Pubblicato nella 'Zohar' Categoria

Lezione quotidiana di Kabbalah – 18.05.2010

Preparazione alla Lezione: “Igrot 11”(Lettere ), Pagina 53
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Il Libro dello Zohar, Selezione brani per “Shavuot
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Rav Yehuda Ashlag, Prefazione al Commentario del Sulam, Punto 08, Lezione 3
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Articolo: “Arvut”
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Lo Zohar diffonde la Luce sulla connessione tra le anime

Lo Zohar ci parla della connessione tra le anime. Dalla prospettiva del Creatore, tutte le anime formano un singolo sistema nel Mondo dell’Infinito, nel quale la Luce infinita riempie tutti. Ciò può essere paragonato ad un organismo perfetto ed in salute, nel quale tutte le parti esistono in armonia ed in corretta interazione. Dall’altro lato, lo Zohar descrive questo sistema in riferimento al quale le sue parti sono chiamate anime delle persone.

Ci sono alcuni che sentono le anime e la connessione tra loro. Ci sono anche altri che non la sentono e percepiscono questo sistema nella sua forma esteriore. Lo vedono composto dai nostri corpi animali di questo mondo che sono in qualche modo connessi reciprocamente.

L’intera Torà descrive solo i tipi di connessione tra noi. La questione è solo come la persona la percepisce. Noi sentiamo anche la connessione nella forma esteriore, siccome questa sta cambiando costantemente il mondo che si sta muovendo verso lo scopo, oppure penetriamo all’interno ed usando questo mondo come base, cominciamo a sentire la connessione tra noi nelle anime. Allora, noi sentiamo queste due forme simultaneamente.

I concetti di “mondo”, “anno”, “anima” e “conseguimento della realtà” sono forme di connessione tra noi sia a livello materiale che spirituale. Tutti i concetti che esistono nel nostro mondo possono anche essere trovati nella spiritualità. Tuttavia, nel secondo livello, essi puntano alla forma, alla forza o il tipo di connessione tra noi. Questo è precisamente quello che abbiamo bisogno di ottenere.

Il campo delle intenzioni

Una domanda che ho ricevuto: C’è l’intenzione personale e l’intenzione del gruppo. Quale dovrebbe essere l’intenzione del gruppo durante lo studio dello Zohar?

La mia risposta: Dovrebbe essere la stessa. L’intenzione del gruppo non può essere diversa. Un gruppo è la somma degli individui del gruppo; esso amplifica soltanto l’intenzione individuale di ognuno.

Devo connettermi agli altri perché la mia intenzione non porta abbastanza potere per attrarre la Luce che Riforma. Questa Luce mi rivela tutto ciò che leggo nello Zohar. Se i miei amici mi passassero le loro intenzioni e queste si unissero in me, rivelerei immediatamente l’essenza interiore di una storia che leggo nello Zohar, accadrebbe istantaneamente.

Il problema è che essi non desiderano rifornirmi con le loro intenzioni, nella stessa maniera in cui io sono incapace di passare loro la mia. Forse ne sto parlando, ma in realtà ciò non mi preoccupa molto.

In ciò risiede l’essenza dell’unificazione. Nell’unirsi con gli altri, ricevo la loro intenzione. Da solo, non posso rivelare niente. È l’intenzione che riceviamo reciprocamente, nient’altro. È solo attraverso la rete delle intenzioni che posso connettermi alle altre persone, e questa connessione avviene solo quando sono pronto a rifornire gli altri con l’energia della vita in modo tale che tutti loro vivano nella spiritualità.

Pensando in questa maniera, passo la mia intenzione a tutti. Mi unisco con gli altri in una rete di un organismo vivente ed allora diventa vivo; lo animo. Allora, ognuno dei miei amici possiede una forza vitale poiché ognuno di loro ha un’opportunità di passare la Luce ulteriormente.

La forza della vita o la Luce esiste tra di noi. Possiamo rivelarla solo in accordo alla nostra intenzione, alla nostra attitudine reciproca.

Può essere paragonata ad un campo elettromagnetico. Il campo non può essere identificato senza un circuito elettrico con i suoi conduttori che portano la corrente elettrica a scorrere nella rete, a muovere ed eseguire il lavoro nel campo magnetico. Un conduttore metallico che si muove nel campo magnetico passa la corrente elettrica; elettroni liberi si muovono in esso. Questi sono esattamente gli stessi processi.

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Il mondo delle nostre intenzioni
Il vaso dell’intenzione
Le miniere d’oro delle anime

Lezione quotidiana di Kabbalah – 17.05.2010

Preparazione alla Lezione: Shamati 214
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Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaYikra”, Articolo 85
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Rav Yehuda Ashlag, Prefazione al Commentario del Sulam, Punto 5, Lezione 2
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Scritti di Rabash,Shlavei HaSulam, Articolo 18
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Quando l’odio è utile

Lo Zohar, Capitolo “Shemot (Esodo)”, Articolo 250: e quando il Creatore vide la grande gioia di questo mondo quando migliorò nell’essere come l’alto, Egli disse: “Non lasciamo che le dodici tribù si mescolino con il resto delle nazioni, lasciando una macchia in tutti i mondi”. Cosa fece il Creatore? Egli scosse tutti loro avanti e indietro fino a che essi discesero in Egitto per dimorare nelle loro abitazioni all’interno dell’ostinata nazione, che disprezza le loro condotte e li degrada non sposandosi con loro o mescolandosi con loro e considerandoli schiavi. I maschi erano disgustati da loro e le femmine erano disgustate da loro fino a che ogni cosa fu migliorata dalla stirpe santa senza mescolarsi con gli stranieri …

C’è un esame minuzioso dello stato della persona, siccome questa cerca di liberare se stessa dall’egoismo ed allora c’è un esame minuzioso dello stato della persona quando questa desidera restare (adattarsi ) nel suo egoismo. Se desidero restare nel mio egoismo, allora questo mi caccia via per mezzo del suo odio verso di me, siccome sente in me il punto nel cuore che è opposto a lui. Come è scritto: “Il Faraone portò la nazione di Israele più vicina (attraverso una mirata oppressione) ad Israele”, e “Ho creato l’ego come un aiuto contro di te”. Si oppone a te e proprio in ciò risiede il suo aiuto.

Allo stesso modo, quando il governo sovietico spinse un duro programma anti-sionista negli anni ’60 e ’70, facendo ciò, in realtà, lanciò il sionismo. Sono proprio le forze del male (il lato opposto del Creatore) che aiutano a spiegare il male, e non apertamente o direttamente il Creatore o la Luce Superiore.

L’esilio è lo stato provvisorio della persona in cui sia gli Egiziani che Israele sono rivelati in essa, opposti gli uni all’altro. Essa è nel mezzo analizzando minuziosamente queste qualità. È in esilio sotto il comando degli Egiziani. Da un lato è attirata dagli egiziani, ma essi la rifiutano per il “seme di Israele” che è in lei.

In altre parole, il desiderio di provare piacere disprezza e rifiuta l’intenzione di dare perché esso vuole agire soltanto per amore della ricezione. Questo è l’odio delle nazioni del mondo nei confronti di Israele; ed allora c’è il discernimento opposto, quando una persona è già avanzata al desiderio di dare e si identifica con esso, siccome si avvicina all’esodo dall’Egitto e non è desiderosa di mescolarsi agli Egiziani (le nazioni del mondo).

Il dominio degli Egiziani su di lei è terminato; non si sforza più di essere come loro, non vuole più unirsi a loro, sebbene per ora, viva ancora tra loro. Ai suoi occhi il Faraone riceve i colpi, e questi colpi la aiutano a risalire al di sopra delle sue relazioni con il Faraone. Allora si distanzia dagli Egiziani, non perché la disprezzano ma perché è lei che li rifiuta siccome si avvicina all’esodo dall’Egitto.

Il Creatore conduce questi esami minuziosi in tutti (ogni persona di questo mondo) da entrambi i lati, con lo scopo di aiutarci a capire verso quale siamo maggiormente attratti: l’egoismo o la dazione. Le nazioni del mondo sentono odio per le scintille di dazione rimaste nella nazione di Israele dal suo precedente livello spirituale. Esse rifiutano Israele, il che è proprio il motivo per il quale la nazione di Israele è rimasta intatta.

Israele non ha manovrato in qualche modo per sopravvivere da sola; piuttosto, è l’opposizione ad Israele che l’ha tenuta assieme. Come scrive Baal HaSulam, Israele esiste come le noci in una borsa, unite non dall’amore, ma con forza, da un eterno odio che la circonda.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 16.05.2010

Preparazione alla Lezione: Shamati 140
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Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaYikra”, Articolo 51, Lezione 4
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Rav Yehuda Ashlag, Prefazione al Commentario del Sulam, Punto 1, Lezione 1
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Scritti di Rabash,Shlavei HaSulam, Articolo “Lo Scopo della Società”
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Il potere nascosto dello Zohar


Domanda: Quale beneficio si trae oggi dallo studio dello Zohar? Devo studiarlo per raggiungere la spiritualità?

Risposta: Sì, ora è il momento di studiare lo Zohar. Ho aspettato parecchio tempo per fare questo, perché avevamo bisogno di formazione. Ora abbiamo raggiunto uno stato in cui una grande massa di persone nel mondo è già in grado di salire la scala spirituale (Commento allo Zohar che si chiama HaSulam – La scala). Quindi noi tutti cominciamo a studiare lo Zohar. E tutti coloro che si uniscono a noi per l’apprendimento e per essere in grado di sollevare se stessi come dei bambini devono unirsi a noi per imparare ad essere in grado di penetrare il senso di ciò che lo Zohar dice.

Lo Zohar non esaminerà la causa, ma farà appello al cuore dell’uomo e lo porterà a sviluppare i suoi sentimenti, a cominciare a pensare alle due caratteristiche: dare e ricevere. Non è un caso che Yehuda Ashlag abbia chiamato “HaSulam” (La Scala) il suo commento allo Zohar.

È impossibile studiare lo Zohar da soli, bisogna farlo solo nel gruppo. È stato scritto così da un gruppo di kabbalisti in cui c’era piena comunione tra le loro dieci anime. I 10 kabbalisti che hanno scritto lo Zohar, costituiscono la parte principale della nave spirituale.

Ciascuno di essi rappresenta una Sefira, gli effetti speciali di una sola nave (Kli), creata dal Creatore. Pertanto, se si aspira a divenire una tale nave solida, possiamo ottenere da loro il messaggio che avrà un impatto su di noi.

Se vogliamo studiare lo Zohar dobbiamo farlo in un gruppo e in questo modo sentiremo rapidamente nel libro una forza nascosta che si unirà a noi, e soltanto con l’unione saremo in grado di prendere il loro messaggio e capire i desideri che si organizzano per comprendere il messaggio spirituale.

La mente non può comprendere lo Zohar. È necessario che il gruppo abbia compiuto un grande percorso di preparazione in cui le persone abbiano già cercato di raggiungere la spiritualità in altri modi, libere da errori, che abbiano fatto un sacco di chiarimenti, che siano pronte ad elevarsi, sapendo che da sole, non potrebbero fare nulla.

Siamo pronti ad iniziare lo studio dello Zohar e ad impegnarci nel farlo.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 14.05.2010

Preparazione alla Lezione: Shamati 66 “Il Dono della Torah”
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Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaYikra”, Punto 33, Lezione 3
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Prefazione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 50, Lezione 23
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Che cosa viene svelato nello Zohar?

Domanda: Che cosa mi si svela quando leggo lo Zohar?

Risposta: Mi si svela ciò che accade ai gradini superiori. Così come il piccolo bimbo cresce, vede , capisce e sente il mondo. Tu osservi dal suo comportamento, dalle sue reazioni, che lui comincia a capire di più, la vita, interpreta ciò che succede , e reagisce a esso coscientemente.

Nel conseguimento spirituale, dentro di noi, all’improvviso sentimentalmente si scoprono immagini sotto forma di proiezioni delle quali Lo Zohar ci parla.

I racconti “atterrano” sul mio desiderio e si impregnano, ed io incomincio a sentire e poi anche a capire ciò di cui si parla, cosi come nell’infanzia avevo scoperto questo mondo.

Lo scoprire spirituale non è razionale ma sensoriale, attraverso i nuovi organi di senso. Questo si chiama “La Luce che ritorna alla sorgente”. Lui semplicemente mi rende capace di capirlo, ed io divento cosi.

Questo potrebbe sembrare non serio: Dove è qui la scienza? Dov’è la ragione? Dov’è l’uomo?”. Noi non facciamo altro che leggere il libro e desideriamo molto di entrare a far parte di quel quadro, quel disegno, quella realtà della quale ci parla. Queste potrebbero sembrare azioni infantili: “Io voglio!”. Ma a noi non si chiede altro, tranne che di avere questo desiderio.

Nell’Introduzione al Talmud Esser Sefirot, p.155 il Baal HaSulam scrive così: “Anche se noi leggiamo senza capire il significato, chiamiamo su di noi la Luce del gradino superiore con il nostro desiderio di capire. Così come il piccolo vuole sapere in quale tipo di mondo si tratta quello in cui si trova. Anch’io! E così si svela a me all’improvviso!

La preghiera del cuore


Lo Zohar, capitolo Shemot, punto 368: quando il Rabbi Elazar stava seduto a digiunare, stava pregando e diceva “È rivelato ed è saputo di Te, Signore mio Dio, e Dio dei miei padri, che ho sacrificato il mio grasso ed il mio sangue per Te e li ho serviti con il calore e la debolezza del mio corpo …”

C’è una grande differenza tra leggere queste parole dal libro delle preghiere, a che, dentro di me, succeda qualcosa ed esploda in un’aspirazione verso il Creatore, esprimendosi in parole.

Queste sensazioni si sono create dentro di me e diventano parole e frasi. Può anche essere che non conosca questo linguaggio … Non so come avviene, ma il risultato dei miei sforzi fa si che eguagli i miei desideri alla Luce e li unisca ad essa.

La Luce e i desideri producono questa reazione nell’anima: viene percepita nel mio cervello; questo trasmette l’indicazione agli organi delle articolazioni ed io le pronuncio, ma non so dove sono nate queste parole in me!

Tale deve essere la vera preghiera, quando tutto proviene dall’interno, dall’unione delle luci con i Kelim, dalle stesse basi profonde della creazione. Si crea gradualmente, il riempimento del desiderio con la Luce – tutta TaNTA (il Kli completo: Taamim, Nekudot, Taguin, Otiot) – fino a che essa arriva all’espressione, grazie all’apparato dell’articolazione.

È chiaro che Rabbi Elazar pronunciava questa preghiera non secondo il libro delle preghiere, ma trovandosi in questo stato di connessione con il Creatore.

Prima della distruzione del Secondo Tempio, il popolo di Israele era in connessione con il Creatore, cioè, nelle qualità di dazione ed amore. La sua preghiera era la sensazione nel suo cuore (nel suo desiderio). E’ scritto in questa maniera: “Cos’è una preghiera? È il lavoro nel cuore”;
però i Saggi della Grande Assemblea (Anshei Kneset HaGdola), sapendo che presto si sarebbe avvicinata una caduta nell’egoismo – l’occultamento del Creatore in ognuno – crearono per noi il libro delle preghiere. Questo libro narra degli stati che deve passare l’uomo.

Lo chiamarono Sidur che ci mostra l’ordine degli stati spirituali che dobbiamo passare nel nostro cuore, cioè, nel nostro desiderio;

ma siccome non lo possiamo fare durante il nostro esilio, a causa dell’assenza della connessione con la Luce (con il Creatore) perché la Forza Superiore è occulta, dobbiamo leggere meccanicamente le parole del libro delle preghiere. In qualche modo, proviamo ad immaginare cosa possano significare queste parole nella spiritualità …

Solo la Luce, durante gli studi della Kabbalah, provocherà in noi sensazioni, pensieri, sentimenti, parole e frasi della nostra preghiera, come risultato del lavoro del nostro cuore e non dell’apparato delle articolazioni.