Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Il libro che conserva il segreto di chi sono io

Domanda: Come distinguere l’influenza che esercita in noi il libro dello Zohar rispetto ad altri libri?

Risposta: Gli altri libri agiscono in maniera più aperta ed influiscono sulle nostre sensazioni e la nostra mente materiale.

Per questo, durante la lettura, in un certo modo, possiamo immaginare come trovarsi in questo stato.

Per esempio il libro dello Shamati si dirige alle nostre sensazioni ed altri articoli di Baal HaSulam si dirigono alla nostra mente;

però, lo Zohar non si dirige alla nostra mente né alla nostra sensazione esterna e mondana. Dobbiamo rivelare in esso il senso interiore, cioè cosa questo libro ci mostra dentro la nostra anima, dentro le nostre qualità e sensazioni interne.

Prima di poterlo fare, sentirai che non ti unisci a questo libro e che esso esiste totalmente a parte te.

I libri di Kabbalah e specialmente il libro dello Zohar sono molto personali ed intimi. Quando entri in questi libri, essi ti rivelano la tua anima.

Cominci a sentire che questo libro ti conosce a fondo, più di quanto tu conosci te stesso!

Il libro ti descrive. Esso ti rivela te stesso ogni volta di più e ti spiega chi sei all’interno …

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“Verrà la madre e laverà il figlio”

Domanda: Baal HaSulam scrive che chiedeva al Creatore che gli diminuisse i gradi spirituali per poter portare alla gente la Kabbalah. Cosa significa questo?

Risposta: Per portare la Kabbalah alla gente bisogna essere proprio nel grado più alto, fin quanto possibile. Inoltre bisogna saper discendere ai gradi più bassi e poter in questo modo, trasmetterle il necessario.

Quando scelgo un professore per i miei figli, non assumo un bambino, ma un maestro qualificato e non mi importa se comincia insegnando loro l’alfabeto;

perché egli è più vicino alla fonte della Luce! Se un cabalista chiede che gli diminuiscano il suo grado spirituale, non significa che lo rifiuti! Poiché rifiutare è sinonimo di non voler dare al Creatore. Al contrario, quanto più elevata è la persona, maggiore è la sua dazione al Creatore!

Per la dazione agli inferiori, egli è disposto a creare in se stesso un addizionale Partzuf Searot (“i capelli”).

Egli stesso non discende. È simile a ciò che avviene quando un adulto gioca con un bambino: in quel momento si comporta come un bambino, ma non scende al livello del “bambino”.

Abbassando il suo grado, egli non perde nulla. Semplicemente, è più vicino agli inferiori e può stabilire un contatto con essi.

Nel Mondo Spirituale, la riduzione del livello è un’azione particolarmente difficile, perché è contraria al movimento verso il Creatore, verso l’alto;

poiché bisogna unirsi ai desideri non corretti e preferire la loro correzione agli studi del superiore.

Ciò esige di essere immerso nel sistema comune della connessione delle anime, per potere in questo modo, ricevere l’importanza della sua correzione congiunta.

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Tutto il giorno per una sola ora


Domanda: Si deve cominciare il lavoro sull’intenzione durante la lettura del libro dello Zohar molto prima della lezione, già di giorno?

Risposta: Direi che bisogna lavorare sull’intenzione tutto il tempo. Nel nostro mondo, tutto è costituito in maniera tale che siamo in contatto con il gruppo e lo studio solo durante un breve periodo di tempo.

Migliaia di persone in tutto il mondo sono presenti alla lezione insieme a noi. Molti ascoltano la lezione con la traduzione simultanea. Ci sono alcuni che capiscono anche con difficoltà la traduzione, poiché questa viene fatta nei linguaggi più comuni;

ma questo non è importante per l’avanzamento spirituale. Rispetto al libro dello Zohar tutti siamo nella stessa posizione. Arriviamo alla lezione come ad una pompa di benzina, per riempirci e vivere dopo con questa tutto il tempo restante.

Il nostro mondo è fatto a proposito in maniera tale che lavoriamo la terza parte della nostra vita, un altro terzo dormiamo ed il resto lo sprechiamo in diverse sciocchezze; e ci resta soltanto un’ora o due che rubiamo al sonno e veniamo a studiare.

Ma quando cominciamo a studiare, dobbiamo capire che tutta la nostra vita si organizza correttamente e non andare a lavorare disperatamente. Il Creatore ha organizzato questo processo specialmente per noi.

Se arrivo alla lezione anche per una sola ora, questo deve essere sufficiente per essere in connessione con la meta, le restanti 23 ore. Durante queste 23 ore, preparo i miei desideri per l’ora in cui arrivo alla lezione.

2000 anni fa viveva nel deserto di Negev un uomo che si chiamava Bar Bi Yoma (l’alunno per un giorno). Egli era un agricoltore, lavorava in campagna.

Quando aveva il riposo nei lavori stagionali e poteva lasciare la sua casa, andava a Gerusalemme. Dopo tutto il cammino, gli restava solo un giorno per lo studio della Torà. Il giorno seguente stava già correndo a casa, al suo lavoro.

In suo onore, oggi esiste il costume che tutti studino un certo giorno dell’anno. Allora i saggi dissero che il suo studio un giorno all’anno era equivalente all’apprendimento continuo durante tutto l’anno, poiché tutto l’anno il suo desiderio era in questo giorno.

Per questo, se durante le 23 ore aspettiamo questa unica ora di studio, significa che contano tutte le 24 ore del giorno.

Da questo capiamo di quante ore abbiamo bisogno per preparare il nostro desiderio per un’ora di studio.

Per questo tutto dipende dalla preparazione. Dobbiamo dedicare tutte le ore del giorno alla preparazione della lezione sullo Zohar.

Lo scrivano della Torà


Dal libro Shamati: Il libro, l’autore, il racconto. Il libro è lo stato prima della Creazione (l’idea).

L’autore è il padrone del libro. L’unione dell’autore e del libro si scopre come “racconto”.

È necessario “ricevere il racconto”, ossia la Torà insieme al Datore della Torà.

Percepiamo noi stessi in qualche realtà e dobbiamo scoprire cosa significa?

È un’illusione oppure la verità?

In me si sviluppa qualche programma in una catena di causa ed effetto, ma chi è il suo autore? Potrò conoscere l’autore della storia che sto leggendo dentro di me?

Lo stesso libro (tutta questa realtà) già esisteva prima che lo cominciassi a leggere e scoprire; però tutte le scoperte sono in me, dipendono da come leggo questa storia, da come passo attraverso questo libro dal principio alla fine e dalle mie impressioni.

All’interno di questo racconto, nella misura della mia conoscenza ed inclusione in esso, scopro l’autore del libro.

Entro all’interno di questo libro, la sua storia comincia a costruirmi e mi prepara inoltre per essere il suo autore (lo scrivano).

La storia è la Torà, che ci porta alla scoperta completa di tutto il libro, nel quale ci troviamo insieme al Datore della Torà.

Ognuno di noi scopre il libro di nuovo, individualmente, ma necessita del maestro che lo aiuta a leggere.

Nel nostro mondo, l’adulto legge il libro al bambino fino a quando questi impara a leggerlo da solo.

Allo stesso modo nella scienza della Kabbalah, l’adulto (spiritualmente) deve aiutare il bambino, perché è impossibile scoprirlo da solo. Ciò si produce unicamente attraverso la trasmissione dal maestro all’alunno.

Così, ognuno di noi, impara a leggere questo libro ed attraversa tutta la storia per scoprire in esso il suo autore.

Fino a che non imparo a leggere da solo e non termino tutto questo cammino, non scoprirò il libro ed il suo autore, poiché è possibile solo nella somiglianza con Lui.

Poco a poco io stesso divento l’autore perché scrivo la Torà nel materiale del mio desiderio, che ogni volta acquisisce le nuove forme delle lettere.

Anche se il libro è già scritto dal suo Autore, io stesso divento il suo autore. Attraversando questo racconto dal principio alla fine, mi comparo e mi unisco al libro, al suo autore ed alla storia.

Nota: in ebraico esiste la parola Sofer che significa scrittore (autore) e scrivano.

Si considera che l’autore è solo il Creatore, il quale ha scritto un unico libro che include tutto: la Torà.

Noi la copiamo soltanto (la scopriamo), ognuno dentro di sé.

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Prima della lettura del libro dello Zohar

Prima della lettura del libro dello Zohar dobbiamo avere una tale disposizione da sentire che siamo nel gruppo.

Perché allora siamo simili alle qualità dello stesso gruppo di cabalisti che scrissero lo Zohar e possiamo capire con maggiore facilità ciò che essi desiderano trasmetterci.

La comprensione arriva come risultato dell’influenza della Luce. Questa influisce su di noi, dalla connessione tra le anime dei dieci cabalisti che erano nello stato della correzione finale, cioè, nella connessione corretta tra loro.

Per questo, quando corressero le connessioni tra loro fino ad un tale livello in cui nessuno di loro aveva neppure un solo desiderio di ricevere non corretto, rivelarono tra loro la Luce Superiore che viene denominata “Lo Zohar”. È la Luce che proviene dal Rosh (testa) di Arich Anpin, la Luce dell’Infinito.

Per questo, se cerchiamo di acquisire la stessa attitudine tra noi, come quella che avevano gli autori del libro dello Zohar, attraiamo la Luce dallo stesso stato che essi raggiunsero.

Questa Luce può anche creare una connessione tra noi, come è scritto: “Chi crea il mondo in alto, farà il mondo in noi”. Proprio questo dobbiamo aspettarci dalla lettura del libro dello Zohar.

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Il tempio che sta nel tuo cuore

Domanda: Perché, per il processo della correzione, fu necessario passare per la distruzione dei due Templi?

Risposta: Il vaso spirituale corretto deve “ricevere per la dazione”; però, per prima cosa, bisogna raggiungere la correzione dell’intenzione (cioè, dare) e dopo “ricevere per la dazione”.

Per questo, la distruzione dello stato perfetto – “Mondo dell’Infinito” creato dal Creatore – avvenne in due tappe: dalla “ricezione per la dazione” alla “dazione per la dazione”. Nella distruzione del primo Tempio, persero la Luce di Chaya. Dopo, nella distruzione del secondo Tempio – nella discesa dalla “dazione per la dazione” alla “ricezione per se stessi”, cioè,ricezione per i desideri impuri, Klipot – persero la Luce di Neshamà. Così ci troviamo nel nostro mondo.

Con questo, è creato per noi il campo di lavoro: ricostruire il Tempio e, siccome lo facciamo noi stessi, ci scopriamo nella Luce di Yechidà.

Allo stesso modo avviene la costruzione terrena del Tempio. Per questo, come nei Templi precedenti, per prima cosa dobbiamo raggiungere il gradino spirituale dentro di noi e dopo, finalmente, costruire il Tempio terreno.

Anche se resta la domanda: dovremo realmente costruirlo nel mondo materiale? Perché è stato detto che, non appena il nostro mondo raggiungerà la completa correzione, questo mondo immaginario (Olam Ha-Medume) scomparirà dalla nostra immaginazione. Nelle nostre qualità corrette, percepiremo solo il Mondo Spirituale.

In ogni caso, anche se il Terzo Tempio fosse costruito di pietra, sarà una realtà solo dopo che lo avremo costruito nel nostro cuore, come avvenne con il Primo ed il Secondo Tempio. Per questo, dobbiamo concentrare tutta la nostra attenzione sulla correzione del cuore.

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È possibile la vita senza sofferenze?

Domanda: Come è la vita umana nel mondo spirituale? Senza nessuna sofferenza?

Risposta: Non siamo capaci di immaginarla, poiché qualsiasi nostra percezione sarà egoista.

La percezione spirituale consiste nel trovare la gioia e l’entusiasmo nella dazione, nell’amore per il prossimo.

Ma non per ricevere da questo la gioia e la tranquillità, ma per la grandezza ed il valore speciale dell’azione in sé.

Come posso sentire la grandezza della dazione? Chiedo che la Luce me la faccia sentire, poiché io non sono capace di farlo:

ma non sono capace neppure di volerlo e di chiederlo! Cosa devo fare? L’ambiente può obbligarmi a desiderare ciò che è innaturale per me, qualcosa che è opposto a me.

La società può obbligarmi a qualsiasi cosa. L’uomo è anche pronto a sacrificare la sua vita per vedersi grande agli occhi degli altri.

Tutto dipende dall’ambiente! Questo può inculcarti i desideri che sono contrari al tuo egoismo ed il tuo egoismo ti appoggerà in questo!

È così perché il grado del parlante in noi è più alto di quello animale. Per compiere il desiderio in questo gradino e soddisfare l’ambizione, l’uomo è pronto ad uccidere l’animale dentro di sé.

L’animale non è capace di farlo, ma l’uomo si, perché in lui c’è un gradino parlante, sul quale si può influire. Questo gradino dipende completamente dall’ambiente.

L’ambiente deve influire su ognuno in maniera tale che voglia elevarsi al di sopra del proprio egoismo.

Influendo in tale maniera uno sull’altro, la società si eleverà tutto il tempo.

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Spostandosi da uno schermo all’altro

La Kabbalah ci parla con parole conosciute, le quali hanno un’interpretazione tanto materiale quanto spirituale.

Quando cominciamo a studiare la scienza della Kabbalah, immaginiamo tutto ciò che ci racconta in immagini di questo mondo.

Dopo cominciamo a pensare che essa ci parli della spiritualità così come la immaginiamo noi; però questa non è ancora la spiritualità, questa è solo la mia immaginazione su di essa: immagino i disegni e le differenti immagini.

Non è facile per l’essere umano passare alla percezione della spiritualità solo attraverso le qualità e le proprietà per le quali non esiste il tempo, il movimento e lo spazio.

Egli non può immaginarla in questo modo e per questo disegna, per se stesso, differenti immagini e personaggi, ed in questo modo passa da uno schermo all’altro, come nel computer, fino a che corregge la sua percezione;

però il vocabolario dei termini è lo stesso. Ho mille schermi che cambiano, come nel programma “Windows” che si descrivono con le stesse parole, ma solo le immagini cambiano tutto il tempo.

Al principio immagini ogni termine come qualcosa di materiale, dopo sempre di più in maniera spirituale.

Invece del “braccio”, della “gamba”, degli “abbracci del lato sinistro”, degli “abbracci del lato destro”, del “Rosh (testa)”, “Toch (torso)”, cominci ad immaginare le qualità che non hanno nessuna forma materiale.

Anche nel mondo materiale, la fisica quantistica dice che non esistono particelle “solide”: elettroni, protoni,fermioni. Tutto è esteso. Sono alcune nubi di elettroni che scompaiono e che sono più vicine al concetto della qualità;

però i nomi sono gli stessi perchè non possiamo prendere altre denominazioni, sono le uniche che esistono nel nostro mondo.

Perchè dobbiamo essere così meticolosi e non possiamo cambiare neppure una sola parola? Perchè questa parola dal suo ramo materiale mira all’elevata radice spirituale.

Se cambiamo le parole, confondiamo le connessioni tra le radici ed i rami, e questa non sarà più una scienza.

Immginate se nella scienza della chimica cambiassimo le denominazioni delle sostanze e dopo cominciassimo a mescolarle secondo la formula per creare una reazione. Riceveremmo una sostanza totalmente diversa.

Per questo conserviamo lo stesso linguaggio e cerchiamo di avvicinare la sua percezione ad una forma più avanzata e realmente spirituale.

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 05.05.2010

Preparazione alla Lezione:  Shamati 103
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Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaEra”, Articolo 157
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Beit Shaar Ha-Kavanot, Punto 128, Lezione 39
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Rav Yehuda Ashlag “Matan Torah (Il Dono della Torah)” Lezione 7
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Mancano solo tre giorni al congresso di New York 2010 sullo Zohar

Domanda: Nel giro di alcuni giorni comincerà il Congresso di Kabbalah negli Stati Uniti d’America.

In relazione a ciò, molti hanno scritto sugli ostacoli che all’improvviso interferiscono con il viaggio, ed anche sulla loro paura e su un’imprevista mancanza di desiderio di venire al congresso. Cosa dovremmo fare a riguardo?

Risposta: Credo che se qualcuno ha la possibilità di venire al nostro incontro, non esiste nessuna ragione che lo possa trattenere.

Anche se deve spendere dei soldi e sacrificare le sue vacanze; ma non posso immaginare che possa essere più importante di trascorrere insieme alcuni giorni. Questo è un investimento del tutto spirituale. Non capiamo fino a che punto questa connessione tra le persone contribuisca al nostro avanzamento. Capisco che adesso ci pesa il cuore e ci si aggiunge l’egoismo, ma questo è bene. Questo è esattamente lo stato nel quale dobbiamo agire.

Per questo la persona deve realizzare un calcolo sulla ragione per la quale non può venire. In questo si trova il suo libero arbitrio: avanzare o non avanzare nella spiritualità. Si potrebbe capire la sua assenza solo a condizione che sia chiusa in un carcere e non possa uscire.

Mi chiedono: E se sto studiando la Kabbalah solo da circa tre settimane e non ho un gruppo vicino, non è troppo presto per andare ad un congresso? Anche se la persona sente parlare per la prima volta della Kabbalah, in relazione alla realizzazione di questo congresso, ha senso venire.

Chi sa cosa ci succederà domani? Per lo meno potrà guadagnare qualcosa nella sua vita, mentre le viene data ancora questa possibilità …

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