I software spia non ci nuoceranno, l’atto di spiare invece si.

Pegasus, il software spia sviluppato dall’azienda di armi informatiche NSO, può essere segretamente installato su telefoni cellulari e dispositivi che utilizzano sistemi iOS o Android. È in grado di leggere messaggi di testo, tracciare telefonate e localizzazioni, impadronirsi di password, accedere al microfono ed alla telecamera oltre che raccogliere informazioni dalle app.

Il software spia realizzato in Israele viene utilizzato da autorità di tutto il mondo, oltre che da Israele stessa, sollevando l’allarme per un’indebita violazione della privacy. Secondo la mia opinione, il problema non risiede nel software spia ma nell’atto di spiare, ossia le cattive intenzioni di coloro che utilizzano la tecnologia per nuocere, manipolare ed abusare gli altri.

Non mi sorprende che i software spia esistano. E’ risaputo che governatori e ufficiali governativi non siano dei santi e che farebbero qualunque cosa per raccogliere informazioni in modo da poter manipolare e controllare gli altri più facilmente, ottenendo così, più potere.

Dobbiamo riconoscere che la nostra società è sgretolata. Il comportamento del governo riflette nient’altro che la società stessa. Lo stesso vale per il rafforzamento delle leggi e del sistema di giustizia in generale. Se una società è corrotta e piena di persone che desiderano giusto ferire e sopraffare gli altri, non possiamo aspettarci che i loro rappresentanti siano tanto diversi.

E’ così da decenni. Ciò che è iniziato con le intercettazioni telefoniche e altre forme di sorveglianza, si è semplicemente adattato alla tecnologia di oggi, ma nella sostanza, non è cambiato nulla. E’ per questo che a nuocere non sono i software spia ma la costante necessità di spiarci reciprocamente.

Quando i genitori controllano i propri ragazzi volendo conoscere i loro movimenti, non li stanno spiando, si stanno occupando dei loro cari. Ma quando estranei o autorità fanno lo stesso, parliamo di spiare in quanto le loro intenzioni sono di ferirci e di manipolarci. In altre parole, il problema non è il software ma chi lo gestisce.

Se vogliamo correggere Pegasus e altri malware, abbiamo bisogno di correggere il malo-intento che li gestisce, vale a dire, la natura umana.

La malizia che nutriamo gli uni nei confronti degli altri, è la radice di ogni male. Quindi non si tratta di Pegasus ma tutto ciò che facciamo con l’intenzione di nuocere, di manipolare, di espropriare e di sopraffare gli altri e l’intero mondo. Se non correggiamo il problema alla radice, sostanzialmente noi stessi, non saremo in grado di correggere nulla.

Come primo passo verso la correzione delle nostre radici, dobbiamo essere coscienti che siamo marci quanto le azioni che riserviamo agli altri. Qui, le parole chiave sono trasparenza e coraggio. Se non siamo disposti a guardarci allo specchio, non progrediremo e non ci saranno miglioramenti nella società. Dovremmo attendere fino a quando le nostre negligenze emergeranno a tal punto da convincerci che dobbiamo cambiare, non tanto l’atto, e neanche i mezzi attraverso i quali certi azioni vengono praticate, ma piuttosto colui che le pratica.

Quando accetteremo di essere noi stessi il problema (per noi intendo la società nel suo insieme o almeno la maggioranza di essa), piuttosto che i mezzi che utilizziamo per soddisfare la nostra volontà malata, solo allora potremmo iniziare a lavorare su noi stessi. Questo avverrà quando inizieremo ad esaminare noi stessi invece di accusare altri di essere la causa dei nostri guai.

Quando l’attenzione verrà spostata dall’altro a noi stessi, potremmo osservare che noi siamo sbagliati tanto quanto gli altri. Questo non accadrà quando una o due persone riveleranno il proprio io malato attraverso un percorso di autocoscienza. Accadrà quando l’intera società intraprenderà questo processo. Come risultato le persone inizieranno a cambiare atteggiamento verso gli altri e si passerà dal desiderio di sfruttare l’altro, a quello di sostenere l’altro.

La realizzazione del processo potrebbe richiedere molto tempo ma la transizione da un atteggiamento di sfruttamento ad uno di sostegno reciproco, potrebbe essere veloce. D’altro canto, qui non c’è bisogno di fare nulla; si tratta di cambiare le intenzioni alla base delle nostre azioni e questo può avvenire velocemente, con la stessa rapidità con la quale cambia un pensiero.

Dunque, la fase più importante della nostra correzione sta avvenendo proprio adesso. Tanto più rapidamente sveliamo la malvagità della natura umana e prendiamo atto che questo è ciò che siamo, quanto più rapido e semplice sarà il cambiamento tra cattive e buone intenzioni. Si passerà dalla sorveglianza reciproca alla cura reciproca.

L’energia pulita richiede intenzioni pulite

Lo standard di riferimento per l’energia pulita è di essere “a emissioni zero”.  Se la produzione di energia non emette più carbonio di quanto assorbe, allora il processo viene considerato a energia pulita. Recentemente, i ricercatori del Technion Institute of Technology hanno addirittura superato il gold standard. Sono riusciti a generare elettricità dalle alghe con “correnti che sono al livello di quelle ottenute da celle solari standard”. Meglio ancora, nel processo, le alghe emettevano ossigeno e assorbivano carbonio. Questo processo “carbonio-negativo” genera energia e pulisce l’aria allo stesso tempo. 

Purtroppo, l’umanità non godrà dei frutti di questa meravigliosa scoperta. La natura umana farà sì che solo coloro che “possiedono” il brevetto ne beneficeranno. Il resto di noi pagherà per questo, se possiamo permettercelo, e l’ambiente sarà oltraggiato in un altro sgradevole modo. 

La natura possiede in abbondanza.  Con l’approccio corretto potremmo avere tutta l’energia, il cibo e ogni altra cosa di cui abbiamo bisogno, con minimo sforzo.  Potremmo veramente vivere in un Paradiso Terrestre, se soltanto riuscissimo a cambiare il nostro atteggiamento. 

Con il nostro atteggiamento attuale, cerchiamo costantemente di guadagnare il più possibile, molto di più di quanto ci serve, in modo che altri non possano avere.  Facendo ciò, ci condanniamo a un guerra costante con ogni persona, con l’intera umanità, e con l’intera natura. In altre parole, il nostro atteggiamento egoistico e maligno verso gli altri, ci condanna a una guerra eterna dal giorno della nascita fino al giorno della morte, sfiniti e sconfitti. 

La natura dà a tutte le creature esattamente ciò di cui hanno bisogno. Ha anche installato in loro l’istinto di usare solo ciò di cui hanno bisogno per soddisfare i loro bisogni e non oltre. Ma la natura ha creato l’uomo diversamente: avido, prepotente e dominatore.

C’è una buona ragione per i “difetti” che la natura ha costruito in noi: Se facciamo uno sforzo cosciente per trasformarci e diventare come il resto della natura, capiremo e sentiremo la natura ad un livello più profondo di qualsiasi altro essere.

Proprio come la natura dà a tutti esattamente ciò di cui hanno bisogno, anche noi dobbiamo imparare a verificare che tutti abbiano ciò di cui necessitano, compresi noi stessi, e che nessuno maltratti o sfrutti gli altri. Se adottiamo questo approccio, scopriremo innumerevoli modi per migliorare la nostra vita.  Avremo tutta l’energia che ci serve e ancora di più, tutto il cibo, acqua, alloggio, educazione, ricreazione e ogni altra cosa che vogliamo, in abbondanza. Finché non cerchiamo di negare agli altri ciò di cui hanno bisogno o di danneggiarli in qualche altro modo per il nostro tornaconto, la nostra vita sarà impeccabile.

Usando l’approccio gentile non ci saranno guerre, non ci saranno carenze di nulla e nessun inquinamento. Con tutti i sistemi della Terra in equilibrio, essa diventerà finalmente il paradiso che doveva essere, una volta che l’unico elemento nocivo su di essa sarà stato trasformato.

Immagine: Facciata dell’edificio della Facoltà di Ingegneria Civile e Ambientale nell’istituto Technion di Haifa, Israele. Foto di: Beny Shlevich

הטכניון – מכון טכנולוגי לישראל | Technion

La normalizzazione con gli Stati del Golfo non porterà alla normalizzazione con il mondo

Di recente, Ahmed Al-Jarallah, caporedattore di Arab Times, ha scritto un editoriale in cui esortava gli stati del Golfo a normalizzare le relazioni con Israele ed in cui criticava i Palestinesi. Al-Jarallah ha affermato che gli Stati del Golfo non dovrebbero sostenere finanziariamente i Palestinesi o mediare tra loro e Israele “ogni volta che uno di loro lancia un missile contro Israele”. Se attaccano Israele, ha suggerito, “devono loro ricostruire ciò che hanno distrutto con le loro stesse azioni”.  In conclusione, Al-Jarallah ha affermato: “Tutti gli Stati del Golfo dovrebbero normalizzare le relazioni con Israele perché la pace con questo Paese più avanzato è la cosa giusta da fare”. Per quanto riguarda i Palestinesi, ha esclamato: “Lascia che gli sciocchi si arrangino da soli”. 

Naturalmente, i media israeliani hanno ampiamente citato l’editoriale. Alla fine, qualcuno nel mondo arabo ha ascoltato la ragione, ha esaminato i fatti e si è reso conto che i Palestinesi sono gli aggressori e Israele agisce solo per legittima difesa. Anch’io sono stato felice di sentire le parole di Al-Jarallah, ma penso che se Israele facesse ciò che dovrebbe fare, non avrebbe nemici, nemmeno i Palestinesi. Dopotutto, siamo le persone che hanno concepito il detto “Ama il prossimo tuo come te stesso”, ci si aspetta che lo mettiamo in pratica. 

Un’alleanza con Israele può essere ottima per gli Stati del Golfo, e sono proprio felice quando un paese arabo vuole fare la pace con noi piuttosto che combattere contro di noi. Tuttavia, per Israele, questo è tutt’altro che sufficiente. Nessuna pace che faremo reggerà finché non faremo pace l’uno con l’altro. Guardiamo, per esempio, la pace che è in corso tra noi, l’Egitto e la Giordania. Potrebbe esserci un’assenza di atti ostili contro di noi, ma c’è molta ostilità verso Israele, specialmente tra i cittadini delle due nazioni. Pertanto, in caso di guerra, Israele non può contare sul fatto che questi paesi non si uniscano ai suoi nemici.

Forse non ce ne rendiamo conto, ma Israele, la nazione che ha iniziato un processo di cambiamento, in principio era una società che muoveva i primi passi.  Il nostro “esperimento” è stato senza precedenti e da allora non è mai stato ritentato. Il concetto era che persone provenienti da nazioni straniere, spesso ostili, potessero formare una nazione esaltando l’idea dell’unità stessa. In caso di successo, la “formula” sarebbe stato un modello per l’umanità. Si pensava che persone provenienti da nazioni straniere, spesso ostili, potessero formare una nazione esaltando l’idea stessa di unità. Se avesse avuto successo, la “formula” sarebbe stata un modello per l’umanità.

Per secoli abbiamo oscillato tra il successo e il fallimento, ma alla fine abbiamo fallito con il mondo: siamo caduti in un odio così diabolico l’uno verso l’altro che il mondo non ha mai più provato a fondare una nazione basata sulla responsabilità reciproca e sull’amare gli altri come se stessi.

Tuttavia, il mondo non ha dimenticato il nostro impegno. Non solo le nostre stesse scritture ci ricordano la nostra missione, ma anche gli antisemiti e gli storici la riconoscono.

Tra questi antisemiti c’è il più famigerato odiatore di Ebrei nella storia degli Stati Uniti: Henry Ford, fondatore dell’azienda automobilistica. Nella sua opera antisemita, The International Jew – the World’s Foremost Problem, Ford dettaglia le sue critiche contro gli Ebrei. Eppure, qua e là, lancia alcune affermazioni molto stimolanti: “Può darsi che quando Israele sarà portato a vedere che la sua missione nel mondo non deve essere raggiunta per mezzo del vitello d’oro”, scrive,  “il suo essere cosmopolita nei confronti del mondo e la sua inevitabile integrità nazionalistica nei confronti di se stessa si dimostreranno insieme un fattore grande e utile per realizzare l’unità umana. Ford si è anche lamentato del fatto che “la tendenza ebraica globale in questo momento sta facendo molto per impedire” l’unità ebraica.

Per quanto riguarda l’essere una società di un nuovo inizio, Ford consiglia ai sociologi contemporanei di studiare l’antica società israeliana. Nelle sue parole, “i moderni riformatori, che stanno costruendo sistemi sociali modello sulla carta, farebbero bene a esaminare il sistema sociale in base al quale erano organizzati i primi Ebrei”.

Simile a Ford, l’acclamato storico Paul Johnson ha scritto nella sua esaustiva opera, Una storia degli Ebrei: “In una fase molto precoce della loro esistenza collettiva [gli Ebrei] credevano di aver individuato uno schema divino per la razza umana, di cui la loro stessa società doveva essere un pilota”.

Ancora oggi il mondo ci considera debitori. Non può forgiare il tipo di unità di cui ha bisogno in questo momento, tra le nazioni e le fedi, e non vede l’esempio che deve ricevere da noi. Ecco perché i Palestinesi possono sentirsi sicuri che il mondo si schiererà con loro. Ci incolpa per ogni conflitto sul pianeta, non solo con i Palestinesi, ma anche tra di loro. E finché non faremo pace tra di noi e non diventeremo la società pilota, il modello sociale che il mondo si aspetta di vedere, rimarremo i paria del mondo.

Didascalia della foto:
Il Principe ereditario e Primo Ministro del Bahrain, Principe Salman Bin Hamad Al Khalifa riceve il Primo Ministro israeliano Naftali Bennett al Palazzo Gudaibiya, Manama, Bahrain, 15 febbraio 2022. Agenzia di stampa del Bahrein

Pubblicizzare il cambio di sesso ai bambini nelle scuole? Assolutamente no!

Mi è stata chiesta la mia posizione riguardo alla divulgazione della legittimità dell’iter dei bambini che stanno cambiando sesso. In Nord America, mi è stato detto, questo è uno degli argomenti più controversi. Quindi, in breve, so che alcune persone si sentono a disagio nel loro corpo e possono sentirsi meglio se cambiano il loro sesso. Ma propagare l’idea ai bambini, che sono suscettibili a qualsiasi nozione che noi adulti installiamo in loro? Assolutamente no! Il fatto che possa essere giusto per alcune persone non significa che dobbiamo renderlo dominante e persino alla moda. Il modo auspicabile è vivere come la natura ci ha fatto: maschio e femmina.

Ho incontrato persone che sentivano di appartenere ad un corpo diverso da quello in cui erano nate. Ho parlato con loro e le capisco. Succede, come succede qualsiasi stranezza. 

Tuttavia, è molto raro e non dovrebbe essere considerato come routine o ordinario. Mi rendo conto che oggi bisogna essere audaci o considerati strani se si ha il coraggio di dire la verità, ma le tendenze che vanno e vengono secondo i capricci egoistici della gente, non cambiano la natura. La natura ci ha creato maschio e femmina e questo è ciò che dovremmo rimanere.

Non c’è una linea chiara tra maschi e femmine. I maschi hanno qualità femminili, così come le femmine hanno tratti maschili. Eppure, ogni persona ha un genere biologico e quel genere è quello dominante, tranne, come ho detto, in casi molto rari.

Quando gli adulti sentono che stanno vivendo nel corpo sbagliato, possono scegliere di eseguire qualsiasi procedura vogliano su se stessi. Ma finché non siamo adulti, dovremmo crescere nel modo in cui la natura ci ha creato. 

L’ambiente sociale ha un’influenza critica sui bambini. Quando sono giovani, si può far loro pensare e fare tutto ciò che si vuole. I nazisti, per esempio, educavano i bambini tedeschi a credere di essere superiori a tutti gli altri, non solo agli ebrei, e che il resto del mondo doveva servirli o essere distrutto. Hanno fatto il lavaggio del cervello ai bambini, attraverso libri, lezioni e film, affinché credessero di essere la razza superiore.

In questo modo è possibile installare qualsiasi nozione nella mente dei bambini, se usiamo il sistema educativo e i social media per facilitarlo.

Tuttavia, i risultati possono essere disastrosi. Se si diffonde l’idea che il cambio di sesso è normale, persino “alla moda”, può portare i bambini, che inizialmente non hanno problemi con il loro genere, a pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in loro. Potrebbe spingerli a voler fare qualcosa a cui non potranno rimediare, semplicemente perché vogliono essere come tutti gli altri e sentono che tutti stanno andando in questa direzione.

Sappiamo che essere popolare significa tutto per i bambini, specialmente per gli adolescenti. Di conseguenza, potrebbero fare cose di cui si pentiranno in seguito, ma che non saranno mai in grado di invertire o riparare. Se i genitori non impediscono ai bambini di fare tali errori, questo può rovinare la loro vita per sempre. È terribile ed è sbagliato.

Penso che invece di rendere l’anormalità una moda, dovremmo incoraggiare le persone ad essere ciò che sono e a realizzare il potenziale con il quale sono nate. Se le persone ricevono un riconoscimento per quello che sono, la società le premia e le rispetta per aver contribuito con le loro capacità e i loro sforzi al bene comune, non si sentiranno insoddisfatte di se stesse. Allo stesso tempo, gli adulti che sentono di vivere nel corpo sbagliato dovrebbero avere accesso all’utilizzo delle possibilità che la medicina moderna offre per farli sentire più a loro agio con il loro genere.

Oppioidi: una fuga dall’inutilità

Secondo i dati del CDC National Centre of Health Statistics, lo scorso anno ha visto un aumento di quasi il 30 percento di decessi da overdose, il 75 percento dei quali era da attribuirsi agli oppioidi.  Secondo i dati, i decessi da overdose di oppioidi sono aumentati quasi del 40 percento soltanto nell’anno precedente. 

Queste statistiche allarmanti sono di gran lunga le peggiori di qualsiasi paese, ma gli Stati Uniti non sono soli nella loro crisi da oppioidi. Più o meno nello stesso periodo, l’uso di oppioidi tra gli adolescenti in Israele è aumentato, accompagnato da un’impennata delle chiamate ai centri di aiuto emotivo.

Sia negli Stati Uniti che in Israele, il problema non è l’abuso di oppioidi in sé, ma il senso di inutilità che spinge i giovani e gli adolescenti  a cercare una via di fuga dalla realtà. Oggi, in un tempo in cui le persone hanno tutto ciò di cui necessitano materialmente, le domande sul significato di tutto quanto diventano sempre più pressanti.


Questo è vero non solo per gli adolescenti e i giovani, ma anche per i loro genitori.  Infatti, parte del motivo per il quale gli adolescenti non riescono a rispondere da soli alle domande sul significato della vita, è che i loro genitori non hanno le risposte e sono ugualmente perplessi.  Dato che i genitori non riescono a fornire risposte, i figli rimangono frustrati. 

L’abuso di oppioidi è soltanto una parte del problema.  La verità è che ovunque si guarda, la gente è infelice, depressa, arrabbiata e frustrata.  E’ per questo che tanti si rivolgono agli eccessi per trovare un significato: fondamentalismo religioso, sport estremi, violenza e abuso di sostanze. 

La soluzione, quindi, non risiede in un approccio particolare all’ overdose da oppioidi. C’è bisogno di un sistema completo che informi le persone sulla realtà che cambia e insegni loro come affrontarla.

Questo sistema deve iniziare nella prima infanzia e continuare fino all’età adulta. Le persone dovrebbero essere inserite in circoli sociali che forniscano loro supporto sociale, calore, simpatia ed empatia. La relazione con il gruppo dovrebbe essere estesa e continuare per tutta la vita, fornendo alle persone una base su cui appoggiarsi e da cui crescere.

Gradualmente, la gente comincerà a sviluppare nuovi valori. Invece di cercare significato e soddisfazione derivanti da obiettivi egocentrici, le persone troveranno significato nelle relazioni reciproche con gli altri. Cominceranno con il gruppo centrale che ho appena menzionato e da lì si svilupperanno in cerchi sempre più ampi.

In fondo alla  crisi troviamo una nuova società, connessa e di aiuto. Ma per arrivarci dobbiamo infilarci in una  stretta caverna, alla fine della quale la luce è fioca ed incerta.

Il dolore che spinge le persone agli oppioidi e ad altre forme di evasione è il risultato della pressione derivante dall’essere nel processo di passaggio da un mondo all’altro. Da una parte, i piaceri del vecchio mondo non danno più la gioia di un tempo, dall’altra, le persone non hanno scoperto il piacere della reciprocità con gli altri. Di conseguenza, si sentono “intrappolati in una caverna” e cercano disperatamente una via di fuga.

Per questo motivo, non è un brutto segno quando la gente si sente male; è un segno di cambiamento, di crescita. All’altra estremità della caverna si trova la luce di una società connessa e premurosa. Se ci spingiamo in fondo e non ci arrendiamo a metà strada, raggiungeremo rapidamente la luce. Se ci soffermiamo, la realtà ci spingerà attraverso la caverna finché non arriveremo dall’altra parte sanguinanti, ammaccati e malconci.

 

Didascalia della foto:
Compresse dell’idrocodone a base di oppioidi in una farmacia di Portsmouth, Ohio, 21 giugno 2017. REUTERS/Bryan Woolston

Dal corpo alla mente

L’attuale ondata sta causando più confusione che mai. Se precedentemente gli esperti credevano che le vaccinazioni di massa fossero necessarie per poter ridurre la diffusione del virus, ora ci sono esperti che credono che dovremmo abbassare la guardia, dato che la variante attuale trasformerà la pandemia in una malattia endemica come il raffreddore comune.  Non so come andrà a finire e se finirà. In ogni modo, una cosa è chiara: la nostra sofferenza non finirà. Arriverà una nuova minaccia, che non influenzerà i nostri corpi, ma le nostre menti.

Per iniziare, l’intero problema è nella nostra mente.  Sono le nostre menti ad essere malate e fanno ammalare i nostri corpi e il resto del mondo. Per questo motivo, credo che le sofferenze future saranno più complesse, più sofisticate e più sottili. Non attaccheranno il nostro corpo, ma i nostri cervelli. Di conseguenza, inizieremo a pensare diversamente e vedere le cose in maniera diversa.

La malattia nella nostra mente ha a che fare con il nostro atteggiamento verso gli altri. Siamo così aggressivi verso gli altri che non possiamo fermarci anche quando sappiamo che stiamo danneggiando noi stessi nel percorso. C’è un aneddoto su un uomo, sopraffatto dalla  gelosia nei confronti del suo vicino. Un giorno, l’uomo trovò una lampada. Quando la strofinò, uscì un genio che gli promise di dargli tutto quello che voleva, ma con un avvertimento: “Qualunque cosa ti darò, ne darò il doppio al tuo vicino”. L’uomo geloso ci pensò per un po’ e alla fine disse al genio: “Toglimi un occhio”.

Questo è ciò che stiamo facendo noi ora.  La nostra mente cerca il predominio, il potere e la ricchezza, a spese degli altri.  Nel procedere, stiamo distruggendo la vera fonte di abbondanza che rende il nostro mondo vivibile. Siamo diventati così assorbiti dal sopraffare gli altri che non possiamo smettere di tentare di distruggerli anche quando alla fine significa distruggere noi stessi.

Questo atteggiamento sarà il bersaglio del nuovo virus che ci infetterà. Spero che accada prima piuttosto che dopo, ma non posso esserne certo. Quello che so è che quando arriverà, cominceremo a riconoscere il danno che abbiamo causato a chi ci circonda.

Purtroppo, impariamo solo attraverso il dolore. Solo i colpi ci aprono gli occhi per vedere che stiamo andando nella direzione sbagliata. Se usiamo il nostro intelletto per imparare più rapidamente, risparmieremo molto del dolore, ma dipende dalla nostra volontà di imparare. Per ora, purtroppo, non posso dire che siamo in fase di apprendimento.

Giocare ad essere Dio

La vita è piena di giochi. Animali, bambini, neonati, tutti giocano. Quando diventiamo adolescenti, si iniziano giochi diversi, che diventano incredibilmente sofisticati con il passare degli anni. Ci rivestiamo di personaggi che ammiriamo o che ci influenzano, ma nel processo, perdiamo contatto con chi siamo veramente.

I giochi sono un mezzo naturale di sviluppo. Ci aiutano a prepararci per il prossimo livello di sviluppo fisico, intellettuale, emozionale e spirituale. Crescendo, cominciamo a sentire che dobbiamo nascondere il nostro vero io e costruire un personaggio che sarà popolare. Così iniziamo a dimenticarci chi siamo.

Mentre cresciamo, sviluppiamo personaggi nuovi per ogni fase della nostra vita. Costruiamo un personaggio quando siamo con gli amici, un personaggio per stare a casa con la famiglia, uno per essere genitore, uno quando siamo al lavoro, con estranei, o dovunque andiamo. Alla fine anche quando siamo soli e non dobbiamo metterci nessuna maschera, non sappiamo che personaggio rivestire perché non siamo più abituati ad essere semplicemente noi.

A volte la notte, prima di addormentarci, una domanda si insinua nella nostra mente: “chi sono io”? Conosco veramente chi sono senza tutte le maschere che ho indossato per tutta la mia vita? E cosa più importante, riuscirò a ritrovare me stesso? 

La risposta a questa domanda è che è possibile, ma ad una sola condizione. Devi giocare ad un gioco speciale per questo, e rivestire un personaggio speciale: devi giocare ad essere Dio. Dio non è una specie di Santo seduto su una nuvola, o un’entità che governa l’universo. Dio, chiamato anche Creatore, è una qualità, un attributo: Dio, è la qualità di dare in assoluto e prendersi cura degli altri. Solo la qualità del bene assoluto può generare qualcosa, poiché tutto il resto sembra rivolto all’interno, per compiacere se stessi, invece che all’esterno, per costruire un essere nuovo ed indipendente. 

Così come una madre genera la vita attraverso il suo amore, il Creatore genera la vita attraverso il Suo amore. Se vogliamo trovare noi stessi, dobbiamo giocare ad essere il Creatore, in uno stato di dare assoluto e prenderci cura degli altri.

Può sembrare imbarazzante, all’inizio, ma lo stesso vale per ogni personaggio di cui ci vestiamo. Così, come ogni personaggio diventa naturale dopo un po’ di tempo, lo diventerà anche il personaggio del donatore.

Giocare ad essere Dio significa arrivare ad essere simile alla qualità di dare, la qualità che genera tutta la vita. E’ il gioco più complicato e più intricato di tutta l’esistenza. Ma anche il più gratificante.

Non ci sono perdenti in questo gioco, perché puoi giocare quanto vuoi finché non vinci. Quando vinci diventi il personaggio a cui stai giocando. In altre parole, la qualità di dare diventa una seconda natura, una nuova natura che metti al di sopra della tua natura originale, e tutte e due esistono dentro di te.

Una volta che hai ottenuto quest’altra natura, la tua percezione si espande fino ad includere tutta la realtà. All’improvviso capisci perché tutto accade, perché vedi le cose dalla stessa prospettiva che ha creato tutto e sostiene tutto. Capisci non solo il presente, ma anche il passato e il futuro, e il “tempo” acquisisce un significato tutto nuovo. Così come la nostra percezione diventa illimitata, così diventa la nostra esistenza e la vita e la morte diventano fasi di sviluppo, mentre noi trascendiamo entrambe e diventiamo onnipresenti ed onniscienti come la qualità che ha generato e sostiene il mondo.

Covid, cosa facciamo adesso?

Si avverte nell’aria, ne parlate con gli amici, il coronavirus sta scemando. Nonostante ci siano ancora casi di infezione nel mondo, in quasi tutti gli stati, rallentano le restrizioni, viene meno l’obbligo di indossare la mascherina e si riprende a viaggiare in aereo.

Gli ultimi dati pubblicati dai vari Ministeri della Salute sono in costante calo, incluso l’indice di contagio e la capacità ospedaliera. Sembra che in qualche modo l’attuale fardello Omicron sia sotto controllo. Sembra che la quinta ondata stia per finire e che possiamo letteralmente tornare a respirare entro breve tempo.

Comunque, sia che il coronavirus scompaia definitivamente o meno, è probabile che non ci libereremo del soffio della natura, così facilmente. Perché se non è questa variante, sarà un’altra variante oppure ci saranno nuovi problemi che non avremmo previsto. D’altronde, come possiamo vivere senza l’aiuto della natura?

Non che io speri che ci siano malattie e sofferenza ma fino a quando non assolviamo ai precetti che la natura ha stabilito per noi come società, non ci libereremo dai problemi, non saremo realmente liberi da limitazioni.

La pandemia attuale ed ogni crisi che conosciamo, sono la reazione della natura all’individualismo che taglia i legami tra noi e non ci permette di unirci in armonia con i vari aspetti della natura: altre persone, animali, piante e la natura inanimata. Quindi la natura continuerà a soffiare su di noi, più e più volte, fino a quando non ci riporterà sulla retta via.

Non posso ignorare le cose buone che ci ha portato il Covid. Ci siamo abituati a vivere la casa, a passare il tempo in famiglia e a condividere, abbiamo smesso di rincorrere attrazioni in giro per il mondo ed iniziato ad apprezzare la bellezza delle cose semplici intorno a noi, abbiamo infine, iniziato ad apprendere online.

Il Covid ha liberato la società Umana del grasso in eccesso; sono diminuiti i lavori non del tutto necessari, c’è meno “cultura” irragionevole, meno spreco assurdo e meno inquinamento. Ci è stato insegnato a vivere senza dover folleggiare a tutti i costi. Adesso, anche se il Covid sta diminuendo con una certa rapidità, dobbiamo continuare il cambiamento di vita che il virus ha innescato. Dobbiamo estendere il lavoro e mirare ad una vita buona e bilanciata e operare il cambiamento per scelta.

Prima di tutto dobbiamo provvedere a migliorare l’istruzione dei nostri figli, dobbiamo innalzare la consapevolezza sulla nostra natura umana, sulla natura del mondo e le connessioni che desideriamo tra di esse. In secondo luogo dobbiamo vedere come creare condizioni necessarie ad ogni persona e ad ogni famiglia. Capire come dobbiamo provvedere all’approvvigionamento di scorte di cibo vitali e come possiamo prepararci all’incombente crisi climatica ed altri disastri.

Siamo stati così impegnati a fronteggiare la pandemia del Covid e ora dobbiamo mettere al primo posto il risanamento della comunità. Dobbiamo usare questa boccata di ossigeno per guarire il vero morbo scoperto nella società e ricucire le relazioni tra di noi in ogni aspetto della vita.

La verità è che è importante risolvere i nostri problemi assieme, prima di occuparci di tutto ciò che abbiamo trascurato negli anni. Questo in sé sarebbe già un modo per risolvere una buona metà del problema. Il problema è l’assenza di una connessione umana di spessore tra di noi. La mancata connessione ci erode. Se adesso affrontiamo solamente le cose basilari e necessarie che servono a ristabilirci, probabilmente scopriremo che l’unica cosa che occorre è la connessione bonaria tra le persone, è il senso di fratellanza e di solidarietà. Un’intima connessione spirituale tra noi rivelerà una nuova vita e quando saremo vicini gli uni agli altri ci eleveremo ad un nuovo livello di esistenza.

In questo momento ci sono condizioni ottimali per un cambiamento sociale e profondo. In molti casi non abbiamo più la necessità di fare lavori fisici, di spendere soldi come se non ci fosse un domani e a volte neanche di dover uscire di casa. Con calma e passi prudenti, con pensiero equilibrato ed attento, possiamo trasformare i nostri stili di vita senza esperire situazioni drammatiche. Sono a nostro vantaggio anche la fatica, l’esaurimento, la debolezza e la mancanza di forze che spesso proviamo oggi. Ci invitano a mobilitare maggiori forze interne piuttosto che le connessioni esteriori tra noi. Forze spirituali che ci aiuteranno a creare una vita felice e soddisfacente per noi stessi.

Didascalia della foto:
La gente cammina di fianco a un cartello di controllo del COVID-19, durante la pandemia di Coronavirus (COVID-19) nel quartiere di Manhattan di New York City, New York, Stati Uniti, 20 gennaio 2022. REUTERS/Carlo Allegri

Il tradimento di Anna Frank e la natura umana

“Nonostante tutto, continuo a credere che le persone siano davvero buone di cuore”, scrisse Anna Frank, la ragazza ebrea olandese che ha scritto un diario per due anni, mentre lei e la sua famiglia erano nascosti  durante l’occupazione nazista dei Paesi Bassi.

In relazione alla Shoah si chiedeva: “Chi ci ha inflitto questo? Chi ha reso noi Ebrei diversi da tutte le altre persone? Chi ha permesso che soffrissimo in un modo così terribile fino ad ora? Anna e altri sette membri della famiglia furono scoperti dai nazisti il 4 agosto 1944 in un alloggio segreto sopra un magazzino ad Amsterdam. Dopo che tutti furono individuati e deportati separatamente nei campi di concentramento, Anne si ammalò e morì a soli 15 anni.

La questione di chi avrebbe potuto allertare i nazisti sulla posizione della famiglia Frank ha lasciato perplessi diversi ricercatori per quasi otto decenni. Dopo un’indagine durata sei anni, un team internazionale di storici e altri esperti ha rivelato l’identità dell’uomo che, secondo loro, tradì la famiglia di Anna Frank durante la seconda guerra mondiale.

Il principale sospettato è un notaio e uomo d’affari ebreo di nome Arnold van den Bergh, un membro dello Judenrat nei Paesi Bassi, che presumibilmente rivelò il nascondiglio dei Frank al fine di proteggere la propria famiglia dalla deportazione.

La supposizione che un ebreo abbia tradito un altro ebreo ha suscitato reazioni contrastanti; c’è chi è indignato da questa affermazione e chi dice di non essere sorpreso da questa espressione di odio verso se stessi da parte degli Ebrei. Ma io scelgo di guardare il lato umano delle cose: mai giudicare qualcuno finché non ho camminato nelle sue scarpe.

Molti anni fa ho visto un documentario su due ebrei, uno dei quali era un prigioniero costretto ai lavori forzati in un campo di concentramento nazista, e l’altro era il suo severo supervisore che faceva di tutto per opprimerlo. Oggi sono buoni amici. E quando all’ebreo oppresso è stato chiesto come poteva guardare negli occhi colui che era stato il suo capo spietato, ha risposto semplicemente: “Lo capisco. Se fossi stato al suo posto avrei fatto esattamente lo stesso”.

La mia conclusione è semplice: anche se i risultati della nuova indagine sono veri e se effettivamente è stato un ebreo a tradire Anna Frank e la sua famiglia, non possiamo giudicare le persone che sono sottoposte a forti pressioni. Possiamo parlare dell’importanza della democrazia, esprimerci in modo creativo su un mondo illuminato, giocare nella vita come su un palcoscenico teatrale, ma una volta che sperimentiamo circostanze estreme nella nostra vita e ci troviamo in una situazione in cui siamo intrappolati, allora scopriamo che la psicologia assume una nuova forma: la paura e la minaccia possono portarci a un nuovo modo di pensare. Possono persino incoraggiare azioni che in condizioni normali sarebbero considerate crudeli e inconcepibili. Così è la natura umana.

La terza guerra mondiale è iniziata. Come si svolgerà dipende da noi

Pensiamo alla guerra Russia-Ucraina come a un conflitto locale, ma è molto di più: è una guerra globale su più fronti. La guerra non è solo un conflitto militare; è anche una guerra economica di logoramento. Con i prezzi del gas alle stelle e la carenza di beni di prima necessità, le persone in tutto il mondo stanno subendo le conseguenze della guerra.

Questa guerra sta trasformando l’intero modus operandi dell’umanità. Dall’alba dei tempi, siamo stati abituati a vivere secondo il motto “sopravvivenza del più forte”. In generale, la regola era che il forte determinava le regole, e le regole erano spesso ingiuste verso i deboli. Ora, sembra che si sia instaurata una nuova mentalità: volere qualcosa ed essere abbastanza forti da prenderselo non significa che il mondo lo accetterà.

La guerra, quindi, si combatte nell’interiorità non meno e forse più che nell’esteriorità. Il nostro stesso presentarci sta cambiando da abusivo a cooperativo, da narcisistico ad altruista. Fa male e non accadrà senza lotta, ma è irreversibile. Questo è il percorso della nostra evoluzione verso lo scopo della nostra creazione: racchiudere in noi tutta la creazione. Per farlo, dobbiamo prendercene cura, proprio come una madre abbraccia il suo bambino attraverso il suo amore materno.

La lotta per passare dal nostro attuale approccio indifferente e meschino rispetto a tutte le creature tranne che nei confronti di noi stessi, in esseri saggi e compassionevoli è chiamata “la guerra di Gog e Magog” o Armageddon.

Dal momento che la guerra riguarda la nostra apparenza interiore, possiamo combatterla dentro di noi. Se ci opponiamo alla lotta con noi stessi su chi governerà – l’ego o l’amore – la realtà fisica ci costringerà comunque a scegliere l’amore. Tuttavia, lo farà ferendoci in modo molto fisico.

La guerra nell’Europa orientale non è nulla in confronto a ciò che potremmo dover sopportare se resistiamo al processo. Le orribili descrizioni dei nostri saggi e profeti lo suggeriscono ed è meglio non viverlo. In alternativa, possiamo combattere questa guerra dentro di noi senza sparare un solo proiettile. La scelta è nelle nostre mani. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è continuare nella stessa direzione in cui la natura ci sta già conducendo: verso la connessione. Se facciamo uno sforzo per prenderci cura l’uno dell’altro, anche se inizialmente non lo facciamo,  ci stiamo muovendo comunque nella giusta direzione. Se cerchiamo di risolvere i conflitti non con armi o addirittura con battaglie legali, ma rafforzando la cura e l’amicizia tra di noi, allora stiamo salvando vite e risparmiando tormenti a innumerevoli persone.

In conclusione, cerchiamo di elevarci al di sopra dell’odio e di vedere dall’altra parte l’umano, che soffre anche lui. Pensiamo che questa guerra ci è stata data affinché potessimo pensare l’uno all’altro più di quanto abbiamo fatto finora.  Dopotutto, se non fosse per questa guerra, non ci saremmo accorti l’uno dell’altro. Ora che c’è, non siamo più indifferenti. Sebbene i nostri sentimenti siano attualmente negativi, ora che ne siamo consapevoli, possiamo lavorarci insieme e capovolgerli. Queste sono le guerre del Messia che moshech [ebraico:ci tira] fuori dall’ego e ci pone nell’amore reciproco.

Didascalia della foto:
Immagine presa da filmati rilasciati dal Ministero della Difesa dell’Ucraina il giorno lunedì 14 marzo 2022, una postazione attiva del sistema di difesa aerea.