desideri e pensieri sono rivolti al beneficio altrui, la nostra visione del mondo cambia. Possiamo davvero vivere tale miglioramento se ci troviamo in un ambiente appropriato che lo supporti.

Immaginate se i valori prosociali ci guidassero attraverso i media, i canali di comunicazione, le reti social, le scuole, le università, la cultura, l’arte e i luoghi di lavoro, dalla prima infanzia alla vecchiaia. Invece delle influenze attuali, che alimentano il desiderio di ricevere per il proprio tornaconto personale a spese degli altri, ci concentreremmo sul dare, sul sostegno reciproco e persino sull’amore per gli altri e per la società.

In un simile stato, sentiremmo fiorire una connessione positiva con gli altri. Parteciperemmo insieme agli altri alla società, percependo la vita che scorre tra i cuori aperti di tutti. Questo atteggiamento positivo nei confronti della vita risolverebbe non solo la depressione, ma anche il resto dei problemi e delle crisi dell’attuale era alienante.

L’approccio integrale all’educazione insegna che siamo entrati in un’epoca di depressione perché le forze evolutive spingono l’umanità a passare da un funzionamento egoistico e ristretto a uno simile a quello di cellule e organi all’interno di un organismo vivente, cioè un funzionamento basato su piena integrazione, connessione e complementarità. Mentre in un organismo vivente l’integrazione avviene spontaneamente grazie alle forze della natura che lo organizzano, a livello umano richiede consapevolezza, analisi, riconoscimento e scelta.

Non è un caso che il mondo stia diventando sempre più interconnesso e interdipendente, parallelamente all’intensificarsi dell’ego umano che ci rinchiude ciascuno nel proprio guscio egoistico. Ci stiamo rendendo conto di vivere sulla stessa barca e di non riuscire ad andare d’accordo.

Il mondo di domani non potrà che essere un mondo connesso,  quindi l’umanità deve adattarsi. Cosa significa? Significa che dobbiamo elevarci a un livello di esistenza completamente diverso, con un diverso valore di riferimento. Finora abbiamo vissuto in un paradigma di competizione egoistica, che è diventato sempre più distruttivo con l’avanzare dell’evoluzione. Nella nostra epoca, per il bene della nostra sopravvivenza e, soprattutto, per vivere un’esperienza di alta qualità della vita nel futuro, dobbiamo dare priorità ai valori della connessione positiva, del dare agli altri, del contributo alla società, della considerazione e della responsabilità reciproche e del sentire gli altri come noi stessi.

La connessione integrale porterà a uno stato in cui nessuno disturba, fa pressione o reprime gli altri, ma pensa invece a come essere di beneficio agli altri, a come donare bontà e appagamento come una madre amorevole verso i suoi figli e come la forza stessa della natura, che dà vita a tutti.

Pertanto, la rivelazione di massa della depressione nel mondo odierno è in realtà un invito a progredire verso una percezione completamente nuova della realtà. Mentre un utero nutre e fa crescere involontariamente una goccia di sperma in un bambino, noi siamo invitati a costruire volontariamente l’ambiente sociale che darà alla luce una nuova umanità armoniosa, pacifica e felice.

Basato su “New Life 91 – Depressione, Parte 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché oggigiorno gli esseri umani soffrono di depressione?

La depressione è come un virus che ci colpisce all’improvviso, ci paralizza, ci stordisce e ci annienta. Ci toglie la gioia di vivere, la forza di muoverci, di agire, di ascoltare e di aprire gli occhi.

Se siamo depressi, tendiamo a isolarci e perdiamo interesse nell’ascoltare o assimilare qualsiasi cosa. Tutto diventa irritante e perdiamo persino l’energia per reagire ai fastidi che ci circondano.

La maggior parte delle persone depresse non riesce a spiegare perché si sente così. Sentono soltanto che tutto è privo di significato. La corsa quotidiana della vita sembra non appartenere loro, appare inutile e l’opzione migliore sembra essere prendere una pillola e addormentarsi.

In passato, la depressione era un fenomeno emotivo più comune tra nobili e aristocratici. Oggi, però, sembra che tutti l’abbiano ereditata. La radice della depressione è la saturazione del desiderio egoistico che guida lo sviluppo umano. Dopo ere in cui sentivamo di avere sempre una nuova direzione verso cui progredire, oggi si accumula la sensazione che non ci sia più alcun luogo in cui andare, nessun grande obiettivo all’orizzonte, nulla che brilli davanti a noi.

L’attuale epidemia di depressione va di pari passo con il risveglio delle domande esistenziali più fondamentali della vita, come: qual è il senso della vita? Perché siamo qui? Da dove veniamo? Dove siamo veramente ora? Dove siamo diretti? Cos’è la realtà? E perché c’è così tanta sofferenza nel mondo?

La base del vuoto, della frustrazione e della depressione nelle nostre vite è l’incontro tra un crescente interrogarsi esistenziale e l’assenza di risposte sostanziali.

Nelle generazioni precedenti, le persone si accontentavano di promesse religiose. Oggi, i desideri interiori dell’umanità si sono sviluppati e non crediamo più a niente e a nessuno. Inoltre, non abbiamo la forza di sopportare gli altri. Di conseguenza, il nucleo familiare si disintegra, le relazioni crollano e rimaniamo soli, vivendo in noi stessi, chiudendoci sempre di più nei nostri schermi, che diventano sempre più accessibili e personalizzati. Fin da piccoli, i bambini soffrono sempre più di depressione, stanchi della vita prima ancora di iniziarla. Sempre più bambini sentono che nulla potrà mai soddisfare i loro desideri, che un vuoto aleggia sempre dentro di loro.

Secondo l’approccio integrale all’educazione, che considera l’essere umano, la società e la natura come un tutt’uno, la cura per la depressione può essere riassunta in una sola parola: amore. Non è l’amore come lo intendiamo comunemente nelle nostre vite egoistiche, ossia amiamo chi o cosa ci dà piacere, ma l’amore per gli altri. Tale amore richiede di sviluppare la capacità di uscire da noi stessi, di sentire gli altri, ciò che manca loro, ciò che desiderano, e di desiderare il loro appagamento. Questo è amore a un livello superiore.

Quando avanzeremo verso uno stato in cui i desideri degli altri diventeranno più importanti dei nostri, risolveremo il problema della depressione alla radice. Entreremo in un mondo nuovo e superiore, pieno di gioia, connessione e completezza. Ognuno vorrà appagare gli altri, portare loro del bene, e allora sentiremo un’enorme elevazione dello spirito. La depressione scomparirà e verrà sostituita da un vigore, un’energia e una vitalità completamente nuovi.

È simile a una madre amorevole che antepone il desiderio del suo bambino al proprio, e trova sia la forza di prendersi cura del suo bambino sia un piacere unico nel farlo. Questo è il modo in cui la natura esemplifica le relazioni ottimali che dovremmo sviluppare in tutta la società umana.

La depressione che travolge il mondo odierno è in realtà un invito alla prossima fase dell’evoluzione umana. I problemi che ci opprimono costantemente a tutti i livelli, personale, sociale, economico ed ecologico, indicano il fatto che viviamo in un’epoca in cui l’ego è in subbuglio e ci ritroviamo a vivere sulla stessa piccola barca. Se non impariamo a convivere con questa situazione, affonderemo tutti.

Proprio come la natura è un sistema integrale, interconnesso e interdipendente, con reciproca complementarietà tra le sue parti, così anche noi esseri umani dobbiamo esistere di conseguenza, ma con consapevolezza. A differenza di altre creature, che sono interamente governate dalla forza della natura, noi abbiamo consapevolezza e possibilità di scelta.

Se ci poniamo un obiettivo educativo e culturale di ampio respiro, la creazione di un nuovo essere umano capace di superare il desiderio individualistico-egoistico innato e di connettersi al desiderio degli altri con un atteggiamento d’amore, allora supereremo i confini della nostra ristretta percezione egocentrica. Insieme, raggiungeremo una dimensione al di là del tempo, dello spazio e del movimento, e ci comporteremo in armonia con la forza originaria della natura, una forza di amore e dazione.

L’approccio integrale all’educazione insegna precisamente come fare tutto ciò all’interno di un piccolo gruppo. Un passo alla volta, impariamo come uscire da noi stessi e vivere nei desideri e nei pensieri degli altri. “Ama il prossimo tuo come te stesso”, uno slogan apparentemente familiare, racchiude in realtà una profondità infinita e, se impariamo ad applicarlo nelle nostre relazioni, apriremo la porta a una percezione completamente nuova della realtà.

In conclusione, sviluppando amore per gli altri, possiamo sradicare la depressione dal mondo definitivamente e al suo posto portare un senso di bontà, salute e felicità molto più profondo nella vita di tutti.

Basato su “New Life 90 – Depressione, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Perché il tasso di suicidi è aumentato così tanto negli ultimi quarantacinque anni?

Il numero impressionante di suicidi nel mondo è una conseguenza diretta della frantumazione della nostra società umana. La natura umana è il desiderio di godere. Tutti desideriamo comfort, sicurezza e felicità per noi stessi, ma ci troviamo di fronte a un ciclo infinito di sentimenti negativi e insoddisfazione. Questo ci porta alle domande esistenziali fondamentali: Qual è il senso della vita? Perché abbiamo bisogno della vita? Cosa c’è da aspettarsi? Quando ci confrontiamo con un mondo sempre più instabile, iniziamo a sentire che la vita non riserva altro che sofferenza. Il pensiero che anche tutti gli altri lottano non ci offre alcun conforto in questa situazione.

Possiamo essere portati, sia emotivamente che logicamente, a uno stato in cui toglierci la vita sembra l’unica soluzione. Se la vita consiste semplicemente nel sopravvivere a infinite difficoltà, allora cosa dovrebbe impedirci di porvi fine? L’istinto di autoconservazione non è abbastanza forte da controbilanciare il dolore opprimente e vediamo come può essere facilmente neutralizzato. La società, tuttavia, determina in larga misura il modo in cui questa equazione si manifesta in una persona. Per esempio, i Giapponesi hanno storicamente venerato la morte, elevandola a una forma di onore culturale. In America, il problema si manifesta in modo diverso, attraverso il diffuso abuso di droghe, che serve come fuga dal vuoto esistenziale.

La depressione continua ad aumentare, soprattutto nei Paesi più sviluppati. Questo non sorprende, perché più una società diventa avanzata, più sente il vuoto interiore. Non si tratta però di un problema che riguarda solo i Paesi sviluppati, ma di un problema sempre più diffuso in tutta l’umanità, man mano che ci evolviamo. Tuttavia, c’è una via d’uscita.

L’umanità raggiungerà un punto in cui molte persone preferiranno la morte alla vita e questo sarà un momento di transizione. A questo punto, le persone si renderanno conto che la loro sofferenza non è causata da forze esterne, ma dalla loro disarmonia interiore. Si renderanno conto di aver perso l’equilibrio, non solo tra di loro, ma anche con la natura stessa. Smetteranno di incolpare la natura e le cause esterne a loro stesse e inizieranno a riconoscere che il proprio approccio egoistico all’esistenza ha messo la natura contro di loro. Questa presa di coscienza richiederà un cambiamento radicale.

Quando questo accadrà, l’umanità scoprirà finalmente il metodo per cambiarsi. Le persone impareranno a raggiungere l’equilibrio, la felicità e l’armonia con la realtà circostante. Questo risveglio aprirà le porte a una nuova percezione della vita, in cui la nostra direzione verso lo scopo della vita, l’unità e una sensazione eterna e perfetta dell’esistenza sostituiranno la sofferenza.

Basato sulla trasmissione di KabTV “Close-Up. Inversione dei poli” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman il 15 maggio 2011.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La Sofferenza e la Depressione sono una conseguenza del karma negativo di una vita passata?

Nella saggezza della Kabbalah, parliamo delle Reshimot, che sono archivi del passato o informazioni sulle azioni passate che sono impresse nella nostra anima. Le Reshimot ci mettono sotto pressione e determinano il nostro presente e il nostro futuro.

Tuttavia, il nostro comportamento può modificare l’influenza di questi archivi del passato, facendo in modo che vengano percepiti positivamente nel presente.

Dipende tutto da noi.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

La depressione arriva presto

Il centro di ricerca Our World in Data, con sede a Oxford, ha recentemente pubblicato un studio da cui emerge che in molti Paesi “la depressione viene diagnosticata in età precoce rispetto al recente passato”. Lo studio ha rilevato che in Danimarca, ad esempio, nel 1996 la percentuale più alta di persone a cui veniva diagnosticata la depressione aveva un’età di circa cinquant’anni. Vent’anni dopo, nel 2016, la percentuale più alta di persone a cui veniva diagnosticata la depressione era di ventiquattro anni. Mentre il centro di ricerca ha attribuito la diagnosi di età più giovane alla crescente disponibilità a “cercare un trattamento per le condizioni di salute mentale”, altri ricercatori hanno trovato ragioni diverse per il calo di età nella diagnosi. 

In effetti, stiamo vivendo in tempi speciali. In passato, le persone erano più legate alla terra, al suolo. Oggi tutto è artificiale. Nasciamo e viviamo dentro le mura degli ospedali, poi dentro le mura di casa, poi le mura di scuola, e poi le mura dell’azienda.  Di conseguenza, siamo diversi dalle generazioni precedenti, e il nostro approccio verso la vita è anch’esso diverso.

Per prevenire la depressione è necessario investire costantemente con il giusto approccio, poiché le persone non sono più adattate a una vita naturale. L’investimento non è di tipo finanziario. Dobbiamo piuttosto costruire un involucro che funga da mediatore tra la nuova generazione e la realtà in cui essa vive. Tale involucro dovrebbe preparare le persone alla vita a tutti i livelli, personale, sociale e ambientale. Devono imparare a comunicare e a connettersi tra loro e con la natura. Altrimenti si perderanno, come sta già accadendo.

In passato le persone vivevano più all’’aria aperta di quanto non facciano oggi. Comunicavano con altri individui e gran parte della loro vita prevedeva l’interazione con gli altri. Oggi fanno tutto online e al chiuso, l’esterno e le altre persone sono sconosciuti.  Dobbiamo farli familiarizzare con il mondo esterno, far sì che passino meno tempo da soli e con i loro telefoni o computer portatili e che comunichino invece con gli altri membri della famiglia, con gli amici, con gli amici veri, con quelli in carne e ossa e con gli animali.

I progressi tecnologici degli ultimi decenni ci hanno avvolto di gadget e ci hanno disconnesso dalle persone. Anche il nostro cibo non è vero cibo e non lo produciamo, ma lo riscaldiamo solo in un microonde digitale.

Non dobbiamo rinunciare alla tecnologia; occorre semplicemente aiutare le persone a bilanciare le loro vite. Il fattore chiave per ristabilire l’equilibrio è la connessione umana, costruttiva, positiva e solidale. Se le persone scoprono che i legami con gli altri le gratificano in un modo che la tecnologia non è in grado di offrire, li alimenteranno.

Oggi le persone sentono soprattutto che i loro legami con gli altri sono competitivi, ognuno cerca di superare gli altri, di fare meglio di loro e in generale di superarli. Questo è molto faticoso, quindi le persone si rivolgono naturalmente a un ambiente meno competitivo e aggressivo: quello digitale. Se le persone avessero esperienze positive nelle relazioni con gli altri, se sentissero che gli altri le approvano, le apprezzano e accolgono la loro compagnia, non avrebbero motivo di ritirarsi in un ambiente virtuale.

Inoltre, i legami con le altre persone possono dare loro ciò che nessuna tecnologia può dare: un senso alla vita. La vita diventa importante e significativa solo nella connessione con gli altri.  La dazione e ricezione reciproca danno significato e scopo a ogni cosa che facciamo. Quando facciamo qualcosa per un’altra persona, questa rimane. L’atto assume una vita propria, un nuovo significato, e influisce sulla nostra vita e su quella delle altre persone coinvolte in modi che non possiamo prevedere. Quando facciamo qualcosa online, con noi stessi, il nostro atto si perde nella nuvola digitale e ci fa sentire vuoti e insignificanti.

Pertanto, se vogliamo curare la depressione, dobbiamo trovare il modo di incoraggiare le persone a uscire, a comunicare e a entrare in contatto con altre persone. Questo darà loro gioia, soddisfazione e un senso, e il senso della vita previene la depressione.

Vivere o non vivere, questo è il problema

“Essere, o non essere, questo è il problema”, meditava il principe Amleto nella cosiddetta “scena del convento” dell’opera teatrale di William Shakespeare Amleto. Ogni anno, in tutto il mondo, circa 800.000 persone rispondono negativamente a questo quesito e si tolgono la vita. Peggio ancora, il suicidio è una delle principali cause di morte tra i giovani. Perché le persone, soprattutto i giovani, si tolgono la vita? È possibile rafforzare il loro desiderio di vivere?

Gli autori del Talmud hanno scritto: “Per due anni e mezzo, la Casa di Shammai e la Casa di Hillel hanno discusso. Da una parte dicevano: “È meglio che l’uomo non nasca affatto”, e dall’altra parte dicevano: “È meglio per l’uomo nascere piuttosto che non nascere affatto”. Essi conclusero: “È meglio per l’uomo non nascere, ma una volta nato occorre che ponga attenzione alle sue azioni» (Eruvin 13b). In effetti, se un alieno dovesse atterrare sulla Terra ed osservarci, probabilmente direbbe: “Questi patetici umani litigano, si ridicolizzano e si umiliano a vicenda e fanno tutto il possibile per rovinarsi la vita a vicenda. Non c’è da stupirsi che siano così depressi. Perché la natura ha creato esseri tanto miserabili?”

Il suicidio è la conseguenza estrema di una serie di problemi che affliggono le persone al punto da decidere di farla finita. Ma ancora prima che questi problemi diventino troppo difficili da gestire, ci spingono ad interrogarci sul senso della vita. Dopotutto, se la vita consiste solo nel cercare di sopravvivere tra un problema e l’altro, allora è davvero meglio non nascere affatto.

Il fatto è che quando iniziamo a fare domande sulla vita, o come hanno scritto i saggi, “poniamo attenzione alle nostre azioni”, iniziamo a crescere. Il dolore porta a uno sviluppo spirituale che ci eleva a regni che non avremmo mai sognato esistessero e non li avremmo cercati se non fossimo stati costretti dal dolore.

La chiave per questi nuovi regni sta nel promuovere connessioni positive tra le persone, nell’uscire dalla mentalità di alienazione e narcisismo che abbiamo nutrito così devotamente fino ad ora, per scoprire che quando simpatizziamo con gli altri, guadagniamo piuttosto che perdere.. Acquisiamo nuove prospettive e nuove idee, nuova saggezza e conoscenza e nuovi amici. Cambiando il nostro atteggiamento verso gli altri, cambiamo il nostro mondo.

Inoltre, scegliendo con chi legare, modelliamo e rimodelliamo il nostro mondo con ogni nuova conoscenza. In questo modo, nessun mondo è troppo duro per viverci, poiché possiamo sempre cambiare le persone con cui ci connettiamo e, così facendo, cambiamo il nostro mondo. Inoltre, non c’è fine alle intuizioni e alla conoscenza che possiamo acquisire poiché ci saranno sempre più connessioni di quante ne possiamo stabilire nel corso della nostra vita.

E soprattutto, quando ci connettiamo con altre persone, ci sintonizziamo con la realtà circostante, che è già connessa e avrebbe funzionato in perfetta armonia se noi umani non l’avessimo interrotta. Più sviluppiamo connessioni positive, che mirano a sostenere e nutrire piuttosto che deprimersi e opprimersi a vicenda, più espandiamo la nostra percezione della realtà. Scopriamo che la realtà che abbiamo conosciuto fino ad ora era solo un “corridoio” verso una percezione più profonda ed espansiva.

Se vogliamo che le persone non si tolgano la vita, dobbiamo dare loro una ragione per vivere. Quando le persone capiranno a cosa serve la vita, avranno uno scopo per affrontarne le prove e le tribolazioni. Come scrisse Nietzsche, “Chi ha un perché per cui vivere può sopportare quasi ogni come”.

Pertanto, il nostro compito oggi è rimodellare le nostre connessioni per rimodellare il nostro mondo. Il mondo riflette il nostro atteggiamento verso gli altri. Se trasformiamo insieme il nostro atteggiamento verso gli altri da offensivo e aggressivo a premuroso e altruista, anche la vita di tutti noi cambierà, passando da una battaglia persa ad un viaggio tranquillo e piacevole. Dipende davvero da noi.

Un problema sistemico di depressione richiede una soluzione sistemica

La depressione è una condizione che è andata via via crescendo nel mondo industrializzato nel corso degli ultimi decenni, ma con la pandemia il problema è aumentato a dismisura, come i tassi di mortalità per abuso di sostanze, i suicidi e l’uso delle armi da fuoco. L’ansia è diventata un problema importante ma non sempre è possibile rivolgersi a medici specialisti, sia per l’elevato costo dei trattamenti o magari per la difficoltà di raggiungere personale specializzato oppure per entrambe queste circostanze. Una tale condizione richiede uno sforzo sistemico e concertato. Possiamo salvare molte vite e migliorare le condizioni di tantissime altre attraverso l’uso dei mass media per diffondere messaggi di conforto e dare consigli a persone in difficoltà.

Ovunque nel mondo le persone stanno sollevando domande critiche riguardo allo scopo delle loro vite. La loro incapacità di rispondere a tali domande, li lascia con un senso di inutilità e se non si ha uno scopo nella vita, si pensa che la vita sia senza scopo. Questa è la causa del desiderio di evasione espresso in una miriade di modi, dalla pratica degli sport estremi al fondamentalismo religioso, passando per l’abuso di sostanze fino al suicidio.

Per gli esseri umani, azioni come mangiare, bere, dormire ed accoppiarsi, non sono intrinseche al concetto di vivere. Esistere vuol dire vivere appieno il motivo per cui siamo stati messi al mondo. Se non conosciamo il motivo per cui siamo stati messi qui, non sentiamo di essere vivi, né che la nostra vita abbia valore e questo può portare a conseguenze orribili.

Se solo poche persone si trovassero in questa condizione, si potrebbero rivolgere a professionisti in grado di lenire il loro dolore fino a quando non trovano lo scopo nella vita. Ma quando sono in molti a vivere questa angoscia, il sistema viene travolto e sopraffatto e bisogna quindi cercare un nuovo approccio.  I media di ogni ordine e grado dovrebbero diffondere messaggi che possano aiutare a risolvere questa situazione, piuttosto che riempire le nostre teste di messaggi che ci inducono a fare shopping ed a svuotare i nostri portafogli e, cosa ancora più importante, a svuotare i nostri cuori.

Non è impossibile: la questione risiede nella risolutezza dei governi e nella comprensione da parte dei media che la situazione potrà presto sfuggire di mano. In uno stato di emergenza bisogna agire di conseguenza e noi sicuramente stiamo per varcare quella soglia.

Ci sono molti modi in cui i media possono alleviare la crescente infelicità della gente, ma tra tutti, il più efficace sarebbe quello di invertire la tendenza attuale,  cioè di montare le persone le une contro le altre e incoraggiarle invece ad avvicinarsi. Innumerevoli studi hanno dimostrato come la solidarietà e la coesione nella società aiutano a mitigare o anche a rallentare sia tante patologie che altrettanti problemi socioeconomici. Dunque se i media riservassero un “trattamento collettivo” pubblicando contenuti che incoraggiano le persone ad avvicinarsi, si risolverebbero molti problemi esistenziali.

Si dice che “un dolore condiviso è un dolore dimezzato”. Questo è molto vero. Connettersi agli altri e condividere è un modo sicuro per unire i nostri cuori e guarire dalle malattie. Più lavoriamo sulla nostra solidarietà, più velocemente riusciremo a dipanare le tante questioni di natura sociale ed emotiva.

Didascalia della foto:
Compresse di Hydrocodone a base di oppioidi in una farmacia di Portsmouth, Ohio, 21 giugno 2017. REUTERS/Bryan Woolston

L’impatto dei media su di noi, una storia deprimente.

Un’ampia indagine sulla depressione pubblicata dal centro di ricerca dell’Università di Oxford “Our World in Data” mostra che la depressione è una condizione molto complicata.  Secondo i redattori  del sondaggio “le persone affette dalla depressione manifestano sintomi diversi, con diversi livelli di gravità, in diversi momenti della loro vita, con episodi che durano diversi periodi di tempo”. Peggio ancora, anche le persone non diagnosticate come depresse soffrono sintomi di depressione. E ancora peggio, il sondaggio ha trovato che la depressione è una condizione ombrello che contiene sottotipi e che in generale, sono più le persone che soffrono di depressione, o manifestano sintomi, che non le persone che non ne soffrono. 

Sebbene il sondaggio sia importante in quanto illustra la pervasività della depressione, non risponde, e nemmeno tenta di rispondere alla domanda più importante: Perché esiste la depressione?

Più ci sviluppiamo di generazione in generazione, più conosciamo il mondo in cui viviamo e le pressioni che esso esercita su di noi. Di conseguenza diventiamo depressi.  Da parte loro, i media, che avrebbero potuto ritrarre un’immagine equilibrata del mondo, scelgono invece di esacerbare la nostra depressione enfatizzando il negativo e l’angosciante nel mondo.  Sfruttando la nostra debolezza e vulnerabilità, essi non fanno altro che aumentare la nostra depressione. 

Le brutte notizie che i notiziari presentano costantemente non sono le uniche notizie che meritano di  essere trasmesse. Inoltre, se tutto ciò che presentano è malizia, violenza e frode, senza offrire alcuna soluzione a questi disturbi sociali, che speranza lasciano agli spettatori? Ci stanno educando a odiare, a diffidare e a isolarci dagli altri. C’è da meravigliarsi se in un tale stato siamo depressi?

I media, attraverso tutti i loro canali, sono il principale educatore dell’umanità.  Ci formano e modellano come vogliono mostrando  o nascondendo ciò che scelgono, secondo i loro interessi. Pertanto, ciò che sta accadendo oggi nell’umanità è prima di tutto un risultato diretto delle azioni dei media.

Non dobbiamo illuderci. Le notizie che riceviamo, le storie che leggiamo e guardiamo, e le informazioni che circolano nei nostri telefoni e computer sono tutte monitorate e manipolate per farci sentire infelici e impotenti.  In questo modo, i media stringono la loro presa su di noi e questo è ciò che realmente vogliono. 

Quando siamo depressi, compriamo più cose per compensare il nostro sconforto. Quando siamo depressi, prendiamo farmaci, droghe e facciamo cose per alleviare la tristezza. Queste azioni che compiamo portano loro molto denaro, molto potere e ci rendono dipendenti da loro, che è quello che vogliono.

Le persone possono essere felici soltanto quando hanno speranza. Se sanno che domani sarà meglio di oggi, che i loro figli avranno una vita migliore, più facile, più ricca, più sana della loro, allora hanno motivi di ottimismo e di gioia.

Sfortunatamente, i media riflettono la nostra natura, la nostra inclinazione egoistica, come è scritto “L’inclinazione del cuore di un uomo è malvagia fin dalla sua giovinezza” (Gen. 8:21) “. Finché saremo malvagi interiormente, non creeremo canali di comunicazione che ci diano speranza.

Dato che siamo marci interiormente, dato che vogliamo il potere, il denaro e tutte le cose per le quali incolpiamo i media, allora anche se li distruggessimo e costruissimo invece nuovi canali di comunicazione, essi finirebbero per essere uguali a quelli che abbiamo oggi. Alla fine, non è colpa loro se sono così; riflettono solo il nostro essere interiore.

Per cambiare veramente i media, dobbiamo cambiare noi stessi. Dobbiamo creare canali educativi alternativi che creino speranza incoraggiando la cura e la responsabilità reciproca, e che rafforzino le nostre comunità.

Se promuoviamo la coesione e la solidarietà all’interno delle nostre comunità e città, saremo in grado di compensare l’influenza negativa dei media e cambiare noi stessi dall’interno. Se cambiamo noi, i media non avranno altra scelta che seguirne l’esempio. Dopo tutto, essi dipendono dalle nostre opinioni non meno di quanto noi siamo influenzati dai loro messaggi. Se i messaggi che siamo disposti ad accogliere sono positivi, questi sono i messaggi che ci mostreranno, queste sono le notizie che riceveremo sui nostri dispositivi, e come risultato, tutta la realtà cambierà in meglio.

La saggezza della Kabbalah può salvare le persone dalla depressione?

Domanda: Il potere della Luce che è insita nella saggezza della Kabbalah può salvarmi dalla depressione?

Risposta: Se la tua depressione ha una causa fisiologica, dovuta ad una mancanza di sostanze chimiche nel cervello, allora hai bisogno di aggiungere queste sostanze chimiche. Oggi questo è un fenomeno molto diffuso.

Ma se la depressione deriva da uno squilibrio interiore, allora sono sicuro che verrà riempito dalla saggezza della Kabbalah. Una persona si muove verso un nuovo sistema di equilibrio. Comincia a bilanciare i sistemi positivo e negativo.

Ha bisogno di un proprio equilibrio che la supporti e di un insegnante che le spieghi come è possibile raggiungere il proprio mix tra caratteristiche positive e negative. Sta a lei ascoltare l’insegnante e provare ad implementare le sue raccomandazioni.

Il metodo della Kabbalah eleva una persona al di sopra di tutti i problemi. Ma la saggezza della Kabbalah mette in evidenza che i problemi esisteranno comunque, e problemi nuovi cominceranno ad apparire così che la persona potrà bilanciarli attraverso la giusta linea.

Domanda: Ne consegue che questo problema è fondamentalmente psicologico?

Risposta: Tutti i problemi sono psicologici. Se una persona riceve costantemente per se stessa, allora, di principio, è limitata e non può provare piacere.

Domanda: La saggezza della Kabbalah offre una nuova forma di piacere, che è quello di dare. Se io costantemente penso agli altri e dono, sarò felice allora?

Risposta: Lo stato di piacere che deriva dal donare deve essere ancora raggiunto. Ma se tu hai questa grande opportunità allora la tua felicità sarà veramente illimitata, puoi donare tanto quanto vuoi e allo stesso tempo provare piacere. In questo caso, la percezione della felicità stessa è corretta, perché tutto avviene come una madre che vuole dare tutto al suo bambino.

Se la persona è nel gruppo giusto, allora attraverso il dare reciproco gli uni verso gli altri, non solo tutti cominceranno a sentire la felicità e l’ascesa spirituale, ma scopriranno che il Creatore è fra loro.

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Dalla Lezione di Kabbalah in lingua russa del 17/12/2017

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L’incubo Farmaceutico Americano

Dr. Michael LaitmanDalle Ultime Notizie (Dal sito Fine del Sogno Americano): “Secondo il New York Times, più di 30 milioni di Americani stanno al momento assumendo antidepressivi. Gli americani rappresentano circa il 5% della popolazione del mondo, ma comprano circa il 50% delle medicine.

“Il tasso relativo all’uso degli antidepressivi tra le donne di mezza età è molto più alto che non nella popolazione considerata nella sua interezza. A questo punto, 1 donna ogni 4 tra i 40 e i 50 anni sta assumendo antidepressivi.

“Gli Americani consumano circa l’impressionante quantità dell’80% degli antidolorifici.

“E’ difficile da credere ma i dottori negli Stati Uniti fanno 259 prescrizioni di antidolorifici ogni anno. Gli antidolorifici che vengono prescritti sono tra i medicamenti legali che danno maggior dipendenza e i nostri dottori stanno permettendo a milioni e milioni di Americani di trovarsi dipendenti da medicine di cui non possono sbarazzarsi,

“Un’indagine compiuta per l’Istituto Nazionale per l’Abuso di Farmaci ha trovato che più del 15% dei ragazzi che stanno per fare la maturità abusa di farmaci soggetti a prescrizione medica.

“La quantità di soldi per l’industria farmaceutica è astronomica. E’ stato registrato che gli Americani hanno speso più di 280 miliardi di dollari con farmaci soggetti a prescrizione durante il 2013.”

Il mio commento: Sino a che le medicine saranno comprate con i soldi il loro consumo aumenterà e verrà insegnato agli Americani ad usarli.
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