Frammenti del mio prossimo libro, Guida per il Libro dello Zohar
I mondi superiori non esistono nello spazio corporale; piuttosto, sono come qualità senza spazio, volume, peso o misura. Quando una persona esiste nel suo ereditato desiderio egoista, le sue qualità gli dipingono l’immagine di “questo mondo”. Ma una volta che il punto nel cuore si sveglia in lui, lui inizia a voler raggiungere la dimensione Superiore.
Lavorando su se stesso con un gruppo di amici che studiano la saggezza della Kabbalah, lui inizia ad attrarre la Luce dal livello del “Infinito” che scende su di lui dall’ Alto attraverso tutti i mondi. La Luce crea dentro di lui il bisogno di raggiungere la qualità di dazione (Malchut del mondo di Azilut)insieme al suo gruppo. Una volta raggiunto questo livello, lui inizia a sentire il Creatore ed a donare a Lui, proprio come il Creatore dona alla persona.
Il desiderio comune delle anime unite in Malchut del mondo di Azilut sale a Zeir Anpin, dopo ancora più in su ad Aba ve Ima, ed ancora più in alto al Mondo dell’Infinito. Allora la Luce scende dal Mondo dell’Infinito attraverso tutti i livelli fino alle anime e le riempie. Con questo riempimento le anime crescono e si uniscono a Zeir Anpin che dona a loro. Questo viene chiamato l’unificazione di ZA e Malchut, il Creatore (Kadosh Baruch Hu) e Shehina, la fusione delle anime con il Creatore.
Sono necessarie molte di queste azioni prima che tutti i desideri dentro le anime attualizzino se stessi e portino avanti l’adesione con il Creatore. Quando tutti i desideri sono corretti ed in dazione verso il Creatore, cosi come il Creatore dona a loro, ci sarà la fine della correzione.(Gmar Tikkun).
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Domanda: Cosa ci vuole dire Lo Zohar con: “Quando una persona si sdraia a dormire e l’anima lo lascia e conferma a quella persona (capitolo Lech Lecha (Vai avanti) punto 359?)
Risposta: L’anima è la Luce nel desiderio (Kli). Non possiamo correggere il nostro desiderio di ricevere soltanto nella Sefirot di Keter, Hochma e Bina mentre la correzione nella Sefirot di Zeir Anpin e Malchut può essere soltanto parziale. Per questo motivo, la Luce più grande che può manifestarsi in noi per ora è la Luce di Neshama, mentre le Luci di Haya e Yechida servono solamente come un’illuminazione dal basso verso l’alto.
Perciò il nostro desiderio collettivo è chiamato “l’anima” (Neshama), dal nome della Luce più grande che può contenere in se fino alla fine della correzione. Se il desiderio esiste in uno stato dove è capace di raggiungere la Luce Neshama è chiamato l’anima, (Neshama).
Questo è cosi perché noi chiamiamo i desideri con i nomi delle luci che li riempiranno.
Tuttavia, se i desideri non possono contenere queste luci e non possono riempirsi di esse per la mancanza dello schermo, allora non c’è l’anima. Questo è cosi perché il riempimento è lo schermo e la Luce Riflessa, la qualità di dazione.
L’anima non è la mia ricezione di Luce dall’Alto.L’anima (Neshama), come tutta la Luce Interiore nel desiderio, è formata dal mio donare questa Luce a qualcun altro, passandola attraverso di me e perciò facendomi riempire da essa. Questa è chiamata la mia Luce, la Luce che io ricevo. Io ricevo l’opportunità di donare, ed è quello che mi riempie.
È per questo che “di notte”, quando ancora non sono capace di correggere i miei desideri e di avere un controllo su di loro con l’aiuto degli schermi (proprietà di dazione), io ricevo un’impressione negativa nel mio desiderio chiamata oscurità. Ma cos’è l’oscurità? L’oscurità è quando io non posso donare e questo stato si sente come “notte”, significando la mancanza di dazione da parte mia. Io me ne rammarico ed inizio a correggere i miei desideri.
Io merito il mio “giorno” attraverso il mio lavoro “durante la notte”. Io mi alzo di notte per partecipare alla lezione di Kabbalah in unità con i miei amici: ho fatto diverse correzioni ed ottenuto nuovi desideri e schermi. In tutti questi schermi e desideri, io creo una nuova forma di dazione che mi riempie. Questo significa che è iniziato il mio “giorno”.
Per cui, “notte” è anche uno stato spirituale per la preparazione dei desideri. E se una persona non ha il desidero di raggiungere la dazione, non esiste nemmeno la “notte” per lui, dato che definiamo “giorno” e “notte” in conformità ai nostri stati spirituali.
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Il fatto più complesso ed allo stesso tempo più affascinante in relazione al Libro dello Zohar ed alla vita in generale è la percezione della realtà. Esistono molte onde intorno a noi che in realtà non percepiamo, come le onde radiali. Esiste anche un campo di informazione che include tutto. Il campo di informazione elevato è chiamato la natura più elevata o il Creatore.
Questo campo contiene tutto lo spazio intorno a noi. Siamo capaci di stabilire un contatto con questo campo e di ricevere tutto da esso: sentimenti, comprensione, conoscenza, amore ed anche la sensazione di vita eterna e di totalità che le è inerente.
Tutto lo scopo della saggezza della Kabbalah è di insegnarci a sviluppare dentro di noi gli strumenti per percepire questo campo di informazione elevato. Ciò è possibile solo attraverso la trasformazione interiore e nella misura in cui la realizziamo, diventiamo simili a questo campo: al Creatore. Esistiamo in questo campo inclusivo adesso, ma siamo incapaci di percepirlo.
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Lo Zohar, capitolo “Va Yetze (E Giacobbe usci), punto 51: …risulta che lei è come uno specchio lucidato, riguardando il non far vedere la sua propria forma, ma solo con la forma degli altri, quelli che l’hanno vista o quelli che stanno davanti a lei”. Somiglia a uno specchio anche perché tutta la caratteristica del vetro dello specchio si trova nel colore scuro della sua parte posteriore. Riflette i raggi del sole, dato che se fosse trasparente non si potrebbero vedere delle forme in esso. Cosi è Nukva – tutta la sua forza è nel suo Masach che trattiene la luce da splendere da lei verso il basso. Senza il Masach non ci sarebbe stata per niente la luce in lei.
Noi leggiamo Lo Zohar ma non lo comprendiamo; lo leggiamo ma non sentiamo niente. Finalmente dobbiamo arrivare allo stato nel quale la domanda “A cosa serve tutto questo?” ci porterà alla disperazione, disillusione, ad una esplosione interiore, alla comprensione del fatto che non abbiamo che la scelta di unirci, ed in questa unità interiore rivelare quello di cui parla Lo Zohar.
Non esiste un altro metodo, un altro percorso. Dobbiamo superare questa barriera. Ci sono molti ostacoli nel nostro cammino: pigrizia, mancanza di comprensione, e la mente protesta per questa sua impossibilità di comprendere. Tuttavia, non importa. Abbiamo solamente bisogno della persistenza che ci porterà ad uno stato di disperazione e comprensione di non avere altra scelta. Dobbiamo rivelare che Lo Zohar parla precisamente della nostra unità. Che quello che descrive Lo Zohar si rivela unicamente nell’unità tra di noi.
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Nel nostro mondo nasciamo e cresciamo insieme agli adulti che ci amano. Non capiamo cosa esigono, ma li prendiamo da esempi. Imitiamo tutte le loro azioni e le parole senza capire il loro significato; la comprensione viene dopo. Questa è regolata dalla natura. Impariamo dalla partecipazione più che dalle nostre menti.
Questo è il mezzo più naturale che ci permette di apprendere riguardo al mondo nel quale esistiamo ed è anche così che entriamo nel mondo spirituale. Lo stesso sistema è preparato per noi: abbiamo un “padre ed una madre” spirituali che ci introducono al testo del Libro dello Zohar. Anche quando non capiamo quello che leggiamo, la sola lettura, insieme al desiderio di capire e all’aspirazione di crescere spiritualmente, ci fa evolvere come i bambini e cominciamo gradualmente a percepire il testo. Tutti i nomi ed i titoli che non capiamo al principio, diventano gradualmente più chiari. Cominciamo a capire il linguaggio del mondo spirituale alla stessa maniera in cui apprendiamo il linguaggio corporale dalle nostre madri.
Per tanto è necessario sapere che “non impara il più intelligente” né consegue il mondo spirituale, lo fanno invece quelli che rifiutano intensamente di lasciare il Libro dello Zohar e hanno l’intenzione di riprenderlo una volta e poi un’altra, in maniera da capire e rivelare ciò che il libro sta cercando di dire.
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