Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Lezione quotidiana di Kabbalah – 30.10.2013

Scritti di Baal HaSulam, Shlavey HaSulam, Articolo 29 “Per amore del Creatore, e non per amore del Creatore”
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Zohar per tutti, Introduzione
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Scritti di Baal HaSulam, TES, Volume 3, Parte 9
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Scritti di Baal HaSulam, Articolo “L’ Essenza della Religione e il suo scopo
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La Metodologia di un decollo Spirituale

Una cosa fatta da una persona sola, non viene mai presa in considerazione, perché da sola non è in grado di compiere un’azione spirituale. “Spirituale” significa che è diretto verso la correzione della frammentazione ed è orientato verso la connessione che richiede la partecipazione della forza comune. Se qualcuno fa qualcosa da solo, agisce sempre dall’egoismo, visto che non è in grado di alcun’altra azione.

Quindi un’azione del genere non viene preso in considerazione. Uno immagina di impiegare un grande sforzo e si priva di così tanto e crede di assumere una potenza enorme, ma non c’è scopo ai suoi tentativi e non verranno presi in considerazione. Nel tempo, uno diventa indignato perché non vede alcun avanzamento e non si muove in alcuna direzione, è deluso dalla sua abilità di raggiungere la spiritualità. Ma ciò non significa che egli non sia in grado di raggiungerla; semplicemente non ha preso le misure giuste.

A volte possiamo impiegare dai 10-15 anni per capire dove siamo e finalmente sentire quello che ci è stato detto così tante volte fin dal primo giorno di studio. Soltanto dopo tanti anni una persona inizia a realizzare che il potere spirituale può essere ottenuto soltanto dal gruppo, l’ambiente, e soltanto in relazione al proprio auto-annullamento. Uno può annullarsi anche se non comprende i suoi pensieri o desideri, ma soltanto ad un livello semplice di azioni fisiche. Più egli abbassa la propria testa, più accetterà i pensieri e desideri degli altri che sono orientati verso la spiritualità. Questi sì che saranno pensieri e desideri spirituali visto che la persona li riceve dal reprimere l’egoismo! Quindi avanzerà un passo alla volta; è detto che tanti centesimi formano una grande somma.

Quindi, ama l’amico come te stesso è necessario e l’unico prerequisito che serve come leva e trampolino di lancio per ottenere la meta. Se una persona non fa uno “zero” di se stesso in relazione ai suoi amici “uno”, non raggiungerà la forza spirituale e non procederà col suo aiuto.

Procedere significa che con il suo aiuto può annullare se stesso ancora una volta, poi sarà ispirato dal gruppo di nuovo, e attraverso questa ispirazione viene in contatto con il Creatore. Allora, sembra che ci sia un bambino piccolo in confronto al gruppo di adulti.

Ho la sensazione di grandezza ascendendo a spirale, questo viene detto “a cerchi”.

Non esiste altra opportunità di avanzare. La rete, l’unico vaso che è stato frammentato, è proprio davanti a noi, proprio in questo momento. Anche se non possiamo attivamente lavorare con il 99% del vaso perché non vogliamo diventare i nostri genitori in questo tipo di lavoro, abbiamo comunque gli amici, che ci ha dato il Creatore, che ci ha riuniti per aiutare gli altri ad annullarsi davanti agli altri e ricevere la forza da ognuno di noi. Con l’aiuto della forza continueremo il nostro avanzamento verso il Creatore.
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(Dalla prima parte dalla lezione quotidiana di Kabbalah 04.07.2012, Gli Scritti di Rabash)

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Scritti di Baal HaSulam, Articolo “L’ Essenza della Religione e il suo scopo”
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Dal ramo alla radice

Baal HaSulam, “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah”: …ogni mondo inferiore è una copia del mondo che è al di sopra di esso. Dunque, tutte le forme nel Mondo Superiore sono meticolosamente riprodotte, sia in qualità che in quantità, nel mondo inferiore.

Dunque, non c’è un elemento della realtà, o un accadimento della realtà nel mondo inferiore, di cui non si trovi la corrispondenza nel mondo che è al di sopra di esso, uguali come due gocce d’acqua del mare. Ed essi sono chiamati “la Radice ed il Ramo”. Ciò significa che l’elemento nel mondo inferiore è ritenuto un ramo del suo modello che si trova nel Mondo Superiore, essendo la radice dell’elemento inferiore, poiché qui è dove l’elemento del mondo inferiore è stato impresso e costituito.

I livelli inanimati, vegetativi, animati e parlanti di questo mondo (si veda il diagramma sotto, segnato in giallo) rappresentano l’ultimo anello nella catena dei mondi. Il mondo materiale è un ramo. Al di sopra di esso, c’è il mondo delle radici (segnato in rosso), che è, di fatto, il ramo di un altro mondo che è superiore ad esso. Quindi, sia i mondi “inferiori” (il nostro mondo e quello successivo) originano da una sola radice che è al di sopra di entrambi (segnato in verde).

In definitiva, c’è più di un mondo là fuori, ma in questo diagramma ne mostreremo solamente tre di essi. Tuttavia, le forme e gli elementi della realtà e tutti gli accadimenti avvengono senza cambiamenti e sono uguali in ogni mondo, sia in qualità che in quantità, poiché noi abbiamo a che fare con una realtà che è divisa in livelli separati solo per la nostra percezione.

In sostanza, il nostro dovere è di riconnettere tutti i mondi dentro alle nostre sensazioni. Possiamo farlo usando il solo ed indivisibile linguaggio dei rami…I Kabbalisti hanno scoperto un glossario completo e commentato che è collegato al nostro mondo fisico, sufficiente per creare un’eccellente lingua parlata. Questa lingua ha permesso loro di conversare delle questioni nelle Radici Spirituali e nei Mondi Superiori menzionando semplicemente il ramo tangibile inferiore di questo mondo che è ben identificabile ai nostri sensi fisici. Noi riconosciamo, percepiamo, e formuliamo questi nomi e questi appellativi nel nostro mondo.

Anche se hanno origine attraverso la nostra natura corporale, essi si sono comunque guadagnati il diritto di essere espressi attraverso le definizioni dei loro rami, e di essere organizzati di fronte ai nostri sensi qui, in questo mondo tangibile. I Kabbalisti li associano alle loro radici.

Tutta l’interezza delle cose e degli eventi discende verso di noi attraverso la catena dei mondi, fino a quando non si “riveste” in sensazioni che sono intrecciate con parole e nomi, che, a loro volta, sono collegati alle Radici Superiori, verso le quali il ramo fisico punta perché è collegato ad essa, essendo la sua copia, dirigendoci in questo modo all’origine, alla Luce Superiore.

Tutti i fenomeni discendono attraverso al catena dei rami e delle radici. Noi diamo loro nomi con le parole e gli appellativi che sono legati ad essi su questo piano e che sono profondamente incorporati nella nostra consapevolezza e nei nostri sensi.

Quando sentiamo la parola “vetro”, sappiamo di sicuro cosa significa. Lo stesso vale per il fenomeno spirituale. Il fatto che non possieda la sostanza materiale del vetro è irrilevante, e non è nemmeno importante che gli manchi la forma del vetro. Mantiene comunque la sua essenza poiché il suo punto centrale è lo stesso a tutti i livelli.

Non c’è nessun altro modo per definire un fenomeno o un evento. La saggezza della Kabbalah usa un linguaggio preciso che è collegato alle radici permanenti della natura Superiore. Si basa su un sistema, perpetuo ed immutabile.

Mentre ci sviluppiamo, ai nostri occhi solamente i rapporti tra le varie parti della Kabbalah cambiano, sebbene le parti, di per sé, rimangono intatte. Ecco perché la Kabbalah è conosciuta come “la saggezza autentica”: tutto ciò che messo nel suo linguaggio è sempre vero. Infatti, non possiamo cambiare l’ordine dei rami e delle radici e delle relazioni tra loro: il solo cambiamento è nella nostra percezione.

E, naturalmente, l’uso del linguaggio dei rami determina un numero di conseguenze. In particolare, grazie ai loro libri, i Kabbalisti possono guidarci alle ascese spirituali e, grazie ad essi, possiamo portare avanti vari studi, ecc.
[80619]

(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.06.2012, “L’Essenza della Saggezza della Kabbalah”)

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Scritti di Baal HaSulam, Articolo “L’ Essenza della Religione e il suo Scopo”, lezione 2
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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Scritti di Baal HaSulam, “Introduzione alla Saggezza della Kabbalah”
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Collegamenti

I saggi hanno detto: “Una persona deve sempre essere coinvolta con la Torà e le mitzvot anche se è in Lo Lishma, perché da Lo Lishma arriva a Lishma“.

Nell’articolo “613 Raccomandazioni e 613 comandamenti”, l’Introduzione al Libro dello Zohar ci spiega che una persona consiste di 613 desideri, e per correggerli dobbiamo eseguire 613 comandamenti. Dopo tutto, questo è precisamente ciò che ci è stato comandato di fare: correggere ogni desiderio e usarli per il piacere della dazione.

In generale, i desideri o i comandamenti sono divisi in Mitzvot: 248 positive e 365 proibite. Sui desideri “proibiti” dobbiamo imporre una restrizione (Tzimtzum) e non utilizzarli. E con le 248 Mitzvot (desideri), abbiamo bisogno di usarle come ricevere per il piacere di dare. Ed è così che la persona corregge tutti i suoi 613 desideri per il piacere della dazione: parte di essi attraverso l’azione e parte di essi attraverso la non azione.

La Luce che Riforma corregge tutti i desideri. Una volta era Pnimi Ohr (Luce Interiore), che riempiva i desideri, e dopo che è stata rimossa da loro e fu lasciata fuori come Ohr Makif (Luce Circostante). Ora tutti i desideri sono danneggiati con l’intenzione per il piacere della ricezione, ma siamo in grado di collegarli con l’Ohr Makif in modo che possa influenzarli e correggerli con l’intenzione di essere per il piacere di dare, invece di essere per il piacere di ricevere. E’ dopo che, per il grado di cambiamento di intenzione di essere per il piacere di dare, che Ohr Makif entrerà nel desiderio nel ruolo di Ohr Pnimi.

In questo modo ci serviamo degli intermediari, come “collegamenti” tra l’Ohr Makif e il desiderio corrotto. Questo è il nostro lavoro.
[116370]

(Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah del 26.08.2013, Introduzione “Gioia nei giorni festivi e non dare ai poveri”)

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Un’indicazione in anticipo

Baal HaSulam “Un Comandamento”: Non esiste servire il Creatore e mantenere le mitzvot (comandamenti) salvo in Lishma (per il Suo Nome) – portando compiacimento al proprio Creatore. Eppure, i nostri saggi hanno già introdotto la pratica di impegnarsi nella Torà e nelle mitzvot anche in Lo Lishma (non per il Suo Nome), dal momento che “da Lo Lishma egli arriverà a Lishma“…

Non possiamo, inizialmente, “solo” diventare simili alla forza superiore. Dopo tutto, essa è dare in assoluto, e per raggiungere lo stesso livello, anche noi dobbiamo dare a lei. Come nell’esempio dell’ospite e del Padrone di casa, se voglio crescere al meglio, nello stato perfetto, allora devo diventare come la fonte della creazione.

Il Padrone di casa è pieno di dazione e amore, e se voglio aumentare il suo grado di eternità e perfezione, allora devo raggiungere l’equivalenza della forma con Lui. E questo significa procurarGli piacere così come Lui vuole procurarlo a me. La saggezza della Kabbalah si ripropone questo scopo; il metodo consente, attraverso la Luce che Riforma, di attirare la forza che ci corregge in modo da raggiungere l’equivalenza della forma con la forza superiore, il Creatore.

La prima e unica Mitzvà (comandamento) che garantisce il raggiungimento dell’aspirazione a raggiungere Lishma, è quella di assumersi la responsabilità di non lavorare per i propri bisogni, in altre parole, seguendo rigorosamente ciò che è necessario per provvedere alla propria sussistenza. Nel resto del tempo, la persona lavorerà per il pubblico: salvare gli oppressi e ogni creatura nel mondo che ha bisogno di salvezza e beneficio.

Dato che questo è il “primo e unico” principio, non cercare soluzioni altrove perché non ci sono altre opzioni . È chiaro e certo che, prima di tutto, la persona debba provvedere alla sua esistenza, e, non appena i suoi bisogni basilari sono soddisfatti con tutti i mezzi, prendersi cura del benessere degli altri. Questa è la forma corretta di somiglianza al Creatore.

Provvedendo ai suoi bisogni di base, una persona si “riempie” a livello inanimato, vegetale ed animato. Dobbiamo essere come la natura su questi tre livelli.

Il livello umano che sta crescendo al di sopra del livello animato dura, diciamo, centomila anni e non appartiene al corpo; è tutto dentro.

Non lo vedrai con l’occhio materiale, esso si estende nella mente e nel sentimento, nello sviluppo interiore. E tutto il mondo interiore della persona deve essere rivolto al dare agli altri.

I livelli “naturali” precedenti differiscono per il trattamento del materiale, il metodo di comunicazione. Ma il livello umano è offuscato, confuso e incomprensibile per noi. Che cos’è un “essere umano”? A volte, quando guardiamo una persona, diciamo: “Questo non è un essere umano, si comporta come un animale”. Nel complesso, tuttavia, non abbiamo una definizione limpida di segni esteriori chiari con cui identificare un vero essere umano. In cosa esattamente si differenzia da un animale? I criteri sono vaghi.

Quindi, se oggi siamo alla ricerca di un’espressione interiore del livello umano, allora la chiamiamo così per lo stato futuro, per lo scopo verso il quale è diretta. Questa è la forma che deve essere trasformata, paragonata al Creatore, e poi sarà chiamata “essere umano” (Adam). Per ora, si tratta di una designazione formale a causa dei meriti futuri.

Quindi, il primo principio sul cammino verso la meta è quello di lavorare per se stessi non più di quanto viene richiesto da esigenze di base e prendersi cura degli altri per tutto il resto del tempo. Questa sbarra si trova adesso davanti a te, e se lo fai di tua spontanea volontà, allora raggiungerai l’equivalenza con il Creatore.

Inoltre, il prendersi cura di sé fa anche parte del prendersi cura dell’altro, a condizione che tu mantenga questa intenzione fin dall’inizio. Dopo tutto, “lo scopo dell’azione si trova nel suo pensiero iniziale”.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 22.09.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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