Domanda: Può spiegarci in termini semplici cos’è la Kabbalah?
Risposta: La scienza della Kabbalah è un scienza su tutto. Risponde a tutte le domande essenziali:
Cos’è un essere umano?
Come siamo stati creati?
Come percepiamo la realtà in cui viviamo?
Qual’è lo scopo della nostra esistenza?
Come ci evolviamo, spostandoci da uno stato di esistenza all’altro?
Come possiamo raggiungere la perfezione?
Come possiamo eliminare le barriere della realtà visibile e vedere quello che si trova più in là?
Cosa ci attende dopo la morte del corpo?
Come controlliamo il nostro destino sia mentre viviamo che dopo la morte?
Questa scienza ci parla di tutte le creature e del Creatore (la Forza Superiore che le ha create) ed inoltre rivela com’è governata tutta la creazione. Il metodo della Kabbalah include tutto ciò che esiste, senza tralasciare niente.
La Kabbalah rivela il Creatore all’uomo. Include tutto: tempo, spazio, eventi e la forza che li governa. Dato che tutto questo è stato creato dal Creatore, è Lui che viene rivelato dalla Kabbalah. Pertanto, conoscere il Creatore e tutto quello che esiste è come imparare il metodo della Kabbalah.
Cosi, se raggiungiamo la saggezza della Kabbalah, conosceremo l’intero universo. Come risultato, comprenderemo questo mondo con tutte le sue scienze e leggi e conquisteremo il controllo di tutto quello che succede qui.
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Lo Zohar, capitolo Lech Lecha (Vedi per te) punti 158 e 159
158: Nefesh è un risveglio dal basso che si afferra al Guf, come la luce di una candela la cui luce di fondo è nera, si afferra allo stoppino, non si allontana da questo e si corregge soltanto al suo interno. E quando la luce nera si corregge e si afferra allo stoppino, diventa un trono per la luce bianca che è su di essa, dato che svolazza su la luce nera. E questa luce bianca corrisponde alla luce di Ruach.
159: Una volta corrette tutte e due, la luce nera e la luce bianca su di essa, la luce bianca diventa un trono per la luce occulta, e non si vede ne si sa se volteggi su la luce bianca. Corrisponde alla luce di Neshama ed allora è una luce completa. Pertanto, ci sono tre luci, una sopra l’altra nella luce di una candela. 1) la luce nera che si afferra allo stoppino sotto le altre 2) la luce bianca su la luce nera; 3) e la luce occulta, sconosciuta, su la luce bianca.
Nella stessa maniera, un uomo che sia completo in tutto ha le tre luci, una sopra l’altra NRN, uguale a una candela.
Lo Zohar ci insegna come possiamo svilupparci e migliorare i collegamenti tra di noi dopo avere raggiunto il primo contatto spirituale. Se ci afferriamo al punto d’unione, questo risveglia nuove proprietà e sensazioni in noi nello spandersi e rivelarsi sempre di più. Quando succede questo, vuol dire che stiamo salendo gradini spirituali. Nient’altro cambia. Semplicemente approfondiamo di più il collegamento tra di noi ed iniziamo a sentire che tutti gli organi e gli elementi del sistema sono ancora uniti, che tutte le anime sono collegate in una sola.
Tutto punta verso un traguardo che è la dazione alla Forza Superiore. Dentro questa aspirazione sentiamo quello che riceviamo da Lui. Questo ha inizio con la sensazione di collegamento tra le anime ed è chiamato Malchut del mondo di Azilut, che è un punto. Più tardi questo è svelato attraverso la dazione alla Forza Superiore (verso il Creatore, Zeir Anpin ). Tuttavia, senza la dazione rimane soltanto come un punto.
Dobbiamo arrivare a questo preciso primo contatto nel collegarci insieme in un punto nero (Malchut) ed iniziare a donare al Creatore da li. Allora Malchut riceve la proprietà di dazione dal Creatore e nove Sefirot vengono svelate al suo interno. Il Creatore (la realtà spirituale) può essere sentito solo fino al grado in cui siamo capaci di donare a Lui.
La rivelazione di Malchut (il sistema delle nostre anime) a Zeir Anpin (il Creatore) è tutto quello di cui ci parla Lo Zohar. Lo Zohar ci insegna a sviluppare collegamenti aggiungendo forze nuove, che sono emerse nel primo punto spirituale chiamato Abramo. È cosi che una persona scopre organi spirituali e svela le forze del Mondo Superiore stesso. Al posto di un parco racconto, Lo Zohar diventa un mondo intero ed il suo potere non si può paragonare con la nostra limitata realtà.
Domanda: Cosa ha aggiunto Baal HaSulam alla correzione delle anime iniziata dall’ ARI ?
Risposta: L’ARI stesso non scrisse niente. Il suo studente Marchu (Chaim Vital) scrisse tutto ed i suoi appunti sono stati pubblicati nel corso di tre generazioni dopo la morte dell’ARI.
Baal HaSulam ha spiegato e organizzato tutti gli insegnamenti dell’ARI. Prima di lui, gli insegnamenti dell’ARI non erano ordinati, per cui era impossibile studiarli. Ed è per questo che molte persone che iniziarono a studiare gli insegnamenti dell’ARI gli abbandonarono ed iniziarono a studiare i lavori del Ramak.
Anche io ho studiato il Ramak prima di scoprire Baal HaSulam, ed ho incontrato molte persone che studiavano il Ramak e non l’ARI perché tutto è chiaro ed ordinato nei libri del Ramak. Mentre dall’altra parte, i lavori dell’ARI non erano ordinati. Baal HaSulam li ha ordinati, dettagliati, spiegati, ed ha dato loro una forma: tre linee, la Seconda e Terza Restrizione, il Creatore e la creazione, la definizione delle parole, Sefirot, Parzufim, NRNHY, KHB, ZON, ha creato una compilazione di grafici dei Mondi Superiori – Il libro di HaElan.
Anche se ci sono alcune parti mancanti che lui avrebbe potuto mettere in ordine, (come Adam HaRishon e i mondi impuri di BYA), apparentemente lui non ha voluto lavorare su questo. Senza Baal HaSulam, noi non avremmo gli insegnamenti dell’ARI e sarebbe impossibile comprenderlo.
Quando adesso leggi altri Kabbalisti, tu li puoi comprendere perché sei abituato ai lavori di Baal HaSulam. Senza di lui, saresti confuso. Non importa quali testi guardi, se i libri di Hassidut. Il Ramak, Agra, o altri, tu sarai capace di comprenderli soltanto perché hai studiato Baal HaSulam.
Addirittura, senza gli articoli di Rabash, non saremmo capaci di capire cosa è richiesto da noi e qual’è il lavoro del Creatore. Senza questi due Kabbalisti, Baal HaSulam e Rabash, che si sono integrati uno con l’altro, non avremmo l’approccio corretto al metodo della correzione.
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Una domanda che ho ricevuto: Tu ci ammonisci sempre di non guardare indietro, come la moglie di Lot che guardò indietro verso Sodoma e diventò una statua di sale. Quindi, vuoi dire che quando noi siamo molto ispirati dopo un congresso o un’attività di divulgazione, non dovremmo pensarci, ma guardare avanti al prossimo grado?
La mia risposta: Non guardare indietro significa non desiderare di essere negli stati in cui eravamo prima. Tuttavia, ciò non significa che un uomo dovrebbe chiudere con il passato, comportarsi come se non esistesse. Dovremmo imparare dal passato per migliorare il nostro stato di domani, così un uomo dovrebbe desiderare di essere nello stato di domani piuttosto che in quello di ieri. Questo è il significato di “non guardare indietro”.
Ad ogni modo, questo non ha niente a che fare con Sodoma.
Sodoma è quando una persona desidera fortemente ritornare al precedente livello, che è già stato rivelato come uno stato fallace. Non possiamo ritornarci più. Se ho deciso che il mio precedente stato era imperfetto e inadatto alla correzione, all’avanzamento verso l’obbiettivo, alla dazione, allora non ho scelta – ho bisogno di separarmene per andare avanti.
Ci sono degli uomini che guardano indietro; essi desiderano rimanere negli stati del passato, essere “piccoli”. Poiché questa situazione va contro lo sviluppo, ci è proibito di agire in questo modo. Invece, dobbiamo sempre cercare di muoverci verso il futuro.
Il mezzo per farlo è il gruppo. Se provo a sintonizzarmi con il gruppo anche di poco, riceverò sempre il mio stato futuro da esso, indipendentemente dallo stato in cui il gruppo oppure io mi trovo. Perciò, abbiamo sempre l’opportunità di andare avanti invece che di tornare indietro.
Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 19
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 451, Lez. 26
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 105
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Rav Yehuda Ashlag: “L’ Amore per il Creatore e Amore per gli Esseri Creati ”, Lezione 2
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Lo Zohar. Capitolo, VaYeji (Giacobbe visse), Articolo 119) “Il Signore volle solo i tuoi padri”. “I tuoi padri”, in realtà sono tre: Abramo, Isacco e Giacobbe. Scrive “solo”, realmente solo, poiché non ce ne sono di più di questi tre e da loro, tutti gli altri si espandono e si afferrano, cioè tutti i gradi di BYA. Loro si elevano da MAN a ZoN, per coronare il Nome, per estendere nuovi Mochin alla Nukva, che si chiama “Nome”.
Lo Zohar ci conduce sempre alla linea di mezzo in tutti gli stati. Questa è la sua missione: mostrarci costantemente come possiamo organizzare le due linee che riceviamo dall’Alto, dal Creatore, che sono la forza della dazione e la forza della ricezione. Lo Zohar ci insegna a costruire la nostra realtà con esse, affinché ci troviamo al di sopra della forza della dazione e della ricezione. Ci eleviamo al di sopra di esse e le riceviamo nella misura in cui abbiamo la capacità di includerle una dentro l’altra. La loro combinazione mutua costruisce la linea di mezzo dentro di noi.
La linea di mezzo si costruisce con la somma delle due linee, usando il meglio di ambedue. La linea di mezzo si forma quando la linea sinistra si include in quella di destra e la linea di destra nella linea di sinistra ed allora si prende quello che ambedue condividono, le loro combinazioni mutue di ambo i lati (Malchut in Binà e Binà in Malchut). Così si forma la linea di mezzo.
Questo è il principio fondamentale e lo stesso succede con l’anima. L’anima non esiste a meno che non la costruiamo. A prescindere da che si chiami “una parte del Creatore in Alto”, di fatto questa parte non proviene dal Creatore, a meno che non la costruiamo attraverso la connessione tra noi. Questo vaso spirituale (il Kli) non esiste. Noi lo costruiamo sotto forma di una rete di connessione tra noi.
Lo stesso succede con la linea di mezzo perché è l’anima. La linea destra e la sinistra, la dazione e la ricezione arrivano a noi. Sono due forze della natura. Quando le combino in maniera corretta, allora la linea di mezzo o l’anima si forma a partire da esse.
Nelle nostre relazioni lavoriamo con le forze di dazione e ricezione. Prendendo come base la nostra ricezione, costruiamo la forma della dazione e così raggiungiamo l’anima, creando la linea di mezzo tra noi. Non c’è realtà a parte quella che costruiamo tra noi. Tutto si rivela lì, in quella realtà.
Lo Zohar ci porta la linea di mezzo dall’alto. Leggendolo, dobbiamo cercare di includerci in questa linea. Allora ci sintonizziamo con la stessa onda attraverso la quale ci arriva la Luce e ci riporta alla Fonte, il Creatore.
(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30 Agosto 2010 sullo Zohar).
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Tutti pensano che “l’impresa” si riferisca al lavoro che svolgiamo durante il giorno, dato che il lavoro di gruppo comprende il nostro studiare assieme. Tuttavia, questo non è corretto. “L’impresa” è tutto quello che riguarda il rilascio di materiali, media, preparazione degli eventi, ed altri lavori sia fisici che manuali. Se stiamo preparando alimenti per il pranzo di questa domenica, questo riguarda l’impresa. C’è uno chef principale, persone responsabili e lavoratori che portano avanti tutto, e non importa che siano volontari oppure lavoratori pagati.
Dall’altro canto, il gruppo è l’unificazione di idee dove ogni persona annulla il proprio egoismo ed ha il desiderio di unirsi agli altri per raggiungere uno stato spirituale. Questo è diverso di quando ci uniamo per pubblicare un giornale, un sito web, un programma televisivo, ed altro ancora. Tutte queste sono azioni di gruppo ma per produrre un risultato desiderato tutti devono desiderare unirsi in una piramide dove ci sia un capo ed un subordinato, come in qualsiasi altra impresa. Dobbiamo fare questo per poter produrre un prodotto.
Non importa se le persone riceveranno un salario oppure no, quante ore lavoreranno, se stanno preparando un pranzo al centro oppure mettendo in onda un programma televisivo. Anche se inizialmente abbiamo preso la decisione volontaria di unirci in campi ugualitari, tuttavia, se tu sei un manager, tu mi dai degli ordini, ed io come subordinato sono obbligato a compierli.
In altre parole, mentre ci avviciniamo a qualsiasi incarico, diamo il nostro contributo volontario in base alle nostre abilità, e ci impegniamo ad eseguire un ordine, di essere disciplinati e di rispettare le gerarchie. Ciò nonostante, tutti ci uniamo come uno.
L’unificazione nell’impresa accade quando ci uniamo per realizzare il collegamento tra gli amici nella struttura dell’impresa. Manteniamo la gerarchia perché desideriamo mantenere l’unificazione. Il desiderio di stare nel gruppo mi aiuta a seguire la gerarchia ed io chino la mia testa ed ascolto la persona che è stata destinata ad essere il mio manager.
Supponiamo che oggi sono stato inviato in cucina ed io svolgo i compiti che mi sono stati assegnati dal capo del gruppo. Anche se io posso essere più intelligente e più qualificato, gli amici hanno deciso che possiamo lavorare seguendo una lista di compiti. Io vengo a fare il mio lavoro e li non siamo più amici. Devo ispirarmi a lavorare ricevendo il rifornimento dal gruppo, ma io devo lavorare nel modo che sia appropriato ad una impresa.
Anche se una persona viene al nostro centro per poche ore dopo il proprio lavoro, durante quelle poche ore lui diventa un lavoratore dell’impresa come se lui fosse pagato per questo. Questo è cosi perché lui viene qui per ricevere progresso sia spirituale che materiale. Lui riceve appagamento e non importa in quale maniera! Tuttavia, per qualche ragione, molte persone separano una cosa dall’altra e si sorprendono se qualcuno chiede loro qualcosa. Le persone pensano “ma non siamo amici nel gruppo?” No! Siamo lavoratori nel fronte spirituale. Stiamo lavorando per il Creatore.
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L’articolo di Baal HaSulam “ Introduzione al libro Panim Beirot uMasbirot” punto 8: Perciò vieni e vedi quanto dobbiamo essere grati verso i nostri insegnanti, che ci rivelano le loro Luci sacre e dedicano le loro anime per fare del bene alle nostre anime. Loro si trovano al centro, tra il percorso dei duri tormenti ed il percorso del pentimento. Loro ci salvano dal mondo inferiore, che è più duro della morte e ci abituano ad arrivare ai piaceri celestiali, la sublime gentilezza e la piacevolezza che è la nostra condivisione, pronta ad aspettarci fin dall’inizio, come abbiamo detto anteriormente.
Non dobbiamo pensare a questi grandi Kabbalisti come a delle persone che hanno vissuto molto tempo fa; sono parti di un enorme sistema: l’anima. Un Kabbalista è un’anima che raggiunge il Creatore, che Lo conosce e Lo sente, che abita nel sistema collettivo delle anime, Adam HaRishon. Lui è la sua parte integrante ed agisce come un mezzo che ci lega al mondo spirituale in un momento del quale non ci accorgiamo e non percepiamo.
In altre parole, un Kabbalista non ci lascia soltanto i suoi scritti, ma mette in atto un collegamento tra le nostre anime ed il sistema collettivo. Noi stessi non percepiamo le anime dei Kabbalisti. Tuttavia, loro collegano le nostre anime (punti nel cuore) con il sistema comune, permettendoci di collegarci uno con l’altro e diventare una parte di esso. Per cui, un raggio di Luce che fluisce nel sistema ci da vita in modo che possiamo diventare le loro parti integranti attive.
Questo costituisce il lavoro dei Kabbalisti in tutte le generazioni. Loro assicurano la nostra vita all’interno del sistema spirituale. In questi tempi, noi viviamo in questo sistema soltanto come dei punti senza coscienza. Ma i Kabbalisti ci aiutano trasmettendoci le Luci Circostante e Interiore che sono presenti nel sistema e quindi svegliandoci.
Per cui, la vita di un Kabbalista non finisce con la morte del suo corpo fisico. Quando parliamo di un Kabbalista, stiamo parlando di un’anima che esiste nella totalità delle anime ed agisce sia che suo corpo esita o no nel mondo materiale. Quest’anima è la parte attiva e più vicina a noi del sistema (ad esempio Baal HaSulam o Rabash )
Il nostro intero gruppo Kabbalistico rappresenta un certo organismo spirituale dell’anima collettiva, e si prende cura di noi spiritualmente. È scritto su di noi: “Dobbiamo essere grato ai nostri insegnanti che ci rivelano le loro Luci sacre” Ce le stanno rivelando in questo momento!
Non ci spostiamo da un sistema all’altro: Rimaniamo sempre nello stesso sistema, solamente ci svegliamo verso una maggiore consapevolezza.
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