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La Scala di Giacobbe

Il generale ed il particolare ci connette ed unisce all’interno di ognuno. Per tanto, quelli che stanno arrivando oggi, unendosi a noi, sono capaci di utilizzare la nostra esperienza per il loro lavoro interiore e ricevere il nostro intendimento.

Siamo testimoni di quanto facilmente la nuova generazione apprenda ad utilizzare tutti i dispositivi moderni, i telefoni cellulari ed i computer che abbiamo scoperto e sviluppato con grande sforzo; ma i giovani riescono a dominarli facilmente senza prestare nessuna attenzione.

Avviene lo stesso con la spiritualità: coloro che stanno arrivando a studiare la Kabbalah saranno capaci di conseguire un successo maggiore di quello che abbiamo avuto noi, poiché loro “si appoggiano sulle nostre spalle”. Il primo ostacolo nel cammino è una disillusione sulla nostra capacità ed abilità di sentire la discesa della divinità. Questo discernimento è possibile solamente con l’aiuto della Luce Superiore, non dobbiamo farlo individualmente ma lavorando con il gruppo.

È lì che la separazione tra di noi si mostra ed è quello che dobbiamo correggere. Devo diventare un datore rispetto a questa separazione ma non sono capace di farlo. Allora la Luce viene e mi da l’opportunità di connettermi con gli altri e dentro di loro, di trovare il Creatore, per dare in questa maniera a Lui.

Questa situazione difficile si deve aprire davanti a me in tutta la sua profondità e devo aspettare la salvezza dal punto più interno. Questa è l’immagine che dobbiamo visualizzare, allora ci troveremo certamente in piedi davanti alla scala spirituale che ci conduce verso l’alto.

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Come ascoltare gli articoli del Rabash

Nella Lettera 38 del libro Frutti della Saggezza, Baal HaSulam scrive a suo figlio e suo studente più importante Baruch Ashlag (Rabash), che una persona non può arrendersi e fermarsi nel mezzo del cammino spirituale. Fino a quando una persona non arriva alla meta, ha bisogno di sforzarsi costantemente per vincere gli ostacoli sempre più grandi.

Non si può confidare nelle vittorie passate. Al contrario, tutto quello che hai raggiunto ieri diventa un nuovo desiderio oggi, che ti spinge ancora di più verso la meta. Di conseguenza, le cose che hai ricevuto ieri non possono curare le tue ferite e lasciarti riposare.

Fino a quando la persona non raggiunge la correzione finale, deve essere attenta che il suo desiderio di raggiungere lo scopo cresca in ogni istante. Tutto quello che raggiungiamo, scompare immediatamente. La persona resta “nuda” ed è in questo modo che deve avanzare.

Ovviamente Rabash ha realizzato un compito enorme stando vicino a suo padre, costantemente al suo fianco e partecipando a tutte le lezioni. Fu molto leale verso suo padre ed era sempre dalla sua parte quando nascevano problemi familiari tra i parenti di Baal HaSulam. Alcuni di loro si opponevano allo studio della Kabbalah perché li allontanava dalla comunità religiosa.

Rabash fu uno studente eccellente e raggiunse la rivelazione spirituale. Non possiamo parlare dell’altezza alla quale si elevò; egli è troppo grande perché noi possiamo valutarlo. Possiamo solo supporre la sua grandezza ed il suo grande cuore, basandoci sulle spiegazioni che ha dato sui nostri stati e sulla necessità dell’unione.

Non ci rendiamo ancora conto di quanto profondi siano i suoi articoli e quanto vitale il suo consiglio pratico. È per questo che dobbiamo studiarli sempre.

Quando lavoriamo sugli scritti, le cose più importanti sono: 1) fare un riassunto conciso di ogni articolo e 2) ricavare conclusioni dal riassunto. Se non facciamo questo lavoro, non stiamo studiando veramente i suoi articoli.

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12 Settembre 2010, sulla Lettera 38 di Baal HaSulam).

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Aspettare la cura dello Zohar

Quando leggo il testo dello Zohar, non è bene che il testo mi nasconda lo scopo della lettura. Verifico costantemente: cosa desidero esattamente nel leggerlo?

In primo luogo, desidero che la lettura del Libro dello Zohar mi riveli la mia malattia, il mio egoismo e dopo mi curi, aiutandomi ad acquisire l’attributo della dazione invece di questo. Voglio acquisire l’unità con gli altri che aspirano allo stesso scopo. Questa si chiama “intenzione prima dello studio”.

Dopo aver preparato l’intenzione o la ragione per la quale leggo il Libro dello Zohar, allora posso cominciare la lettura. Se posso mantenere l’intenzione costantemente, allora posso permettermi anche di ascoltare il testo ed il suo significato.

È simile ad una persona ammalata che si trova in uno stato critico: legge un libro di medicina solo per scoprire la cura. Non le interessa nient’altro! Non la preoccupa lo stile del testo o i dettagli della storia! Cerca solo il rimedio (l’elisir della vita, la Luce)!

Per tanto, la cosa più importante è che dobbiamo avere l’intenzione corretta e dopo possiamo ascoltare i dettagli che ci racconta lo Zohar. Non esiste niente di più importante che ricevere “la cura medica”, perché non riceviamo la vera storia fin quando non entriamo in questo stato noi stessi.

Allora, perché gli autori dello Zohar hanno scritto per noi tutte queste storie? Lo hanno fatto affinché facessimo lo sforzo di mantenere l’intenzione. Solo dopo, nella misura in cui sarà possibile, possiamo permetterci di ascoltare la storia, desiderando rivelarla per mezzo dell’intenzione. Dobbiamo accorgerci che non stiamo vivendo questi stati e non capiamo il testo, ma se desideriamo rivelarlo ed aspirare allo stato interno che si descrive, allora potremo capire il testo e connetterci ad esso.

Il mio primo desiderio è raggiungere la qualità spirituale attraverso l’attitudine corretta verso il Libro dello Zohar. Dopo di che posso prestare attenzione al testo ed assicurarmi di capirlo correttamente. Questo viene chiamato “voler raggiungere ciò che si studia”, come è scritto nel punto 155 dell’Introduzione al Talmud Eser Sefirot.

Il testo dello Zohar è il luogo nel quale io compio il mio lavoro interiore e faccio i discernimenti su dove mi trovo. Prima ho un’intenzione relativa allo scopo e dopo una sensazione relativa al testo.

Dobbiamo sentire le profondità degli strati della realizzazione. Questo viene chiamato “Sforzarsi nella Torà e nei Comandamenti” e “Studiare la Torà”.

(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12 Settembre 2010, sullo Zohar).

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Mantenere la traiettoria spirituale

Domanda: Come restare costantemente nella traiettoria spirituale, cioè nel momento di prendere una decisione, come promuovere prima lo spazio spirituale e l’unità rispetto ai guadagni materiali?

Risposta: Non appena riusciamo a creare questo tipo di connessione tra noi “uno spazio per la rivelazione del Creatore”, immediatamente scompare. È così affinché possiamo prendere questa decisione una volta e poi un’altra. Ogni momento deve essere “un inizio”. Ciò che aiuta una persona a fare costantemente questa scelta è solo un ambiente forte che le permette di mantenere una connessione (vedere Baal HaSulam, La Libertà).

È impossibile che riusciate a mantenere questa decisione per conto vostro per più di un momento. Abbiamo bisogno di integrarci nella società corretta, come piantare un seme nel suolo e ricevere lì l’impressione dell’importanza dello scopo. Allora, potrete unire i punti delle decisioni, modellandoli in una linea destra verso la meta.

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Desidero che abbiate un buon ruolo nel Libro della Vita

Klipat Noga è uno stato di “metà bene/metà male” ed è uno stato fragile e stressante. È come se una persona si trovasse sul punto di commettere un grave crimine, o al contrario, di realizzare una buona azione se riceve aiuto; ma oscilla, incapace di inclinarsi verso uno o l’atro lato. È come se fosse divisa in due, senza avere la forza di prendere una decisione definitiva, senza sapere su quale lato della bilancia mettere l’ultimo chicco che determinerà tutto.

Da un lato non può rifiutare il suo ego che è l’enorme desiderio di provare piacere e tutta la sua proprietà “egoista”. Dall’altro lato, capisce che se adesso non si libera di questo con l’aiuto dall’Alto, non potrà passare all’altro lato ed entrare nel mondo spirituale. In questo modo, si trova davanti all’alternativa di non sapere verso quale lato dirigersi. È come un cavaliere ad un crocevia. È in uno stato nel quale ha bisogno di prendere una decisione.

Qui solo il gruppo, solo la Luce Superiore può aiutare la persona a decidersi e mettersi nelle mani del Superiore, passando alla dazione attraverso la fede al di sopra della ragione. La preghiera, in questa situazione non è per chiedere aiuto, poiché ciò vorrebbe dire che la persona ha già preso una decisione. La preghiera riguarda lo stato nel quale è incapace di scegliere. Questo stato è il principio dell’anno o l’inizio di un nuovo cambiamento.

Da un lato, sentiamo di essere malvagi e dall’altro manchiamo della forza per rifiutare tutte queste qualità e stati egoistici. Non possiamo immaginare come sarebbe possibile vivere senza di essi o come muovere un passo per elevarci al di sopra di essi. Solo la Luce Superiore che viene a noi ci aiuta a scegliere e ci eleva verso la fede al di sopra della ragione (dazione invece di ricezione). È così che il Nuovo Anno inizia per noi e questo si chiama “un buon ruolo nell’Albero della Vita”.

La Luce Superiore, il Creatore, mette la Sua firma nel libro della vita per noi e garantisce alla persona che d’ora in avanti procederà sulla buona strada. Prima di questo, una persona deve fare tutto quello che è in suo potere per arrivare a questa decisione. Il passaggio diretto di un “Nuovo Anno (Rosh HaShana)” è “l’inizio dei cambiamenti” o la “testa dei cambiamenti”. È necessario che avvengano con frequenza per noi e sempre per il bene: fino al Creatore che è “Buono e Benefattore”.

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8 Settembre 2010, sulla Lettera 67)

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Verso la verità attraverso l’inganno

Domanda: Perché i kabbalisti nei loro libri ci confondono intenzionalmente usando parole “terrene” come se ci stessero parlando del nostro mondo materiale?

Risposta: E’ così perché solo attraverso la confusione ci accorgiamo della verità. Senza confusione, non arriveremmo mai a capirlo. I kabbalisti scrivono tanti libri perché abbiamo bisogno di arrivare alla rivelazione dal suo opposto: dal desiderio di ricevere piacere al desiderio di dare.

Esiste un’enorme spaccatura tra questi due tipi di desideri. Crediamo che sia sufficiente modificare “più” in “meno” ma non è così semplice. Tutti i nostri pensieri e desideri sono interconnessi, dovendo avanzare attraverso questa forte perplessità. Qualsiasi “confusione” rappresenta una questione che dobbiamo risolvere. Arrivare a questa questione indica che abbiamo già rivelato la metà o più del cammino.

Di conseguenza, ognuno degli stati che attraversiamo nell’oscurità, in completa debolezza ed impotenza, rappresenta un’assoluta necessità per noi. Non ho idea di come arrivare alla verità senza passare attraverso gli errori e le percezioni ingannevoli, così ripugnanti per i miei sensi e poco chiari per la mia mente. Tuttavia, cresco grazie ad essi od esse. Questo è l’unico modo in cui possiamo combinare “più e meno”, oppure detto in altro modo, il desiderio di dare del Creatore con il desiderio di ricevere della Creatura; cioè attraverso un sistema di esilio, occultamento e completo sconcerto.

Quando mi guardo indietro, vedo che ogni momento del mio cammino è irrevocabile. Se mi sbarazzo anche di un istante, niente mi sarà più chiaro e alla fine non ci sarà la perfezione. Non potrò riconoscerla né rivelarla.

È per questo che tutto quello che ci succede è indispensabile. Era impossibile scrivere lo Zohar in un’altra maniera. Una persona non può progredire se non commette errori. Dobbiamo prendere coscienza di ciò che è contrario alla verità.

Come insegniamo ai nostri figli? Li confondiamo e permettiamo loro di commettere errori affinché imparino da essi e non li commettano nella vita reale. Questa è la differenza tra avanzare attraverso la sofferenza ed attraverso la scienza della Kabbalah.

Un Nuovo Anno: Un nuovo gradino della scala spirituale

L’ascesa spirituale ha luogo quando passiamo dalla ricezione per noi stessi alla dazione per gli altri. Viene considerato come agire attraverso “la fede al di sopra della ragione”, cioè, “preferire dare invece che ricevere” e ricevere piacere nel dare. Ho bisogno di sentire ispirazione ed allegria quando mi elevo al di sopra del mio egoismo, quando non vedo più quale potrebbe essere il mio guadagno per questo; ma ho bisogno della forza della Luce per poter ottenere questa trasformazione dentro di me.

Ciò si chiama “Io sono per il mio Amato ed il mio Amato è per me”, quando iniziamo una conversazione con il Creatore e c’è intendimento tra noi due. Capisco perché il Creatore ha fatto in modo che la mia vita fosse tanto vuota, per poi darmi l’opportunità di arrivare ad un gruppo nel quale io possa comprendere cosa è la dazione. Lui mi illumina un poco, come se mi dicesse “Scegli questo!” per aiutarmi a muovere il primo passo. Però muoverlo dipende da me.

Malchut del Superiore (l’attributo della dazione) si presenta davanti al mio egoismo come Keter (Rosh, la testa), oscuro e vuoto; ma se decido che il mio Keter (aspirazione) è di aderire a questo con la mia volontà di dare, allora Malchut del Superiore non appare più così vuoto e mi aggrappo ad esso come al grado spirituale Superiore.

Questo è il principio di un nuovo sentiero. Viene considerato il principio come un Nuovo Anno (Rosh Hashana, la testa dell’inizio) che arriva dopo il mese di Elul, che è l’acronimo di “Io sono per il mio Amato ed il mio Amato è per me”.

(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6 Settembre 2010 su Shamati 42).

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Un felice nuovo inizio, Felice Anno Nuovo

Tutte le nostre proprietà corporee sono relazionate al livello animato dell’esistenza, ma noi dobbiamo costruire il livello umano dentro di noi, il che significa diventare “simili al Creatore” (Adamo) ed esistere nella dazione che tuttavia, si può realizzare solo all’interno di un gruppo, all’interno dell’amore per gli amici, con il fine di raggiungere il Creatore. Per mezzo delle nostre relazioni, creiamo un desiderio simile al Creatore: il luogo nel quale si rivela il Creatore.

Per tanto, tutte le qualità e le capacità che sono personificate nella nostra forma corporea non hanno nessuna relazione con la spiritualità. Rispetto alla spiritualità, la persona lavora esclusivamente con il punto nel cuore e deve scartare il resto delle proprietà “terrene”. Non posso riuscire nella mia ricerca del Creatore per mezzo loro, poiché sono secondarie e servono per lavorare “al di sopra di esse”, dando sempre la preferenza alla dazione e non alla ricezione, cioè, “la fede al di sopra della ragione”.

L’essenza è il punto nel cuore. Devo connettermi agli altri, agli amici. In questo modo, adesso devo prendere la decisione corretta e la determinazione che desidero ottenere il successo non all’interno del mondo materiale, ma nell’unità dei punti nel cuore. Questo è il luogo nel quale il Creatore si rivelerà non appena divento un minimo simile al Creatore.

Devo meditare costantemente su questa questione. Solo questo determinerà il successo che conseguirò nel mio progresso spirituale.

Di conseguenza, questo punto è considerato come l’Inizio di una Trasformazione (Rosh HaShana). È la decisione che deve significare sempre un nuovo inizio.

Di fatto, la linea che segue la traiettoria lungo la quale avanziamo, consiste di molteplici punti. Un cammino spirituale è una sequenza di punti ed ognuno di essi ha un “pizzico” un “intervallo” in movimento tra i precedenti ed i successivi punti, creando così una sola linea nella traiettoria spirituale.

Con il fine di continuare a muoversi insieme agli altri nella stessa direzione, in ogni punto della traiettoria, devo essere totalmente opposto ai precedenti ed ai futuri stati dell’esistenza. Solo così potremo aderire a questa linea della traiettoria.

Di conseguenza in ogni punto, in ogni momento della mia vita, devo decidere che quello è l’Inizio della Trasformazione dentro di me.

(Dalla Quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’8 Settembre 2010 su Rosh HaShana).

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La mia somiglianza con il Creatore

Quando Malchut vuole assomigliare al Creatore, lo fa attraverso Zeir Anpin (ZA). ZA per lei è un modello. Se vuole assomigliare a ZA è un segnale che può diventare simile a Binà.

Allo stesso modo agiamo noi. Se voglio assomigliare al Creatore, allora devo entrare in un gruppo e diventare una parte integrante di esso, partecipare assieme agli altri, influenzarli e loro in risposta influenzano me. In questo mescolamento, nell’unione tra noi, acquisisco una nuova forma di unione con le altre persone. Allora, questa forma che si veste in me sarà simile al Creatore.

Cioè, se mi vesto del gruppo, come se questo fosse un vestito, allora sarò simile al Creatore.

(Dalla lezione sul libro dello Zohar, del 7 Settembre 2010).

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Esaminare la correzione del cammino

È molto facile determinare quando il cammino è spirituale: tutte le cose con le quali siamo d’accordo non si relazionano alla spiritualità! Sono specificamente le contraddizioni che le nostre menti ed i sensi non accettano che ci sono indesiderabili e ripugnanti, quelle che si relazionano con la spiritualità. Sono queste in particolare sulle quali dobbiamo lavorare.

Se sento che un certo stato non apporta nessun beneficio né ai miei sensi, né alla mia mente, allora, elevandomi al di sopra di questo stato in particolare, posso cominciare a costruire la spiritualità. È come se in questo stato fosse impossibile “corrompermi” e non cercherei un beneficio personale, al contrario, avrei bisogno dell’aiuto del Creatore per potermi elevare al di sopra di esso. In altre parole, mi riesamino costantemente: quando il mio corpo resiste al mio lavoro, per me questo sarebbe il segnale del mio corretto avanzamento spirituale.

Inoltre, ho bisogno di esaminare la ragione per la quale lo sto facendo. Forse voglio superare me stesso ed ottenere alcuni obbiettivi personali. O forse voglio trovare l’amore per il Creatore che è repulsivo per il mio “corpo”, le mie sensazioni egoistiche e la mia mente. Sto cercando l’amore che si costruisce sull’odio verso i pensieri egoistici ed i desideri verso me stesso.

Spesso tuttavia, non cerchiamo di trascendere i nostri corpi e rifiutiamo il fatto che siamo incapaci di lavorare in accordo alla nostra mente ed ai sentimenti contenuti nel nostro corpo. Invece di cercare lo stato che è al di là delle nostre sensazioni e della nostra mente, desideriamo rimanere dentro di essi.

La cosa primaria e più importante è che abbiamo bisogno di spingere il corpo verso “il basso” insieme ai sentimenti e la mente, essere al di sopra di essi e non prenderli in considerazione. Cioè, prenderli in considerazione ma solo per elevarmi al di sopra di essi. Allora questa si chiama fede al di sopra della ragione; ma invece di fare questo, mi lamento: Perché tutto non è rivelato dentro la mia ragione, in modo da poter agire come una persona sensibile e sapere che ho l’intelletto e la forza personale per avanzare correttamente?


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