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Una Guida Al Libro dello Zohar: Il gruppo è il mezzo per lo sviluppo spirituale

Citazioni dal mio prossimo libro, Un Guida al Libro dello Zohar.

Per prepararci allo sviluppo spirituale, il Creatore risveglia due sensazioni in noi. La prima è la vanità di questo mondo e la seconda è l’aspirazione a raggiungere la fonte della vita, il risveglio del “punto nel cuore”. Il punto nel cuore, come una carica in un campo elettrico, ci porta in un luogo in cui possiamo dargli nutrimento e riempimento. Questo posto è il gruppo.

Possiamo realmente vedere come le persone in cui si risveglia un punto nel cuore siano attirate naturalmente l’una verso l’altra. È sempre il caso nella società umana in cui le persone con desideri simili si attirano reciprocamente e si riuniscono in gruppi. Un gruppo è un posto in cui la gente realizza la connessione con il suo prossimo su un livello pratico, basato su nuovi principi di amore ed unione, invece dell’odio e dell’isolamento.

Quindi, il lavoro nel gruppo è necessario ed obbligatorio per raggiungere la rivelazione del Creatore. Esso permette ad una persona di valutare davvero la sua attitudine verso il suo prossimo e di non cadere in illusioni riguardo alla spiritualità o alla sua personale connessione con il Creatore. Dopotutto, il Creatore è la qualità di amore e di dazione che risiede nella connessione corretta tra di noi.

Simili gruppi sono stati sempre creati nel corso della storia umana. Cambiando queste relazioni nel gruppo verso la dazione comune e l’amore delle persone, hanno creato le condizioni necessarie per percepire la vera realtà, quella Superiore. Leggere dei libri nei quali hanno scritto riguardo al mondo che hanno rivelato, ci permette di acquisire l’enorme esperienza accumulata da loro e di capire come realizzare una nuova vita lungo il cammino più breve ed efficace.

Un simile gruppo è chiamato un gruppo di kabbalisti. Il loro scopo è di unirsi reciprocamente nello spirito di ciò che è scritto nella Torah: “Come un solo uomo con un solo cuore”, “Non fare ad un altro ciò che è odiato da te” e “Ama te stesso come il tuo prossimo”. Quindi, essi si correggono e raggiungono l’equivalenza con il Creatore.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 20.09.2010

Scritti di Rabash, Shlavei ha Sulam, Art. 09
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 349, Lez. 21
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Rav Yehuda Ashlag: Talmud Eser Sefirot, Volume 6, Punto 96
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Baal Sulam: “600.000 Anime”
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La scala per l’infinito

Lo Zohar ci parla del Mondo Superiore che riveliamo dentro di noi. Tutto ciò che è descritto in questo libro avviene dentro di noi. Infatti, percepiamo il nostro mondo alla stessa maniera. La differenza tra i mondi o percezioni, è che percepiamo questo mondo individualmente, dentro il nostro egoismo, mentre il Mondo Superiore viene percepito collettivamente, all’interno delle nostre relazioni e delle connessioni tra di noi.

La connessione attraverso la dazione mutua e l’amore viene chiamata anima, e quello che percepiamo in quest’anima è chiamato il mondo spirituale. Realizzando le correzioni in noi, correggiamo la connessione inizialmente frammentata (Kli) e così riveliamo le qualità differenti della connessione di cui parla lo Zohar. La connessione comune di tutte le parti dell’anima o creazione è chiamata il Creatore. Tutto il mondo spirituale comprende diversi tipi di connessioni che sono chiamate Abramo, Isacco, Giacobbe, diversi angeli, come pure gli oggetti inanimati, vegetali, animati e spirituali. Questi sono tutti rivelati nelle connessioni.

Oggi percepiamo il nostro mondo e pensiamo che esista per conto suo. Tuttavia, questa è un’illusione. La verità è che percepiamo un tipo di connessione tra di noi che chiamiamo con questo nome. L’ultimo o più basso livello di connessione tra le parti dell’anima (le anime particolari) procura la sensazione di una cattiva connessione che viene chiamata “questo mondo”. Quando raggiungiamo la connessione assoluta di tutte le parti dell’universo, questa connessione viene chiamata il Mondo dell’Infinito, perché è una connessione illimitata senza nessun limite circoscritto. Esso è invece al di là dello spazio e del tempo.

Tra la piena connessione nel Mondo dell’Infinito e la completa assenza di connessione in questo mondo, ci sono cinque livelli di connessione o cinque mondi chiamati Adam Kadmon, Atzilut, Berià, Yetzirà e Assiyà. Noi esistiamo effettivamente in una sola realtà che è il Mondo dell’Infinito, ma la nostra percezione di esso, dipende dalla nostra attitudine verso la connessione. Questo implica 1) egoismo o ricezione e 2) dazione o amore. La nostra vita è una sensazione della qualità della connessione tra le parti della realtà.

Se vogliamo rivelare il vero mondo e capirlo, raggiungerlo e gioirne, dobbiamo provare a vedere noi stessi più connessi mentre leggiamo Il Libro dello Zohar. Allora cominceremo a rivelare una connessione più grande ed il Mondo Superiore. Questo metodo di rivelare il Mondo Superiore è chiamato “Faremo e ascolteremo” (Naase ve Nishma).

(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18/08/2010, Lo Zohar).

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Su cosa si poggia il mondo

Lo Zohar, CapitoloLech Lecha (Vai Avanti)”, Articolo 4: La gente dovrebbe osservare il lavoro del Creatore. Dopotutto, tutta la gente non conosce e non considera su cosa risiede il mondo e su cosa risiedono loro.

Su cosa si poggia il mondo? Si poggia sul desiderio. Su cosa si basano le persone? Si basano sul desiderio. Lo Zohar parla di tutti i tipi di desideri, del mondo su cui poggiamo e di come possiamo cambiare questi desideri. Dopotutto, tutto ciò che succede all’interno del nostro desiderio costruisce la realtà che sperimentiamo.

La nostra percezione del mondo dipende da come possiamo cambiare i nostri desideri. Nel suo articolo “L’Occultamento e la Rivelazione del Creatore”, Baal HaSulam scrive che non cambia niente al di fuori di noi; è soltanto nostra responsabilità rimpiazzare la nostra percezione di questo mondo con la percezione del Mondo dell’Infinito.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 17.09.2010

Dal Libro di Shamati: Articolo 52 “Un peccato non cancella un Precetto”
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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 333, Lez. 20
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Introduzione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 86, Lezione 38
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Brani selezionati dal Libro dello Zohar e dagli Scritti di Baal HaSulam, Lezione: “Yom Kipur”
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Come puoi aiutare un amico?

Domanda: Come posso aiutare un amico ad acquisire l’intenzione corretta?

Risposta: Quando un principiante arriva per la prima volta alla Kabbalah, egli non vede, ascolta o sente di cosa si sta parlando. È immerso nei suoi pensieri e desideri. Egli si siede e studia insieme a tutti come un bebè che è appena nato e non percepisce niente o non capisce in che tipo di mondo si trova; Oppure può essere comparato ad una persona malata che ha perso la coscienza.

Mi ricorda me stesso dopo un incidente d’auto, quando ero nel letto incosciente. Certe volte recuperavo leggermente conoscenza o sentivo voci al di fuori di me. Certe volte potevo persino rispondere, ma non vedevo niente o non reagivo in nessuna maniera. Ciò è simile ad una persona che arriva a studiare la Kabbalah: è presente e non lo è. Ha bisogno di tempo e dell’attenzione degli altri, alla maniera in cui le persone si occupano di qualcuno gravemente ammalato o di un bebè. Questo tipo di attenzione può aiutarlo ad avanzare velocemente.

Se le attenzioni non aiutano, allora la persona deve essere lasciata in pace e darle il tempo affinché, gradualmente, si metta in ordine. Questo può prenderle diversi mesi o anni, fino a che comincia ad ascoltare la Kabbalah invece di se stessa.

Quando una persona comincia ad ascoltare realmente per la prima volta? Quando sente che l’unità con gli altri le apre sensazioni spirituali ed è lì che risiede esattamente l’ingresso al mondo spirituale.

Per tanto, quanto più grande e forte è l’ambiente, più accelera lo sviluppo di una persona e la influenza, forzandola a muoversi più rapidamente per conto suo.

(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 31 Agosto 2010, sullo Zohar).

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Dal Libro dello Zohar: Capitolo “VaYechi”(E Giacobbe visse nella terra d’Egitto) Punto 303, Lez. 19
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Ingresso nel Giardino dell’Eden

Lo Zohar, Capitolo Lech Lecha (Vai Avanti)”, Articolo 104: Quando Ruach esce da questo mondo ed entra nella grotta di Adam HaRishon e dei patriarchi, loro gli danno una lettera come un segno, ed egli va al Giardino dell’Eden. Quando si avvicina, incontra lì i Cherubini e quella spada fiammeggiante che gira in ogni direzione. Se viene ricompensato, loro vedono la lettera che è il segno, che gli apre l’ingresso, ed egli entra. Altrimenti, lo respingono all’esterno.

Quando leggiamo lo Zohar, dovremmo immaginare un desiderio di dare più grande o più piccolo oppure solo il desiderio di ricevere, cioè dovremmo immaginare dei cambiamenti nella dazione. Questo è l’intero mondo spirituale. Tuttavia, queste variazioni, contengono tutti i colori velati e tutte le gradazioni delle qualità. Tutto ciò che leggiamo nello Zohar riguarda i cambiamenti nella qualità della dazione che si manifesta così nella nostra percezione.

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Due uccelli ascoltarono un araldo

Lo Zohar, Capitolo VaYechi (E Giacobbe visse), Articolo 136: Un uccello esce verso il sud, la destra, quello che esce da una scintilla di Chokhmà. Ugualmente, un uccello esce verso il nord, la sinistra, quello che esce da una scintilla di Binà. Uno esce all’alba, da Chokhmà ed uno, quando il giorno finisce, all’imbrunire, dopo il mezzogiorno, da Binà. Ognuno chiama e dichiara ciò che ha ascoltato dall’araldo … dall’illuminazione del Zivug di mezzanotte, chiamato “un araldo”.

Questo testo parla degli stati interiori di una persona, quando analizza se stessa e passa attraverso diversi processi di discernimento delle tre linee nel suo interno. Esamina fino a che punto è in equilibrio con la destra, la sinistra e la linea di mezzo.

Il “giorno” e la “notte” non vengono da fuori. Siamo sempre nella Luce ed i nostri Kelim si dividono in molteplici tipi, nei quali percepiamo la destra, la sinistra e la linea di mezzo, così come l’alto e il basso, tutte le direzioni ed i tempi. La divisione in Kelim interni ed esterni ci da la sensazione di distanza e spazio, vicinanza e lontananza e la classificazione dei desideri in “radice, anima, corpo, coperture e casa”.

Tutte queste peculiarità, così come il giorno, la notte, la mattina, la sera e le diverse ore, sono processi che avvengono nel nostro desiderio. Di fatto, il desiderio è la sola cosa che possediamo. Dividendoli in diversi tipi e sviluppandoli costantemente per noi, il desiderio ci da la sensazione dei cambiamenti che avvengono nel tempo, nello spazio e negli stati che sorgono.

Li classifichiamo come quattro tipi di percezione: mondo, anno, anima ed esistenza della realtà. Tutte queste modifiche avvengono dentro di noi come risultato della nostra correzione, poiché tutto tranne noi, rimane in una quiete assoluta. Solo le Reshimot continuano a svilupparsi “a suo tempo” (Beito) o Ahishena, quando cominciamo ad accelerare questo processo per affrettare il tempo.

Di conseguenza, gli uccelli che volarono, la notte, il giorno, la mattina, l’imbrunire, tutti i piani, come radice, anima, corpo, coperture, dimora e l’esistenza della realtà, si percepiscono all’interno della persona, nel suo desiderio. Tuttavia, credo di essere circondato da un mondo pieno di persone, che tutto gira e la vita continua. Però solo una cosa è alla mia portata: i passi che farò verso la percezione corretta della realtà.

(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 31 Agosto 2010 sullo Zohar)