L’amore che la scienza non può spiegare

Quando l’acclamato ambientalista Lawrence Anthony, che divenne noto come “The Elephant Whisperer”, morì nel 2012, accadde qualcosa di incredibile: dopo essere stati per lungo tempo fuori,  in un ambiente selvaggio, gli elefanti che Anthony aveva salvato anni prima hanno marciato 12 ore  per tornare a casa sua a piangere la sua scomparsa. Secondo la BBC One, gli elefanti “sono rimasti lì in silenzio per due giorni”. Ancora più sorprendentemente, “Esattamente un anno dopo la sua morte, da quel giorno, il branco ha marciato di nuovo verso casa sua. È qualcosa che la scienza non può spiegare”.

Il mondo in cui viviamo è connesso in modi che non comprendiamo, ma che stiamo lentamente imparando.  Il nostro egoismo vuole che ci concentriamo solo su noi stessi, ma la realtà ci costringe a guardare all’ esterno, e ci insegna che c’è molto di più da scoprire là fuori. 

Come dimostrano gli elefanti di Anthony, tutta la natura avverte la sua connessione e vive secondo i suoi dettami. Gli esseri umani, invece, sono privi di questo sentire e quindi si comportano come se fossero soli al mondo.

Tuttavia, la civiltà sta diventando sempre più connessa, in sintonia con tutta la realtà, e ci costringe a riconoscere che anche noi siamo dipendenti l’uno dall’altro e connessi tra di noi. Oggi stiamo imparando che oltre alla connessione fisica c’è la connessione virtuale. Domani impareremo che siamo connessi anche emotivamente, che condividiamo e progettiamo non solo azioni o bit di dati, ma anche pensieri e desideri, anche senza verbalizzarli.

Alla fine, scopriremo che la nostra connessione è ancora più profonda delle emozioni: È spirituale. Siamo tutti un unico essere, i cui organi e cellule sono tutti noi, tutta la creazione. Questo è il motivo per cui gli elefanti sapevano quando venire a rendere omaggio al loro salvatore, e tornarci l’anno successivo, proprio quel giorno.

Quando ci sentiamo l’uno con l’altro, questo ci permette di lavorare armoniosamente, in un modo che beneficia tutti. Se percepissimo la nostra vera realtà, non commetteremmo mai errori, non faremmo mai del male a nessuno e nessuno ci farebbe mai del male perché ci sentiremmo una cosa sola. Perché allora ci viene negata questa conoscenza vitale, che tutta la natura tranne noi sembra possedere?

Tutta la natura agisce per istinto. Agli esseri umani manca la maggior parte degli istinti che hanno gli animali. Invece, dobbiamo imparare tutto da zero attraverso i nostri sforzi e l’insegnamento dei nostri genitori e insegnanti. C’è una ragione per questo: quando impariamo con i nostri sforzi, acquisiamo una comprensione più profonda del nostro mondo e della realtà.

Lo stesso vale per la conoscenza della nostra interconnessione e di ciò che comporta. Siamo privi del senso della nostra interconnessione e quindi dobbiamo svilupparlo attraverso lo sforzo. Ciò che gli elefanti percepiscono naturalmente, noi dobbiamo svilupparlo faticosamente. Tuttavia, così facendo, capiamo come tutto funziona e otteniamo una percezione profonda della nostra esistenza. In altre parole, la nostra ignoranza ci permette di raggiungere lo scopo della nostra vita, ma finché non lo raggiungiamo, siamo una minaccia per il mondo.

Ci sono due modi per raggiungere lo scopo della nostra vita: il primo è lasciare che la natura faccia il suo corso. Possiamo lasciare che ci anneghi nelle inondazioni, ci bruci negli incendi, ci schiacci sotto le rovine dei terremoti, o ci metta l’uno contro l’altro fino alla morte. Un altro modo è di assumerci la responsabilità di imparare i modi della natura, come tutto opera in connessione e armonia, iniziando a cambiare le nostre relazioni in base a ciò che apprendiamo dalla fonte. Man mano che “pratichiamo” la gentilezza, diventeremo più gentili e svilupperemo sentimenti più profondi per le persone e il mondo intorno a noi.

La pratica porta alla perfezione. Possiamo costruire strutture sociali, come piccoli gruppi, dove “praticheremo” l’interconnessione e l’interesse reciproco. Man mano che sviluppiamo queste abilità nella nostra psiche, cominceremo a sentirci l’un l’altro a livelli sempre più profondi.

Se lo facciamo, scopriremo cosa permette agli elefanti di sapere così bene come si sentono gli altri, poiché anche noi diventeremo sensibili e attenti. Inoltre, capiremo il “pensiero”, la “logica” che sta dietro alla creazione così complessa eppure così inesorabilmente connessa, e quale grande conoscenza e potere conferisce a chi la comprende.

(una clip su Lawrence Anthony: https://bit.ly/33uTRqz)

Sul merito delle controversie

In un momento di profonde lacerazioni e violente dispute, cerchiamo di spegnere il fuoco in modo naturale. Tuttavia, dopo che il fuoco è stato spento, tendiamo a trascurare l’ulteriore lavoro che dobbiamo fare. La guerra che vediamo oggi, quindi, è il risultato della nostra negligenza passata. Se vogliamo non solo disinnescare la guerra, ma evitare che si ripeta, dobbiamo tagliare la sua radice. Per farlo, dobbiamo essere d’accordo su due principi fondamentali:

1) Guardiamo oltre il giusto e lo sbagliato, poiché non ci convinceremo mai l’un l’altro che noi abbiamo ragione e loro hanno torto.

2) Costruiamo un legame al di sopra del disaccordo. Alimentiamo rapporti che rafforzano la nostra connessione al punto da generare un nuovo legame al di sopra della montagna di odio che ancora vive e continuerà a vivere al di sotto.

Se compiamo questi due passi, scopriremo una verità sorprendente: le controversie stesse catalizzano l’emergere del legame. Senza una disputa, ci può essere calma o compiacenza o indifferenza, ma non ci sarà mai un legame, una vicinanza di cuori.

Le controversie ci costringono a fare due cose:

1) Decidere se vogliamo mantenere la nostra connessione.

2) Se sì, dobbiamo rafforzarla in modo che il legame tra noi sia sempre più forte dei disaccordi che emergono.

Se i disaccordi smettono di emergere, non ci sarà motivo di rafforzare il legame. Allora, come uno strumento inutilizzato, si arrugginirà e si romperà.

Al contrario, se sorgono nuovi disaccordi, essi ci costringono a riparare le nuove fratture che sono emerse. Come risultato, il legame tra noi diventa anche più forte di prima.

Si pensi, per esempio, a una casa. Se si vuole costruire una casa in un paese dove il vento non soffia mai troppo forte, la pioggia non cade mai troppo copiosa e la temperatura è sempre moderata, non è necessario costruirla molto robusta, con un buon isolamento e un tetto che possa resistere a una bufera di neve. Tuttavia, se si vive in un paese il cui clima è inospitale e tempestoso, è necessario costruire una casa molto solida per mantenersi al sicuro e al caldo in condizioni estreme. In poche parole, sono le avversità che portano a costruire una casa forte e solida. Se non fosse per loro, non si farebbe lo sforzo.

Lo stesso vale per la tecnologia. Tutto ciò che abbiamo sviluppato è stato un mezzo per superare le difficoltà e gli ostacoli. Il risultato è la tecnologia moderna. Preferiremmo fare a meno degli ostacoli e tornare a vivere nelle caverne? Sono sicuro che non lo faremmo. In retrospettiva, apprezziamo gli ostacoli e le difficoltà, e spesso li chiamiamo affettuosamente “sfide”, perché ci hanno reso ciò che siamo.

Lo stesso vale per le controversie. Sono qui perché noi siamo all’altezza della sfida e costruiamo legami più forti al di sopra di esse. Come tutti gli ostacoli, ci seppelliranno se scegliamo l’inazione. Tuttavia, se li usiamo per il loro scopo, costruire un legame e rafforzare la nostra connessione, ci eleveremo a nuovi livelli e raggiungeremo altezze senza precedenti.

La festa della famiglia, un’opportunità per rivalutare il significato di famiglia

 

A differenza di altri paesi che celebrano separatamente la festa della mamma e del papà, Israele celebra ogni anno il Family Day, per onorare l’unità familiare e la sua centralità nella vita israeliana. Ogni anno, il Family Day in Israele cade in una data diversa, dato che segue il calendario ebraico e non quello gregoriano, e quest’anno si è celebrato il giorno 1 febbraio.

Se guardiamo le statistiche,  sembrerebbe che la famiglia abbia perso la maggior parte della sua centralità. Questo è vero tanto per Israele quanto per la maggior parte del mondo, soprattutto nel mondo occidentale.  Nel 2021 “c’erano 37 milioni di famiglie composte da una sola persona, o il 28% di tutte le case americane. Nel 1960, le famiglie composte da una sola persona rappresentavano soltanto il 13% delle famiglie”.  Per di più “il 34% degli adulti, dai 15 anni in su, non è mai stato sposato”. Chiaramente l’istituzione familiare ha perso il suo fascino.

Questo è successo per diverse ragioni. Innanzitutto, le persone vivono molto più a lungo rispetto a cento, o centocinquanta anni fa.  Allo stesso tempo, non viene insegnata l’importanza di mantenere l’unità familiare.  Quando l’educazione non instilla in noi l’importanza di mantenere l’unità familiare durante le difficoltà, le persone si arrendono abbastanza facilmente. 

Per poter fare qualcosa che non dia piacere immediato, alle persone oggi serve un significato.  Viviamo in un periodo in cui le persone non riescono a fare ciò che per loro non ha senso, ciò che sembra essere privo di significato.   Per poter mantenere l’unità familiare, bisogna sentire la sua importanza.  Altrimenti semplicemente la si abbandonerà.

Il mondo attuale non sostiene lo stare in una struttura familiare tradizionale.  La gente può mantenersi da sola economicamente e non ha bisogno del sostegno di un compagno o compagna.  Di conseguenza, non appena sorge un disaccordo, e ci saranno sempre disaccordi poiché nessuna persona è uguale ad un altra, la casa viene abbandonata, e ci si stabilisce altrove. 

Quindi, per far sì che due persone scelgano di restare in un’unità familiare, ci deve essere un motivo più grande della famiglia stessa.  Secondo la saggezza della Kabbalah, se cerchiamo la correzione spirituale, allora durante il processo di correzione svilupperemo anche una connessione con il nostro compagno.  Alla fine, la natura richiederà da noi questa correzione, sentiremo l’impegno reciproco di un uomo verso una donna e di una donna verso l’uomo.

Una relazione familiare corretta fa parte della nostra correzione. Fino a quando non raggiungeremo la correzione, lo stato dell’umanità continuerà a peggiorare.  Ma forse se possiamo trasmettere i benefici che una relazione corretta, spirituale, può portare, la gente non vorrà separarsi.  Dipende tutto dal significato che le persone trovano nelle loro relazioni, poiché, come ho detto prima,  senza una connessione spirituale non c’è motivo o capacità di mantenere le relazioni familiari. 

L’interesse dell’America e del mondo a placare le acque turbolente della guerra

La guerra in Ucraina si svolge a miglia di distanza, ma gli americani la seguono molto da vicino. Preoccupati per l’aumento dei prezzi del gas, tra le altre ripercussioni di questo conflitto, l’86% degli adulti americani considera la situazione con la Russia e l’Ucraina molto o abbastanza importante, secondo un recente sondaggio YouGov/Yahoo News.

La guerra sul territorio si riflette anche in una guerra di parole. Parlando in un podcast del Comitato Nazionale Repubblicano, l’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente detto che la guerra in Ucraina “non sarebbe mai accaduta” durante il suo mandato. Da parte sua, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden insiste sul fatto che ha cercato di prevenire la guerra in Ucraina in ogni modo possibile.  La tendenza dei presidenti a diventare più popolari in tempo di guerra non si applica in questo caso. La tendenza dei presidenti a diventare più popolari in tempo di guerra non si applica in questo caso. Diversi sondaggi rivelano che in media il 51,4% degli Americani disapprova la presidenza di Biden, uno degli indici di approvazione più bassi da quando è entrato in carica.

La guerra poteva essere evitata? Molto probabilmente era inevitabile. Le forze che operano nel mondo stanno cambiando molto velocemente e lo scenario globale sembra un mare in tempesta. Venti forti soffiano in tutte le direzioni causando enormi maree di conflitti che inondano il mondo a vari livelli.

Non voglio fare previsioni su come finirà l’attuale guerra per i Russi o per gli Ucraini, ma non c’è dubbio che il mondo non sta migliorando. Sia gli Stati Uniti che l’Europa possono trarre dei vantaggi dall’attuale conflitto, poiché esso cambia l’equilibrio delle forze e rinvigorisce la loro egemonia.

In realtà, lo stato attuale delle cose rivela la vera causa delle guerre. Si tratta della la natura umana, il desiderio egoistico di trarre beneficio a spese degli altri, che è già troppo grande e cresce costantemente.  Non possiamo fermare la guerra con dei poteri egoistici che abbiamo a disposizione  in cui una parte prevale opprimendo l’altra. In un villaggio globale in cui tutti viviamo nessuno avrà successo a causa delle guerre, tutti perderanno.

La pace mondiale sembra un concetto utopico improbabile quando guardiamo la situazione attuale, ma non abbiamo scelta se non aspirare a questo ideale. Dobbiamo esercitare il massimo sforzo per calmare le acque agitate della guerra, elevandoci al di sopra della nostra natura separatrice che si incunea le persone e le nazioni e le distrugge.  

Ci avvicineremo alla pace solo quando riconosceremo che la natura è un sistema interconnesso e interdipendente e che noi umani siamo gli unici disturbatori del sensibile equilibrio della natura. Di conseguenza, infliggiamo danni a noi stessi e raggiungiamo uno stato insostenibile.

Aumentare l’importanza della solidarietà e la necessità di unire i cuori delle nazioni in conflitto al di sopra dell’odio reciproco dovrebbe essere interesse di tutti. Rav Yehuda Ashlag spiegò questo obiettivo essenziale come un mezzo per raggiungere la pace mondiale quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale: “Non stupitevi se mischio il benessere di un particolare gruppo con il benessere del mondo intero, perché in effetti, siamo già arrivati a un punto tale che il mondo intero è considerato un solo gruppo e una sola società”.

Didascalia della foto:
Il Presidente Joe Biden se ne va dopo aver fatto un breve discorso di aggiornamento su Russia e Ucraina nella Sala Est della Casa Bianca a Washington, DC il 15 febbraio 2022. (Foto di Oliver Contreras)

Nessun vincitore in caso di guerra nucleare, ma forse non importa

Con le armi nucleari russe in massima allerta e il reattore nucleare dell’Ucraina che rischia di essere bombardato, il pericolo di una catastrofe nucleare è diventato molto reale. Tutti sanno che, se un tale disastro dovesse accadere, nessuno vincerebbe e i risultati sarebbero orrendi per tutta l’umanità, ma l’ego non conosce confini. Quando le persone sono impostate sulla propria vittoria, niente le fermerà, nemmeno la loro stessa morte fisica.

Pensiamo alla guerra come a uno scontro tra due (o più) entità fisiche, come paesi o capi di stato. Tuttavia, una guerra è un fenomeno molto più profondo di un conflitto di interessi o di una lotta di potere. Ciò che guida le guerre, soprattutto oggi, è l’ego, e l’ego non cede a nulla e ascolta solo se stesso.

La forza che crea la vita è una forza di equilibrio, armonia e dazione.  È così che permette la creazione della vita, l’evoluzione di creazioni sempre più complesse, che sopravvivono attraverso la collaborazione e l’interdipendenza tra tutte le loro parti. Pertanto, la vita richiede armonia e sostegno reciproco.

L’ego è l’esatto opposto di questo: è una forza che vede solo se stessa, pensa solo a se stessa e si preoccupa solo di se stessa. L’unico momento in cui l’ego si relaziona con gli altri è quando può sfruttarli o danneggiarli, quindi affermare la sua superiorità. Di conseguenza, l’ego è l’opposto della vita.

Quando due o più ego si scontrano, si crea un conflitto violento o una guerra. Una guerra tra due ego può finire quando uno dei due è stato sconfitto o quando entrambi sono troppo esausti per continuare, così si accordano per “fare pace”. In realtà, la “pace” è solo una tregua, che durerà solo fino a quando un ego sente di essersi ripreso abbastanza da avere il potere di annientare l’altro, a quel punto riprenderà a combattere. Se la demolizione di reattori nucleari o l’uso di armi nucleari sono necessari per sconfiggere il nemico, l’ego li userà prontamente.

Non ha niente a che vedere con chi è al potere. Non ci sono persone giuste quando si tratta di egoismo; siamo tutti cattivi potenzialmente, poiché è la natura umana a comportarsi così.

Il padre del mio insegnante, il grande cabalista e pensatore Baal HaSulam, scrisse sull’insaziabilità dell’ego già negli anni ’30. Nel suo epocale saggio “La pace nel mondo”, scrisse: “In parole semplici, diremo che la natura di ogni essere umano è quella di sfruttare la vita di tutte le altre persone nel mondo per il proprio beneficio e tutto ciò che egli dà ad un altro è solo per necessità.  Tutto ciò che dona all’altro è solamente per necessità, anche in questo caso vi è uno sfruttamento degli altri, ma è fatto astutamente, in modo che il suo amico non se ne accorga e conceda spontaneamente”. Inoltre, aggiunge: “sente che tutti gli uomini del mondo dovrebbero stare sotto il suo dominio e al suo uso personale. E questa è una legge inviolabile. L’unica differenza sta nella scelta dell’uomo: uno sceglie di sfruttare la gente per ottenere basse concupiscenze, un altro per ottenere il potere, mentre un terzo per ottenere il rispetto. Inoltre, se un uomo lo potesse fare senza molti sforzi, approverebbe di sfruttare il mondo per tutti e tre insieme: ricchezza, dominio e rispetto. Tuttavia, egli è obbligato a scegliere in base alle sue possibilità e alle sue capacità”. 

Novant’anni fa, quando Baal HaSulam scrisse queste pungenti parole, la Seconda Guerra Mondiale e gli orrori che ha portato con sé non erano ancora accaduti. Oggi, può una persona ragionevole dubitare del potere dell’ego di distruggere tutto ciò che lo ostacola?

Non credo che la guerra in Ucraina porterà a una guerra mondiale o all’uso di armi nucleari. Almeno non sembra così in questo momento. Tuttavia, se non impariamo ad usare l’ego in modo costruttivo anziché distruttivo, non c’è dubbio che ci ritroveremo in quell’orribile situazione per la terza volta. E se non impariamo la lezione, anche una quarta guerra è possibile.

Per evitare la distruzione completa, dobbiamo insegnare a noi stessi nuovi valori: che la connessione e l’unità sono più importanti di qualsiasi forma di separazione e inimicizia. Proprio come il nostro ambiente attualmente ci insegna ad odiare e a lottare per dominare, dovremmo costruire un ambiente che insegni il contrario.

Non sono un educatore, e non ho intenzione di dettagliare specificamente come questo dovrebbe essere fatto. Tutto quello che so è che se non impariamo a connetterci l’uno con l’altro e a prenderci veramente cura del prossimo, ci distruggeremo a vicenda.

Se scegliamo la guerra, dice Baal HaSulam, in un’altra fondamentale composizione: “ Le bombe faranno il loro dovere e i sopravvissuti che rimarranno dopo la distruzione non avranno altra scelta che prendere su di sé questo lavoro in cui sia gli individui che le nazioni non lavoreranno per se stessi più del necessario per il loro sostentamento, mentre tutto il resto sarà a beneficio degli altri” (Gli scritti dell’ultima generazione, parte prima).

Didascalia della foto:
1945 ,9 agosto, GIAPPONE : La United States Army Air Forces ( USAAF) ha sganciato una #BOMBA ATOMICA su NAGASAKI , GIAPPONE , verso la fine della seconda guerra mondiale . – ATTACCO ATOMICO NUCLEARE – ATTACCO NUCLEARE – SECONDA GUERRA MONDIALE – WWII

La tragedia dei beni comuni è la nostra realtà

Un termine ampiamente noto, almeno nel mondo accademico, è “la tragedia dei beni comuni”. Il termine “bene comune” descrive una risorsa che tutti possono utilizzare gratuitamente, come ad esempio l’aria. Il professore di diritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Harvard, Lawrence Lessig, spiega che la tragedia si verifica quando c’è una quantità limitata di beni comuni, la competizione su di essi ne provoca l’esaurimento perché le persone agiscono per interesse personale, mentre se fossero più coscienziose, tutti potrebbero goderne a sufficienza.

Fino a pochi anni fa, pensavamo di poter emettere tutto il gas che volevamo nell’atmosfera senza alcuna conseguenza. Come risultato, abbiamo inquinato l’intera atmosfera terrestre. Pensavamo di poter riempire di rifiuti tutti i mari all’infinito, ma abbiamo inquinato tutti gli oceani della Terra. Abbiamo esaurito le riserve di acqua dolce, contaminato il suolo terrestre e abbiamo trasformato il nostro intero pianeta in un luogo a malapena vivibile. Abbiamo inflitto a noi stessi una tragedia dei beni comuni su scala mondiale e ora ne stiamo pagando le conseguenze. La nostra ultima possibilità è uno sforzo congiunto per cambiare il nostro comportamento, ma per farlo dovremo prima cambiare noi stessi fin dalle fondamenta del nostro essere.

L’ecologista Garrett Hardin ha reso popolare il concetto di tragedia dei beni comuni in un saggio intitolato “La tragedia dei beni comuni: il problema della popolazione non ha una soluzione tecnica; serve una maggiore moralità”. Nel suo libro Il Futuro delle idee, Lessig cita la spiegazione di Hardin: “’Immaginate un pascolo aperto a tutti’, scrive Hardin e pensate al probabile comportamento dei ‘mandriani’ in quel pascolo. Ogni pastore deve decidere se aggiungere un altro animale alla sua mandria. Nel prendere una decisione in tal senso, scrive Hardin, il… mandriano ottiene il beneficio di un animale in più, ma tutti ne subiscono il costo, perché il pascolo ha una mucca in più che consuma. E questo determina il problema: qualunque costo ci sia nell’aggiungere un altro animale, sono costi che pesano anche sugli altri. I benefici, invece, sono goduti da un solo pastore. Pertanto ogni pastore ha un incentivo ad aggiungere più bestiame di quanto il pascolo nel suo insieme possa sostenere. …Ecco la tragedia. Ogni uomo è rinchiuso in un sistema che lo costringe ad aumentare il suo gregge senza limiti, in un mondo che è limitato. La direzione verso la quale tutti si stanno dirigendo è la rovina, ciascuno perseguendo il proprio interesse in una società che crede nella libertà dei beni comuni. La libertà nei beni comuni porta alla rovina di tutti”.

Tuttavia, conclude Hardin nel suo articolo: “L’istruzione può contrastare la tendenza naturale a fare la cosa sbagliata, ma l’inesorabile successione delle generazioni richiede che le basi di questa conoscenza siano costantemente rinnovate”.

Hardin scrisse la sua opera nel 1968, quando la comprensione del comportamento sconsiderato dell’umanità era ai suoi albori. Da allora, non abbiamo imparato nessuna lezione. Non abbiamo rinnovato la nostra educazione; non abbiamo nemmeno iniziato.

I beni comuni liberi della Terra sono limitati, anche se vorremmo credere il contrario. “L’uso dei beni comuni come fossero un pozzo nero non danneggia inizialmente gli uomini che giungono in una nuova frontiera, in quanto non ci sono molte persone”, scrive Hardin in relazione ai primi coloni bianchi negli Stati Uniti. Ma «lo stesso comportamento in una metropoli è insostenibile».

Ora che abbiamo esaurito la riserva terrestre di aria fresca, acqua dolce e fonti di cibo, la scarsità sta cominciando a farsi sentire. Allegoricamente, abbiamo preso in prestito da un negozio che sembrava non avere un custode, ma abbiamo sbagliato, e ora il custode sta riscuotendo il debito.

Tuttavia, possiamo evitare la catastrofe emergente dell’esaurimento delle risorse. Se applichiamo (finalmente) l’autoeducazione di cui abbiamo così tanto bisogno, scopriremo che c’è cibo in abbondanza, aria e acqua fresca per tutti. Produciamo già molto di più di quanto consumiamo. Se avessimo un senso di responsabilità reciproca e i beni andassero effettivamente alle persone che ne hanno bisogno, ridurremmo la produzione in modo così drastico da non preoccuparci delle quote di emissione e di altre limitazioni.

La radice del nostro problema non è che stiamo impoverendo la Terra, ma che stiamo cercando di distruggerci o almeno di controllarci a vicenda. Come risultato, infliggiamo a tutta la natura e a noi stessi una tragedia esistenziale.

Potremo cambiare il nostro modo di agire solo se cambiamo la nostra motivazione dal mirare a distruggere gli altri al mirare ad edificarli. Quando ci renderemo conto che possiamo svilupparci solo in un ambiente sociale fiorente, inizieremo a pensare agli altri in modo costruttivo e sociale, e di conseguenza trasformeremo il nostro mondo.

Questo è il motivo per cui oggi un processo educativo, che installi la consapevolezza che dipendiamo tutti gli uni dagli altri per ogni cosa, dovrebbe essere la componente essenziale, il fondamento di qualsiasi programma volto a mitigare ogni problema: dalla depressione alla deforestazione.

 

Cosa ci salverà dall’estinzione?

Commento: Greta Thunberg rimprovera i leader mondiali per anni di discussioni vuote e inattività climatica. Critica l’Inghilterra, gli Stati Uniti e la Cina, per aver manipolato le statistiche e cita molti esempi, soprattutto riguardanti l’Inghilterra. L’Inghilterra si definisce un leader mondiale nell’ambito climatico e ha, afferma Greta, centrali elettriche che sono una delle maggiori fonti di emissione di anidride carbonica.

La mia risposta: Sì, tutto viene alimentato con il carbone. È una tradizione.

Domanda: Li ha messi tutti in punizione. Sembra che non ascoltiamo più gli scienziati, non ci fidiamo di loro, e questa ragazzina appare ovunque; tutti la ascoltano; è su un piedistallo. E’ così la nostra era?

Risposta: La nostra era è la più corrotta e la più sporca. Hanno preso questa ragazza, l’hanno fatta diventare chi volevano loro e l’hanno fatta uscire ma, tenendola al guinzaglio.

Domanda: Credi che ci siano altre forze dietro di lei? I media non sanno cosa fare.

Risposta: Sì, altrimenti chi l’avrebbe ascoltata? Guardano una persona con un occhio solo e capiscono dove può essere adatta per conquistare visualizzazioni. Credi davvero che una bambina potesse saltare sul palco da sola? Chi lo ha permesso? Chi le ha dato spazio in radio, in TV, ecc?

Domanda: Perché avviene questo?

Risposta: Prima di tutto, il mondo ha bisogno di un tale rumore. E’ una distrazione. In secondo luogo, ci sono delle grandi forze dietro tutto ciò, forze che ne traggono beneficio.

Domanda: Quali eroi riveleresti oggi? Di che tipo di eroi abbiamo bisogno ai nostri tempi?

Risposta: Ci deve essere un’organizzazione molto seria, un gruppo di scienziati, politici ed economisti che si incontrano e discutono seriamente su cosa possiamo fare. Ma prima di tutto abbiamo bisogno di un resoconto molto serio, ovvero della ricerca.

Domanda: Dobbiamo raggiungere la profondità del problema di ciò che sta accadendo?

Risposta: Noi capiamo la profondità del problema.

Domanda: È chiaro a te. Nessuno ne parla molto. L’umanità dovrà arrivare alla profondità del problema?

Risposta: Non saremo in grado di fare nulla. Ognuno tira dalla propria parte, verso ciò che gli porterà un maggiore guadagno.

Domanda: Quindi, alla mia domanda: “chi devo portare fuori, in modo che il mondo lo ascolti?” la risposta è “Colui che ci condurrà alla profondità del problema?”

Risposta: Se gestissero seriamente la questione, arriverebbero alla conclusione che non si può fare nulla e non c’è bisogno di nulla.

Esiste un’unica risposta. Possiamo portare il mondo all’equilibrio solo se noi stessi entriamo in equilibrio nelle nostre relazioni. E allora ci troveremo semplicemente in un mondo in cui ci sarà abbondanza e bene per tutti.

Questa non è una fantasia o un’utopia; è semplicemente qualcosa che accadrà involontariamente. Se portiamo questo equilibrio nel mondo, al livello “dell’uomo” allora ogni livello inferiore, animale, vegetale e inanimato, entrerà anch’esso in equilibrio.

Commento: È come se ti rivolgessi ad una persona dicendo che deve cambiare per il bene delle buone connessioni. E la persona non può farlo! Non vuole!

La mia risposta: Non può. Allora sarà abbattuto.

Commento: Ha bisogno di un nemico.

La mia risposta: Lui stesso è il nemico!

Commento: Dici ad una persona: “è tutta colpa tua! Per colpa tua abbiamo tutti questi problemi ecologici”.

La mia risposta:

Domanda: Come usciamo da questa storia?

Risposta: Non c’è alcun modo. O ci uccidiamo o iniziamo a cambiare. O l’uno o l’altro.

Solo la correzione dell’uomo può portare la natura in equilibrio. Ed è possibile portare una persona in equilibrio soltanto se creiamo gradualmente un’atmosfera di amore per il prossimo tra di noi.

Domanda: Dovremmo sentirci tutti esausti per cercare una via d’uscita? Dobbiamo essere esausti per poter arrivare allo stato che descrivi?

Risposta: Allora vorremmo veramente sentire la risposta qui. Saremmo in grado di sentirla.

Non importa! Va bene così. La forza superiore sa tutto e può fare tutto, e fa tutto in ogni caso.

 

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From KabTV’s “News with Dr. Michael Laitman” 11/1/21

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Perché la festa di Purim oggi è più importante che mai?

Costumi, maschere, doppie identità. Dietro la gioiosa celebrazione di Purim c’è una storia profonda sul bene e sul male. Svelare il suo significato segreto può salvare il mondo di oggi, specialmente quando la realtà sembra così cupa e incerta. Così, questa festa è significativa non solo per il popolo ebraico, ma per tutta l’umanità.

La lettura tradizionale del “Rotolo di Ester” durante la festa di Purim non celebra semplicemente un evento avvenuto molto tempo fa. In realtà descrive uno stato spirituale, ancora non chiaro,  che si trova davanti a noi e che verrà scoperto non appena ci uniremo. In effetti, Megilat Ester o Il Rotolo di Ester si riferisce alla “rivelazione del nascosto”, perché in ebraico, “guilui” significa rivelazione, e “ester” da “hastara” significa occultamento.

Nel racconto di Purim, Haman avanzò la pretesa al re Assuero che gli Ebrei dovessero essere uccisi perché erano separati e quindi ritenuti inutili: “C’è un certo popolo, sparso e disperso”.

In risposta, Mardocheo fece appello al re Assuero per avere misericordia degli Ebrei tramite la regina Ester, ma ella disse che era impossibile per lei aiutarli finché fossero rimasti dispersi e non uniti. Così Mordechai andò in missione per trasmettere questo appello all’unità del popolo ebraico. Quando alla fine si riunirono e si unirono, Ester fu in grado di convincere il re Assuero ad avere pietà di loro.

Come in tutte le storie della Torah, i personaggi e l’interazione tra loro rappresentano attributi e poteri che si manifestano nei nostri pensieri, desideri, atteggiamenti e relazioni.

Mardocheo simboleggia una forza positiva che si prende cura profondamente di tutti dato che il futuro del mondo dipende dallo sviluppo delle qualità sublimi dell’amore e della dazione, e dallo sviluppo di una connessione integrale perfetta tra tutte le parti della realtà e tutti gli esseri viventi.  Al contrario, il malvagio Haman simboleggia la forza negativa, una tendenza egoistica a controllare tutti gli altri, a piegare tutti sotto di noi, a prendere tutto ciò che è possibile da loro, a sfruttarli a nostro vantaggio. 

“L’uomo è un piccolo mondo”, spiegano i nostri saggi. Significa che in ognuno di noi si trovano tutte queste forze descritte nel Rotolo di Ester, anche se non le sentiamo. Esse definiscono la direzione di sviluppo che ci salverà dalle lotte egoistiche di tornaconto personale a spese degli altri, che minacciano di far degenerare la razza umana verso l’autoestinzione.

Più ci sviluppiamo, più questi poteri si intensificano. La volontà spietata di governare e controllare affiora sempre più nelle persone e grandi forze di separazione operano per dividerci. Pertanto, il messaggio centrale della storia di Purim è che l’unità sarà la nostra salvezza e che la nostra negligenza nel superare le differenze tra di noi ci mette in pericolo, ci danneggia e può persino annientarci.

In altre parole, lo stato elevato che l’umanità è così desiderosa di raggiungere e che è così disperatamente necessario in questi giorni ora è celato. Non appena impareremo a connetterci correttamente l’uno con l’altro, al di sopra del nostro egoismo, rimuoveremo la radice di tutto il male dalle nostre vite e un mondo di tutto il bene sarà rivelato.

Buon Purim a tutti!

Urlare da un podio non aiuterà

Domanda: Nel mondo del XX secolo, cioè del passato, le persone vivevano basandosi sull’idea che chiunque può trovare un’occupazione funzionale e che ogni nazione ha bisogno di svilupparsi adeguatamente ed essere in grado di produrre qualcosa di utile.

Poi, in vari paesi – in Siria, Libia, Iraq e Venezuela – giovani maggiori e colonnelli, presidenti e padri della nazione, sono saliti al potere. Hanno costruito fabbriche e strade, hanno formato ingegneri e dottori, hanno creato unità operative di riserve, cercando di raggiungere gli standard Americani, Tedeschi e anche quelli dell’Unione Sovietica.

Cosa è successo? Come è accaduto che intrattenere sia diventato più redditizio che produrre beni, che le speculazioni sui numeri siano diventate più remunerative della commercializzazione di prodotti e servizi, che convenga gestire il caos piuttosto che team di persone? Il vecchio mondo è in declino e i leader hanno smesso di essere padri.

Come è accaduto tutto questo?

Risposta: La gente ha scoperto di non aver bisogno di tutto questo, né del progresso né di altro. Tutto ciò di cui ha bisogno è pane e spettacolo.

Domanda: Siamo davvero così primitivi?

Risposta: È semplicemente la nostra natura! Questo non è primitivismo. Essere primitivi è un’arte molto elevata.

Commento: Da giovani ci dicevano di essere la creazione suprema della natura.

Risposta: Da giovani vi hanno detto di essere la creazione suprema della natura. Ma in realtà non vi hanno voluto raccontare come stanno le cose. Se vuoi vivere la tua vita in modo razionale, come persona prudente e saggia, allora scegli un lavoro tranquillo, vivi in un ambiente sereno e ti dedichi ad un passatempo che ti appassiona.

Commento: Dunque in passato l’umanità desiderava qualcosa e i leader volevano essere i padri delle nazioni, i padri del loro popolo.

Risposta: Volevano solo essere al comando, null’altro. Erano spinti unicamente dal desiderio egoistico di mettersi in mostra, sia nel bene che nel male, di far parlare di sé e di ottenere fama e potere.

Domanda: Perché tutto questo è svanito?

Risposta: Prima di tutto il nostro egoismo sta cambiando. In secondo luogo, hanno scoperto che non c’è nulla di buono in questo e che l’umanità è ingrata. Indipendentemente da quanto ci si impegni a fargli fare qualcosa, l’umanità non vuole nulla.

Domanda: Adesso che direzione stanno prendendo le cose?

Risposta: Oggigiorno nessun leader si preoccupa che il proprio paese, il proprio popolo possa essere migliore, più pulito o speciale.

Commento: Insomma, che il popolo viva bene e che possa migliorare le proprie condizioni di vita.

Risposta: Un’eccezione viene fatta per i propri figli, ma ci si limita a questo.

Domanda: Siamo diventate persone piccole e meschine?

Risposta: Il nostro egoismo è cresciuto e dunque è più esigente nei nostri confronti. Noi non siamo certamente in grado di opporci in alcun modo ad esso.

Domanda: Stai dicendo che non ci sarà mai un tempo in cui ci si prenderà cura delle persone?

Neanche un’attenzione minima, magari ostentata, discutibile insomma?

Risposta: No, non funziona più così. Puoi anche salire su un qualsiasi podio e urlare, la gente ti passerà davanti e procederà oltre. Ci siamo già passati, è così.

Domanda: Allora la domanda principale è: dove stiamo andando? Verso quali leader ci stiamo dirigendo? Un saggio, può diventare un leader oggi?

Risposta: No, nessuno. Quale saggio? Chi gli darebbe ascolto? Un saggio esiste in quanto c’è un pubblico in grado di riconoscerlo come tale, che lo indica e dice; “Questo è un saggio! Guardate!”

Domanda: Pensi che siano le persone a scegliere un leader?

Risposta: Certamente!

Domanda: Le persone possono scegliere un leader oggi come in passato?

Risposta: No, quella fase è passata.

Domanda: Non vogliamo neanche scegliere un leader che si prenda cura di noi, giusto?

Risposta: Giusto. Prima di tutto non credo a nessuno, non mi fido di nessuno. Se oggi scegliessi qualcuno, domani ripudierei la mia scelta. Come risultato, si scopre che non ci sono né leader, né saggi; siamo persi, confusi, piccoli ed egoisti.

Ma allo stesso tempo, non abbiamo idea di che cosa abbiamo bisogno.

Domanda: Cosa accadrà?

Risposta: Io penso che, come al solito, sarà una guerra a scegliere le grandi persone. Non riesco proprio ad immaginare come possa essere possibile influenzare la gente. Dopotutto, nessuno ascolta. Nessuno presta attenzione.

Domanda: Qual è lo scopo della natura? Qual è lo scopo del Bore che ci ha messo in questa posizione?

Risposta: Sviluppare il corretto egoismo in noi e comprendere che in realtà l’egoismo non ha uno scopo. L’egoismo è necessario, ma non viene utilizzato per un obiettivo giusto. Dobbiamo iniziare a chiederci come direzionarlo nel modo corretto.

Domanda: Il nostro egoismo ha la necessità di sentire questo? Abbiamo bisogno di sentire tutto questo?

Risposta: Sì, ma la nostra percezione non è abbastanza affinata per intuire come procedere. Pertanto non sappiamo. Andiamo di là, andiamo di qua…” Guarda il Black Friday! Corriamo subito nei negozi!”

Domanda: Stai dicendo che ci dovrebbe essere qualche forma di dolore?

Risposta: Sì, una tempesta, una tempesta molto seria.

Domanda: Quindi ti aspetti una tempesta e che non ci sia altro modo?

Risposta: No. Questa tempesta non deve essere necessariamente fisica, può essere interna, dentro le persone. Tuttavia, è necessario che accada. Dovrebbe piombarci addosso e prenderci di sorpresa.

Domanda: Potrebbe manifestarsi come un vuoto assoluto oppure in altra forma?

Risposta: Una persona potrebbe cadere sotto la sua influenza e iniziare a cambiare.

A quel punto, finalmente l’uomo avrà il desiderio di uno scopo – quello vero – che non sia lo shopping, il divertimento o altro. L’uomo avrà il desiderio di uno scopo in quanto si renderà conto che questo è in grado di riempirlo, di fermarlo, di dirigerlo e dare un senso alla sua vita.

 

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Dalla trasmissione di Kab Tv “News with Dr. Michael Laitman” 02/12/2021

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Perché alcuni grandi artisti sono persone sgradevoli

Compongono dei capolavori che illuminano le nostre vite, dipingono immagini che  catturano lo spirito dei loro tempi, cesellano icone vibranti da pietre inanimate.  I grandi artisti arricchiscono la nostra vita e la riempiono di emozione e meraviglia. Eppure, alcuni grandi artisti furono (e sono) individui malvagi.  Il compositore Richard Wagner era un antisemita rabbioso. Delle sette donne principali nella vita di Pablo Picasso, due impazzirono e due si suicidarono.  Gustave Flaubert, autore di Madame Bovary, pagava per far sesso con ragazzini, e il romanziere Norman Mailer una volta cercò di uccidere una delle sue mogli.

In effetti non c’è alcuna ragione per la quale  le persone creative dovrebbero essere più “giuste” degli altri.  Arte e moralità non c’entrano nulla l’una con l’altra,  se ci aspettiamo il contrario ci sbagliamo.

Le persone creative, che sono eccezionali per loro stessa natura, sono ancora più inclini ai difetti morali del resto di noi. I loro alti sono più alti dei nostri e i loro bassi sono più bassi dei nostri. Si muovono tra gli estremi, ma alla fine sono uguali a tutti noi: individui egocentrici.

Tutti noi racchiudiamo sia i sentimenti e i pensieri più alti e nobili, sia quelli più bassi e spregevoli. Solo quando riconosciamo ciò che abbiamo dentro di noi possiamo crescere. Se avessimo solo un lato della bilancia, non conosceremmo mai l’altro lato e non saremmo in grado di scegliere tra essi. Saremmo dei robot anziché esseri umani.

Re Salomone disse a questo proposito: “Non c’è un uomo giusto sulla terra che faccia del bene e non abbia peccato” (Ecclesiaste 7:20). In altre parole, solo quando scopriamo la nostra vera natura possiamo fare una scelta consapevole di essere buoni ed è questo che ci rende persone giuste e non robot.

Fino a quando non saremo corretti, tutto ciò che facciamo, lo facciamo per noi stessi.  Gli artisti non fanno eccezione, eppure questo non diminuisce la grandezza delle loro opere. Poiché vanno agli estremi, quando sono elevati creano opere veramente gloriose di cui tutti possiamo godere. Tuttavia, non dovremmo aspettarci che essi siano corretti nel corso della loro vita personale, perché anch’essi dovranno attraversare lo stesso processo di riconoscimento del male della natura umana e decidersi di innalzarsi al di sopra di essa.

Ad un certo punto, dovremo tutti confrontarci con la nostra natura e riconoscere il danno che stiamo infliggendo a noi stessi, agli altri e a tutta la natura. Ci renderemo conto che, per sopravvivere, dobbiamo diventare più giusti e meno malvagi di come tendiamo ad essere. Nel frattempo, possiamo beneficiare delle opere dei grandi artisti e se ci fanno riflettere sulla vita e sul suo significato, tanto meglio.

Didascalia della foto:
Pablo Picasso nel suo studio in Rue Des Grands Augustins a Parigi intorno al 1950