Pubblicato nella 'Percezione della realtà' Categoria

Cosa significa uscire da noi stessi?

Uscire da noi stessi significa uscire dalla nostra natura egoistica, distaccarsi dal nostro io fisico e trovare il nostro io spirituale.

Come funziona? Sentiamo il mondo corporeo, fisico, nella nostra natura egoistica umana, dove desideriamo trarre beneficio per noi stessi a spese degli altri e della natura in ogni momento. Possiamo percepire un mondo spirituale molto più ampio attraverso una qualità opposta al nostro egoismo, l’altruismo, che è anche chiamato “la qualità della dazione”.

L’uscita dalla qualità egoistica di ricezione e l’ingresso nella qualità altruistica della dazione porta a una sensazione di un nuovo mondo. È uno stato che esiste, ma che non possiamo vedere prima di adattare i nostri sensi a percepirlo. Si rivela quando cambiamo il nostro punto di vista, passando dal desiderio di assorbire l’appagamento in noi stessi  al desiderio di donare l’appagamento agli altri e alla natura.

Basato sulla lezione di Kabbalah in russo tenuta dal Kabbalista Dr. Michael Laitman il 21 febbraio 2016.

Scritto/redatto dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cos’è il sesto senso e come si sviluppa?

In questo momento percepiamo la realtà attraverso il nostro ego, che filtra tutto in base ai nostri desideri e interessi personali. Questa percezione egocentrica modella la nostra visione del mondo, rendendola un’esperienza orientata verso l’ interno.

Per sviluppare un sesto senso, un modo completamente nuovo di percepire, dobbiamo coltivare un senso opposto, diretto verso l’esterno piuttosto che verso l’interno. Questo richiede lo sviluppo di connessioni positive con gli altri, lavorando insieme per costruire un contenitore comune di percezione che emerga dal nostro desiderio collettivo di elevarci al di sopra degli interessi egoistici e di unirci, in modo simile alla forma unificata, interconnessa e interdipendente della natura stessa.

Attraverso il nostro desiderio di unità, costruiamo un nuovo senso altruistico, il sesto senso, una percezione reciproca che appartiene a tutti noi. È attraverso questo senso comune che iniziamo a percepire la realtà al di là di noi stessi. La nuova immagine che vediamo attraverso questa consapevolezza espansa è ciò che chiamiamo “il mondo superiore”, una percezione della realtà non limitata dall’ego, ma illuminata dalla forza unificante positiva che risiede nella natura.

Questo cambiamento si ottiene attraverso le nostre mozioni di unirsi al di sopra dei nostri desideri egoistici per sentire la realtà completa, interconnessa e interdipendente in cui esistiamo. Non appena raggiungeremo questo nuovo senso, la nostra percezione si sposterà, permettendoci di sperimentare l’esistenza in un modo completamente nuovo, molto più ampio, completo ed eterno.

Basato sulla trasmissione dell’emittente KabTV “The Meeting of Worlds” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman andata in onda il 20 giugno 2014.

Scritto/editato da studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Cos’è il pensiero corretto?

Il pensiero corretto è quello che riguarda l’ascesa al di sopra della nostra natura umana egoistica, cioè il desiderio di trarre benefici per noi stessi a spese degli altri.

Perché questo pensiero è considerato “corretto”? Perché al di sopra della nostra natura egoistica c’è la natura altruistica, illimitata, interconnessa e interdipendente, che è eterna e perfetta. La nostra natura egoistica umana è transitoria, incompleta e causa di tutti i problemi che incontriamo nella vita.

Inoltre, non sto parlando di comportamento appropriato o di moralità, ma della nostra capacità di elevarci al di sopra della nostra natura egoistica per iniziare a sentire la sconfinata natura altruistica. Questo ci garantisce l’indipendenza dalla vita e dalla morte del nostro corpo e l’accesso a percepire l’interezza della natura e le forze che operano in essa. Questo è ciò che dobbiamo raggiungere.

Basato sulla trasmissione di KabTV “Fundamentals of Kabbalah” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman in onda il 14 aprile 2019.

Scritto/editato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La ricerca dell’anima: una richiesta di verità in un mondo di illusioni

Un giorno un discepolo si avvicinò al suo maestro e gli chiese: “Maestro, desidero la piena realizzazione e il raggiungimento perfetto della verità”. “Aspetta,” disse il maestro, “Ci vorrà del tempo, e certamente ti accadrà”. “No”, disse lo studente, “Voglio che accada ora, subito!”

Lo studente seguì il maestro, che lo portò al fiume, gli afferrò la testa, la immerse nell’acqua e la tenne finché lo studente cominciò a soffocare. Poi il maestro rilasciò il discepolo. “Cosa stai facendo?! Un altro istante e sarei morto!” gridò il discepolo. Il maestro rispose: “Ora capisci a chi viene rivelata la verità”.

Infatti, la verità più alta viene rivelata solo a coloro che non possono vivere senza di essa e che accettano di fare qualsiasi cosa per conseguirla. Ma come possiamo raggiungere una tale forte richiesta di verità? È solo grazie a una volontà superiore, quella del piano superiore della natura. Coloro che cercano la verità sulla vita, il suo significato ultimo, sono il risultato della ricerca dell’anima di liberarsi dalle catene dell’ innata percezione e sensazione corporea ed egocentrica della vita. Le anime speciali si interrogano sulla verità, sul senso della vita, ma più l’umanità si evolve, più le anime si avvicinano a questo stato.

Che cos’è la verità? La verità è il raggiungimento delle leggi della natura che agiscono in modo perfetto nell’universo e nella nostra vita. Tutti, in un modo o nell’altro, devono raggiungere questo traguardo, prima o poi. Tuttavia, non tutti dovranno sopportare la sensazione di non poter respirare. Le anime speciali attraversano queste fasi. Poi ci sono quelli che seguono in massa le loro orme.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

 

 

Come posso liberarmi dal senso di colpa?

Ho ricevuto la seguente domanda da Alina, che mi segue sui social media:

Sono stata cresciuta dai miei genitori in modo tale da essere sempre incolpata di tutto.  L’ho assorbito come una spugna e con gli anni è peggiorato. Mio marito e i miei figli mi hanno fatto notare che tutto accadeva per colpa mia. È così che vivo, incolpandomi e pensando a quanto sono colpevole. Oggi mi sto consumando e non riesco a risalire la china. Sono ancora relativamente giovane. Voglio vivere senza questo dolore e questo senso di colpa. È possibile uscirne?

Certo! Dipende dalla comprensione del fatto che questi stati sono tutti inviati dall’unica forza superiore esistente.

Anche se Alina ha sottolineato che si è abituata ad essere l’unica colpevole, non è vero che una persona è colpevole di qualcosa. Dobbiamo ancora raggiungere questa consapevolezza.

Affinché Alina smetta di incolparsi, e affinché noi smettiamo di incolparci in generale, dobbiamo scoprire che esiste un’unica forza nel mondo che crea, controlla e determina tutto.

Con questa scoperta, ci rendiamo conto che non siamo noi ad agire, ma questa forza che agisce attraverso di noi. È la qualità egoistica che risiede in noi che ci manipola per farci credere di agire nel nostro mondo. Inoltre, nel caso di Alina, lei sostiene erroneamente che i suoi parenti, genitori, marito e figli agiscono su di lei. Tuttavia, a lei sembra solo che sia così. Piuttosto, è lei stessa ad attirare tali relazioni su di sé e non ha alcuna colpa.

Pertanto, l’unica azione che Alina può intraprendere è capire che questo è il modo in cui la forza superiore lavora con lei, e che si tratta di azioni compiute da un’unica forza. Se ripetutamente consegna i suoi stati alla forza superiore, allora sarà in grado di avvicinarsi alla rivelazione di questa forza. Vedrà allora che non è colpevole di nulla e che solo questa singola forza superiore agisce sulla sua vita e in generale su tutta la realtà.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Come noi possiamo influenzare il sistema?

Siamo tutti parti di un unico sistema spirituale e ognuno di noi si avvicina a questo sistema dal suo unico punto di percezione.

La percezione di questa unità è diversa per ognuno. Ad esempio, ci sono alcuni che ancora non lo vedono ma lo sentono in un certo modo, mentre altri lo sentono e lo vedono chiaramente.

È un sistema sensoriale, che esiste dentro di noi, ed è lì che lo sentiamo. Possiamo influenzarlo solo nella misura in cui pensiamo e agiamo con gentilezza, e solo al livello in cui viviamo con le nostre forze corrette e altruistiche.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Dal cieco che guida il cieco al vedente che guida il cieco

Due studenti guardano una bandiera che sventola. Uno  dice: “La bandiera si muove”. L’altro risponde: “No, si muove il vento, che fa muovere la bandiera”. Il loro insegnante arriva e dice: “Vi sbagliate entrambi. È un pensiero che si muove nella vostra testa”.

Questa allegoria illustra come ognuno di noi abbia una percezione diversa della realtà. Ognuno di noi ha una percezione diversa perché è cresciuto su basi e ideali diversi. Uno vede la bandiera che si muove, l’altro vede il vento che muove la bandiera e l’altro ancora vede il pensiero che si muove nella nostra testa e non siamo d’accordo sul fatto che la bandiera si muova.

Si pone quindi la questione se sia possibile raggiungere decisioni reciproche. Il Sinedrio, per esempio, era un organo di governo spirituale che esisteva in Giudea circa 2.000 anni fa. Come riuscivano a prendere decisioni con così tante persone, che discutevano molto e avevano opinioni diverse? Queste persone capivano che tra loro c’era chi era più vicino alla sensazione delle forze altruistiche e connettive della natura, che comprendeva e conosceva le leggi della natura più degli altri, e più o meno si piegavano a loro.

Una persona che è più elevata nel dominio della realtà dovrebbe avere un’opinione più accurata di una persona che è più arretrata nel suo dominio e nella sua coscienza. Sarebbe quindi saggio annullare le nostre opinioni nei confronti di queste persone. Naturalmente, questo solleva la questione: Come si può determinare chi è più elevato nel suo dominio della realtà? Ci troviamo di nuovo di fronte al problema di come ognuno percepisca la realtà in modo diverso e, in effetti, al nostro attuale livello di percezione, è impossibile fare una tale valutazione.

Ci troviamo quindi nello stato in cui si trova attualmente il nostro mondo: il cieco che guida il cieco. Se vogliamo dare una possibilità al mondo, dobbiamo renderci conto che non dipende da noi, che siamo limitati nella nostra comprensione e nei nostri sentimenti. Dare una possibilità al mondo dipende dalle leggi della natura che operano al di là della nostra comprensione. Se arriviamo a capire che le leggi della natura controllano tutto e tutti e desideriamo accettare queste leggi su di noi, allora saremo pronti a cercare i più saggi tra noi e a seguirli. Si passerebbe quindi alla guida dei ciechi da parte dei vedenti.

L’umanità è in un processo di sviluppo verso questo stato. La nostra particolare epoca è caratterizzata da un’umanità che diventa orfana. Stiamo passando a una nuova era caratterizzata da interconnessioni sempre più strette su scala globale e le idee che in passato ci tenevano uniti a livello locale, regionale e nazionale non sono più utili nella realtà di oggi, interconnessa a livello globale.

Quando è morto il mio maestro, il kabbalista Baruch Ashlag (il Rabash), ho capito chiaramente che dobbiamo ancora maturare, che dobbiamo ancora progredire verso questo stato. Più maturiamo, più rifiutiamo i falsi gestori della nostra vita e cerchiamo quelli che possiedono un vero raggiungimento di livelli superiori di realtà.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

 

Semafori, vigili stradali e il potere superiore

Prima dell’invenzione dei semafori che regolano il movimento dei veicoli, c’erano i vigili urbani a dirigere il traffico agli incroci. Molte persone erano arrabbiate e piene di lamentele nei confronti degli agenti. A volte le persone chiedevano loro dei favori a causa di alcune circostanze che stavano affrontando, e il vigile cambiava l’ordine a suo piacimento, accontentando alcuni e scontentando altri.

Tuttavia, al giorno d’oggi, in cui i vigili urbani si sono trasformati in semafori che non hanno pensieri o possibilità di essere influenzati, tutti accettano ciò che i semafori stabiliscono. Nessuno si arrabbia con i semafori né li implora per ottenere favori. I semafori sono come la natura che opera secondo una legge che non ha pietà.

L’analogia è che chi non crede in un potere superiore pensa che il mondo sia guidato dai “semafori”, cioè dalle forze cieche della natura, e che non abbia senso rivolgersi a loro con particolari lamentele, richieste o pretese. Al contrario, chi crede in un potere superiore si rivolge ad esso con le proprie lamentele, richieste ed esigenze, chiedendo aiuto per organizzare la propria vita secondo ciò che ha senso per lui.

Tuttavia, dovremmo rivolgerci al potere superiore non per aggiustare la nostra vita, ma per aggiustare i nostri cuori in modo che acquisiscano la stessa intenzione di amare e dare che il potere superiore ha verso di noi. In altre parole, possiamo avanzare diverse richieste al potere superiore, ma quella che viene ascoltata e accolta è quella di invertire il nostro amore per noi stessi con l’amore per gli altri, perché è questa la richiesta che ci porta all’equilibrio e all’equivalenza di forma con il potere superiore.

Per fare quella richiesta, il potere superiore ci ferma in vari incroci della vita con una varietà di messaggeri. A volte sono agenti di polizia stradale e altre volte semafori, e a noi resta la scelta di cercare il nostro atteggiamento ottimale e la nostra migliore richiesta in ogni circostanza.

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Vedere oltre la vista: “il paradosso dell’astronomo cieco”

Si racconta di un vecchio cieco che era seduto all’ombra del tempio quando un passante gli chiese: “Perdona la mia domanda, ma come sei diventato cieco?”. “Sono cieco dalla nascita,” rispose l’uomo. “Cosa fai?” chiese il passante. “Sono un astronomo,” rispose lui. “Guardo il sole e le stelle.” “Ma non puoi vederle!”, esclamò il passante sorpreso. “Io le vedo,” rispose l’uomo. “Sono qui.” E mise la mano sul petto.

È possibile vivere in questo paradosso, essere ciechi ma vedere, sordi e capaci di sentire la musica, e così via. È perché i nostri sensi, in  principio, si estendono dal desiderio umano di godere. Se non avessimo tali sensi, potremmo essere completamente diversi.

Se l’organo sensoriale è distaccato da noi, ad esempio, come il vecchio cieco che afferma di essere un astronomo, allora come possiamo sentire che non siamo ciechi? La risposta è guardare dentro noi stessi. Dentro di noi c’è il cielo, le stelle, assolutamente tutto. Possiamo quindi essere sordi e sentire la musica, e così via con tutti i nostri sensi, perché in realtà non abbiamo bisogno dei nostri sensi. Non abbiamo bisogno del nostro corpo. Se non avessimo corpi, sperimenteremmo pura felicità, armonia e pace.

Pertanto, le persone che mancano di questi sensi hanno la capacità di non sentire inferiorità o mancanza rispetto agli altri che hanno tali sensi. Riguardo al vecchio cieco che affermava di essere un astronomo, guardare le stelle ci mostra la parte opposta dell’universo in cui esistiamo, il che ci parla immediatamente dell’infinità dell’universo e della nostra finitezza. Possiamo scoprire l’infinità dell’universo dentro di noi, sentendoci di conseguenza muovere verso lo stato di infinito.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

Quali sono i vantaggi delle domande esistenziali?

Un gruppo di discepoli chiese una volta al loro saggio maestro: “Cosa succede dopo la morte?” Il saggio rispose con il silenzio. I discepoli insistettero: “C’è vita dopo la morte o no?” Il saggio rispose infine: “C’è vita prima della morte? Questa è la domanda.”

È una risposta abituale che ci spinge a contemplare la nostra attuale esistenza, se sia veramente vita o una forma di morte vivente.

Che cos’è dunque la vita?

Da un punto di vista corporeo, la vita è definita dall’esistenza della materia proteica. Che si tratti del dolore di essere pizzicati o del piacere di assaporare un cibo delizioso, queste esperienze sono parte integrante della vita come materia proteica.

Esiste, tuttavia, un piano di esistenza superiore al corporeo, dove si trova la nostra materia non corporea. Raggiungere tale livello richiede di elevarsi al di sopra della nostra natura egoistica e abbracciare lo stato opposto, altruistico e non materiale. Se raggiungiamo uno stato del genere, allora sperimentiamo la vera vita.

Raggiungiamo quello stato spirituale non materiale quando passiamo dall’essere riceventi, che è la nostra esistenza proteica, a diventare donatori al livello delle nostre intenzioni. Questa trasformazione si allinea con la vera definizione di vita, incentrata sul dare a tutti e a tutto, e, in definitiva, alla forza sorgente delle nostre vite: la qualità dell’amore e della dazione che chiamiamo “il Bore”.

Quando questa indagine esistenziale su cosa succede oltre la nostra vita si risveglia, dovremmo evitare di sfuggirvi nei molteplici piaceri transitori offerti nel nostro mondo materiale. Invece, dovremmo vederla come un’opportunità meravigliosa che possiamo cogliere e sviluppare in una nuova percezione e sensazione completa della realtà. Potrebbe far star male all’inizio, ma, se ci tocca, è un segno che possiamo anche arrivare al suo nucleo e lì possiamo scoprire un intero nuovo mondo spirituale di eternità e perfezione.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.